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venerdì 15 luglio 2022

Dalla Gig-economy alla Gonz-economy! Come turlupinare le giovani generazioni.

 La trama è semplice: un giovane intervistatore corre trafelato all’inseguimento di una macchina di lusso che avanza lentamente. Alla guida della super-macchina ci sta un bel giovane, ben pettinato, che educatamente abbassa il finestrino per rispondere alla domanda dell’inseguitore: “E’ tua la macchina?” Con fare professionale il giovane alla guida conferma che l’auto è sua e non dei suoi genitori. Insomma, se l’è guadagnata, non è un “bamboccione”.

L’intervistatore lo incalza: “Come hai fatto a guadagnare così tanti soldi?”

E il giovane, sempre con l’undestatement dei ricchi incalliti e anche un po’ stronzi: “Come? Ma è semplicissimo!”. Insomma, sotteso è il pensiero: se tu non ci sei arrivato, vuol dire che sei proprio tonto! E poi con un fil di voce aggiunge una parolona o che comincia con e (e-commerce, e-bussiness, e-checazzo) o la parolina magica “investimento” con qualche aggettivo di mezzo e che finisce con “online”.

Per farla breve il messaggio implicito è questo: partendo dal nulla, senza alcuna competenza pregressa e nel giro di poco tempo, è facilissimo diventare ricchissimi, investendo in qualche attività online. Basta volerlo. Senza l'aiuto di nessuno, eh, men che meno dei genitori!

Lo so, sono un vecchio boomer brontolone, ma proprio per esperienza e per la lettura compulsiva delle “Avventure di Pinocchio”, diffido sempre dei Gatti e delle Volpi che promettono alberi con gli zecchini d’oro. 

Probabilmente l’astuta campagna è stata orchestrata da qualche mio coetaneo furbetto, esperto in organizzazioni piramidali, atte a scucire dalle tasche degli ingenui giovinotti i pochi spiccioli rimasti, prospettando loro una novella Età dell’Oro, un qualche Paese di Cuccagna o dei balocchi della tradizione popolare e letteraria (Boccaccio e Collodi, in primis).

Forza, giovinotti, si va alla grande dalla Gig-economy alla Gonz-economy! Anzi no: e-Gonz-economy!

domenica 2 giugno 2019

Ventimila leghe sotto la merda del debito pubblico (scusate il francesismo). Di chi è la colpa? Di nessuno!




Semplifico: l'economia va male, il debito aumenta, i Btp della Grecia sono più affidabili di quelli italiani, si sta preparando una bella procedura di infrazione da parte della UE nei confronti del Bel Paese. 
Semplifico ancora di più: siamo nella merda.
Coloro che, nani sulle spalle di giganti, vero, ci hanno condotto al disastro ora non vogliono pagare dazio e fanno di tutto per andare alle elezioni, prima che i nodi vengano al pettine e il loro elettorato si turbi.
Si faranno rieleggere promettendo mari e monti (con la minuscola), dichiarandosi privi di ogni responsabilità per quel che sta succedendo ora.
E' un classico delle Destre estreme: creare le condizioni del Caos e proporsi come coloro che metteranno ordine. 
Dovranno, però, trovare nuovi barbatrucchi se ritorneranno al potere; il cerino rimarrà loro in mano e, prima o poi, si scotteranno le dita.
Sì, la Storia non si ripete, ma qualcuno, una minoranza, si ricorda lo spettacolo. 
E non applaude punto.
arz62

lunedì 22 aprile 2019

Pum! Pum!...Capitan Findus e il culto delle armi.


Be', prima o poi sarebbe successo. C'è un post di Luca Morisi che ritrae Capitan Findus con un mitragliatore in mano. Il commento è questo: “Vi siete accorti che fanno di tutto per gettare fango sulla Lega? […] Ma noi siamo armati e dotati di elmetto! Avanti tutta, Buona Pasqua!”
Lasciamo perdere la delicatezza di pubblicare immagini con delle armi nella giornata di Pasqua e di prospettare di togliere del fango con un mitra (che equivale a mangiare il brodo con la forchetta...non ci fai mica una bella figura!), quel che conta è lo sdoganamento di un'immagine di guerra e di un linguaggio che la rappresenti.
Il linguaggio della politica, non è una novità, talvolta attinge dal linguaggio della guerra. Lo fa anche il linquaggio amoroso senza scandalo (“Ti conquisterò, mia bella!”).
Capitan Findus e il suo spin doctor sanno che il linguaggio della guerra e il culto delle armi hanno molti estimatori. Perlopiù ora a destra (ma storicamente anche la Sinistra degli anni Settanta aveva una certa venerazione per la P-38, do you remember?), tra le fasce del neofascismo machista e forzuto e tra gli appasionati di armi, cacciatori e sportivi, che non sono etichettabili politicamente.
Il culto delle armi va bene, comunque, a tredici anni, quando si diventa più grandi, però, per un verso o per l'altro, dovrebbe indurre, perlomeno, a qualche analisi del profondo.
Perché un'arma mi fa star meglio? Perché un'arma completa la mia personalità? Perché un'arma mi rappresenta?
Ma al di là della questione armi, perché devo evocare, anche solo attraverso il linguaggio, una guerra che non c'è?
Sappiamo che Morisi non è uno sprovveduto. Sa che ogni affermazione di tal fatta non solo fa arrabbiare l'elettorato avverso (e più si incazza e più fa da cassa di risonanza, tutto grasso che cola), ma apre anche una breccia tra gli indecisi.
E la zona grigia, da che mondo e mondo, anche se appartiene alla schiera degli ignavi, ha una certa predisposizione per le soluzione spicce, per gli uomini risoluti e per chiuderla lì nel minor tempo possibile. E le armi servono a questo, a chiudere le questioni prima che i nodi vengano al pettine. Bisogna, infatti, fare presto prima che il PIL crolli, prima che la politica economica dei gialloverdi naufraghi contro l'iceberg dell'IVA che cresce e dell'impoverimento di gran parte degli Italiani. Chiudiamola lì. Pum! Pum! Siamo in guerra.
Non parliamo di politica, eh? 
Il nemico ci ascolta.
Figuriamoci se possiamo permetterci di parlare di economia! Roba da radical chic e da fighetti!


martedì 8 maggio 2012

Monti e l'equilibrio instabile del linguaggio politico


«Le conseguenze umane della crisi dovrebbero far riflettere chi ha portato l'economia in questo stato e non chi da quello stato sta cercando di farla uscire».

Monti ci ricasca: deve rettificare quello che non avrebbe dovuto rettificare. Tutt'al più avrebbe giovato una maggiore chiarezza.: l'effetto alone delle parole generiche ( di cui un governo in bilico, non in equilibrio è, suo malgrado, ricco) non è elegante e non giova all'efficacia comunicativa .
“Tra” le conseguenze umane della crisi ci sono, infatti, i licenziamenti, i disoccupati, gli imprenditori in difficoltà, i commercianti con l'acqua alla gola, ma anche, ed è inutile negarlo, i suicidi ( la cui contabilità, come ho già scritto, non è importante in sé e per sé, ma per essere una “spia” di una condizione di difficoltà che coinvolge tutti).
La rettifica, come è ovvio, nasce dalla seconda parte della frase: l'accusa  un po' troppo esplicita a chi ha governato prima di non essersi preso la responsabilità di quanto è accaduto.
Poiché l' “oscenità” della causa ( un Governo incapace, tendenzialmente dedito al ladrocinio, con un personale politico di infima categoria) non può essere proferita, si preferisce negare l'effetto.
Non si parla di suicidi, ma forse dell'aumento della benzina, che, notoriamente, ha un valore “umano” di un certo spessore...
arz©
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