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martedì 17 maggio 2022

Poesiola antiguerraiola

 

Non è che per far la guerra ci voglia tanto.

L’impasto non è difficile da fare

 e gli ingredienti, signora mia,

sono quasi sempre sottomano.

Ci metta un po’ d’ olio d’odio per amalgamare,

il sale dell’invidia per dar sapore,

il nazionalismo per addensare.

Stenda su un ripiano la disinformazione,

che sia bianca,

 mi raccomando, di farina Zero,

 sì, Zero Zero Sette.

Il pomodoro non si veda affatto,

ché il sangue poi impressiona troppo.

E poi, signora, condisca a piacimento:

capperi di idiozia a mano piena,

sparsi qua e là nella pasta ormai distesa,

e la mozzarella delle buone intenzioni,

a fettarelle, a tocchi, perché non bruci al fuoco,

ma si sciolga piano piano

per non far impallidir il cuoco.

L’origano odoroso al posto dell’alloro

e un po’ di pepe di indignazione

per chi si oppone a tale perfezione.

E il forno, che sia ben preriscaldato!

Lo si porti a temperatura atta allo scopo.

Se brucia il tutto per atomica fusione,

non vi sia nessuna preoccupazione:

si dia la colpa al Fato,

alla Moira deficiente,

alla Parca imbranata

che non sa filare niente.

arz62

mercoledì 6 giugno 2018

Conte: Hic manebimus optime. Tra D'Annunzio e Montale? D'Annunzio!

Spero di non dire bestialità. Vediamo di scovare qualcosa di interessante nelle parole del nuovo primo ministro.
Conte cita il Poeta quando parla della permanenza dell'Italia nell'area NATO.
L'"Hic manebimus optime" liviano è stato utilizzato, infatti, da D'Annunzio come motto dei legionari fiumani.
Viene completato da questi con un significativo, ma imbarazzante (per Conte, non per D'Annunzio) "Non ducor, duco" ossia "Non sono guidato, conduco io (l'esercito)" ;-)


Allego un'immagine reperita su Internet (quella originale è diversa), tanto perché si colga da quale pozzo attinga il Nuovo Primo Ministro per la sua ispirazione...
Un altro Vate che si vergognava però di essere tale, Montale, per coglionare l'espressione un po' perentoria del Vate senza vergogna, scrisse questo bel quadretto lirico (non ho approfondito la critica al testo, per cui non sparatemi addosso!), ecologico ante litteram e, ma forse ce lo vedo solo io, cripticamente acidulo nei confronti dei giovani cultori della "bella morte", che, come insegna Eco, fu, è stato ed è un tratto caratteristico dell'Ur-fascismo.

"Al mare(o quasi)"

L' ultima cicala stride
sulla scorza gialla dell' eucalipto
i bambini raccolgono pinòli
indispensabili per la galantina
un cane alano urla dall' inferriata
di una villa ormai disabitata
le ville furono costruite dai padri
ma i figli non le hanno volute
ci sarebbe spazio per centomila terremotati
di qui non si vede nemmeno la proda
se può chiamarsi cosí quell' ottanta per cento
ceduta in uso ai bagnini
e sarebbe eccessivo pretendervi
una pace alcionica
il mare è d' altronde infestato
mentre i rifiuti in totale
formano ondulate collinette plastiche
esaurite le siepi hanno avuto lo sfratto
i deliziosi figli della ruggine
gli scriccioli o reatini come spesso
li citano i poeti. E c' è anche qualche boccio
di magnolia l' etichetta di un pediatra
ma qui i bambini volano in bicicletta
e non hanno bisogno delle sue cure
Chi vuole respirare a grandi zaffate
la musa del nostro tempo la precarietà
può passare di qui senza affrettarsi
è il colpo secco quello che fa orrore
non già l' evanescenza il dolce afflato del nulla
Hic manebimus se vi piace non proprio
ottimamente ma il meglio sarebbe troppo simile
alla morte (e questa piace solo ai giovani)


Ecco alla prima uscita, si scopre che, dietro all'aria dimessa e leggermente timida di Conte, si nasconde un retroterra culturale significativo.
Pesi le parole perché io sono qui col bilancino! ;-)

mercoledì 18 ottobre 2017

Adriano Carnevali mi dona questa poesia sulla scuola. Sono commosso!

La pirite è una sindrome
che porta all’ospedale?
La pedagogia un crimine
che porta in tribunale?
Romolo uccise Remolo
perché tifava Lazio?
Spontex era un satellite
lanciato nello spazio?
Nei testi di grammatica
sta la congiuntivite?
Ed è forse un malessere
canino la “bauxite”?
Se immense moltitudini
di ragazzi smarriti
non sanno più rispondere
a simili quesiti
e se, ahinoi, confondono
“cateto” con “Catone”,
la martora e La Marmora,
Platone con Plutone,
con la platessa, il platino,
e col Rio de la Plata,
l’artrite con l’Antartide,
Moravia con Morata,
il castoro con Castore,
“pòllice” con Pollùce,
ed Omero con l’òmero,
i Daci con il Duce,
e “Gary Baldy” scrivono
credendo sia un cantante,
se il popolo dei giovani
è sempre più ignorante,
voi, genitori italici,
invece ben sapete
chi è il vero responsabile
e infatti ripetete
come un mantra implacabile:
“La risposta è una sola,
netta, incontrovertibile:
la colpa è della scuola!”.
Ma fosse responsabile
solo dell’ignoranza!
Ben altre problematiche
avete in abbondanza:
se i giovani non parlano
altro che al cellulare,
si sbronzano e impasticcano,
solo selfie san fare,
spericolati guidano,
si bucano i calzoni,
se i capelli si tagliano
come Mohicani o Huroni,
se il corpo si farciscono
di piercing e tatuaggi
e in branco si comportano
da bruti e da selvaggi,
se per loro la musica
è soltanto rumore,
se nei fast food s’intrippano
di roba che fa orrore,
se si rincoglioniscono
di videogiochi scemi,
chi mai sarà il colpevole
di questi mali estremi?
Il mantra è inesorabile:
“La risposta è una sola,
chiara e indiscutibile:
la colpa è della scuola!”.
E’ un mantra che vi infliggono
fino all’estenuazione
carta stampata, internet,
radio e televisione.
Lo dicono politici,
esperti, pensatori,
giornalisti, psicologi
e teleconduttori,
industriali e tuttologi,
cantautori, stilisti,
magistrati, filosofi,
rapper, economisti.
E a voi tocca ripeterlo
dentro ai supermercati,
in fila all’ASL, sugli autobus,
e sempre più incazzati,
per le code ed il traffico,
per le troppe amarezze
che ogni giorno distruggono
tante vostre certezze:
“No, non è discutibile:
la risposta è una sola,
netta ed inoppugnabile:
la colpa è della scuola!”.
E voi, “corpus” abulico
voi, che lavoricchiate
nel sistema scolastico,
allora cosa fate?
Sì, voi, insegnanti, presidi,
maestri, professori,
voi, segretari e tecnici
dentro i laboratori,
sia precari che stabili,
supplenti, incaricati,
voi, vecchi cattedratici
o appena nominati,
così indolenti e torpidi,
sempre pronti al lamento
se sol vi trasferiscono
a Cuneo da Agrigento,
voi che, com’è “vox populi”,
non lavorate mai,
che aspettate a correggere
gli universali guai?
Che cos’è indispensabile
nelle scuole insegnare
lo san tutti benissimo:
tanto per cominciare,
ogni idioma possibile,
vivo, morto, acciaccato,
inglese, russo, arabo,
ungherese, croato,
francese, armeno, ebraico,
tedesco, serbo, greco,
urdu, spagnolo, lettone,
latino, turco, uzbeco…
E poi storia, informatica,
tecniche, geografia,
scienze spaziali, musica,
scacchi, filosofia,
arte, teatro, fisica,
cinema, nuoto, danze,
mimo, tennis, ginnastica,
dialetti, antiche usanze,
bricolage, statistica,
finanza, economia,
sessualità, grammatica,
poker, calligrafia,
l’educazione civica
con la Costituzione,
etica e norme igieniche,
la buona educazione…
Così, cari politici,
esperti, pensatori,
giornalisti, psicologi
e teleconduttori,
industriali e tuttologi,
cantautori, stilisti,
magistrati, filosofi,
rapper, economisti,
ecco ben chiaro l’alibi
che potete ostentare
e senza porvi limiti
bla-bla-bla-blaterare.
Non siete responsabili
eh, no, perché una sola
è la vera colpevole:
questa dannata scuola!
E anche voi, consanguinei
dei giovani insipienti,
bando a ogni dubbio o remora:
siete tutti innocenti!
E nessuna inquietudine
possa turbarvi i sonni:
tutti quanti all’unisono,
voi padri, madri, nonni,
fieramente gridatelo
con una voce sola
alta ed inesorabile:
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
Avanti, in coro unitevi,
gente dello Stivale,
e il mantra ripetetelo
fino a sentirvi male!
Le tasse non si pagano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
I truffatori truffano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
I politici imbrogliano:
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
I malviventi rubano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
Gli assassini assassinano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
I mostri umani stuprano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
Le alluvioni devastano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
I ghiacciai si disciolgono?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
I pianeti si scontrano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
L’Universo si sbriciola?
“LA COLPA E’ DELLA SCUO...
(Adriano Carnevali)

venerdì 12 maggio 2017

La ricetta del Cuoco maledetto.

( Composizione similpoetica scritta in un attimo fugace di ottimismo durante la discussione relativa al proporzionale e al maggioritario ;-))

La ricetta del Cuoco maledetto.


Mettete in un Paese
di cui conoscete il nome
un pizzico di sale
sulle ferite purulente
del suddetto
ossia
corruzion-familism-fancazzism;
necesse est l'anestesia
parziale o totale
con ignoranza crassa, ferale.

Lasciate macerare
con un etto di paura,
in modo che l'alto borghese
se la pigli col piccolo,
l'operaio con l'impiegato,
e la partita IVA
con la zia giuliva
dello Stato sperperone;
buona cosa è che l'immigrato
ammazzi il poverazzo
o viceversa,
perché si eterni
l'eterna lotta dei capponi
destinati al ricco piatto dei signori.


Aggiungete l'odio,
a buon mercato,
di scemi vari,
e, a difendere
l'identità nazionale,
lasciate l'analfabeta
e che a procomber per la Religione
ci pensi il buon fedele
del dio Po o del dio Denaro.


Cuocete a fuoco lento
la melma molle,
finché la mediocrazia
si riduca a quarticrazia
per esaltarne un po' il fetore.

L'opposizion esalti poi
un po' l'aroma,
inseguendo scie,
complotti e idee pie:
che si prepari ben
a diventar classe digerente,
poiché a diriger il traffico,
se Dio vuole, sarà
l'atavica fame del potere,
collante ed emulsionante ideale
del nostro piatto nazionale.

Se il preparato
avrà cattivo odore,
non se ne faccia colpa al cuoco,
Vostro Onore!
È la materia prima
che ci manca
e ci tocca rimescolar
sta sbobba
ore e ore
e non c'è maggioritario
o proporzional che tenga!
Perché miscelar
la morchia con lo smegma
a variate dosi,
mi creda,
non rende il piatto
 succulento,
lo fa sol più denso
o un po' più lento!

arz62

domenica 23 settembre 2012

Polverini di caffè....(poesiola parafrasi assai prosastica)



Originale

Belli 
“Er caffettiere filosofo”

L'ommini de sto monno sò ll'istesso
Che vvaghi de caffè nner mascinino:
C'uno prima, uno doppo, e un antro appresso,
Tutti cuanti però vvanno a un distino.

Spesso muteno sito, e ccaccia spesso
Er vago grosso er vago piccinino,
E ss'incarzeno, tutti in zu l'ingresso
Der ferro che li sfraggne in porverino.

E ll'ommini accusì vviveno ar monno
Misticati pe mmano de la sorte
Che sse li ggira tutti in tonno in tonno;

E mmovennose oggnuno, o ppiano, o fforte,
Senza capillo mai caleno a ffonno
Pe ccascà nne la gola de la morte.

O.G.M.
Attualizzazione prosastica, antipatica, sgradevole e metricamente sgangherata

Arz
 "La caffettiera cafona"

Chi si dà alla politica si comporta allo stesso modo
dei chicchi di caffè quando finiscono all'interno di un macinino:
siano essi bianchi, rossi,
ma in particolare quando sono neri,
che è il color lor connaturato,
pur professandosi puri e mondi
da ogni colpa tipica dei politicanti,
proprio tutti,
nessuno escluso,
uno dietro l'altro,
ne seguono il destino.

Sia che se la sfanghino alla periferia del potere,
sia che assumano ruoli di responsabilità,
i chicchi potenti e grossi spingono quelli piccolini
perché una forma deviata di solidarietà
sconfina in quello che si chiama banalmente nepotismo,
travestito dall'altisonante nome di “cameratismo”;
ciò non permette agli eletti,
finalmente chiamati al potere,
dopo lungo ostracismo,
di sfuggire all'inevitabile “do ut des” del valore di scambio:
tutti si trasformano in piccole Polverini,
schiacciate dal ferro tagliente
della convenienza,
dell'opportunismo.

E coloro che vivono di politica naufragano dolcemente in questo mondo,
chi travestito da maiale, chi da ancella ,
chi da centurione,
chi semplicemente da coglione,
tutti mischiati gli uni con gli altri, schiacciati da un destino inesorabile e odioso,
che li confonde e ubriaca
con il suo moto vorticoso.

C'è chi ruba poco e chi ruba molto, d'accordo,
ma senza rendersene conto, scivolando verso il fondo,
incontrano le lame delle vendette incrociate,
dell'ipocrisia
e par di sentire lo stridor di denti
nello scoprirsi improvvisamente inconsistenti;
ne fanno polvere mortifera
per tutti noi,
fessi e fetenti.
In loro, temo,
prevalgono
ancora
gli effetti affatto
eccitanti.

arz©
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