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venerdì 21 febbraio 2020

A margine della strage di Hanau


La categoria della follia è una bellissima foglia di fico: non perché non ci siano i folli, ma perché, quando le circostanze lo richiedano, può essere sbandierata come giustificazione di ogni furore ideologico.
Folle era Hitler. Può darsi che non fosse tutto a bolla, e la Storia ha certificato che sicuramente un po' perverso era, ma non sufficientemente folle da non risultare credibile agli occhi dei Tedeschi che lo hanno votato alla grande e lo hanno seguito nel suo percorso di odio e di morte. Fino alla fine.
Ecco, il folle di Hanau, prima di diventare folle agli occhi dei fiancheggiatori di ogni razzismo e di ogni deriva estremista di Destra, non lo era: lavorava in banca, dopo essersi laureato, e frequentava regolarmente il Poligono di tiro e i circoli dei cacciatori.
Nessuno, prima della strage, avrebbe detto che fosse un folle paranoico.
La Polizia gli aveva concesso il porto d'armi.
Un cittadino esemplare, insomma.
Poi, DOPO la strage di Turchi e di Curdi, ci si accorge che l'azzimato bravo cittadino in giacca e cravatta postava in Internet messaggi in cui si augurava di annientare africani, asiatici e mediorientali. Prima della strage, però, era un semplice cittadino che scriveva cose che è facile trovare nelle bacheche di molti primatisti di ogni luogo.
Tutti folli i primatisti? No, non sia mai: prima di fare qualche cazzata, sono cittadini che esprimono la loro opinione e guai a toccare la libertà di parola, dopo le stragi che, tra l'altro, “cazzate” non sono, diventano folli, magari dopo essersi piantati in testa un colpo per metter ordine alle loro sconclusionate idee. Il modello hitleriano vedo che continua a funzionare.
La notizia, per altri azzimati cittadini, è da relegare in fondo alla pagina dei quotidiani, anche quando il tipino ha fatto fuori poco meno il numero di uomini della strage terrorista di matrice islamica di Charlie Hebdò. 
E qualcuno che si fregia del titolo di giornalista, nei soliti giornalacci italiani di area destrorsa, non la inserisce neanche in un boxettino in basso a Destra.
Come si chiamano quelli che distorcono la realtà perché non gli fa comodo? Folli paranoici? E chi crede alle loro fregnacce distorsive?

mercoledì 12 febbraio 2020

Il Nazismo in dosi non omeopatiche non ci mitridatizza. Ci avvelena.



Semplifico: chi scrive davanti a una scuola “Anna Frank brucia” non è un ignorante: chi lo fa sa chi è Anna Frank e ha frequentato le aule scolastiche abbastanza a lungo per sapere che cosa le è successo.
Chi parteggia per le SS e se la piglia con una quattordicenne lo fa consapevolmente ed è solo una cosa che non si può toccare senza utilizzare i guanti sia che abbia quindici anni e non sappia disegnare nel verso giusto la svastica sia che ne abbia trenta e, scoperto il giro orario e antiorario del simbolo, si rivoltoli nel fango della propria insipienza.
Crescendo, questi personaggini potranno solo diventare peggiori di quello che sono.
A voi le conclusioni su che cosa fare a questi mentecatti, ai mandanti degli stessi e ai volenterosi carnefici che danno loro corda spesso sulle pagine di giornali che si trovano nelle italiche edicole e con testate che richiamano valori sacri come la Libertà e la Verità.

venerdì 29 novembre 2019

Il piatto forte della Nuova Cucina Italiana.

Un nuovo ritrovamento d'armi di gruppi neonazisti operanti in Italia.
Leggete qui: La Repubblica



Mettete un po' di esaltazione della forza, di ignoranza del presente, di culto di un passato inglorioso e vergognoso; aggiungete le carezze dei partiti populisti, condite il tutto con la passione per le armi e per la sopraffazione.
Non un filo d'odio, ma litri a gogò.
Lasciate cuocere a fuoco lento, ed ecco il risultato finale.
C'è ancora qualcuno che si meravigli che il piatto puzzi e sia immangiabile?
Dovremmo buttare il tutto nel cesso, voltando il viso da un altra parte per evitare il puzzo ammorbante, vero?
Eppure ancora c'è chi vorrebbe aprire un ristorante per proporre questa specialità  che, purtroppo, ha fatto parte della nostra tradizione culinaria.
Mandategli i NAS!

sabato 9 novembre 2019

Il passaggio all'atto. 9 novembre.




Prima “La pecora elettrica”, poi il “Baraka Bistrot” che aveva solidarizzato con i proprietari del locale vittima del secondo attentato.
Poi c'è sempre “Il Tempo”, il giornalaccio de Roma, che dice che non sono mica i fascionazisti, no no: questioni di droga.
Insomma, il copione è il solito: avvengono fatti e non fattoidi gravissimi.
Liliana Segre sotto scorta per le minacce, i due locali di Centocelle bruciati, l'emersione del razzismo senza asterischi eufemistici.
Dopo appaiono i minimizzatori: sono giornalisti, opinionisti alla Del Debbio, alla Sgarbi e compagnia cantante (e, guarda caso, sempre di mezzo ci sono le televisioni dell'immarcescibile) “ Ma no? Si tratta di altro! Non vedete che è una goliardata? e allora noi? e allora le foibe? e allora le minacce nei nostri confronti?”
Insomma, il solito armamentario al cloroformio per non affrontare i fatti reali, visibili e incontrovertibili: il neonazismo rampante sugli spalti con i “buuuu” ai Balotelli di turno, la violenza fascistoide o nazistoide verso chi si dichiara antifascista, l'omofobia e il razzismo ostentati senza veli e senza vergogna.
“Oggi è il 9 novembre. Nella stessa data nel 1938, gli ebrei, fomentatori di odio, infransero le vetrine dei loro negozi da soli per accusare ingiustamente i Nazisti”.
Tratto dal prossimo Nuovo Libro di Storia Unificato per le Menti Deboli.
Sarà gratuito.

mercoledì 6 novembre 2019

Dal pensiero alla parola, dalla parola all'atto. Come si sdoganano i violenti e i razzisti. Ed uscimmo a vedere gli asterischi.



Va be', sono un vecchiaccio e ripeto le stesse cose, ma magari qualcuno si è perso la spiegazione: era assente giustificato. Lo ripeto anche per i più zucconi, non si sa mai.
Prima si pensa qualcosa (“Sei uno sporco ne*ro”, “Vorrei che tu, ne*ro, galleggiassi in mezzo al mar”, “Vorrei che i comuni*ti fossero fucilati. Viva il Cile e Bolsonaro!”).
Si sa di pensare male, ma, se vediamo che il nostro prossimo, appena proferiamo tali parole, anche edulcorate, ci guarda come guano sotto le scarpe, ci asteniamo.
Facciamo silenzio, anche se mastichiamo amaro.
Poi arriva qualcuno che nel nome dell'odio del “politically correct” dice: “Perché non dovrei chiamare ne*ro il ne*ro e fro*io il fro*io?”
Inizialmente c'è qualche perplessità. Il buon senso si oppone. Non sta bene.
Se chi giustifica queste espressioni è un giornalista o un uomo di governo o persino un partito politico, le cose cambiano.
Ovviamente su tu apostrofi simili personaggi con le espressioni che si meritano: “Emeriti stron*i, fec*ia dell'umanità, razzi*ti di me*da”, si offendono.
Perché il “politically correct” non vale, quando si dice la verità, specialmente su di loro.
Non sia mai! Noi non siamo stron*i, sono i ne*ri che lo sono. Non siamo razzisti, ma... Non siamo intolleranti, ma...
Poi le avversative, lemme lemme, non servono più. 
E Ballottelli è un ne*ro (l'asterisco non c'è, ma se lo scrivo mi bloccano giustamente su Facebook) che italiano non è e mai lo sarà, i comuni*ti sono peggio dei nazisti perché ne hanno ammazzati di più e quindi anche i paralitici col braccio alzato e un danno cerebrale evidente hanno diritto di fare quello che vogliono.
E ci sono “giornalisti” e “intellettuali” (sì, con le virgolette) che avallano queste posizioni che il popolo bue si beve come acqua fresca.
E, alla fine, si bruciano i locali dei comuni*ti, dei fro*i, degli intelletua*i e di chiunque ami leggere un li*ro.
Le "Pecore elettriche" vanno improvvisamente e dolosamente in cortocircuito.
Ci siamo arrivati. Piano piano.
Ed è l'ora di fare di un'erba un fascio, e mi si scusi il facile gioco di parole: chiunque strizzi l' occhio a questo orrore, si ammanti del nome di Leghista, di Forza italico o di Fratello d'Italia, con tutti i “ma” che vuole, è complice.
E personalmente, se non esprime esplicitamente la propria disapprovazione per la degenerazione in atto, non merita il mio rispetto. 
Neanche in dosi omeopatiche.
(“Ecchissenefotte!” diranno. Perfetto, ma lo sappiano, eh, quando mi incontrano: per cortesia, non mi salutino).

domenica 3 novembre 2019

Pissi Pissi Bao Bao. Per i pochi disposti ad accettare gli estremi. Vietato al MIUR e ai docenti deboli di stomaco. Severamente vietato ai non addetti ai lavori.




Orbene, ordunque. Alcune fanciulline scrivono con alcune bombolette frasi offensive nei confronti del Preside di una scuola. Accompagnano il tutto con le svastiche, degnamente riprodotte e nel verso giusto. Un babbo costringe la figliola ad autodenunciarsi. E qui mi inchino: un genitore che ha capito quel che è successo non solo ha capito l'errore della figlia, ma si sta interrogando su come lui stesso ha tirato su la figliolanza ed è una doppia sofferenza che sarebbe stata facilmente evitabile facendo finta di niente. Un eroe positivo c'è. E' lui.
Passiamo oltre: perché le bimbe hanno accompagnato con delle svastiche l'offesa nei confronti della Preside? Nelle scuole si insegna l'uso della svastica? Può essere accusata la scuola di essere promotrice di una cultura vicina al Nazismo?
Sono sicuro che anche il Leghista più invasato non possa pensare a questo: piuttosto penserebbe alla falce e martello o alla “A” cerchiata degli anarchici. No. No. La svastica non viene da lì.
Non procedo oltre per non essere troppo diretto.
Il brodo di coltura è da anni reso vitale da chi non ha fatto i conti né con il Nazismo né con il Fascismo. Male hanno fatto i docenti di Sinistra che secondo la vulgata dominano la scuola (e non è vero) a non stangare con sonore bocciature coloro che non conoscono né l'articolo 2 né l'articolo 3 della Costituzione: bisognava fermarli, non per le ignoranze disciplinari, ma per le ignoranze costituzionali. Io sono tra questi, non mi tiro indietro. E me ne vergogno.
Il danno del Buonismo (e lo dice uno che detesta il termine) è stato proprio quello: giustificare i comportamenti discriminatori di molti ragazzi. Il retropensiero è stato: saranno poco disposti alla tolleranza per la loro povertà socioculturale, anche quando c'è una ricchezza materiale, non c'entrano loro: i colpevoli sono i loro genitori. "Il frutto non cade lontano dall'albero" è la frase formulare di molti docenti accompagnata con l'abituale alzata di spalle.
Vero, verissimo. Fino ai 10 anni però. Poi, basta. Piaget dice che nei fanciulli ben prima si forma la capacità di discriminare il confine tra il bene e il male. Facciamo la tara sul fatto che la maturazione dei prepuberi è un po' ritardata per questioni sociali e storiche, ma a 12 anni, quando dai del “negro” al compagnuccio di colore sai quello che fai. E dovresti pagare. In toto. Se fotografi la compagna in atteggiamento ambiguo e diffondi la sua immagine su Whatsapp, dandole della“troia”, sai di combinare un casino, anche se non sei stato avvisato da genitori distratti.
E dovresti pagare. In toto.
Se poi anche i genitori giustificano tali comportamenti, dovrebbero anche loro pagare in toto.
Un tempo la minaccia di segnalarli ai servizi sociali serviva da deterrente; oggi, dopo il capponamento voluto da molti (da chi?) di ogni ufficio pubblico addetto al controllo e in particolare dei servizi sociali (Bibbiano docet), meno.
Perlomeno, che cambino scuola, che se ne vadano in lidi più tolleranti, ad esempio in quelle scuole private che da tempi immemori si sono sempre occupate dei piccoli disadattati provenienti da famiglia abbiente, immorale, ma danarosa.
Io sono alla fine della mia carriera di insegnante: ho segnalato da anni, pubblicamente, il pericolo di un ritorno di forme dittatoriali nella società, nel linguaggio e nei comportamenti. Vedere alcuni Sindaci partecipare a manifestazioni della X MAS, senza che siano immediatamente sollevati dal loro incarico, e alcuni giovani che con leggerezza utilizzano, sdoganati da politici ignobili , senza vergogna e senza coscienza di ciò che la Storia ci ha insegnato, simboli di un passato da cancellare come onta per tutta l'Umanità, mi fa particolarmente male. 
Anche perché la scuola avrebbe potuto costituire un argine, ma ha fallito ormai in modo evidente il suo compito. E la colpa è anche un po' mia.

domenica 21 ottobre 2018

Il sottile filo della discriminazione diventa in Italia gomena: il caso di Lodi e non solo.


Ricordo la trafila che, in base alle evidenze storiche, porta al genocidio.
Non dico che si debba ripetere, ma è bene che tutti sappiano che la via che conduce alla barbarie è abbastanza larga.
Il primo passo è DENIGRARE una minoranza e preparare il terreno per il resto attraverso stereotipie e generalizzazioni.
Si prosegue col non concedere PARI OPPORTUNITÀ al gruppo colpito, in nome della sicurezza e dell'ordine.
Poi si pensa a qualche forma di APARTHEID per passare a qualche forma di DEPORTAZIONE.
La conclusione del percorso prevede lo STERMINIO e il GENOCIDIO.

Impedire l'apertura ad una certa ora di negozi solo su considerazioni di carattere etnico è un'evidente mancanza di pari opportunità. Il carattere pretestuoso della chiusura forzata è evidente in questo breve articolo del 1935. Eh, ci saranno pure dei nazisti a Berlino! ;-)



Si avanzano motivazioni di ordine pubblico, ma il vero timore, ed è chiaro, è la concorrenza economica.
Un altro modo per discriminare è rendere impossibile la vita ad un gruppo etnico: un esempio lampante è la richiesta di certificazione di beni posseduti nei paesi di origine che è alla base dell'esclusione dei bambini extracomunitari nelle mense di Lodi dalle tariffe agevolate.
Sempre che sia possibile ottenerla, il costo per poter raggiungere l'obiettivo per qualcuno ( e non per altri), ossia un pezzo di carta, è sicuramente superiore allo sconto per poter usufruire a prezzo convenzionato alla mensa scolastica.

Scusate il paragone irrispettoso (ovviamente umoristico, anche se si tratta di cose serie), ma è per chiarire le idee: richieste come quelle di cui sopra equivalgono a chiedere improvvisamente, in un giorno a caso, magari di venerdì, come prerequisito per poter entrare il giorno successivo in aula agli insegnanti stagionati come me di certificare le vaccinazioni fatte non con un fogliettino di autocertificazione, ma con un documento ufficiale delle Mutue del tempo che furono.
Se riuscissi a sapere dell'esistenza del cartellino verde, se riuscissi ipoteticamente attraverso qualche barbatrucco a convincere, più probabilmente non a parole, ma in solido, qualche impiegato a sfidare strati di polvere da film horror di qualche archivio, maledirei in cuor mio l'ottusità di tale richiesta, giusta in termini di principio (un insegnante untorello? Giammai!), irragionevole nei fatti. 
So probabilmente anche quale sarebbe la mia reazione se qualcuno della Segreteria, vedendo nei miei occhi la remota possibilità di raggiungere l'obiettivo, avesse il coraggio di chiosare con il sorrisino tra le labbra: “Professore, il documento lo vogliamo qui per domani, mi raccomando! Sennò, nisba: lei sarà espulso dalle Scuole del Regno!”
Probabilmente, partirei, come mi vien facile, sì dalla denigrazione, dilettandomi a parlare del mononeurone della burocrazia italiana, ma passerei direttamente al tentativo di sterminio ipso facto del personale della Segreteria, saltando a pié pari i passaggi intermedi!
Con le miei mani, ovviamente, ché aborro le armi!;-)
arz62

domenica 29 luglio 2018

Gli avvelenatori di pozzi (Parte terza)


L'ho già accennato in un altro post: parte dell'informazione manipolata odierna , a mio avviso, affonda una parte delle sue radici e dei suoi strumenti argomentativi nel negazionismo di estrema destra.
Negare le camere a gas è un conto, creare “Fake news” è un altro, qualcuno dirà.
E' ovvio che le motivazioni siano diverse, ma si arriva allo stesso obiettivo: negare una situazione storica di fatto per crearne un' altra che si pieghi e si uniformi alla propria visione del mondo, quella che gli psichiatri chiamerebbero per l'errato esame di realtà "psicosi" ;-)
Insomma, il movente è diverso, ma il delitto è lo stesso.
I negazionisti sapevano e sanno di essere in un angolo di una Storia che è già stata scritta e che, seguendo il sano “revisionismo” che la Storia si impone per statuto attraverso il “dubbio esaminatore”, si scriverà.
Il sale del negazionismo e del revisionismo “storico” di stampo ideologico è un altro: è l'instillazione della diffidenza nel lettore in modo che gli avvenimenti storici siano come i gatti di notte ossia siano tutti dello stesso colore.
E chi opera così non è per nulla ingenuo.
Si comporta esattamente come un abile ladro di portafogli: toccandoti la spalla, ti distrae in modo da poter operare più facilmente nella tua tasca.
Instillato il dubbio, il lettore-vittima non crederà a nessuna autorità.
Purtroppo, l'attacco all'autorità (nel senso di autorevolezza, ovviamente) troverà terreno fertile non solo nella Destra che volontariamente vuole essere ingannata per interesse (“Che c'è di male nel Nazismo? Che c'è di male nel Fascismo?”, “I campi di concentramento? Esagerazioni! I morti sono stati molti di meno!”, “L'eliminazione dei rappresentanti dell'opposizione? Casi isolati?” ….giù giù sino alla farsa berlusconiana:”Il confino? Una villeggiatura!”) , ma anche in quei settori della Sinistra che ha fatto della demolizione del principio di autorità uno slogan valido per tutte le stagioni (e che ora trova humus a base di letame nella mancanza di etica dell'italiano medio, che lo porta a posizioni simili a quello che storicamente si è chiamato “anarchismo individualista” o “anarco-individualismo”).
“Come?” penserà il lettore che scopre il disvelamento del Grande inganno “Fino ad oggi ho creduto a una versione ufficiale e avrei messo una mano sul fuoco sulla sua veridicità, perché pensavo che corrispondesse alla realtà storica. Sono stato proprio un boccalone! Ora diffiderò di tutti!”
Postilla: diffiderà di tutti tranne di coloro che gli hanno svelato la “vera verità”. Funziona così anche per "Dianetics", figuriamoci per le anime ingenue e poco alfabetizzate che scorrazzano su Facebook!
Devo ricorrere a uno storico noto a tutti e non solo al pubblico specializzato per spiegare meglio il concetto.
M. Bloch, tra l'altro ebreo e vittima dei nazisti, scriveva nel suo saggio “Apologia della Storia” che tra l'altro si occupa proprio dei “falsi” storici:
Tuttavia, lo scetticismo programmatico non è un atteggiamento intellettuale più apprezzabile né più fecondo della credulità, con la quale, d'altro canto, si associa facilmente in parecchie menti semplici. Durante l'altra guerra, ho conosciuto un bravo veterinario il quale, non senza qualche parvenza di ragione, negava sistematicamente fede alle notizie giornalistiche. Ma se un compagno occasionale versava nel suo orecchio attento le più sorprendenti frottole, le beveva come vino schietto”.
Credere a tutti è da boccaloni, non credere a nessuno porterà l'ingenuo ad essere un fautore del terrapiattismo. CVD ;-)
arz62

lunedì 17 agosto 2015

Criptopensiero del fascio-leghismo- Seconda puntata

Non c'è bisogno di leggere tra le righe...Leggete nelle righe. Basterà.
arz

" Nei libri di scuola dell'epoca nazista, i bambini dovevano risolvere il problema seguente: sapendo che le cure per un ritardato mentale, la cui vita non ha valore, costano il prezzo di tre alloggi per tre coppie di bei giovani, quale decisione bisogna prendere?
I bambini indignati decidono di abbandonare il ritardato mentale, l'inutile, il cattivo che porta la disgrazia perché impedisce a tre coppie virtuose di conoscere la felicità: ciò che fu " un incitamento all'odio e allo sterminio è la traduzione di una promessa statale di felicità e di uguaglianza sociale".
E' quindi in nome dell'umanità che si sono potuti commettere tutti i crimini dell'umanità".

( Boris Cyrulnik, "La vita dopo Auschwitz" , Milano, Mondadori 2014, pp. 138-139)

sabato 9 maggio 2015

Heil EXPO!

Come al solito, lo avevo previsto: se l'EXPO andrà male, sarà colpa di qualcun altro.
Premetto che l'EXPO è e rimane una buona idea, ma come tutte le buone idee può essere gestita bene o male.
Giustamente molti stanno investendo sull'EXPO e per ragioni comprensibili: indotto, turismo, immagine e via dicendo.
Sembra anche che, però, chi abbia qualche perplessità ( infiltrazioni mafiose, corruzioni, sponsorizzazioni sospette etc....) sia un nemico dell'Italia.
A parte il fatto che i NO EXPO agli occhi dei loro detrattori rappresentano lo 0,000001% della popolazione ( minoritari, facinorosi, nella migliore delle ipotesi, terroristi e black bloc, nella peggiore), non vedo poi il motivo di questa grande preoccupazione per chi ha organizzato l'evento.
Chi avrà piacere di vistare l'EXPO andrà a spatullarsi con i piatti etnici di tutto il mondo e chi non l'avrà starà a casuccia a masticare la cicca, no?
Che problema c'è?
No, mi spiace, ma il problema c'è.
In un bel libro sul saluto a braccio teso dei nazisti ( http://www.ibs.it/code/9788815124654/allert-tilman/heil-hitler-storia.html), si chiarisce perfettamente a che cosa servisse simile rituale . Chi vi si sottoponeva era di fede nazista ( o perlomeno si piegava a tale fede), chi si rifiutava era chiaramente un ribelle al potere costituito. Ecco, ora , forzando un po' l'analogia, grazie ai potenti mezzi mediatici di cui dispongono coloro che stanno promuovendo EXPO, ora diviene difficilissimo dire che questa manifestazione non incontra i nostri gusti ( o per motivi ideologici o semplicemente perché siamo disinteressati alla proposta).
O con noi o contro di noi, insomma.
Heil EXPO! ( Altrimenti sei un pirla sovversivo...)
Decidete ora "liberamente" se alzare il braccio o meno; chi vi sottopone a questa forca caudina è , a vostro avviso, in buona o in cattiva fede?

arz

venerdì 1 maggio 2015

Sulla Rappresentanza: Salvini, Fedez, J-Az e gli Anti-Expo.

Perché vincono ora i Salvini e un tempo i Berlusconi? 
Perché non solo hanno svuotato il linguaggio delle parole di tutti (v.http://graffidigesso.blogspot.it/2015/04/poesiola-anti-expo-i-ladri-di-parole.html ), ma anche e principalmente perché hanno colonizzato il linguaggio ( e il pensiero) dei loro oppositori.

In sintesi: Fedez si schiera con gli “Anti-Expo”, Salvini lo critica e J-Az difende Fedez dicendo: "Salvini, ti paghiamo stipendio, autista e tutto quello che entra nella tua bocca, abbiamo diritto di commentare".

Cercherò di essere breve. Salvini è un europarlamentare votato dagli Italiani.
Nel momento stesso della sua elezione SCADE il controllo dell'elettore. Il Parlamentare non è uno stipendiato: è un delegato a cui chi l'ha votato ha dato piena fiducia e da quel momento in poi può fare quello che vuole.Punto.

La ( nostra) Destra ( in compagnia , ahimè, anche dei grillini, il che non depone a loro favore...) ha sempre combattuto contro l'assenza del vincolo di mandato dei parlamentari (art.67 della Costituzione); l'idea che un eletto sia libero di fare quello che vuole le rode. 
E non per il motivo che vogliono propalare ai gonzi ossia perché così gli eletti non rispondono alla volontà del popolo, ma perché la libertà di scelta e di critica dei singoli alle destre nostrane, finte liberali, fa venire l'orticaria. Non è un vizio solo delle Destre: il Centralismo Democratico dei partiti comunisti funziona allo stesso modo.
J-Az non se la dovrebbe prendere con Salvini, che esercita il suo mandato, ma con gli elettori dello stesso che lo hanno delegato a rappresentarli e chiamarli con il nome che ( per ora, prima di eliminare il “coccola”) si meritano: coccolanazisti ;-)



lunedì 1 dicembre 2014

Salvini. Contrordine, compagni! W Garibaldi!

http://www.bergamosera.com/cms/2014/12/01/salvini-sui-meridionali-ho-sbagliato/

Come volevasi dimostrare. Salvini è  un ossimoro personificato. Il suo movimento nato antimeridionale e secessionista improvvisamente riscopre l'Unità d'Italia!
E, quando farà comodo, contateci, Matteo riscoprirà l'importanza degli extracomunitari residenti in Italia e , perché no?, dei Rom.
Succederà quando sarà sorto il nemico di turno contro cui riversare l'acidità di un movimento che è nato identitario e che si è sempre basato sul nazistissimo concetto di "sangue e suolo".
Chiamatelo Localismo, chiamatelo ora Nazionalismo in salsa verde, sarà sempre la solita solfa.
E se troverà l'appoggio della Destra "liberale" e della Chiesa il tempo farà un bel salto indietro.
Io sento sempre più puzza di forza e di vecchie mutande ;-(
arz
P.S. Be', il logo che ho creato per la nuova Lega non è affatto male.


sabato 29 novembre 2014

L'ondata del razzismo e la viltà di molti (2)



Non tutti sono vili: Gad Lerner non lesina parole di condanna per le iniziative del fascioleghismo che se la prendono ora con i Rom, mentre poco prima se la prendevano con gli omosessuali dietro il paravento delle sentinelle in piedi ( appoggiate apertamente da Forza Nuova, al di là delle patetiche professioni di apartitismo).
http://www.gadlerner.it/2014/11/28/laggressione-ai-rom
Ma lui, si sa, è ebreo e ha vissuto sulla propria pelle qualche esperienza nel campo della discriminazione
Tace invece la Chiesa; anzi, in più di un'occasione sembra ammiccare, specialmente sul tema della omosessualità, alle forze più regressive che si stanno compattando nel nuovo progetto politico berlusconiano.
Se c'è un cosa che non si può permettere la Chiesa, è la viltà; parli, dunque, forte e chiaro, e che il sì sia sì e il no sia no.

Se i vertici del mondo cattolico si comporteranno da ominicchi e tergiverseranno nell'ambiguità, Dio saprà giudicare il giusto e l'empio a tempo opportuno ( sempre che in Dio essi ci credano, ovviamente...)
arz

domenica 11 dicembre 2011

Klemperer, "La lingua del terzo Reich".

"20 aprile 1933 Attualmente la parola popolo [Volk] si usa tanto spesso, parlando e scrivendo, quanto il sale nelle pietanze, su tutto si aggiunge un pizzico di popolo: festa del popolo, compagno del popolo, comunità di popolo, vicino al popolo, estraneo al popolo, venuto dal popolo"" ( Ibidem, pag.50)

Per chi si fosse perso qualche puntata:  Klemperer parla dei Nazisti. Ed era un professore di filologia ebreo ( per gli amichetti di Borghezio, è necessario sempre specificarlo...)
©arz 
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