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venerdì 29 marzo 2024

Sulle sgrammaticature.

La netta sensazione che al Governo ci sia una sgrammaticatissima classe politica potrà anche indignare, ma è di fatto uno dei principali motivi per cui molti la ritengono attraente e votabile: è simile a loro e ne incarna perfettamente i difetti.

E non importa neppure che la loro sgrammaticatura non viva solo nelle parole che, si sa, volano senza permanere, ma, quel che è peggio, prenda carne negli atti che, al contrario, sono macine tombali al collo della nostra vita civile.

Insomma, incazzarsi a mille per un congiuntivo sbagliato, per la virgola mancante o sovrabbondante o per la sintassi zoppa permette ad alcuni di noi di mettersi sul seggiolino (bassissimo) del giudice che sentenzia col ditino alzato, ma garantisce anche di stare saldamente attaccati alla propria sedia a coloro che sono oggetto della nostra reprimenda.

Lo so, è un paradosso, ma sorvolare, in certe occasioni, è sicuramente meglio. E fa molto Zen. 😉

domenica 12 ottobre 2014

sabato 2 agosto 2014

La difficile disciplina dell'arrampicata sugli specchi.

Come volevasi dimostrare.
Perché non ammettere di aver sbagliato? Non sarebbe stato un comportamento più da adulti ( e da Senatori)?
La colpa, invece, è di qualcun altro o peggio del correttore ortografico.
Tanto per essere imparziali, anche Saviano c'era cascato e non aveva fatto una figura migliore dei Leghisti ( la foglia di fico era che anche Pirandello e Landolfi scrivevano "qual'è").
Non si impicca nessuno per un errore, siamo d'accordo, ma illudere gli altri che l'errore non c'è non è forse colpa ancor più grave?
arz©


venerdì 1 agosto 2014

Prima l'ABC, poi l'ABC della Democrazia

Undici persone undici, se non conto male, due cartelli due con lo strafalcione.
E' possibile che nessuno di loro se ne sia accorto? Insomma, tra compagni di classe ci si dovrebbe aiutare!
Per i giustificazionisti ad oltranza: si tratta di Senatori, non di brufolosi adolescenti  ;-(

venerdì 23 dicembre 2011

Saviano, l'apostrofo e il perfezionismo





Saviano scivola su una banalissima buccia di banana: in una comunicazione via Twitter il cinguettio diventa un “cra cra” corvino. Saviano scrive un “Qual'è” con l'apostrofo invece del corretto “Qual è”.
Chi scrive (e scrive tanto) sbaglia , prima o poi, per distrazione, per influsso e reflusso dialettale o semplicemente perché sbaglia e basta.
I filologi che hanno scartabellato nei manoscritti dei più grandi scrittori della Letteratura italiana hanno letto di tutto ( ma l'errore è spesso giustificato, perlomeno per gli scrittori dell'Ottocento, dalla constatazione che una lingua “stabilizzata” non era ancora nata...)
Saviano ha sbagliato: è inutile tirare in ballo Landolfi e Pirandello.
E il suo errore non è nell'apostrofo, ma nell'essersi adeguato al perfezionismo diffuso che impone esseri perfettissimi che non sbagliano mai.
Al punto che la parola “errore” diventa “refuso” perché l'errore, ad avviso di molti, non appartiene all'uomo.
Sarebbe bastato un piccolo rossore ( “...Dovete sapere, la fretta! La velocità della videoscrittura! Non ho dimestichezza con il T9!”) e lo avremmo facilmente perdonato.
E invece no...
©arz
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