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venerdì 24 agosto 2018

"Libero" e i cagnolini sbavanti. Un Mondo da cani.



Le parole hanno ancora un senso. Se un giornale vicino a un uomo politico scomoda le categorie religiose per giustificare l'adesione a una posizione politica, è evidente che si è scavalcato il fosso.
“Fedele” non è attributo che attiene ai rapporti paritari tra gli uomini.
O si usa per Dio, e Salvini non lo è, non avendo ancora fondato una religione, anche se sta lavorando bene per diffondere un culto della personalità, o connota i rapporti tra il cane e l'uomo. 
Se i Cattolici sono fedeli a Salvini (e francamente non lo credo), allora sbavino tutti come Pavlov insegna sentendo la parola "immigrazione". 
I giornalisti di Libero scondizolano, d'altronde, già da un bel po'. Bau! Bau!

venerdì 16 dicembre 2016

Quando si scontrano gli atei poco devoti e le Fedeli, muoiono sia la ragionevolezza sia i congiuntivi.

Eh, va be'! Perdoniamo pure la scivolata della neoministra Valeria Fedeli che ha corretto fuori tempo massimo il suo titolo da laureata in diplomata per adeguarsi alla realtà “de facto”.
La perdoniamo ancora di più perché gli attacchi alla Fedeli sono scatenati da uno dei personaggi più inquietanti del cattolicesimo italiano, quell'Adinolfi che ha fatto bere a molti stimabili cattolici ( ahimè, anche il Papa si è espresso dando consistenza corporea a un mero fantasma ideologico) fòle incredibili , ad esempio,  che nelle scuole si volesse introdurre il “gender”, pratica che , nell'immaginario un po' perverso di chi frequenta quel mondo, si concretizzava nel rossetto sparso a larghe falde sulle labbra dei pulzelli e in rosee mutandine di pizzo sui genitali dei maschietti dell'infanzia, per non parlare dei manuali di masturbazione e dell'armamentario da Sexy Shop a disposizione delle maestre disinibite, invece di qualche dispensa montessoriana di prammatica.


Ecco, sì , la perdoniamo, ma , per cortesia, Valeria Fedeli  mandi subito una letteruccia al Corriere della Sera che pubblica questo stralcio di quello che sembra essere una sua dichiarazione:

Tralasciamo il fatto che diploma di laurea e laurea sono pressoché la stessa cosa, almeno nel vecchio ordinamento, e che il ragionamento risulta dunque un po' zoppicante ( non c'è verso: diploma rimanda alle scuole superiori, laurea, sia nella versione di laurea da sola sia di diploma di laurea rimanda all'Università), vorremmo soffermarci sull'ardita protasi dell'ipotetica. 
Sappiamo che l'Accademia della Crusca non sta piangendo lacrime amare per la morte del congiuntivo, ma, pur pietosi nei confronti della decretata eutanasia di quel modo gentile e vagamente scettico, molti di noi, che non son puristi, non sopportano che la sua esecuzione avvenga ex abrupto con la ghigliottina sulla pubblica piazza, sulle pagine del più illustre giornale italiano, con copioso spargimento di sangue e cervelletto per ogni dove. 
Anche se non le richiederemo patenti di studio, pretendiamo dal neo Ministro dell' Istruzione e dell'Università almeno il rispetto della lingua del Sì, lingua che qualche volta, come si è visto recentemente, sa dire anche qualche sonoro NO, quando sente minacciata la sua eleganza o la sua storia. 
Ultimamente le direttive del MIUR erano abbondantemente inquinate da un inglese d'accatto, da costruzioni linguistiche volte spesso a nascondere il nulla sostanziale; Valeria Fedeli riporti almeno un po' d'ordine ( e si faccia consigliare da chi ne sa più di lei in merito) nello sfracello evidente della lingua di Dante operata dai suoi predecessori. 
E' un lavoraccio,ce ne rendiamo conto, ma , se provvedesse anche solo in parte a un minimo di ecologia della lingua, avrebbe fatto molto. Io, nonostante lo scetticismo generale, attendo fiducioso le sue prime mosse. Non le manca, data la sua formazione, né la concretezza, né la sintesi. Vedremo.
arz62  

mercoledì 14 dicembre 2016

Ministri con portafoglio, ma senza dignità ( in partenza). Sui Ministri non laureati.

Be', il tarlo mi rode. Come mai non si trova un umilissimo laureato disposto a metterci la faccia per vestire gli abiti tutt'altro che modesti di Ministro delle Repubblica? Lorenzin e Fedeli non sono state, prima della loro elezione, di certo delle Star, l'una nell'ambito della Sanità e l'altra per l'Istruzione e l'Università, o sbaglio?
Non c'è qualcosa di malato di uno Stato che non riesce ad attirare non dico le menti eccelse, ma funzionari di una certa esperienza per occuparsi di alcuni ambiti della vita sociale che rivestono un'importanza capitale per l'umile cittadino?
Passati alla brace un Berlinguer , un De Mauro e ultima la Giannini, è possibile che neanche un rettorino di una qualche sede universitaria disagiata si presenti, anche con uno striminzito titolo e quattro pubblicanzioncelle, per cercare di dipanare almeno un poco lo gliuommero della cosiddetta Buona scuola?
La mia ipotesi è semplice e forse ingenua: un paese in veloce decomposizione non è in grado di attrarre nessuno di autorevole, anche offrendo prebende, un lauto stipendio e il prestigio dell'incarico ministeriale. 
Si deve passare alla seconda fila ( magari gente cazzutissima, sia chiaro, ma...)

Chi si prestasse al gioco, dall'alto di una qualche posizione intellettuale conquistata a fatica,  sa che, dopo l'Apocalisse prossima ventura, ne avrebbe solo disdoro professionale e umano. 
Privato dell'incarico e della scorta, si troverebbe a tiro di sputo dall'ultimo degli ultimi. 
Teniamoci dunque una Lorenzin , diplomata al Liceo Classico, e una Fedeli,  un'assistente sociale diplomata (ora si laureano, però...)
Come vedete, sono ottimista più del solito ;-)
arz62


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