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martedì 7 gennaio 2020

Satira. Stato dell'Arte.


A cinque anni dalla strage dei disegnatori di Charlie Hebdo, una piccola riflessione si impone.
E' una banalità, lo so, perché è facile a tutti sincerarsene, ma la Satira, nei paesi Occidentali, non gode di buona salute, nonostante il sacrificio dei disegnatori francesi: molti giornali satirici chiudono o si trovano in grave difficoltà economica e, nei Paesi dove la libertà di Opinione e di Sampa dovrebbe essere un vessillo della Libertà di Espressione, i disegnatori di Satira stanno passando brutti momenti: o esercitano il loro diritto di Satira per spirito missionario o, semplicemente, muoiono di fame e, per sopravvivere, devono cercarsi altre attività per sostentarsi, sottraendo creatività e spirito umoristico al bene comune.
La Satira vive, male, ora, nei recinti di Internet e di Facebook, i cui algoritmi sono misteriosi ed eterodiretti.
I disegnatori nel mondo occidentale possono essere considerati dei privilegiati, comunque, perché in altri paesi il rischio è molto più alto: censura, arresto e la temibilissima autocensura che è il peggio del peggio nel mondo della Satira e che è il pane quotidiano sciapo di chi vive sul filo di questa modalità di espressione. Insomma, il sacrificio dei redattori di "Charlie Hebdo" è servito a poco, perché pochi l'hanno capito.
De hoc satis.
Arz
P.S.L'uso delle maiuscole è voluto e va interpretato. Questo post avrà per gli algoritmi di Facebook 25 lettori. Non uno di più, né uno di meno.


venerdì 2 settembre 2016

Riflessione di un badilante della Satira sulla vignetta di Charlie Hebdo


So di mettermi in un ginepraio e di graffiarmi coi rovi, fino al dissanguamento, ma il tema mi interessa, e molto, anche se il tacere, in questi casi, sarebbe, in situazioni diverse, un'opzione preferibile.
Mi espongo perché sento forte una puzza di bruciato, un desiderio di censura e di limitazione della libertà di espressione. Partiamo dai dati concreti: ecco la vignetta di Charlie Hebdo che ha creato il caso.




L'associazione Italia-Pasta è banale, d'accordo, ma il disegnatore francese “parla” prevalentemente ad un pubblico francese. E' uno stereotipo. La Satira non ne è esente, anzi.
Per attirare l'attenzione del lettore, spesso e volentieri, lo stereotipo è la via più semplice, la più immediata. Volete richiamare l'Italia e state parlando ai francesi, che cosa fate? Richiamate uno stereotipo che tutti possano riconoscere subito.
D'altronde , sfido chiunque a disegnare un francese presentandolo a un pubblico italiano senza ricorrere a qualche vieto stereotipo ( non gli mettiamo forse spesso un basco e i baffetti e gli facciamo dire : “Oui, je suis un tìp particolarment estrose?” Un francese, insomma, nel disegno non ha alcuna caratteristica che lo distingua da un italiano, a meno che non si ricorre a qualche “marca” caratterizzante nel linguaggio o nell'abbigliamento).
I due primi personaggi sono presentati chiaramente per creare qualche moto di solidarietà: non hanno un'aria allegra, tutt'altro: stanno soffrendo e sono in difficoltà. Non lo vedete? Io sì. 
L'elemento disturbante è l'ultima immagine.
Diciamo subito che molte vignette satiriche, a ridosso di avvenimenti di questo tipo, colpiscono, pesantemente e al di là delle intenzioni, chi è stato colpito direttamente. Ovviamente, fossi un parente, anche alla lontana, di chi è morto per il terremoto, mi indignerei , e non poco, a fronte della similitudine terremoto-lasagna ( farebbe il paio con quella spaghetti-P38 di un settimanale tedesco per descrivere il terrorismo italiano degli anni Settanta).
Ma la satira non è rivolta ai terremotati e spesso si occupa di avvenimenti che o sono distanti geograficamente o politicamente o storicamente: e chi non lo capisce non ha capito non solo la vignetta in oggetto, ma la satira in generale.
Forse non l'ho capita anch'io a pieno ( e certa satira, sappiate, utilizza volontariamente l'effetto “blur” per non far distinguere in modo chiaro il messaggio che vuole lanciare), ma mi sembra ovvio che nelle intenzioni del disegnatore vi sia l'obiettivo di mettere sotto il riflettore l'inadeguatezza del nostro sistema di prevenzione, la faciloneria con cui si mettono in atto sul territorio gli adeguamenti atti per limitare l'impatto degli effetti dei terremoti. Non siete forse tutti d'accordo?
L' errore del disegnatore è un altro: è quello, avendo sottovalutato l'effetto sfumato della vignetta, di aver prestato eccessivamente il fianco a interpretazioni malevole, quelle che spingono, guarda caso, alla censura e alle limitazioni della libertà della satira, anche da parte di chi ha mirato senza ritegno alla provocazione pura non nel campicello della satira politica, ma della politica in senso stretto. 
Elimino l'effetto “blur”, per evitare equivoci: sto parlando di Calderoli...e ho detto tutto! ;-)
arz62

mercoledì 7 gennaio 2015

Far morire per delle idee. La strage di Parigi.

La strage di Parigi mi ha lasciato quasi senza parole. Non riesco a capacitarmi che il "nemico", per qualcuno, siano alcuni tranquilli signori attempati o di mezza età con il gusto della satira e dell'ironia. Satira e ironia spesso irritante e spiacevole, sia chiaro, che giocano, con un piacere molto infantile, con molti tabù ancestrali: religione, sesso e morte.
Ma la pasta della satira è proprio quella, aggiungendo alla farina il sale e il pepe dell'irriverenza verso ogni potere costituito.
Colpire con un blitz militare questi antieroi ante litteram, armati di lapis e gomma, e ucciderli in maniera così barbara mi sembra un eccesso incomprensibile dettato da un'umanità senza sorriso, accecata o dall'ideologia o da un'errata visione del sentimento religioso.

E' cosa antica che gli uomini preferiscano il culto per le armi automatiche a quello per le sottili e spuntate armi della pacifica presa in giro, ma è ben triste vedere che le une si indirizzano verso le altre con una sproporzione di forza e di violenza che non può che essere chiamata con un solo nome: vigliaccheria.
arz

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