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mercoledì 24 febbraio 2021

State sereni: dormite tranquilli.

 Ritenere che il governo di Draghi, con Francesco Giavazzi come fidato consigliere (e vi invito a leggere i suoi numerosi interventi sul "Corriere della Sera"), sia vagamente di sinistra è come pensare che dormire su un letto non riempito ad acqua, ma a liquame bovino, vi garantisca sonni tranquilli e sereni.

L'alata similitudine mi è venuta così.
Non sono poeta, ma all'ispirazione poetica non si comanda.
E stanotte non dormirò.
Impoeticamente.

sabato 8 giugno 2019

Dei motivi per cui appena Renzi apre bocca si perdono 10000 voti.


Volete capire perché la pseudosinistra (perché della Sinistra non ha né gli ideali né i presupposti) non vincerà mai? Ecco: leggete questo post del perdente a vita Renzi.



Non si trovano Navigator? Vero. Si propone, infatti, loro un lavoro precario e a tempo. E sono laureati. Perché ficcarsi in un pasticcio poco chiaro che non porterà loro un ette di prestigio nel loro Curriculum Vitae?
Il pensiero sotteso da parte dei renzucci nostrani, straordinariamente simile a quello di tutte le Destre, è sempre quello: meglio le briciole che il nulla.
Il tema della dignità del lavoro che comporta anche una sicurezza e una retribuzione adeguata non sfiora loro neanche l'anticamera del cervello, anche se è scritto a chiare lettere nel dettato costituzionale.
Il ragionamento è sbagliato, non voglio neanche perdeci troppo tempo: uno che si è fatto in quattro per laurearsi (e oggi, per di più, ci ha speso una bel po' di soldi!), perché dovrebbe imbarcarsi in un'operazione che già di per sé è poco prestigiosa per come è stata prospettata?
Ovviamente il secondo errore è quello di accostarli ai bagnini, come se, tra l'altro, il primo arrivato potesse  accedere a questa professione dopo aver pucciato l'alluce nell'Adriatico. Così, si offendono, nel contempo, i Navigator, i bagnini e i giovani che, a suo avviso, preferiscono le piaghe da decubito da divano al lavoro vero e proprio. Insomma, blaterare via Tweeter è facile, ma è ancor più facile offendere categorie professionali e generazionali non sapendo nulla di quello che si sta dicendo.
Renzi, appena apre bocca, perde 10000 voti. Il PD ancora non se n'è accorto. E la Lega gode. Assai.

sabato 22 dicembre 2018

"Fatto". Di Maio e la sudditanza linguistica.


E' da anni che insisto: il linguaggio di Berlusconi ha colonizzato il linguaggio di quella che era un tempo l'opposizione. Prima c'è cascato Renzi con gli effetti disastrosi che hanno travolto il PD, ora Di Maio: il foglietto con l'indicazione “fatto” ne è ora un esempio lampante.
Il peggio è che il Movimento 5 Stelle con simili iniziative dimostra di ritenere in pectore, come Berlusconi fece, l'elettorato un ragazzino di prima media non particolarmente sveglio.
I Pentastellati non considerano, però, il fatto che il ragazzino è volubile e spesso maleducato. E sputa, quando gli gira storta, in faccia ai supplenti.

giovedì 8 novembre 2018

Renzie e Verdini, storia di un amore finito male.

Verdini è stato condannato a 4 anni e 4 mesi per bancarotta. Sta collezionando condanne su condanne e ben si sapeva la pasta dell'uomo nel 2015 a cui si affidò il PD,  quando scrissi questa parodia poetica.
Solo qualcuno non se ne era accorto: Renzi, quello che ancor oggi ammorba l'opposizione che si potrebbe costruire all'attuale governo.


RENZIE, L'ALBATRO AZZOPPATO

Sovente, per diletto, i marinai1 catturano dei Renzie, grandi
bischeri marini che seguono, indolenti2 compagni di viaggio, il
carrozzone politico scivolante sopra gli abissi amari3 della corruzione.

Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell'azzurro forzista4, goffi
e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi la grande ala verdiniana quasi fosse un remo5.

Come è intrigato e incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco
addietro così bello, com'è brutto e ridicolo! Qualcuno irrita il
suo becco con un voto contrario6, mentre il Renzie, zoppicando, mima
l'infermo7 che prima volava!

E il Renzie, che è avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere della minoranza8, è veramente un principe decaduto delle nubi: esiliato in terra, fra gli scherni, non puo'senza la sua Ala9 di gigante avanzare di un passo.
arz

  1. Nella metafora l'Autore rappresentare l'opinione pubblica che esercita il suo diritto di critica.
  2. L'aggettivo mette in evidenza la perplessità del Poeta verso il Renzie che non si opporrebbe come dovrebbe al malcostume politico.
  3. L'aggettivo , inconsueto quando riferito agli abissi, attraverso la sinestesia esprime l'amarezza del popolo democratico per la timida opposizione alla corruzione dimostrata dal partito.
  4. L'Autore mette in evidenza la provenienza del Renzie, più vicina al mondo del Popolo della Libertà che al rosso sbiadito del PD.
  5. L'autore non allude al fratello di Romolo, ma al remo della barca del folle volo renziano. Tutti sanno che il fratello di Romolo si chiama Remolo.
  6. Si allude alla timida opposizione all'interno del PD.
  7. Si fa riferimento al “Bergolo Berlusconensis”, piccolo uccello ( absit iniuria verbis!) a cui il Renzie si ispira, modello inarrivabile, ma caduto in disgrazia temporaneamente.
  8. Il Renzie dimostra sprezzo per le minoranze quando può contare sull'appoggio dell'azzurro; ora , in difficoltà, si deve accontentare del remo verdiniano.
  9. Alleanza liberlpopolare per le autonomie.

venerdì 25 maggio 2018

Cammelli e dromedari nel deserto delle idee.


Illustri psicologi hanno spiegato che. quando all'interno di un sistema uno degli elementi costitutivi dello stesso incomincia a segnalare disturbi psicogeni, questi ultimi per osmosi incominciano a trasmigrare come succede, per fare un esempio spiacevole, nel corpo umano quando una cellula impazzisce: essa vaga e compromette il funzionamento di tutti gli organi, fino alla morte dell'organismo stesso.
Non è bello paragonare Renzi a una metastasi, ma ogni sua uscita rischia di infettare quel poco che di sano è rimasto nel Partito Democratico.
Urlare che il timido e balbettante Conte, l'ex steward Di Maio e l'esperto di canzoni melodiche Di Battista siano membri dell'establishment fa veramente tenerezza detto da chi, senza pudore e vergogna, ha accarezzato per anni Confindustria e il sistema bancario italiano con voluttà e reciproco piacere.
Li accusi pure di voler far parte dell'establishment, di aspirare ardentemente a entrare nella stanza dei bottoni, insomma, di comportarsi come ogni partito che, autoproclamatosi rivoluzionario all'opposizione, una volta al potere, incomincia ad apprezzare la comodità dei cuscini sugli scranni del Parlamento e il prezzo calmierato della buvette.
Il cammello intelligente sa che inutile nel bel mezzo del deserto sprecar fiato a dar del gobbo al dromedario, specialmente quando l'oasi è lontana e la sete incomincia a farsi sentire.   arz62


lunedì 9 aprile 2018

Alien ossia come le parole modificano i cervelli.


Premessa. Non so se quella che riporto sia la lettera originale: non ho comprato Repubblica e non ho possibilità di controllare. Mi auguro che qualcuno in redazione ci abbia messo mano, anche se non è bello modificare quello che qualcuno invia ad un giornale come scritto originale.
Quindi, non mi soffermerò sulla forma scorrettissima della missiva (“Provi ha far pagare”, lo scrivente non azzecca un congiuntivo, la punteggiatura è disseminata come capperi sulla pizza), anche perché chi mi conosce sa che sono tollerante rispetto agli errori grammaticali (in primis, i miei ;-)), meno rispetto alle sgrammaticature comportamentali e mentali.
Ecco il signor Fulvio Bambi è il prototipo dell'elettore renziano (N.B. Non ho scritto del PD): parla con il linguaggio della Destra e non se ne avvede, ha assorbito in toto l'immaginario destrorso dei poteri “forti” che nella sua ottica sono i magistrati e gli insegnanti (quelli che oggi sono presi a calci e pugni) e, innanzi tutto, è del tutto incapace di una minima critica rispetto a un crollo epocale del consenso dal 40 al 20%, abbracciando la tesi ridicola, visto lo spessore da carta velina del personaggio, dell'eroico timoniere Renzi, avversato dal mondo intero, che si è coalizzato contro di lui per farlo fallire.
Il vero motivo del mio disagio nel leggere questa lettera è quella di vedere il vittimismo e l'infantilismo che hanno caratterizzato i governi Berlusconian-bossiani dominare nelle parole di quello che oggi si ritiene un (semplice, d'accordo) rappresentante della “Sinistra”.
Quando hanno vinto (ed è anni che lo scrivo e lo testimonio), le parole della Destra hanno preso possesso del corpo di molti italiani e si sono comportate come piccoli Alien nel trasformare quello che era un organismo tutto sommato sano in uno zombie desideroso di vampirizzare altri cervelli.
Estrapolo alcune tossicissime parole della lettera per amor di tesi: “migliore”, “visione del futuro”, “energia”, “merito”, “sabotano”, “tagliare”, “valutazioni”, “guerra”, “poteri forti”.
Esercizio: accostate le parolucce a Berlusconi e ora a Salvini e costruite un discorso. Avrà senso.
                                                                                                                                          arz62

mercoledì 7 marzo 2018

Renzi. Le parole sono pietre o boomerang?

Forse sono troppo sensibile alle parole, ma veramente non riesco a capire quali siano le intenzioni dello “spin doctor” che sta alle spalle di Renzi.
Se Matteo parla a braccio, passi, ma se dietro alle sue parole c'è qualcuno che lo consiglia, credo proprio che quest'ultimo debba cambiare mestiere, per essere gentile: non dico altro, altrimenti potrei incorrere nel reato di istigazione al suicidio.
Orbene, ordunque: Matteo Renzi perde in modo netto.
Non so quali siano le ragioni che lo spingono a rimanere in sella al PD, temo il narcisismo, ma non è questo il tema del mio intervento.
A fronte alle offese sanguinosissime del M5s, Matteo proferisce queste testuali parole:
Se siamo mafiosi, corrotti, se abbiamo le mani sporche di sangue, allora fate il governo senza di noi. Il nostro posto è all'opposizione”.
Ecco, se avesse percepito anche minimamente il clima del Paese, ma bastava scandire più lentamente le parole, non si sarebbe mai espresso in questo modo.
Se qualcuno è mafioso, corrotto e con le mani sporche di sangue, logica vuole che non dovrebbe stare all'opposizione, ma in galera. Punto.
E le parole sono pietre.
Anche perché il discorso che dovrebbe consolidare l'immagine muscolare del leader del PD richiamano non molto alla lontana le parole di un altro personaggio che, dopo essere stato messo alle strette, disse: “Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!”
Insomma, Renzi non si difende, come  dovrebbe, da un'accusa infondata, stupida e eccessiva (Matteuccio non è di certo un mafioso, assassino e, sia chiaro, non fraintendete le mie parole, non ha nulla a che fare con la violenza del Fascismo delle origini che violento era e non ci piove), ma rivendica un ruolo che dovrebbe consolidarsi in base alle accuse: l'opposizione perinde ac cadaver (per il Mascellone, che era più furbo, la permanenza al Governo prima delle leggi Fascistissime). E con parole che richiamano altre esperienze. Fallimentari.   arz62

domenica 21 gennaio 2018

Il Berlusconismo, malattia infantile (e mortale) del Renzismo.

Questo mio intervento, che riporto tra virgolette qui sotto, è stato pubblicato nel mio sito nel novembre del 2016, a giugno del 2017 e ora a gennaio del 2018. Lo hanno letto in pochi (un centinaio di persone) ed è un bene (scrivo in genere banalità), ma qualcuno di coloro che due anni fa gridavano al successo della politica del PD che era al 40% (secondo loro) e ora si ritroveranno (secondo gli ultimi sondaggi) con il 20% e spiccioli avrebbero dovuto farlo.
Non cambio una virgola (nemmeno l'accenno al Referendum ;-)).
O il reale si è fossilizzato o sono io che sono uno stoccafisso.
Sta di fatto che il PD di Renzi si è suicidato e potrà sopravvivere solo attraverso il vampirismo reciproco con Forza Italia. Amen.
arz62

"Leggo spesso tra gli scritti di coloro che plaudono all'era Renzi, e parlano sul serio, che Renzi costituisce nei fatti una discontinuità rispetto al berlusconismo.
Mi intristisco un poco perché da un po' di anni sto raccogliendo gli indizi, direi le prove, che il berlusconismo non è morto affatto e sopravvive, come Alien nei corpi dei poco avveduti astronauti, nella lingua, nelle movenze e, ahimè, nei pensieri di chi dovrebbe rappresentare il “nuovo” e l'inedito, rispetto al tristissimo ventennio berlusconiano.
Parto, more solito, dall'ambito linguistico.
Alla Leopolda Renzi dice ( la sintesi è giornalistica, ma il filmato lo potete reperire facilmente in Rete): "Con il referendum costituzionale, siamo ad un bivio : è il derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra rabbia e proposta, tra nostalgia e domani" .
Non ci vuole un linguista di professione per capire che il campo semantico in cui si muove Renzi è lo stesso di Berlusconi, quello calcistico marezzato qua e là da qualche pennellata gramsciana e vagamente di sinistra. Si parte dallo "scendere il campo” e si arriva al “derby” dicotomico tra “odio”dell'universo mondo verso l'”amore” renziano (qui siamo nel berlusconismo distillato), tra il cinismo della ragione e la speranza della volontà , tra la rabbia e la speranza del sol dell'avvenir (solo qui effettivamente, nell'accenno al sol, non alla rabbia, sia chiaro, si respira aria un po' gramsciana e vagamente di sinistra), sino alla chiusura tra la nostalgia del passato e la promessa del domani che non diverge di molto dalle nostalgie mussoliniane di “Giovinezza giovinezza, primavera di bellezza”.
Ma il berlusconismo prevale nella chiusa del discorso:
"In un mondo nel quale si vive la dimensione della contestazione che diventa odio (ripetuto tre volte e la triplice replicatio è , ahinoi, uno stilema mussoliniano, mentre la contrapposizione tra due termini opposti, di cui uno già connotato negativamente, è più vicino all'armamentario retorico berlusconiano) abbiamo un'unica opportunità: recuperare la politica andando casa per casa, andando incontro alla gente. L'italia è a un bivio: deve scegliere se essere la patria del gattopardo o dell'innovazione. Dell'ennesima occasione perduta o laboratorio del futuro".
Il nuovo contro il vecchio, Guelfi versus Ghibellini, è un vero peccato che sia un “nuovo” che puzza tremendamente di vecchio.
Faccio il mio solito vaticinio (ne ho azzeccati alcuni, purtroppo!)
Sento puzza di forza e di vecchie mutande” ( Ricky Gianco), sento puzza di “grande coalizione” con Berlusconi dopo gli esiti del Referendum. 
Scommettiamo? ;-) "

lunedì 31 luglio 2017

Il Medioevo prossimo venturo. Preveggenza.

Tutti hanno notato nella nostra provincialissima politica un'improvvisa virata a destra: da parte del PD , ultimamente, poco prima da parte di Grillo.
Il tema più caldo e simbolico di questa scelta è ovviamente quello più caro alla destra, l'immigrazione. Da lì si pescano i voti. Si pescheranno i voti di chi andrà a votare, perché ormai è chiaro all'universo mondo che molti, moltissimi, non andranno proprio a votare alle prossime elezioni: i delusi, gli schifati e i ribelli. E si lavora su quello che c'è e non su quello che non ci sarà.
Si vincerà anche così, d'accordo, ma esultare per una vittoria che si baserà, com'è oramai evidente, sul rifiuto del voto non mi sembra proprio un canto propiziatorio alla bellezza della democrazia.
C'è ora un problema in più: alla caccia forsennata al voto, il populismo nostrano scava in ogni anfratto del comune sentire e, in questa particolare operazione, si distingue Grillo e compagnia.
Mentre la Lega ha sempre seguito ( anche se non sempre in modo esplicito) lo slogan nazista del “Blut und boden” e quindi la lotta del “diverso” non integrato vissuto come corpo estraneo ( terrone, albanese, extracomunitario, Rom che sia), il PD il cammellaggio di un elettorato di Centro, cattolico e moderato, da rassicurare rispetto a un'ideologia data per morta, per mantenerlo in bilico tra neoliberismo e cattolicesimo, il Movimento Cinque Stelle inizialmente ha inseguito non solo il rifiuto della politica tradizionale (... e ben venga) , ma  ora ha preso anche la deriva ben più perniciosa del rifiuto del pensiero scientifico, partendo dalle innocue scie chimiche, per arrivare ai rimedi alternativi alla medicina tradizionale , alle teorie complottistiche tirate all'eccesso e ora, ahinoi, cavalcando l'onda dei Novax.
Questo amore per il Medioevo che si respira nell'aria è difficilmente contrastabile, perché chi è mosso dalla fede (con la minuscola, sia chiaro), ed è anche refrattario a ogni considerazione logica e a ogni argomentazione, ci porterà ( e non si tratta di tempi lunghi) a un degrado delle relazioni umane e dei legami di solidarietà che è il pappone graditissimo di una società liquida in cui ognuno sarà manipolabile qual creta molle e dove la ribellione collettiva ad un sistema ingiusto e vessatorio, spezzati i legami di solidarietà orizzontale, che un tempo erano cementati dalle ideologie e dalla fiducia ( talvolta cieca, d'accordo) verso le “auctoritates” ( Partito , Chiesa e Scienza) , sarà narcotizzata dalla diffidenza e dall'invidia piccina di chi vive condizioni simili, ma leggermente diverse dalle nostre ( lunga perifrasi per descrivere quella che la vulgata indica come “Lotta tra i poveri”).

Il mio è un sito di Satira per cui per riassumere il lungo “pippone” semiserio e leggermente depressivo vi allego il manifesto che ha dato origine e fiato a tutti i miei debolissimi pensieri e , in sovrammercato, fa anche ridere, mentre il mio discorso, e me ne scuso, può solo irritare.
arz62



giovedì 1 giugno 2017

Nemo propheta in patria...

Post di un bel po' di tempo fa...Non chiamatemi profeta...Chiamatemi "Nemo"! ;-)


Il Berlusconismo, malattia infantile (e mortale) del Renzismo.

Leggo spesso tra gli scritti di coloro che plaudono all'era Renzi, e parlano sul serio, che Renzi costituisce nei fatti una discontinuità rispetto al berlusconismo.
Mi intristisco un poco perché da un po' di anni sto raccogliendo gli indizi, direi le prove, che il berlusconismo non è morto affatto e sopravvive, come Alien nei corpi dei poco avveduti astronauti, nella lingua, nelle movenze e, ahimè, nei pensieri di chi dovrebbe rappresentare il “nuovo” e l'inedito, rispetto al tristissimo ventennio berlusconiano.
Parto, more solito, dall'ambito linguistico.
Alla Leopolda Renzi dice ( la sintesi è giornalistica, ma il filmato lo potete reperire facilmente in Rete): "Con il referendum costituzionale, siamo ad un bivio : è il derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra rabbia e proposta, tra nostalgia e domani" .
Non ci vuole un linguista di professione per capire che il campo semantico in cui si muove Renzi è lo stesso di Berlusconi, quello calcistico marezzato qua e là da qualche pennellata gramsciana e vagamente di sinistra. Si parte dallo "scendere il campo” e si arriva al “derby” dicotomico tra “odio”dell'universo mondo verso l'”amore” renziano ( qui siamo nel berlusconismo distillato), tra il cinismo della ragione e la speranza della volontà , tra la rabbia e la speranza del sol dell'avvenir ( solo qui effettivamente, nell'accenno al sol, non alla rabbia, sia chiaro, si respira aria un po' gramsciana e vagamente di sinistra), sino alla chiusura tra la nostalgia del passato e la promessa del domani che non diverge di molto dalle nostalgie mussoliniane di “Giovinezza giovinezza, primavera di bellezza”.
Ma il berlusconismo prevale nella chiusa del discorso:
"In un mondo nel quale si vive la dimensione della contestazione che diventa odio ( ripetuto tre volte e la triplice replicatio è , ahinoi, uno stilema mussoliniano, mentre la contrapposizione tra due termini opposti, di cui uno già connotato negativamente, è più vicino all'armamentario retorico berlusconiano) abbiamo un'unica opportunità: recuperare la politica andando casa per casa, andando incontro alla gente. L'italia è a un bivio: deve scegliere se essere la patria del gattopardo o dell'innovazione. Dell'ennesima occasione perduta o laboratorio del futuro".
Il nuovo contro il vecchio, Guelfi versus Ghibellini, è un vero peccato che sia un “nuovo” che puzza tremendamente di vecchio.
Faccio il mio solito vaticinio ( ne ho azzeccati alcuni, purtroppo!)
Sento puzza di forza e di vecchie mutande” ( Ricky Gianco), sento puzza di “grande coalizione” con Berlusconi dopo gli esiti del Referendum. 
Scommettiamo? ;-)

domenica 13 novembre 2016

Renzi ovvero della persuasione debole. Fletto i muscoli...e sono nel vuoto!

Come al solito, parto dalla fonte della mia irritazione: c'è una foto in cui Renzi, mentre parla da Palazzo Chigi, ha alle sue spalle una sfilza di bandiere italiane. La bandiera europea, che lo aveva accompagnato nei suoi discorsi precedenti dalla sede del Governo, è scomparsa.
Il diavolo si nasconde nei dettagli, lo sappiamo, basta saperlo scovare.
Abbiamo assistito negli ultimi tempi al tentativo del buon Matteo di smarcarsi ( direi fuori tempo massimo) dall'Europa dell'austerità e Renzi, che deve molto all'Europa, prova ora a risalire la china, sentendo puzza di bruciato sugli esiti del Referendum.
Nulla di male: oggi prevale il pensiero binario con la casta/establishment o contro la casta ( da leggersi con attenzione l'intervento di Gilioli a riguardo:Schema binario).
Matteo, che ha un buon olfatto per l'aria che tira, flette i muscoli e intima all'Europa:”Fuori dal patto di stabilità! Terremoto e emergenza dell'edilizia scolastica si affrontano senza il vostro bollino blu!”. 
( "Abbasso la Chiquita! Viva la Libera Repubblica delle Banane!" ;-))
Bene. Benissimo. E' sua facoltà farlo.
Qualche spin doctor e qualche esperto della comunicazione ben prezzolato ( forse troppo ben prezzolato rispetto alle ideuzze offerte) devono avergli fatto capire che alle parole minacciose devono seguire i fatti.
E i fatti, in effetti, scusate il bisticcio, gli unici evidenti, ci sono: sono scomparse le bandiere europee a Palazzo Chigi.
Ecco, credere che l'elettorato sia così ingenuo da non cogliere questi espedienti da quattro soldi, questa forma ingenua di persuasione subliminale, è, a mio modesto avviso, un errore fatale.
Insomma, quando un espediente persuasivo è nuovo, tutti ci cascano ( tranne i pochi che lo conoscono o che l'hanno ideato), ma quando l'espediente è abusato o troppo evidente, non solo perdi di credibilità e nessuno ti fila, ma crei disastrosi effetti controproducenti a catena.
Negli anni Settanta , se non sbaglio, qualche adepto degli Hare Krishna utilizzava un trucchetto ingenuo, ma efficacissimo: ti metteva in mano un oggettino accompagnando il gesto con un affabile sorriso a trentadue denti: “E' un regalo!”.
Tu, imbambolato, te ne restavi lì un po' perplesso ( quando mai qualcuno ti regala qualcosa?) e poi l'abile intortatore ti estorceva senza troppa fatica un po' di denaro. Come avresti potuto deludere una persona che ti regala qualcosa?
Ora a più di quarant'anni di distanza, per strada, capita di assistere a scenette piuttosto divertenti: sedicenti rappresentanti di ogni categoria svantaggiata (e,spesso, sono truffatori della peggior specie, perché minano nel profondo ogni rapporto di solidarietà...) cercano di piazzare nelle mani dei passanti un qualche amenicolo, ma , essendo la tecnica nota ai più, molti di loro si contorcono qual serpenti nelle Malebolge pur di evitare il contatto. Solo i più inesperti (i più giovani) cascano di nuovo nella trappola arrugginita.
Gli ottanta o i cinquecento euro piazzati nelle mani degli italiani sicuramente non cadranno per terra, ma qualche spin doctor o qualche esperto nella comunicazione dovrebbe avvertire Matteo che il giochino è logoro. Togliere la bandiera europea per raffigurarsi come difensore dell'italianità dura e pura gli porterà molti più guai di quanto pensi. 
Perché il popolo, e il nostro in particolare, ama farsi sedurre, è vero, ma quando capisce di essere stato ingannato, abitualmente reagisce in malo modo. 
E non ci sarà nessuna Celere a poter difendere Matteo, anche perché, diciamocela tutti, alla Celere il Renzino, nonostante il pietoso tentativo di rappresentarsi come il Mascelluto del Ventennio contro le demoplutocrazie europee, sta particolarmente sugli zebedei. 
E flettere i muscoli, come Ratman ci insegna, in ispecie quando il muscolo è flaccidino, è il primo passo per cadere nel vuoto.
arz62


lunedì 7 novembre 2016

Il Berlusconismo, malattia infantile (e mortale) del Renzismo.

Leggo spesso tra gli scritti di coloro che plaudono all'era Renzi, e parlano sul serio, che Renzi costituisce nei fatti una discontinuità rispetto al berlusconismo.
Mi intristisco un poco perché da un po' di anni sto raccogliendo gli indizi, direi le prove, che il berlusconismo non è morto affatto e sopravvive, come Alien nei corpi dei poco avveduti astronauti, nella lingua, nelle movenze e, ahimè, nei pensieri di chi dovrebbe rappresentare il “nuovo” e l'inedito, rispetto al tristissimo ventennio berlusconiano.
Parto, more solito, dall'ambito linguistico.
Alla Leopolda Renzi dice ( la sintesi è giornalistica, ma il filmato lo potete reperire facilmente in Rete): "Con il referendum costituzionale, siamo ad un bivio : è il derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra rabbia e proposta, tra nostalgia e domani" .
Non ci vuole un linguista di professione per capire che il campo semantico in cui si muove Renzi è lo stesso di Berlusconi, quello calcistico marezzato qua e là da qualche pennellata gramsciana e vagamente di sinistra. Si parte dallo "scendere il campo” e si arriva al “derby” dicotomico tra “odio”dell'universo mondo verso l'”amore” renziano ( qui siamo nel berlusconismo distillato), tra il cinismo della ragione e la speranza della volontà , tra la rabbia e la speranza del sol dell'avvenir ( solo qui effettivamente, nell'accenno al sol, non alla rabbia, sia chiaro, si respira aria un po' gramsciana e vagamente di sinistra), sino alla chiusura tra la nostalgia del passato e la promessa del domani che non diverge di molto dalle nostalgie mussoliniane di “Giovinezza giovinezza, primavera di bellezza”.
Ma il berlusconismo prevale nella chiusa del discorso:
"In un mondo nel quale si vive la dimensione della contestazione che diventa odio ( ripetuto tre volte e la triplice replicatio è , ahinoi, uno stilema mussoliniano, mentre la contrapposizione tra due termini opposti, di cui uno già connotato negativamente, è più vicino all'armamentario retorico berlusconiano) abbiamo un'unica opportunità: recuperare la politica andando casa per casa, andando incontro alla gente. L'italia è a un bivio: deve scegliere se essere la patria del gattopardo o dell'innovazione. Dell'ennesima occasione perduta o laboratorio del futuro".
Il nuovo contro il vecchio, Guelfi versus Ghibellini, è un vero peccato che sia un “nuovo” che puzza tremendamente di vecchio.
Faccio il mio solito vaticinio ( ne ho azzeccati alcuni, purtroppo!)
Sento puzza di forza e di vecchie mutande” ( Ricky Gianco), sento puzza di “grande coalizione” con Berlusconi dopo gli esiti del Referendum. 
Scommettiamo? ;-)

arz62

martedì 21 giugno 2016

Qui non si fa la Storia: si fa lo "Storytelling"!

Be', sappiate che non ho ancora approfondito il significato dello “storytelling” ( renziano) che va tanto di moda. Dovrei, ma il tema non mi appassiona. 
Certo è che l'espressione“raccontare delle storie” si presta a interpretazioni maliziose: la storia può andare con la esse maiuscola ( ”E' ora di fare la Storia!”) o con la esse minuscola ( “La storia non mi convince!”) sino ad assumere il significato di “balle, fandonie, fòle” ( “Poche storie! Fa' i compiti, perdinci!”).
Insomma, con la parola “storia” ( che , porca l'oca!, io scrivo regolarmente “stroia” alla tastiera! E Savinio mi assista!) bisogna andarci piano.
Metto insieme dei pezzi dello storytelling del nostro Matteuccio.

Fase 1 ( sive “fase titanica”, prima delle elezioni locali: l'eroe si rende conto del compito affidatogli e affronta la ricerca del Sacro Graal).

 "Il voto vero non è quello locale, che poco mi cale, ma quello sulle modifiche costituzionali! Se cadrà la modifica alla Costituzione, me ne vò! Procomberò sol io!"

Fase 2( sive “fase empirista”, in prossimità delle votazioni locali : l'eroe si accorge che per raggiungere il Sacro Graal bisogna oltrepassare una palude).

"Vedo che c'è un voto di protesta. Sono quelli che non si rendono conto delle cose grandissime che ho fatto, ma il voto è locale e se ci sarà una sconfitta, non cambio idea. Sarà colpa dei sindaci cattivi come Marino e comunque se non passa la modifica alla Costituzione, forse me ne andrò".

Fase 3 ( sive “fase capponesca”: l'eroe cade nella palude e si inzacchera di cacca come Andreuccio da Perugia. Maledice la Cattiva Sorte, ma il suo animo è puro, immacolato e pronto alla Redenzione).

 "Non è un voto di protesta, ma noi amiamo il nuovo e non il nuovismo. Vogliamo il cambiamento, compreso quella della Costituzione. Ma , attenti!, non si tratta di un referendum contro di me. Se perderò la sfida sul Referendum, mica me ne vado, eh!"

Sono stato troppo didascalico, d'accordo, ma non vi sembra che lo “storytelling” non sia il solito e vecchissimo opportunismo politico, il lutulento e stucchevole scivolare delle idee a seconda del cambiamento del meteo? ;-)

arz


sabato 21 maggio 2016

sabato 5 marzo 2016

Storytelling: il Direttore stakanovista vs la massa degli Statali nella Reggia di Caserta






Un direttore del Nord arriva alla Reggia di Caserta e trova torme di dipendenti meridionali dediti alla pausa caffè compulsiva e alla timbratura del cartellino creativa. 
Attaccato dai Sindacati, il prode direttore piega i riottosi  dipendenti agli orari che vuole senza concordarli con nessuno e, con l'appoggio della comunità nazionale, redime le masse meridionali convertendole all'efficientismo settentrionale. No, non è la sceneggiatura di un film di Checco Zalone ;-(
                                                                                                                                                     arz

Prima di giudicare, leggere qui: http://www.mantellini.it/2016/03/05/giornalismo-e-propaganda-a-caserta/

Grazie al contributo di:
 http://www.pageplugins.com/generators/fordummies/

sabato 5 dicembre 2015

Italia, coraggio!


So di essere un  rompiscatole, ma la morte della virgola mi crea un fastidio incredibile.
Il PD , per corroborare una linea politica che rischia di essere percepita solo come un'imposizione dall'alto, sta allestendo banchetti in tutta Italia , credo, al fine di magnificare e pubblicizzare l'azione politica finora svolta ( senza coinvolgere troppo la base) dal governo Renzi.
Lo slogan prescelto è "Italia coraggio!", senza virgola .
Credo che l'omissione della virgola sia un errore non volontario: il punto esclamativo alla fine mi sembra prova sufficiente per credere che l'Italia destata dal suo torpore sia un complemento vocativo bello e buono e che l'appellarsi al coraggio sia un invito agli italiani perché investano un po' nel proprio futuro in tempi cupi ( equivale al "Forza e Coraggio").
Be', ma la virgola non c'è. "Italia coraggio" ricorda vagamente la "Mamma coraggio", la mamma di Cesare Casella che chiese la liberazione del figlio sequestrato per ben due anni dalla 'ndrangheta, esponendosi in prima persona in una specie di Via Crucis nella Locride.
La domanda, come suol dirsi, sorge spontanea: da chi siamo stati fatti prigionieri? da quale forza oscura dobbiamo ribellarci affidandoci al nostro coraggio? ;-)
arz62

http://www.partitodemocratico.it/gCloud-dispatcher/28e43fe2-8523-4886-9efe-9ce9a3f097f3

mercoledì 20 maggio 2015

Gli idolatri delle parole e le parole ancipiti : pubblico vs privato, flessibile vs inflessibile ( sulla "Buona scuola")

Vignetta di Vauro

Purtroppo, siamo reduci da un trentennio di condizionamento di massa. Dalla caduta di un sistema (di cui, sia chiaro, nessuno ha la nostalgia) alternativo al capitalismo , al di là degli strombettatori della morte delle ideologie ( e della storia!), sappiamo che un'ideologia , una sola, quella neoliberista ha dominato il campo.
E il martellamento mediatico è stato così intenso che anche le parole che sono affascinanti animaletti metamorfici alla Pokemon hanno assunto una consistenza ossea dura da scalfire dai denti sempre più frolli di un'opinione pubblica sempre meno scaltra per mancanza di tempo, per mancanza di strumenti o . semplicemente, per mancanza di voglia.
Cercherò di essere meno fumoso: prendete gli aggettivi “privato” e “flessibile” senza riflettere troppo. Ecco che queste due parole nella vostra mente assumeranno una patinatura dorata. Prendete i loro contrari “pubblico” e “inflessibile” e come per miracolo, nel vostro cervello assumeranno una connotazione negativa.
Eppure le prime due sono parole che, in un determinato contesto, potrebbero avere un significato negativo ( un esempio  "interesse privato in pubblico ufficio" ;-)), mentre le seconde potrebbero avere un valore positivo.
Insomma, queste sono parole con due teste, sono ancipiti! Ma qualcuno ha provato , e c'è ruscito, a tagliarne una: idolatrando le prime e infangando le seconde.

Scusate il discorso che sembra non avere né capo né coda; leggetevi questo bel post di Leonardo 
http://leonardo.blogspot.it/2015/05/la-scuola-del-merito-e-dei-bonus-una.html
e frullate nella vostra scatola cranica “privato” e “pubblico” e “flessibile” e inflessibile”.
E forse mi capirete meglio.

arz  

sabato 9 maggio 2015

Renzi e il voglio,quindi posso.





A proposito del linguaggio di Matteo Renzi, pochi hanno notato che uno dei suoi ultimi slogan il
“Vogliamo cambiare l'Italia.... e la cambieremo”, richiama all'orecchio il celebre discorso di Mussolini che ci ha portato alla guerra nel secondo conflitto mondiale: La parola d'ordine è una sola, categorica e imperativa per tutti, essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all'oceano Indiano: vincere. E vinceremo!"
Con questo non voglio accusare Renzi di nostalgie fasciste, ma sicuramente il suo ricorrere a livello subliminale agli stilemi del linguaggio mussoliniano (ovviamente più retorico e alato di quello del nostro leader odierno) segnala un “wishful thinking” destinato, come fu quello del Duce, a infrangersi con l'impatto della realtà.
Insomma, a maggior assertività non corrisponde sempre una maggiore lungimiranza nei confronti dei destini delle proprie azioni. Qualcuno, per cortesia, rammenti a Matteo il mantra di molte mamme di un tempo: l'erba voglio cresce solo nel giardino del re. 
O anche le nostre mamme gufavano? ;-)


arz

sabato 27 dicembre 2014

Dialogo tra un aspirante lavoratore pubblico e un non so ( sulla licenziabilità dei dipendenti pubblici)

Ispirato dai commenti del seguente articolo del Corriere:
www.corriere.it/economia/14_dicembre_27/ichino-licenziamenti-nuove-regole-valide-anche-gli-statali-b6f774d4-8da8-11e4-8076-7a871cc03684.shtml

Datore di lavoro:- Io cerco una persona preparata e che sia adatta alla difficile mansione che intendo affidarle-.
Aspirante lavoratore: - Son qui per questo!-
Datore di lavoro: - Ha dei titoli? Una certa esperienza?
Aspirante lavoratore: - Sono laureato e specializzato. Non ho grande esperienza, ma credo di poter fare bene questo lavoro.-
Datore di lavoro:- Laureato, d'accordo; ma si sa che in Italia chi si laurea può essere benissimo un ignorante. Si comprano gli esami e, se sei amico dell'amico...mi ha capito?
Aspirante lavoratore: - No, francamente. Mi sono laureato e ho superato un esame di specializzazione e non ho nessun amico in Paradiso, glielo posso assicurare.-
Datore di lavoro: - E allora? Non vorrà mica farmi credere di essere superiore agli altri se ha superato degli esami. Conosco tanti laureati che non valgono una cippa e persone con la Terza Media che sanno fare bene il loro mestiere! Io, per esempio, che non sono laureato, ho sotto di me una cifra di dipendenti-
Aspirante lavoratore: - Evidentemente lei ha fiuto per gli affari e ha capacità che altri non hanno!
Datore di lavoro:- Non faccia il lecchino! Io valuto le persone soltanto sul campo!-
Aspirante lavoratore: - Eccomi qua! Quando vorrà, potrà mettermi alla prova!-
Datore di lavoro: - La avverto che lo stipendio sarà basso...
Aspirante lavoratore:- So di far cosa inopportuna nel manifestare questa mia piccola perplessità: io vengo dal Meridione e qui al Nord mi chiedono per l'affitto circa 250-300 euro per una camera in comune con altri. Non ho grandi esigenze, ma devo stare perlomeno dentro alle spese-.
Datore di lavoro:- La questione non mi riguarda; inoltre, sappia che potrò licenziarla quando mi pare.-
Aspirante lavoratore:- La legge ora glielo permette.-
Datore di lavoro: - Poiché lei avrà un lavoro a termine , inoltre, deciderò io, a capocchia, quando pagarla...-
Aspirante lavoratore: - Questo mi lascia un po' perplesso: dovrò far ricorso ai miei per mantenermi. La cosa mi mette in seria difficoltà-
Datore di lavoro: - Sappia, inoltre, che, in realtà, il suo datore di lavoro non sono io!-
Aspirante lavoratore: - Mi sembra un po' strano...-
Datore di lavoro:- Lei, non si meravigli, diventerà un lavoratore pubblico e quindi è dipendente di tutti i contribuenti!-
Aspirante lavoratore:- Oh, ma è magnifico! Sarò utile alla comunità! Non c'è niente di meglio che dedicare le proprie energie per concorrere allo sviluppo spirituale della società!-
Datore di lavoro:- Mi sembra di averla già sentita questa cosa...-
Aspirante lavoratore:- Sì, è un articolo della Costituzione...-
Datore di lavoro: - Il suo entusiasmo è inopportuno: non mi parli di queste cose vecchie! Noi siamo persone dinamiche e giovani!Noi siamo per il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno! -
Aspirante lavoratore: - Vedo che anche Lei ama le citazioni!-
Datore di lavoro: - Bene, sappia che lei dovrà rispondere a tutti.-
Aspirante lavoratore: - Mi sembra logico.-
Datore di lavoro: - Forse non mi ha capito.-
Aspirante lavoratore: - Dovrò rispondere del mio lavoro, giusto?-
Datore di lavoro: - Scusi, ma mi sembra che lei sia molto ingenuo. Del suo lavoro risponderà alle persone con cui avrà a che fare e che costituiscono lo 0,003% dei contribuenti.-
Aspirante lavoratore: - Una piccola percentuale, dunque.-
Datore di lavoro:- Piccolissima. Anche se svolgerà al meglio il suo lavoro, avrà una gratificazione e un riconoscimento proporzionale al numero delle persone con cui entrerà in contatto. Lei dovrà, però, rispondere moralmente a tutti i contribuenti, al 100% dei contribuenti!
Aspirante lavoratore: - Ma come potrò rispondere del mio lavoro a chi non lo potrà conoscere poiché non avrà potuto valutarne l'efficacia e il valore?-
Datore di lavoro: - Si baseranno sulla loro esperienza personale.-
Aspirante lavoratore: - Non capisco...-
Datore di lavoro: - Vedo che lei non è così sveglio nonostante i suoi studi...
Aspirante lavoratore:- Lo ammetto.-
Datore di lavoro: Le sarà capitata qualche brutta esperienza, che ne so? Col fruttivendolo? Col macellaio? Col panettiere?-
Aspirante lavoratore: - Be', sì: l'altro giorno il panettiere ha servito la signora che era venuta dopo di me e io mi sono un po' arrabbiato...-
Datore di lavoro: - Ritornerà da quel panettiere?-
Aspirante lavoratore:- Be', se avrò tempo, andrò dal panettiere vicino, anche se mi è un po' scomodo.-
Datore di lavoro:- Bene , nel caso in cui lei si dovesse recare dal nuovo panettiere, che cosa farà?-
Aspirante lavoratore:- Chiederò i soliti cinque panini...Che cosa dovrei chiedere?-
Datore di lavoro:- Vedo che proprio lei è tardo di comprendonio! Lei dovrebbe investirlo di contumelie: “Come si è permesso di servire la signora per prima? Ero arrivato prima io!Lei, prestinaio della malora, è un mascalzone!”
Aspirante lavoratore: - Ma perché dovrei? Non è stato il nuovo panettiere a commettere la scorrettezza!-
Datore di lavoro: - Vedo che proprio non ci arriva: non importa assolutamente nulla che non sia stato lui! Fuor di metafora: se lei vorrà lavorare nella pubblica amministrazione, dovrà abituarsi a reggere le offese di chiunque perché chiunque nella sua vita avrà avuto qualche brutta esperienza con un pubblico dipendente. Non è impossibile imbattersi in un insegnante coglione, un giudice che ti fa perdere la causa, un vigile cieco per gli altri e peggio di Argo per te. E' una semplice questione statistica. Ecco le daranno del fannullone, dell'imbroglione, dello scansafatiche, del fancazzista, del raccomandato e così via...-
Aspirante lavoratore: - Ah!-
Datore di lavoro: - E' pronto a tutto questo? -
Aspirante lavoratore: - Be', no... Se qualcuno me lo dicesse in faccia ….!-
Datore di lavoro: - Non si preoccupi, non glielo diranno quasi mai in faccia.
Ci sono sempre i commenti sui giornali, il discredito da bar, il commentino alle spalle...-
Aspirante lavoratore: - Non credo di essere pronto a tutto questo...
Datore di lavoro:- Glielo avevo detto all'inizio. Noi stiamo selezionando i migliori!-
Aspirante lavoratore (sempre più perplesso): - I migliori?-
Datore di lavoro: - … i migliori!-

arz


lunedì 22 dicembre 2014

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