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domenica 26 luglio 2020

Gaslighting. Esempi pratici.(1)





Fontana afferma di non averne saputo e di non essere intervenuto in nessun modo. Intanto, cerca di far pervenire un bonifico di 250 mila euro al cognato come risarcimento per il mancato affare.
Non c'è logica? No: se non ne sai niente, non movimenti un euro dal conto in Svizzera cointestato con la mamma (tra parentesi stranamente pingue: 5,3 milioni di euro, mica noccioline).
Titolo di Libero, il giornale per pochi infimi: " Fontana nel tritacarne”. 
Sommario:”E' accusato di aver pilotato un appalto a favore del cognato. Ma in realtà ha costretto il famigliare a trasformare l'affare in una donazione alla Regione a costo di smenarci 250 mia euro di tasca sua”. 
Allora: se l'affare fosse stato lecito, perché risarcire il cognato? Dobbiamo presupporre che Fontana si sia sentito in colpa per aver malconsigliato il proprio parente stretto? Come si concilia tutto questo con la versione di Fontana di non essersi occupato della questione? Che c'entra il gaslighting del titolo del post?
Vi do la definizione della Treccani (pagina FB): 
“Il termine "gaslighting" indica una serie di comportamenti manipolatori – come fornire false informazioni o negare ciò che si è appena affermato – volontariamente attivati per minare la fiducia di base della vittima, la cui memoria e giudizi di realtà saranno sconvolti con grave pregiudizio per l’equilibrio mentale.“
Insomma, mi avete capito: nel tritacarne non c'è Fontana, ma il cervello dei lettori di “Libero”.


mercoledì 10 giugno 2020

Trump e il gaslighting.


Trump instilla il dubbio che il settantacinquenne spinto dalla polizia di Buffalo sia un mistificatore.
Insomma, il sangue dalla testa è per lui pomodoro, l'anziano signore è un terrorista (se uno più uno fa due nella sua ottica “antifa” e “terrorista” sono sinonimi) e le immagini trasmesse sono il prodotto manipolato e con effetti speciali di un set di Hollywood.
Purtroppo, quella che è nei fatti una distorsione psicotica della realtà non sta colpendo il Presidente, che sa benissimo quello che sta facendo, ma il suo elettorato.
Trump sta utilizzando una tecnica psicologica: si chima “gaslighting”.
Prelevo la definizione in inglese da Wikipedia (sono pigro):
“Gaslighting is a form of psychological manipulation in which a person or a group covertly sows seeds of doubt in a targeted individual, making them question their own memory, perception, or judgment, often evoking in them cognitive dissonance and other changes including lowself-esteem. Using denial, misdirection, contradiction, and misinformation, gaslighting involves attempts to destabilize the victim and delegitimize the victim's beliefs. Instances can range from the denial by an abuser that previous abusive incidents occurred, to the staging of bizarre events by the abuser with the intention of disorienting the victim”.
In parole povere, Trump  crea un elettorato con bassa autostima, disorientandolo e mettendolo nelle condizioni di non credere ai propri occhi.
Per chi lo vuol capire, il complottismo, il dubbio sistematico e immotivato nei confronti delle “auctoritas”, lo smantellamento di ogni sicurezza che è lo scopo delle “Fake News” ha un unico obiettivo: minare le certezze personali e creare belanti greggi pronte a seguire qualsiasi pastore. 
Non quello buono che le riporterà all'ovile, ma quello che le condurrà verso il baratro.

sabato 20 aprile 2019

Il Porro rifiutato ovvero il narcisismo ferito.


La questioncella è stupidina. Quindi, non aspettatevi alati voli del pensiero. 
I fatti sono semplici: alcuni giornalisti di una trasmissione di Nicola Porro, giornalista cresciuto a pane e Berlusconi, tentano di intervistare Michela Murgia che si è resa protagonista di un battibecco con Capitan Findus.
Non appena la scrittrice e opinionista viene a sapere a chi dovrà concedere l’intervista, imbarazzata, si nega. Poi si giustificherà su Instagram: non mi faccio intervistare perché c’è chi pregiudizialmente mi vuole rappresentare in un certo modo. 
Non si fa attendere la risposta di Porro che le dà dell’ignorante (nella variante eufemistica di “colui/colei che ignora”) e di essere al soldo di Berlusconi, nonostante sia fieramente antiberlusconiana (la Murgia scrive per l’Einaudi).
Chi lo desidera può andare direttamente a vedersi in Internet siparietti e controsiparietti.

Orbene, ordunque: perché ne parlo?
Semplice, perché nell’atteggiamento di Porro vedo un esempio adamantino di una delle caratteristiche dei tempi: il narcisismo ferito.
Porro è un giornalista, è stimato nel suo ambiente, sicuramente ha gratificazioni che molti suoi colleghi si sognano. Eppure, gli rode, oh, come gli rode!
Sa che c’è una parte dell’umanità che non lo apprezza.
Magari le accuse nei suoi confronti non sono del tutto vere: non è un pupazzo nelle mani della proprietà, non è il megafono delle idee altrui.
Forse non è stupido né ignorante come lo disegnano i suoi nemici.
Ma c’è una cosa che proprio non gli va giù: che ci sia qualcuno che non desideri ad avere a che fare con lui. 
Se la Murgia è una sporca comunista, ignorante e pregiudizialmente antiberlusconiana, perché intervistarla? Se è la nuova Boldrini (come entusiasti i commentatori di Porro la stanno indicando), che senso ha pretendere (dico: pretendere) che ti dia ascolto?
L’unica motivazione dell’ira del giornalista è che il narcisista non può accettare che qualcuno non lo apprezzi.
Come? Sono un giornalista importante, ho una trasmissione televisiva tutta mia, e tu, piccola stronza comunista, non vuoi farti intervistare?
Porro ricorda quei ricchi epuloni che organizzano cenette volgari a base di champagne e donnine e che si meravigliano che qualcuno non voglia partecipare all’evento mondano. Il retropensiero dedicato e delicato a chi si nega sarà: “Non sarà mica frocio?”
Al narcisista non passerà mai per l’anticamera del cervello che qualcuno non sia affascinato dalla sua popolarità e dal suo denaro che sono i fari della sua esistenza. 
Come può qualcuno rifiutare la popolarità derivante dall’apparire in una trasmissione televisiva, come può disprezzare la richiesta di un famoso giornalista, il cui valore è evidente, visto che viene pagato molto?
Ecco: se volete far incazzare un narcisista dei media, sapete come fare.
Quando si avvicinerà un giornalista di Libero, del Giornale et similia e vi si rivolgerà col petto gonfio: “Sono di ***, potrei farle una domanda?”, prendetelo in disparte e bisbigliategli all’orecchio: “No, non rispondo alla sue domande. E poi abbassi la voce: vuole che tutti sappiano che lavora lì?”

venerdì 19 aprile 2019

La manipolazione dell'informazione e la canalizzazione dell'odio al tempo di Facciabucco


Lo facciamo tutti. Lo faccio anch'io. Mi arriva un'immagine, vedo qualcosa che mi colpisce, colgo che c'è del giusto da qualche parte e in vago e lo condivido.
Purtroppo, però, i manipolatori ci sanno fare.
Per veicolare messaggi di un certo tipo, bisogna essere un po' astuti, un po' subdoli.
Ecco, l'immagine in questione che mi ha mosso le budella è questa.


Che pensate? Non vi fanno pena dei bambini in evidente stato di denutrizione.
Il bianco e nero non è a caso. Sopra svetta Notre Dame. A colori e prima dell'incendio (N.B. Non dopo).
Il verme, scusate l'associazione spiacevole, sono i bambini, l'amo è Notre Dame.
Per chi non lo sapesse, dopo il devastante incendio della Cattedrale, si sono raccolti molti soldi.
In poco tempo e tanti.
Il messaggio sotteso è questo: come si possano raggranellare tanti soldi per una chiesa e non si riesca a far fronte alla fame del Mondo è un vero mistero.
Ecco il mio piccolo esperimento mediatico.
Ecco una manipolazione della stessa fotografia.

Se si volesse fare la guerra allo Champagne, si dovrebbe fare così per convertire tutti al Prosecco.
Non ho scelto altre fotografie (perché protette da Copyright) che sarebbero state sicuramente più efficaci: giovani russi neocapitalisti che pasteggiano a champagne con ragazze in costume e senza, ricchi signori in frack che addentano sugnosi cibi di lusso, tavolate pantagrueliche di cibo, con caviale e aragoste a gogò e così via.

Fuor di metafora: un tempo, la contrapposizione era tra un mondo ricco e sprecone e un mondo povero e affamato, ora, come si evince dalla fotografia originale, la canalizzazione della riprovazione (e dell'odio sociale) si ha nei confronti di chi “spreca” il denaro non per gli affaracci propri, ma per la difesa delle opere d'arte.
Con chi se la deve prendere il popoluccio secondo l'intento degli astutissimi manipolatori? 
Con gli intellettuali fighetti e radical chic che hanno a cuore Notre Dame o con i ricchi epuloni che si chiudono nei loro recinti per evitare che le masse dei poveracci rovinino loro la festa? 
Con le ONG che salvano i poverazzi dall'annegamento o con i Capitani coraggiosi che chiudono festosi i porti quando c'è la pace e li aprono solo quando c'è la guerra?
Secondo voi? 
arz62

lunedì 18 settembre 2017

Lo "storytelling" col fez.

Si prende spunto da un episodio del passato, uno dei tanti. L'episodio è stato rispolverato da un politico del centrodestra.
Si nutrono seri dubbi che la vicenda sia andata come viene descritta. Vi sono anche delle incertezze sull'età della giovane. Innanzi tutto, ed è l'aspetto più grave, si appiccica alla vicenda una fotografia a forte impatto emotivo, quando esistono foto reperibili di lei, ma di certo meno suggestive.
Peccato, per i novelli adepti della controstoria contro tutti, che quella foto NON rappresenti la giovane fascista.
Ed ecco, attraverso questo mezzuccio persuasivo, montare l'indignazione della Rete con le proposte bislacche di annientare coloro che hanno ritenuto poco opportuna la celebrazione di un episodio così controverso.
La risposta di chi scopre che la foto non c'entra nulla con la giovane in questione è : “La foto è falsa, ma i fatti sono veri”.
Non è così, almeno in questo caso. Le zone d'ombra prevalgono. Sappiamo benissimo che la guerra tira fuori il peggio degli uomini e anche i Partigiani, e la vera Storia lo dice e senza reticenze, si sono macchiati di numerosi delitti. Sono le storie degli uomini, dei piccoli uomini che albergano equamente in ogni gruppo umano, non del movimento partigiano.
Sta di fatto che la nostra Repubblica è nata e si basa sull'antifascismo, alla faccia di chi ancora non si rassegna.

E chi si presenta con una foto fuori contesto e, com'è molto probabile, il busto di Mussolini in salotto, in questo caso, non ha voce in capitolo, perché lo “storytelling” piace molto a Renzi, ma anche a chi, pur di fomentare il malcontento e i mal di pancia, ricorre ai mezzi (spuntati, finché ci saranno gli anticorpi) della falsificazione e della manipolazione dei poveri polli.  

domenica 10 febbraio 2013

La classe operaia va in TV ( muta ).






Gli operai sono seduti. Hanno le loro belle tute blu ( in realtà sono azzurre) e sono seduti vicino a tavole ben apparecchiate con la tovaglia, con la bottiglia di spumante o di vino e la bottiglia dell'acqua.
Un omino cerca di rompere il ghiaccio: racconta barzellette, fa appello all'anticomunismo viscerale, disegna il mondo come lo vede lui. 
Loro guardano e non fanno un cenno; quando la telecamera incrocia i loro sguardi, gli operai guardano da un'altra parte. D'altronde, fanno parte dello sfondo e lo sanno.
Le parate militari  a Berlino in prossimità della fine prevedevano uno sfondo scenografico fittizio di palazzi per coprire le rovine della città distrutta ovviamente inutilizzabili per le riprese cinematografiche di regime. Ecco l'omino come sfondo preferisce gli uomini.
E loro hanno come loro armi di boicottaggio lo sguardo e il silenzio, simili in tutto a quelle degli schiavi ai ceppi. 
Alla fine parte qualche applauso il cui senso è racchiuso nelle menti di chi ha partecipato all'assurdo evento.
 arz© 
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