Poiché tra breve dovrò ritornare a scuola, ho deciso di esercitarmi, sono in effetti un po' arrugginito, nell'arte di correggere i temi senza essere troppo cattivo.
Scrivere è difficile, correggere è facilissimo.
Sbaglio anch'io e, invecchiando, divento sempre più indulgente, anche perché ormai spesso mi sfuggono gli errori. Lo so: è un difetto dell'avanzare dell'età come la ricorsività dei discorsi e i vuoti di memoria, ma forse ve l'ho già scritto. Bah, chi se lo ricorda?
Ho trovato questo temino di un tal Luigi, che tutti chiamano Gigetto. Il temino denota un forte sentire. E' scorrettuccio nella forma, ma può migliorare.
Gigetto dovrebbe imparare da Matteuccio, il suo compagno di banco, che ha corrotto con delle merendine (pagate da tutti i suoi compagni di classe) una piccola squadra di secchioni che sanno scrivere temi; non bellissimi, in verità, ma sono elaborati che colpiscono l'immaginario dei professori: parlano di pensionamento anticipato, di eliminazione della Legge Fornero, di quota 100 e cosucce del genere.
Io che sono un vecchio professore mi faccio volentieri ingannare e do un bel voto a Matteuccio, anche se qualche volta il linguaggio non è sempre castigato. Mi illudo che possa imparare prima o poi la buona educazione.
In realtà, mi sono sempre ingannato anche quando gli scorsi anni vedevo gli occhi lucidi dei miei allievi alla lettura ad alta voce dell'art.3 della Costituzione.
Eh, sì, parlavo di uguaglianza davanti alla legge, di dignità e di rispetto!
Immaginavo l'amore universale e che i miei allievi si amassero alla follia, rispettandosi l'un l'altro come i bravi pulcinotti dovrebbero fare.
Alla fine della lezione trovavo spesso dei bigliettini per terra con messaggi strani che non riuscivo a capire: "Puzi!", "Fassilenzio te che seinero!", "pezodimeddaseca!".
Non capivo: mi sembrava di dover decifrare la Lineare A.
Be', ora correggo il compitino di Gigetto. Fa il duro, ma è buono come il pane. Gli darò 6+. Ce l'ha messa tutta!
Gli aspetti del reale che stridono, la rivolta degli oggetti , delle cose e della lingua... Tutto ciò che dà quell'irritante sensazione di fastidio provocata dal gesso non spezzato sulla superficie nera della lavagna della nostra esistenza. Questo blog è una costola di http://improntedichina.blogspot.com/ Il sito è presente anche su Facebook: http://www.facebook.com/ImpronteDiChinaEGraffiDiGesso.Per il microfinanziamento dell'opera: https://paypal.me/arz62
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domenica 26 agosto 2018
domenica 2 luglio 2017
giovedì 22 giugno 2017
Sbagliando si impara. Forse.
La notizia è qui: Oggiscuola
Non è l'errore in sé. Tutti sbagliano. Chi ha lavorato nell'editoria lo sa bene: anche i migliori scrittori, anche gli esimi professori, in ispecie quando erano costretti a scrivere tanto e di fretta, incorrevano in qualche sfondone, in qualche concordanza malriuscita e finanche in qualche errore ortografico.
Non è l'errore in sé. Tutti sbagliano. Chi ha lavorato nell'editoria lo sa bene: anche i migliori scrittori, anche gli esimi professori, in ispecie quando erano costretti a scrivere tanto e di fretta, incorrevano in qualche sfondone, in qualche concordanza malriuscita e finanche in qualche errore ortografico.
Poco male: c'era sempre qualcuno nella
casa editrice che riprendeva il manoscritto o il dattiloscritto e
correggeva, pazientemente e senza smadonnare, il lapsus calami
del dotto, scivolato qua e là su qualche accento e su qualche
(c)acca ortografica.
Poi l'editor, ma allora non si chiamava
così, mandava in stampa, dove, giocoforza, i tipografi incorrevano
in altri errori ( diversi dall'originale) e, solo alla fine del
farraginoso processo, il più scalcagnato e il più sottopagato dei
correttori di bozze rimediava nel 99% dei casi all'idiozia vera e
propria, all'errore marchiano e a quello che tutti ora chiamano
“refuso” , ma che in realtà appartiene spesso alle categorie
precedenti.
Qualche volta, va detto, il povero
correttore di bozze provvedeva a correggere la “lectio difficilior”
con la “facilior” ( e in questo caso raccoglieva supino, a stampa avvenuta, gli
improperi dell'autore che si precipitava come un falco presso la casa
editrice, lanciando alte grida per l'attentato al suo onore
intellettuale)...
Comunque, alla disperata, insieme al
libro già stampato compariva l'”errata corrige”, il fogliettino
che ricordava al lettore l'imperfezione insita nella trasmissione dei
testi, soggetta ai dispettosi diavoletti che inducono all'errore
chiunque si sporchi le mani con l'inchiostro.
Come vedete, la sagra dell'errore, dunque, non è
nuova, ma, come ho descritto, attraverso il filtro del controllo di
più persone, l'errore spesso non compariva a stampa.
Che cosa sta succedendo ora?
Com'è possibile che le “tracce”
diventino “traccie” e che il singolare di “batterio” diventi
“battere”?
I casi sono tre: o si è tagliato sul
personale a tal punto da saltare ogni forma di controllo o
, ed è l'ipotesi peggiore, chi è preposto ai compiti di controllo
non è più all'altezza dell'incarico che gli è stato affidato o questi ha lavorato troppo di fretta ( ma una prova di maturità si stabilisce un bel po' di tempo prima, o no?).
La soluzione, a mio avviso, è semplice: o gli occhi
di Argo di cento persone provvederanno d'ora in poi alla “scansione” del testo delle tracce di maturità sin nei minimi dettagli o i pochi , per questione di segretezza della
prova, dovranno rileggersi il tutto con cura, dimostrando di non
essere faciloni e distratti ( e magari chiedere alla moglie nel segreto del talamo quale sia
il singolare di “batteri”; è tra l'altro un ottimo metodo anticoncezionale! ;-)).
Auspico che il MIUR adotti , dopo la figuraccia rimediata quest'anno, gli standard
delle riviste di enigmistica: gli errori in queste redazioni sono
visti come fumo negli occhi e confessare di aver sbagliato può
portare al seppuku del colpevole, seduta stante, davanti a tutti i
collaboratori! arz62
lunedì 14 gennaio 2013
La Repubblica non capisce un'acca!
L'ho avvistato alle 17,47. Bisogna ammettere che lo svarione è scomparso alle 17,50.
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sabato 26 novembre 2011
Peggio la toppa del buco. Sugli errori nostri e altrui.
E' sempre sgradevole mettere alla berlina qualcuno e non c'è personaggio più triste della maestrina della penna rossa.Però,è innegabile che si rischia il ridicolo, quando si cerca di difendere l'indifendibile ed è questo atteggiamento mentale che sollecita il mio modestissimo intervento.
Insomma, sbagliare è lecito (anche se l'on. Biancofiore è recidiva), ma dar la colpa a chi rileva l'errore o, come sembra in questa controreplica di un giovane esponente del Ppe altoatesino, al mezzo tecnologico mi sembra davvero preoccupante.
Ecco la lettera apologetica a Stella di Alessandro Musolino, presidente Onorario Giovani Ppe:
http://www.pdlaltoadige.it/index.php?option=com_content&view=article&id=498:lettera-a-stella&catid=36:lettere&Itemid=88
" [...] Purtroppo le moderne tecnologie delle quali ci serviamo, sono delle altrettanto macchine imperfette. Utilizzando l'iPad o gli altri strumenti di comunicazione capita certamente a molti di noi di incorrere involontariamente in alcuni errori. I programmi di autocorrezione spesso trasformano "un po' " in "un pò" o così via, ma questa non è una buona ragione per poter attaccare, o peggio denigrare, un'esponente politico. Spero pertanto che in futuro tu ti possa concentrare sull'uso imperfetto delle pubbliche risorse e non sul corretto utilizzo degli accenti o degli apostrofi, come peraltro potrebbe accadere anche a me visto che per scriverti mi sto avvalendo dell'infernale strumento messoci a disposizione da Steve Jobs e che prende il nome di iPad (e senza alcun segretario pagato dalla collettività)."
Mi sembra inutile rilevare un uso della punteggiatura discutibile ( c'è la virgola tra tra soggetto e predicato, ma non per dividere proposizione da proposizione) , un "altrettanto" che vorrebbe logicamente una spiegazione ( "quanto l'uomo", presumo), un "o così via" che non si capisce proprio che cosa voglia dire, "un'esponente politico" da triplo segno rosso ed altro che tacer è bello per evitare di essere troppo pedante.
Non è l'errore in sé a irritarmi, ma il goffo tentativo di attribuire la colpa dei nostri (legittimi, ripeto) errori ad altri: all' iPad, diabolica macchina infernale, o direttamente al suo ideatore, pace all'anima sua, Steve Jobs.
Forse, in tali frangenti, è meglio dare la colpa alla fretta, se ci secca troppo ammettere la nostra ignoranza.
Insomma, sbagliare è lecito (anche se l'on. Biancofiore è recidiva), ma dar la colpa a chi rileva l'errore o, come sembra in questa controreplica di un giovane esponente del Ppe altoatesino, al mezzo tecnologico mi sembra davvero preoccupante.
Ecco la lettera apologetica a Stella di Alessandro Musolino, presidente Onorario Giovani Ppe:
http://www.pdlaltoadige.it/index.php?option=com_content&view=article&id=498:lettera-a-stella&catid=36:lettere&Itemid=88
" [...] Purtroppo le moderne tecnologie delle quali ci serviamo, sono delle altrettanto macchine imperfette. Utilizzando l'iPad o gli altri strumenti di comunicazione capita certamente a molti di noi di incorrere involontariamente in alcuni errori. I programmi di autocorrezione spesso trasformano "un po' " in "un pò" o così via, ma questa non è una buona ragione per poter attaccare, o peggio denigrare, un'esponente politico. Spero pertanto che in futuro tu ti possa concentrare sull'uso imperfetto delle pubbliche risorse e non sul corretto utilizzo degli accenti o degli apostrofi, come peraltro potrebbe accadere anche a me visto che per scriverti mi sto avvalendo dell'infernale strumento messoci a disposizione da Steve Jobs e che prende il nome di iPad (e senza alcun segretario pagato dalla collettività)."
Mi sembra inutile rilevare un uso della punteggiatura discutibile ( c'è la virgola tra tra soggetto e predicato, ma non per dividere proposizione da proposizione) , un "altrettanto" che vorrebbe logicamente una spiegazione ( "quanto l'uomo", presumo), un "o così via" che non si capisce proprio che cosa voglia dire, "un'esponente politico" da triplo segno rosso ed altro che tacer è bello per evitare di essere troppo pedante.
Non è l'errore in sé a irritarmi, ma il goffo tentativo di attribuire la colpa dei nostri (legittimi, ripeto) errori ad altri: all' iPad, diabolica macchina infernale, o direttamente al suo ideatore, pace all'anima sua, Steve Jobs.
Forse, in tali frangenti, è meglio dare la colpa alla fretta, se ci secca troppo ammettere la nostra ignoranza.
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giovedì 24 novembre 2011
Biancofiore e il terreno scivoloso dell'ortografia.
Per giustificarsi degli errori commessi ( e raccolti con una certa perfidia da Gian Antonio Stella), l'onorevole Biancofiore rischia di fare una figura ancor più barbina:
"Ho scritto un po’ con l’accento sulla o, è vero, non come lo vedete ora, perché chiunque usi un computer sa che si trovano le lettere già accentate e che per mettere l’accento di lato devi fare tre mosse con la mano molto poco pratiche quando si scrive in velocità".
Se ne deduce che quello che si trova "di lato" del "po" è un accento.
Il signor apostrofo la apostrofi per segnalare a tutti la caduta del suo buon senso: paghi qualcuno perché questi dia una controllata ai suoi interventi pubblici.
"Ho scritto un po’ con l’accento sulla o, è vero, non come lo vedete ora, perché chiunque usi un computer sa che si trovano le lettere già accentate e che per mettere l’accento di lato devi fare tre mosse con la mano molto poco pratiche quando si scrive in velocità".
Se ne deduce che quello che si trova "di lato" del "po" è un accento.
Il signor apostrofo la apostrofi per segnalare a tutti la caduta del suo buon senso: paghi qualcuno perché questi dia una controllata ai suoi interventi pubblici.
Qui sopra l'onorevole Biancofiore con un leader "apostrofato" di quattro dita;-)
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lunedì 7 novembre 2011
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