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sabato 12 giugno 2021

Piano piano, lemme lemme...Come un Partito che si dice di Sinistra prepara il terreno, concimandolo col suo silenzio, alla Destra.

 




E’ da anni che blatero (perché blatero? Perché evidentemente è del tutto inutile) in merito alla deriva del linguaggio, quella che a poco a poco ci sta portando alla riproposta in altra veste del periodo peggiore della nostra Storia. Ora, è evidente che dalle parole si sta passando ai fatti. Due episodi apparentemente lontani l’uno dall’altro: uno storico che ha cercato documenti per chiarire le tante parti oscure del delitto Moro è ora indagato come se fosse un pericoloso terrorista e un gruppo di Lavoratori è stato aggredito da guardie armate a difesa dell’azienda grazie anche all’intervento tardivo, ohibò, delle Forze dell’Ordine.

Non entro nel merito dei fatti, ma sono segnali, comunque li si guardi, molto inquietanti.

Anche perché ripropongono atteggiamenti dei sistemi dittatoriali che prendono spazio ben prima del loro definitivo consolidamento.

Insomma, il Fascismo non è diventato improvvisamente tale il 28 ottobre del 1922. E ricordiamoci che un sistema democratico è sopravvissuto prima che avessero la meglio lo strapotere e la violenza delle squadracce fasciste; altrimenti, Matteotti non sarebbe potuto neanche entrare nel Parlamento nel 1924 e denunciare gli abusi dei fascisti durante le elezioni farsa che si erano appena svolte.

 Insomma, il temporale non arriva all’improvviso e le avvisaglie di ciò che avverrà si possono capire ben prima del fulmine e del tuono.

 Ecco ora  che le minacce alla ricerca storica, sotto il velame della necessità di mantenere un segreto di Stato, non possono che non ricordare la repressione nei confronti degli intellettuali antifascisti che, anche quando mangiarono la foglia, non scamparono alla violenza fascista.

Ecco che le azioni di forza di “guardie” private per dirimere le questioni di lavoro, anche grazie (e insisto sul "grazie") al mancato intervento della Polizia e dei Carabinieri, preannunciano il cemento “armato” che legherà fino allo sprofondamento il Fascismo agli Industriali italiani, sodali nel comune intento di debellare l’opposizione dei sindacati e dei partiti di Sinistra.

Il tutto succede oggi, però, diciamocelo senza peli sulla lingua, prima che la Destra vera e propria abbia preso il potere e con il silenzio complice di un partito, il Pd, che sembra proprio aver venduto l’anima al Diavolo nel nome della Realpolitik  e che di mettere becco in simili pinzillacchere non ha alcuna intenzione. Infatti, se ne parla poco. Solo tra noi blateranti disarmati e dispersi.

domenica 17 gennaio 2021

Consigli di lettura: Valeria Messina, "Cent'anni in fondo al Lago", Edizioni Efesto.



 In genere non scrivo recensioni, poiché non è il mio mestiere, ma in questo caso conosco l'autrice e ho letto il libro, “Cent'anni in fondo al Lago”, Edizioni Efesto, cosa che non capita spesso quando si recensisce un libro ;-)), il che mi rende più credibile di tanti recensori accreditati.

La platea di chi mi legge, inoltre, è limitata e grandi danni non posso procurarle.

L'autrice è stata mia collega, ma Valeria Messina, oltre che insegnante, ha sempre coltivato la passione della Storia, minor, in particolare, ossia quella che si occupa di personaggi che, se non ci fosse lo scavo di qualche studioso, finirebbero nel dimenticatoio.

Per mantenere un po' di memoria collettiva ci vuole, tanto più in tempi di smemoratezza, chi dedichi parte del proprio tempo e del proprio intelletto a togliere la nebbia cimmeria su personaggi minori sì, ma estrosi e non particolarmente propensi a farsi notare.

Francesco Kalin, che si dibatteva “tra dovere e sogno”, smentisce ogni luogo comune sugli ingegneri: in bilico tra la passione per il mare e l'attività commerciale, non è un eroe senza macchia, ma un uomo che ha inseguito i suoi sogni e, forse, i suoi fantasmi.

E la macchia (indelebile) fu l'operazione, allora pionieristica, che costò la vita a un giovane, Riccardo Schena, che consisteva nel tentativo di recuperare un M.A.S., affondato durante il collaudo, nell'aprile del 1918 nel Lago di Como.

La camera d'immersione cilindrica, ideata e già sperimentata personalmente da Francesco e dal fratello Carlo, per un guasto tecnico, non riemerse: ancor oggi rimane nel fondo del lago con il suo unico passeggero.

E ora ci sono le foto (sono del 2016) del relitto e si sta attendendo che qualcuno recuperi i resti della vittima della tragedia.

Purtroppo, i costi dell'operazione sono ingenti e il “docufilm” che intendeva mettere in luce questo episodio drammatico e che era previsto che si realizzasse per testimoniare le prime esperienze di recupero di relitti in profondità attende ancora finanziamenti e sostegno.

Il libro nasce da questa “impasse”, aggravata dalla pandemia che ha reso le cose ancor più difficili. Rimane il fatto che il povero Schena è ancora in fondo al lago e che una parte della storia dei recuperi subacquei non sia, e mi si scusi l'umorismo indebito, emersa.

Per chi vuole e vuole ripercorrere questa storia appassionante che io ho letto di un fiato, c'è il libro che potete trovare qui (ma anche in altri siti): https://www.lafeltrinelli.it/libri/valeria-messina/cent-anni-fondo-lago-storia/9788833811970

Consigliato agli ingegneri, ai sognatori e a chi ama ripercorrere l'esistenza di persone che non hanno mai amato mettersi in mostra, ma che meritano proprio per la loro umiltà nell'interpretare la propria missione di essere ricordate.


sabato 18 luglio 2020

La fotocopia di una classe politica.

Borghezio, esponente di spicco della Lega, è stato preso con le mani nella marmellata: ha sottratto dei documenti all'Archivio storico di Torino, a suo dire per fare delle fotocopie direttamente a casa. Ma è interessantissima (tranne che le sue parole siano state travisate dal giornalista) la sua giustificazione che dice molto di come ragionino le camicie verdi:
“Non mi sono mai tenuto nemmeno un francobollo. Può essere che io li abbia restituiti infilandoli nel faldone sbagliato. In ogni caso sono pronto a dare le mie fotocopie all’archivio. Non mi piace il possesso, preferisco la ricerca, trovare le cose. Di più, a casa ho una preziosa collezione di documenti storici, anche di pergamene".
Traduco: se non ritroverete i documenti, non vi preoccupate: vi do le fotocopie. Poi io non amo il possesso, tant'è vero che ho una "preziosa" collezione di documenti a casa che nascondo nel cassetto dopo averli consultati.
Insomma, quando qualcuno vi sottrarrà la Ferrari, alle vostre legittime rimostranze, vi potrete accontentare della sua riproduzione su "Quattroruote" e, se nel garage del malandrino troverete altre auto di valore, quest'ultimo vi rassicurerà dicendovi: "Mica le guido, suvvia: le faccio solo vedere alle ragazze che mi piacciono per fare colpo! Non posso?"

domenica 3 novembre 2019

Pissi Pissi Bao Bao. Per i pochi disposti ad accettare gli estremi. Vietato al MIUR e ai docenti deboli di stomaco. Severamente vietato ai non addetti ai lavori.




Orbene, ordunque. Alcune fanciulline scrivono con alcune bombolette frasi offensive nei confronti del Preside di una scuola. Accompagnano il tutto con le svastiche, degnamente riprodotte e nel verso giusto. Un babbo costringe la figliola ad autodenunciarsi. E qui mi inchino: un genitore che ha capito quel che è successo non solo ha capito l'errore della figlia, ma si sta interrogando su come lui stesso ha tirato su la figliolanza ed è una doppia sofferenza che sarebbe stata facilmente evitabile facendo finta di niente. Un eroe positivo c'è. E' lui.
Passiamo oltre: perché le bimbe hanno accompagnato con delle svastiche l'offesa nei confronti della Preside? Nelle scuole si insegna l'uso della svastica? Può essere accusata la scuola di essere promotrice di una cultura vicina al Nazismo?
Sono sicuro che anche il Leghista più invasato non possa pensare a questo: piuttosto penserebbe alla falce e martello o alla “A” cerchiata degli anarchici. No. No. La svastica non viene da lì.
Non procedo oltre per non essere troppo diretto.
Il brodo di coltura è da anni reso vitale da chi non ha fatto i conti né con il Nazismo né con il Fascismo. Male hanno fatto i docenti di Sinistra che secondo la vulgata dominano la scuola (e non è vero) a non stangare con sonore bocciature coloro che non conoscono né l'articolo 2 né l'articolo 3 della Costituzione: bisognava fermarli, non per le ignoranze disciplinari, ma per le ignoranze costituzionali. Io sono tra questi, non mi tiro indietro. E me ne vergogno.
Il danno del Buonismo (e lo dice uno che detesta il termine) è stato proprio quello: giustificare i comportamenti discriminatori di molti ragazzi. Il retropensiero è stato: saranno poco disposti alla tolleranza per la loro povertà socioculturale, anche quando c'è una ricchezza materiale, non c'entrano loro: i colpevoli sono i loro genitori. "Il frutto non cade lontano dall'albero" è la frase formulare di molti docenti accompagnata con l'abituale alzata di spalle.
Vero, verissimo. Fino ai 10 anni però. Poi, basta. Piaget dice che nei fanciulli ben prima si forma la capacità di discriminare il confine tra il bene e il male. Facciamo la tara sul fatto che la maturazione dei prepuberi è un po' ritardata per questioni sociali e storiche, ma a 12 anni, quando dai del “negro” al compagnuccio di colore sai quello che fai. E dovresti pagare. In toto. Se fotografi la compagna in atteggiamento ambiguo e diffondi la sua immagine su Whatsapp, dandole della“troia”, sai di combinare un casino, anche se non sei stato avvisato da genitori distratti.
E dovresti pagare. In toto.
Se poi anche i genitori giustificano tali comportamenti, dovrebbero anche loro pagare in toto.
Un tempo la minaccia di segnalarli ai servizi sociali serviva da deterrente; oggi, dopo il capponamento voluto da molti (da chi?) di ogni ufficio pubblico addetto al controllo e in particolare dei servizi sociali (Bibbiano docet), meno.
Perlomeno, che cambino scuola, che se ne vadano in lidi più tolleranti, ad esempio in quelle scuole private che da tempi immemori si sono sempre occupate dei piccoli disadattati provenienti da famiglia abbiente, immorale, ma danarosa.
Io sono alla fine della mia carriera di insegnante: ho segnalato da anni, pubblicamente, il pericolo di un ritorno di forme dittatoriali nella società, nel linguaggio e nei comportamenti. Vedere alcuni Sindaci partecipare a manifestazioni della X MAS, senza che siano immediatamente sollevati dal loro incarico, e alcuni giovani che con leggerezza utilizzano, sdoganati da politici ignobili , senza vergogna e senza coscienza di ciò che la Storia ci ha insegnato, simboli di un passato da cancellare come onta per tutta l'Umanità, mi fa particolarmente male. 
Anche perché la scuola avrebbe potuto costituire un argine, ma ha fallito ormai in modo evidente il suo compito. E la colpa è anche un po' mia.

lunedì 20 maggio 2019

La Storia Magistra vitae forse insegna male, ma dà di quelle bacchettate!

La cartina di tornasole che Capitan Findus ha calpestato una cacca senza che quest’ultima gli abbia portato fortuna è il fatto che oggi sulle pagine di apertura dei giornali di riferimento della Destra ( eccettuato “Il dubbio" che però parla di rientro sulla cattedra della docente) non si fa cenno al pasticciaccio brutto palermitano. Lo stesso Capitano, non è una novità, fiutato il vento contrario e maleodorante, ha fatto marcia indietro e si è detto disposto ad incontrare l'insegnante colpita dalla Fatwa per aver permesso ai suoi studenti un accostamento discutibile, ma non illecito, tra regimi del passato e governi recenti. Purtroppo, la sensazione spiacevole è che, nonostante la retromarcia, il risultato desiderato sia stato ottenuto. Nell'immaginario di certa destra la scuola è un campo di indottrinamento dove ideologi al soldo dell'Internazionale svolgono lezioni su Marx, Mao e Pol Pot. Evidentemente sono un po’ d’anni che non frequentano l’ambiente e vivono di ricordi vividi degli anni Settanta. Oggi la scuola è ideologicamente variegata e, se c’è un minimo comune denominatore tra i lavoratori della Scuola, è l’essere statali, categoria notoriamente non molto amata dal leghismo nostrano, vista la presenza consistente di lavoratori del Meridione. La compagine governativa ha recentemente locupletato la categoria con un aumento omeopatico e pur essendoci molti simpatizzanti per il governo (percentualmente più grillini che leghisti) le azioni del governo vengono vagliate criticamente. La mite professoressa palermitana, devota alla scuola, da quel che si è capito non sposata e con un investimento nell’insegnamento totale, era un bersaglio sbagliato. Andatevi a leggere quello che hanno scritto i suoi studenti e, al di là del contenuto opinabile, la forma è perfetta. E la docente è lì per insegnare, oltre che il pensiero critico, l’italiano. Anche la sua reazione, piena di buon senso, tinta più di tristezza che di rabbia, è un pugno nei denti per chi avrebbe voluto esercitare solo la forza muscolare in questa occasione. Prendete la fotografia del bel tomo di Casapound e affiancatela a quella dell’anziana docente e vi farete un’idea di come l’operazione alla Bolsonaro (il leader brasiliano che programmaticamente ha deciso di “bonificare" la scuola brasiliana dagli elementi di Sinistra) sia andata in pappa. Nessuno tifa per il bullo sull'autobus che non cede il posto alla vecchietta. Ma, comunque, il messaggio aggressivo verso un mondo debole come la scuola è arrivato forte e chiaro, anche se non porterà voti come invece si sperava. D’altronde ce lo insegna la Storia: quando i Governi hanno voluto mettere mano alla Scuola hanno sempre vacillato. Ah, si insegna la Storia anche per questo: per evitare gli errori del passato, anche se, come gli storici dicono sogghignando, la Storia magistra vitae ha il brutto difetto di uccidere tutti i suoi allievi. La disciplina è dunque da affrontare e da manipolare con circospezione a scuola, vero, ma in particolare fuori dalle aule scolastiche, dove gli effetti degli errori si pagano in modo più cruento. Intelligenti pauca...

lunedì 25 febbraio 2019

Open, Mentana e il nuovo giornalismo dei giovani: questioni di metodo.


Premesse: non intendo polemizzare con Mentana perché, com'è giusto, Mentana non mi fila per nulla (e fa bene e probabilmente mi “blasterebbe” in un nano-secondo), ritengo l'idea di un giornale online dei giovani (c'è proprio un limite di età per scrivere su“Open”) lodevole e, in ultimo, penso che il dispensare consigli ai professionisti perché si ha accesso ad una tastiera sia, in genere, un po' da sfigati e invidiosetti per essere stati esclusi dalla mensa.
L'ultimo punto mi riguarda solo in parte: probabilmente sono uno sfigato, ma non un invidioso.
Poi, ho un'età che prelude alla pensione, infine, l'esame da giornalista non lo passerei neanche se studiassi molto, non possedendone le qualità. I pasticcioni come me tutt'al più possono imbrattare fogli e far ridere il prossimo: non informano, ma, se gli va di lusso, dilettano.
Se sono intervenuto, dunque, nella questione, l'ho fatto solo per spirito civico: vorrei un giornalismo degno di questo nome. Desidererei che i “giornalisti” in Italia si potessero vantare di esserlo, non condividendo un'etica e una deontologia professionale lassa e di basso profilo, talvolta dettata dalla pigrizia, più frequentemente dalla mancanza di finanziamenti e, peggio, da finanziamenti che vogliono indirizzare la pubblica opinione in modo subdolo. E' inutile fare gli esempi: mi avete già capito.

L'episodio riguarda il ragazzo di colore che in Ospedale, per un dolore, al petto, viene invitato a morire da una voce fuori campo... ( Open )

Scrivo su FB, rivolto a Mentana:


“Partiamo dalla premessa che gli episodi di razzismo esistono e chi lo nega ha la benda sugli occhi, ma un giornale on line, con le giuste pretese di fare un nuovo tipo di informazione, non deve comportarsi come un qualsiasi utente di Internet. Anch'io, sul mio divano, posso costruire un articolo sull'episodio (e lo faccio per mio diletto), ma non sono un giornalista. Un giornalista, a mio modestissimo avviso, non dovrebbe abbeverarsi solo dal pozzo delle dritte delle agenzie, tanto meno da quello delle notizie prese qua e là da Internet. Si alza, chiama l'interessato, va a scassare gli zebedei in Ospedale per individuare il responsabile (che c'è ed è udibile), intervista telefonicamente i protagonisti (e non copincolla dai profili Facebook). Insomma, notizie di prima mano non di seconda e di terza, vaglio della componente soggettiva da quella oggettiva and so on.
Non ho alcun titolo per insegnare il mestiere a chi dovrebbe già conoscere l'ABC e quindi non continuo, proprio perché ho rispetto dei ruoli.
Le fonti, lo sappiamo, sono sempre difficili da valutare e, anche se il giornalista non è uno storico, ha un notevole vantaggio su di lui: i testimoni sono ancora vivi e vegeti e possono essere consultati.
Se poi il problema è pagargli la connessione telefonica o la benzina per recarsi sul luogo...non ne usciamo”.

arz

domenica 29 luglio 2018

Gli avvelenatori di pozzi (Parte terza)


L'ho già accennato in un altro post: parte dell'informazione manipolata odierna , a mio avviso, affonda una parte delle sue radici e dei suoi strumenti argomentativi nel negazionismo di estrema destra.
Negare le camere a gas è un conto, creare “Fake news” è un altro, qualcuno dirà.
E' ovvio che le motivazioni siano diverse, ma si arriva allo stesso obiettivo: negare una situazione storica di fatto per crearne un' altra che si pieghi e si uniformi alla propria visione del mondo, quella che gli psichiatri chiamerebbero per l'errato esame di realtà "psicosi" ;-)
Insomma, il movente è diverso, ma il delitto è lo stesso.
I negazionisti sapevano e sanno di essere in un angolo di una Storia che è già stata scritta e che, seguendo il sano “revisionismo” che la Storia si impone per statuto attraverso il “dubbio esaminatore”, si scriverà.
Il sale del negazionismo e del revisionismo “storico” di stampo ideologico è un altro: è l'instillazione della diffidenza nel lettore in modo che gli avvenimenti storici siano come i gatti di notte ossia siano tutti dello stesso colore.
E chi opera così non è per nulla ingenuo.
Si comporta esattamente come un abile ladro di portafogli: toccandoti la spalla, ti distrae in modo da poter operare più facilmente nella tua tasca.
Instillato il dubbio, il lettore-vittima non crederà a nessuna autorità.
Purtroppo, l'attacco all'autorità (nel senso di autorevolezza, ovviamente) troverà terreno fertile non solo nella Destra che volontariamente vuole essere ingannata per interesse (“Che c'è di male nel Nazismo? Che c'è di male nel Fascismo?”, “I campi di concentramento? Esagerazioni! I morti sono stati molti di meno!”, “L'eliminazione dei rappresentanti dell'opposizione? Casi isolati?” ….giù giù sino alla farsa berlusconiana:”Il confino? Una villeggiatura!”) , ma anche in quei settori della Sinistra che ha fatto della demolizione del principio di autorità uno slogan valido per tutte le stagioni (e che ora trova humus a base di letame nella mancanza di etica dell'italiano medio, che lo porta a posizioni simili a quello che storicamente si è chiamato “anarchismo individualista” o “anarco-individualismo”).
“Come?” penserà il lettore che scopre il disvelamento del Grande inganno “Fino ad oggi ho creduto a una versione ufficiale e avrei messo una mano sul fuoco sulla sua veridicità, perché pensavo che corrispondesse alla realtà storica. Sono stato proprio un boccalone! Ora diffiderò di tutti!”
Postilla: diffiderà di tutti tranne di coloro che gli hanno svelato la “vera verità”. Funziona così anche per "Dianetics", figuriamoci per le anime ingenue e poco alfabetizzate che scorrazzano su Facebook!
Devo ricorrere a uno storico noto a tutti e non solo al pubblico specializzato per spiegare meglio il concetto.
M. Bloch, tra l'altro ebreo e vittima dei nazisti, scriveva nel suo saggio “Apologia della Storia” che tra l'altro si occupa proprio dei “falsi” storici:
“Tuttavia, lo scetticismo programmatico non è un atteggiamento intellettuale più apprezzabile né più fecondo della credulità, con la quale, d'altro canto, si associa facilmente in parecchie menti semplici. Durante l'altra guerra, ho conosciuto un bravo veterinario il quale, non senza qualche parvenza di ragione, negava sistematicamente fede alle notizie giornalistiche. Ma se un compagno occasionale versava nel suo orecchio attento le più sorprendenti frottole, le beveva come vino schietto”.
Credere a tutti è da boccaloni, non credere a nessuno porterà l'ingenuo ad essere un fautore del terrapiattismo. CVD ;-)
arz62

giovedì 11 febbraio 2016

La scuola non è un posto per gli insegnanti.

Mi piange il cuore a scriverlo, ma oggi la scuola italiana non è un posto per insegnanti.
Oggi insegnare è un'operazione difficilissima e i docenti sono ormai elefanti che danzano nelle cristallerie, turisti con lo zaino stracolmo e zeppo e trolley che passeggiano nelle vetrerie di Murano.
Sensibilità di vario genere e specie si infrangono con una certa facilità come fragilissime ali di farfalla.
Non parlo di coloro che si inerpicano sempre con difficoltà ( anche se sarebbe loro compito) nella messa in discussione dei tabu ancestrali: sesso, religione e morte. No. No.
A tali tematiche si può accostare solo qualche docente del Classico, mi raccomando, e ben bardato: e che sia in grado di azzittire l'avvocato di grido, col figlio ciuccio, che lo contesta, con trecento citazioni da Sant'Agostino a Heidegger, precedendo ogni suo colloquio con il tradizionale “ Certo anche lei avrà letto l'immortale libro di Pinco Pallino Platonico. A pag.57, come lei ben si ricorda...Su...su...ripeta con me....diceva....Come non si ricorda? Su, avvocato...non mi deluda!”.
Non sto riferendomi neppure degli insegnanti che dicono tutto quello che passa loro per la testa, censurabili, d'accordo, ma sempre portatori di una qualche esperienza di vita: la loro.
Parlo di quelli che affrontano, magari sempre un po' titubanti, perché la verità è non solo malleabile, ma anche imperscrutabile, il quotidiano, la storia, l'Arte, le scienze et similia. 
Diventa oggi pericolosissimo parlare persino di Geografia, la materia che sembrava indiscutibile per la sua saldezza: non solo l'Italia è un'espressione geografica ( va be', questa è Storia!), ma anche le zolle si muovono e i confini, porca l'oca!, cambiano con una certa frequenza. Per non parlare delle migrazioni di cui in qualche landa della Lombardia è meglio non parlare.
Le famiglie sono attentissime, o meglio, sono in agguato.
L'insegnante ideale è quello che propone solo  gli esercizi di grammatica, di matematica e li corregge (col correttore fornito dal libro di testo). Stop.
Si può capire nelle scuole primarie, dove le certezze permettono al bimbo di muoversi in un mondo sicuro, dove il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, il bianco e il nero si possono tagliare con l'accetta.
Insomma, seminare dubbi, fragilità dove già le sabbie sono mobili non è consigliabile.
Purtroppo, il modello delle Primarie si sta mangiando il resto...Mai instillare un dubbio, mai domandarsi perché si insegna qualcosa e per quale scopo. Più si va avanti, le opinioni si mischiano ai fatti e i fatti, come un felice neologismo odierno, spesso sono fattoidi, all'insaputa dei più.
Guardate il giorno della Ricordo. Guardate le immagini che circolano su Internet e che risultano agli occhi dei più dei fatti-fatti e leggete questo articolo:
Ecco, oggi un professore di Storia, datemi retta, può tirarsi un colpo... o affondare lentamente nelle sabbie mobili del dubbio.

arz

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