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lunedì 28 dicembre 2020

Osservazioni scioccherelle 3

Tik Tok a Napoli da La Repubblica on line

In questo ultimo scampolo di 2020, un'altra notazione scioccherella. I fatti: un gruppo di minorenni si fanno riprendere mentre prendono a calci una statua a Napoli.

E' inutile osservare che la statua non c'entra nulla: poteva essere un busto bronzeo di Vittorio Emanuele II o un'opera iconoclasta di polistirolo alla Cattelan. 

C'entra, in parte, McLuhan insegna, il mezzo utilizzato ossia “Tik Tok”. 

C'entra, di sicuro e tanto, l'ostentazione della propria idiozia come elemento di attrazione del pubblico internettiano.

Purtroppo, i giovincelli hanno imparato da altri e più in alto e non solo dall'osculatore di salamelle. 

Chi scrive un tweet per spararla grossa, chi augura morte violenta a chi gli sta sugli zebedei e chi, come me, invece di osservare con la mandibola dislocata il magnifico spettacolo della neve che imbianca la mia città dopo anni di assenza, commenta una notiziola di taglio basso e di infima pagina con il ditino molareggiante non si sottrae alla “vetrinizzazione” dei propri pensieri e delle proprie azioni che è tipica di questi tempi. 

Che il 2021 ci porti un po' di riservatezza e di silenzio. E tanta tanta serietà.


sabato 24 ottobre 2020

Vedi Napoli e poi...

 O, pur sapendo che il morbo infuria, decidi di affrontarlo perché la morte per fame ti fa più paura e chiedi a gran voce che non si chiuda tutto e, in subordine, nel caso qualcuno optasse per la chiusura, pretendi legittimamente e con forza che si sostengano le categorie che non sono protette, allargando il cordone della borsa e attingendo all'annona, o neghi pervicacemente che il virus esista per cui è un dato di fatto il grande complotto planetario per limitare la libertà del cittadino e, di conseguenza, si scende, avanti o popolo, in piazza e si rompe tutto. 

Tertium non datur.

Nella seconda ipotesi, quella dello sfasciamo tutto e del complotto mondiale contro le libertà individuali, però, e Dio non voglia, se hai sbagliato i calcoli e le tue considerazioni, nel caso il morbo per puro caso ci fosse e facesse strage, si avvererebbe, pur con diversa sciagura naturale, e favorito dai napoletani veraci, il sogno dei protoleghisti: “Forza Vesuvio!”. E, ottenuto l'obiettivo di tenere tutto aperto col solo risultato di vedere i cadaveri in piazza, non ci si potrà più lamentare, perché, dopo aver fottuto, chiagnere non servirà. 

Perché o siamo Uomini o Caporali. 

Con la disgiuntiva.

sabato 6 settembre 2014

La doppia morale gesuitica in salsa leghista

La notizia è questa: http://www.repubblica.it/cronaca/2014/09/06/news/salvini_fermarsi_all_alt_un_obbligo-95130280/?rss

Il rispetto della legge a capocchia: a seconda della latitudine o delle convenienze...

domenica 21 ottobre 2012

Il Prefetto, il Potere e il Diritto di Parola ovvero il lupo, la capra e il cavolo


L'episodio è gustosissimo, ma , nel contempo, tristissimo: un prete anticamorra si rivolge al Prefetto, donna, di Caserta utilizzando il titolo di “Signora” e non quello di “Signora Prefetto”.
Il Signor Prefetto, uomo, di Napoli, Andrea De Martino, lo rimprovera aspramente: se non si rispettano le istituzioni chissà dove si andrà a finire!
(Per prendere visione diretta del “fattaccio” eccovi uno dei tanti link tratti da “Repubblica TV”: http://www.vip.it/video-don-maurizio-patriciello-parroco-di-caivano-anticamorra-ripreso-dal-prefetto-di-napoli-andrea-de-martino-perche-chiama-signora-il-prefetto-di-caserta-carmela-pagano/)
A me sembra evidente che il tono del Don fosse rispettosissimo (...la Signora lo ha “gentilmente” accolto senza appuntamento) e che forse lo stesse diventando un po' meno ( “...mi voleva convincere che non era vero”).
Il Prefetto di Napoli gioca di anticipo e lo scopo della ramanzina è evidente: ristabilire i ruoli, ma anche ristabilire le distanze, tra il querulo prete anticamorra e il Potere.
Intendiamoci: il Prefetto ha ragione perché la forma ha il suo significato e per quanto possibile va rispettata.
Qui , però, ci si attacca alla forma per svilire il contenuto.
La situazione non è nuova, ed è arma della politica con la p minuscola, se non che, ad un certo punto, il Prefetto se ne esce con un : “Se io lo chiamerei signore, lei che cosa ne penserebbe” ( poi, non è chiaro se imbeccato da qualche collega o se se ne sia reso conto lui, si corregge, imputando la colpa del mancato congiuntivo a chi l'ha spinto all'ira e allo sdegno).
Be', seguendo i parametri del Prefetto della Repubblica, la forma non è stata rispettata, poiché un rappresentante dello Stato ( con la "esse" maiuscola) simili errori non li dovrebbe commettere: la maschera del Potere si sgretola facilmente in un secondo e diventa polvere.
Se utilizzassimo il criterio del Prefetto di Napoli, egli stesso ha recato offesa alle istituzioni, esprimendosi come un cittadino malalfabetizzato.
Non credo, però, sia giusto condannare chiunque per parole mal pensate e mal pronunciate, ma credo che il peccato più grave del Signor Prefetto Andrea De Martino sia stato un altro: svilire e stroncare un intervento (potenzialmente polemico) dallo scranno di un istituzione, ribadendo la natura violenta di qualsiasi potere, quella che impone le regole, le stabilisce a suo piacimento e che non garantisce, invocando la Lesa Maestà, il già debolissimo diritto di parola di “chi voce non ha”.
                                                                                                                                                     arz©
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