Visualizzazione post con etichetta Facebook. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Facebook. Mostra tutti i post

giovedì 8 settembre 2022

"Rodo, ma non rido": post severamente sconsigliato a chi non si occupa di Satira disegnata e scritta.

 


Probabilmente, tra un secolo circa, e mi si scusi l’accostamento blasfemotto, ci sarà un novello Dionigi il Piccolo, e non per le dimensioni dell’intelletto, che individuerà nella storia della Satira una frattura, un a.FB. e un d.FB.

“FB”, naturalmente, sta per “Facebook”.

Nel periodo dopo Facebook, chi si occupa di Satira scomparirà.

O meglio: si occulterà. Vivrà, come Epicuro insegna, nascosto.

Premessa maior: Facebook ha fatto sì che chiunque, dotato di media intelligenza, possa ardire ad avvicinarsi alla Satira. Non so se sia un male assoluto, ma non ho dubbio che qualche danno lo stia facendo.

Per la Satira disegnata l’agonia sarà più lenta (lo vedremo dopo), ma per la Satira scritta sarà probabilmente la fine. 

Già da ora, in verità, si percepiscono i segnali di sgretolamento.

Quando tutti hanno diritto a satireggiare, qualsiasi avvenimento sarà oggetto di Satira. 

Anzi vi sarà una compulsione al contenuto satirico dei neofiti, compulsione che coinvolge attualmente naturaliter anche molti autori satirici.

Come sapete, ad esempio, la Regina Elisabetta ora sta male e già fioccano interventi salaci sulla sua dipartita.

A parte il buon gusto (ma, vivaddio, anche la Satira vera non ha il buon gusto per statuto!), l’aspetto nuovo e decisivo è quello quantitativo: su migliaia di interventi penosi e tristissimi, state sicuri che qualcuno riuscirà a scrivere due righe fulminanti (un altro aspetto che individuerà il novello Dionigi il Corto, ops il Piccolo: la necessità della brevità dell’intervento).

 E chi si occupa di Satira (scritta) dirà: accidenti, perché non ci ho pensato io per primo?

Certo, il Satirico Maior è in grado di gestire nel tempo due paginate di buona satira senza fare un errore di ortografia, ma un comandamento di Facebook (e ancor più di Twitter) impone la concisione, l’uso parsimonioso della lingua: si lavora di stoccata e, dopo l’affondo, si ride soddisfatti, quando il sangue zampilla. 

Peccato che gli autori di questi virtuosismi non reggano la durata. 

Insomma, ne azzeccano una e ne sbagliano cento. Nel periodo dei duelli, al secondo assalto, sarebbero cibo per vermi.

Il Satirico Maior, comunque, non è un ingenuo, perché sa che le regole di ingaggio "facebucchiano" sono queste: brevità, ferocia, ghigno beffardo e fuga.

 Venti righe non le legge e regge più nessuno: seguendo le regole dei redattori del Reader’s Digest anni Cinquanta/Sessanta, una lettura non deve eccedere il tempo di una seduta nel proprio gabinetto (regola rispettata anche dai giornali online che indicano il tempo di lettura dell’articolo).

La Satira disegnata, come ho scritto, morirà più lentamente. 

Non tutti sanno tenere la matita in mano e nessuno può negare il valore attrattivo dell’immagine in un contenuto satirico. Certo, i disegnatori di fine Ottocento e di primi del Novecento venivano dalla scuole d’Arte, mentre oggi, come sappiamo, e io ne faccio parte, i disegnatori satirici sono perlopiù autodidatti e la qualità del disegno spesso è accettabile, ma non eccelsa. 

Ovviamente, la tecnica non è tutto, anche se chi disegna, se è onesto, rode forte nel vedere il collega più perito e attento ai particolari e tecnicamente attrezzato  risolvere senza evidente fatica alcuni problemi nella resa di una vignetta.

Ma l’Intelligenza Artificiale, come i ben informati sanno, risolverà, a breve, anche questo problema.

Concludo, perché ormai, anche se pazienti, avete finito la carta igienica: molti disegnatori satirici non faranno vignette su Elisabetta, anche se sono repubblicani, atei o cattolici nel midollo, per sottrarsi all’obbligo compulsivo del “coccodrillo”: non se la sentiranno e sarà il segnale del loro ritiro nel guscio.

Molti altri lo faranno e non sono da condannare. 

Fintanto che l’entusiasmo c’è, bisogna sfruttarlo. 

Ma il d.FB incombe. 

Cupo e mortifero.

Io ve lo avevo detto, eh!

 

N.B. Dopo la rubrica “Pissi pissi bao bao”, introduco un'altra parentesi di riflessione  con la rubrica “Rodo, ma non rido” riservata agli autori satirici. 

Siamo, sì e no, duecento in Italia e molti, com’è giusto, non mi leggono perché hanno ben altro da fare. Bene benissimo: siamo sotto ai 25 lettori di manzoniana memoria. 

Chi mi conosce sa il motivo della mia bislacca soddisfazione.

 

sabato 25 gennaio 2020

De Satira in barbarorum tempore.

Noto un certo scoramento in chi si cimenta in questi tempi grami in Italia, da professionista, da semiprofessionista o da dilettante nella Satira.
Non è la paura della censura (e che opera alla grande e senza freni in molti Paesi): in Italia al massimo si rimedia una denuncia dal politico di turno con l'orticaria facile, ma in galera non si va ancora (c'è sempre tempo, sia chiaro).
L'unica pena ormai evidente e accettata, obtorto collo,  è la marginalità del proprio messaggio, nonostante che i Social diano l'impressione fallace dell'amplificazione.
C'è di peggio, però: chi fa Satira si sente del tutto impotente rispetto a ciò che sta succedendo.
Il “Castigat ridendo mores” si è ingrippato alla grande e, spesso, anzi, si ha la sensazione che mettere in luce le tare di una classe politica oggettivamente inetta non faccia altro che il suo gioco; perché ormai di nulla si vergogna e i fan, come impone il nome, sono refrattari ad ogni critica nei confronti dei loro idoli politici che sono Dei anche a fronte di comportamenti di immane follia umana e etica. 
E il fenomeno osceno (e anti-intuitivo) è quello di vedere il numero dei fan crescere al crescere della provocazione cazzara.
Chi fa Satira si sente come l'uomo comune di mattina davanti al gorgo che porta via l'acqua calda del lavandino: vorrebbe limitare il flusso col tappo, ma,  ormai consapevole che il meccanismo non funziona, si rassegna a farsi a barba con l'acqua fredda. 
Non rinuncia, ma il rasoio, meno scorrevole, si inciampa sulla pelle, lasciando tagli e taglietti. Dolorosissimi.

martedì 7 gennaio 2020

Satira. Stato dell'Arte.


A cinque anni dalla strage dei disegnatori di Charlie Hebdo, una piccola riflessione si impone.
E' una banalità, lo so, perché è facile a tutti sincerarsene, ma la Satira, nei paesi Occidentali, non gode di buona salute, nonostante il sacrificio dei disegnatori francesi: molti giornali satirici chiudono o si trovano in grave difficoltà economica e, nei Paesi dove la libertà di Opinione e di Sampa dovrebbe essere un vessillo della Libertà di Espressione, i disegnatori di Satira stanno passando brutti momenti: o esercitano il loro diritto di Satira per spirito missionario o, semplicemente, muoiono di fame e, per sopravvivere, devono cercarsi altre attività per sostentarsi, sottraendo creatività e spirito umoristico al bene comune.
La Satira vive, male, ora, nei recinti di Internet e di Facebook, i cui algoritmi sono misteriosi ed eterodiretti.
I disegnatori nel mondo occidentale possono essere considerati dei privilegiati, comunque, perché in altri paesi il rischio è molto più alto: censura, arresto e la temibilissima autocensura che è il peggio del peggio nel mondo della Satira e che è il pane quotidiano sciapo di chi vive sul filo di questa modalità di espressione. Insomma, il sacrificio dei redattori di "Charlie Hebdo" è servito a poco, perché pochi l'hanno capito.
De hoc satis.
Arz
P.S.L'uso delle maiuscole è voluto e va interpretato. Questo post avrà per gli algoritmi di Facebook 25 lettori. Non uno di più, né uno di meno.


venerdì 19 aprile 2019

La manipolazione dell'informazione e la canalizzazione dell'odio al tempo di Facciabucco


Lo facciamo tutti. Lo faccio anch'io. Mi arriva un'immagine, vedo qualcosa che mi colpisce, colgo che c'è del giusto da qualche parte e in vago e lo condivido.
Purtroppo, però, i manipolatori ci sanno fare.
Per veicolare messaggi di un certo tipo, bisogna essere un po' astuti, un po' subdoli.
Ecco, l'immagine in questione che mi ha mosso le budella è questa.


Che pensate? Non vi fanno pena dei bambini in evidente stato di denutrizione.
Il bianco e nero non è a caso. Sopra svetta Notre Dame. A colori e prima dell'incendio (N.B. Non dopo).
Il verme, scusate l'associazione spiacevole, sono i bambini, l'amo è Notre Dame.
Per chi non lo sapesse, dopo il devastante incendio della Cattedrale, si sono raccolti molti soldi.
In poco tempo e tanti.
Il messaggio sotteso è questo: come si possano raggranellare tanti soldi per una chiesa e non si riesca a far fronte alla fame del Mondo è un vero mistero.
Ecco il mio piccolo esperimento mediatico.
Ecco una manipolazione della stessa fotografia.

Se si volesse fare la guerra allo Champagne, si dovrebbe fare così per convertire tutti al Prosecco.
Non ho scelto altre fotografie (perché protette da Copyright) che sarebbero state sicuramente più efficaci: giovani russi neocapitalisti che pasteggiano a champagne con ragazze in costume e senza, ricchi signori in frack che addentano sugnosi cibi di lusso, tavolate pantagrueliche di cibo, con caviale e aragoste a gogò e così via.

Fuor di metafora: un tempo, la contrapposizione era tra un mondo ricco e sprecone e un mondo povero e affamato, ora, come si evince dalla fotografia originale, la canalizzazione della riprovazione (e dell'odio sociale) si ha nei confronti di chi “spreca” il denaro non per gli affaracci propri, ma per la difesa delle opere d'arte.
Con chi se la deve prendere il popoluccio secondo l'intento degli astutissimi manipolatori? 
Con gli intellettuali fighetti e radical chic che hanno a cuore Notre Dame o con i ricchi epuloni che si chiudono nei loro recinti per evitare che le masse dei poveracci rovinino loro la festa? 
Con le ONG che salvano i poverazzi dall'annegamento o con i Capitani coraggiosi che chiudono festosi i porti quando c'è la pace e li aprono solo quando c'è la guerra?
Secondo voi? 
arz62

domenica 24 febbraio 2019

Ritorna "Pissi pissi bao bao". Cose di scuola (Severamente vietato a chi non si occupa di scuola).



Piccola osservazione oziosa e sicuramente inutile suscitata dall'episodio di Foligno (i cui contorni sono ancora oscuri e pertanto è bene che non si giudichi alla leggera) e dallo stimolo offerto da una mia amica che ha vissuto un “esperimento sociale” nella classe di sua figlia (ma era una terza liceo, eh!).
Va molto di moda anche a scuola la proposta di questi esperimenti per veicolare alcuni contenuti educativi. Tutto ciò prevede, innanzi tutto, un coinvolgimento emotivo. Cosa e buona e giusta, perché si sa che, in particolare a una certa età, la lezione frontale ha l'unico effetto di provocare non solo sbadigli, il che sarebbe il meno, ma, da quel che dicono pedagoghi e psicologi, anche un impatto nullo sull'apprendimento.
L'idea, quindi, è quella di presentare, e lo si fa anche con un pubblico adulto, un contenuto a forte valenza emotiva (un filmato, una simulazione, un'attività le cui ragioni si scoprano piano piano e di cui i partecipanti siano all'inizio dell'esperimento all'oscuro) e poi attraverso la riflessione e la discussione veicolare concetti specifici e/o promuovere nuove sensibilità su alcune tematiche.
Il docente esperto sa, dovrebbe sapere... , come valutare l'impatto emotivo, anche se non può prevederne tutti gli effetti: ad esempio, far vedere un filmato in cui un tossicodipendente si droga endovena e passa la siringa al suo compagno di sventura , ad esempio, ha sicuramente un impatto visivo-emotivo (e non lo si presenta a ragazzini delle Medie), ma anche in una quinta liceale ci sarà chi non reggerà l'immagine cruda e si sentirà male.
Valutare il contenuto, insomma, non è sempre facile e le variabili da considerare sono molte: il grado di maturità della classe, la presenza di allievi con determinate problematiche, l'opportunità dei contenuti, il legame con il programma stabilito ad inizio anno e, non ultimo, la capacità di contenere l'impatto dell'esperienza da parte del docente.
L'insegnante sa di muoversi in una cristalleria, il che comporta sempre qualche rischio. Ma chi non risica non rosica e tenere lontani, in particolare i ragazzi più grandi, da alcune tematiche, per paura delle eventuali conseguenze, lasciando che questi ultimi si informino in modo disordinato solo nel Mare magnum di Internet non va bene lo stesso. E, per fare un esempio umoristico (e mi compete), sarebbe come delegare l'educazione sessuale degli adolescenti alla visione di YouPorn per evitare che qualche genitore si lamenti con voi perché avete parlato di contraccettivi nella vostra classe.
Quel che temo, però, è , per via indiretta, la suggestione di Internet sui docenti più giovani.
Gli “esperimenti sociali” sono all'ordine del giorno su Facebook e alla fine del filmatino è ovvio che molti pensino: “Che forte! Sarebbe bello farlo in classe!”
In questi casi è meglio dar retta agli psicologi esperti: spingere troppo sul versante emotivo, quando non si sanno gestire gli effetti, dovrebbe indurre a una notevole prudenza. Quando c'è un rischio di destabilizzare il paziente, tra l'altro, gli psicologi sono obbligati a far firmare il cosiddetto consenso informato.
Ammesso e non concesso che l'episodio di Foligno sia stato un esperimento sociale, umiliare un bambino e isolarlo dagli altri, tenendolo all'oscuro di ciò che si intende fare, anche se il fine fosse stato quello di veicolare il concetto che la segregazione è un male, equivale all'operazione del chirurgo che si ostini a voler trapiantare il cuore ad un paziente senza anestesia e con un coltello da cucina come strumento di incisione. Anche se l'operazione riuscisse, il paziente sarebbe in qualsiasi caso morto. Capire il nesso di causalità fa parte della base obbligatoria richiesta ad un docente. Insomma non basta l'analisi grammaticale dell'insegnamento, ma è necessario approfondirne anche l'analisi logica e del periodo.
arz©

martedì 5 febbraio 2019

Il confine di cartone tra pubblico e privato ai tempi di Facebook. Sul contare fino a 10 prima di condannare a morte chicchessia.

Amabilmente conversando con un'amica (reale e non virtuale) su Facebook e di Facebook in merito alle condanne a morte istantanee dopo fatti di cronaca cruenti e all'abitudine di ergersi a giudici con facilità nello spazio pubblico internettiano:

"[...]  La penso anch'io così, sebbene qualche volta cada anch'io nel trappolone. Per fare un paragone (che elude un po' le tue condivisibilissime considerazioni sull'oralità) un po' bislacco, ma non più di tanto, la scrittura su FB è, nella fase della produzione, assimilabile a quella diaristica: scrivo per me e per me solo, per cui quello che scriverò potrà essere “forte” e pesantissimo, potrò permettermi giudizi trancianti e augurare a chicchessia la malamorte e il vermocane. Purtroppo, la scrittura su FB e in genere su Internet è destinata a una condivisione del pensiero nella dimensione pubblica (con contraddittorio annesso). 
E ciò che scrivi per te non funziona più allo stesso modo, poiché affidi il lucchetto che sigilla il tuo diario personale a tutti.
Come molti hanno già osservato è questo trasparente confine tra dimensione privata e dimensione pubblica che non viene colto da molti utenti di FB (vedi i casi di licenziamento perché il dipendente che si è espresso in modo scorretto nei confronti dell'azienda per cui lavora: la frustrazione privata che diventa pubblica).
E' lo stesso fenomeno che, a mio avviso, nella vita quotidiana, fa sì che molti confondano ciò che si può pensare con ciò che si può dire nel nome dell'autenticità e della trasparenza. 
Insomma, so di essere impopolare o peggio considerato piccolo borghese (wow!), ma un po' di sana “ipocrisia” (un tempo si sarebbe chiamata semplicemente educazione) andrebbe insegnata nelle famiglie non solo per quanto attiene ai comportamenti, ma anche alle parole. 
Semplificando, ma non banalizzando: se il bimbo ha tanta voglia di dare un cazzotto al compagno, il genitore accorto dovrà fargli capire che il passaggio all'atto non sarà positivo perché lo riporterà all'istinto primitivo e bestiale dell'Uomo (e lo rassicurerà che l'istinto non è “cattivo”, ma va solo controllato), se il bimbo vorrà mandare a quel paese la maestra, si trattenga: mandarla “affanculo” non renderà il bimbo più grande e assertivo, né più “sincero” e trasparente nei suoi sentimenti, lo renderà solo più sgradevole. 
All'utente di FB si potrà allora chiedere che a fronte di qualsiasi fatto sarà sempre lecito porsi delle domande, ma ergersi a giudici o peggio a boia autorizzati a qualsiasi pratica di morte non sarà segno di grande maturità, ma di faciloneria spicciola, di Tribunale dell'Inquisizione al Bar Sport tra un Bitter e un Aperol. 
D'accordo, non è logico passare per tutti i gradi di Giudizio per esprimere la propria idea, ma lasciare almeno il tempo di far sedimentare gli istinti primordiali, quelli che portano al linciaggio, nel caso specifico quello mediatico, è d'obbligo.
Insomma, ecologia della mente e delle parole. 
A casa, a scuola e su FB.

arz©

sabato 22 dicembre 2018

Facciabucco e l'inquinamento globale dovuto ai gas serra (metano, in primis).


Mi sta capitando qualcosa di divertente. Su Facebook pubblico con una certa frequenza le mie sciocchezze: disegni, abbozzi, osservazioni e, più frequentemente, deliri (ma l'antibiotico sta facendo il suo effetto, non preoccupatevi, passeranno tra breve) .
So di raggiungere un numero limitato di persone e, se devo essere sincero, sono un cultore appassionato dei venticinque lettori manzoniani.
Lo so, non va di moda: va per la maggiore il quarto d'ora di celebrità di Andy Warhol, che, tradotto nel ruggito del mandiboluto, suona all'incirca: meglio un giorno da leone che cento da pecora. Insomma, meglio pisciare nel piatto di portata nel miglior ristorante di Milano ed essere visto su You Tube da un miliardo di persone che rimanere semisconosciuto all'orbe terracque disquisendo su temi dotti e barbogi.

Ma io sono del gregge di Epicuro, mi conoscete. Amo vivere nascosto. E non frequento i ristoranti milanesi.

Orbene, ordunque: da un po' di tempo vengo tempestato da richieste sempre più frequenti di allargare i miei orizzonti.
Ammetto una colpa: ho usufruito di una promozione di 15 euro di Facebook per estendere i miei post e ho utilizzato l'offerta per allargare a un migliaio di persone due/tre messaggi edificanti, per puro spirito educativo. Ah, con scarsissimo effetto, sia chiaro! Anzi: allargando il pubblico degli uditori, mi sono scontrato con intolleranti antipaticissimi di ogni risma e colore.

Il bot che controlla i contenuti del Social o, meno probabilmente, l'amministratore delle pagine di Facebook devono aver dedotto che il sottoscritto è disposto a spendere dei soldi per guadagnare in “visibilità”, che è poi la vera moneta di scambio odierna, altro che bitcoin!
Poiché sono pigro e povero, declino il pressante invito. 
Grazie, non c'è trippa per gatti e la poca trippa che cucino è solo per gli ormai scarsi cultori delle frattaglie.

Però, un piccolo rovello mi rode: vuoi vedere che i contenuti di Facebook sono ormai di così cattiva qualità che persino i miei scarabocchi, i miei deliri costituiscono un valore, una merce di scambio?
Insomma, non saranno piatti elaborati da chef stellati, ma le mie frittatine alla buona hanno forse qualche interesse?

Se così fosse, perché, dunque, dovrei pagare io, lorsignori? Non vendo né borse artigianali, né caciotte.

Non è giunto il momento in cui voi amministratori di facciabucco paghiate qualcosina per tenere in piedi il vostro mercato pubblicitario (e quello nascosto, che, credo, costituisca il vostro principale introito: la profilazione dei vostri utenti)?
Per la legge che presiede la diffusione dei contenuti di Internet sapete benissimo che il contenuto cattivo tende ad espellere quello buono (per cui il video del più pirla degli adolescenti che si incendia i pantaloni per dimostare che il metano prodotto dal suo corpo è infiammabile ha 2000000 di visualizzazioni, mentre il dotto commento dell'intellettuale su qualche argomento di attualità ad andar bene raccoglie 200/300 like).
Forse cominciate a sentire che il metano prodotto sta rendendo l'aria irrespirabile, che le Fake News stanno inquinando la credibilità delle notizie reali, che il linguaggio degli spargitori di odio sta silenziando le parole pacate di chi crede ancora nella democrazia, anche attraverso l'utilizzo dei Social?
Ecco, se avete percepito il pericolo, sapete che cosa fare.
A destra, c'è il link della mia Paypal* ;-)

* Ad oggi, neanche un euro.

arz©

giovedì 30 agosto 2018

Piccola proposta non particolarmente ignobile.


Sapete tutti che Google, Facebook, You Tube, Instagram et similia raccolgono migliaia di dollari in pubblicità. Talvolta, esentasse. Non entro in un argomento che non ho approfondito più di tanto, ma mi sembra chiaro che chi pubblica materiali suoi o si avvale delle piattaforme summenzionate molto spesso lo fa a titolo gratuto, arricchendo nel contempo, consapevolmente, chi lo ospita.
E' vero che chi fornisce materiale creativo lo fa spesso a scopo promozionale o perché è un dilettante o perché ha l'illusione che la moltiplicazione dei Like porti a qualcosa, prima o poi.
C'è qualcuno, d'altronde, che guadagna molto utilizzando questo meccanismo ( gli Youtuber e gli Influencer ne sono un esempio lampante), ma spesso chi non ha grande visibilità e magari non la vuole più di tanto, non ha un ritorno che corrisponde equamente allo sforzo profuso.
Un modo semplice per gratificare i piccoli è usufruire di quegli strumenti presenti in Internet e spesso ignorati dal grande pubblico: il donaware, il pizzaware etc. strumenti ormai alla portata di tutti come Paypal, con rischi sempri minori per chi teme pagamenti attraverso Internet.
Io ho richiesto per il mio lavoro personale (dilettantesco, d'accordo), per cinque anni un contributo in caffè. Sappiate che il ragazzo che davanti al bar che pietisce un piccolo contributo per andare avanti ha guadagnato oggi più di me in un giorno.
Non fraintendete: la mia non è invidia.
Il ragazzo sicuramente ha più bisogno di me, ma arricchire le piattaforme (che spesso hanno politiche non sempre limpide) e non avere nemmeno un ritorno di riconoscenza è un po' avvilente. Ritorno al punto: se avete un servizio, un sito, una persona che pubblica qualcosa che trovate interessante, incentivatelo in qualche modo, per evitare che la moneta cattiva cacci quella buona.
Io ho cominciato con qualche programma che mi sta salvando la vita e con qualche iniziativa benefica.Non mi sono svenato, ma con i pochi soldini che ho provvederò a breve a locupletare altri.
Coloro che pubblicano contenuti di qualità non si aspettino vagonate di euro, ma piccoli contributi per andare avanti. Se si è in tanti, non pensiate che rinuncino alla gratuità dei loro prodotti pensando anche chi, per varie ragioni e non sempre disonorevoli ( v. i giovani senza un quattrino), non è disposto a contribuire all'impresa. Ovviamente, se qualche anima buona vuol dare il buon esempio con me... ;-) Altrimenti, dovrete sopportare, e le avvisaglie ci sono già, di pagare tutto. E caro.
Insomma, il mio è un invito a distribuire meglio il denaro che, come Bacone disse, è come il letame: cumulato puzza, diffuso dà fertilità al terreno. Poi se uno ama sguazzar nella merda... ;-)

lunedì 13 agosto 2018

De modo operandi in FB

Il resoconto di un piccolo mio intervento su un personaggio pubblico di cui è bello tacere il nome:

"Il personaggio è quello che è e il consiglio più semplice è quello di ignorarlo. Se, però, preferite una politica più attiva per contenere le intemperanze di questi fenomeni, potreste, se vi garba, e io sto operando in tal senso, fare così: con ripugnanza (per un giorno infatti avrà un boom di contatti e ne godrà...) andate nella pagina ufficiale del personaggio e segnatevi tutti i vostri amici di FB che lo seguono.
Poi, cum grano salis, salvando amici stretti, zii colonnelli, giornalisti che si devono occupare di queste cose, cancellate dalle vostre amicizie tutti i follower del tipino.
Per correttezza e per evitare equivoci scrivete quello che state facendo sulla vostra bacheca. Qualcuno mi dirà perché dannarsi l'anima per un'operazione del genere.
Semplice: toglierete così un po' d'acqua alla piscina mediatica del personaggio che sfrutta proprio gli algoritmi di FB per allargare la propria popolarità e per magnificare comportamenti narcisistici di tal fatta (anche attraverso gli ingenuissimi follower che, badate bene, sfruttano anche la vostra amicizia per divulgare il verbo di quell'uomo; insomma, sono volonterosi carnefici pur se inconsapevoli di quello che stanno combinando).
Quando si dovranno fare le abluzioni in una piccola vasca da bagno con l'acqua sporca e in compagnia di pochi amichetti, simili personaggi dello spettacolo e della politica nuoceranno meno al resto del mondo e voi sfrutterete al meglio gli algoritmi di FB senza esserne travolti. ;-)
Urge, infatti, a mio avviso, un po' di ecologia nel mondo della comunicazione: diffondere le imprese più strampalate e le idee più balzane non contribuisce alla salute mentale della collettività".

giovedì 9 agosto 2018

Lettera ad un'amica. Del motivo per cui è inopportuno seguire i politici di cui non approviamo le scelte politiche e che utilizzano i Social Media con scienza e incoscienza.



Cara *****,
mi spiace dissentire. Hai scritto che intendi seguire come “follower” Matteo Salvini.
So che la curiosità sociologica ci muove così come agli albori di Internet funzionò (e funziona) il porno per molti maschietti. ;-)
Matteo Salvini sa fare il suo mestiere e utilizza in modo scaltro i social media. Si tratta di una nuova forma di “totalitarismo” (ovviamente sto utilizzando un'iperbole ironica): vuole riempire la nostra vita privata col proprio faccione. E ci sta riuscendo alla grande.
Per cui ci dobbiamo sorbire Salvini davanti al fritto misto e con in mano il mojito o mentre percula un povero cristo che è in ambulanza per raccogliere due applausi dei suoi.
Fosse una nostra scelta, passi, ma se la scelta è dettata da un algoritmo, no.
Sia chiaro che nessuno sfugge al meccanismo: la curiosità fa sì che la comunicazione politica funzioni, ed è un'immagine che uso spesso, come gli specchi contrapposti dei vecchi barbieri che lavoravano in ambienti angusti: amplifica l'effetto creando illusorie grandezze.
Ecco il motivo per cui recentemente ho recentemente cancellato molti miei amici su FB. Sono ancora tali e ho già chiesto scusa per la decisione. Non interagivano, però, con me (e non è un obbligo), e seguivano, spesso, presumo, obtorto collo, i miei mal di pancia disegnati e scritti.
Non volevo veramente invadere il loro spazio.
Anche perché percepivo (ma non potevo saperlo di sicuro: erano muti) che non la pensavano come me.
Cerchiamo di capirci: il mio non è un invito a chiuderci nelle camerette chiuse con i nostri compagnucci per raccontarci quanto siamo intelligenti e buoni. Ho molti amici, parenti e conoscenti che dissentono da quello che dico (sono per esempio apertamente di Destra), ma interagiscono, si incazzano, mi mandano a quel paese e, probabilmente, pensano in cuor loro che io sia un coglione.
Va, be', ma mi conoscono o meglio mi riconoscono come interlocutore se sono conoscenti, spesso mi vogliono persino un po' bene e mi perdonano il fatto che vada a occupare la loro cameretta, magari mettendo i piedi sul tavolo e usando il loro bidet come portacenere (anche se ho smesso di fumare;-))
Purtroppo, altri, involontariamente, non interagendo con me, facevano interagire gli algoritmi di Facebook: per cui, seguendo determinati siti e determinati uomini politici, riempivano la mia bacheca di Fake News, comprese quelle più disgustosamente propagandistiche, e, nel caso specifico, del faccione di Salvini.  E non avevo sull'altro piatto della bilancia la loro voce.
Sicuramente, a mia volta, commentando criticamente ogni sua uscita, poiché davanti al piatto ricco mi ci ficco, ho contribuito anch'io (e paradossalmente lo sto facendo anche adesso) ad allargare lo tsunami comunicativo, favorendo chi, per varie ragioni, non raccoglie la mia simpatia politica (umanamente lo ritengo un guitto furbetto, ma estremamente pericoloso perché sta maneggiando materiale che prima o poi può esplodergli tra le mani: sto parlando dell'intolleranza, non di C4).
Ti invito gentilmente, dunque, a esercitare la tua curiosità sociologica per un tempo limitato nei suoi confronti perché è assai più bello parlare con te che parlare di Lui.
Bisogna, insomma, sfuggire, in qualche modo, a quel meccanismo perverso che ci porta a commentare compulsivamente ogni rutto quotidiano come recita al punto 3 del suo bel decalogo un cantautore e scrittore che ammiro molto, Gianfranco Manfredi: bisogna evitare “...L'argomento del giorno, qualunque argomento, qualunque sia il giorno”. Tuo Stefano

sabato 30 settembre 2017

Progetto di neutralizzazione degli idioti o degli inquinatori dei pozzi su Internet (Primo kit)

In Rete troverete migliaia di opinionisti che hanno un profilo Facebook evidentemente farlocco.
Chiamateli “troll”, chiamateli “hater”, ma, al di là della denominazione, chi non ci mette la faccia  non è, a mio modesto avviso, degno di una risposta (basta un click per scoprirlo): o è un vigliacco o un provocatore.
L'anonimato nasconde un'evidente mancanza di personalità.
Rispolvero per loro l'unica espressione, tra l'altro rivolta a uno dei meno impresentabili dei suoi adepti, di un personaggio politico che non ha mai raccolto la mia simpatia, ma che mi sembra particolarmente efficace per descrivere questi personaggi: scoregge nello spazio.

Se risponderete alle loro provocazioni,  amplificherete l'effetto eco (con la minuscola o con la maiuscola ;-)), dando consistenza a ciò che nello spazio senza atmosfera risulterebbe impercettibile...
Pertanto, sto approntando una serie di risposte standard da utilizzare nel caso non improbabile che incontraste tomi di tal fatta. Non c'è copyright: copiate e incollate. Evitate di controbattere, seguendo il saggio consiglio : "Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza".
L'intervento rientra nel più ampio progetto di "Educazione civica dal basso".



Kit numero 1


martedì 9 febbraio 2016

Le bufale: balle spaziali senza controllo.


So che molti lo fanno con ingenuità e senza malizia, ma divulgare le cosiddette “bufale” non è cosa innocente, al di là delle intenzioni. E' ormai noto che vi sono siti acchiappaclick che sfrucugliano nelle paure della gente, sfruttandone l'indignazione (con l'esca della curiosità) per alimentare altre paure e altre inquietudini.
C'è chi, sul versante politico, sta utilizzando la Rete per diffondere notizie che non stanno né in cielo né in terra ( non faccio nomi, non ce n'è bisogno).
Non amo le teorie complottistiche, ma l'opinione pubblica è pasta molle e i persuasori occulti, di ogni risma e colore politico, sono in agguato e non da ora.
Quel che meraviglia è la mancanza di filtro che molti dei frequentatori dei social ( Facebook, fra tutti i siti social, ne è il più chiaro esempio) dimostrano nel condividere materiali di dubbia provenienza.
Insomma, che qualche inquinatore di pozzi si aggiri tra di noi è facile aspettarselo, ma che vi sia una marea di gonzi che ci cascano regolarmente un po' meno.
Non me ne abbiano coloro che si dedicano alla condivisione compulsiva: è facile cascarci, anche quando si è un po' accorti ( e ciascuno di noi deve fare il “mea culpa” , compreso il sottoscritto).
Lo spargimento dell'odio o semplicemente la piccola pratica della calunnia, però, rendono parecchio 
(in particolare, in denaro) ai mestatori della Rete.
Se volete fare da volano alle balle spaziali, fate pure ( ma non vi approvo...ecchissenefrega, direte voi ;-)) , purché siate consapevoli che quest'ultime, quando cadono sulla testa di qualcuno, fanno male, a volte, molto male: come i sassi gettati dal cavalcavia dagli adolescenti annoiati.

arz

giovedì 26 marzo 2015

Una storia padana

Incominciamo dalla fine. Un ex parà, disoccupato, confessa di aver sparato all'indirizzo di alcune roulotte in un paese della bergamasca. Non un solo colpo. Diciamo un po' di colpi. Nelle roulotte c'erano donne e bambini. Uno dei colpi colpisce un Rom che muore, mentre stava dormendo.
Il movente dell'azione è ancora oscuro: vendetta, odio razziale, screzi con le famiglie del campo nomadi. Non si sa. Quello che si sa che l'uomo ( reo confesso) ha un porto d'armi regolare. 
Dopo l'omicidio qualcuno va a rovistare nella vita dell'uomo. Non ci vuole molto: vanno sulla sua pagina di Facebook.
E si posso leggere cose che potresti leggere su qualsiasi sito di un qualsiasi leghista: gli zingari sono merde, il Kebab è una roba da “uncioni” ( traduzione: sporcaccioni), il mondo islamico favorisce la pedofilia et similia.
Non riporto i post più deliranti ( leggeteli di persona : https://www.facebook.com/costelli.roberto), ne riporto uno sui cacciatori, potenziali amici di un uomo che ha il culto delle armi, che mi sembra più significativo della deriva a cui sta arrivando l'esercizio della libertà di opinione:
Eccoli qua"gli altri simpaticoni! beng beng, uno sport che ci" unisce, questo era una frase che ho visto su" una rivista di armi! alla faccia dello sport e ( amore per i quattro zampe ) ste" cani li tengono in gabbia 365 giorni all" anno! ee storie di merda del tipo collari elettrici o na slegnata se" il cane non risponde come una macchina telecomandata! eee cacciatori siete voi che meritate un cal 12 nei coglioni!!!”



Ecco quest'uomo, di notte, ha preso una pistola e ha sparato ad altri uomini. 
Tutto è regolare: il porto d'armi è stato autorizzato dallo Stato italiano. 
                                                                                                                                                         arz

Translate