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venerdì 10 novembre 2023

La politica dei piccoli passi: come imporre un sistema antidemocratico. Lezione n.1: La mitridatizzazione.

  I sistemi dittatoriali non sono fenomeni “puntuali”. Mi spiego: non si impongono d’improvviso, ma richiedono una preparazione “durativa”.

Quando si pensa alle dittature, si pensa subito al colpo di Stato.

No, storicamente molti dittatori si sono imposti piano piano, contando sulla complicità della borghesia impaurita. Un esempio luminoso è Hitler: dal reietto vagabondo, cacciato dall’Accademia d'Arte viennese, al Cancelliere votato democraticamente dal popolo tedesco, passa un decennio durante e dopo il quale la borghesia impanicata lo vota senza rimorsi. Democraticamente.

Orbene, ordunque: per preparare il nuovo sistema dittatoriale, riattualizzato, la politica dei piccoli passi funziona ancora; d’accordo, con qualche passo indietro quando l’aria che tira non è buona, tirando e ritirando la corda per vedere che non si spezzi prima del dovuto.

Esemplifico: il Presidente del Consiglio, la Ducia, aveva parlato dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica: era già un bello strappo. Ora rilancia: ci sarà l'elezione del Presidente del Consiglio.

Prima si spara la cazzata incostituzionale, poi si odora l’aria che tira e, infine, se non c’è reazione significativa, la si ripropone in forma peggiorata. Incostituzionalissima.

Ora, per attentare al diritto di sciopero, Capitan Findus tuona: “Che scandalo uno sciopero di 24 ore! Al massimo ve lo concedo di 4”.

La cazzata è evidente: Salvini può precettare uno sciopero per altri motivi, di certo non può sindacarne la durata (fatte salve le fasce di garanzia per il settore Trasporti).

Sparatala grossa, sta attendendo la risposta. 

Per poi spararne un’altra, anticostituzionale e motivata solo dallo stile autoritario che piano piano sta assumendo la nostra povera Italia.

La mitridatizzazione di queste sparate è colpa nostra.

Il veleno dell’autoritarismo non ti ammazza subito, ma lentamente. Piano piano.

E, se non ci ammazzerà perché ormai abituati al veleno, chiederemo a breve che qualcuno ci trafigga con la spada. Mitridate insegna.

venerdì 13 agosto 2021

A proposito dei fascioleghisti che vogliono un parco "Hitler".




 Per i fautori della tolleranza a tutti i costi. Questi alzeranno l'asticella fintanto che qualcuno non li fermerà. Ci sono le Leggi e le autorità competenti che non dovrebbero permettere simili derive, ancora. Ci si appelli a loro. Subito. Fuori i fascioleghisti dalle istituzioni democratiche nate da una Costituzione antifascista.

P.S. Ci si prepari al solito barbatrucco per alzare l'asticella: è una provocazione.
Sì. Una provocazione fascista. Senza virgolette.

venerdì 21 febbraio 2020

A margine della strage di Hanau


La categoria della follia è una bellissima foglia di fico: non perché non ci siano i folli, ma perché, quando le circostanze lo richiedano, può essere sbandierata come giustificazione di ogni furore ideologico.
Folle era Hitler. Può darsi che non fosse tutto a bolla, e la Storia ha certificato che sicuramente un po' perverso era, ma non sufficientemente folle da non risultare credibile agli occhi dei Tedeschi che lo hanno votato alla grande e lo hanno seguito nel suo percorso di odio e di morte. Fino alla fine.
Ecco, il folle di Hanau, prima di diventare folle agli occhi dei fiancheggiatori di ogni razzismo e di ogni deriva estremista di Destra, non lo era: lavorava in banca, dopo essersi laureato, e frequentava regolarmente il Poligono di tiro e i circoli dei cacciatori.
Nessuno, prima della strage, avrebbe detto che fosse un folle paranoico.
La Polizia gli aveva concesso il porto d'armi.
Un cittadino esemplare, insomma.
Poi, DOPO la strage di Turchi e di Curdi, ci si accorge che l'azzimato bravo cittadino in giacca e cravatta postava in Internet messaggi in cui si augurava di annientare africani, asiatici e mediorientali. Prima della strage, però, era un semplice cittadino che scriveva cose che è facile trovare nelle bacheche di molti primatisti di ogni luogo.
Tutti folli i primatisti? No, non sia mai: prima di fare qualche cazzata, sono cittadini che esprimono la loro opinione e guai a toccare la libertà di parola, dopo le stragi che, tra l'altro, “cazzate” non sono, diventano folli, magari dopo essersi piantati in testa un colpo per metter ordine alle loro sconclusionate idee. Il modello hitleriano vedo che continua a funzionare.
La notizia, per altri azzimati cittadini, è da relegare in fondo alla pagina dei quotidiani, anche quando il tipino ha fatto fuori poco meno il numero di uomini della strage terrorista di matrice islamica di Charlie Hebdò. 
E qualcuno che si fregia del titolo di giornalista, nei soliti giornalacci italiani di area destrorsa, non la inserisce neanche in un boxettino in basso a Destra.
Come si chiamano quelli che distorcono la realtà perché non gli fa comodo? Folli paranoici? E chi crede alle loro fregnacce distorsive?

martedì 7 agosto 2018

Gli avvelenatori di pozzi (parte settima)


IL GRANDE COMPLOTTO

Il negazionismo nasce dalla paura della Storia. La Storia, che ha capacità interne per autoemendarsi, non dovrebbe dare giudizi, si dice, ma fornire materiale per formularli.
E la paura più grande dei negazionisti era quello di essere giudicati per quel che erano e sono: fanatici sostenitori del regime nazista quello morto (ma non sepolto) nel bunker berlinese.
Se la Storia non piace, va manipolata e negata.
Poiché l'elemento più fastidioso che rende asfittica e mefitica ogni riproposizione del nazismo erano i lager dotati di camere a gas, ecco che l'attenzione degli “storici” negazionisti si è focalizzata lì. Negare lo Zyklon B è stata la loro fissazione: eliminare il gas avrebbe reso più respirabile il nazismo.
In Italia, pur in mi minore, si è fatto di tutto per minimizzare l'adesione del Fascismo alla politica razziale hitleriana.
Eliminata la “macula” si è pensato di rendere l'occhio del Fascismo lungimirante.(E i nostalgici di Lui su FB, sbattendo continuamente contro gli spigoli di ciò che è avvenuto e inanellando, ad arte, falsi storici evidentissimi cinguettano: “Ah, allora i treni arrivavano in orario! Signora mia, vuol mettere che Lui ha inventato la Pensione!” and so on, sorvolando ovviamente sugli anni di guerra e sul sangue versato dagli Italiani in nome di una politica ottusa e pervicacemente portata al disastro storico e umano).
Ritroniamo al punto relativo al Grande Complotto. Ovviamente per permettere questo barbatrucco da quattro soldi che trasforma le vittime in carnefici e i carnefici in povere vittime, bisognava convincere il lettore che la Storia era stata manipolata, che dietro alla Storia ci fosse un Grande Complotto. Non è difficile: il lettore è sempre un po' ingenuo e, se ha comprato il libro, tende a “sospendere il giudizio” per seguire il filo logico dell'autore, anche se logico non è.
Nulla di nuovo sotto il sole: la falsificazione della storia è elemento intrinseco dei regimi totalitari, non si chiamerebbero così, d'altronde, e Hitler stesso aveva impostato parte della sua propaganda sulla teoria del grande complotto ebraico che si basava sui falsissimi “Protocolli dei savi di Sion” e Stalin cancellava, prima dell'invenzione di Photoshop, dalle fotografie  i suoi avversari politici eliminati durante le frequenti “purghe”!

Permettetemi una piccola digressione, anche se in realtà è una variazione sul tema: ho una forte allergia nei confronti di coloro che scrivono le cosiddette “controstorie”.
In genere, non sempre, d'accordo, ma frequentemente, dietro a queste rivisitazioni storiche c'è un intento fortemente reazionario.
Chi scrive controstorie, insomma, è spesso, involontariamente, un cuginetto meno feroce dei negazionisti perché parte anche lui dalla premessa del Grande complotto.
E' naturale che lo storico che disvela una realtà nascosta e “nuova” si senta il precursore di una nuova visione del mondo, ma la ricerca storica, quella seria, va per passi piccolissimi e in punta di piedi.
Gli autori di controstoria (che spesso non sono storici di professione tra l'altro) amano al contrario il palcoscenico e le urla scomposte per timore di non far arrivare la propria voce in fondo al teatro.
E le urla scomposte, in genere, sono generate dal Grande Complotto ordito contro di loro.
Visto che si tratta di “teatro”, teatralizzo.
Frignano dal palco: “Non mi ascoltano perché c'è una lobby che ha tutto l'interesse a tenere nascosto quello che ho scoperto! I membri di questa lobby hanno fatto di tutto per tagliarmi la strada! Non ho avuto incarichi di prestigio all'Università e ho imparato tutto all'Università della Vita perché quei cattivoni sapevano che non la pensavo come loro. Pubblico solo con i piccoli editori perché la lobby controlla tutto ciò che viene stampato e l'editoria è in mano loro! Solo io ho avuto il coraggio di affrontarli! Fidatevi! Diranno di me di tutto: che sono ignorante, che trascuro le fonti, che non sono uno storico serio. Tutte falsità! Sveglia!”
Be' con l' “Università della Vita” e lo “Sveglia!” finale mi sono scoperto.
Sto prendendo per i fondelli non solo i “controstorici”, ma anche i molti italiani, e sono ormai quasi la maggioranza, pronti ad appoggiare ogni teoria balenga sulla piazza: dalle cure Di Bella ai terrapiattisti e a coloro che non credono al fatto che l'uomo sia arrivato sulla Luna.
Dietro a ogni loro discorso, e direi che è la cartina da tornasole per riconoscerli, c'è sempre una forza che si oppone strenuamente al disvelamento della Verità di cui sono vittime gli ignari cittadini (v.VITTIMISMO) : Stati Uniti, Big Pharma, CIA, Unione Sovietica, KGB, Comunisti, Ebrei, Soros, il Grande Vecchio, completate, anzi “complottate” voi il lungo elenco.
Intendiamoci: la Storia ci insegna che dietro ad alcuni tragici fatti storici ci sono state azioni volontarie (nascoste ai più) da parte di singoli e di organizzazioni che spesso non hanno agito alla luce del sole. E di certi avvenimenti ne abbiamo avuto contezza molto più in là. Ci sono proprio gli storici, quelli seri che respirano la polvere degli archivi, dietro a questi disvelamenti e il loro lavoro è difficile: i puzzoni della Storia e i loro Servizi Segreti e/o Deviati lasciano pochi documenti e spesso eliminano i testimoni.
Qui si sta parlando d'altro: intendo stigmatizzare l'atteggiamento di chi vede dietro ad ogni fenomeno storico un'entità “malvagia” che opera alle sue spalle, quando spesso ci sono concause e non solo cause riconducibili ad un'unica volontà malefica.
Cito, in merito, Valentina Pisanty che si è occupata proprio del negazionismo dal punto di vista linguistico (e logico). Nel suo “L'irritante questione delle camere a gas” scrive:

“ La teoria della cospirazione è una versione aggiornata del teismo che si ritrova, ad esempio, in Omero. Questo approccio interpretativo rifiuta il concetto di casualità come fattore preponderante nell'esperienza umana, e tende a far risalire ogni evento a una volontà precisa da parte di un artefice nascosto”.

Come si vede, coloro che si affidano al Grande Complotto non si fidano del concetto di casualità (v. LA NEGAZIONE DELLA CASUALITA') per ingarbugliarsi la testa in una spiegazione che ha più che fare col pensiero magico che con la realtà.
Chi glielo fa notare, però, viene considerato un po' gnucco...Tant'è che si deve svegliare. “Svegliaaaa!”
Peccato che il pensiero dormiente sia il loro.

arz62

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