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mercoledì 12 giugno 2024

Pissi pissi bao bao: Le forche caudine degli Esami di Concorso (post sconsigliato a chi non vive nel mondo della scuola! )

 

Vedo molti miei giovani colleghi impegnati quest’anno allo spasimo per passare il maledetto concorso che dovrebbe traghettarli all’agognato ruolo.

Non c’è niente da fare: sono bravi, seri, eh!, ma, purtroppo, anche un po’ disperati.

Le forche caudine a cui si stanno sottoponendo sono state e sono non solo più umilianti, ma anche più costose, per gli stipendi sempre più sottili, di quanto lo siano state per le generazioni precedenti.

Si dice, e ne sono convinto anch’io, che il lavoro di insegnante sarà uno dei profili professionali più richiesti.

Va benissimo la selezione, d’accordo, ma il mio consiglio è che si miri a quella “medietas” che è il successo di ogni organizzazione.

Vengano pure i super-insegnanti carismatici alla Galimberti e si sbarri senza incertezze la via agli psicopatici e agli incompetenti assoluti che possano far danni.

La scuola, però, ha bisogno di oneste persone, preparate, non per forza dei geni; innanzi tutto, ha bisogno di docenti dotati di energia e non spompati dalla burocrazia scolastica e dai percorsi ad ostacoli.

Insomma, un augurio da parte mia a coloro che ancora devono sottoporsi a quesiti sempre più a prova di Bignami (“Mi parli dell’economia della Rhodesia”, “Mi parli delle fasi della Guerra dei Trent’anni” et similia. Ora googlate pure!) e sempre più lontani dal lavoro reale che, si sa, è un po’ da piromani: accendere fuochi.

A spegnere gli incendi ci pensano i pompieri della routine, della burocrazia, dei disastri della società dell'immagine e, ahimè, per quanto mi riguarda, degli anni che passano e che ti fanno scambiare Roma per Toma. Figuriamoci la Rhodesia con lo Zimbabwe! 

mercoledì 31 agosto 2022

Pissi pissi bao bao: post severamente vietato a chi non vive nel mondo della scuola (tranne a G.L.) . "L'estate dell'insegnante". Testo umoristico solo per gli insegnanti.

 Ho passato le mie vacanze in incognito. Poiché, per varie evenienze, non ho potuto organizzare un viaggio solo con mia moglie come sono solito fare, ho dovuto aggregarmi, ed è già successo, ad un gruppo in un viaggio organizzato. Per tutto il viaggio (piacevolissimo) ho evitato di dire quale fosse il mio lavoro.

Quando me lo hanno chiesto, ho glissato e sono ricorso all’umorismo, rischiando di essere accusato di millantato credito: in genere, o ventilo l’ipotesi di essere un agente segreto dei servizi segreti (non badate alla ripetizione: è, in qualsiasi caso, poco credibile ammettere di esserlo coram populo, ma la doppia “segretezza” aggiunge un’aura di doppiogiochismo che giova) o più frequentemente, col sorriso sulla bocca, dico di essere un killer.

Sorrido, eh! …insomma, faccio capire che non è vero, ma ho notato che i miei interlocutori, chissa perché, interrompono il discorso. 

Io, sornione, aggiungo sottovoce che è un ottimo mestiere: si viaggia molto, si guadagna assai e si lavora poco.

Chi mi ascolta pensa, a ragione, di avere a che fare con un coglione, d’accordo, ma io raggiungo il mio obiettivo: ciangotterò solo con mia moglie, senza essere costretto a parlare di questioni amene con altri: per quale squadra tifi, che cosa ne pensi della Meloni, di Salvini, di Letta e di Berlusconi e, innanzi tutto, quali soddisfazioni io tragga dalla mia attività lavorativa.

Neanche sotto tortura avrei rivelato ai miei compagni di viaggio il mio vero lavoro.

L’unica concessione l’ho offerta a chi come me, Epicuro docet, vive nascosto: basta un cenno di intesa tra Carbonari.

Non so che cosa sia mai successo in questo trentennio in Italia, quale tabe abbia colpito la società per aver così in odio una professione così amata in altre lande. (In realtà, lo so, ma mantengo il riserbo).

Quando ho cominciato a lavorare, non pensavo certo a una carriera luminosa, a successi da applausi.

Mi sarei accontentato di apparire, camaleonte tra i camaleonti, invisibile, compiendo il mio dovere.

Non è stato possibile.

Basta che oggi tu proferisca per sbaglio la parola “insegnante” e ti troverai sommerso dalla merda.

Collega, ricordati: d’estate tu sei un killer. Vedrai che nessuno calcolerà le tue ferie e sindacherà sul tuo operato. Anzi, il tuo fascino, anche nel dubbio che tu sia un cretino, colpirà l’immaginario di chi dubita, ma, in qualche recesso del cervello, penserà: "Non si sa mai…"

Ah, nel marsupio fingi di portare qualcosa di pesante: una bottiglietta d’acqua basterà.

E, mi raccomando, silenzio! Il nemico ti ascolta e userà le tue parole contro di te! ;-)

domenica 19 giugno 2022

Pissi pissi bao bao (post vietatissimo a chi non vive la tragicommedia della Scuola italiana oggi).

 

 

Parlerò da umorista che ne sa di scuola e non da docente, anche per far digerire a chi legge un post lungo più di dieci righe. Dove sta il verme nella proposta delle 36 ore onnicomprensive? A mio avviso a copertura dell’amo per boccaloni (qual siete e siamo) di vermi ce ne sono parecchi.

Primo verme: vedo già il docente ingolfato di compiti da correggere e di relazioni da riempire di burocrazia difensiva (non si sa mai che il Tar!) nel Fortino cartaceo della buona Istruzione. “Accidempolina! È un affarone! Lavoro sicuramente di più!” E me lo vedo col calcolatore in mano fare la somma delle ore di lezione, del tempo impiegato nella correzione dei compiti, nella preparazione delle lezioni etc…poi, sottraendo al totale le 36 ore, pensare: “Ho liberato un mucchio di ore per dedicarmi ai miei hobby: la lettura, il disegno, la calligrafia, l’ermeneutica, l’enigmistica o alla mia famiglia: starò di più con il mio piccino, con mio marito/moglie/gatto/pesce rosso and so on. Oppure, come i gatti dormirò di più: otto ore di lavoro, otto ore per me e otto ore per il sonno!”.

Il primo verme è nascosto e insidioso qual serpe edenica: qualcuno quantifica quante ore saranno dedicate all’insegnamento frontale e quante allo svolgimento dei compiti istituzionali del buon insegnante e non istituzionali della Burocrazia Scolastica Decerebrata, ma Centralizzata? Nessuno lo fa e c’è un motivo.

Chi ci governa ha in mano un foglio di Excel e un numero che è già stato stabilito: riduzione dal 4% al 3,5% del PIL della spesa dedicata all’istruzione. Il taglio in parte sarà garantito dalla denatalità (e notate il leggero e perverso ossimoro di un Ministero dell’Istruzione che gode del fatto che si scodellino pochi bambini). Meno bimbi, meno insegnanti.

Non basta, però: chi ci governa (devo fare i nomi? No, li sapete benissimo) e gran parte dell’opinione pubblica pensano che l’insegnante sia uno scansafatiche.

I docenti si rodono il fegato sui Social a controbattere (“Non è vero che abbiamo tre mesi di ferie!”, “Non è vero che il nostro lavoro non è usurante!”) comportandosi così come il bambino olandese che cercava di fermare il crollo della diga, mettendo il dito nel buco che segnalava il suo cedimento.

Inutilmente, of course, nel nostro caso.

Una caratteristica degli interventi dei governi di tutti i colori è stato quello di aumentare l’orario “formale” e frontale di lavoro dalle 18 alle 24 ore. Innanzi tutto, il “divide et impera” tra i docenti dell’ex scuola media: da una parte quelli inglobati nel primo ciclo, dove l’estensione del lavoro nella Primaria è già stata operata, e dall’altra quelli del secondo ciclo.

Non lo vedete il verme delle 36 ore? Godete ora offrendovi volontariamente al martirio?

Secondo verme è l’insegnante stesso: un altro obiettivo di chi ci governa (sia da Destra sia da Sinistra) è la riduzione dell’autonomia dell’insegnante: autonomia nella gestione del tempo e nella formazione. L’irrigidimento della struttura della Scuola con Dirigenti sempre meno interessati alla didattica, ma all’offerta formativa che porta denaro alla scuola certo, ma anche ai Dirigenti, fa sì che l’insegnante debba diventare, come si suol dire oggi con il sorriso sulle labbra, “flessibile”. Come un verme, appunto.

 La lezione frontale viene demonizzata e l’aspetto “commerciale” sive aziendalistico della scuola ossia l’offerta di servizi alla famiglie on demand deve essere incentivato: se le forze residue della scuola (già stremate) non bastano, si ricorrerà al Terzo Settore.

 E via di PON, di erosioni nelle pieghe del FIS per pagare i docenti disposti all’operazione, di iniziative extracurricolari e curricolari che consumano goccia a goccia, in un imperituro stillicidio, fatto solo di stalagmiti, il già poco tempo a disposizione del docente per costruire la parvenza di qualcosa di serio all’interno del programma (ohibò, non programma…quello non esiste più!): progettazione!

Per lenire le sofferenze del docente in colpa, la pappa odorosa e medicamentosa del superamento delle discipline e dell’assunzione del ruolo di “Super-facilitatori”.

Privati del loro ruolo e della loro autonomia, i docenti si piegano si flettono sull’amo della Buona scuola come ballerine di Pole dance. Più si muovono, più sembrano dediti a un lavoro, facendo “ammuina” (googlate pure).

Ma quel che più importa è rendere il docente dipendente nel suo aggiornamento, nella gestione del suo tempo e nella sua formazione dallo stesso Ministero. La formazione diventa a pagamento (e possibilmente sarà gestita dall’Università, dando vita a un mitologico uroboro) e costantemente fuori dall’orario del docente.

Rientrerà la formazione ancora nelle 36 ore?

 L’insegnante potrà decidere in piena autonomia quale corso frequentare e quale no? Dai chiari di luna, cari docenti, mi sembra di no.

Io, da umorista, vedo tanti altri vermi, ma è meglio non accanirsi a tagliar loro la testa tutto d’un botto. Qual Idre moltiplicano le loro teste dopo ogni decapitazione. E il verminaio per oggi è già colmo.


domenica 6 marzo 2022

Pissi pissi bao bao: Apocalypse now ! (Post severamente vietato a coloro che non vivono nel mondo della scuola)

 

(Chiedo scusa preventivamente: si parla di cose di scarso rilevo in un momento particolarmente tragico)

Sono un insegnante ormai sulla via del pensionamento. Dipenderà dalle scelte ministeriali, ma tra 4, 7, 10 anni sarò in quiescenza.

 Non voglio parlare di me, però, anche se lo farò per chiarire un’altra questione: voglio parlare dei nuovi insegnanti.

Il sottoscritto ad inizio carriera (ed ero tra i fortunati) per raggiungere il suo posto di lavoro doveva percorrere una quarantina di chilometri al giorno.

Non erano sedi comode e servite dai mezzi pubblici e doveva utilizzare giocoforza la macchina.

Fino ai cinquant’anni non mi sono potuto permettere un’automobile nuova: ho utilizzato automobili scassatissime che spesso mi hanno lasciato in mezzo alla strada.

La benzina costava anche allora, ma non come oggi.

Ora ho rinunciato ad una macchina perché posso raggiungere la mia sede di lavoro in autobus o a piedi. Una macchina nuova ce l’ho, lo ammetto: è quella di mia moglie.

Fino a tre anni fa non avevo una casa di proprietà.

Grazie ai miei pochi risparmi, indebitandomi fino al collo e con la speranza che il TFR non fosse decurtato in qualche modo, mi sono arrischiato a comprare casa.

Mia moglie lavora e per mia fortuna non è una dipendente statale.

Paga un fottìo di tasse, ma ha un reddito superiore e non di poco al mio.

Altrimenti ciccia.

Non ho figli. 

Direi, scusate la sincerità, per fortuna.

Ora si parla di rinnovo dei contratti e si parla di un aumento a tre cifre. 

Uno pensa a 999 euro. In realtà, sarà, se andrà bene a 105 euro (lorde). Settanta euro ad andar bene.

I giovani insegnanti che non hanno uno stipendio iniziale esaltante dovranno sobbarcarsi le spese della benzina e, se fuori sede, di affitti che dalle mie parti, ad andar bene, sono di circa 400/500 euro.

Comprare casa sarà oggettivamente al di fuori delle loro possibilità.

Non parliamo dei costi del gas e dell’elettricità.

Ovviamente (ho esperienza) qualcuno dirà che altri lavoratori hanno stipendi inferiori e carichi lavorativi superiori. 

Lo so, ma mica sono contenti, eh! 

Ed alimentare la lotta tra poveracci è il grandissimo risultato ottenuto dal neoliberismo imperante.

Qui stiamo parlando di laureati che potrebbero ambire a ben altre gratifiche nel privato e, in specie all’estero, come sta succedendo.

La fuga dei cervelli è nota a tutti.

Arrivo al punto: la proletarizzazione degli insegnanti, la loro colpevolizzazione che li condanna all’ irrilevanza sociale, alimentata da una stampa ormai del tutto succube dai preconcetti confindustriali e leghisti (in nuce: chi si occupa di formazione, educazione e cultura è un mangiapane ad ufo) porterà a breve a una totale incapacità del sistema di provvedere alla formazione delle nuove generazioni.

Di insegnanti non ne troverete più, neanche col lanternino.

Come sta succedendo, nella sanità, per medici e infermieri.

Va be’, ora c’è una guerra in corso.

Magari nucleare.

Sono effettivamente pinzillacchere.

Se non ci estingueremo in un modo, siamo pronti per estinguerci in un altro.


domenica 9 gennaio 2022

La Scuola, ultima Thule.

 Francamente sono un po’ scocciato. Capisco l’urgenza di sostenere una tesi, una linea che si è scelta e che si intende seguire, ma francamente non comprendo alcune argomentazioni che ormai non hanno nulla a che fare col buon senso. Dire, come si sta dicendo, che la scuola è un luogo sicuro per evitare la diffusione del virus è una sciocchezza.

Un luogo sicuro è la propria cameretta. Un luogo sicuro è un alpeggio alpino dove la distanziazione è di almeno un paio di chilometri. 

La scuola è un luogo di potenziale contagio. Punto.

Non ci vengano a prendere per i fondelli. Sia che le auctoritates siano Figliuolo, Speranza o Remuzzi.

Che possa essere un luogo meno pericoloso di una discoteca o di un pub non c’è bisogno di dirlo; è certamente più sicuro di un autobus o di un treno affollato, ma è evidentemente meno sicuro di un cinema o di uno stadio.

Al cinema, però, dove si sta inchiodati al proprio posto, ora si impone la FFp2 e allo stadio, all'aria aperta, si riduce la capienza e si evita che le squadre ospiti siano sostenute dai loro tifosi.

Insomma, in luoghi frequentati da adulti (e in linea teorica più rispettosi delle regole) si prevedono stringenti misure obbligatorie di prevenzione, nella scuola no: le mascherine FFp2 non ci saranno di default (se non in situazioni di emergenza) e il distanziamento non sarà garantito per il sovraffollamento delle aule e per la naturalissima tendenza dei preadolescenti e adolescenti ad avvicinarsi, a sottovalutare le misure di prevenzione per appiccicarsi al compagnuccio per svariati motivi (affettivi, ormonali, glicemici etc…).

Si dice: se i ragazzi non andranno a scuola, si ritroveranno in contesti informali e saremmo punto e a capo, se non peggio. Sembrerebbe, dal ragionamento, che le regole che la scuola impone al suo interno  (con fatica, ma è così) siano nettamente più efficaci di quelle stabilite dalla famiglia. 

Probabilmente è vero, ma, mi si scusi se proseguo per li rami, se fosse così, sarebbe la certificazione coram populo del fallimento della famiglia come fondamento della nostra società.

Insomma, procedendo oltre, l’educazione spartana (fa ridere pensando alla scuola italiana, vero?) a brodetto nero e corsa sulle rive dell’Eurota sarebbe il non plus ultra per la risoluzione di un problema spinoso come il Covid.

Orbene, ordunque, c’è qualcosa che non torna.

La scuola pubblica non è stata (ed è ancora) sotto lo schiaffo dei detrattori della sua utilità da un trentennio a questa parte e di coloro che ne hanno prosciugato autorità, fondi e sostegno sociale?

Solo ora, quando ci si trova alla canna del gas, diventa l’ultima Thule lontana dal dramma del Covid-19? 

Non ho qualche ragione per sentirmi preso per i fondelli?

sabato 30 ottobre 2021

L' Aeronautico e i Sorci neri.

 In una scuola paritaria della mia città, un Preside ridacchia compiaciuto perché gli allievi dell’Istituto lo acclamano loro “duce”.

Un po’ lo pigliano per i fondelli, sia chiaro, un po’ no: in quella scuola i giovani virili fanciulli e le dolci impeccabili fanciulle indossano per regolamento una linda divisa militare, perché lo spirito della scuola, la sua mission come si dice oggi, è ordine e disciplina.

Ecco, nella scena che si vede, di ordine ce n’è ben poco e di disciplina ancor meno.

 E chi comanda sorride compiaciuto del cortocircuito che si è generato e, invece di darsi una pacca con la mano sulla fronte, tende il braccio in modo un po’ goffo e poco militaresco invero.

Ora l’avvocato difensore del Preside chiamato a trovare la toppa per tappare il buco, novello esperto in etimologia, a sua discolpa, ricorda che “duce” deriva da “dux” che, nell’antica Roma, indicava il condottiero degli eserciti.

Ha frequentato evidentemente il Liceo classico con profitto.

Purtroppo per lui, il Preside non ha preferito altri appellativi derivati dal termine latino: che ne so? Duca o Doge. Né ha preferito un epiteto ancor più denso di significato e meno ambiguo: imperatore ossia colui che detiene l’”imperium”.

Nix: ha preferito il “Dux” di cui si è fregiato il Mascelluto Buce.

Per dare idea dello spirito di cui è impregnato questo Istituto, se non si è deboli di stomaco, bisogna andare nelle bacheche che commentano il fatto: nessuno degli strenui difensori delle cause perse che tenti una argomentazione spericolata come quella tentata dall’avvocato difensore che ha nonostante tutto la mia comprensione, visto il caso disperato.

No no: c’è il solito tentativo di ristabilire l’1 a 1.

Sì, va be’, c’è stato il Fascismo, ma il comunismo, signora mia, quanti ne ha fatti di morti?

Ed è inutile rammentare a chi finge di non ricordare in mala fede, ricorrendo a una similitudine calcistica facile facile e alla loro portata, che la partita Comunismo-Fascismo in Italia è finita 1 a 0, che non è prevista partita di ritorno e che i Comunisti, con i Liberali, i Democristiani e i Socialisti e, ohibò, anche i Monarchici hanno contribuito a cacciare i nazi-fascisti e hanno scritto una Costituzione che nelle scuole del Regno, ops, della Repubblica, dovrebbero rispettare tutti.

Su quella Costituzione che è frutto storico dell’antifascismo giurano, purtroppo ora virtualmente, Ministri, Magistrati, Poliziotti, Carabinieri, Insegnanti e Presidi. Non lo sanno?

Anche i Presidi delle Paritarie che sono così felici di esercitare una funzione pubblica per potere distogliere qualche fondo alla già ricca Scuola Pubblica dovrebbero saperlo.

Se fosse un vero Preside con le palle, e non la solita macchietta con la pancia in dentro e il petto in fuori, avrebbe dovuto sospendere l’intero manipolo in flagranza di reato, minacciando sonore bocciature.

Se risentirete nel filmato malandrino le voci chiocce dei fanciullini, invece, vi potrete rendere conto che sono del tutto inconsapevoli di averla fatta grossa: i piccoli soldatini conoscono i loro Comandanti e sanno che tutto finirà a tarallucci e vino all’interno della Scuola.

Ma all’esterno forse c’è qualcuno che sta preparando la Diavolina per il barbecue e io sento già puzza di bruciato.

sabato 20 marzo 2021

Sta arrivando la DAD line! ;-(

 Lo scrivo con la morte nel cuore. Dopo averci messo allo sbaraglio nel bel mezzo delle varie ondate dell'epidemia e dopo esserci convertiti, inutilmente evidentemente, in un amen a una didattica completamente diversa rispetto a quella usuale, dopo aver freezerato ogni relazione sociale ai giovani a cui è stato tolto tutto (sport, svago, sesso e rock and roll), non colgo nessun segno di comprensione da parte del mondo politico e sociale nei confronti dei docenti e dei ragazzi: i docenti sono i soliti fannulloni che si fanno tre mesi di ferie e dovrebbero essere pagati la metà e i ragazzi gli irresponsabili il cui desiderio di socialità può essere disconosciuto e colpevolizzato, poiché considerato illegittimo.

Di conseguenza, i ragazzi, le vere vittime designate, alla fin della fiera, della pandemia, dopo ovviamente a chi non ce l'ha fatta, si troveranno, dopo due anni di rallentamento didattico, con un pugno di mosche in mano: classi sovraffollate, docenti con l'umore sotto ai tacchi e con un'età media considerevole sulle spalle e, dulcis in fundo, potrebbero essere sottoposti a recuperi impossibili in aule con 38° gradi all'ombra.
Poiché di rivolte non se ne vede l'ombra, vedo all'orizzonte un lavoro immane per psicologi, psichiatri, psicanalisti e psicoterapeuti. E , oltre l'orizzonte, una massa di manodopera a basso livello di istruzione e con scarsa consapevolezza che non ci renderà più ricchi come credono molti beoti: perché gli schiavi, se lo ficchino bene in mente, lavorano male.
Auguri.

martedì 9 febbraio 2021

Pissi pissi bao bao (post vietato a coloro che non frequentano le aule scolastiche).

 Non si giudica nessuno dai lanci di agenzia e dalle frattaglie raccolte qua e là dai giornali. Vero. Ma se si lascia che i giornali strombettino l'ultima notizia senza batter ciglio, vuol dire che il messaggio che si vuole far arrivare, distorto o semplificato che sia, va bene lo stesso. Parlare di riforma della scuola e ventilare, come gran trovata, il prolungamento dell'anno scolastico a fine giugno sottende un messaggio abbastanza semplice: riforme a costo zero.

Non un soldo di più.

Il barbatrucco qual è? Ci sono gli insegnanti che sono già pagati (ben pagati per quel che fanno e hanno fatto durante la pandemia secondo la vulgata dei nuovi giornali parrocchiali...sto parlando del Corriere della Sera e di Repubblica) e, per sanare il vulnus che la pandemia ha provocato sia a livello psicologico sia a livello didattico, che ci vuole? Basta portare gli allievi festanti a scuola un altro po', nelle scuole senza impianto di condizionamento e con scarsa aerazione.

Che dire? Un cerotto per il mal di pancia. 

E il solito calcio nelle parti basse di chi chiede altro. 

Da anni. 

Inascoltato.

domenica 22 novembre 2020

Pissi pissi bao bao (post per docenti): "La verifica".

Visto che è Domenica e non posso uscire (avete notato quante magnifiche giornate novembrine si inanellano l'una all'altra in pieno lockdown? Ci sarà un disegno divino?), dopo avere lavorato mezza mattinata sulle solite scartoffie scolastiche che ci impongono e, talvolta, ci autoimponiamo, mi sembra giusto dedicare una dramma di riflessione umoristica su quel che succede con la DAD in merito alle verifiche on line.

Dopo il mio post precedente che ha bacchettato (inutilmente) l'insegnante intrusivo e controllante, mi vorrei soffermare su un altro aspetto divertentissimo della DAD (a me, come si dice adesso, fa “riderissimo”): la fine del culto della verifica (e nessuno sghignazzi maliziosamente togliendo il “veri”: non siete alle scuole Medie!)

Orbene, ordunque: tanto tempo fa, quando c'era la didattica in presenza, tra il pre-azzolinano inferiore e quello superiore, tutte le Presidenze intimavano al Corpo Docente (scusate l'abuso della Maiuscola, ma ha fini espressivi: serve per dar l'idea dell'aspetto religioso della questione) di preservare la “sacra” verifica scritta.

Tuonavano: “E' un Documento, è un Testimone! Quando ci sarà il Giudizio Ultimo e Universale ossia il ricorso al TAR, la Sacra Reliquia testimonierà della vostra purezza e della vostra integrità morale e professionale!”

Sì, quello straccetto di carta, talvolta stropicciata e sbiascicata dopo la consegna a casa dalla bava del cane o del gatto, dove voi avete vergato (di fretta e annoiandovi a morte) con l'apposita Bic rossa (la matita bicolor no, ché sta andando in pensione, per ragioni legal-burocratiche: si può cancellare...) l'errore marchiano del vostro allievo, sarà usata, davanti al Tribunale Supremo, per sancire in Cassazione la meritata bocciatura (nomata ora, in ottemperanza al tabù imposto dal Dogma del Successo Formativo, “Non ammissione alla classe successiva”).

Nella temperie della DAD e della DDI, le carte si sono scompaginate: l'allievo può barare facilmente e alla grande.

Durante le interrogazioni può simulare un malore tecnologico della telecamera, può visionare di nascosto appunti fitti fitti, può con un auricolare ricevere messaggi dalla SPECTRE di classe utili a minare le certezze del povero insegnante che sbraiterà invano: “Accendi la telecamera!”, “Guarda in alto!”, “Come mai ora non ti sento? Eppur muovi le labbra!” and so on.

Non parliamo delle verifiche con Google Moduli o con altri strumenti on line.

Puoi scramblare (neologismo di mio conio. Me ne assumo la responsabilità. L'Accademia della Crusca mi fucilerà alle spalle!) le domande, imporre tempi strettissimi per le risposte, insomma, puoi tentare tutti i barbatrucchi per rendere le verifiche e i test i più oggettivi possibili.

Poi ci penseranno la perizia o l'imperizia (o la falsa imperizia) degli allievi per mandare all'aria le tue mezze giornate di lavoro, spese per evitare gli imbrogli e per personalizzare i test onde evitare scopiazzamenti impropri. Se qualche avvocaticchio volesse contestare la validità della valutazione, non incontrerebbe nessun problema. A mani basse vi obbligherebbe a mangiarvi la lingua.

Per considerarla ancora valida, bisognerebbe ritornare ai tempi antichi, quando il docente, a capocchia, senza alcuna griglia , strabattendosene della soggettività o dell'oggettività, in base solo al mandato a lui riconosciuto per aver passato un pubblico concorso, poteva, senza che nessuno potesse contestarlo, dare un 1 o un 10 allo stesso compito, tranne che intervenisse dal Supremo Ministero il temutissimo Ispettore che, però, si scomodava solo a fronte di torture con spargimento di sangue (quelle psicologiche non erano contemplate) nei confronti dell'allievo o di pazzia manifesta.

Ed ecco, per ritornare al tema centrale, che la Sacra Reliquia, la VERIFICA, ritorna ad essere quello che è sempre stata: un falso in atto pubblico atto alla valutazione solo nel nome della sospensione del giudizio. Amen.


venerdì 18 settembre 2020

I giornali e i fragili meccanismi della scuola.

 Prima i giornaloni che dovrebbero rappresentare il faro della buona borghesia: perepepè, 400 mila insegnanti marcheranno visita, fingendo malattie e dichiarandosi “lavoratori fragili”!

A rimorchio i giornali spazzatura della Destra becera quella che ha garrotato la scuola a suo tempo e che si interessa alle questioni educative solo per dare addosso all'Azzolina.
Poi le cifre calano: i lavoratori fragili saranno 250 mila.
Ora un centinaio.
Se gli insegnanti mancano, zucconi, non è dovuto ai docenti codardoni, ma al fatto che nessuno oggi, se non per ripiego o per vera vocazione (Dio li abbia in gloria!), vuole fare l'insegnante.
Le quintalate di letame costantemente buttate col ventilatore e a spruzzo in vent'anni e più in modo bipartisan su quella che a parole dovrebbe costituire la categoria che dovrebbe curare la formazione della gioventù per la creazione di una società ricca e efficiente stanno dando i loro frutti: non i diamanti auspicati da De Andrè, ma i 150 mila supplenti che tapperanno a fatica il buco nel personale (e bisognerà pensare anche ai non laureati, sorry) e i pochissimi insegnanti di sostegno specializzati (l'equivalente dello sparare alla Croce Rossa).
L'attenzione nei confronti della scuola è simile a quella che molti adulti riservano ai bambini: a parole si commuovono alle lacrime pensando che essi saranno il futuro della società, ma, se rompono troppo, se ne dovranno tornare in silenzio in cameretta a giocare con l'I-Pad, ché i grandi devono scolarsi il contenuto del piano bar.

venerdì 28 agosto 2020

PISSI PISSI BAO BAO (post sconsigliato a chi non insegna e ai minori di 18 anni. Altamente sconsigliato ai genitori, ai lettori del Corriere e ai leoni da tastiera di Facebook e Twitter) : Il lato B della Tragedia.

 


Mi scuso per l'abbondanza di materiale pubblicato riguardante l'inizio della scuola in questo periodo.

In genere preferisco parlare d'altro, ma troppo ghiotta è l'occasione per l'Umorista che è in me di osservare come alcuni meccanismi che la vedono protagonista siano sempre gli stessi di anno in anno e come, anche in questo momento tragico, si ripropongano tali e quali.


Come al solito, vestirò anche i panni della Cassandra inascoltata.

Ecco la successione degli atti passati, attuali e futuri della pandemia in questa tragicommedia.


PROLOGO-

Esternazione del Ministro contro i Sindacati: se la scuola non riapre è per colpa loro. Ci mettono i bastoni tra le rotelle dei banchi!


Borbottio di sottofondo del Coro social e asocial: “Ah, questi insegnanti che, dopo tre mesi di vacanza che sono poi diventati sei si fanno proteggere dai Sindacati che sono d'intralcio a una sana Dittatura delle élite come diceva quel buon uomo di Licio Gelli! Ah, i bei tempi quando non c'era l'Euro e c'era la P2!”.


ATTO PRIMO-

Diffusione della Fake news sui rapimenti dei bambini nelle scuole sui social: i bambini con la febbre verranno condotti forzatamente e all'insaputa dei genitori allo 'spedale e, se i tamponi saranno negativi, verranno loro riconsegnati solo dietro riscatto.


Borbottio indignato di sottofondo del Coro social e asocial: “Insegnanti, non avrete i nostri figli! Mai e poi mai! Bibbianisti Satanisti! Non siamo mica a Sparta!”


ATTO SECONDO-

Articolone sul Corriere: gli insegnanti non si sottopongono al test sierologico.

Chi si occupa dei titoli per amor di sintesi dimentica che il test è per scelta del Governo “volontario” e che lo screening è iniziato da pochi giorni con alcuni medici di base che non si sono resi disponibili e con prenotazioni nelle Aziende Sanitarie rese difficili dall'eccesso di richiesta .

I medici di base che partecipano allo screening stanno accendendo il cero sull'altare di Asclepio perché il Dio interceda in modo tale che gli insegnanti non si presentino tutti.


Borbottio di sottofondo del Coro social e asocial: “Maledetti insegnanti, non hanno senso civico! Rischiano di infettare i nostri bambini! Cattivi maestri, cattive maestre. E cattivo anche il DS!Non parliamo dell'Azzolina!”


ATTO TERZO-

Nuovo articolone sul Corriere: gli insegnanti non vogliono andare a scuola.

Chi si occupa dei titoli per amor di sintesi si dimentica di dire che chiede l'esenzione per il rientro chi ha qualche patologia certificata che va dal tumore a problematiche immunitarie di vario genere.

Borbottio insofferente di sottofondo del Coro social e asocial: “Maledetti insegnanti, dovrebbero licenziarli tutti! Ah, se fossero nel privato! Noi quelli che hanno le patologie tumorali li finiamo con un colpo e il proiettile lo facciamo pagare alla famiglia! Non siamo mica in Cina qui, eh!”

ATTO QUARTO-Aumento della contagiosità dopo i primi giorni di apertura delle scuole. Il quadro futuro è “imprevedibile” a parere degli esperti, il che significa che le leggi deterministiche della scienza vanno a pallino e la Dea Fortuna , Bona o Mala che sia, ci metterà lo zampino.

Gli insegnanti chiederanno di essere forniti di mascherina con lo “smile” stampato. Sconsigliabile fornirli di mascherina trasparente per far trasparire il loro stato d'animo.


Borbottio insofferente di sottofondo del Coro social e asocial:

Ipotesi 1:“Oh, cazzo! Si vede che gli insegnanti non sono stati attenti! Chiameremo i nostri avvocati”

Ipotesi 2: “Vedi questi insegnanti? Volevano stare a casa e allora hanno permesso che il virus si diffondesse per fare i loro porci comodi! Monatti! (in Veneto “Mona”)”




ATTO QUINTO - Qualche docente su di età schiatterà.

Borbottio preoccupato di sottofondo del Coro social e asocial: “Chiudere la scuola? Ma siamo pazzi? Si ferma tutto! L'economia andrà a rotoli! E come lo tengo a casa il bambino? Ci sono tanti docenti giovani! Sì! Sì! Rottamazione! Cambio generazionale!”



ESODO- Qualche bambino schiatterà.


Breve pianto del Coro se il figlio non è dei coreuti.

Distribuzione di fazzolettini “Tempo al tempo”.

Articolo del Corrierone: “Ma ci sono anche bambini che muoiono di leucemia, eh! Zangrillo docet!”


Mesto borbottio di sottofondo del Coro social e asocial: “Io, comunque, mio figlio a scuola non lo mando! Lo preferisco ignorante, ma vivo!”.


Sì, come molti italiani che, in questi tristi frangenti, sono vivi ma senza mostrar segno di avere una qualsivoglia attività cerebrale.

Il cuore, però, batte. Forte. E a destra.




giovedì 23 luglio 2020

Pissi pissi bao bao (post severamente vietato a chi non si occupa di scuola): Ahi, si prevedono investimenti sotto banco!


Figuriamoci se mi metto di traverso ai banchi monoposto con le rotelle! Basta guardare gli arredi delle scuole (sto facendo un discorso generale,eh!) e lo stato pietoso di molte aule scolastiche per vedere come la situazione sia drammatica da anni.
Sia chiaro che sono anche d'accordo con la banale constatazione che le scuole belle, ben arredate, con ambienti didattici adeguati “funzionano” meglio.
Temo, però, il cortocircuito con relativa fiamma puzzolente quando l'attenzione cade più sugli ambienti che sulle persone. 
L'investimento nella scuola non passa solo attraverso le ditte che si occupano di imbiancare, ristrutturare, arredare adeguatamente la scuola (ditte che spesso quando si tratta di lavoro pubblico lavorano male e a prezzi non sempre di mercato).
Ovvio che su questi denari ci sono tanti appetiti.
Gli appetiti più scarsi sono quelli riguardanti l'investimento sulle persone, perché portano sì grasso, ma grasso che non cola.
Fare del mestiere di insegnante un lavoro dignitoso, ben pagato, non cedendo alla tentazione di controbilanciare lo stipendio basso con garanzie tali da attrarre solo i mediocri, è molto più costoso, non tanto in termini monetari, ma in termini di investimento sociale, politico e, direi, psicologico. 
Un corpo docenti formato da persone motivate e riconosciute nel loro ruolo sociale avrebbe ovvie ricadute sulla qualità dell'insegnamento: ne conseguirebbero una riduzione delle devianze, una maggiore attenzione per la costruzione di personalità solide  e uno stimolo verso l'innovazione e la creatività nei discenti più dotati. 
 Tali risultati sono notoriamente frutti il cui sapore, però, si può apprezzare solo a lungo termine, quando son ben bene maturati: è vero, hanno la consistenza di carta velina in termini di visibilità e di spendibilità immediata per una politica dal fiato corto e dalla miopia patologica, ma darebbero un succo nutriente per la costruzione di società ricche e equilibrate. Amen.

giovedì 25 giugno 2020

Pissi pissi bao bao (post vietato ai non adetti alla scuola): le linee guida.



...va be', torneremo a scuola. Lo vogliamo anche noi, eh! 
Volete mettere lo sbatti della DAD? Torneremo con un'età media sui 55 anni. Nessun aumento di organico e, nel contempo, un incremento delle probabilità di contatto con i discenti.  Saremo in mezzo a affettuosi diffusori in pectore di Covid-19 che le statistiche affermano, e ne gioiamo, aver una bassissima possibilità di andare all'altro mondo.
Torneremo, ma sappiamo già da ora che il distanziamento sarà una chimera. 
I bimbi e i ragazzini sono calamite: o spegni l'energia magnetica con la DAD (ma anche l'entusiasmo, il buon umore e tante altre belle cose) o devi allargare le braccia, perché si smanacceranno, si abbracceranno, sputacchieranno droplet qua e là, come è giusto che sia tra bimbi e ragazzi che sono liberi fluidi corporei in libero movimento.
Ovviamente ci auguriamo di non lasciarci le penne.
Ma, si sa, non siamo eroi e un po' di paura c'è e ci sarà.
Ah, anche se ci lasceremo le penne, non saremo eroi: ci sarà un Ichino, un Bertoncelli o un prete a dire che in fin dei conti ce la meritavamo, perché i fancazzisti sono codardi e meritano una decimazione alla Cadorna.
Viva Diaz!

giovedì 4 giugno 2020

Pissi pissi bao bao (vietato a chi non bazzica gli ambienti scolastici).



Argomento difficile. 
Cercherò di non essere troppo corrosivo.
Riassunto storico (schematico): scoppia l'emergenza, si decide di chiudere le scuole e di tentare la DAD. Gli insegnanti, molti refrattari alle tecnologie, si devono reinventare. Lo fanno, alcuni obtorto collo, ma ci provano.Ci sono zone di eccellenza, altre rimangono al palo e non brillano.

Non è questa l'occasione per parlare della DAD, però.
Si pensa a settembre per un rientro in presenza.
Le aule, così come sono, non permettono il rientro senza un distanziamento.
In media un'aula può contenere dai 10 ai 15 allievi.
Come risolvere il problema del traghettatore, della capra e del cavolo?

Prima soluzione: bisogna raddoppiare le aule e prevedere più insegnanti.
Non è realistico: se finora le classi pollaio erano state la regola, c'è una ragione. Ci vorrebbe un piano straordinario di edilizia scolastica che abitualmente non si fa in un paio di mesi, ma in anni. Raddoppiare gli insegnanti o aumentarne in modo consistente il numero, poi, non è popolare: secondo alcuni, significa raddoppiare i fancazzisti.

In subordine, chi ha disposizione spazi vuoti e di una certa dimensione (aula magna, spazio mensa, locali biblioteca etc...) è salvo: avrà un'aula non attrezzata, ma in grado di contenere tutti gli allievi.
Gli altri si attaccano al tram.

Problematiche conseguenti: bisogna pensare ad allievi ordinati come soldati della Wehrmacht o dell'esercito Nordcoreano , a ragazzi italiani rispettosi del distanziamento e ligi alle disposizioni.
Chi se li immagina così, non è mai stato in una scuola e neanche in una spiaggia.

Seconda soluzione: si prevedono lezioni miste in presenza e in DAD. 
Le entrate sono scaglionate, l'orario viene spezzettato. 
Lezioni di 40 minuti. 
Così si moltiplicano per miracolo le ore dei docenti che si possano spalmare su tutta la giornata. Dalle 18 ore piene, se non sbaglio i calcoli, se ne possono ricavare 27 settimanali di 40 minuti (al netto, more solito, delle riunioni, della preparazione delle lezioni e dei compiti e della correzione degli stessi che non rientrano mai nel computo; parlo ai docenti e so che capiranno).
Spalmatele come la Nutella sul dì, permetteranno una flessibilità non da scherzi ; per stendere un orario plausibile necessitano, però, di un laureato in ingegneria e in statistica o in fisica quantistica.
Gli insegnanti diventerebbero dei lavoratori a marchetta e sarebbero occupati nella scuola dalle 8 alle 20 di sera con la possibilità di fare un po' di scuola a distanza a casuccia.
Sallusti gongolerebbe, ma statene certi, anche così per lui sarebbero dei fancazzisti. 
Perché se aumentassero di un terzo il lavoro di un insegnante, la somma darebbe sempre 0.

(N.B. Senza contare, piccioncini belli e ingenuotti fautori del libbbero mercato senza essere imprenditori, che il modello servirebbe per ristrutturare il lavoro di tutti gli altri: lavori 40 minuti, poi ti riposi per 20 minuti, poi riprendi a lavorare per altri 40 minuti e così via...per ritornare alle magnifiche giornate lavorative di 12 ore con tante belle pause caffè e pipì in mezzo. ;-)).

Problematiche conseguenti: bisognerebbe mettere mano al contratto e lasciare sul piatto della bilancia un po' di soldi in più. Le famiglie dovrebbero gestire una flessibilità dell'orario che non le farebbe punto contente. 
Senza contare che una scuola così sarebbe un casino inverecondo: professori a marchetta e allievi peripatetici.

Terza soluzione: diamo 38000 euro a istituto comprensivo una tantum (circa 25 euro pro capite in istituti di 1500 allievi) e invitiamo i Dirigenti Scolastici ad arrangiarsi.
Li armiamo di metro e li investiamo del Sacro Crisma dell'Autonomia.

Problematiche conseguenti: non si risolverà il problema, ma si dirà che si è fatto qualcosa, non prendendosi il carico morale di qualsiasi inefficienza del sistema.

Indovinate un po' quale sarà la soluzione non igienizzante prescelta per lavarsene le mani?

domenica 24 maggio 2020

L'elogio dell'incompetenza.




(Vi avviso: non volerò alto perché, come le rondini, sento odore di tempesta).

Sbagliare è umano; è perseverare che puzza di zolfo.
Gallera ha detto un'idiozia, ma non è stato l'unico in questi tempi tristi.
Lasciando perdere il peccatore e andando ad analizzare il peccato, da dove nasce la mia irritazione?
Lo so che la mia irritazione non è il termometro del Mondo e quel che irrita me fa gongolare tanti altri, ma vogliamo un po' ragionare sui motivi di certe derive?
Per il bene nostro e, se volete, della nostra povera Italia.
Sono anni che si elogia chi è incompetente. Più precisamente:  si elogia chi vuole dire la sua senza averne titolo.
Purtroppo, tale deriva non è patrimonio solo della Lega i cui elettori ragionano (generalizzo, sia chiaro) in questi termini: se qualcuno si distingue in una determinata arte/professione senza avere titolo di studio, perché escluderlo dal dibattito tecnico/scientifico come l'ultimo dei pirla?
(Qui in genere, parte il tormentone dei tecnici che danno dei coglioni agli ingegneri che non capiscono una cispa).
Non è cosa nuova: in ambito universitario ai miei tempi c'erano (ci sono ancora?) i cultori della materia: non avevano titolo per insegnare all'università, ma per chiara fama venivano chiamati ad avere un ruolo nei vertici dell'Istruzione.
Il M5S è, invece, roso dal tarlo dell' “uno vale uno”. Che vale nel segreto nell'urna e al massimo sulle bacheche di Facebook.
Nel campo delle professioni no: se ho un problema al motore, vado dal meccanico. Se mi affido al cugino “bravo”, non mi devo lamentare poi che la mia macchina ha fuso il motore dopo 20 chilometri. 
Figuriamoci nell'ambito della salute! 
Posso anche affidarmi al ciarlatano che mi vende l'Elisir di lunga vita, ma non potrò lamentarmi se poi schiatterò perché ho curato la peritonite con la mentuccia.
Infine c'è l'idea, già della P2, di Forza Italia: l'istruzione pubblica è un peso insostenibile e il modello gentiliano non funziona come quello anglosassone.
Da noi, fino a poco tempo fa, prima delle riforme Moratti, Gelmini e , ahinoi, Berlinguer, la scuola pubblica era quella che funzionava e la privata (tranne qualche isola felice) era quella dei ciucci.
Perché non rinunciamo al valore legale del titolo di studi e non promuoviamo una sana e darwiniana competizione tra gli enti educativi?
Ovviamente alle scuole pubbliche la gestione del disagio e delle rogne, con i costi conseguenti, a quelle private quello del finanziamento pubblico e dell'eccellenza con lo sbarramento in entrata del censo. 
Da lì si attingerà per reperire i tecnocrati e gli esperti.
Ho semplificato assai, ma arriviamo al punto.
Gallera non è un medico, è un avvocato. 
In questi mesi ha dovuto gestire da incompetente sine culpa il confronto con i giornalisti e i medici. 
Non era e non è facile. Ci vuole la pazienza di Giobbe. 
Ieri ha proferito un'idiozia sesquipedale. 
Peccato per Gallera che sia al vertice nel corso di un'emergenza regionale e nazionale e ci sono di mezzo tanti, troppi, morti. Non si tratta di normale amministrazione.
La persona accorta si sarebbe fatta da parte, avrebbe assunto un profilo più basso.
No.
Gallera è sempre stato in prima fila. Ci vuole stare.
Ed ecco un altro cancro della nostra società: la “vetrinizzazione”. 
Uomini e donne in vetrina a pavoneggiarsi, frutto del narcisismo patologico che non vede al di là del proprio naso, dedito 24/24 all'onfaloscopia.
Va detto che coloro che agiscono così ottengono un qualche risultato: hanno un pubblico plaudente, probabilmente affetto dalla stessa patologia, ma lontano dalle vetrine. 
Insomma, sono idoli da imitare e, se si tratta di uomini politici, il loro potenziale elettorato cresce, al netto delle sciocchezze che si dicono giorno per giorno.
Il disastro culturale, sociale e educativo (ed economico, miei cari!), però, è lì da vedere.
Una mezza idea idiota più un'altra mezza idiozia non dà esito a un'idea brillante né il combinato disposto di incompetenza e narcisismo ci porterà molto avanti. Credo. Amen. Una prece.

domenica 5 aprile 2020

Pissi pissi bao bao (post sulla Scuola. Severamente vietato ai non addetti ai lavori): Versus la scuola dematerializzata.




Cari colleghi, sappiamo di vivere un dramma. Io sono di Bergamo che è stata ed è, di fatto, l'epicentro con Codogno del contagio da Coronavirus in Italia e ne so qualcosa.
Posso ben capire, dunque, che i problemi e le rogne esistenti siano molto, ma molto più grandi delle questionzuncole relative alla scuola.
Primum (soprav)vivere, deinde philosophari.
Sono qui, però,come molti di voi, seduto sul divano, non inoperoso, comunque, come pensano i più; anzi abbastanza stremato da queste settimane convulse nel tentativo di mettere in piedi una scuola virtuale, che sappiamo benissimo non essere quella "vera" (perché la Scuola è in praesentia, non ci sono storie), ma che potrebbe averne la parvenza.
La DAD (Didattica a Distanza) forse non è stata chiamata DOL (Didattica on Line) solo perché l'acronimo richiama il verbo latino “doleo” ossia “soffro” e“mi dolgo” (faccina dell'Uomo ammiccante)
Be', di riffa e di raffa, nel giro di un mese abbondante la scuola è stata ribaltata: non funziona come un orologio svizzero, ma, se devo essere sincero, sta funzionando meglio delle mie aspettative.
Un contatto è stato riallacciato e i ragazzi stanno partecipando, pur con l'umore sotto le scarpe, ma si sono prestati al gioco. Hanno, come è giustissimo, manifestato qualche fragilità (per imparare ci vorrebbe un po' di serenità e non c'è: ogni famiglia ha una qualche fatica da affronatere: affettiva, se è mancato qualche caro, psicologica, se vi è qualche parente in difficoltà, e non ultimo economica, perché i soldi non crescono sugli alberi e sono forieri di cali d'umore consistenti in una popolazione non molto propensa a farsi aiutare), e, vabbe', hanno approfittato dell'occasione per dormire qualche ora in più e fare qualche compito in meno.
Però hanno tenuto. Ora, dopo che gli insegnanti hanno cercato le pecorelle smarrite, volontariamente e involontariamente, e averle radunate nel recinto della classe restituita, profondendo in questo notevoli energie in termini pratici, arriva la notizia (che notizia non è, il che è peggio) che il Ministero si sta orientando verso la promozione generalizzata.
Siamo tra insegnanti: lo sapevamo già.
I DS già si stavano mettendo le mani nei capelli pernsando agli aspetti normativi e ai ricorsi per le eventuali bocciature. Nemmeno i docenti più severi sarebbero intervenuti di machete.
Però, però, c'è qualcosa che non convince. O forse non convince me.
Innanzi tutto i tempi. Perché ad aprile a due mesi dalla fine della scuola, quella ufficiale, già si comunica che tutto andrà in cavalleria? I Lucignolo che magari a telecamere spente e musica a palla fingono di assistere alle lezioni che cosa faranno ora? I ragazzi che per ragioni economiche non avevano un computer e, collegati con i cellulari, dovevano sfracassare gli zebedei ai genitori per avere più Giga se la sentiranno ancora di persistere e togliere credito a qualche videogioco succiabanda?
Sarebbe il meno, mi vien da dire.
Quel che mi preoccupa è l'arietta che si sta respirando di smantellamento della Scuola Pubblica, di dematerializzazione dei rapporti docenti-allievi che tanto costa alle casse pubbliche.
Mentre ora, drammaticamente, si scopre l'utilità della Sanità pubblica e dei presìdi che sono stati erosi da anni di politica scellerata, al contrario, ora si fa avanti l'ideuzza di una Scuola leggera, magari senz'aule da pulire e manutenzione da fare. 
Magari privatizzata.
Ed ecco, provvida come un avvoltoio in presenza di molte carogne, la solita Aprea propone il punto b1 del Piano di Rinascita di Licio Gelli (punto che piace assai a Forza Italia, Lega e a vasti settori dei M5S): l'abolizione del valore legale del titolo di studio.
Non solo: molti docenti, come tutti i neofiti di una nuova tecnologia, vedono nelle modalità di insegnamento della DAD aspetti positivi. Non sbagliano, eh!, ma si dimenticano, e scusate la grevità dell'Umorista che è in me, che la DAD sta all'insegnamento come il porno telematico al sesso.
Si può fare in assenza, ma non è la stessa cosa.
Ci sono professioni che per statuto non possono essere dematerializzate perché nascono dal rapporto diretto tra esseri umani: l'insegnamento, la psicologia e, come possiamo vedere anche oggi, la medicina.
E poi nessuno considera con un minimo di profondità l'aspetto discriminatorio della DAD, fenomeno che tutti i docenti possono osservare in queste prime fasi.
In questo modo di interpretare la scuola, rimangono inevitabilmente indietro i più fragili e i più deboli delegando alle loro famiglie un compito di sostegno che spetta allo Stato.
Perché, da docente e da animatore digitale, ohibò, ad euro zero perché così inquino meno, diffido di questa improvvisa passione per queste modalità di insegnamento?
Perché temo che prevalga, com'è successo criminosamente in ambito sanitario, un ulteriore disinvestimento (anche economico) non solo sulle strutture , ma anche su quegli insegnanti magari meno attrezzati tecnologicamente, ma più validi nella relazione umana e nell'aiuto ai più deboli, nelll'ottica di una scuola efficientista che privilegerà i già privilegiati, in salute e in economia. 
Curare i sani è facile e costa poco (e permette di smantellare gli Ospedali), curare i malati è difficile e costa tanto.
Intelligenti pauca.


domenica 29 dicembre 2019

Burro o cannoni? Cannoni con un po' di burro.

Ipse dixit: “Scarsa formazione, carente dotazione di conoscenze e di competenze, difficoltà di conciliare vita familiare e vita lavorativa saranno al centro dell’azione di governo.
Scuole e università di qualità, asili nido e servizi alle famiglie, specialmente quelle con figli, saranno dunque le prime leve sulle quali agire".
Facciamo i conti della serva: i 90 F-35 costeranno nel loro complesso 14 miliardi di euro, miliardo più miliardo meno, e costeranno alla fine per il supporto logistico per un trentennio altri 35 miliardi di euro. E Fioramonti se ne va per un miliarduccio. Certo non si sommano le pere con le mele, ma sono opportuni sia un calcolo sia una riflessione su come si utilizzano le risorse quando si sottraggono fondi da quel poco che abbiamo nel portafoglio.
E poi, per onestà intellettuale, se si preferiscono le pere è meglio dirlo apertis verbis, no? E, usando un'altra metafora, se si preferiscono i cannoni e il poco burro serve ad altro che ad imburrare la fetta biscottata non è più corretto avvisare fin dall'inizio chi ne subirà le conseguenze?

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