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domenica 24 marzo 2019

Antisemitismo di ritorno. Senza saperlo.


Forzare la mano al linguaggio e solleticare il sottopancia degli indignati sono le azioni che accomunano Leghisti e Grillini.
Fanno danni, d'accordo, ma compito del politico è raccatar voti e se tutto funziona, perché no?, è la politica, baby.
Ecco ora, però, gli effetti indesiderati e per di più che contagiano i partiti che sono fuori dal governo.
Il manifesto de “I Fratelli d'Italia” ne è un esempio.


Dopo lungo e faticoso avvicinamento agli ebrei e a Israele, la Destra italiana scivola su una buccia di banana.
Associare un personaggio politico di origine ebraica, di cui si può diffidare, ci mancherebbe, agli usurai ci porta dritto dritto al Medioevo.
Ecco che il vizietto di estremizzare le parole (da parte di tutti, sia chiaro) porta qualche ingenuo copywriter a sdoganare l'antisemitismo senza quasi essersi reso conto di farlo e coinvolgere i membri del suo partito in un errore politico, linguistico e culturale.
Insomma, antisemiti a loro insaputa.
Non prevedo alcun "face palm", comunque; ormai di queste faccenduole mi accorgo solo io.


venerdì 2 novembre 2018

Auschwitzland e "Humor nero". Del diritto di Satira.


Breve e mesta notazione: non tutti hanno lo stesso rapporto con la morte.
Nel piccolo mondo dei disegnatori il dibattito è stato aspro in questi anni: a fronte di episodi tragici (terremoti, stragi anche di disegnatori, cadute di ponti, morte di personaggi controversi et similia) la Satira non si è tirata indietro. “Humor nero”, si difendono coloro che si sono cimentati; più frequentemente si appellano al diritto di satira, che, dicono, non dovrebbe avere vincoli, dovrebbe essere “assoluto”, non temendo nessun tabu (Religione, Morte e Sesso).
Ed è facile che chi è del mestiere, a fronte di una vignetta che è spesso in bilico tra un diritto legittimo e il cattivo gusto (ridere dei morti viola l'antica prescrizione del “parce sepulto”) si risenta assai se i colleghi alzano il sopracciglio: conosceva i rischi dell'impresa, ma soppesando costi e ricavi aveva pensato che il profitto fosse evidente e la perplessità di chi dovrebbe apprezzarlo lo amareggia. Si può ben immaginare la reazione se la critica poi viene da chi di satira non si occupa!
Il terreno del riso ;-) come quello del pianto attinge all'humus comune della nostra umanità; i terreni del riso e del pianto sono vicini, ma lo steccato è assai basso e, oplà, ti trovi facilmente dall'altra parte (e la staccionata che separa la vita e la morte, lo sapete tutti, è ancor più eterea).
Perché questo lungo sproloquio neanche troppo divertente?
Pochi giorni fa una ragazzotta si è presentata con la maglietta “Auschwitzland” e si è difesa con lo scudo di cartone del diritto di poter fare “humor nero”.
Ecco chi fa Satira gioca con la morte perché sa che sta parlando di sé, oltre che degli altri, perché sa che la sorte comune della morte è uno dei collanti dell'umanità. Se si ride della morte, lo si fa per non piangere. Ed è perfettamente umano che si rida o si pianga insieme.
Il riso sguaiato della ragazzotta diceva altro: diceva che la morte degli altri non era poi così importante e che non la riguardava.
"Loro sono morti ad Auschwitz, e ben gli sta, perché non ho nulla a che spartire con loro, neanche il minimo comun denominatore dell'umanità, e io, vivissima, col sorriso in bocca e col braccio teso, sono a Predappio a bermi in allegria una bella birretta con i camerati".

domenica 27 gennaio 2013

Silvio e la Storia alla carta.



Con un notevole senso dell'opportunità , nel giorno della Memoria, l'Innominabile si improvvisa storico.

Ecco ora un Benito tremebondo: il timore di una Germania con le palle e le contropalle lo costringe, obtortissimo collo, a far firmare a quella mezzacalzetta del Re le Leggi Razziali.
Il Mascelluto mai lo avrebbe fatto: non sia mai! Il suo regime faceva arrivare i treni in orario ( la migliore osservazione qui: http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2013/01/27/giornata-della-memoria/), provvedeva ad abbronzare i bambini nelle colonie elioterapiche per debellare il rachitismo e il cretinismo da gozzo e arricchiva gli operai ( non è vero, of course:  il loro potere d'acquisto è crollato nel corso del Ventennio di un bel po' e molti di loro abbiano lasciato piedi e mani, se gli è andata bene, un po' per tutta Europa, carne da macello particolarmente tenera dopo un ventennio di propaganda martellante).
Insomma, viene esaltato lo stereotipo dell'italiano che non ha mai grandi responsabilità, perché è troppo pusillanime ( si sa che il Tedesco cattivo di turno, Hitler o Merkel che sia, lo costringe ad azioni terribili, persino a pagare le tasse!)
Annuncio ai suoi fedeli plaudenti che sta parlando di loro ossia a quelli che al tempo che fu , nella peggiore delle ipotesi e nell'ottica dell'Innominabile, denunciarono gli ebrei che si nascondevano o si appropriavano delle loro cattedre universitarie lasciate libere, nella migliore, appartenevano a quella "zona grigia" che tanto rappresenta l'essere italiano di oggi e di allora: lasciava fare ai facinorosi, lamentandosi, sia chiaro, ma badando bene di non sporcarsi le mani, visti i tempi che correvano. 
Come al solito, non si accorgono che il loro idolo, però, così, li offende di brutto, ma loro incassano, imperterriti, avendo, come vuole il codice del buon atleta fascista, sguardo fiero rivolto al Sole, pancia in dentro e petto in fuori, il che impedisce loro di vedere bene, però, che cosa accade al lato Sud del loro corpo.
                                                                                                                                         arz©

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