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venerdì 12 marzo 2021

Sotto il segno di AstraZeneca

 Perché non dire la verità? Il vaccino “AstraZeneca” è un vaccino di serie B. Una prova , senza ricorrere ad alcuna cognizione scientifica, è il fatto che il personale sanitario ha caragnato, e non poco, per farsi inoculare lo “Pfizer” che, guarda caso, è stato utilizzato per gli ultraottantenni e, tra breve, sarà utilizzato per chi ha gravi patologie ossia per le categorie più a rischio, mentre per categorie di serie B, ossia militari e insegnanti, qualche rischio si può correre.

Alt: non facciamo indebite inferenze.

Il fatto che sia di serie B non significa che non faccia il proprio dovere.

Ieri è stata montata ad arte (perché? Ci sono i trombettieri dello "Sputnik") la notizia che l'”AstraZeneca” sia diventato l'"AstraCazzola": ammazza, creando trombi a gogò, le povere vittime. 

Non ci vuole molto per capire che questo tipo di informazione allarmistica sia ancor più dannoso della verità che sopra si è svelata: convince gli scettici, i dipendenti emotivi dalle informazioni attinte da Internet, che il vaccino sia un rischio.

Ecco il dramma di oggi: la semplice verità che si debbano favorire alcune categorie per un calcolo basato sul rischio, ottantenni e persone fragili per patologie e la semplice constatazione condivisa da chi si occupa di queste cose che qualsiasi vaccino di per sé comporta una certa dose di rischio non si possono dire ed esplicitare (poiché cinicamente realistiche), mentre la rincorsa allo “scoop”, senza alcun freno e alcun argine, di giornali e giornaletti che mettono a rischio una campagna vaccinale la cui utilità è evidente a tutti ha libero sfogo e rischia di creare danni terribili e funesti.

Insomma, l'informazione in Italia che ha una grande responsabilità  morale non si pone da anni domande sul proprio ruolo: non solo sottovaluta il peso del proprio lavoro, ma ha anche una conoscenza deficitaria della deontologia sottesa alla propria professione. Informare significa fornire scomode verità, ma anche  non dare libero sfogo a facili allarmismi. Banale, vero?

sabato 23 gennaio 2021

Il filo della vita. Sottile e appeso a una casella vuota di Excel.


 Io sono un po' in difficoltà con i numeri, ma ci sarà pur qualcuno che, operate le debite somme e sottrazioni, sia in grado di dire che quello che viene affermato qui sopra è vero o falso.

Certo, pensare che il destino umano e economico di molte persone (ristoratori, baristi, commercianti etc...) dipendano da una casella vuota di Excel mette i brividi. Ma i brividi sono ancora più intensi che, stabilite le colpe, queste stesse persone diano la loro incondizionata fiducia ai pasticcioni responsabili del filo della loro vita che recidono a capocchia e distrattamente come la più anziana delle Parche, Atropo.

lunedì 19 ottobre 2020

Pissi pissi bao bao (post vietato ai non addetti alla Scuola): Le scarpe e le teste di cartone bagnato.

 Ovviamente la Storia si ripete.

Da sotto gli scudi (“Gli insegnanti diserteranno le lezioni. Codardoni!” , “Gli insegnanti fragili sono 400000! Manderanno tutti il certificato medico!”) a sopra gli scudi ( il ministeriale “Toh! La scuola è ripartita. Grazie a tutti voi!” ), come la capra sotto e sopra la panca (vediamo se crepa), si ritorna al classico: “Di chi lavora nelle scuole poco ci importa; hanno lo stipendio fisso, facciano silenzio e pedalino” ossia al tipico atteggiamento dell'Italietta di sempre, che di scuola, di istruzione e di innovazione si disinteressa, che bada solo alla produzione del tondino e che dell'effetto domino che la chiusura della scuola ha comportato a livello economico non ha capito una cippa.

Non vado oltre, perché rischio di annoiare il lettore e non solo: di annoiare me stesso al suono delle mie stesse parole.

La questioncella che mi interessa ora riguarda la tutela della salute nelle scuole.

Benché i dati siano relativamente confortanti, la scuola comporta per molti motivi qualche rischio.

Convivere in pochi metri quadri con gli alunni non è facile e, nonostante i protocolli di sicurezza, il rischio può essere solo ridotto, non eliminato.

Orbene, ordunque, domanda da 100 milioni: quale categoria non parteciperà alla campagna vaccinale antinfluenzale per diritto?

I docenti delle scuole.

Non ho detto gratis, eh! Ho detto per diritto: perché lavorano per lo Stato in un ambiente potenzialmente pericoloso (i soliti noti che tireranno fuori la questione che anche altri lavoratori rischiano, tacciano, per cortesia, perché il benaltrismo ha scocciato assai: per chi non l'avesse capito, ma gli zucconi sono tanti, non si sta negando affatto la tutela di tanti altri lavoratori del settore privato nei servizi a cui va tutta la nostra riconoscenza: si vuole solo rivendicare il legittimo diritto di tutela di lavoratori come gli insegnanti che svolgono un servizio pubblico essenziale. Chi non capisce la questione può a mio avviso allegramente andarsene a quel paese perché ha le pigne in testa e non ci arriva).

Discriminare rapidamente il Covid-19 dalla banale influenza è vitale, non solo per i docenti, ma in particolare per gli allievi che stanno loro intorno (anche se a 2 metri di distanza).

Nell'articolo riportato si va oltre.

https://www.tecnicadellascuola.it/insegnanti-con-le-scarpe-di-cartone?fbclid=IwAR2EhN1u7I3rPsQQMdVkZJNScR66Y1wvLtxKb1c_A1f4uOgL8JzEDahgCjE

Quando un allievo è infettato, le autorità sanitarie possono imporre la quarantena alla classe, ma l'insegnante titolare non ha diritto nemmeno di sapere se è stato infettato o meno. Niente tampone e niente quarantena.

Peggio: dovrà dichiarare di aver seguito le norme Anti-Covid, come a dire che se l'infezione è avvenuta è per colpa sua, sollevando (?) i DS da ogni responsabilità.

Chi non coglie l'umiliazione sistematica imposta ai docenti da simili comportamenti?

Certo, il paragone con i soldati dell'ARMIR nella campagna di Russia è eccessivo: le scarpe di cartone no, ma le pezze al culo sì, in abbondanza.

Mi scuso per il linguaggio scurrile, ma la diplomazia va utilizzata con le persone intelligenti, ma spesso, purtroppo, alla parola “scuola” si risvegliano i mal di pancia di una frotta di teste di cartone bagnato, molti dei quali laureati (non parlo delle analfacapre funzionali), che vogliono dire, senza che nessuno glielo abbia richiesto, la loro. Tacciano.

Sì, in simili occasioni, non sono democratico. Lo so.

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