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venerdì 29 marzo 2024

Sulle sgrammaticature.

La netta sensazione che al Governo ci sia una sgrammaticatissima classe politica potrà anche indignare, ma è di fatto uno dei principali motivi per cui molti la ritengono attraente e votabile: è simile a loro e ne incarna perfettamente i difetti.

E non importa neppure che la loro sgrammaticatura non viva solo nelle parole che, si sa, volano senza permanere, ma, quel che è peggio, prenda carne negli atti che, al contrario, sono macine tombali al collo della nostra vita civile.

Insomma, incazzarsi a mille per un congiuntivo sbagliato, per la virgola mancante o sovrabbondante o per la sintassi zoppa permette ad alcuni di noi di mettersi sul seggiolino (bassissimo) del giudice che sentenzia col ditino alzato, ma garantisce anche di stare saldamente attaccati alla propria sedia a coloro che sono oggetto della nostra reprimenda.

Lo so, è un paradosso, ma sorvolare, in certe occasioni, è sicuramente meglio. E fa molto Zen. 😉

domenica 23 ottobre 2022

Lettera aperta alla Destra al potere.

 Già lo sento il digrignar di denti. “Siamo andati da un giorno al governo e già ci fate le pulci!”

Vi capisco: dopo anni all’opposizione, anzi in una nicchia dell’opposizione, trovarvi per la prima volta sul piedistallo e non vedere tutti pronti all’applauso può dar fastidio.

Purtroppo, la democrazia funziona così: vuole che le opposizioni facciano il loro mestiere, quello di inguaribili rompicoglioni.

Decidete di chiamare un ministero chiave come quello dell’Istruzione accompagnandolo con un’altra specificazione “del Merito”? 

È inutile che vi sbracciate a dire che persino nella Costituzione (quella antifascista, eh!) si parla di Merito. Avete ragione, ma se poi nel governo eleggete il cognato prediletto della vostra Capa a capo di un ministero importante, dovete aspettarvi la pernacchietta di chi dirà: “Merito un par di palle! Parlate di merito, ma questo si chiama nepotismo!”

Vi difenderete dicendo che la nomina di Lollobrigida non c’entra un bel nulla con il nome del nuovo ministero e che la critica è campata in aria; può anche essere vero, ma se c’è una cosa che fa saltare la mosca al naso all’opposizione è l’incoerenza.

Parlate di famiglia tradizionale e il vostro leader  (legittimamente sia chiaro) alla cerimonia di investitura si presenta con il compagno e la bimba nata al di fuori del matrimonio?

 Aspettatevi, quando cercherete di mettere i bastoni tra le ruote alle famiglie non tradizionali, che vi sbertuccino apertis verbis.  

Il vostro leader si presenta in vestito maschile alla cerimonia del passaggio di consegne?

Vi sarà più difficile far passare la bufala palese degli amici della “Pro Life” che nelle scuole pubbliche si insegni ai bambini a mettere il rossetto e le mutandine di pizzo per confonderne l'identità di genere.

Spero di essere stato chiaro: molte accuse saranno anche pretestuose, ma nasceranno da ogni vostra parola e da ogni vostro atto.

Compito vostro sarà quello di non prestare il fianco alle critiche e, se partiranno dall'arco, di rintuzzarne il veleno.

Ecco, però, evitate il riflesso pavloviano che vedo spesso scattare in voi come meccanismo di difesa: criticare i vostri rappresentanti nelle istituzioni, ora che comandate, non significa criticare le istituzioni stesse. 

Non si paventi alcun attentato, dunque, all’Italianità e alla sacralità delle istituzioni.

Il vostro compito, altissimo, sarà quello di non infangarne il nome, perché l’opposizione potrà anche permettersi di essere sguaiata e caciarona (e voi ne sapete qualcosa), ma chi ha ora nelle mani il potere no.

Sennò saran pernacchie. O peggio.

domenica 21 novembre 2021

Autentico e inutile. ControproDucenze (neologismo).

 

Piccole osservazioni inutili, fastidiose e, a pelle, superficialissime.

È controproducente gioire perché si impediscono le manifestazioni anti-Green pass.

Per chi è contrario a tali manifestazioni, la salute pubblica è più importante del diritto di manifestare e c’è sicuramente del buono in tale opinione.

Peccato che chi ha il potere ne approfitterà poi per impedire ogni forma di dissenso.

È controproducente gioire perché alcune categorie a noi antipatiche, per esempio gli Statali, non abbiano aumenti stipendiali.

Per chi pensa che lo Stato sprechi il suo denaro per premiare chi non fa il proprio dovere, la questione non si discute.

Peccato che chi è al potere ne approfitterà poi per abbassare gli stipendi sia agli Statali sia a coloro che non lo sono.

È controproducente invocare il licenziamento a chiunque sbrocchi, prendendosela con qualsiasi autorità costituita. 

Lo si multi, lo si umili coram populo, ma non lo si licenzi.

Mai.

Chi ha il potere, infatti, ne approfitterà per utilizzare il licenziamento, nella Repubblica fondata sul Lavoro, come forma di ricatto ad ogni opposizione.

Insomma, è sano e democratico gioire di meno per le disgrazie altrui e per la negazione di diritti sacrosanti, in particolare nei confronti di chi non la pensa come noi, e diffidare sempre e comunque di chi ha un potere (temporaneamente) che noi non abbiamo. 

Forse ce lo siamo dimenticato, ma le Costituzioni, come la Satira, devono tagliare le unghie ai più forti, non agli zero virgola che fanno anche "Growl!", ma poi, in fin della fiera, sono gattini, talvolta anche un po' defedati.


sabato 12 giugno 2021

Piano piano, lemme lemme...Come un Partito che si dice di Sinistra prepara il terreno, concimandolo col suo silenzio, alla Destra.

 




E’ da anni che blatero (perché blatero? Perché evidentemente è del tutto inutile) in merito alla deriva del linguaggio, quella che a poco a poco ci sta portando alla riproposta in altra veste del periodo peggiore della nostra Storia. Ora, è evidente che dalle parole si sta passando ai fatti. Due episodi apparentemente lontani l’uno dall’altro: uno storico che ha cercato documenti per chiarire le tante parti oscure del delitto Moro è ora indagato come se fosse un pericoloso terrorista e un gruppo di Lavoratori è stato aggredito da guardie armate a difesa dell’azienda grazie anche all’intervento tardivo, ohibò, delle Forze dell’Ordine.

Non entro nel merito dei fatti, ma sono segnali, comunque li si guardi, molto inquietanti.

Anche perché ripropongono atteggiamenti dei sistemi dittatoriali che prendono spazio ben prima del loro definitivo consolidamento.

Insomma, il Fascismo non è diventato improvvisamente tale il 28 ottobre del 1922. E ricordiamoci che un sistema democratico è sopravvissuto prima che avessero la meglio lo strapotere e la violenza delle squadracce fasciste; altrimenti, Matteotti non sarebbe potuto neanche entrare nel Parlamento nel 1924 e denunciare gli abusi dei fascisti durante le elezioni farsa che si erano appena svolte.

 Insomma, il temporale non arriva all’improvviso e le avvisaglie di ciò che avverrà si possono capire ben prima del fulmine e del tuono.

 Ecco ora  che le minacce alla ricerca storica, sotto il velame della necessità di mantenere un segreto di Stato, non possono che non ricordare la repressione nei confronti degli intellettuali antifascisti che, anche quando mangiarono la foglia, non scamparono alla violenza fascista.

Ecco che le azioni di forza di “guardie” private per dirimere le questioni di lavoro, anche grazie (e insisto sul "grazie") al mancato intervento della Polizia e dei Carabinieri, preannunciano il cemento “armato” che legherà fino allo sprofondamento il Fascismo agli Industriali italiani, sodali nel comune intento di debellare l’opposizione dei sindacati e dei partiti di Sinistra.

Il tutto succede oggi, però, diciamocelo senza peli sulla lingua, prima che la Destra vera e propria abbia preso il potere e con il silenzio complice di un partito, il Pd, che sembra proprio aver venduto l’anima al Diavolo nel nome della Realpolitik  e che di mettere becco in simili pinzillacchere non ha alcuna intenzione. Infatti, se ne parla poco. Solo tra noi blateranti disarmati e dispersi.

venerdì 10 luglio 2020

La Satira e la Bestia

La vignetta di Antonio Cabras ripresa e commentata sul sito del leader della Lega:
 


Intendiamoci. Il Capitano non è obbligato a farsi grasse risate davanti a una vignetta satirica sgradita: può non condividerne lo spirito, trovarla di cattivo gusto e persino trovarla ingiusta e esteticamente brutta.
Da quando esiste, però, la Satira ha connaturato il gusto della provocazione: il piattone da cui deriva il termine “satira” indica un piatto pieno, ricco di primizie, destinato agli dei più che agli uomini.
E in un piatto misto c'è di tutto: la dorata cipolla, la croccante mela cotogna, il puzzolente cavolo nero e l'odiosa carotina. Difficile accontentare tutti.
Per questo motivo, non intendo spiegare la vignetta di Antonio Cabras che ha tanto indignato Salvini.
Le vignette non si spiegano: o si capiscono o non si capiscono.
Se non si capiscono, si passa ad altro, magari incolpando l'autore per la sua oscurità e la sua incapacità comunicativa, se si capiscono e si approvano, si ride più o meno di gusto, attivando un po' le sinapsi, se si capiscono e non si approvano, si sopporta stoicamente l'umiliazione, la punzecchiatura e il fastidio, confidando sul fatto che la puntura di un tafano fa male, ma difficilmente è mortale.
Ricordiamoci sempre che chi si occupa di satira è armato solo di una matita, l'uomo politico ha potere e può smuovere mari e monti.
Insomma, la lotta, e dovrebbe essere evidente per tutti, è impari e, pur godendo di notevole libertà d'espressione, il disegnatore satirico combatte da solo (e spesso senza nessun vantaggio economico) contro i propri personalissimi mulini a vento che spesso hanno la consistenza della carta velina.
Scatenare i propri sostenitori e fan contro un disegnatore satirico è un eccesso di difesa (per nulla legittima) che non promette bene da parte di chi detiene anche una dracma di potere: gli uomini politici che utilizzano la propria influenza contro i disegnatori sgraditi non sono mancati e non mancano, ma sono nella migliore delle ipotesi degli autocrati, nella peggiore dei dittatori a tutti gli effetti. 
In una democrazia, anche imperfetta, chi si occupa di satira dovrebbe godere della sacrosantitas attribuita ai tribuni della plebe dell'antica Roma. Violarla comporta qualche rischio: i plebei che sono le membra dello Stato potrebbero ritirarsi su qualche Aventino e la classe politica, il vorace stomaco perennemente affamato, sarebbe costretto a sopportare le rane nella pancia e, quel che è peggio, a guardarsi le spalle perché per magia , come ci insegna la Storia recente, capita spesso che l'innocuo e morbido lapis si trasformi in resistente travertino o in ramata monetina ammonitrice.

venerdì 27 aprile 2018

Il termometro della Satira non è ascellare.

Il signore che vedete qua sopra, Musa Kart, è un disegnatore turco. Bravo. Chi volesse vedere qualche suo lavoro non avrà difficoltà a reperire i suoi disegni in Rete.
Per la sua attività satirica ora è stato condannato a 3 anni e 9 mesi.
Ecco, a futura memoria: se volete misurare la temperatura di una democrazia, usate il termometro della Satira. Quando il termometro è stato posto dove deve essere posto, mi si scusi l'immagine, ossia nel culo del potere, vedrete la temperatura della democrazia diminuire.
Qualcuno mi dirà che l'immagine non è adeguata. No.
Le democrazie muoiono e si trasformano in dittature frequentemente non per un eccesso di temperatura (che si evidenza nei golpe), ma per forme subdole di ipotermia: inizia con la sonnolenza delle istituzioni, l'indifferenza della gente e col mettere sotto processo non coloro che stanno collocando nella formaldeide, magari con un bello sfoggio di machismo militare, l'idea di democrazia, ma chi denuncia con l'arma spuntata, ma evidentemente non troppo, del lapis lo stato di atrofia del cervello democratico. arz62

lunedì 12 febbraio 2018

Non trovano più il canopo della Meloni! Quello del fegato. Il cervello lo estraevano dal naso e lo buttavano via!

Se volete un condensato di come un politico NON dovrebbe comportarsi, vi invito a dare un'occhiata a quello che ha fatto e sta facendo la Meloni con il direttore del Museo Egizio.
Si può essere in disaccordo (ed è lecitissimo) sulle politiche culturali di chicchessia, ma presentarsi di fronte all'opinione pubblica con il ridicolo e democristianissimo “Lei non sa chi sono io! Gliela farò pagare!” e, di conseguenza, minacciare di licenziamento chi non è gradito, la dice lunga di come la Meloni interpreti il potere.
Se andrà al potere (e ci andrà, purtroppo), questo sfoggio muscolare di un esercizio di governo che pensa di penetrare in ogni parte della vita sociale in modo pervasivo (si chiama totalitarismo) sarà la regola. Non dite che non vi avevo avvertito.
Estote parati!
P.S. Lo “spoiling system” che è stato introdotto nel nome della governabilità è sempre stata una scemenza ed è portatore di mali inenarrabili. Introdurlo nel campo della cultura, poi, è, a mio avviso, ancor più devastante che in altri ambiti sia che governi la Destra sia che governi la Sinistra. Perdonatemi l'ingenuità dell'osservazione, ma io sono un'anima candida, come sapete.  arz62

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