venerdì 29 gennaio 2021

La Rabbia Infelix

 Mai una gioia. Nemmeno un po' di voglia di farci una vignetta. Va be', il gioco di parole è spontaneo ed è già stato sfruttato: LawRenzi d'Arabia e LoRenzi il Magnifico, l'Ego della Bilancia. Ma c'è poco da ridere.

L'Infimo (anche numericamente) se ne va in Arabia Saudita, dopo aver fatto cadere il governo. 

Legittimo far cadere il Governo per appattarsi con il solito Burattinaio, meno lecito lisciar la testa all'erede al trono che non solo è stato accusato (dall'ONU!) dell'omicidio di un giornalista, ma che è anche implicato in una guerra sporchissima nell'Arabia un tempo Felix.

Il tutto è ovviamente condito con la parola “Rinascimento” forse per giustificare il mecenatismo del principe che ha locupletato con lo stipendio di quattro anni di un operaio una leccatina fuggevole. 

Non ridete? Non sono spiritoso? Non cogliete il sentimento del contrario? Oh, non sarete tutti tristanzuoli! Su, non fate i professoroni!

sabato 23 gennaio 2021

Il filo della vita. Sottile e appeso a una casella vuota di Excel.


 Io sono un po' in difficoltà con i numeri, ma ci sarà pur qualcuno che, operate le debite somme e sottrazioni, sia in grado di dire che quello che viene affermato qui sopra è vero o falso.

Certo, pensare che il destino umano e economico di molte persone (ristoratori, baristi, commercianti etc...) dipendano da una casella vuota di Excel mette i brividi. Ma i brividi sono ancora più intensi che, stabilite le colpe, queste stesse persone diano la loro incondizionata fiducia ai pasticcioni responsabili del filo della loro vita che recidono a capocchia e distrattamente come la più anziana delle Parche, Atropo.

Un altro motivo per non avere armi a casa

 https://primabergamo.it/cronaca/agente-si-suicida-dopo-gli-insulti-tre-commentatori-segnalati-per-istigazione/


Questa è una vicenda tristissima. Un agente della Polizia Locale compie un errore: posteggia, quando non potrebbe, in un posteggio per disabili. La foto dell'auto viene pubblicta sui Social, nella pubblica gogna.

L'agente si scusa. Si automulta. Sente il peso dell'errore, ma ha un'arma in mano e, dopo i giudizi sommari di qualche scriteriato, prende l'arma di ordinanza e si uccide.

Non la faccio facile: se uno intende farla finita, trova il modo.

In questo caso, però, come in altri casi di questo tipo, posso ipotizzare che, se non avesse a casa sua un'arma mortale, la decisione sarebbe stata più difficile. Tecnicamente e psicologicamente.

Non ho scritto di lasciare gli agenti disarmati. Penso solo che le armi debbano stare dove devono stare: lontane dalle case, nelle caserme e nei locali dove chi opera con le armi prende servizio.

Tutto qui.

E si sfati anche un altro bias: chi usa le armi non sempre è un fanatico della violenza. C'è chi ha un senso della Legge e dell'Etica molto alto. In questo caso, forse, troppo alto.

lunedì 18 gennaio 2021

Dovete morireeee!!! Dagli stadi agli innovatori del Centro-Destra in Regione Lombardia.

 

Per ora le agenzie stampa e i giornali usano il condizionale: “avrebbe detto”. Ma l'idea di distribuire il vaccino in base al PIL, attribuita alla Moratti, non è inverosimile. Perché il "nuovo che ci avanza" è sempre quello e predica la stessa litania da anni: chi è ricco merita più attenzione e il povero, se è povero, un pochettino se l'è meritato. E deve morire.

domenica 17 gennaio 2021

Consigli di lettura: Valeria Messina, "Cent'anni in fondo al Lago", Edizioni Efesto.



 In genere non scrivo recensioni, poiché non è il mio mestiere, ma in questo caso conosco l'autrice e ho letto il libro, “Cent'anni in fondo al Lago”, Edizioni Efesto, cosa che non capita spesso quando si recensisce un libro ;-)), il che mi rende più credibile di tanti recensori accreditati.

La platea di chi mi legge, inoltre, è limitata e grandi danni non posso procurarle.

L'autrice è stata mia collega, ma Valeria Messina, oltre che insegnante, ha sempre coltivato la passione della Storia, minor, in particolare, ossia quella che si occupa di personaggi che, se non ci fosse lo scavo di qualche studioso, finirebbero nel dimenticatoio.

Per mantenere un po' di memoria collettiva ci vuole, tanto più in tempi di smemoratezza, chi dedichi parte del proprio tempo e del proprio intelletto a togliere la nebbia cimmeria su personaggi minori sì, ma estrosi e non particolarmente propensi a farsi notare.

Francesco Kalin, che si dibatteva “tra dovere e sogno”, smentisce ogni luogo comune sugli ingegneri: in bilico tra la passione per il mare e l'attività commerciale, non è un eroe senza macchia, ma un uomo che ha inseguito i suoi sogni e, forse, i suoi fantasmi.

E la macchia (indelebile) fu l'operazione, allora pionieristica, che costò la vita a un giovane, Riccardo Schena, che consisteva nel tentativo di recuperare un M.A.S., affondato durante il collaudo, nell'aprile del 1918 nel Lago di Como.

La camera d'immersione cilindrica, ideata e già sperimentata personalmente da Francesco e dal fratello Carlo, per un guasto tecnico, non riemerse: ancor oggi rimane nel fondo del lago con il suo unico passeggero.

E ora ci sono le foto (sono del 2016) del relitto e si sta attendendo che qualcuno recuperi i resti della vittima della tragedia.

Purtroppo, i costi dell'operazione sono ingenti e il “docufilm” che intendeva mettere in luce questo episodio drammatico e che era previsto che si realizzasse per testimoniare le prime esperienze di recupero di relitti in profondità attende ancora finanziamenti e sostegno.

Il libro nasce da questa “impasse”, aggravata dalla pandemia che ha reso le cose ancor più difficili. Rimane il fatto che il povero Schena è ancora in fondo al lago e che una parte della storia dei recuperi subacquei non sia, e mi si scusi l'umorismo indebito, emersa.

Per chi vuole e vuole ripercorrere questa storia appassionante che io ho letto di un fiato, c'è il libro che potete trovare qui (ma anche in altri siti): https://www.lafeltrinelli.it/libri/valeria-messina/cent-anni-fondo-lago-storia/9788833811970

Consigliato agli ingegneri, ai sognatori e a chi ama ripercorrere l'esistenza di persone che non hanno mai amato mettersi in mostra, ma che meritano proprio per la loro umiltà nell'interpretare la propria missione di essere ricordate.


lunedì 11 gennaio 2021

Sul “politically correct”. Un modesto parere.

 Girando qua e là su Internet in questi giorni, noto con rammarico che una questione come quella relativa al “politically correct” sta prendendo una brutta piega.

Che il fenomeno ci sia e abbia portato a qualche stortura è innegabile (v. il dadaista”Amen e Awomen” del Pastore democratico), ma associare il “politically correct” alla censura mi sembra una forzatura ingenerosa.

Il “politically correct” nasce, da quel che mi risulta, per difendere le minoranze discriminate.

Per cui, tanto per fare un esempio banale, se tu scrivi “ne*ro” per denigrare i neri, qualcuno alzerà il ditino e ti dirà che non si fa, perché poi alla definizione sprezzante seguono altre azioni come quella di negare a chi appartiene a quella minoranza gli stessi diritti degli altri (e per ottenerli, almeno nominalmente gli USA i ne*ri hanno aspettato il 1964).

Ovviamente ci sono altri precedenti significativi per tracciare una linea di demarcazione tra il lecito e l'illecito come l'aver associato agli ebrei l'epiteto di usurai per poi accusarli di ogni nefandezza durante l'indizione di Crociate, l'infuriare della peste e le crisi economiche nel Reich di Tomania.

Dire che il “politically correct” è il nemico della libertà di pensiero è, guarda caso, un cavallo di battaglia e un po' di Troia della Destra becera, trumpiana o feltriniana a casetta nostra.

Che male c'è dire “frocio al frocio” e “mongoloide al mongoloide”? Non vorremo forse limitare la libertà di espressione?

Purtroppo, qui la libertà di espressione non c'entra nulla e tutti dovrebbero saperlo.

La lotta al “politically correct”, che ormai vedo serpeggiare anche in ambienti insospettabili, si alimenta con gli esempi estremi d'oltreoceano (censurare “Grease”, chiamare “chairwoman” la donna che modera un dibattito pubblico et similia).

Non si considera che la degenerazione è legata al puritanesimo estremista che è lo stesso che, a Destra, propone di bruciare il libro di Darwin nelle Biblioteche per la sua teoria evoluzionista e che, nella sua versione di Sinistra, prende di mira le statue di Colombo come antesignano delle stragi degli amerindi.

Gli acerrimi nemici del “politically correct” sono, però, guardacaso, nell'Orbe terracqueo i fiancheggiatori delle teorie più bislacche ovvero quelli che gridano alla sostituzione etnica, al demoislamocomplotto che vuole tutti i Cristiani adoratori di Allah o al plutopedofilocomplotto della setta QAnon.

Insomma, per usare il coltello di Occam e un esempio alla portata di tutti: sarà sempre lecito dire che un nero è un cretino, quando si comporta da cretino, perché il numero dei cretini è sempre sottostimato (C.M. Cipolla), ma non avrà diritto di parola chi sosterrà che uno è cretino perché è nero, tranne che si voglia indulgere, talvolta involontariamente e con leggerezza, più frequentemente consapevolmente, in quella forma di “suprematismo bianco” e di “razzismo biologico” che, tra Ottocento e Novecento, hanno provocato notevoli danni.

venerdì 8 gennaio 2021

Esercizio di stile: complottista per un giorno.

 "L'attacco al Campidoglio non è mai avvenuto. Si tratta evidentemente di una montatura: troppe telecamere. Sembrava un film? Era un film! C'erano comparse vestite in modo inverosimile e le inquadrature rivelano mani esperte; quando mai dei cafoni rifatti senza la complicità della Polizia potrebbero entrare nel luogo più protetto della Terra? La Veterana non è morta. Si vede lontano un chilometro che il sangue che le esce dalla bocca è un barbatrucco degli Studios di Hollywood. Un momento prima, quando cade a terra, non c'è nulla. Il suo corpo viene coperto allo sguardo della telecamere per un paio di secondi da un soccorritore: ecco il momento in cui le mette in bocca la sacca per simulare il sangue. Era tutto inverosimile: la Polizia impreparata e gli agenti FBI che si comportano come in un B-movie. Svegliatevi! Vogliono farvi credere che Trump ha organizzato tutto. Ma voi sapete come svelare il complotto. Informatevi, girate in Rete. Salvate il mio messaggio prima che lo distruggano. Sento qualcuno bussare alla porta. Diffondete il mio messaggio. Non so se domani sarò vivo".


"The attack on the Capitol never happened. It is obviously a fiction: too many cameras. It looked like a movie? It was a movie! There were extras dressed in an improbable way and the shots reveal expert hands; when ever some peasants remade without Police complicity could enter the most protected place on Earth? The Veteran is not dead. You can see a kilometer away that the blood that comes out of her mouth is a trump of the Hollywood Studios. A moment before, when she falls to the ground, not there is nothing. Her body is covered by a rescuer for a couple of seconds: this is the moment in which he puts the bag in her mouth to simulate blood. It was all far-fetched: the unprepared Police and the FBI agents They act like a B-movie. Wake up! They want you to believe that Trump has organized everything. But you know how to unravel the plot. Find out, go online. Save my message before they destroy it. I hear someone knock on the door. Spread my message. I don't know if I'll be alive tomorrow. "

mercoledì 6 gennaio 2021

La pasta al gusto littorio sive le nostalgie del gas nervino.

 


A margine della discussione sulla pasta al gusto littorio.

More solito, dopo simili sortite dei pubblicitari o degli addetti al Marketing, il polverone social offusca il problema reale.

Nessuno pensa che gli ideatori della campagna pubblicitaria debbano essere appesi a testa in giù, ma mi meraviglia che molti si adontino perché qualcuno ha alzato il ditino e ha osato dire che non si fa.

E il “politically correct” questa volta non c'entra proprio una cippa.

La questione non è difficile: per qualcuno mangiare le “Abissine” o le conchiglie è la stessa cosa per altri no.

Purtroppo, tutto sta nella sensibilità (non nell'intelligenza) di chi recepisce il messaggio.

A molti che hanno memoria per ragioni familiari e sanno bene che cosa sia stata la Guerra d'Etiopia, il gusto littorio della pasta non va né su né giù: lo associano al gas nervino e a un colonialismo straccione, ma crudelissimo.

E la storia ha già spazzato via l'idea degli “Italiani brava gente” durante il Ventennio: siamo stati aguzzini e violentissimi, non solo da Italiani, ma innanzi tutto da Fascisti italiani. E la scelta improvvida degli addetti al marketing non è una questione che attiene all'ignoranza della storia. La storia si studia ancora (maluccio, d'accordo), solo che stanno scomparendo gli ultimi testimoni. Ed una cosa è ciò che ha colpito la tua storia familiare (tanto per fare un esempio personale: ho un nonno che è stato lavoratore forzato in Germania perché non aveva preso la tessera del fascio e suo fratello è stato ammazzato dai fascisti), un'altra cosa è studiare un periodo storico vissuto come lontano e che non ha più attinenza alcuna con la tua vita e con la tua memoria.

L'operazione di marketing serve a pescare nella platea dei nostalgici di un periodo storico o di cui non sanno una cippa, se non la vulgata degli sminuitori delle responsabilità, o che non suscita in loro alcuno sdegno, colpendo  quel ventre molle dell'opinione pubblica che Levi ha ben classificato come “zona grigia”.

Insomma, se chiami una pasta "abissina" a noi ricorderà l'utilizzo dei gas in Etiopia, facendoci venire il mal di pancia, ma ad altri evocherà la bella bambina con cui se l'è spassata senza mai sentirsi pedofilo Montanelli. E mi si scusi l'esempio crudissimo e poco al dente.

E della pasta Molisana si faranno grandi forchettate, lamentandosi dei nostri lai che non sono in grado di capire e che sono per loro del tutto incomprensibili. Partecipare alla loro mensa, però, ci è proprio impossibile.

sabato 2 gennaio 2021

Primo dell'anno. Il tappo dello champagne nell'occhio!

Qualcuno si meraviglia del fatto che un centinaio di benestanti, in barba alle restrizioni e alle misure di sicurezza, si sia ritrovato in un resort del Garda a festeggiare il Capodanno?

Io no.

Da che mondo e mondo i ricchi, che, come sappiamo, non andranno in Paradiso perché la gobba del privilegio e quella della sfrontatezza non permetterà loro di passare attraverso la cruna dell'ago, sanno benissimo che, se non se la spassano hic et nunc, non se la spasseranno più.

Mi è poco comprensibile, però, che godano immeritatatamente del consenso dei poverazzi, quando i privilegiati gridano come oche del Campidoglio alla Dittatura sanitaria a cui, come si è visto nell'episodio summenzionato, si sottraggono facilmente, potendosi permettere senza troppo soffrire i 400 euro di multa prevista.

Farsi gli affari propri nel nome della Libertà (propria e quindi con la maiuscola; di quella altrui fregandosene altamente, inneggiando spesso e volentieri alle dittature se non dei baffettini, dei mascelluti) e fottersene del bene comune (vedi il garrotamento nel nome del “Libbero Mercato” della Sanità e della Scuola pubblica) è il minimo comun denominatore della buona borghesia italiana da circa un trentennio in qua, se non dall'Unità di Italia ad oggi.

Meraviglia è che coloro che, giocoforza, devono sottoporsi a restrizioni per non vedersi togliere in emergenza l'ossigeno negli ospedali congestionati non solo aspirino alla brillante vita dei ricchi a cui non possono partecipare per evidente mancanza di pilla, comprando rivistine patinate dove le scosciate e gli erotomani si incontrano in qualche villaggio esotico o rincoglionendosi alla TV dove assistono alla mirabolante esistenza di cartapesta di vip e vipponi in qualche trasmissione trash, ma, per sovrammercato, votino anche i loro rappresentanti politici che palesemente e senza vergogna si vogliono appropriare del denaro pubblico (sempre che non se ne siano già appropriati), facendo leva sulle paure dei miserabili costretti a spartirsi le poche briciole che cadono dal tavolo ben imbandito dell'imprenditoria del chiagni e fotti.

Triste è il popolo che aspira a giocare a golf non potendosi permettere l'acquisto della mazze e che, quando per ventura ne ha in mano una, sia essa un ferro o un legno, non la dà sulla testa di coloro che si fanno costantemente beffe della sua beotaggine.

Va be', si ingozzino di ostriche e champagne, ma, come si faceva un tempo e senza alcun rossore, perché mai non dovremmo augurar loro l'arrivo tra tenue e colon del temutissimo vermocane?

Sì, d'accordo, così ci giochiamo anche noi l'ingresso in Paradiso, ma volete mettere la soddisfazione? ;-)


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