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venerdì 1 marzo 2024

"Vedo la nonna che con l'ago vuol riparar le mutande rotte". Sulle bussole e sulle navi dopo il voto sardo.

 Vedo troppa esultanza per l’insperata vittoria nelle Regionali in Sardegna.

Già c’è chi preannuncia lo spiedo per Salvini e la caduta verticale della Ducia.

Non è così.

La pancia del Paese è sempre la stessa.

Se la Sinistra vorrà avere la meglio, dovrà percorrere la strada della difesa dei più fragili: quelli che già vedono in bolletta gli effetti del mercato libero nel settore dell’energia e che vivono sulla propria pelle il lavoro precario o, peggio, il lavoro a tempo pieno sottopagato che non permette loro, però, una vita dignitosa.

Per far questo, dovrà espellere come tossine i fanatici del neoliberalismo e i teorici della flessibilità del lavoro come panacea di ogni problema economico di uno Stato.

Fuori dai denti: Renzi e Calenda possono trovare benissimo il loro approdo nell’odierna Destra che nella politica del “Lasseiz-faire” crede assai, se non quando deve difendere qualche potere corporativo (taxisti, balneari, solo per fare un esempio).

In secondo luogo, dovrà disinnescare il percorso europeo che sembra portarci verso una guerra. L’escalation delle spese militari non è una buona idea, se non per gli azionisti di maggioranza delle industrie delle patriottiche armi italiche.

La Destra batterà, come al solito, sui propri tasti: sicurezza, ricerca del nemico di turno (immigrato, comunista o anarchico) e pugno duro con chi non le piace; carezzine per gli amichetti.

Ci sa fare, eh, ma sembra, come ogni pugile “groggy”, che stia perdendo le misure (si veda lo scontro con Mattarella sui fatti di Pisa e l’uscita mediaticamente devastante di quel Leghista che ha messo in contrapposizione la Polizia, che ha sempre ragione, e docenti e genitori, che hanno sempre torto).

La loro nave non sta, comunque, affondando: beccheggia, ma ha una direzione. La Sinistra, come è spesso successo da un ventennio in qua, non perda la propria.

                                                   Lo spin doctor in saldo.

domenica 22 novembre 2020

Pissi pissi bao bao (post per docenti): "La verifica".

Visto che è Domenica e non posso uscire (avete notato quante magnifiche giornate novembrine si inanellano l'una all'altra in pieno lockdown? Ci sarà un disegno divino?), dopo avere lavorato mezza mattinata sulle solite scartoffie scolastiche che ci impongono e, talvolta, ci autoimponiamo, mi sembra giusto dedicare una dramma di riflessione umoristica su quel che succede con la DAD in merito alle verifiche on line.

Dopo il mio post precedente che ha bacchettato (inutilmente) l'insegnante intrusivo e controllante, mi vorrei soffermare su un altro aspetto divertentissimo della DAD (a me, come si dice adesso, fa “riderissimo”): la fine del culto della verifica (e nessuno sghignazzi maliziosamente togliendo il “veri”: non siete alle scuole Medie!)

Orbene, ordunque: tanto tempo fa, quando c'era la didattica in presenza, tra il pre-azzolinano inferiore e quello superiore, tutte le Presidenze intimavano al Corpo Docente (scusate l'abuso della Maiuscola, ma ha fini espressivi: serve per dar l'idea dell'aspetto religioso della questione) di preservare la “sacra” verifica scritta.

Tuonavano: “E' un Documento, è un Testimone! Quando ci sarà il Giudizio Ultimo e Universale ossia il ricorso al TAR, la Sacra Reliquia testimonierà della vostra purezza e della vostra integrità morale e professionale!”

Sì, quello straccetto di carta, talvolta stropicciata e sbiascicata dopo la consegna a casa dalla bava del cane o del gatto, dove voi avete vergato (di fretta e annoiandovi a morte) con l'apposita Bic rossa (la matita bicolor no, ché sta andando in pensione, per ragioni legal-burocratiche: si può cancellare...) l'errore marchiano del vostro allievo, sarà usata, davanti al Tribunale Supremo, per sancire in Cassazione la meritata bocciatura (nomata ora, in ottemperanza al tabù imposto dal Dogma del Successo Formativo, “Non ammissione alla classe successiva”).

Nella temperie della DAD e della DDI, le carte si sono scompaginate: l'allievo può barare facilmente e alla grande.

Durante le interrogazioni può simulare un malore tecnologico della telecamera, può visionare di nascosto appunti fitti fitti, può con un auricolare ricevere messaggi dalla SPECTRE di classe utili a minare le certezze del povero insegnante che sbraiterà invano: “Accendi la telecamera!”, “Guarda in alto!”, “Come mai ora non ti sento? Eppur muovi le labbra!” and so on.

Non parliamo delle verifiche con Google Moduli o con altri strumenti on line.

Puoi scramblare (neologismo di mio conio. Me ne assumo la responsabilità. L'Accademia della Crusca mi fucilerà alle spalle!) le domande, imporre tempi strettissimi per le risposte, insomma, puoi tentare tutti i barbatrucchi per rendere le verifiche e i test i più oggettivi possibili.

Poi ci penseranno la perizia o l'imperizia (o la falsa imperizia) degli allievi per mandare all'aria le tue mezze giornate di lavoro, spese per evitare gli imbrogli e per personalizzare i test onde evitare scopiazzamenti impropri. Se qualche avvocaticchio volesse contestare la validità della valutazione, non incontrerebbe nessun problema. A mani basse vi obbligherebbe a mangiarvi la lingua.

Per considerarla ancora valida, bisognerebbe ritornare ai tempi antichi, quando il docente, a capocchia, senza alcuna griglia , strabattendosene della soggettività o dell'oggettività, in base solo al mandato a lui riconosciuto per aver passato un pubblico concorso, poteva, senza che nessuno potesse contestarlo, dare un 1 o un 10 allo stesso compito, tranne che intervenisse dal Supremo Ministero il temutissimo Ispettore che, però, si scomodava solo a fronte di torture con spargimento di sangue (quelle psicologiche non erano contemplate) nei confronti dell'allievo o di pazzia manifesta.

Ed ecco, per ritornare al tema centrale, che la Sacra Reliquia, la VERIFICA, ritorna ad essere quello che è sempre stata: un falso in atto pubblico atto alla valutazione solo nel nome della sospensione del giudizio. Amen.


sabato 10 agosto 2019

"Noi siamo da secoli Calpesti, derisi, Perché non siam popolo, Perché siam divisi".


Può piacere, può non piacere, ma le regole del gioco sono chiare e semplici: se Mattarella, convocati i partiti, vedrà una finestra per una nuova maggioranza, è tenuto a mantenere in piedi la legislatura. Punto. 
Chi parlerà di sondaggi, di “tradimento”, affermando che i risultati delle elezioni del 2018 ormai non rispecchiano più la volontà del popolo, è solo un venditore di fumo, perché la Politica si fa con i voti, non con le intenzioni di voto.
E' tutto da dimostrare che un governo o un governicchio riuscirà a tamponare la deriva autoritaria di un partito che ha ottenuto nel 2018 solo il 17% dei voti e il cui leader si sta comportando come avesse già la maggioranza assoluta del Paese. 
Capitan Findus non sottovaluti (è un consiglio da “spin doctor” in saldo) che aver cavalcato le proposte più dure dell'estrema destra farà sì che il resto del mondo politico e civile si guardi negli occhi e cerchi negli occhi altrui la spinta per superare le divisioni e le incomprensioni.
Se non ci sarà accordo, come è probabile in un Paese da sempre diviso anche nei momenti più tragici della sua storia, si andrà a votare.
Punto e punto e virgola.


lunedì 4 marzo 2019

Post scritto prima delle Primarie, pubblicato dopo per non influire sul voto (Ridete! E' una battuta!)



La Sinistra naviga in cattive acque per un numero notevole di concause. I semplificatori tendono ad indicarne solo una (la caduta del Comunismo, la politica consociativa, D'Alema, Occhetto, Veltroni, Renzi e così via), ma è ovvio che il crollo, lento e insesorabile, di una forza politica storica sia la somma di molti eventi e di molti errori. Uno di questi è stata la politica , che è cominciata negli anni '90 e continua ancor oggi, come vedremo, del “meno peggio”.
Non sto ad elencare i personaggi impresentabili che il PD ha proposto al proprio elettorato nel nome della disciplina di partito e con la chiosa: “Quest'uomo è sicuramente meglio di quello proposto dal vostro/nostro avversario politico”.
Era vero nella maggior parte dei casi, sia chiaro, ma chi votava non poteva non notare gli aspetti discutibili di chi lo avrebbe dovuto rappresentare. Non erano personaggi di elevata moralità e cultura, a cui si può anche dare anche il voto, chiudendo un occhio, per le virtù preclare magari dimostrate in altri campi, ma uomini di partito anonimi, o peggio, com'è successo, i raccogliticci da fughe politiche dai campi avversi che, dopo essere stati eletti, spesso sono ritornati a casuccia loro.
Obtorto collo, a costo dell'emicrania cronica da cervicale, molti li hanno votati.
Il giochino poteva funzionare una volta, due volte, tre volte, ma poi diventa chiaro che il partito decide quello che vuole e il popolo, considerato bue (per gli avversari politici di sempre, trinariciuto), obbedisce.
Purtroppo, il meccanismo mentale, una volta messo in moto, è difficile da disinnescare e lo si è visto, in parte, anche in queste primarie.
Per spingere i recalcitranti alla partecipazione alle Primarie si è detto: “Per sconfiggere Renzi ci vogliono almeno un milione di votanti!” e lo si è gridato non perché  fossero convinti dei propri paladini, ma perché lui, l'altro ossia Renzi, era molto peggio.
Potrei anche essere d'accordo, ma gli elettori, anche quelli delle primarie, non vanno allettati in questo modo: si presentino personaggi autorevoli, di spicco, anche al di fuori delle beghe di partito, ma non si spinga ad eleggere onorevoli rappresentanti dei quadri, ma evidentemente non così di spicco, per paura del ritorno di chi, poco prima, era stato osannato e eletto come rappresentante del nuovo che avanza.
Si comunica, in questo modo, tra le righe: “Votateli, non abbiamo di meglio da offrirvi. E poi volete mettere rispetto a quello che c'era prima?”, l'equivalente, a ben vedere, del “E allora il PD?” pronunciato come un mantra dai sedicenti “Homines novi”, mentre ne combinano di tutti i colori senza alcuna vergogna.

    P.S. Si è votato e la partecipazione è stata alta: me ne compiaccio pur non avendo partecipato al voto. Se ci sarà un riscatto del PD, dovrà puntare a maggiore democrazia e minor verticismo e le Primarie, con tutti i difetti pur presenti in simili consultazioni, ne è un esempio.
Per i consigli c'è sempre il pagamento su paypal. Per ora ci sono 5 euro. Sono quelli di mio nipote; gliene ho dati dieci per vedere se funzionava il sistema di pagamento ;-) Funziona!


martedì 26 febbraio 2019

"Mai dire mai". Sulle promesse di Capitan Findus e sull'arte di succhiare il sangue agli alleati.



Capitan Findus per rassicurare l'alleato, che è più suonato di un pugile dopo il KO, promette e giura che non ritornerà MAI col Centro-Destra. Oggettivamente non gli conviene: vampirizzare il partito ora suo alleato gli conviene sicuramente di più, tanto più che i M5S hanno leader di carta velina. Dovesse cambiare casacca (cosa che trova assai piacevole) si troverebbe a fronteggiare l'Immarcescibile; quest'ultimo guida un partito che, pur ridotto di dimensioni numeriche, ha ancora qualche potere di attrazione, in particolare per quell'elettorato moderato che, pur approvando senza proferir verbo ciò che fa il Capitano, ama fregiarsi del titolo di “liberale” (in realtà, è la solita borghesia imprenditoriale che non ha mai smesso di accarezzare l'ur-fascismo italiano sia quando è can da pagliaio sia quando incomincia a mordere sul serio).
Il Capitano afferma: “Mai con Berlusconi”.
Scelta legittima: ha solo fatto i conti col pallottoliere e sa che, pur contando su un 35% dei voti virtuali, Berlusconi e alleati ne potranno portare al massimo un 15% e governare sul filo del rasoio in parlamento non è semplice, mentre ora la somma dei voti di Lega e Pentastellati supera abbondantemente la maggioranza assoluta.
E la Sardegna allora? Guardate i risultati: Solinas ha quasi il 50% dei voti (senza contare che c'è di mezzo il Partito Sardo d'azione). Va bene per vincere le Regionali, non per governare un Paese. C.V.D.
In realtà, Capitan Findus non attende altro che tornare nella sua sede naturale, ovviamente in posizione di forza. Sa, perché non è stupido, che, però, non potrà vampirizzare più di tanto l'alleato liberale con le politiche estreme che le sono ora care per raccogliere voti senza sbattersi più di tanto.
Drenare voti dai 5stelle, infatti, è molto più semplice; in primis, perché gran parte del suo elettorato (ed è più della metà del partito) è in pectore di Destra (l'espressione “non siamo di Destra né di Sinistra”, come molti hanno compreso, significa che è “prevalentemente” di Destra), mentre la restante parte, minoritaria, raccoglie la protesta degli orfani della Sinistra o di chi non ha altro da sperare e confida in qualche politica sociale che ormai la Sinistra ha abbandonato (lotta alla disoccupazione, difesa dei più deboli, attenzione alle aree marginali del Paese).
Usando un'immagine che non mi piace, appartenendo al linguaggio dei simpatizzanti del Capitano, per esemplificare: le zecche rosse prelevano il sangue da se stesse, mordendosi da sole, prosciugando le proprie energie e riducendo la loro massa corporea, le zecche verdi si attaccano e dissanguano le altre zecche che incontrano, non facendo distinzione di colore e confidando nella loro beotaggine. 
E ingrassano, come è loro natura, in modo parassitario. In voti e in denaro pubblico (che ritorneranno sia chiaro tra 80 anni).
arz©

lunedì 18 febbraio 2019

Comma 22, Grillo e i Pentastellati al bivio. La Sinistra al Trivio: o imitare i suoi avversari o far finta di nulla o recuperare i propri valori.


Grillo si permette di prendere in giro i grillini. Ci sta: la votazione per il rinvio a giudizio o meno di Salvini per via telematica è veramente un Comma 22 (per chi non lo sapesse, non perché ignorante, ma perché il libro ha avuto un certo successo come libro antimilitarista negli anni Sessanta e poi è stato più citato che letto, il Comma 22 recita: “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo», insomma, un bel paradosso per mettere nel sacco chi cerca di sfangarsela in Caserma): lo è per più aspetti, per come è stato formulato il quesito, per il fatto di mettere in un cul de sac i pentastellati, per la pilatesca chiamata in correo dei militanti, quando chi dirige le manovre non sa che pesci pigliare.
Ma non è questo il punto, per quanto mi riguarda: che il Movimento 5 Stelle abbia la vocazione dei lemming (ma forse è leggenda) è affar suo; ho già provveduto a dispensare consigli, ma non mi danno retta (li ho dati a tutti, ma il mio conto Paypal è sempre a zero ;-)).
Il Comma 22 riguarda, però, a mio avviso, anche la Sinistra e la sua Storia che è, per chi la conosce, gloriosa (permette, ad esempio, a Leghisti e Pentastellati di contare qualcosa).
La Sinistra, in Italia, da sempre, si è battuta per far votare tutti.
Tutti tutti (tranne i minorenni, d'accordo). Anche gli analfabeti. Ecco il punto.
Vedo che sta correndo per la schiena della Sinistra un brivido: perché far votare gli analfabeti funzionali? Non vedete che votano “a cazzum” e per di più coloro che li stanno danneggiando?
Come ho sempre scritto, questo modo di ragionare non li/ci porta lontano; anzi, denota una forma di pigrizia che alimenta l'idea,  non del tutto campata in aria dopo l'esperienza renziana, che chi è di Sinistra sia una carogna elitaria che auspica un'oligarchia che si disinteressa dei più per curare i propri interessi.
No no: il diritto di voto, persino quello telematico, spetta a tutti e spetta a chi pensa di aver maggior consapevolezza (e qualche volta sbaglia, sia chiaro) convincere gli altri della bontà delle proprie ragioni.
Necesse est sporcarsi le mani nelle piazze e nei Social, dove i mestatori mestano volentieri alla grande, ma non per mestar meglio, ma per rendere evidente la manipolazione.
Se la Sinistra non crede più nel potere della parola, però, ha perso sul serio: credere solo alla potenza del Medium senza pensare al potere della comunicazione e in particolare della parola vuol dire aver perso del tutto il bandolo della matassa.
La Sinistra insista: più scuola, più libri, più studio. Non solo a parole, eh! E anche più merito (quello che tutti riconoscono, non solo pochi burocrati), temperato dalla capacità di sostenere chi non ce la fa, più solidarietà, più attenzione al lavoro e in particolare a chi non ce l'ha, più attenzione ai deboli di tutte le risme. Più democrazia, più scelte condivise. Se serve, si favorisca anche il televoto e non solo quando si è sicuri di vincere ( e, nel caso fortuito si perdesse, dare la colpa a qualcun altro, come sembra venga facile ai nuovi fautori della Democrazia Diretta).
E quando il voto non è neanche televoto, ma è voto voto, se si perde, levarsi dalle palle. Sul serio. E se il personaggino non se ne va, ricordo il solito aneddoto di Petrolini che, avendo ricevuto dei fischi, si rivolse al pubblico, dicendo: “Io nun ce l'ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t'hanno buttato de sotto”. Non sono stato chiaro? Be', allora anche voi siete analfabeti funzionali ;-)

sabato 25 giugno 2016

L'esame di cittadinanza per votare? Tra i politici del nostro Parlamento chi lo passerebbe?


L'idea che chi non è informato ( un secolo fa si sarebbe detto analfabeta, più recentemente analfabeta di ritorno e ora , nell'epoca dell'istruzione di massa “debole”, analfabeta funzionale) non debba votare non è nuova.
Bisognerebbe riflettere, però, sulla “ics” che è prevista nelle schede elettorali e refendarie:sono il frutto di una lotta lunga, dolorosa e, diciamolo chiaramente, perfettamente democratica.
Per rimanere nell'ambito locale che mi riguarda, il giorno prima delle elezioni apparivano sui giornali della Curia e sui santini elettorali delle belle schede precompilate in modo che l'elettore analfabeta non si trovasse in eccessivo imbarazzo. Sì, qualche malumore c'era, ma a nessuno sarebbe venuto in mente di accusare l'ingenuo: l'indice, al massimo, indicava il furbetto che approfittava della dabbenaggine di quest'ultimo.
Mi spiace che anche da sinistra venga la proposta indecente di tagliar fuori l'elettorato più facilmente manipolabile dal populista di turno, ora incarnato dal Salvini rupante e dal Grillo vaffunchilizzante.
La Sinistra con la esse maiuscola si batterebbe per una migliore informazione, per una scuola che riuscisse davvero a insegnare l'ABC della Democrazia, per un'incisività maggiore dei partiti e dei sindacati per indirizzare con la forza delle idee e non delle suggestioni gli elettori che non sanno che pesci prendere.
E' un segno dei tempi e del pensiero debole che vi sia la tendenza a punire l'elettore “ignorante” che spesso, tra l'altro, non è tale, ma è solo divergente rispetto ad una posizione che si pensa soggettivamente più ragionevole.
C'è un ma, però: il ruolo dei mass media nella formazione dell'opinione pubblica e della loro oggettiva debolezza per mancanza di indipendenza nel panorama italiano.
Ma anche in merito a questo, si dovrebbe puntare a maggiore pluralismo, a maggiore democrazia. Insomma, in termini generali, la democrazia dovrebbe rendere all'allargamento e non alla restrizione dei diritti e delle opinioni ( anche quelle che non piacciono) , mentre oggi alcuni diritti ( e molte opinioni) risultano troppo frequentemente fastidiosi, in particolare in nome di chi invoca mani libere nel nome della governabilità e dell'indirizzo verticistico della realtà politica italiana. Ma gli Inferi precedono i Superi e per riveder le stelle si deve partire necessariamente ( e umilmente)  dal basso.
arz

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