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lunedì 9 aprile 2018

Alien ossia come le parole modificano i cervelli.


Premessa. Non so se quella che riporto sia la lettera originale: non ho comprato Repubblica e non ho possibilità di controllare. Mi auguro che qualcuno in redazione ci abbia messo mano, anche se non è bello modificare quello che qualcuno invia ad un giornale come scritto originale.
Quindi, non mi soffermerò sulla forma scorrettissima della missiva (“Provi ha far pagare”, lo scrivente non azzecca un congiuntivo, la punteggiatura è disseminata come capperi sulla pizza), anche perché chi mi conosce sa che sono tollerante rispetto agli errori grammaticali (in primis, i miei ;-)), meno rispetto alle sgrammaticature comportamentali e mentali.
Ecco il signor Fulvio Bambi è il prototipo dell'elettore renziano (N.B. Non ho scritto del PD): parla con il linguaggio della Destra e non se ne avvede, ha assorbito in toto l'immaginario destrorso dei poteri “forti” che nella sua ottica sono i magistrati e gli insegnanti (quelli che oggi sono presi a calci e pugni) e, innanzi tutto, è del tutto incapace di una minima critica rispetto a un crollo epocale del consenso dal 40 al 20%, abbracciando la tesi ridicola, visto lo spessore da carta velina del personaggio, dell'eroico timoniere Renzi, avversato dal mondo intero, che si è coalizzato contro di lui per farlo fallire.
Il vero motivo del mio disagio nel leggere questa lettera è quella di vedere il vittimismo e l'infantilismo che hanno caratterizzato i governi Berlusconian-bossiani dominare nelle parole di quello che oggi si ritiene un (semplice, d'accordo) rappresentante della “Sinistra”.
Quando hanno vinto (ed è anni che lo scrivo e lo testimonio), le parole della Destra hanno preso possesso del corpo di molti italiani e si sono comportate come piccoli Alien nel trasformare quello che era un organismo tutto sommato sano in uno zombie desideroso di vampirizzare altri cervelli.
Estrapolo alcune tossicissime parole della lettera per amor di tesi: “migliore”, “visione del futuro”, “energia”, “merito”, “sabotano”, “tagliare”, “valutazioni”, “guerra”, “poteri forti”.
Esercizio: accostate le parolucce a Berlusconi e ora a Salvini e costruite un discorso. Avrà senso.
                                                                                                                                          arz62

giovedì 30 aprile 2015

Poesiola anti Expo: I LADRI DI PAROLE

I ladri di parole

L'Innominabile
rubò la prima parola:
“Italia”.
E la svuotò.
“Forza!”
urlò nelle Piazze,
ma il fragile guscio
spezzò.
Cercò.
un po' maldestro,
di rubare altre parole:
“Amore”
e poi il bulimico ladro
con vigore gridò :
“Popolo”,
“Libertà”!
Lor signori, la verità?
Men popolo
e men libertà,
perché il ladro di parole
questo solo sa fare:
svuotare.
Le parole di senso
per renderle larve,
di passione gli umani
per renderli schiavi
a caterve.
Fedeli più incerti
ora gridano
“Job” ed “Expo”.
Perché camuffar le parole
di cibo e lavoro?
Succhiare la lingua
dei padri
è lo scopo dei ladri...
e son furbi
i vampiri,
miei cari!

arz 2015



domenica 16 novembre 2014

Effetti perversi delle parole.

In genere le mie esternazioni (leggi: post) sono lette da un massimo di 60/70 persone.
E gran parte, credo, sono persone che conosco.
Il mio commento “Il porno dell'orrore” ha ora un numero di lettori spropositato rispetto al solito.
Temo che la parola “porno” abbia aiutato ( e mi scuso con chi ha letto quanto ho scritto senza alcuno spirito pruriginoso; non è mia intenzione di far di tutta un'erba un fascio).
Poiché il senso del post era condannare la conquista di una facile visibilità dei media attraverso mezzucci che alterano il valore dei fatti e delle notizie , la prossima volta mi riprometto di fornire titoli meno suggestivi per non far la figura dell'innaffiatore innaffiato.
Non perché non voglia divulgare il mio pensiero, sia chiaro, ma per evitare di attirare chi, a fronte del titolo “Il porno dell'orrore”, si aspettava qualcos'altro, rimanendone alquanto deluso. Già me lo vedo gridare: "Orrore!" per l'evidente mancanza di "porno" ;-)

Scherzo, more solito, ma vi assicuro che il titolo, nelle mie intenzioni, non voleva essere un malizioso specchietto per le allodole.
arz

lunedì 14 novembre 2011

Sacrifici...Le parole sono pietre.

sacrificio,
s. m. ‘atto rituale con cui si dedica una cosa materiale a un dio al fine d'incrementare la potenza divina, di pacificarne la collera, di propiziarsela e sim.’ (av. 1292, B. Giamboni), ‘offerta non materiale fatta a Dio o agli dei in segno di devozione’ (av. 1321, Dante), ‘grave privazione subita volontariamente’
Non amo utilizzare il sacro per fare ironia. Credo da sempre che offendere il sentimento religioso degli altri sia sempre una forma inaccettabile di violenza e di mancanza di rispetto della libertà altrui. Perché utilizzare un quadro sacro di Caravaggio allora per ironizzare sulla prima uscita del prof. Monti? Perché è proprio lui a mettere in piazza il sacro. “Non ho mai parlato di lacrime e sangue, ma di sacrifici sì”.
Con queste parole sembra voler attenuare il peso di una manovra economica che colpirà (come prevedibile) sicuramente i soliti poverelli, ma credo che sia assai pericoloso ammantare di sacro ciò che sacro non è. Francamente non capisco: comprendo le lacrime e il sangue dell'uomo, la fatica di sopportare le avversità del mondo, ma che cosa c'è di sacro nel gioco perverso della politica neoliberista, della cinica decisione di impoverire la classe media, di allargare la forbice tra i ricchi e i poveri? “Si parva licet componere magnis”, associo questa mia piccola osservazione all'intimo fastidio degli ebrei nell' accettare il termine “olocausto”, che attiene alla sfera religiosa, al posto del più corretto Shoà...
Perché coinvolgere la sfera religiosa dove l'umano è così evidente? ©arz
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