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giovedì 21 luglio 2022

Plebisiciti di parole. I sostenitori di Draghi e la retorica populista.

 I dittatori, tanto per lasciare una parvenza di democrazia, di tanto in tanto, si piegano ai plebisciti che in genere raccolgono il 95% dei consensi. Poiché siamo ancora fortunatamente in democrazia, non ci sarebbe bisogno di ricorrere a questi ridicoli barbatrucchi, ma il populismo che è l’anticamera di ogni svolta antidemocratica ha bisogno di plebisciti di parole.

Ci scandalizzavamo, e a ragione, quando Capitan Findus con il suo 17% parlava a nome di tutti gli italiani, ci scandalizziamo nello stesso modo ora che qualcun altro ne segua il pessimo esempio.

L’Italia, fino a prova contraria, non è aprioristicamente con Draghi, se non nel wishful thinking di chi ne è sostenitore e se non quando delle libere elezioni, garantendogli una maggioranza, lo sanciranno.

Inoltre, l'affermazione che il Parlamento va contro l'Italia è di notevole gravità, se non fosse stata affidata alle alucce di Twitter.

Un altro elemento anomalo dei tempi è la raccolta alle armi (ahi!) dei fedeli, secondo la solita logica che contrappone Guelfi e Ghibellini, tipica delle tifoserie calcistiche.

La levata di scudi delle categorie professionali o meglio dei loro vertici (compresi “gli eroi del Covid”) mi preoccupa assai e sancisce solo il grado di dipendenza che legano queste ultime al mondo politico, il che non fa loro onore.

Il populismo come il nazionalismo, insomma, come ben si vede,  non è malattia che colpisca solo una parte politica.

Quando qualcuno confonde la parte per il tutto, a mio modesto avviso, non fa solo cattiva retorica, ma pessima politica. Senza contare che, quando le vacche sono tutte grigie, la propensione al nero che notoriamente snellisce le noiose pratiche democratiche si alimenta e prende vigore.

giovedì 10 marzo 2022

Volpi e colombe.

 Vendere armi nel nome della pace è un concetto al di fuori delle mie capacità logiche: non vedo come possano essere soddisfatte allo stesso tempo le volpi argentate della Lobby delle Armi e le candide colombe con il ramoscello d’Ulivo in bocca che predicano diplomazia e pace.

O le prime hanno più pelo sullo stomaco di quanto possiamo immaginare (vulgo: vogliono una guerra totale) o le seconde hanno scambiato l’Ulivo con l’alloro e sono pronte ad essere rosolate in forno nel nome della Realpolitik.

giovedì 7 ottobre 2021

Elezioni a Roma: Michetti o Gualtieri? Consultate Frate Indovino!

 

Ad una certa età ci si trasforma tutti in Frati Indovino.

A me piace vincere facile, ma questa volta rischio: nel ballottaggio tra Gualtieri e Michetti, ho consultato or ora la boccia di cristallo e osservato la congiunzione Giove Saturno, vincerà Gualtieri che parte svantaggiato.

Come “spin doctor in saldo" ho più volte inutilmente avvisato il Capitano e ora mi tocca farlo con la Ducia: se entrambi non provvederanno ad attrarre un minimo di società civile presentabile nei loro quadri, riusciranno forse anche ad alloggiare nell'agognato appartamento del Potere, ma la loro casuccia resterà fredda e spoglia.

Fuor di metafora: certo, presentarsi con i messaggi populisti attrae voti e compito non secondario della politica è vincere le elezioni, ma se poi, seduti sullo scranno, dovranno veramente comandare, allora serviranno all'uopo le persone competenti.

Il rischio è quello di vincere, attrarre i pescecani e le sanguisughe (ossia mafia e 'ndrangheta), ma poi necesse est che debbano chiamare qualche tecnico per riparare alle falle di un sistema che funziona solo per uno scopo: vincere (e vinceremo!).

Ecco, ora credo che il giochino sia abbastanza chiaro anche per l'elettore medio (e io ne sono degno rappresentante) e nella competizione tra il Legionario e l'Economista strimpellatore che ci ha portato un po' di fondi europei in saccoccia, anche il cittadino romano, che pur sappiamo proclive a rinverdire i fasti della Roma che fu, farà due conti: mi faccio scattare una fotografia a pagamento con Michetti al mio fianco davanti al Colosseo o mi affido ad uno che perlomeno un po' di inglese lo spiaccica bene per vendere ciò che Roma offre e per portare un po' di denaro o di servizi nelle mie tasche?

Ad una certa età, come ho scritto nell'incipit, ci si trasforma in Frati Indovino. Cinici, eh! ;-)

sabato 12 giugno 2021

Piano piano, lemme lemme...Come un Partito che si dice di Sinistra prepara il terreno, concimandolo col suo silenzio, alla Destra.

 




E’ da anni che blatero (perché blatero? Perché evidentemente è del tutto inutile) in merito alla deriva del linguaggio, quella che a poco a poco ci sta portando alla riproposta in altra veste del periodo peggiore della nostra Storia. Ora, è evidente che dalle parole si sta passando ai fatti. Due episodi apparentemente lontani l’uno dall’altro: uno storico che ha cercato documenti per chiarire le tante parti oscure del delitto Moro è ora indagato come se fosse un pericoloso terrorista e un gruppo di Lavoratori è stato aggredito da guardie armate a difesa dell’azienda grazie anche all’intervento tardivo, ohibò, delle Forze dell’Ordine.

Non entro nel merito dei fatti, ma sono segnali, comunque li si guardi, molto inquietanti.

Anche perché ripropongono atteggiamenti dei sistemi dittatoriali che prendono spazio ben prima del loro definitivo consolidamento.

Insomma, il Fascismo non è diventato improvvisamente tale il 28 ottobre del 1922. E ricordiamoci che un sistema democratico è sopravvissuto prima che avessero la meglio lo strapotere e la violenza delle squadracce fasciste; altrimenti, Matteotti non sarebbe potuto neanche entrare nel Parlamento nel 1924 e denunciare gli abusi dei fascisti durante le elezioni farsa che si erano appena svolte.

 Insomma, il temporale non arriva all’improvviso e le avvisaglie di ciò che avverrà si possono capire ben prima del fulmine e del tuono.

 Ecco ora  che le minacce alla ricerca storica, sotto il velame della necessità di mantenere un segreto di Stato, non possono che non ricordare la repressione nei confronti degli intellettuali antifascisti che, anche quando mangiarono la foglia, non scamparono alla violenza fascista.

Ecco che le azioni di forza di “guardie” private per dirimere le questioni di lavoro, anche grazie (e insisto sul "grazie") al mancato intervento della Polizia e dei Carabinieri, preannunciano il cemento “armato” che legherà fino allo sprofondamento il Fascismo agli Industriali italiani, sodali nel comune intento di debellare l’opposizione dei sindacati e dei partiti di Sinistra.

Il tutto succede oggi, però, diciamocelo senza peli sulla lingua, prima che la Destra vera e propria abbia preso il potere e con il silenzio complice di un partito, il Pd, che sembra proprio aver venduto l’anima al Diavolo nel nome della Realpolitik  e che di mettere becco in simili pinzillacchere non ha alcuna intenzione. Infatti, se ne parla poco. Solo tra noi blateranti disarmati e dispersi.

mercoledì 14 agosto 2019

Sulle tecniche di ingaggio del linguaggio salviniano.


Non ho provveduto a studi sistematici, e me ne scuso, ma, in particolare in questi ultimi tempi, mi sembra di aver individuato, pur in confuso,una caratteristica linguistica ricorrente del linguaggio di Capitan Findus.
Si può definire con un termine semplice semplice: spiacevolezza.
Non confondetela con l'ironia malintesa, non è “captatio benevolentiae” maldestra.
E' proprio spiacevolezza.
Il motivo per cui il linguaggio si pieghi a questa modalità comunicativa, in particolare negli incipt di ogni discorso, non è complesso: il linguaggio del Capitan Findus parla a suocera perché nuora intenda.
Fuor di metafora: finge di parlare a un interlocutore, l'opposizione, ma in realtà parla ammiccando ai suoi e a chi è sensibile ai suoi messaggi. Ed è meglio rendere chiaro il tutto subito.
L'altro elemento caratterizzante è la sessualizzazione del linguaggio politico.
Definire “contronatura” la convergenza del PD con il Movimento Cinque stelle, non offende solo i partiti indicati, ma strizza l'occhio a chi vede i rapporti tra simili come forme pervertite di sessualità. Non c'è bisogno di ricordare , per chi non ha la memoria del pesce rosso, che “contronatura” è stato, ad inizio di legislatura, l'accordo tra Lega e il Movimento di Grillo.
Usando la stessa tecnica, rispettando il disprezzo per il politically correct dai Leghisti, il governo che ancor, pur boccheggiando, è ancora è in vita, può essere definto sodomia applicata, attiva e passiva.
Ma c'è dell'altro: battere il tasto sulla sessualità è un'altra caratteristica del linguaggio politico odierno. E il M5S non dimentichiamocelo, non è stato da meno nel piegare il linguaggio politico su questo versante: l'espressione Pdofili, legato alla questione sub iudice di Bibbiano, è stato un obbrobrio non solo politico, ma linguistico e, direi, morale.
Ecco, il Capitano, seguito dai suoi sodali, inizia ogni suo discorso provocando l'interlocutore e, se gli è possibile, lo fa con qualche allusione sessuale o razziale (compresa l'allusione “leggera” all'abbronzatura dei suoi interlocutori).
Con Carola è stato evidente, fino all'augurio di stupro da parte dei più esagitati, ma l'ossessione traspare anche quando questo tipo di linguaggio se la prende con i maschietti. O tutte troie o tutti froci, insomma. Tertium non datur.
Lui solo è per quella famiglia che, però, ed è un dato di fatto, non sa costruirsi neanche di straforo.
E piange, da coccodrillo, e si commuove per i boccaloni, perché non vede i figli, essendosi dovuto occupare, povero tapino, per quattordici giorni in questo anno e mezzo alle incombenze del proprio Ministero. Lo dice da papà, eh! Gli altri tutti pedofili e sodomiti. Compresi voi lettori, se gli starete antipatici.

lunedì 4 marzo 2019

Post scritto prima delle Primarie, pubblicato dopo per non influire sul voto (Ridete! E' una battuta!)



La Sinistra naviga in cattive acque per un numero notevole di concause. I semplificatori tendono ad indicarne solo una (la caduta del Comunismo, la politica consociativa, D'Alema, Occhetto, Veltroni, Renzi e così via), ma è ovvio che il crollo, lento e insesorabile, di una forza politica storica sia la somma di molti eventi e di molti errori. Uno di questi è stata la politica , che è cominciata negli anni '90 e continua ancor oggi, come vedremo, del “meno peggio”.
Non sto ad elencare i personaggi impresentabili che il PD ha proposto al proprio elettorato nel nome della disciplina di partito e con la chiosa: “Quest'uomo è sicuramente meglio di quello proposto dal vostro/nostro avversario politico”.
Era vero nella maggior parte dei casi, sia chiaro, ma chi votava non poteva non notare gli aspetti discutibili di chi lo avrebbe dovuto rappresentare. Non erano personaggi di elevata moralità e cultura, a cui si può anche dare anche il voto, chiudendo un occhio, per le virtù preclare magari dimostrate in altri campi, ma uomini di partito anonimi, o peggio, com'è successo, i raccogliticci da fughe politiche dai campi avversi che, dopo essere stati eletti, spesso sono ritornati a casuccia loro.
Obtorto collo, a costo dell'emicrania cronica da cervicale, molti li hanno votati.
Il giochino poteva funzionare una volta, due volte, tre volte, ma poi diventa chiaro che il partito decide quello che vuole e il popolo, considerato bue (per gli avversari politici di sempre, trinariciuto), obbedisce.
Purtroppo, il meccanismo mentale, una volta messo in moto, è difficile da disinnescare e lo si è visto, in parte, anche in queste primarie.
Per spingere i recalcitranti alla partecipazione alle Primarie si è detto: “Per sconfiggere Renzi ci vogliono almeno un milione di votanti!” e lo si è gridato non perché  fossero convinti dei propri paladini, ma perché lui, l'altro ossia Renzi, era molto peggio.
Potrei anche essere d'accordo, ma gli elettori, anche quelli delle primarie, non vanno allettati in questo modo: si presentino personaggi autorevoli, di spicco, anche al di fuori delle beghe di partito, ma non si spinga ad eleggere onorevoli rappresentanti dei quadri, ma evidentemente non così di spicco, per paura del ritorno di chi, poco prima, era stato osannato e eletto come rappresentante del nuovo che avanza.
Si comunica, in questo modo, tra le righe: “Votateli, non abbiamo di meglio da offrirvi. E poi volete mettere rispetto a quello che c'era prima?”, l'equivalente, a ben vedere, del “E allora il PD?” pronunciato come un mantra dai sedicenti “Homines novi”, mentre ne combinano di tutti i colori senza alcuna vergogna.

    P.S. Si è votato e la partecipazione è stata alta: me ne compiaccio pur non avendo partecipato al voto. Se ci sarà un riscatto del PD, dovrà puntare a maggiore democrazia e minor verticismo e le Primarie, con tutti i difetti pur presenti in simili consultazioni, ne è un esempio.
Per i consigli c'è sempre il pagamento su paypal. Per ora ci sono 5 euro. Sono quelli di mio nipote; gliene ho dati dieci per vedere se funzionava il sistema di pagamento ;-) Funziona!


sabato 11 agosto 2018

Lettera alla Destra. Chiariamo i fondamentali.


Cara Destra e gentili sostenitori della stessa,
il professore che vi ha tanto indignato ha solo evidenziato un difetto di comunicazione di una dipendente della “TreNord” che viola il dettato Costituzionale.
L'art. 3 della Costituzione recita: “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua , di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Sarà stato pignolino, e i docenti lo sono, ma la Capotreno, tranne che abbia visionato i documenti in anteprima, non poteva sapere se i “molestatori” fossero Rom, se fossero Italiani, se fossero Clandestini, se fossero Cattolici o Musulmani, fautori della Lega o del PD. Poteva desumere che fossero poveri. E i poveri, in genere, sono un po' rompicoglioni. Ecco forse avrebbe potuto con più sicurezza desumere il loro sesso: maschi o femmine, ma sapete come stanno le cose oggi?, non sempre è facile distinguere.
Insomma, il professore non avrà tenuto conto della legittima esasperazione della Capotreno a fronte di atti illeciti che nessuno nega, ma le parole che ha sentito non erano, a suo parere, opportune.
Se siano degne ora di un piccolo rabbuffo o di un licenziamento, non possiamo saperlo, perché, dovete sapere, che le decisioni su queste cose non competono al pubblico sbavante di FB che in genere conosce solo la mezza messa.
Poiché ai miei tempi, siamo però nel Giurassico, la Destra reclamava come fari della propria politica le parole “Legge e Ordine”, vorrei rammentare che senza la prima non c'è il secondo.
Per ora il nostro ordinamento prevede che non si utiizzino espressioni che abbiano connotazioni razziali discriminatorie e c'è una Legge, denominata Mancino, preposta a evitare ogni deriva.
Non vi piace la Legge? Siete in Parlamento e potete cambiarla. Fontana lo ha chiesto.
Se avrà/avrete la Maggioranza, e voi l'avete, potreste cambiarla facilmente, ma ci sarebbero alcune conseguenze spiacevoli che non vi sto a raccontare.
La Legge vigente è questa per ora.
E' sicuro , anzi certo, che molti di coloro che hanno minacciato il professore sono incappati in reati contemplati dalla Legge Mancino e non solo.
Non vedo molti rappresentanti della Destra sbracciarsi perché sia applicata.
Ecco, sono arrivato al punto: se pensate che sia giusto così, il vostro slogan sia “Illegalità e Ordine” (che equivale all'obbligo flessibile del M5S  ossia è un ossimoro) oppure “Legge, quando ci fa comodo, e Ordine per gli altri”.
Per chiarezza, eh?
Poi si va verso il disastro tutti insieme.

lunedì 9 aprile 2018

Alien ossia come le parole modificano i cervelli.


Premessa. Non so se quella che riporto sia la lettera originale: non ho comprato Repubblica e non ho possibilità di controllare. Mi auguro che qualcuno in redazione ci abbia messo mano, anche se non è bello modificare quello che qualcuno invia ad un giornale come scritto originale.
Quindi, non mi soffermerò sulla forma scorrettissima della missiva (“Provi ha far pagare”, lo scrivente non azzecca un congiuntivo, la punteggiatura è disseminata come capperi sulla pizza), anche perché chi mi conosce sa che sono tollerante rispetto agli errori grammaticali (in primis, i miei ;-)), meno rispetto alle sgrammaticature comportamentali e mentali.
Ecco il signor Fulvio Bambi è il prototipo dell'elettore renziano (N.B. Non ho scritto del PD): parla con il linguaggio della Destra e non se ne avvede, ha assorbito in toto l'immaginario destrorso dei poteri “forti” che nella sua ottica sono i magistrati e gli insegnanti (quelli che oggi sono presi a calci e pugni) e, innanzi tutto, è del tutto incapace di una minima critica rispetto a un crollo epocale del consenso dal 40 al 20%, abbracciando la tesi ridicola, visto lo spessore da carta velina del personaggio, dell'eroico timoniere Renzi, avversato dal mondo intero, che si è coalizzato contro di lui per farlo fallire.
Il vero motivo del mio disagio nel leggere questa lettera è quella di vedere il vittimismo e l'infantilismo che hanno caratterizzato i governi Berlusconian-bossiani dominare nelle parole di quello che oggi si ritiene un (semplice, d'accordo) rappresentante della “Sinistra”.
Quando hanno vinto (ed è anni che lo scrivo e lo testimonio), le parole della Destra hanno preso possesso del corpo di molti italiani e si sono comportate come piccoli Alien nel trasformare quello che era un organismo tutto sommato sano in uno zombie desideroso di vampirizzare altri cervelli.
Estrapolo alcune tossicissime parole della lettera per amor di tesi: “migliore”, “visione del futuro”, “energia”, “merito”, “sabotano”, “tagliare”, “valutazioni”, “guerra”, “poteri forti”.
Esercizio: accostate le parolucce a Berlusconi e ora a Salvini e costruite un discorso. Avrà senso.
                                                                                                                                          arz62

mercoledì 7 marzo 2018

Renzi. Le parole sono pietre o boomerang?

Forse sono troppo sensibile alle parole, ma veramente non riesco a capire quali siano le intenzioni dello “spin doctor” che sta alle spalle di Renzi.
Se Matteo parla a braccio, passi, ma se dietro alle sue parole c'è qualcuno che lo consiglia, credo proprio che quest'ultimo debba cambiare mestiere, per essere gentile: non dico altro, altrimenti potrei incorrere nel reato di istigazione al suicidio.
Orbene, ordunque: Matteo Renzi perde in modo netto.
Non so quali siano le ragioni che lo spingono a rimanere in sella al PD, temo il narcisismo, ma non è questo il tema del mio intervento.
A fronte alle offese sanguinosissime del M5s, Matteo proferisce queste testuali parole:
Se siamo mafiosi, corrotti, se abbiamo le mani sporche di sangue, allora fate il governo senza di noi. Il nostro posto è all'opposizione”.
Ecco, se avesse percepito anche minimamente il clima del Paese, ma bastava scandire più lentamente le parole, non si sarebbe mai espresso in questo modo.
Se qualcuno è mafioso, corrotto e con le mani sporche di sangue, logica vuole che non dovrebbe stare all'opposizione, ma in galera. Punto.
E le parole sono pietre.
Anche perché il discorso che dovrebbe consolidare l'immagine muscolare del leader del PD richiamano non molto alla lontana le parole di un altro personaggio che, dopo essere stato messo alle strette, disse: “Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!”
Insomma, Renzi non si difende, come  dovrebbe, da un'accusa infondata, stupida e eccessiva (Matteuccio non è di certo un mafioso, assassino e, sia chiaro, non fraintendete le mie parole, non ha nulla a che fare con la violenza del Fascismo delle origini che violento era e non ci piove), ma rivendica un ruolo che dovrebbe consolidarsi in base alle accuse: l'opposizione perinde ac cadaver (per il Mascellone, che era più furbo, la permanenza al Governo prima delle leggi Fascistissime). E con parole che richiamano altre esperienze. Fallimentari.   arz62

lunedì 25 dicembre 2017

Non sappia la Sinistra quel che fa la Sinistra. Lavarsene le mani sarà un bel problema.

Tanto per rovinarvi lo spirito natalizio. 
Il Senato è in fuga (dalla responsabilità di tagliare i vitalizi e di garantire lo "Ius soli" ai bimbi figli di stranieri nati in Italia), con parte del PD che si defila e la gran massa i senatori del M5S che non si presentano al voto.
Gli altri, e li conosciamo bene, hanno il coraggio delle loro posizioni per quanto irricevibili possano essere, dal versante che si presuppone opposto no: predicano bene ( be'...benino), ma razzolano malissimo. Nulla di drammatico né di nuovo. Anzi fa chiarezza.

Aumenta, comunque, il numero delle persone a cui non stringere la mano. Perché la coerenza sarà anche la prigione delle menti piccole, ma la vigliaccheria e il cabotaggio dei piccoli navigatori che prestano più attenzione alla costa dei sondaggi che all'alto mare delle Idee sono i segnali distintivi della decadenza della Politica come timone delle scelte comuni e dell'emersione di quel profondo desiderio di Potere che notoriamente divide e lacera i tenui e fragili legamenti delle Democrazie.
A raccogliere il corpo stanco di queste ultime, infiacchite dal pensiero debolissimo, ci saranno le Destre, more solito. E senza alcun merito.
Bravi, bene, bis!                                                              arz62

lunedì 31 luglio 2017

Il Medioevo prossimo venturo. Preveggenza.

Tutti hanno notato nella nostra provincialissima politica un'improvvisa virata a destra: da parte del PD , ultimamente, poco prima da parte di Grillo.
Il tema più caldo e simbolico di questa scelta è ovviamente quello più caro alla destra, l'immigrazione. Da lì si pescano i voti. Si pescheranno i voti di chi andrà a votare, perché ormai è chiaro all'universo mondo che molti, moltissimi, non andranno proprio a votare alle prossime elezioni: i delusi, gli schifati e i ribelli. E si lavora su quello che c'è e non su quello che non ci sarà.
Si vincerà anche così, d'accordo, ma esultare per una vittoria che si baserà, com'è oramai evidente, sul rifiuto del voto non mi sembra proprio un canto propiziatorio alla bellezza della democrazia.
C'è ora un problema in più: alla caccia forsennata al voto, il populismo nostrano scava in ogni anfratto del comune sentire e, in questa particolare operazione, si distingue Grillo e compagnia.
Mentre la Lega ha sempre seguito ( anche se non sempre in modo esplicito) lo slogan nazista del “Blut und boden” e quindi la lotta del “diverso” non integrato vissuto come corpo estraneo ( terrone, albanese, extracomunitario, Rom che sia), il PD il cammellaggio di un elettorato di Centro, cattolico e moderato, da rassicurare rispetto a un'ideologia data per morta, per mantenerlo in bilico tra neoliberismo e cattolicesimo, il Movimento Cinque Stelle inizialmente ha inseguito non solo il rifiuto della politica tradizionale (... e ben venga) , ma  ora ha preso anche la deriva ben più perniciosa del rifiuto del pensiero scientifico, partendo dalle innocue scie chimiche, per arrivare ai rimedi alternativi alla medicina tradizionale , alle teorie complottistiche tirate all'eccesso e ora, ahinoi, cavalcando l'onda dei Novax.
Questo amore per il Medioevo che si respira nell'aria è difficilmente contrastabile, perché chi è mosso dalla fede (con la minuscola, sia chiaro), ed è anche refrattario a ogni considerazione logica e a ogni argomentazione, ci porterà ( e non si tratta di tempi lunghi) a un degrado delle relazioni umane e dei legami di solidarietà che è il pappone graditissimo di una società liquida in cui ognuno sarà manipolabile qual creta molle e dove la ribellione collettiva ad un sistema ingiusto e vessatorio, spezzati i legami di solidarietà orizzontale, che un tempo erano cementati dalle ideologie e dalla fiducia ( talvolta cieca, d'accordo) verso le “auctoritates” ( Partito , Chiesa e Scienza) , sarà narcotizzata dalla diffidenza e dall'invidia piccina di chi vive condizioni simili, ma leggermente diverse dalle nostre ( lunga perifrasi per descrivere quella che la vulgata indica come “Lotta tra i poveri”).

Il mio è un sito di Satira per cui per riassumere il lungo “pippone” semiserio e leggermente depressivo vi allego il manifesto che ha dato origine e fiato a tutti i miei debolissimi pensieri e , in sovrammercato, fa anche ridere, mentre il mio discorso, e me ne scuso, può solo irritare.
arz62



domenica 14 maggio 2017

Ramazza day a Roma oggi e a Milano ieri...

Non se ne abbiano a male i militanti del PD: non è mia intenzione paragonare il PD ad altro movimento politico di cui si è sempre detto nemico. Non sono, tra l'altro, pregiudizialmente ostile alle azioni di cittadinanza attiva. Tutt'altro: le trovo lodevoli e belle.
Purtroppo, però, le mie sinapsi lavorano per conto loro e quando sono venuto a conoscenza del "Ramazza day" organizzato dal PD ( alcuni volontari puliscono piazze e parchi per rendere più bella Roma) mi è venuto in mente questo spezzone di un film che è un classico della commedia ( e tragedia ;-)) italiana. L'azione avviene a Milano, ma il concetto è lo stesso.


Il cortocircuito che si crea tra la realtà di oggi e la finzione cinematografica ( che si basa su un periodo storico ben preciso) è abbastanza sconcertante...
Ognuno poi tragga le proprie conclusioni. Sine ira et studio.
Lo scopo di chi si occupa di satira è anche quello di far pensare.

arz62

lunedì 7 novembre 2016

Il Berlusconismo, malattia infantile (e mortale) del Renzismo.

Leggo spesso tra gli scritti di coloro che plaudono all'era Renzi, e parlano sul serio, che Renzi costituisce nei fatti una discontinuità rispetto al berlusconismo.
Mi intristisco un poco perché da un po' di anni sto raccogliendo gli indizi, direi le prove, che il berlusconismo non è morto affatto e sopravvive, come Alien nei corpi dei poco avveduti astronauti, nella lingua, nelle movenze e, ahimè, nei pensieri di chi dovrebbe rappresentare il “nuovo” e l'inedito, rispetto al tristissimo ventennio berlusconiano.
Parto, more solito, dall'ambito linguistico.
Alla Leopolda Renzi dice ( la sintesi è giornalistica, ma il filmato lo potete reperire facilmente in Rete): "Con il referendum costituzionale, siamo ad un bivio : è il derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra rabbia e proposta, tra nostalgia e domani" .
Non ci vuole un linguista di professione per capire che il campo semantico in cui si muove Renzi è lo stesso di Berlusconi, quello calcistico marezzato qua e là da qualche pennellata gramsciana e vagamente di sinistra. Si parte dallo "scendere il campo” e si arriva al “derby” dicotomico tra “odio”dell'universo mondo verso l'”amore” renziano ( qui siamo nel berlusconismo distillato), tra il cinismo della ragione e la speranza della volontà , tra la rabbia e la speranza del sol dell'avvenir ( solo qui effettivamente, nell'accenno al sol, non alla rabbia, sia chiaro, si respira aria un po' gramsciana e vagamente di sinistra), sino alla chiusura tra la nostalgia del passato e la promessa del domani che non diverge di molto dalle nostalgie mussoliniane di “Giovinezza giovinezza, primavera di bellezza”.
Ma il berlusconismo prevale nella chiusa del discorso:
"In un mondo nel quale si vive la dimensione della contestazione che diventa odio ( ripetuto tre volte e la triplice replicatio è , ahinoi, uno stilema mussoliniano, mentre la contrapposizione tra due termini opposti, di cui uno già connotato negativamente, è più vicino all'armamentario retorico berlusconiano) abbiamo un'unica opportunità: recuperare la politica andando casa per casa, andando incontro alla gente. L'italia è a un bivio: deve scegliere se essere la patria del gattopardo o dell'innovazione. Dell'ennesima occasione perduta o laboratorio del futuro".
Il nuovo contro il vecchio, Guelfi versus Ghibellini, è un vero peccato che sia un “nuovo” che puzza tremendamente di vecchio.
Faccio il mio solito vaticinio ( ne ho azzeccati alcuni, purtroppo!)
Sento puzza di forza e di vecchie mutande” ( Ricky Gianco), sento puzza di “grande coalizione” con Berlusconi dopo gli esiti del Referendum. 
Scommettiamo? ;-)

arz62

domenica 7 agosto 2016

Rondolino e gli insegnanti, il paradigma di come il linguaggio della Destra abbia vinto alla grande.

...che la lingua ( e dunque il pensiero) del Berlusconismo e del Leghismo abbia contagiato non solo il linguaggio dei social, ma di gran parte dell' (ex?) elettorato di Sinistra, è un dato di fatto , ed è il segnale innegabile della loro vittoria postuma ( in senso politico, of course), nonostante l'appannamento dei loro leader ( diciamocela tutta, solo per questioni di età: fossero ancora in forma Berlusconi e Bossi farebbero ancora sfracelli).
Leggo commenti ad alcuni post di alcuni esponenti del PD e non è, a mio avviso, più distinguibile il linguaggio di quelli che presumo siano simpatizzanti del PD da quello dei più beceri leghisti. Qualcuno rivendica il diritto di stare a casa a Ferragosto con i propri cari? E giù improperi del genere: “Non hai letto il tuo contratto? Bene, se era previsto che tu lavorassi nei festivi, di che ti lamenti? Te l'ha ordinato il dottore di fare il commesso della Carrefour?”.
Gli insegnanti meridionali si lamentano per essere trasferiti in massa dal Sud al Nord? Sull'onda del commento di Rondolino “Imparate prima l'italiano e poi ne discutiamo” una lunga serie di offese all'indirizzo di una categoria privilegiata ( ...a 1300 euro al mese, accipicchia!)
Be', un po' di anni fa non avrei avuto dubbi sulla posizione politica dei commentatori: o erano di Forza Italia e si esprimevano così nel nome del sacro Golem del Liberismo assurto ad  idolo a cui religiosamente inchinarsi a 90°o della Lega, bercianti il mantra del “checazzovuoifannullonemeridionaleringraziailcielocheciaiil lavoro” ( da leggersi tutto unito e velocemente).
Orbene, ordunque, Dio è morto, d'accordo, ma che cosa è morto ora?
E' morto e stecchito il rispetto del lavoro altrui.
Partite IVA contro insegnanti, commessi della Carrefour contro impiegati, giovani contro vecchi, dipendenti contro liberi professionisti, l'un contro l'altro armati e con una rabbia incredibile in corpo da frustrazione repressa per lungo tempo.
Nessuno che si metta nei panni dell'altro, nessuno che provi un po' di comprensione per la sofferenza altrui (anche se ritenuta immotivata, sia chiaro).
La parola “solidarietà” non è più nel vocabolario di nessuno e l'empatia è bandita come una forma estrema di debolezza.
Tutti sono pronti a strologare sul contenuto del piatto degli altri ( e nel caso di Rondolino il suo è piuttosto ricco) e nessuno che si domandi ormai a quale tipo di umanità appartenga il mal seme d'Adamo chi si scaglia con violenza verbale (e senza un pizzico di ironia) su categorie sociali già di per sé sfigatissime.
Neppure il rimbotto genitoriale che ci tratteneva un tempo quando ci pungeva vaghezza di menare il più piccolo del gruppo ormai ha forza: le mamme e i babbi, come la cronaca ci insegna, ora , nei campetti di calcio delle nostre periferie, incitano  i loro pargoli a menare il più debole e a ingraziarsi il più forte.
Il Don Abbondio che è in noi non è mai morto, non trovate? ;-)

arz62

martedì 21 giugno 2016

Qui non si fa la Storia: si fa lo "Storytelling"!

Be', sappiate che non ho ancora approfondito il significato dello “storytelling” ( renziano) che va tanto di moda. Dovrei, ma il tema non mi appassiona. 
Certo è che l'espressione“raccontare delle storie” si presta a interpretazioni maliziose: la storia può andare con la esse maiuscola ( ”E' ora di fare la Storia!”) o con la esse minuscola ( “La storia non mi convince!”) sino ad assumere il significato di “balle, fandonie, fòle” ( “Poche storie! Fa' i compiti, perdinci!”).
Insomma, con la parola “storia” ( che , porca l'oca!, io scrivo regolarmente “stroia” alla tastiera! E Savinio mi assista!) bisogna andarci piano.
Metto insieme dei pezzi dello storytelling del nostro Matteuccio.

Fase 1 ( sive “fase titanica”, prima delle elezioni locali: l'eroe si rende conto del compito affidatogli e affronta la ricerca del Sacro Graal).

 "Il voto vero non è quello locale, che poco mi cale, ma quello sulle modifiche costituzionali! Se cadrà la modifica alla Costituzione, me ne vò! Procomberò sol io!"

Fase 2( sive “fase empirista”, in prossimità delle votazioni locali : l'eroe si accorge che per raggiungere il Sacro Graal bisogna oltrepassare una palude).

"Vedo che c'è un voto di protesta. Sono quelli che non si rendono conto delle cose grandissime che ho fatto, ma il voto è locale e se ci sarà una sconfitta, non cambio idea. Sarà colpa dei sindaci cattivi come Marino e comunque se non passa la modifica alla Costituzione, forse me ne andrò".

Fase 3 ( sive “fase capponesca”: l'eroe cade nella palude e si inzacchera di cacca come Andreuccio da Perugia. Maledice la Cattiva Sorte, ma il suo animo è puro, immacolato e pronto alla Redenzione).

 "Non è un voto di protesta, ma noi amiamo il nuovo e non il nuovismo. Vogliamo il cambiamento, compreso quella della Costituzione. Ma , attenti!, non si tratta di un referendum contro di me. Se perderò la sfida sul Referendum, mica me ne vado, eh!"

Sono stato troppo didascalico, d'accordo, ma non vi sembra che lo “storytelling” non sia il solito e vecchissimo opportunismo politico, il lutulento e stucchevole scivolare delle idee a seconda del cambiamento del meteo? ;-)

arz


lunedì 11 aprile 2016

Le Rimembranze, il diletto della memoria e il mal di fegato. Il Pd delle intercettazioni.

Il buon Leopardi così scriveva: "La rimembranza quanto più è lontana e meno abituale, tanto più innalza, stringe, addolora dolcemente, diletta l'anima". Si trattava ovviamente di un'illusione, ma quanto era consolatoria!
Ora il ricordo non è lontano e non è al passato remoto: siamo al passato prossimo e quindi il dolore del ricordo, a mio avviso, diventa atroce e non diletta l'anima, anzi la disillude.
Espressioni alate da parolaio, d'accordo, ma perdere la memoria è l'anticamera dell'Alzheimer della società o peggio ( quando la memoria è scientemente manipolata) delle dittature.
Se non avete capito a che cosa io alluda, leggete qui:

arz

sabato 2 maggio 2015

Expo o non Expò. Di qui o di là l'accento ci va?

Non sono un veggente, come sapete, ma, se seguo un percorso razionale, talvolta, non sempre, ci azzecco. L'Expo è stato inizialmente un cavallo di battaglia di molti partiti: Pd, Lega e pezzi di Forza Italia, in particolare il partito nel partito di CL, hanno investito molto sull'evento dell'anno.
L'Expo non è opera del Demonio, sia chiaro. Anzi, a mio avviso, l'idea non era niente male: il cibo è un tema importantissimo. Purtroppo, gli interessi intorno all'Expo non riguardano solo il cibo: le sponsorizzazioni, la “milenasitudine”per la scelta geografica, la speculazione edilizia, il prestigio potenziale dell'Expo per poter parlare di ripresa economica...
Vedete un po' voi quale dei temi che ho elencato interessasse di più alle fazioni politiche che ora si stanno spendendo per questo evento. Sta di fatto che tutti si sono dati da fare tantissimo e mai una grancassa mediatica di tal potenza sonora si è mossa per magnificare le sorti progressive di una manifestazione che non solo significava denaro, ma anche lavoro, prestigio e tutto ciò che di buono può portare un evento internazionale.
Sotto il tappeto qualcuno ci ha visto e ci vede la corruzione, la violenza delle multinazionali su un tema che è caro a tutti,  gli interessi della malavita et similia.
Questione di punti di vista, d'accordo.
C'è chi spinge ora ad una visione manichea: o sei con l'Expo o contro l'Expo.
Fino a due giorni di fa, nulla da dire, faceva parte della dialettica democratica.
Ora con i Black Bloc di mezzo le sfumature di grigio sono del tutto scomparse, Anche un filo di sospetto nei confronti dell'Expo diventa una lesa maestà e un favoreggiamento verso le idiote uscite di antagonisti che spesso agiscono a favore di chi vorrebbero combattere.


Se anche il mio barista di riferimento mi chiede che cosa penso dell'Expo, con l'occhio sospettoso di chi vuole scandagliare gli imi pensieri dell'avventore potenzialmente terrorista, vuol dire che siamo mesi male...Il sistema di informazione sta spingendo verso un radicalismo che mi puzza di volontà di repressione della dissidenza. O peggio: del pensiero della dissidenza. arz

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