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domenica 26 luglio 2020

Gaslighting. Esempi pratici.(1)





Fontana afferma di non averne saputo e di non essere intervenuto in nessun modo. Intanto, cerca di far pervenire un bonifico di 250 mila euro al cognato come risarcimento per il mancato affare.
Non c'è logica? No: se non ne sai niente, non movimenti un euro dal conto in Svizzera cointestato con la mamma (tra parentesi stranamente pingue: 5,3 milioni di euro, mica noccioline).
Titolo di Libero, il giornale per pochi infimi: " Fontana nel tritacarne”. 
Sommario:”E' accusato di aver pilotato un appalto a favore del cognato. Ma in realtà ha costretto il famigliare a trasformare l'affare in una donazione alla Regione a costo di smenarci 250 mia euro di tasca sua”. 
Allora: se l'affare fosse stato lecito, perché risarcire il cognato? Dobbiamo presupporre che Fontana si sia sentito in colpa per aver malconsigliato il proprio parente stretto? Come si concilia tutto questo con la versione di Fontana di non essersi occupato della questione? Che c'entra il gaslighting del titolo del post?
Vi do la definizione della Treccani (pagina FB): 
Il termine "gaslighting" indica una serie di comportamenti manipolatori – come fornire false informazioni o negare ciò che si è appena affermato – volontariamente attivati per minare la fiducia di base della vittima, la cui memoria e giudizi di realtà saranno sconvolti con grave pregiudizio per l’equilibrio mentale.
Insomma, mi avete capito: nel tritacarne non c'è Fontana, ma il cervello dei lettori di “Libero”.


domenica 14 giugno 2020

Libero, il finanziamento pubblico per l'editoria e i problemi intestinali.






Tra chi si occupa di Satira l'associazione tra "Libero" e le funzioni digestive finali ed espulsive è un topos letterario.  
A botte di 2/3 milioni di euro di sovvenzionamento pubblico all'anno (sì, "Libero" lo pagate anche voi), il quotidiano feltriano contribuisce alla salute del vostro intestino come la purga del tempo che fu (e senza olio di ricino) o, in tempi più vicini a noi, come la peretta che le mamme d'Italia utilizzavano nel corpicino dei loro poveri bambini per favorire la pulizia dell'intestino o, forse, per abituarli fin da piccoli a intrusioni non volontarie nella propria intimità. 
Non paghi di questa onorevole azione di salute pubblica, "Libero" ora presenta delle "manchette" che ben si adattano al bisogno e alla bisogna: si pubblicizzano i fermenti lattici.
Perché il mal di pancia che vi verrà al pensiero di aver finanziato questo giornale per pochi infimi (fate il rapido calcolo di quanti soldi ha ricevuto dal 2000 a oggi...), vi passi presto. 

martedì 26 maggio 2020

Ricetta P2: Merda flambé


Ingredienti: Merda abbondante e Farina 007.
Difficoltà: Cinque Stelle.
Tempo di cottura: due settimane.


Pubblica un'intercettazione sui giornali di area berlusconiana per preparare la base.
Ricopri il tutto con informazioni di Farina 007.
Annaffia abbondantemente di sfiducia la Magistratura.
Lascia macerare sui Social per una settimana.
Avvicina il piatto al fuoco dell'egocentrismo dei partitini agonizzanti e della vanagloria degli ex dipendenti delle TV di Berlusconi capitati per puro caso nella Giunta delle Immunità.
Butta nel cesso espressioni come “La Legge è uguale per tutti”, “Stato di Diritto” ormai combuste.
Servi al popolo la merda flambé e convincilo che il piatto è prelibato.
Batti le mani al cuoco nizzardo.
Voilà!

domenica 23 febbraio 2020

A margine del panico suscitato dal Coronavirus



Molti chiedono responsabilità nell'emergenza e poi “Libero” se ne esce con un titolo del genere.
Ovviamente scatta l'indignazione di rito.
C'è chi pensa che i giornalisti di questo giornale e di altri della stessa area o siano pazzi o ubriachi.
Ho già scritto che la foglia di fico della follia e, nel caso di Feltri, dell'Alzheimer e della tendenza al bicchierino di troppo, è deleteria.
Feltri, Senaldi, Belpietro e altri della cricca escono tutti dalla stessa pentola: sono giornalisti cresciuti a pane e Mediaset, il cui Padre e Padrone ancor oggi presumibilmente regge il peso finanziario delle querele e dei risarcimenti per le diffamazioni e calunnie a mezzo stampa per quelli che si definiscono“fuori dal coro”.
L'Uomo di plastica è stato un piduista, ha cercato in tutti i modi di smantellare la Costituzione, ha tenuto rapporti ambigui con la Mafia, è ancora il burattinaio della nostra malatissima Democrazia ed è, in pectore, ahinoi, il nuovo Presidente della Repubblica delle Banane italiane per la nostra Destra.
L'Innominabile, inoltre, tiene per le palle Capitan Findus, anche se il peso politico di FI sembra in fase calante, e sappiamo che opinione abbia della cavallina esoftalma che potrebbe sostituire il cavallo di razza padana, quando si spomperà e diventerà un Ronzinante qualsiasi: 'na zoccoletta (relata refero).
Se ci fosse una Sinistra seria, quest'ultima farebbe un gran casino, con tanto di picchetti, davanti alla redazione dei giornalacci suddetti. 
Ovviamente i summenzionati giornalisti fuori dal coro, ma non fuori di testa, si atteggeranno a vittime: si appelleranno, starnazzando come oche del Campidoglio, al rispetto di quella Costituzione di cui, se avessero pieno poteri i loro manutengoli, farebbero strame. 
Sicuramente non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il finanziamento pubblico per giornali che si caratterizzano quotidianamente per il disprezzo nei confronti della deontologia professionale dovrebbe essere immediatamente sospeso.
Se poi la Sinistra volesse veramente vincere, ma qui parlo da umorista che tira la corda al massimo,  dovrebbe adottare questo semplice barbatrucco: promettere una patrimoniale ad personam che preveda che tutti i beni di Berlusconi e dei suoi accoliti (solo a loro il privilegio dell'esproprio, eh! Gli altri possono pure continuare a pasteggiare a champagne!) siano ridistribuiti equamente ai pensionati al minimo e ai disoccupati.
Insomma, la Rivoluzione partirebbe da una nuova distribuzione delle terre e delle ricchezze. 
Si sa, però, che, quando i contadini si sono messi a fare sul serio a brani i figli dei baroni e dei campieri, il Generale Garibaldi a Bronte ha chiamato Nino Bixio per mettere fine alla carneficina. Ma cosa fatta capo ha . ;-)

lunedì 3 febbraio 2020

Vittorio il Provocatore. Le astuzie dell'ottuagenario direttore di "Libero".


Ben sapendo che lo fa apposta (e fessi noi a cascarci), cerchiamo di capire come Vittorio Feltri costruisce i suoi giochetti provocatori; ovviamente provo a smontare e rimontare l'ingranaggio per evitare che qualcun altro cada nella rete che ci vuole tutti incazzati per quello che scrive.
Nel suo tweet (o meglio “cra cra”) rivolto alle tre ricercatrici il direttore di “Libero” finge di fare un complimento per denigrare e screditare le scienziate sia perché donne sia perché meridionali.

Ecco il boomerang dedicato a Vittorio che usa il suo stesso meccanismo mentale e stilistico:
“Un ottuagenario criptonazista, ma neanche tanto cripto, ogni tanto ne azzecca una: oggi, movvedi!, si è complimentato con delle scienziate che hanno isolato il Coronavirus. Come un orologio rotto il buon Vittorio azzecca l'ora due volte al giorno. Un vero miracolo. D'altronde si rivolge a delle analfacapre che non sanno leggere le ore sul quadrante e che gli danno credito.
Una lezione di giornalismo: dare del coglione all'interlocutore qualsiasi cosa faccia, anche se salva milioni di vite. Non solo: vantarsi di avere una tiratura da bollettino parrocchiale, autodefinendosi nel contempo giornalista controcorrente, non specificando che “controcorrente” significa “contro l'acqua corrente”, preferendo all' H2O di gran lunga (perché dargli torto?) del buon Brunello. Un applauso”.

venerdì 31 gennaio 2020

Una modesta proposta.


Questa mia proposta, modesta e umile, è “politically incorrect”, vi avviso.
Si sta lavorando tirando le corde della Satira al massimo (o del cattivo gusto per chi avversa tale genere di operazione): o suonerà armoniosamente o sarà uno strazio alle orecchie del lettore.
Orbene, ordunque: propongo, in nome della Massima Trasparenza, l'istituzione di un contrassegno obbligatorio di riconoscimento per i giornalisti di “Libero”, de “La Verità”, de “Il Giornale” e di molti dei giornalisti che lavorano in Mediaset.
Chiedo che lo Stato obblighi i suddetti professionisti di mostrare, mentre scorrazzano tra la plebe e nelle pubbliche vie, appuntato al doppiopetto, un distintivo, un badge, una cimice che permetta agli occhi di tutti di identificare il loro ruolo nel mondo.
Si definiscono e son giornalisti con le contropalle, no? Che problema ci dovrebbe essere?
Perché dovrebbero vergognarsi di mostare di appartenere alla categoria benemerita dei giornalisti d'assalto, di coloro che si occupano coraggiosamente e senza contropartita della controinformazione in Italia? Dovrebbe essere, logica vuole, un motivo di vanto e di onore. Che portino il cartellino, ordunque, qual croce di ferro della loro ardita e faticosa battaglia quotidiana!
So, però, che questa mia semplice proposta non sarà accettata: non perché non ritengano la loro professione ricca di onori e del prestigio tributato da un pubblico plaudente (e di denaro, anche se di dubbia provenienza).
Rifiuteranno il distintivo, rivendicando il diritto di vivere nell'anonimato la loro vita privata.
Mi spiace dissentire: i suddetti, nell'esercizio della loro professione, mettono ogni giorno sulle pagine dei loro giornali e dei loro telegiornali, un giorno sì e un giorno no, la coratella o, se preferite un'immagine diversa, i calzini e le mutande dei loro oppositori, in genere privati cittadini, per esporli al vituperio dei loro fedeli lettori e spettatori.
Lo fanno senza ritegno e senza alcuna remora morale e, spesso, nel nome supremo dell'Informazione con la “I” maiuscola, affrontando nei Tribunali il rischio di salatissimi risarcimenti.
Non cadano in palese contraddizione rispetto ai loro saldissimi principi!
Della privacy altrui se ne sono fottuti e se ne fottono assai, come se ne fottono e se ne sono fottuti, e strologano sull'argomento, facendosene un vanto, del “politically correct”, tipico, a loro dire, della Sinistra perbenista.
Non temano, comunque: la mia proposta non vuole precludere loro nessuna libertà.
Noi siamo Buonisti Fino al Midollo (BFM): all'esclusione preferiamo di gran lunga l'autoesclusione.
I giornalisti dei suddetti giornali e Telegiornali desiderano andare in un ristorante stellato o nella trattoria da quattro soldi?
Liberissimi di farlo: il cartellino sive segnale sive sigillo identificativo non li escluderà , come i Giudei dopo le Leggi razziali, dalla loro prerogativa di godersi il cibo dello chef o dell'oste, anzi: si libereranno molti tavoli intorno al loro desco, perché il loro immediato riconoscimento permetterà a chi gli starà vicino di allontanarsi discretamente e senza proferir verbo dal locale.
Lo so che a questo punto partirà di default, direi come un tic, l'accusa di “razzismo degli antirazzisti”.
Parliamo senza peli sulla lingua: l'esclusione dai locali che i suddetti frequentano abitualmente è una norma da sempre, dettata da forme di apartheid economico e, talvolta, razziale: costano troppo e non tutti sono ammessi. Ci sono in genere a preservare la loro riservatezza i “buttafuori”, no?
Se poi qualcuno è diversamente colorato, tranne che sia parente di Mubarak o ricco a sufficienza o sportivo di fama, viene spesso escluso, vero? Non è così?
I Locali “esclusivi” (e divisivissimi) sono il loro Mondo (e la nostra salvezza, diciamolo, visto che ci permettono di non frequentarli più di tanto per indegnità), si chiamino Billionaire o Circolo dei Canottieri. Li chiameremo per questo "razzisti"? Giammai: stronzi elitari, senza attico a New York, ma in qualche isola esotica, sì, però.
Orbene, lascino la libertà ai loro vicini di abbandonare il locale, quando decidano di onorare con la loro presenza luoghi in genere a loro inadatti negli imi bassifondi della vita reale.
Non hanno evidenti nasi grifagni che li rendano distinguibili, né unghie adunche per poterli individuare.
Prendete ad esempio Borgonovo, il Mastro Lindo videdirettore de “La Verità”: è così laccato e perbene che lo presentereste, senza sfrucugliare troppo nel suo passato, alla vostra attempata figliuola per un bel matrimonio combinato.
Leggete, però, bene bene quello che scrive e dice in TV e, se non aveste gli occhi foderati di prosciutto padano, non avreste dubbi nell'inserirlo nella categoria che gli compete.
Senza cartellino, però, l'operazione sarebbe improba a prima vista: non ha i frenologici segni della sua superiorità mentale, quella che gli permette, corroborato dalla sicurezza tipica delle razze superiori, senza vile indugio, un giudizio illuminante sulle plebi inette della Sinistra.
Che un cartellino glitterato, una stella argentea , una croce uncinata gli sia appuntata al petto, perché tutti sappiano chi è. Rifulga la sua fama e il plauso degli Illuminati!
Poi ognuno scelga: lo si baci pure, facendosi un selfie con lui, quale eroe della controinformazione e per la sua indefessa difesa della Famiglia, della Patria e di Dio contro gli amanti delle Teorie Gender, dei torbidi segreti di Bibbiano e delle trame antipatriottiche della Sinistra tutta.
Ma, a mio avviso, sine ira et sine studio, consiglierei ai più quei cinquanta metri di distanza, quella distanza che si suol dire di sicurezza: permetterà loro di non sentire le sue fregnacce lamentose, i discorsi a cappella, le personalissime ricostruzioni della cattiva fede altrui, la difesa degli indifendibili e l'insopportabile e ineluttabile vittimismo degli intellettuali che dicono di sentirsi incompresi perché sono di Destra. Sono incompresi, e a ragione, per altri motivi che qui è bello tacere.

giovedì 21 novembre 2019

A proposito di uomini di Erdam e di odio di scemi vari


Una suora, un po' su di età, decide, visto che si occupa di migranti, di scendere in piazza con le Sardine. Si può discutere sul ruolo dei religiosi nella politica italiana e sulla discrezione che il loro magistero comporta.
Sbatterla in prima pagina, in articolo di apertura di un giornale per pochi infimi, ma tuttavia di portata nazionale, anche se in dosi omeopatiche, per poi sottoporla all'onda fognaria della feccia, travalica, però, e di molto, le regole della deontologia professionale.
Non si tratta di anonimi commentatori di Facebook, di Twitter o di Instagram, magari provenienti dall'Est.
Gi autori del misfatto hanno nome e cognome e un cartellino che attesta la loro professione: giornalista.
La suorina si sarà sporcata con l'olio della protesta sardinesca, ma i giornalisti di Libero di quale materia sono lordi fino alle midolla?
Esiste ancora un Ordine dei Giornalisti?
Esiste ancora una Magistratura che è in grado di arginare e di assorbire forme così infami di odio di scemi vari?

N.B. Solo un ingenuo o chi è in malafede non può cogliere il rilievo osceno, sessista e idiota della "Monaca che ama banche e rifugiati". Non solo non hanno rispetto per una religiosa, ma anche per la donna. E prendersela poi con gli anzianotti, la dice lunga sui personaggi con cui abbiamo a che fare.

lunedì 30 settembre 2019

Greta, i Vecchioni ed il Grande Vecchio.


Orbene, ordunque, questo è il fatto: un allenatore di una squadra giovanile scrive su Facebook le seguenti parole rivolte a Greta Thunberg: “Questa tr***!16 anni può andare a battere, l'età l'ha”. Presumo che il sacro furore contro Greta, al momento, lo abbia fatto sentire più virile. Purtroppo, come è uso tra gli odiatori in Rete, tali turgidità diventano mollicce e imbarazzanti in un batter d'occhio. La Società sportiva lo ha licenziato in tronco.
Sia chiaro: non godo del licenziamento di chicchessia (sono per multe a tre o quattro zeri e per la gogna temporanea sui social) , anzi trovo controproducente che qualcuno perda il lavoro per la sua dabbenaggine e per la sua incontinenza verbale (è una forma di giustizia sommaria che mi piace poco, ma che attrae molti per la sua rapidità).
Mi piacerebbe molto di più che pagassero, e carissimo, i mandanti morali dello sdoganamento delle pulsioni o dell'ostensione della coratella, eppure sono sempre lì. L'epiteto “Gretini” di Libero non è stato sanzionato, Renato Farina, quello che si è inventato le Fake News, prezzolato per sua stessa ammissione dai Servizi Segreti, e che ce l'ha a morte con Greta, scrive ancora e le augura un ricovero coatto e Feltri può dire quello che vuole senza alcun freno inibitorio.
Mi domando sempre chi abbia pagato e paghi le spese processuali per le numerose denunce per diffamazione che stanno collezionando  come figurine della Panini i giornalisti di punta della Destra italiana. 
Le copie di Libero non superano le 27000 in tutto il territorio nazionale. C'è poco da diventare ricchi.
Da quale pozzo di San Patrizio attingono a piene mani i suddetti per spalar merda sul resto del Mondo? 
Banalmente: chi ha così tanti soldi da finanziare i grandi ventilatori di informazione farlocca? Putin?L'amico di Putin? L'amico dell'amico di Putin?

giovedì 26 settembre 2019

Greta, Carola e i Vecchioni.


Greta e Carola non piacciono perché non ridono. Noi vecchiacci (maschi) siamo talmente abituati a ridere persino quando stiamo impegnandoci a proporre idee in cui crediamo (chiamiamo tale atteggiamento sprezzatura, per autodifesa, o autoironia o leggerezza, ma è più probabilmente semplice cinismo) che non possiamo sopportare chi lo fa con passione, digrignando i denti e infervorandosi, non indulgendo facilmente al sorrisino distaccato.
In realtà, ci spaventiamo della loro sicurezza: loro, giovani e volontariamente non seduttive, credono in quello che dicono, e non sono fanatiche, molti dei vecchiacci, e sono perlopiù maschi, al contrario sono fanatici, non sono seduttivi solo perché non glielo permette l'età e le loro idee puzzano di forza, spesso biecamente maschilista, e di vecchie mutande.


La vecchia betulla e il venticello dell'ambientalismo.


Il principale detrattore in Italia sulla carta stampata di Greta Thunberg è tal Renato Farina. Il giornalista ha candidamente ammesso a suo tempo di aver preso soldi dal SISMI per diffondere false notizie; per questo è stato sospeso dall'Ordine e ha rischiato la radiazione. Non solo: è stato condannato a sei mesi per aver diffamato Romano Prodi.
Renato Farina scrive per Libero, il giornalino per pochi infimi (270 copie per provincia), poco più che un bollettino parrocchiale vicino alle posizioni della Lega e di Berlusconi.
Renato Farina è stato parlamentare per il Popolo delle Libertà.
Ha 65 anni e questo è, in breve, il suo Curriculum Vitae.
Renato Farina invoca l'intervento dei medici per curare Greta poiché, a suo avviso, sta raccontando falsità sul clima. Questo è quanto. 
Non chiedetemi per chi io parteggi.

lunedì 6 maggio 2019

L'analfabetismo funzionale e il giornalismo italiano

Una delle carattersitiche dell'analfabetismo funzionale (fonte Wikipedia, non mi sono sprecato...):
  • conoscenza dei fenomeni scientifici, politici, storici, sociali ed economici molto superficiale e legata prevalentemente alle esperienze personali o a quelle delle persone vicine; tendenza a generalizzare a partire da singoli episodi non rappresentativi; largo uso di stereotipi e pregiudizi.

Oggi su Libero:

Forse i giornalisti di Libero hanno ragione: adesso ho i brividi freddi!
Brrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr...

giovedì 18 aprile 2019

Se questo è un giornale...



Non c'è nulla da fare: sappiamo da tempo che Libero non è un giornale, se non per il fatto che esce ogni giorno, ma non ci siamo ancora abituati.
E, checché ne dica Mentana, facendo un distinguo  gesuitico che non ha molto senso (riassumendo: ci sono buoni giornalisti che scrivono su Libero, ma chi pensa i titoli è uno stronzo), un pezzo di carta non fa un quotidiano; e i giornalisti che si prestano a questo giochetto sporco, se non sporchissimo, non si meritano granché la tessera dell'Ordine.
Libero è un ventilatore spargimerda, un inquinatore di pozzi e di anime. 
E in questa operazione fa un ottimo servizio a chi vuol spargere malcontento ed è un perfetto fiancheggiatore di ogni opera manipolatoria dell'opinione pubblica più malleabile.
Non ho detto la più ignorante, ma la più disposta a costruirsi una realtà fittizia, a proprio uso e consumo (anche a Sinistra, c'è chi si presta, lo so; la tendenza psicotica è bipartisan). 
Libero è un cementificatore del pregiudizio ed ha una funzione consolatoria per chi, in cuor suo, ha inconfessabili pensieri: nullificazione dei comunisti e in genere degli avversari politici, sterminio dei Rom, vendetta rapida e immediata attraverso ogni arma, e robuccia del genere, ideuzze che albergano da sempre nella borghesia sotto la cenere del perbenismo e che in genere cozzano con i progressi del pensiero e della civiltà in Italia e spesso col cristianesimo (non voglio stare sul vago: abolizione della pena di morte, inutilità della tortura, proporzionalità della pena, timore che la vox populi diventi vox dei and so on, insomma quel pensiero che attinge alla fonte di Cesare Beccaria e del suo nipotino Alessandro Manzoni).
Prendersela poi con una ragazzina e definirla cretina, pensando di essere spiritosi, dà l'idea della levatura delle persone. Purtroppo, non è cosa nuova. 
Poiché non è la prima volta che i direttori responsabili di Libero sono costretti a pagare le conseguenze di titolazioni di tal fatta, la domanda che mi pongo, visto che il giornale ha una tiratura per pochi infimi ;-), è chi sia il finanziatore occulto disposto a pagare le penali in Tribunale. 
Io un'idea ce l'ho, ma non ve la dico. Non sono un giornalista di Libero, io! ;-)
arz62

venerdì 24 agosto 2018

"Libero" e i cagnolini sbavanti. Un Mondo da cani.



Le parole hanno ancora un senso. Se un giornale vicino a un uomo politico scomoda le categorie religiose per giustificare l'adesione a una posizione politica, è evidente che si è scavalcato il fosso.
“Fedele” non è attributo che attiene ai rapporti paritari tra gli uomini.
O si usa per Dio, e Salvini non lo è, non avendo ancora fondato una religione, anche se sta lavorando bene per diffondere un culto della personalità, o connota i rapporti tra il cane e l'uomo. 
Se i Cattolici sono fedeli a Salvini (e francamente non lo credo), allora sbavino tutti come Pavlov insegna sentendo la parola "immigrazione". 
I giornalisti di Libero scondizolano, d'altronde, già da un bel po'. Bau! Bau!

giovedì 28 giugno 2018

Discorso di fine anno scolastico. Vietato ai maggiori di 25 anni.


[Discorso di fine anno scolastico rivolto ai ragazzi che conosco, prevalentemente miei ex allievi. Chi non è stato mio allievo e ha più di 25 anni salti a piè pari. 
Facebook personalmente di persona verrà a dirmelo, vecchiacci, se barerete! ;-)]


Da dove ripartire? Be', per chi è contento di come stanno le cose, non c'è bisogno di far alcunché. Se la goda, come ogni conservatore per bene.
Per chi non è contento, e voi spesso non lo siete, che fare? 
Per prima cosa, è necessario ripartire da voi, quelli che qualcuno cataloga un po' grossolanamente nella categoria dei giovani.
Premessa maior: il mio discorsetto non ha lo scopo di catechizzarvi.
Anzi, è l'esatto contrario: è un esplicito invito a non fidarvi. Di loro, i vecchiacci, di noi, vecchiacci e per di più docenti (un composto instabilissimo che aspetta ancora il suo Nobel per essere stabilizzato).
Chi ha superato una certa età ha già sul proprio collo la bisaccia della propria vita (stravolgo un po' la favoletta, ma è a fin di bene): è davanti ai loro occhi e ovviamente costituisce un parametro difficilmente eludibile, nel bene e nel male.
Voi “giovani” la bisaccia non la vedete: è alle vostre spalle. Non dovrei dirvelo, ma è un sacco vuoto. Dovrete riempirlo con le vostre esperienze e i vostri errori. E sarà destino che quando la bisaccia sarà riempita, ve la mettiate davanti al naso, proferendo qual oracolo parole alate alle nuove generazioni con la consueta premessa: “Ah, ai nostri tempi!...”
E' importante, però, che il sacco ve lo riempiate da soli e non ve lo facciate riempire dagli altri.
Ecco partiamo da qui.
Qual è il segno di questi tempi non particolarmente luminosi?
E' che i vecchi non solo hanno più potere di voi, ma tentano di imporvi con un certo successo le loro parole d'ordine (non è la prima volta, eh?).
Una su tutte la parola più terribile o, se preferite, formidabile è “ paura”.
Alcune forze politiche, che si spacciano per “nuove”, ma che in realtà sono l'espressione del Cripto-Partito degli Anziani, parla con il linguaggio dei vecchi a quei vecchi asserragliati nelle loro villette con il fucile puntato, quei malvissuti che quando incontrano qualcuno di un colorino diverso dal loro si mettono la mano sul portafoglio. Non condanno, sia chiaro, chi ha paura. Chi è vecchio è più debole ed ha paura di tutti: dei diversi, ma, in particolare, sappiatelo e non dimenticatevelo mai, ha paura proprio di voi giovani.
Condanno, però, e senza possibilità di redenzione nel mio personalissimo Inferno, chi pensa che la paura debba appartenere anche a chi non la prova, condanno gli appestatori e i vampiri che trasmettono le loro ansie agli altri, succhiandone il sangue e le energie.
I giovani devono andarsene in giro a mezzanotte perché poco hanno da perdere, vero?
I pochi euro ve li siete già bevuti e li avete spesi in altro. Poco importa in che cosa, purché non vi ammazzi. I giovani devono viaggiare con pochi soldi e pochi programmi, no? Incontrerete dei pericoli? Probabilmente sì, ma li affonterete con la vostra spavalderia. Qualcuno di voi ci rimarrà secco? Probabilmente sì, ma questo non potrà far scemare la vostra energia e fermare il desiderio di scoprire che cosa c'è dietro l'angolo.

Diffidate, inoltre, da chi vi dice: prima il lavoro, lo studio non serve.

Chi parla così si rivolge ancora ai vecchiacci di riferimento, quelli che non hanno studiato e ce l'hanno fatta lo stesso. Peccato che stiano per schiattare. Sono ancora lì con il piccolo gruzzolo del loro lavoro, del lavoro di una vita. Faticoso, sia chiaro. Il settantenne non ha bisogno di studiare: deve difendere il capitale raccolto, tesaurizzarlo.
Se non può metterlo in banca ( ...e la paura delle Banche avide e assassine è un'altra caratteristica di una popolazione anziana), lo mette sotto il mattone o nel materasso. E si guarda intorno perché nessuno possa scoprire il nascondiglio.
Metterebbe il proprio gruzzoletto all'interno di una cassaforte, all'interno di un'altra cassaforte, che si presenterebbe, se fosse realizzata, come un'avida Matrioska blindata.
Chi ama troppo la sicurezza non ha gran considerazione della vostra libertà di non avere nulla.
Studiare, al contrario, significa essere curiosi non solo delle fattezze del proprio ombelico; curiosità significa esplorare ciò che non si conosce e richiede coraggio.
Rinunciare a tutto per affrontare un altro confine, un altro limite. Senza nessun peso morto, compreso quello del denaro.
Significa cambiare. E cambiare è difficile anche per i giovani ( che spesso si incistano nell'usuale: “Non sono in grado”, “Non sono capace”), più difficile, se non impossibile, per i vecchi protetti dal carapace dell'esperienza (pronto a sfaldarsi in un attimo, davanti alle malattie e alle magagne della vecchiaia, o semplicemente al cospetto del dito dell'urologo ;-)).
Lo si può fare più facilmente quando ancora si è un po' informi e non sclerotizzati nelle proprie manie e sicurezze, lo si può fare quando la bisaccia è vuota e quando il cambio della pelle non è un problema.
Siate pure serpenti, se volete affamati, ma non troppo attaccati alla vostra buccia, insomma.
Studiare significa conoscere ciò che ci piace. E studiare non è solo stare in polverose biblioteche (che però hanno il loro fascino: si incontrano molte persone interessanti;-)): si studia vivendo esperienze nelle strade e nel Mondo.
Le villette con il recinto alto tre metri lasciatele ai vecchi.
Il fucile per stecchire il ladro di turno non abbia per voi alcun fascino.

Infine, e la chiudo qui, non studiate per lavorare come dicono i vecchiacci.
Si studia ciò che non si conosce perché per “uscire fuori” bisogna scavare un po' dentro. 
Nei buchi della vostra ignoranza troverete forse una via d'uscita. E solo per caso e tangenzialmente un lavoro.

Ecco è finito il discorsetto ai ragazzi di fine anno del docente anziano. Vi siete annoiati, eh? Du' palle! 
Non datemi retta e fate come se non avessi parlato.Come avete sempre fatto a scuola, insomma... Buone vacanze, ragazzi! ;-)

venerdì 11 marzo 2016

Heil EXPO! (2) ossia La felicità di essere un pirla

Oggi, felicissimo di essere un pirla:





9 maggio 2015


Come al solito, lo avevo previsto: se l'EXPO andrà male, sarà colpa di qualcun altro.
Premetto che l'EXPO è e rimane una buona idea, ma come tutte le buone idee può essere gestita bene o male.
Giustamente molti stanno investendo sull'EXPO e per ragioni comprensibili: indotto, turismo, immagine e via dicendo.
Sembra anche che, però, chi abbia qualche perplessità ( infiltrazioni mafiose, corruzioni, sponsorizzazioni sospette etc....) sia un nemico dell'Italia.
A parte il fatto che i NO EXPO agli occhi dei loro detrattori rappresentano lo 0,000001% della popolazione ( minoritari, facinorosi, nella migliore delle ipotesi, terroristi e black bloc, nella peggiore), non vedo poi il motivo di questa grande preoccupazione per chi ha organizzato l'evento.
Chi avrà piacere di vistare l'EXPO andrà a spatullarsi con i piatti etnici di tutto il mondo e chi non l'avrà starà a casuccia a masticare la cicca, no?
Che problema c'è?
No, mi spiace, ma il problema c'è.
In un bel libro sul saluto a braccio teso dei nazisti ( http://www.ibs.it/code/9788815124654/allert-tilman/heil-hitler-storia.html), si chiarisce perfettamente a che cosa servisse simile rituale . Chi vi si sottoponeva era di fede nazista ( o perlomeno si piegava a tale fede), chi si rifiutava era chiaramente un ribelle al potere costituito. Ecco, ora , forzando un po' l'analogia, grazie ai potenti mezzi mediatici di cui dispongono coloro che stanno promuovendo EXPO, ora diviene difficilissimo dire che questa manifestazione non incontra i nostri gusti ( o per motivi ideologici o semplicemente perché siamo disinteressati alla proposta).
O con noi o contro di noi, insomma.
Heil EXPO! ( Altrimenti sei un pirla sovversivo...)
Decidete ora "liberamente" se alzare il braccio o meno; chi vi sottopone a questa forca caudina è , a vostro avviso, in buona o in cattiva fede?

arz

sabato 9 maggio 2015

Heil EXPO!

Come al solito, lo avevo previsto: se l'EXPO andrà male, sarà colpa di qualcun altro.
Premetto che l'EXPO è e rimane una buona idea, ma come tutte le buone idee può essere gestita bene o male.
Giustamente molti stanno investendo sull'EXPO e per ragioni comprensibili: indotto, turismo, immagine e via dicendo.
Sembra anche che, però, chi abbia qualche perplessità ( infiltrazioni mafiose, corruzioni, sponsorizzazioni sospette etc....) sia un nemico dell'Italia.
A parte il fatto che i NO EXPO agli occhi dei loro detrattori rappresentano lo 0,000001% della popolazione ( minoritari, facinorosi, nella migliore delle ipotesi, terroristi e black bloc, nella peggiore), non vedo poi il motivo di questa grande preoccupazione per chi ha organizzato l'evento.
Chi avrà piacere di vistare l'EXPO andrà a spatullarsi con i piatti etnici di tutto il mondo e chi non l'avrà starà a casuccia a masticare la cicca, no?
Che problema c'è?
No, mi spiace, ma il problema c'è.
In un bel libro sul saluto a braccio teso dei nazisti ( http://www.ibs.it/code/9788815124654/allert-tilman/heil-hitler-storia.html), si chiarisce perfettamente a che cosa servisse simile rituale . Chi vi si sottoponeva era di fede nazista ( o perlomeno si piegava a tale fede), chi si rifiutava era chiaramente un ribelle al potere costituito. Ecco, ora , forzando un po' l'analogia, grazie ai potenti mezzi mediatici di cui dispongono coloro che stanno promuovendo EXPO, ora diviene difficilissimo dire che questa manifestazione non incontra i nostri gusti ( o per motivi ideologici o semplicemente perché siamo disinteressati alla proposta).
O con noi o contro di noi, insomma.
Heil EXPO! ( Altrimenti sei un pirla sovversivo...)
Decidete ora "liberamente" se alzare il braccio o meno; chi vi sottopone a questa forca caudina è , a vostro avviso, in buona o in cattiva fede?

arz

martedì 3 febbraio 2015

La libertà di essere cafoni. Il titolo di "Libero" di oggi.


Chiedo venia in anticipo. Forse sono vecchio e ormai i neuroni vanno a spasso e sento cigolii che forse sono frutto di un malfunzionamento delle mie orecchie. Qualcuno mi dia una mano, dunque. Ditemi che mi sbaglio! Leggo il titolo di oggi di Libero. “Mattarella, giura che tagli le spese”. 
Se non sbaglio, quel "giura" è un bell'imperativo. Siccome sono della generazione dello “spero, promitto e iuro” che vogliono l'infinito futuro ( in Latino, d'accordo), mi sarei aspettato, seppur col tono dell'invocazione imperativa, un “Mattarella, giura che taglierai le spese”. Visto che il soggetto della principale è uguale a quello della subordinata, ma è una questione puramente di orecchio personale, ancora meglio l'implicita: “Mattarella, giura di tagliare le spese”. Invece no, il titolista nella subordinata mi mette un bel presente indicativo seconda persona singolare. Perché mi urta? In primis, il vocativo senza alcun titolo onorifico. Insomma, si sta parlando al Presidente della Repubblica. D'accordo, il titolo di un articolo non si presta alle lungaggini, ma c'è un limite a tutto. 
Poi c'è quel imperativo che mal si addice a chi  vorrebbe rivolgersi ad un'autorità. E, per di più, con un tu poco rispettoso. Infine, c'è l'indicativo colloquiale, ciliegina sulla torta.
Non c'è niente da fare, se c'è un titolo cafone, questo ne è un buon esempio: equivale , ahimè, al cafonissimo: "Ehi, capo! Portami una birretta!"
Senza il necessario "per piacere", "per cortesia", ovviamente...
arz

mercoledì 12 novembre 2014

Accidenti! Mario Giordano legge "Graffi di gesso"!


L'iperbole è un'arma retorica efficace, Giordano. Non usi però due pesi e due misure: dica seriamente, senza avere qualche rimorso di coscienza, che anche Cucchi si è divertito, quel guitto, a fare i salti mortali per le scale. Non regge, lo sa.
La realtà è purtroppo più ruvida e meno piacevole. Al massimo, è inconoscibile.
Un giornalista dovrebbe avere a cuore i fatti: le armi retoriche le si lasci agli avvocati, ai politici e al massimo a chi vuole fare satira ( http://graffidigesso.blogspot.it/2014/11/non-era-acqua-era-benzina.html).
E' vero o non è vero che Salvini aveva una scorta a sua disposizione e ha preferito confrontarsi a muso duro con gli antagonisti? Poteva allertare 80 agenti messi a sua disposizione, sì o no?
arz

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