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lunedì 19 agosto 2024

Il Calimerismo.

 




Breve e inutilissimo intervento.

La Ducia paventa un complotto vòlto a destabilizzare il Governo. Ora, a suo avviso, se la pigliano con la sorellina. 

Usando un linguaggio bellico, teme un’esplosione: alcuni nemici (Magistratura, Sinistra invidiosa, Poteri Forti et similia) non la amano e tentano di farla fuori.

Nix.

La questione non è questa e la Ducia lo sa benissimo.

Ciò che si prospetta è, in realtà, un’implosione.

Consapevole che le promesse fatte non stanno in piedi, Gioggia vede disgregarsi piano piano le alleanze e scricchiolare le promesse alle lobby di riferimento (taxisti, balneari, evasori, elusori, industria delle armi et similia).

Giocoforza, per il diktat europeo, è stata obbligata a tradirne una: i balneari.

Giocoforza la politica piaciona nei confronti di elusori e evasori la sta mettendo alle corde: per reperire nuovi denari o dovrà falcidiare di nuovo i salariati o i pensionati o i pensionandi (il TFR!) o, mioddio, no!, come il pusillanime Amato del 1992, dovrà toccare i conti correnti del ceto medio che l’ha votata in massa.

Gioggia sta capendo che questo è il momento di lasciare: l’estate sta finendo e alla ripresa autunnale dovrà fare i conti con molti.

La cortina di fumo mediatico che finora ha parzialmente funzionato anche grazie all’occupazione militare della RAI si dissolverà e all’apparir del vero i SUOI elettori le faranno le bucce. 

Già Forza Italia si sta smarcando (vedi la questione dello "Ius scholae") e la Lega che sa di avere ormai il cappio al collo è disposta a raccattare tra le sue file i filonazisti (ma la sua base non è molto d’accordo), pur di distinguersi dall’idrovora di voti di FdI.

Gioggia sa di dover mollare per lasciare la patata bollente delle sue scellerate politiche economiche nelle mani di qualcun altro, l’opposizione, che, ahimè, non ha ancora capito che l’impoverimento lento e progressivo del ceto medio, senza toccare di fatto le rendite di chi sta drenando bilioni dalle entrate pubbliche (vulgo, Multinazionali, Banche, Assicurazioni and so on), non favorirà chiunque sarà al governo.

Destra o Sinistra che sia.

E la constatazione di un’opposizione molle, sarà il suo riscatto e la molla per farla ritornare al Potere, utilizzando, more solito, l’arma più potente di questi ultimi trent’anni: il vittimismo o, come lo chiamerei io, per esemplificare, il Calimerismo.

Ce l’hanno tutti con me perché sono piccolo e nera, il che è, in realtà, un’incontrovertibile verità.

Gioggia è piccola e nera. 

Ricordiamocelo sempre.

La rendono grande, a sprazzi, le politiche di una Sinistra senza bussola e sestante. 

Nel bel mezzo dell'Oceano.



sabato 25 gennaio 2020

De Satira in barbarorum tempore.

Noto un certo scoramento in chi si cimenta in questi tempi grami in Italia, da professionista, da semiprofessionista o da dilettante nella Satira.
Non è la paura della censura (e che opera alla grande e senza freni in molti Paesi): in Italia al massimo si rimedia una denuncia dal politico di turno con l'orticaria facile, ma in galera non si va ancora (c'è sempre tempo, sia chiaro).
L'unica pena ormai evidente e accettata, obtorto collo,  è la marginalità del proprio messaggio, nonostante che i Social diano l'impressione fallace dell'amplificazione.
C'è di peggio, però: chi fa Satira si sente del tutto impotente rispetto a ciò che sta succedendo.
Il “Castigat ridendo mores” si è ingrippato alla grande e, spesso, anzi, si ha la sensazione che mettere in luce le tare di una classe politica oggettivamente inetta non faccia altro che il suo gioco; perché ormai di nulla si vergogna e i fan, come impone il nome, sono refrattari ad ogni critica nei confronti dei loro idoli politici che sono Dei anche a fronte di comportamenti di immane follia umana e etica. 
E il fenomeno osceno (e anti-intuitivo) è quello di vedere il numero dei fan crescere al crescere della provocazione cazzara.
Chi fa Satira si sente come l'uomo comune di mattina davanti al gorgo che porta via l'acqua calda del lavandino: vorrebbe limitare il flusso col tappo, ma,  ormai consapevole che il meccanismo non funziona, si rassegna a farsi a barba con l'acqua fredda. 
Non rinuncia, ma il rasoio, meno scorrevole, si inciampa sulla pelle, lasciando tagli e taglietti. Dolorosissimi.

lunedì 16 settembre 2019

Non c'è niente da ridere se il fantasma di Bibbiano si aggira ancora per l'Italia. Non è un fantasma, comunque: è un vampiro.


Lo sapete: so disegnare e mi diletto di satira politica. Qualcuno potrebbe pensare che la bambina di Bibbiano che non è di Bibbiano salita sul palco di Pontida potrebbe idealmente stimolare la mia creatività e il mio umorismo. 
Per nulla.
So che cos'è il cinismo, quello che ride delle disgrazie altrui, quello, tanto per fare un esempio, di Charlie Hebdò. Anche il cinismo, però, ha un'etica: chi è cinico pensa che non vada bene così come va il mondo e che quest'ultimo debba cambiare. E se non può cambiare, il cinico di tal fatta ritiene che si possa rappresentare nella sua miseria per rendere edotti coloro che non sanno. 
Il globo terracqueo è mota, fango e merda, non ve ne rendete conto?
L'uomo politico che mette in piazza una bambina che dovrebbe rappresentare un caso politico e che sa, perché sa, che non c'entra nulla con quello che vuole dimostrare, non è cinico: confida, e in questo è cinico, sull'infinita dabbenaggine dei suoi adepti, ma dimostra che il mondo gli va benissimo com'è, che non c'è nulla da cambiare, che l'orrore è bellissimo, permettendogli di andare avanti nell'opera di demolizione di ogni empatia per chi soffre.
Perché la sofferenza per persone di tal fatta non è un mezzo di sensibilizzazione per debellare il dolore del mondo, ma uno strumento per mantenerlo ad libitum e al diapason.
Ecco: Capitan Findus non è un rivoluzionario, come ogni tanto si presenta agli occhi degli ingenui, è un perfetto conservatore a cui va benissimo che la realtà sia orribile e che gode dell'orrore dei comportamenti umani, della loro grettezza e della loro lontananza da ogni forma di umanità.
Mi meraviglia, e molto, che una Destra legalista e moderata possa andare serenamente a spasso con lui. Il fantasma di Bibbiano non terrà lontano dall'Italia il Comunismo, ma ogni forma di cambiamento.
Temo che il nuovo partito di Bibbiano senza Bibbiano vampirizzerà a breve quel poco di Destra seria e liberale, senza ucciderla, perché il vampiro, non avendo alcun vantaggio a debilitare troppo il vampirizzato, inoculerà nel suo sangue i germi della sua malattia pur mantenendolo in vita. 
Così come sta facendo in vasti strati della popolazione, trasformando un popolo già incline ad essere immorale e poco vicino ad un prossimo che non coincida con la sua famiglia in un popolaccio urlante della peggior specie, difensore fiero dei forti e implacabile carnefice con i deboli ossia la perfetta incarnazione di un novello Don Abbondio italico con dei canini molto pronunciati, pavido e, nel contempo, feroce e assetato di sangue.

giovedì 25 luglio 2019

L'infantilismo italiano (Sesta puntata): "E allora Ciccio?"


Capita nelle aule scolastiche delle scuole medie di dover riprendere il comportamento scorretto di qualche allievo. I giochini pur di non stare attenti sono millanta: puntare la matita appena temperata sul braccio del compagno, minare l’equilibrio instabile della sedia dello stesso o togliergliela d’improvviso da sotto il sedere, scrivergli sul braccio TVTTB con annessi cuoricini infilzati dalle fatidiche saette. Il buon insegnante, fingendo di fare il severissimo, con voce cavernosa se maschio, da sirena antincendio se femminuccia, incomincerà la reprimenda con il classico: “Che cosa stai combinando, ***?” Il garzoncello scherzoso si farà di improvviso cupo, guarderà a destra e a sinistra per cercare aiuto come don Abbondio e poi, sfoggiando una conoscenza inaspettata dei pronomi, domanderà al docente che lo ha chiamato per nome e che incontrovertibilmente si è rivolto a lui: “Chi? Io?” “Sì, proprio tu, perché… (segue la descrizione del comportamento scorretto)?” Ormai nell’angolo il pargolo potrà ricorrere a varie tecniche di fuga davanti al pericolo: tanatosi (fingersi morto), finto malore (svenimento, mal di pancia et similia), negazione (“Non ho fatto nulla" o il temibile gas lighting “Lei non ha visto bene"). Ma la tecnica preferita è la frasettina :”E allora Ciccio?” Il docente allora comincerà il discorsetto di prammatica: “Caro ***, la responsabilità è individuale. E io ti ho colto con le mani nella marmellata. Non dubito che anche Ciccio potrebbe aver commesso qualche scorrettezza, ma in questo momento sei tu nei guai. (Il ricorso all' exemplum è d'obbligo: l’espressione “responsabilità individuale" potrebbe non essere stata colta). Tu sai che non tutti coloro che passano col rosso vengono multati, ma quando il vigile ti contesta la multa non ha senso rimproverarlo per non aver multato gli altri…” Il pargolo alzerà il sopracciglio destro (è segno che sta rielaborando il messaggio) e utilizzerà l’arma che piace tanto ai ragazzi che hanno fame di giustizia per giustiziarla: “Ma non è giusto!!!” Al che il buon docente chioserà: “Lo so che non è giusto, ma il Mondo funziona così e la scuola dovrebbe insegnarti che le Leggi si rispettano anche quando il vigile o se preferisci l’insegnante non c’è. C’è chi pensa di riempire il Mondo di Vigili, Poliziotti o , per risparmiare, di telecamere per tenere a bada chi sgarra. Io penso, ma sono forse un ingenuo, che dovremmo insegnare a tutti che il rispetto delle Leggi dovrebbe essere dentro di noi. Poi ci sarà sempre qualcuno che ci proverà ad infrangerle, ma confido nell’effetto gregge…” Come si potrà ben notare l’insegnante si è perso nei suoi pensieri, figuriamoci il porello che è andato in cimbali dopo le prime parole. Qualcuno si domanderà ora il senso del pezzo. Su, dai, è facile. Vi do un indizio: “ E allora i Marò?” , “E allora le Foibe?”e in questi giorni “E allora il PD?”, “E allora Bibbiano?".

lunedì 24 giugno 2019

L'infantilismo italiano (Terza puntata): "La bella lavanderina"


La Politica con la p maiuscola dovrebbe risolvere o almeno tentare di risolvere i problemi. La politica con la p minuscola ha lo scopo di fingere di risolvere i problemi e, talvolta, di crearli grazie alla propria dabbenaggine. 
Lo scopo di questa politicuzza è sollevare polvere perché l'elettorato non veda bene in che guai va cacciandosi per colpa di una classe politica indegna.
A tale scopo è necessario distrarre continuamente il pubblico come ben sanno gli abili prestidigitatori.
Se si è in due è meglio perché il continuo agitarsi di uno solo può destare sospetto.
Così è necessario che il ruolo di capogioco passi dopo un po' di tempo al compagnuccio di ventura.
Il gioco infantile associato a questo modo di agire e prevalentemente praticato dalle fanciulle, è la “bella lavanderina”.
Ci si mette in cerchio e si recita insieme una filastrocca; la bambina prescelta compie una serie di azioni completamente inutili, così tanto per far passare il tempo. 
Alla fine della filastrocca si passa l'onere di essere protagonisti del gioco con un bel “Bacione”.
La filastrocca è notissima:

La bella lavanderina che lava i fazzoletti per i poveretti, la bella carità,
Fai un salto [la bambina al centro salta]
Fanne un altro [la bambina al centro salta di nuovo]
Fa' la riverenza [la bambina al centro si inchina]
Fa' la penitenza [la bambina al centro si inginocchia]
Ora in su [la bambina al centro guarda in alto]
Ora in giù [la bambina al centro guarda in basso]
Dai un bacio a chi vuoi tu

Ora la tradurrò nelle azioni del governo attuale.

*** è al centro del cerchio.

“Ecco il bell'ometto che odia la povertà,
ma il reddito di cittadinanza non è la carità.
Salta sul balcone,
sorridi del barcone,
inchinati a San Gennaro,
nelle mani del puparo,
le braccia in giù,
il culo in su,
dai un bacio a chi vuoi tu!

*** bacia il ***.


“Ecco il guascone che inventa i mini-bot,
per pagare il debito ce ne vorranno un tot.
Arringa sul balcone,
atteggiati a fascistone,
bacia Padre Pio,
grida: “Prima io!”
il braccio in su,
lo spread in su
dai un bacio a chi vuoi tu!”


E il gioco continua! Buon divertimento! Bacioni, eh! ;-)
arz62

lunedì 27 maggio 2019

Capitan Findus e le armi della persuasione. Chapeau!


Umberto Eco, pace all'anima sua, dovrebbe essere buttato nel Po post mortem (nel Medioevo si è riesumato qualche Papa per fargli la festa nel Tevere dopo qualche anno di sepoltura) per aver indagato col suo acume intellettuale il motivo del successo di Mike Bongiorno: essere uguale, anzi al di sotto, al livello dei propri telespettatori è un'arma vincente.
Ed ecco prima Berlusconi e ora Capitan Findus, che hanno evidentemente letto avidamente le parole del grande semiologo e romanziere o perlomeno hanno frequentato e assunto chi lo ha letto per benino, in palmo di mano delle masse plaudenti.
Nulla è fatto a caso. 
Anche gli errori sono voluti.
Eccovi il tweet del nuovo Re Mida che trasforma la Merda in voti.
Bellissimo!
Non temano i Leghisti DOC: non rosico. 
Mi inchino all'intelligenza di chi sta dietro a questo fenomeno.
Eccovi il cartello: sgrammaticato e senza punteggiatura.
Manca il soggetto (La Lega), il Capitano scrive il numerale ordinale con i numeri arabi (sì, sono arabi), tralascia la virgola e il punto esclamativo.
La forma corretta non sintetica e scarsamente efficace dovrebbe essere: “La Lega (è il) primo partito in Italia, grazie (a voi elettori per averci premiato)!”
Lasciate un ragazzino di prima media l'onere di scrivere un cartello del genere e lo scriverà così.
Anche il tweet è geniale. “Una sola parola: GRAZIE Italia!”
Afferma di dire una parola e ne dice due, grida GRAZIE (il maiuscolo per la netiquette è un grido), sorvola sulla virgola, mette questa volta il punto esclamativo e fa seguire la bandierina italiana. Perfetto. 
Rafforza il ringraziamento ai suoi elettori (e il “grazie” lo evidenzia con l'evidenziatore giallo sul cartello e lo grida nel tweet).
Poi c'è l'ambientazione e qui c'è il colpo di genio.
Scaffali aperti: libri e cimeli di vario genere in disordine. Si va dal cappellino trumpiano “First America”, dal cappello dei Carabinieri, a qualche foto. Appaiono in ordine sparso un libro su Himmler (così dicono, ma io non sono riuscito a vederlo), qualche bottiglia di vino qua e là, la bottiglietta o ampolla con il simbolo leghista, qualche fotografia di qualche giocatore del Milan alla parete et similia.
Ma l'occhio si sofferma su due simboli : il Tapiro (che richiama Mediaset) e l'icona ortodossa di un Cristo (che richiama insieme la Russia e il Cristianesimo).
L'insegnamento per i suoi avversari: non date dell'ignorante a chi sa utilizzare bene gli strumenti di persuasione di massa. 
Sono leciti, eh! E l'ignoranza fa parte integrante di una strategia perfidamente intelligente.

P.S. Morisi oggi fa il bulletto dicendo di non aver sbagliato nulla. Falso. Aveva in mano il 40% dei voti e ne ha ottenuti solo il 34%, ciucciandoli dai voti del Movimento Polli a 5 Stelle. Ottimo risultato, sia chiaro, ma gli ricordo il funestissimo 40% del PD nelle europee precedenti. Può gonfiare il petto oggi, e se lo può permettere, ma non insista più di tanto: Renzi lo ha fatto e si è visto com'è andata.Rimpinguare Paypal a fianco, please!

domenica 27 gennaio 2019

Il M5S, il Movimento fascista più liberale che conosco.


Ovviamente solo i polli ci potevano cascare. Non se ne abbiano i pentastellati per questo commento sicuramente altezzoso, ma la barzelletta del non siamo né di Destra né di Sinistra non faceva ridere.
Quando qualcuno afferma, per di più credendoci fermamente, a simili castronerie non ha scia ;-) mnestica della storia politica dell'Italia, in primis di quell'episodio singolare, ma significativo, che fu l'Uomo Qualunque.
E' vero che un Movimento, quando è tale, ha più anime e la divisione con l'accetta tra ciò che è di Destra e ciò che è di Sinistra, nel comporsi magmatico di interessi di vario genere, non è sempre possibile. All'inizio.
Sta di fatto che ora, e senza tema di smentita, il M5S si è adeguato, qual materasso Memorex, alla politica della Lega che, a sua volta, ha imboccato la strada dell'estremismo di Destra senza se e senza ma.
L'uscita antisemita di Lanutti, quello che ha tirato fuori dal cilindro un falso storico accertato come “I Protocolli dei Savi di Sion”, non ha ricevuto nessun severo commento di condanna, la politica della criminilizzazione dei profughi e delle Ong, cavallo di battaglia della Lega, è stata assimilata senza colpo ferire, mentre il Reddito di Cittadinanza, l'unico simulacro di politica sociale e solidale di Sinistra, si sta trasformando in un pastrocchio terribile, perché le premesse da cui parte il Movimento 5 Stelle sono molto confuse.
Il dettato costituzionale è chiaro: il lavoro è un diritto e il lavoratore che non lavora non è un fancazzista, è una persona a cui si sta togliendo dignità. Lo Stato (con la esse maiuscola) ha il dovere di permettere a tutti di accedere non solo a un lavoro quale che sia, ma anche a una retribuzione in grado di garantirne la dignità. Punto.
Se c'è un errore marchiano della Sinistra degli ultimi trent'anni (e ora ne sta pagando giustamente lo scotto) è di aver perso di vista questo semplice concetto, confidando nelle manine sante del Mercato del Lavoro che, lasciate a se stesse, hanno combinato disastri che, more solito, hanno pagato i deboli a favore dei ricchi.
E i dati sulla distribuzione della ricchezza in Italia (e nel Mondo) sono incontestabili, tranne per chi ha qualche problema con le tabelline.
Nella logica pasticciata del Movimento 5S c'è del buono: chi non ha reddito e non può vivere dignitosamente va aiutato.
Peccato che dalle indicazioni sul Reddito di Cittadinanza prevale il sospetto e il pregiudizio destrorso: il potenziale lavoratore viene considerato un divanista professionista a cui può essere concessa sì una possibilità, ma che va controllato come un bambino capriccioso.
Vuoi lavorare? Prima ti offro un lavoro, se rifiuti le mie proposte perdi il reddito di Cittadinanza. Vuoi spendere i soldi del Reddito? Non puoi farlo come vuoi, perché altrimenti ti puniamo pesantemente. 
Insomma il lavoratore diventa un “minus habens” da guidare verso il virtuoso percorso del lavoro, da locupletare con pochi spiccioli, purché si comporti bene e ovviamente stia buono (il “panem e circenses” non è mai morto).
Come si vede, traspare uno statalismo (con la minuscola) paternalista e al contempo autoritario, in perfetta linea con la storia degli ur-fascismi di tutte le epoche.
Ovviamente una volta assunto il lavoratore dovrà accettare, pena l'estinzione del reddito di cittadinanza, qualsiasi retribuzione (si è parlato forse di minimi salariali?), diventando merce molle nelle mani di imprenditori che, incassando tra l'altro bonus fiscali dallo Stato, non si sbracceranno certo a retribuire verso l'alto una manodopera costretta alle Forche caudine del meccanismo che è stato messo in moto.
Sia chiaro: gli imprenditori fanno il loro mestiere e sanno quanto è importante la manodopera, ma anche loro devono fare i conti della serva e, se possono risparmiare, anche illegalmente, risparmiano, anche attingendo al nero, come ben si può vedere dal pasticciaccio brutto del babbo fascio-liberale di Di Battista.
In sovrammercato, c'è qualche cattivello che perfidamente suggerisce che il rendere il nostro Paese la più maleodorante sentina del razzismo spicciolo in Europa farà sì che i lavoratori stranieri, anche quelli stabilizzati, se ne vadano in altri lidi per far posto nelle fabbriche del Nord alla manodopera “stracciona” (nella logica polenton-leghista, ovviamente) del Meridione.
E il M5S che ha ottenuto grande consenso al Sud si troverà col cerino in mano, mentre la Lega non pagherà pegno, anzi raccoglierà consensi dal suo bacino elettorale di riferimento. Non solo. Perché in Italia l'Unità nazionale da Nord a Sud or rappresentata dal “celodurismo honesto”, variante creativa del “familismo amorale”, prevede che gli altri, in ispecie se si tratta di stranieri o diversi da noi, si piglino a calci in culo, se infrangono le regole (se delinquenti, si mandino a morte o si butti via la chiave), mentre noialtri facciamo beatamente gli affari nostri e della Legge ce ne facciamo un baffo.
Perché il mandato popolare, nella logica ingenua delle masse, rende pentastellati e leghisti, e loro si sentono tali, sacrosanti come i Tribuni della Plebe a Roma. Mi duole comunicare per chi è digiuno di Storia romana che coloro che hanno rivestito tale carica  non sempre hanno sempre fatto una bella fine, anche quando proponevano riforme altamente popolari...Uomo avvisato...
arz©

domenica 16 dicembre 2018

Caro Carabiniere,...

https://video.repubblica.it/edizione/roma/roma-violenta-aggressione-al-carabiniere-dopo-lazio-eintracht-il-militare-estrae-la-pistola/322572/323193?video&ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P11-S1.4-T1


Caro Carabiniere,
tu che, aggredito da una ventina o più di cosiddetti tifosi laziali protagonisti di un' altra aggressione nei confronti di altri tifosi tedeschi, non hai ceduto alla prima reazione, quella più semplice, ossia quella di fare il tiro a segno con gli energumeni, meriti il mio e il ringraziamento di tutti.
Rassegnati. Ti daranno del codardo per quello che hai fatto, ma chi lo pensa, sappilo, è della stessa genia degli energumeni che ti hanno aggredito.
Le tifoserie amano il linguaggio della Guerra e quello della Mafia, non per niente si rivolgono a te con l'”infame” di prammatica.
Eri in evidente inferiorità numerica, ti sei difeso come hai potuto. Venti contro uno, sai che eroi, loro! Tu eri solo e avresti potuto , anche da solo, fare molto male e, se non hai ceduto alla soluzione più facile, è dato dal fatto che tu sei un vero professionista. Avresti potuto a ragione invocare la legittima difesa. Ti hanno ferito.
Tu sei un professionista, però, e il tuo compito non è lasciare cadaveri per le strade, ma quello di evitare che ce ne siano.
Inoltre, se avessi sparato, avresti avuto le geremiadi di quelli che rispettano le Forze dell'Ordine solo quando manganellano gli altri. ACAB siete e ACAB, per loro, sempre sarete.
E' un vero peccato che un vostro diretto superiore, quello agli Interni, anche se tu dipendi dalla Difesa, lisci i cagnacci di tanto in tanto, magari promettendo loro un appalto nel terzo settore della violenza. Belle le ronde, no? Non possiamo mica mettere Carabinieri e Poliziotti dappertutto, vero?
D'altronde, caro Carabiniere, ed è inutile nascondercelo, anche tra i tuoi commilitoni c'è una certa simpatia per chi va per i modi spicci, non è un mistero. E tra i fan dei club sportivi ci sono molti militari che quando scrivono non vanno tanto alla leggera. Senza parlare di quelli che frequentano i siti di Casapound e FN.
Ecco, ammesso questo, per amor di verità, quando ti sarai rimesso, perché la bottigliata in testa è arrivata e avrà fatto danni, cerca di convincere chi ti è vicino che questi personaggi sono pericolosi: hanno una certa predisposizione verso la violenza, e dopo esserla presa prima con l'extracomunitario poi con le zecche, prima o poi le vittime sarete voi.
Prendi ad esempio i successi reali delle Forze dell'Ordine di questi mesi: l'annientamento del clan Spada e di quello dei Casamonica.
La rovina del clan Spada è partita dalla testata di uno di loro a un pacifico giornalista (e ora dovrà dare cappocciate al muro del carcere per la sua beotaggine).
Vorrei che il vigliacco lancio della bottiglia (vigliacco perché ha confidato sul tuo essere professionista) si ritorcesse allo stesso modo su di loro, spezzando la catena che unisce tifoserie e forme di estremismo (nel caso specifico, quello nero, ma non mancano addentellati di altri colori).
Temo che domani , come sarebbe normale, i personaggi protagonisti della tua aggressione non riceveranno la visita delle Forze Armate.
Non succederà, lo sai; e sarà uno smacco. 
I loro nomi e i loro profili sono conosciuti meglio di quelli dei “lupi solitari”.
Prima si deve depotenziare la copertura politica che ha permesso a lungo e  permette a tali persone di andarsene in giro, superbe del loro nulla, dopo aver combinato quello che hanno combinato, indisturbate.
Fatti difendere dai tuoi commilitoni e a muso duro chiedete ai vostri superiori che atteggiamenti di questo genere da parte di balordi straconosciuti e straschedati non possono essere tollerati. E che non reagire , in termini di legge, significa dargliela vinta alla grande. E che fargliela pagare al prossimo scontro di piazza come contentino non è il modo migliore per farsi giustizia perché vi mette tutti allo stesso livello.
Be', oggi, è ancora presto per pensarci. Prenditi qualche giorno e non pensare a niente. Ti spetta.
Poi ritorna al lavoro. Auguri di buona guarigione.
Stefano

giovedì 9 agosto 2018

Lettera ad un'amica. Del motivo per cui è inopportuno seguire i politici di cui non approviamo le scelte politiche e che utilizzano i Social Media con scienza e incoscienza.



Cara *****,
mi spiace dissentire. Hai scritto che intendi seguire come “follower” Matteo Salvini.
So che la curiosità sociologica ci muove così come agli albori di Internet funzionò (e funziona) il porno per molti maschietti. ;-)
Matteo Salvini sa fare il suo mestiere e utilizza in modo scaltro i social media. Si tratta di una nuova forma di “totalitarismo” (ovviamente sto utilizzando un'iperbole ironica): vuole riempire la nostra vita privata col proprio faccione. E ci sta riuscendo alla grande.
Per cui ci dobbiamo sorbire Salvini davanti al fritto misto e con in mano il mojito o mentre percula un povero cristo che è in ambulanza per raccogliere due applausi dei suoi.
Fosse una nostra scelta, passi, ma se la scelta è dettata da un algoritmo, no.
Sia chiaro che nessuno sfugge al meccanismo: la curiosità fa sì che la comunicazione politica funzioni, ed è un'immagine che uso spesso, come gli specchi contrapposti dei vecchi barbieri che lavoravano in ambienti angusti: amplifica l'effetto creando illusorie grandezze.
Ecco il motivo per cui recentemente ho recentemente cancellato molti miei amici su FB. Sono ancora tali e ho già chiesto scusa per la decisione. Non interagivano, però, con me (e non è un obbligo), e seguivano, spesso, presumo, obtorto collo, i miei mal di pancia disegnati e scritti.
Non volevo veramente invadere il loro spazio.
Anche perché percepivo (ma non potevo saperlo di sicuro: erano muti) che non la pensavano come me.
Cerchiamo di capirci: il mio non è un invito a chiuderci nelle camerette chiuse con i nostri compagnucci per raccontarci quanto siamo intelligenti e buoni. Ho molti amici, parenti e conoscenti che dissentono da quello che dico (sono per esempio apertamente di Destra), ma interagiscono, si incazzano, mi mandano a quel paese e, probabilmente, pensano in cuor loro che io sia un coglione.
Va, be', ma mi conoscono o meglio mi riconoscono come interlocutore se sono conoscenti, spesso mi vogliono persino un po' bene e mi perdonano il fatto che vada a occupare la loro cameretta, magari mettendo i piedi sul tavolo e usando il loro bidet come portacenere (anche se ho smesso di fumare;-))
Purtroppo, altri, involontariamente, non interagendo con me, facevano interagire gli algoritmi di Facebook: per cui, seguendo determinati siti e determinati uomini politici, riempivano la mia bacheca di Fake News, comprese quelle più disgustosamente propagandistiche, e, nel caso specifico, del faccione di Salvini.  E non avevo sull'altro piatto della bilancia la loro voce.
Sicuramente, a mia volta, commentando criticamente ogni sua uscita, poiché davanti al piatto ricco mi ci ficco, ho contribuito anch'io (e paradossalmente lo sto facendo anche adesso) ad allargare lo tsunami comunicativo, favorendo chi, per varie ragioni, non raccoglie la mia simpatia politica (umanamente lo ritengo un guitto furbetto, ma estremamente pericoloso perché sta maneggiando materiale che prima o poi può esplodergli tra le mani: sto parlando dell'intolleranza, non di C4).
Ti invito gentilmente, dunque, a esercitare la tua curiosità sociologica per un tempo limitato nei suoi confronti perché è assai più bello parlare con te che parlare di Lui.
Bisogna, insomma, sfuggire, in qualche modo, a quel meccanismo perverso che ci porta a commentare compulsivamente ogni rutto quotidiano come recita al punto 3 del suo bel decalogo un cantautore e scrittore che ammiro molto, Gianfranco Manfredi: bisogna evitare “...L'argomento del giorno, qualunque argomento, qualunque sia il giorno”. Tuo Stefano

giovedì 12 aprile 2018

Le aggressioni negli ospedali e nelle scuole e gli spassi nel vagone-ristorante del treno "Italia"


Le aggressioni a medici e a paramedici ci dovrebbero dire qualcosa di un meccanismo che gira a vuoto in Italia.
Negli ultimi mesi l'opinione pubblica è venuta a conoscenza del fatto che chi lavora nella scuola può essere aggredito. Ora, con più frequenza, perché il fenomeno non è nuovo, quest'ultimo colpisce anche gli ospedali.
E' evidente che la Scuola e la Sanità sono gli avamposti (i più deboli) dello Stato a contatto con i cittadini.
Sappiamo anche che, da un bel po', quest'ultimo è stato smontato pezzo a pezzo da campagne giornalistiche ad hoc.
Prima ci ha pensato qualcuno colpendo i magistrati con i calzini azzurri, poi si è colpito l'erario attraverso la criminalizzazione di Equitalia e così via. E' già Storia ed è inutile ripercorrerla. I responsabili e primi protagonisti sono noti.
E' inutile negarlo: in questo ultimo trentennio l'attacco al cuore dello Stato non è stato sferrato da sanguinari Brigatisti Rossi, ma da quella parte della nostra società che non ha mai accettato la presenza di istituzioni che limitassero gli amorali appetiti degli individui. E in quest'opera di smantellamento c'è stata una perfetta "mistura" tra alta e bassa gente. 
Insieme all'insufflazione del terrore per l'invasione dei migranti, attraverso i mass media (giornali e specialmente TV), la denigrazione dello Stato e della sua funzione è stato il grimaldello o meglio il piede di porco ;-) della Destra per ritornare al potere e del M5S per provare a conquistarlo.
Sembrerebbe (ma è un'illusione ottica) un revival sessantottino: abbasso le istituzioni forti!
Sono nemiche della libertà individuale e dell'espressione della nostra creatività ( o, a bassa voce, della nostra capacità di “intrapresa”).
Ora le Destre e il M5S si apprestano ad andare al potere.
Saranno loro il vertice dello Stato. Recuperare la fiducia verso le istituzioni, sempre che lo si voglia, non sarà facile. L'ipotesi più probabile è che l'opera di demolizione continui e che la denigrazione sistematica dei sottoposti possa garantire, alimentando la confusione, un'ulteriore spartizione delle ricche pietanze per chi in Prima Classe, nel vagone ristorante, si appresta a pasteggiare o a cenare.
Per passare il tempo la Classe Dirigente, ma io sono pessimista, lo sapete, continuerà elegantemente a sputare dal finestrino in direzione della Terza Classe, stando attenta, però, a non farlo controvento... ;-)  arz62

A corredo una vignetta non mia. In genere non pubblico materiale altrui, ma in questo caso val la pena: il sito di riferimento è "Bastardi di dentro".


martedì 21 giugno 2016

Qui non si fa la Storia: si fa lo "Storytelling"!

Be', sappiate che non ho ancora approfondito il significato dello “storytelling” ( renziano) che va tanto di moda. Dovrei, ma il tema non mi appassiona. 
Certo è che l'espressione“raccontare delle storie” si presta a interpretazioni maliziose: la storia può andare con la esse maiuscola ( ”E' ora di fare la Storia!”) o con la esse minuscola ( “La storia non mi convince!”) sino ad assumere il significato di “balle, fandonie, fòle” ( “Poche storie! Fa' i compiti, perdinci!”).
Insomma, con la parola “storia” ( che , porca l'oca!, io scrivo regolarmente “stroia” alla tastiera! E Savinio mi assista!) bisogna andarci piano.
Metto insieme dei pezzi dello storytelling del nostro Matteuccio.

Fase 1 ( sive “fase titanica”, prima delle elezioni locali: l'eroe si rende conto del compito affidatogli e affronta la ricerca del Sacro Graal).

 "Il voto vero non è quello locale, che poco mi cale, ma quello sulle modifiche costituzionali! Se cadrà la modifica alla Costituzione, me ne vò! Procomberò sol io!"

Fase 2( sive “fase empirista”, in prossimità delle votazioni locali : l'eroe si accorge che per raggiungere il Sacro Graal bisogna oltrepassare una palude).

"Vedo che c'è un voto di protesta. Sono quelli che non si rendono conto delle cose grandissime che ho fatto, ma il voto è locale e se ci sarà una sconfitta, non cambio idea. Sarà colpa dei sindaci cattivi come Marino e comunque se non passa la modifica alla Costituzione, forse me ne andrò".

Fase 3 ( sive “fase capponesca”: l'eroe cade nella palude e si inzacchera di cacca come Andreuccio da Perugia. Maledice la Cattiva Sorte, ma il suo animo è puro, immacolato e pronto alla Redenzione).

 "Non è un voto di protesta, ma noi amiamo il nuovo e non il nuovismo. Vogliamo il cambiamento, compreso quella della Costituzione. Ma , attenti!, non si tratta di un referendum contro di me. Se perderò la sfida sul Referendum, mica me ne vado, eh!"

Sono stato troppo didascalico, d'accordo, ma non vi sembra che lo “storytelling” non sia il solito e vecchissimo opportunismo politico, il lutulento e stucchevole scivolare delle idee a seconda del cambiamento del meteo? ;-)

arz


lunedì 17 agosto 2015

Criptopensiero del fascio-leghismo- Seconda puntata

Non c'è bisogno di leggere tra le righe...Leggete nelle righe. Basterà.
arz

" Nei libri di scuola dell'epoca nazista, i bambini dovevano risolvere il problema seguente: sapendo che le cure per un ritardato mentale, la cui vita non ha valore, costano il prezzo di tre alloggi per tre coppie di bei giovani, quale decisione bisogna prendere?
I bambini indignati decidono di abbandonare il ritardato mentale, l'inutile, il cattivo che porta la disgrazia perché impedisce a tre coppie virtuose di conoscere la felicità: ciò che fu " un incitamento all'odio e allo sterminio è la traduzione di una promessa statale di felicità e di uguaglianza sociale".
E' quindi in nome dell'umanità che si sono potuti commettere tutti i crimini dell'umanità".

( Boris Cyrulnik, "La vita dopo Auschwitz" , Milano, Mondadori 2014, pp. 138-139)

mercoledì 20 maggio 2015

Gli idolatri delle parole e le parole ancipiti : pubblico vs privato, flessibile vs inflessibile ( sulla "Buona scuola")

Vignetta di Vauro

Purtroppo, siamo reduci da un trentennio di condizionamento di massa. Dalla caduta di un sistema (di cui, sia chiaro, nessuno ha la nostalgia) alternativo al capitalismo , al di là degli strombettatori della morte delle ideologie ( e della storia!), sappiamo che un'ideologia , una sola, quella neoliberista ha dominato il campo.
E il martellamento mediatico è stato così intenso che anche le parole che sono affascinanti animaletti metamorfici alla Pokemon hanno assunto una consistenza ossea dura da scalfire dai denti sempre più frolli di un'opinione pubblica sempre meno scaltra per mancanza di tempo, per mancanza di strumenti o . semplicemente, per mancanza di voglia.
Cercherò di essere meno fumoso: prendete gli aggettivi “privato” e “flessibile” senza riflettere troppo. Ecco che queste due parole nella vostra mente assumeranno una patinatura dorata. Prendete i loro contrari “pubblico” e “inflessibile” e come per miracolo, nel vostro cervello assumeranno una connotazione negativa.
Eppure le prime due sono parole che, in un determinato contesto, potrebbero avere un significato negativo ( un esempio  "interesse privato in pubblico ufficio" ;-)), mentre le seconde potrebbero avere un valore positivo.
Insomma, queste sono parole con due teste, sono ancipiti! Ma qualcuno ha provato , e c'è ruscito, a tagliarne una: idolatrando le prime e infangando le seconde.

Scusate il discorso che sembra non avere né capo né coda; leggetevi questo bel post di Leonardo 
http://leonardo.blogspot.it/2015/05/la-scuola-del-merito-e-dei-bonus-una.html
e frullate nella vostra scatola cranica “privato” e “pubblico” e “flessibile” e inflessibile”.
E forse mi capirete meglio.

arz  

sabato 9 maggio 2015

Renzi e il voglio,quindi posso.





A proposito del linguaggio di Matteo Renzi, pochi hanno notato che uno dei suoi ultimi slogan il
“Vogliamo cambiare l'Italia.... e la cambieremo”, richiama all'orecchio il celebre discorso di Mussolini che ci ha portato alla guerra nel secondo conflitto mondiale: La parola d'ordine è una sola, categorica e imperativa per tutti, essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all'oceano Indiano: vincere. E vinceremo!"
Con questo non voglio accusare Renzi di nostalgie fasciste, ma sicuramente il suo ricorrere a livello subliminale agli stilemi del linguaggio mussoliniano (ovviamente più retorico e alato di quello del nostro leader odierno) segnala un “wishful thinking” destinato, come fu quello del Duce, a infrangersi con l'impatto della realtà.
Insomma, a maggior assertività non corrisponde sempre una maggiore lungimiranza nei confronti dei destini delle proprie azioni. Qualcuno, per cortesia, rammenti a Matteo il mantra di molte mamme di un tempo: l'erba voglio cresce solo nel giardino del re. 
O anche le nostre mamme gufavano? ;-)


arz

sabato 2 maggio 2015

Expo o non Expò. Di qui o di là l'accento ci va?

Non sono un veggente, come sapete, ma, se seguo un percorso razionale, talvolta, non sempre, ci azzecco. L'Expo è stato inizialmente un cavallo di battaglia di molti partiti: Pd, Lega e pezzi di Forza Italia, in particolare il partito nel partito di CL, hanno investito molto sull'evento dell'anno.
L'Expo non è opera del Demonio, sia chiaro. Anzi, a mio avviso, l'idea non era niente male: il cibo è un tema importantissimo. Purtroppo, gli interessi intorno all'Expo non riguardano solo il cibo: le sponsorizzazioni, la “milenasitudine”per la scelta geografica, la speculazione edilizia, il prestigio potenziale dell'Expo per poter parlare di ripresa economica...
Vedete un po' voi quale dei temi che ho elencato interessasse di più alle fazioni politiche che ora si stanno spendendo per questo evento. Sta di fatto che tutti si sono dati da fare tantissimo e mai una grancassa mediatica di tal potenza sonora si è mossa per magnificare le sorti progressive di una manifestazione che non solo significava denaro, ma anche lavoro, prestigio e tutto ciò che di buono può portare un evento internazionale.
Sotto il tappeto qualcuno ci ha visto e ci vede la corruzione, la violenza delle multinazionali su un tema che è caro a tutti,  gli interessi della malavita et similia.
Questione di punti di vista, d'accordo.
C'è chi spinge ora ad una visione manichea: o sei con l'Expo o contro l'Expo.
Fino a due giorni di fa, nulla da dire, faceva parte della dialettica democratica.
Ora con i Black Bloc di mezzo le sfumature di grigio sono del tutto scomparse, Anche un filo di sospetto nei confronti dell'Expo diventa una lesa maestà e un favoreggiamento verso le idiote uscite di antagonisti che spesso agiscono a favore di chi vorrebbero combattere.


Se anche il mio barista di riferimento mi chiede che cosa penso dell'Expo, con l'occhio sospettoso di chi vuole scandagliare gli imi pensieri dell'avventore potenzialmente terrorista, vuol dire che siamo mesi male...Il sistema di informazione sta spingendo verso un radicalismo che mi puzza di volontà di repressione della dissidenza. O peggio: del pensiero della dissidenza. arz

venerdì 1 maggio 2015

Sulla Rappresentanza: Salvini, Fedez, J-Az e gli Anti-Expo.

Perché vincono ora i Salvini e un tempo i Berlusconi? 
Perché non solo hanno svuotato il linguaggio delle parole di tutti (v.http://graffidigesso.blogspot.it/2015/04/poesiola-anti-expo-i-ladri-di-parole.html ), ma anche e principalmente perché hanno colonizzato il linguaggio ( e il pensiero) dei loro oppositori.

In sintesi: Fedez si schiera con gli “Anti-Expo”, Salvini lo critica e J-Az difende Fedez dicendo: "Salvini, ti paghiamo stipendio, autista e tutto quello che entra nella tua bocca, abbiamo diritto di commentare".

Cercherò di essere breve. Salvini è un europarlamentare votato dagli Italiani.
Nel momento stesso della sua elezione SCADE il controllo dell'elettore. Il Parlamentare non è uno stipendiato: è un delegato a cui chi l'ha votato ha dato piena fiducia e da quel momento in poi può fare quello che vuole.Punto.

La ( nostra) Destra ( in compagnia , ahimè, anche dei grillini, il che non depone a loro favore...) ha sempre combattuto contro l'assenza del vincolo di mandato dei parlamentari (art.67 della Costituzione); l'idea che un eletto sia libero di fare quello che vuole le rode. 
E non per il motivo che vogliono propalare ai gonzi ossia perché così gli eletti non rispondono alla volontà del popolo, ma perché la libertà di scelta e di critica dei singoli alle destre nostrane, finte liberali, fa venire l'orticaria. Non è un vizio solo delle Destre: il Centralismo Democratico dei partiti comunisti funziona allo stesso modo.
J-Az non se la dovrebbe prendere con Salvini, che esercita il suo mandato, ma con gli elettori dello stesso che lo hanno delegato a rappresentarli e chiamarli con il nome che ( per ora, prima di eliminare il “coccola”) si meritano: coccolanazisti ;-)



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