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lunedì 19 agosto 2024

Il Calimerismo.

 




Breve e inutilissimo intervento.

La Ducia paventa un complotto vòlto a destabilizzare il Governo. Ora, a suo avviso, se la pigliano con la sorellina. 

Usando un linguaggio bellico, teme un’esplosione: alcuni nemici (Magistratura, Sinistra invidiosa, Poteri Forti et similia) non la amano e tentano di farla fuori.

Nix.

La questione non è questa e la Ducia lo sa benissimo.

Ciò che si prospetta è, in realtà, un’implosione.

Consapevole che le promesse fatte non stanno in piedi, Gioggia vede disgregarsi piano piano le alleanze e scricchiolare le promesse alle lobby di riferimento (taxisti, balneari, evasori, elusori, industria delle armi et similia).

Giocoforza, per il diktat europeo, è stata obbligata a tradirne una: i balneari.

Giocoforza la politica piaciona nei confronti di elusori e evasori la sta mettendo alle corde: per reperire nuovi denari o dovrà falcidiare di nuovo i salariati o i pensionati o i pensionandi (il TFR!) o, mioddio, no!, come il pusillanime Amato del 1992, dovrà toccare i conti correnti del ceto medio che l’ha votata in massa.

Gioggia sta capendo che questo è il momento di lasciare: l’estate sta finendo e alla ripresa autunnale dovrà fare i conti con molti.

La cortina di fumo mediatico che finora ha parzialmente funzionato anche grazie all’occupazione militare della RAI si dissolverà e all’apparir del vero i SUOI elettori le faranno le bucce. 

Già Forza Italia si sta smarcando (vedi la questione dello "Ius scholae") e la Lega che sa di avere ormai il cappio al collo è disposta a raccattare tra le sue file i filonazisti (ma la sua base non è molto d’accordo), pur di distinguersi dall’idrovora di voti di FdI.

Gioggia sa di dover mollare per lasciare la patata bollente delle sue scellerate politiche economiche nelle mani di qualcun altro, l’opposizione, che, ahimè, non ha ancora capito che l’impoverimento lento e progressivo del ceto medio, senza toccare di fatto le rendite di chi sta drenando bilioni dalle entrate pubbliche (vulgo, Multinazionali, Banche, Assicurazioni and so on), non favorirà chiunque sarà al governo.

Destra o Sinistra che sia.

E la constatazione di un’opposizione molle, sarà il suo riscatto e la molla per farla ritornare al Potere, utilizzando, more solito, l’arma più potente di questi ultimi trent’anni: il vittimismo o, come lo chiamerei io, per esemplificare, il Calimerismo.

Ce l’hanno tutti con me perché sono piccolo e nera, il che è, in realtà, un’incontrovertibile verità.

Gioggia è piccola e nera. 

Ricordiamocelo sempre.

La rendono grande, a sprazzi, le politiche di una Sinistra senza bussola e sestante. 

Nel bel mezzo dell'Oceano.



venerdì 1 marzo 2024

"Vedo la nonna che con l'ago vuol riparar le mutande rotte". Sulle bussole e sulle navi dopo il voto sardo.

 Vedo troppa esultanza per l’insperata vittoria nelle Regionali in Sardegna.

Già c’è chi preannuncia lo spiedo per Salvini e la caduta verticale della Ducia.

Non è così.

La pancia del Paese è sempre la stessa.

Se la Sinistra vorrà avere la meglio, dovrà percorrere la strada della difesa dei più fragili: quelli che già vedono in bolletta gli effetti del mercato libero nel settore dell’energia e che vivono sulla propria pelle il lavoro precario o, peggio, il lavoro a tempo pieno sottopagato che non permette loro, però, una vita dignitosa.

Per far questo, dovrà espellere come tossine i fanatici del neoliberalismo e i teorici della flessibilità del lavoro come panacea di ogni problema economico di uno Stato.

Fuori dai denti: Renzi e Calenda possono trovare benissimo il loro approdo nell’odierna Destra che nella politica del “Lasseiz-faire” crede assai, se non quando deve difendere qualche potere corporativo (taxisti, balneari, solo per fare un esempio).

In secondo luogo, dovrà disinnescare il percorso europeo che sembra portarci verso una guerra. L’escalation delle spese militari non è una buona idea, se non per gli azionisti di maggioranza delle industrie delle patriottiche armi italiche.

La Destra batterà, come al solito, sui propri tasti: sicurezza, ricerca del nemico di turno (immigrato, comunista o anarchico) e pugno duro con chi non le piace; carezzine per gli amichetti.

Ci sa fare, eh, ma sembra, come ogni pugile “groggy”, che stia perdendo le misure (si veda lo scontro con Mattarella sui fatti di Pisa e l’uscita mediaticamente devastante di quel Leghista che ha messo in contrapposizione la Polizia, che ha sempre ragione, e docenti e genitori, che hanno sempre torto).

La loro nave non sta, comunque, affondando: beccheggia, ma ha una direzione. La Sinistra, come è spesso successo da un ventennio in qua, non perda la propria.

                                                   Lo spin doctor in saldo.

mercoledì 24 febbraio 2021

State sereni: dormite tranquilli.

 Ritenere che il governo di Draghi, con Francesco Giavazzi come fidato consigliere (e vi invito a leggere i suoi numerosi interventi sul "Corriere della Sera"), sia vagamente di sinistra è come pensare che dormire su un letto non riempito ad acqua, ma a liquame bovino, vi garantisca sonni tranquilli e sereni.

L'alata similitudine mi è venuta così.
Non sono poeta, ma all'ispirazione poetica non si comanda.
E stanotte non dormirò.
Impoeticamente.

mercoledì 4 marzo 2020

Solidarismo e neoliberismo in salsa postapocalittica nei tempi del Coronavirus.


Oggi per una questione sanitaria si sta fermando un Paese. E lo sta facendo con compostezza e raziocinio. E contro ogni logica economica.
Riflettano i fautori del neoliberismo all'amatriciana. Gli Statali alla fine del gran casino avranno, nonostante tutto, il culo nel burro. Gli Statali della Sanità, che si stanno sbattendo alla grande, non avranno nocumento stipendiale, al massimo si ammaleranno per deontologia professionale.
Oggi a soffrire, e tutti dovremmo e dobbiamo soffrire per loro, sono i professionisti delle partite IVA e le attività del privato e non solo: turismo, ristorazione, cooperative sociali. 
I neoliberisti, però, fino all'altro ieri, non hanno avuto la stessa pietà quando ne hanno avuto la possibilità: tagliare il pubblico per loro è sempre stata una vera gioia. 
Privare della carta igienica le scuole, evvabbe', e dei posti di Terapia intensiva gli Ospedali , ohibò, era solo un vantaggio: meno tasse e Stato leggero. Oplà!
Ora piangono le lacrime amare degli idioti imprevidenti: si sono accorti che durante le emergenze gli Stati leggeri evaporano, mentre gli Stati che hanno mantenuto un po' di Welfare sopravvivono.
Perché? Perché il principio solidaristico è ancora valido e vitale, mentre l'individuo dell' “homo homini lupus” che  sbrana il suo simile sempre e comunque è ferale e imprevidente (tranne che ci sia uno Stato assolutista e dittatoriale a tagliargli le unghie o a nascondere i danni).
Per metterla sul banale, un esempio: se volete un tampone per stabilire se avete il Coronavirus in Italia non pagate, negli Stati Uniti costa 3000 euro.
E , lì,  se non avete neanche un'assicurazione, non vi fanno neanche entrare nell' Ospedale. 
Potete crepare all'ingresso e contagiare tutti gli altri. 
Allegramente. 

mercoledì 2 maggio 2018

Tra coercizione e lassismo. Il tempo dei figli.


Mi trovo spesso a discutere di questioni educative con colleghi e genitori, in particolare sui metodi coercitivi per impedire comportamenti fortemente “divergenti” da parte di bambini e adolescenti. Facebook offre spesso la risposta semplice per problemi complicati: pullulano in Rete le immagini di zoccoli volanti, di battipanni disneyani sul fondoschiena di Qui, Quo e Qua e di punizioni draconiane per i bimbi che trasgrediscono e per gli adolescenti che provocano coloro che li hanno generati.
I cosiddetti “laudatores temporis acti”, insomma quelli che dicono: “Signora mia, ai miei tempi non succedevano queste cose!”, mi sono umanamente simpatici, ma soffrono di una grave amnesia: la violenza tra i banchi di scuola e fuori dall'ambito scolastico c'è sempre stata e non è mai stata attenuata dalla coercizione aggressiva nell'ambito domestico.
Capisco le ragioni di tutti, ma il ricorso alla forza, anche se talvolta sembra la via più diretta tra i due punti, non è mai, in termini di principio, quella migliore.
Chi pratica discipline marziali lo sa: meglio sfruttare a proprio vantaggio l'aggressività altrui che utilizzarla per fermare l'avversario. Ci sono delle deroghe d'accordo, ma riguardano i casi estremi (rischio della propria incolumità, pericolo per altri et similia), non la normale amministrazione.
Imporre le regole senza l'utilizzo della forza, però, comporta però una gran fatica e, in particolare, un gran dispendio di tempo.
Molti genitori si sono distratti: lentamente, direi in modo subdolo, il tempo da dedicare ai loro figli è stato fagocitato: innanzi tutto dal lavoro (non solo, è vero, ma è un capitolo a parte).
Molte famiglie hanno oggettivamente solo il tempo della sera, e risicatissimo, perché l'abbiocco incombe, e dei rari fine settimana liberi (sempre che non lavorino sabato e domenica) per dedicarsi ai loro pulcinotti.
La litania “è più importante la qualità della quantità” è , lasciatemelo dire, un pannicello pietoso, il cerotto sul ventre per guarire il mal di pancia; insomma un rimedio grazioso, ma inefficace.
I tempi da regalare ai bambini sono ridottissimi e la colpa non è dei genitori, ma di un sistema che ha condotto coloro che si arrischiano a mettere al mondo un figlio di abbandonarlo a se stesso o alle letali attenzioni della generazione dei nonni (che ormai, spesso, sono ancora in età di lavoro, Fornero docet, e si sottraggono all'incombenza, lasciando de facto i genitori soli) o di volenterose babysitter.
Mettiamoci come carico da 90 lo stress che oggi il lavoro comporta: essere lucidi non è facile a fine giornata e chiedere a un genitore di occuparsi della prole in modo consapevole e efficace, quando l'energia è esaurita è una vera crudeltà.
Pensate ai pendolari, pensate alle commesse nei Supermercati la domenica mattina, pensate a chi lavora a 200 km da casa, pensate a chi in certi momenti dell'anno è al lavoro o impegnato con la mente nello stesso non otto, ma dodici/quattordici ore al giorno (che sia titolare o dipendente dell'azienda, non importa).
Ovviamente dire oggi “otto ore per dormire, otto ore per lo svago e otto ore per il lavoro” è uno slogan percepito come comunista ( è uno slogan del Primo maggio quando è stato istituito...)
La stragrande maggioranza degli italiani non è comunista, d'accordo, si è capito, ma coloro che non lo sono sappiano che il neoliberismo ha ottenuto ora tutto quello che ha sempre sognato (rappresentandolo agli occhi di chi ci ha creduto come un Paradiso Terrestre e convincendo vasti strati della ex Sinistra della correttezza dell'operazione): frammentare il lavoro, destabilizzare le sicurezze del lavoratore, ridurne le garanzie, isolare il singolo lavoratore dal contesto solidale degli altri lavoratori.
Ecco queste sono tutte politiche che vanno contro le esigenze dei genitori tutti. 
Comunisti e non. 
Se siete d'accordo con i dettami imperanti del neoliberismo, mi raccomando, non fate figli.
O, se deciderete di procrearli o se lo avete già fatto, non lamentatevi più di tanto della loro protervia, intolleranza e aggressività, tranne che vogliate riappropriarvi del bene più prezioso che, nella migliore delle ipotesi, avete regalato ad altri in cambio di pecunia, ovviamente, con tanta faciloneria (e magari applaudendone la logica di fondo): il tempo.
Chi invece ha dovuto piegarsi a questa logica senza condividerla, pena la povertà, ha tutta la mia solidarietà, ma anche questa, come ben sapete, è un pannicello caldo ;-)
arz62

giovedì 26 ottobre 2017

La colpevolizzazione del lavoratore.

Scusatemi, ma se c'è un atteggiamento che mi fa uscire dai gangheri è l'incoerenza. E' un trentennio (ad occhio e croce, da quando è caduto il Muro di Berlino) che il neoliberismo , senza alcun obiezione, ci parla della virtuosità del libero mercato, della provvidenza che ci è offerta dallo stesso e della bontà sovrannaturale della legge della domanda e dell'offerta con le sue manine prodigiose (aduse ovviamente ad accarezzare i ricchi e a menare i poveri....ma non lo si dica in giro).
Sia chiaro io non la penso affatto così, ma quando leggo articoli di questo genere mi viene l'orticaria: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/10/24/a-questo-annuncio-non-risponde-nessuno-dove-sono-finiti-tutti-i-disocc/35946/.
Orbene, ordunque.
Si offre un posto di lavoro. A detta di chi lo offre, di tutto rispetto. Nessuno risponde. Se si seguisse la logica degli idolatri del libero mercato, pur in tempi di obnubilamento totale della stessa, ci sarebbe solo una risposta: l'offerta di lavoro non è abbastanza appetibile o perché lo stipendio è troppo basso o perché le condizioni di lavoro non sono sufficientemente favorevoli. Non ci sarebbe nulla da scandalizzarsi.
Se si seguisse sempre la logica, ma sappiamo che non è più di moda, la soluzione a questo problema è semplice: si dovrà aumentare lo stipendio o si dovrà operare a un miglioramento delle condizioni di lavoro per attirare la manodopera riottosa.
Evidentemente oggi non funziona più così.
Il neoliberismo, diciamocelo tra di noi, ha una notevole predisposizione per la schiavitù.
Il lavoratore, nell'ottica degli amanti della nuova religione, ha una tabe che dovrebbe essere combattuta: l'aspirazione a uno stipendio dignitoso e a condizioni di lavoro rispettose per la propria esistenza.
Il lavoratore non accetta condizioni di lavoro percepite (?) come sfavorevoli?
La risposta è semplice: trasformiamo il potenziale lavoratore in un indolente, un posapiano, un tipino che rifiuta un lavoro che, guarda caso, gli extracomunitari accettano leccandosi i baffi, un pezzo di cacca che non sa quel che perde.
Osservate il cipiglio di quelli che, dall'alto dello scranno della loro posizione di privilegio, si permettono di cazziare la classe lavoratrice e preparatevi allo sputo.
Nessun rispetto, mi raccomando: non si meritano altro. Oggi, per un miracolo di cui è difficile capire la ragione, sappiatelo, si aspettano degli applausi. Da parte dei carnefici, ma anche dalle vittime.


venerdì 28 luglio 2017

Sulla polemica vaccini sì, vaccini no.

So di tirarmi una tegola sulla testa, ma conto sul fatto che chi leggerà quanto sto scrivendo appartenga, ed è un'iperbole per eccesso, al numero dei venticinque lettori di manzoniana memoria (tra cui almeno una decina non condividono generalmente nulla di quello che dico, ma mi vogliono bene e non mi strapazzano più di tanto).
Mi accingo a parlare male degli antivaccinisti.
Non entro nel merito: non sono competente e non mi azzardo a mettermi a discutere di argomenti che non mi appartengono.
Parlo solo della foga che caratterizza chi difende la causa antivaccinista. E sulla comunicazione e sull'uso della lingua qualcosina so.
Perché diffido? Perché il meccanismo psicologico e sociale che sta alla base della contesa è abbastanza evidente.
Il neoliberismo ha instillato nella testa di molti l'idea che l'individuo conti di più non solo dello Stato, ma di tutta la comunità a cui appartiene.
Sappiamo che le istituzioni “forti” sono state oggetto di feroce critica da ormai un cinquantennio (Mioddio! Un cinquantennio...): Stato, Chiesa, Esercito, Istituti psichiatrici, Medicina tradizionale, Scuola e Università se la passano maluccio.
L'unica divinità che non si può contestare è l'Economia, perché prendersela con l'Economia, come disse un tempo un guitto delle nostre parti, è come prendersela con la pioggia.
Zitti e mosca, alla Moira economica obbediscono anche gli dei dell'Olimpo!
Negli Stati Uniti la rivolta trumpiana per l' abbattimento dell'Obamacare è significativa: lo Stato non può imporre nemmeno il diritto alla salute pubblica poiché puzza di socialismo e di stato Sociale.
Noi che recepiamo le novità d'oltreoceano con il debito ritardo e le distorciamo a nostro uso e consumo, abbiamo incominciato da poco: si va dalla scuola parentale ( “Perché lo Stato si arroga il diritto di educare i nostri figli?”) alla difesa del diritto di non vaccinare i figli ( “Che diritto ha lo Stato di imporre una vaccinazione che è potenzialmente pericolosa?”) e, ovviamente, alla base di tutto, ci sta la rivolta fiscale ( “Perché lo Stato si pippa metà del mio guadagno?”).
Insomma, la Storia ci insegna che dal Tea Party bostoniano a oggi i “Figli della Libertà” hanno tutto il diritto di utilizzare acqua salata per la loro bevanda preferita.
E' inutile pensare di opporsi più di tanto all'andazzo, inutile ricordare ai nostri cari concittadini che la loro salute, in Italia, è ancora difesa dallo Stato sociale e che , con gli stipendi che corrono, in uno stato ultraliberista non potrebbero pagarsi nemmeno l'ingessatura per una frattura composta al braccio; inutile dire che l'istruzione pubblica, con tutti i difetti di questo mondo, ha garantito ( ma ancora per poco , ragazzi!) ai loro figlioli, se non di lavorare in Italia, di avere qualche possibilità di impiego all'estero (se così non fosse, se la scuola italiana non resistesse con le unghie e coi denti al degrado imposto, perché mai si parlerebbe di “fuga di cervelli”?)
A complicare le cose c'è poi la “distorsione” a cui ho accennato.
Perché in Italia non c'è in realtà un conflitto solamente tra individuo e Stato, ma, com'è evidente, tra famiglia e Stato, il che in un paese cattolico non è cosa di poco conto.
E' la famiglia a sentirsi minacciata, a vedere nelle istituzioni un nemico da cui difendersi.
Ed ecco spiegata la foga degli antivaccinisti: non difendono loro stessi, ma la loro prole... e toccare i figli in Italia è come toccare i fili dell'alta tensione! E l'istinto darwiniano prevale e la parola chiave è sempre quella: famiglia.
Peccato poi , per chi non se ne fosse accorto, che la “famiglia tradizionale” non esista più da un bel pezzo e che il benessere ( sì, va bene, lo dico: il capitalismo) abbia distrutto in modo irreversibile un'istituzione che non ha ormai nulla a che fare con una fin troppo idealizzata famiglia perfetta del passato ( ...il “familismo amorale” esisteva già dal tempo in cui Berta filava...lo dico solo per chi ne fa e ne ha fatto un feticcio, Pasolini compreso).
Ecco ora che si fa chiaro il motivo per cui la storia del piccolo Charlie è un emblema perfetto del conflitto in atto: lo Stato malvagio, attraverso la Magistratura, che condanna a morte il piccolo bambino è la rappresentazione perfetta dello Stato tirannico.
Rassegnarsi a un destino terribile e crudele che prospetta anche ai piccoli cuccioli dell'homo sapiens una fine ingiusta o prendersela (inutilmente, ahinoi!) con le malattie che hanno accompagnato la storia dell'umanità e che ora potrebbero diffondersi anche attraverso la nostra ignavia, è troppo difficile.

Più facile è prendersela con lo Stato, l'altro feticcio negativo eretto dagli Italiani perché questi ultimi non si guardino mai allo specchio, perché di quando in quando si sentano grandi e adulti, e spesso eroici ( in questo caso giocandosi ai dadi babilonesi la pelle degli altri e, in particolare, quella della loro prole).

Il lento declino della scuola pubblica.


Quando parlo a qualcuno di una volontaria e pervicace manovra del neoliberismo atta a distruggere la scuola pubblica (sia chiaro: non è un'idea solo mia...), vedo, talvolta, gli occhiettini del mio interlocutore farsi piccini piccini in un misto di sorpresa e di diffidenza. Chi mi conosce sa che non amo il complottismo, ma mettere insieme qualche pezzetto del puzzle mi piace, anche se il quadro generale forse mi sfugge ancora del tutto. Mi cimento con pochi pezzi per essere più persuasivo e tento un'operazione simile a quella di "Blob" ossia accostare in un continuum elementi eterogenei.
Il primo pezzo ( è lunghetto, ma ne vale la pena; parla dei trenta-quarantenni) è di un intellettuale, Christian Raimo, che si distingue per passione civile e chiarezza di esposizione ( e aggiungiamoci la modestia, predisposizione d'animo perlopiù osteggiata dal forte sentire e urlare di chi pensa di saperla lunga). Il secondo pezzo del puzzle è tratto da Facebook e vede protagonisti i ventenni di oggi ( non TUTTI i ventenni sia chiaro...): si tratta di una delle interviste de "Il Milanese imbruttito". Mi scuso anticipatamente per le volgarità contenute nel filmato, ma è parte non trascurabile del discorso. 
Il terzo pezzo è un cartone animato di rara raffinatezza.
Mescolate e fate reagire le sinapsi: ne risulterà un composto instabile e un po' destabilizzante... 

sabato 10 giugno 2017

Il destino degli italiani: diventare più bassi!

Prima hanno incominciato gli industriali: “Non riusciamo a trovare personale qualificato!”, ora ci si mette anche la scuola ( che nella scala del valore sociale tra le istituzioni in Italia, e solo in Italia, si trova all'ultimo gradino): a Bologna non si sono trovati docenti sufficientemente preparati per vincere il concorso nella scuola primaria.
Oh, accidenti, si grida allarmati: i giovani non solo non sono preparati, ma anche quando sono all'altezza, non si sbattono più di tanto.

La nostra classe dirigente è fatta di idioti distillati: è trent'anni che hanno disincentivato lo studio (“Con la cultura non si mangia”, ipse dixit Tremonti), hanno leso la dignità professionale dei laureati e del personale tecnico qualificato con stipendi da fame e ci hanno fatto bere la dottrina neoliberista che la scuola e l'università costa e che più si taglia in questo settore ( per i più beoti improduttivo) meglio si fa, così le tasse si riducono: meglio pochi ( e ricchi, ché pagarsi le tasse universitarie ora non è alla portata né del lumpenproletariat, né ora del piccolo borghese) laureati, ma buoni (e possibilmente bocconiani così che possano diffondere il Verbo Urbi et Orbi).

Ecco ora i risultati dell'autolesionismo del nostro Paese, votato, come ho già scritto in altre occasioni, a un lento declino, se non a un suicidio programmato.
Ora mancano i maestri nelle scuole Primarie, nelle scuole medie trovare un docente di Matematica e come cercare l'ago in un pagliaio, le Università si lamentano della preparazione di base traballante delle matricole, domani mancheranno i medici e i chirurghi e gli industriali ( primi responsabili della deriva di cui sopra) solo ora si accorgono che per far funzionare le loro industrie non troveranno gente sufficientemente attrezzata ( anche perché la politica della domanda e dell'offerta vale solo in linea teorica e non ci pensano proprio di aumentare gli stipendi dei loro dipendenti...anzi: via alla precarizzazione del lavoro salariato!).
Be', ragazzuoli, se tutto andrà bene, diminuirà  la vita media degli Italiani e, magari, tra breve, registreremo una diminuzione dell'altezza degli italiani, vogliamo scommettere?

E' già successo in USA , ma noi, sapete, ridicoli e pigri imitatori delle ricette altrui, ci arriveremo un po' in ritardo. Non sono, dunque, un profeta, basta solo guardare ai modelli a cui, stentatamente, come tutti gli imitatori di scarso talento, cerchiamo di adeguarci. Siamo solo nani sotto le scarpe dei giganti ( anche se quest'ultimi più bassi che prìa!) arz62

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