Ho la testa ovattata, ma ho il raffreddore, per cui non è consigliabile uno shampoo come indicato da Gaber.
Ho la capacità di concentrazione di un pesce rosso lobotomizzato, quindi sono nella condizione ideale per scorrere le notizie di Facebook e Twitter.
Dopo aver letto alcune notizie simpatiche e belle provenenti da amici, cado, com'è logico, subito nella pattumiera informativa.
E mi vengono spontanee le seguenti osservazioni:
"Si naviga. E quindi, se la metafora è valida, Internet è un mare. Ma il mare di Internet è pulito e limpido come quello delle mete esotiche o ha la consistenza delle isole di plastica o di materia fecale che si muovono qua e là spinte dalle correnti marine?
Dipende.
Assioma: Chi condivide in modo compulsivo materiale rinvenuto in rete senza alcun atto creativo in genere muove plastica nociva e cacca informativa: provvede al flusso e riflusso delle scorie azotate e degli idrocarburi presenti in Internet, incrementando l'inquinamento generale.
Qualcuno potrebbe obiettare: se un contenuto è buono e viene moltiplicato per cento dovrebbe a logica migliorare l'ecosistema marittimo, no?
No, a mio modesto avviso: come la moneta cattiva scaccia la buona, il contenuto Internet condiviso di plastica o di cacca tende a galleggiare meglio di quello buono che rimarrà nascosto sotto lo strato delle repliche moltiplicate per mille ad effetto di specchio contrapposto di locale di barberia". (Mi cito con le virgolette, così non mi accusano di plagio).
Perché questa sbrodolata?
Una delle informazioni di Internet di oggi che va per la maggiore è che una nota star del cinema americano (tra l'altro brava e carina) ha commercializzato un' essenza a 75 dollari aromatizzandola col profumo emanato dalle sue parti intime.
Sold out, un successone.
Ho il raffreddore, come ho detto, ma non so perché sento ugualmente un pessimo odore proveniente dal Web. Due giorni fa abbiamo rischiato la III Guerra Mondiale, do you remember?
Gli aspetti del reale che stridono, la rivolta degli oggetti , delle cose e della lingua... Tutto ciò che dà quell'irritante sensazione di fastidio provocata dal gesso non spezzato sulla superficie nera della lavagna della nostra esistenza. Questo blog è una costola di http://improntedichina.blogspot.com/ Il sito è presente anche su Facebook: http://www.facebook.com/ImpronteDiChinaEGraffiDiGesso.Per il microfinanziamento dell'opera: https://paypal.me/arz62
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domenica 12 gennaio 2020
lunedì 13 agosto 2018
De modo operandi in FB
Il resoconto di un piccolo mio intervento su un personaggio pubblico di cui è bello tacere il nome:
"Il personaggio è quello che è e il consiglio più semplice è quello di ignorarlo. Se, però, preferite una politica più attiva per contenere le intemperanze di questi fenomeni, potreste, se vi garba, e io sto operando in tal senso, fare così: con ripugnanza (per un giorno infatti avrà un boom di contatti e ne godrà...) andate nella pagina ufficiale del personaggio e segnatevi tutti i vostri amici di FB che lo seguono.
"Il personaggio è quello che è e il consiglio più semplice è quello di ignorarlo. Se, però, preferite una politica più attiva per contenere le intemperanze di questi fenomeni, potreste, se vi garba, e io sto operando in tal senso, fare così: con ripugnanza (per un giorno infatti avrà un boom di contatti e ne godrà...) andate nella pagina ufficiale del personaggio e segnatevi tutti i vostri amici di FB che lo seguono.
Poi, cum grano salis, salvando amici
stretti, zii colonnelli, giornalisti che si devono occupare di queste
cose, cancellate dalle vostre amicizie tutti i follower del tipino.
Per correttezza e per evitare equivoci
scrivete quello che state facendo sulla vostra bacheca. Qualcuno mi
dirà perché dannarsi l'anima per un'operazione del genere.
Semplice: toglierete così un po'
d'acqua alla piscina mediatica del personaggio che sfrutta proprio
gli algoritmi di FB per allargare la propria popolarità e per
magnificare comportamenti narcisistici di tal fatta (anche attraverso
gli ingenuissimi follower che, badate bene, sfruttano anche la vostra
amicizia per divulgare il verbo di quell'uomo; insomma, sono
volonterosi carnefici pur se inconsapevoli di quello che stanno
combinando).
Quando si dovranno fare le abluzioni in
una piccola vasca da bagno con l'acqua sporca e in compagnia di pochi
amichetti, simili personaggi dello spettacolo e della politica nuoceranno meno al resto del mondo e voi sfrutterete al meglio gli algoritmi di FB senza esserne travolti. ;-)
Urge, infatti, a mio avviso, un po' di
ecologia nel mondo della comunicazione: diffondere le imprese più
strampalate e le idee più balzane non contribuisce alla salute mentale della collettività".
mercoledì 12 novembre 2014
giovedì 26 giugno 2014
La morte del vocativo
Il sito “Graffi di gesso” è nato dall'intolleranza, non quella grave (... anzi, gravissima) nei confronti degli altri, ma dall'intolleranza nei confronti dell'uso scorretto della lingua.Non fraintendete: non mi irrita l'errore in sé e per sé , ma solo se dietro l'errore si nasconde qualcos'altro di più subdolo e antipatico, un modo di essere o di pensare che segnala un decadimento delle buone regole della comunicazione. Allora incomincio a tossicchiare.Poiché non sono un membro dell' “Accademia della Crusca” (...e non ne avrei il titolo), la mia intolleranza, dunque, direi, è più un'allergia; quando sento qualcosa che non mi convince, mi irrito facilmente.Be', ultimamente, mi irrita la morte del vocativo... dal semplice “Ciao Carlo!” ( senza virgola) al “Suarez porca troia Chiellini è crudo cazzo” ( scusate i francesismi e le interiezioni).Un tempo il vocativo per essere segnalato in modo più chiaro abbisognava dell'aulico “o”.Oggi, però, se il vostro compagno di mensa vi si rivolgesse con un : “O Carlo, mi passi il sale?”, presumibilmente lo prendereste per i fondelli per un lustro.Vedo che colti e semicolti, però, tendono a trascurare la virgola.Siccome sono una testa bacata, vedo nella morte delle virgola non solo la morte del vocativo, ma di qualcos'altro.Il vocativo richiama qualcuno all'attenzione, a stabilire una comunicazione, a mantenerla in vita.Sì, insomma, serve per far sì che la comunicazione sia attiva, si richiama l'interlocutore all'attenzione ( la funzione fàtica, per chi si occupa di queste cose).
Semplificando, il vocativo ha questo valore: “Ehi, testa di rapa, sto parlando a te: cerca di essere attento, perché altrimenti parlo ai muri!”La virgola dimenticata, a mio modesto avviso, segnala la caduta di interesse verso la risposta dell'interlocutore, come se la comunicazione avesse vita propria senza la presenza di un destinatario: una deriva solipsistica e narcisistica di una lingua che si disinteressa di chi ascolta e forse, tirate le somme, di quel che si intende esprimere...
arz ©
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