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domenica 23 giugno 2019

L'infantilismo italiano (Seconda puntata): "Specchio!"

(Già postato a febbraio)
C'è un gioco infantile che consiste nel mettersi l'uno di fronte all'altro e imitare i gesti, le smorfie e le boccacce di chi è davanti a noi. Ad un certo punto, non si capisce chi imiti e chi sia stato imitato.
Il gioco è bello, eh, ma appartiene all'infanzia poiché, per chi non ne conosce il funzionamento, lo specchio è un oggetto meraviglioso e magico.
Ecco il pessimo giornalismo che contraddistingue l'informazione in Italia  si comporta nello stesso modo.
C'è un clima di intolleranza e questo nessuno lo può negare.
La Sinistra cerca di dimostrare che il clima di intolleranza è incentivato dal Governo o che comunque il Governo è responsabile dell'emersione dell'intolleranza. E' una tesi che va dimostrata. 
Chi è contrario a questa tesi dovrebbe dire: no, non c'è un clima di intolleranza oppure l'intolleranza c'è sempre stata, ma qualcuno sta puntando l'occhio di bue dell'informazione sul fenomeno ad arte.
No, “La Verità”, la Pravda della Destra italiana, non ci sta.
Evidentemente percepisce che l'intolleranza è in aumento. E negarlo sarebbe stupido. 
Potrebbe incolpare Facebook che ha dato libero sfogo agli ubriaconi da bar e ai violenti, la crisi economica (ma evidentemente non conviene tirar fuori l'argomento, quando gli alleati sono al Governo), la scuola o qualsiasi parafulmine che si utilizza in simili occasioni. 
No, “La Verità” utilizza la tecnica dello “Specchio”: il vero razzismo è quello degli antirazzisti.


Come sto osservando da un po', non c'è solo il problema comunicativo legato alle parole, ma anche quello della logica (e, probabilmente, della sintassi). 
In primis, l'espressione razzismo unita a quella di antirazzismo implica l'esistenza del concetto di “razzismo” (parola che, a mio avviso, andrebbe sempre utilizzata con le pinze: il razzismo si manifesta quando dai del “selvaggio” all'uomo di colore e utilizzi l'aggettivo per dire che ogni uomo di colore e la sua progenie manterranno fino alla fine dei tempi questa caratteristica , utilizzo ovviamente il "politically correct” per evitare di essere bloccato su FB. Non si manifesta quando gli dai dell'idiota. Idiota è termine interrazziale,  mentre “selvaggio” implica la superiorità di un'etnia sull'altra. Al panettiere bianco latte puoi dare dell'idiota liberamente, si offenderà, neh!, ma difficilmente lo apostroferesti con l'aggettivo “selvaggio”. L'argomento è più complesso, ma sto semplificando e, come sapete, sono un umorista, non un sociologo).
Quindi, seguendo la logica, solo la logica, l'”antirazzismo”, essendo razzista, avrebbe individuato nei “razzisti” caratteristiche tali da farne un'etnia distinta. Non solo, se sono “razzisti” gli antirazzisti questi ultimi evidentemente pensano che tu nasca “razzista” e che tu possa trasmettere il “razzismo” per via genetica ai tuoi figlioli. 
Purtroppo, queste idee non appartengono alle basi del pensiero di Sinistra (andatevi a leggere o a rileggere Bobbio). 
I“sinistri”, come li chiamano per sbeffeggiarli , credono l'esatto contrario: che razzisti si diventi e che ogni caratteristica morale e intellettuale non si trasmetta di padre in figlio, ma sia condizionata dall'ambiente. Magari si sbagliano, e l'uomo è proprio un legno storto che non si può raddrizzare, ma da lì partono i loro ragionamenti.
Spero di aver confuso un po' le idee al lettore per mettere in chiaro che il gioco dello "Specchio" appartiene all'infanzia e fa il paio con la bellissima espressione "Chi lo dice sa di esserlo!" o quell'altra "Gallina che canta ha fatto l'uovo!", generalmente rivolta al compagnuccio che dice: "Chi ha scoreggiato?"
Praticare simili giochetti da piccini va bene, ma utilizzarli quando si è grandicelli, pur con la voce fessa, e ci si vanta di appartenere all'Ordine dei giornalisti, no.


mercoledì 22 maggio 2019

Calenda e il narcisismo ferito.



Ho già trattato di uno dei mali di oggi: il narcisismo. E, in particolare, ho parlato delle reazioni del narcisista a fronte di un rifiuto. Poco tempo fa ho stigmatizzato il narcisismo ferito di Porro, che si è offeso per il rifiuto di Michela Murgia di farsi intervistare, ora sull'altro versante, a Sinistra (ma ne siamo sicuri?), c'è Calenda che se la prende con il collettivo di scrittori Wu Ming perché si nega al confronto con lui.
Innanzi tutto, Calenda usa per provocarli il linguaggio della Destra, il che fa irritare a prescindere. L'espressione di Flaiano, condita e rimodellata ad uso e consumo degli sparlanti, l'avete sentita mille volte: “In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”.
Bell'aforisma, eh! (amatissimo da Feltri e compari), ma , utilizzato oggi, noioso come l'acqua minerale sgasata, fascinoso come un calzino usato e attraente come un posacenere sporco.
La variante calendiana è: “Siete dei fascisti inconsapevoli”.
Inutile sottolineare che per quanto mi riguarda dare del fascista a qualcuno non dovrebbe essere l'equivalente del dargli dello stronzo.
Fascista (e neofascista) è colui che, ammirando il Ventennio che fu e tentando di ricostituire un partito di ispirazione fascista, intende riproporre, utilizzando la forza, le leggi liberticide sive fascistissime del '25 che solo la Costituzione, per ora, è riuscita a ostacolare (libertà di opinione, di stampa, di movimento, di associazione and so on). Punto.
Poi c'è il nostalgico, c'è il conservatore, c'è l'appassionato di militaria, l'umarell destrorso, lo xenofobo compulsivo che possono essere guardati con diffidenza, ma che fascisti non sono.
Se consiglio prudenza sull'uso strumentale della parola magica “fascisti”, potete immaginare come l'idea di equiparare l'antifascismo al fascismo mi dia ai nervi. Antifascisti, magari in ritardo sui tempi, erano monarchici, liberali, cattolici, repubblicani, radicali, socialisti e comunisti e, come sappiamo, molti fascisti che si sono resi conto, ad un certo punto, che il Regime li aveva buggerati alla grande. E Calenda, quando utilizza l'espressione rivolta al collettivo Wu Ming pensa solo ai Comunisti, potete starne certi. E parla a nome del PD.
In realtà, qui c'è di mezzo l'ego ferito di chi vuole essere ascoltato, ma risulta solo molesto.
Calenda è querulo: “Leggete il mio libro e poi confrontiamoci!”, un invito a metà tra la pubblicità indiretta e non tanto occulta e il tentativo di far sentire in colpa l'interlocutore riottoso.
Sembra dire: “Come? Non mi state ad ascoltare?”
E i Wu Ming che gli danno retta, a mio avviso, son fin troppo cortesi.
Non c'è bisogno di capire nulla.
Guardate la fotografia di Calenda che stringe sorridendo la mano di Bannon, quello che si è affittato un eremo per diffondere il sovranismo in Italia.
Magari Capitan Findus strizzerà l'occhio alla Russia (i finanziamenti sono sub iudice), ma gli Stati Uniti che stanno minando, sull'altro fronte, scientemente il fragile europeismo italiano sanno su chi contare.
Calenda si scelga meglio gli amichetti: se vuol giocare con loro, vada nel loro campetto che è attrezzato e lussuoso, ma non rompa le balle. 
L'ostracismo non vale solo per Capitan Findus quando flirta coi gruppuscoli neofascisti.
Se vuole essere ascoltato, giù le orecchie (è un calco di una sapida espressione orobica), perché di arrogantini narcisistoidi ne abbiamo proprio piene le tasche. 
Sia chiaro, parlo a nome mio e di altre 25 persone, gruppo ristretto e velleitario che non conta una cippa. 

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