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domenica 27 gennaio 2013

Silvio: "Monti è un professorino". La coazione a ripetere della Destra italiana. (repost attualissimo)



Che la Destra italiana sia in fondo sempre la stessa di sempre era intuibile. Non parlo della Destra Liberale, quella dell'etica del Lavoro e della difesa dei Diritti individuali; la Destra liberale , è inutile dirlo, è morta e sepolta. Mi riferisco alla Destra degli “homines novi” che ha trovato la sua perfetta sintesi, in passato, nel Fascismo ( in senso lato, quello che Eco chiama Ur-fascismo) e che, ahinoi, ora non perde i vizi di allora: uno di questi, ed è fastidiosissimo, è il disprezzo degli intellettuali, anche quelli piccini picciò.
Che Goebbels, fin dagli esordi, avesse in uggia la parola cultura passi, ma il Fascismo italiano, che ai suoi albori, ha spesso fatto l'occhiolino agli uomini di cultura . pur con alterna fortuna (basti citare D'Annunzio, Marinetti, Pirandello e Gentile, tutti firmatari, e l'ultimo promotore, del “Manifesto degli intellettuali fascisti”), non può che vergognarsi dei suoi eredi naturali: l'odierna Destra italiana ( ma non ci si inganni, anche una parte della Sinistra condivide lo stesso sentimento, pur per motivazioni diverse) ha un particolare livore nei confronti di chi insegna, siano essi umili maestri del Sud o pedemontani illustri professori o professoroni bocconiani.
“Professore” e “maestro” o nelle sue varianti diminutivo-spregiative “maestrino” , "professorino"sono offese indelebili, rivolte a chi non ha condiviso la sguaiata sfilata di ignoranti con laurea comprata, di mezze tacche, anche se danarose, che hanno costellato il plumbeo cielo dell'ultimo ventennio, di cortigiane a mezzo o a intero servizio del Sultano e di coloro che, colpevolmente e consapevolmente, hanno spesso strizzato l'occhio all'illegalità e alle organizzazioni criminali.
Nelle pagine dei giornali della novella Destra, i magistrati, la todeschissima Merkel e ora Saviano e Fazio ( dei quali si può forse criticare l'eccesso di ingenuità, ma non certo la malafede) sono ora i nuovi e vituperati “maestrini”.
La Destra ( chi mai sa che cosa voglia?) forse pensa di essere efficacemente persuasiva agli occhi del suo elettorato, mentre, inconsapevolmente, procede alla mortifera, recessiva, idiota umiliazione di chi si occupa , nonostante i tempi, anzi contro i tempi, di quelli che, sempre più retoricamente, la nostra società gerontocratica chiama il “futuro della nostra società”: i bambini.
Eppure il “maestrino” che fu e, per molti, ancora è in pectore il loro idolo princeps, Benito, prima di trovare la sua vocazione giornalistica e poi politica, pur doveva avere qualche vocazione all'insegnamento, lui , figlio del fabbro Alessandro Mussolini e della “maestrina” Rosa Maltoni!
                                                                                                                                                    arz©
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sabato 26 gennaio 2013

Monti, il Riformista statico o lo Statista riformista?

A proposito di parole scippate dalla Destra. Monti insiste nel dirsi “riformista”; così ha fatto in più di un'occasione B..
Non sono un politologo ( anzi la mia visione è, more solito, solo umoristica), per cui mi si scusi qualche sbavatura storica e concettuale, ma temo che la parola non appartenga proprio al patrimonio culturale né di Monti né dell'Innominabile.
Sfruttano la vischiosità della parola, ma la privano del suo contenuto storico.
Riformare è ridare forma, insomma cambiare, plasmare una realtà per trasformarla e trasfigurarla.
E Destra e Sinistra vogliono entrambe cambiare: la prima erodendo i diritti delle classi meno agiate a favore delle classi agiate e la seconda (quando non si dica Rivoluzionaria) lottando per estenderli.
Tutto qui. La parola nasce in seno del Partito Socialista proprio in opposizione all'area rivoluzionaria e massimalista (che del riformismo in Sé se ne faceva un baffo perché, assaltando il Palazzo d'Inverno, fa saltare tutti i tappi, strappando le budella a baionettate a chi cerca di contrastarla, fa la cacca nei vasi Ming e stappa le bottiglie della riserva dello czar, dandosi ad orge degne di Sardanapalo, facendo così impallidire qualsiasi “Bunga Bunga” nostrano) .
C'è da domandarsi il motivo per cui uomini di Destra ( presentabile o impresentabile che sia) amino fregiarsi di una “stelletta” che non spetta loro. A mio avviso, è abbastanza semplice capirne il motivo.
La parola “conservatore” non va di moda, sa di muffa, di naftalina se non di formaldeide o , alla meglio, richiama la figura di qualche impiegato mezzemaniche addetto a qualche polveroso scaffale.
Ecco: “riformista” è dinamico e “conservatore” è statico. E la nostra società (borghesissima) ama il dinamismo, ma alla Don Fabrizio, principe di Salina : “Tutto cambia affinché nulla cambi”. 
Insomma un dinamismo statico. Mi ricorda tantissimo il “Festina lente” di Aldo Manuzio rappresentato iconograficamente con il dinamico delfino che si attorciglia sulla ponderosa ancora destinata al fondo del mare.
E pur essendo affascinanti simili metafore sulla disgraziata situazione italiana, vi invito a non andate oltre;-)


arz©
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martedì 25 dicembre 2012

Profe, il Monti lancia le agende e mette le mani nelle tasche dei compagni!

Non se la prenda Monti per quello che sto facendo (...non verrà di certo a saperlo e voi siete invitati a fare silenzio).
Ultimamente mi sta pure simpatico: il trattamento riservato a Berlusconi è stato degno di un grande umorista. Clap!Clap! Standing ovation.
La mia, è evidente, è una vigliaccata.
Correggere è più facile che scrivere, d'accordo, ma si tratta di un personaggio pubblico e la critica può solo fargli bene.
Incomincio. Se dovessi giudicare il componimentino “Agenda Italia” dall'introduzione , direi che è, ad essere indulgenti, un po' sconcertante: innanzi tutto, non vi è traccia di ironia e per un umorista come me è già un peccato capitale.
Poi l' agendina è buttata giù senza troppa convinzione: non vi si scorge nulla di luminoso ed esaltante.
Se c'è un “ghost writer” sicuramente va ripreso per la sciatteria dimostrata.
Mi sono immaginato Monti alle Scuole Medie alle prese con un Professore mediamente intelligente, mediamente colto, mediamente spiritoso, mediamente mal pagato che, durante le vacanze natalizie, si prende la briga di correggere una delle “agende Italia” che circola in Rete ( non dovrebbe essere quella corretta da Ichino).
Il suo allievo, il Monti ( siamo in Lombardia e l'articolo è d'obbligo), è bravo, sia chiaro, ma il docente , avendo le sue idiosincrasie e i suoi vezzi linguistici e correggendo malvolentieri i pacchi di compiti che gli sono rimasti sul gozzo, tende a usare la penna rossa come uno scalpello.
Insomma, il prof è un po' arrabbiato anche perché il Monti, sulla lavagna, prima delle vacanze, ha scritto: “Il profe è uno sporco conservatore!”.
Mariolino si era vendicato, prima, a sua volta:  il professore, il giorno precedente, gli aveva appioppato una nota per aver tirato un'agenda sulla testa dei Compagni!
arz©

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lunedì 10 dicembre 2012

sabato 8 dicembre 2012

lunedì 26 novembre 2012

Monti, tra il far di conto e il regolare i conti.

 Prima godetevi il filmato e poi leggete:
http://www.repubblica.it/scuola/2012/11/26/news/monti_contro_i_prof-47476786/

Monti sbaglia i conti. E non di poco. Le ore in più settimanali prospettate per gli insegnanti erano sei e lui dice, assertivo (... e nessuno, tanto meno tappetino-Fazio, osa fargli presente che sbaglia di grosso. Servilismo? Compiacenza verso il Potente? Timor di Dio?) , che invece sono solo due (ma è solo un esempio, sia chiaro....)
E muove le ditina, indice e pollice, a mo' di regolo, per dire: “Per una pinzillacchera, due orette, avete tirato insieme tutto questo ambaradan? Conservatori! Corporativi! (... e , ahimé, Napolitano oggi ha ribadito il concetto) Difendete l'orticello, mentre il mondo brucia!”
E aggiunge malizioso ai perversi Socrate in pectore:“Subornate i fanciulli per difendere i vostri piccoli interessi!”
Bene. Domani mattina andrò in classe e con tono professorale parlerò di Dante come il migliore centrocampista della Fiorentina di sempre. E per chi osa contraddirmi ho già il mio discorsino pronto:
“Sapegno era un coglione, Contini un noto parolaio e Sermonti, per cortesia, vada a caccia di farfalle! Io credo solo nell'Album della Panini. Sono un tecnico della Letteratura, perdinci, e quando dico due, mentre in realtà è sei, voi non dovete fiatare! Pontificare e far la morale su dati falsi, su informazioni vacillanti, su vieti pregiudizi è un esercizio retorico a cui si è allenato per una vita ogni buon Professore. Silete, pueri!”.
E se parlo per altre due ore, dicendo migliaia sciocchezze del genere, non è, e in questo ha perfettamente ragione Monti, una gran fatica.
                                                                                                                                             arz©
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domenica 10 giugno 2012

Monti, i poteri forti e il contesto vago.


Persino Monti si lamenta di aver perso l'appoggio dei “poteri forti”. Le virgolette sono d'obbligo e lo stesso Presidente del Consiglio li virgoletta virtualmente, facendo anticipare l'espressione, ormai fossilizzata, da un “cosiddetti”. Riporto le parole del premier ( fidandomi della fonte):

«Il mio governo e io abbiamo sicuramente perso in questi ultimi tempi l’appoggio che gli osservatori ci attribuivano, spesso colpevolizzandoci, dei cosiddetti poteri forti perché non incontriamo i favori di un grande quotidiano, considerato rappresentante e voce di tali poteri, e in Confindustria».

Confindustria è indicata a chiare lettere, mentre il nome del “Grande quotidiano” è solo evocato, pur essendo chiaro che l'implicito è sufficientemente esplicito (... insomma, per gli ottusi o gli ingenui, parla del “Corriere della Sera”).
Il “quotidiano di gran formato” ( per chi ama la crittografia mnemonica “il pane”;-)) è il vero portatore di un potere occulto, vago e pericoloso.
E' inutile notare che l'omissione del nome del giornale e l'indicazione del vago “potere” di intervenire nella politica italiana ricorda , senza troppi sforzi interpretativi e senza eccessive cognizioni in ambito storico,  il potere “demoplutogiudaico” di mascelluta memoria.
Sia chiaro: non accuso Monti né di antisemitismo, né di criptofascismo.
 No, accuso Monti di utilizzare un riferimento vago tipico dei linguaggi dei poteri autoritari e autocratici, sempre alla ricerca di “nemici esterni” pur di compattare la propria identità e specificità nell'azione politica o di chi, pur con tutte le migliori intenzioni, vuol occultare le proprie origini , non potendo mai essere considerato un potere che viene dal basso.
E onestà vuole che l'ex rettore della Bocconi non nasconda la sua investitura, poiché nessuno, neppure il sottoscritto ( che, come tutti sanno vale come il due di coppe), gliene ha mai fatto una colpa.
E' solo la “trufferia di parole” che irrita e “de hoc satis”.
arz©

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martedì 8 maggio 2012

Monti e l'equilibrio instabile del linguaggio politico


«Le conseguenze umane della crisi dovrebbero far riflettere chi ha portato l'economia in questo stato e non chi da quello stato sta cercando di farla uscire».

Monti ci ricasca: deve rettificare quello che non avrebbe dovuto rettificare. Tutt'al più avrebbe giovato una maggiore chiarezza.: l'effetto alone delle parole generiche ( di cui un governo in bilico, non in equilibrio è, suo malgrado, ricco) non è elegante e non giova all'efficacia comunicativa .
“Tra” le conseguenze umane della crisi ci sono, infatti, i licenziamenti, i disoccupati, gli imprenditori in difficoltà, i commercianti con l'acqua alla gola, ma anche, ed è inutile negarlo, i suicidi ( la cui contabilità, come ho già scritto, non è importante in sé e per sé, ma per essere una “spia” di una condizione di difficoltà che coinvolge tutti).
La rettifica, come è ovvio, nasce dalla seconda parte della frase: l'accusa  un po' troppo esplicita a chi ha governato prima di non essersi preso la responsabilità di quanto è accaduto.
Poiché l' “oscenità” della causa ( un Governo incapace, tendenzialmente dedito al ladrocinio, con un personale politico di infima categoria) non può essere proferita, si preferisce negare l'effetto.
Non si parla di suicidi, ma forse dell'aumento della benzina, che, notoriamente, ha un valore “umano” di un certo spessore...
arz©
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venerdì 16 marzo 2012

Fotografia e immagine del potere: un falso amatoriale ( Casini, Bersani, Alfano e Monti).



La lettura delle immagini fotografiche non è il mio campo specifico, ma devo ammettere che la foto postata da Casini tramite Twitter mi ha molto colpito e mi costringe all'impresa.
 Lo scatto mi sembra denso di significati simbolici, forse troppi e sono consapevole che, quando si fanno simili esercizi, si rischia un eccesso di iperinterpretazione ( l'equivalente dell'ipercorrettismo nella lingua). Per esprimermi in modo meno criptico: si legge quello che si vuole leggere, sbagliando, spesso, e andando al di là delle intenzioni di chi ha creato l'opera.

 La foto è un po' sgranata e non è a fuoco: si vuol dare l'idea di un'opera amatoriale.
Non è, dunque, una fotografia ufficiale: è la foto che si fa tra amici, dopo una bella cena a base di Barolo e di bella ciccia. Anche la postura dei convitati non è classica, nonostante lo sfondo esprima raffinatezza e precisione ( vedi l'orologio...): da quella un po' ambigua di Casini , che appare in primo piano sorridente e  leggermente scomposto ( le bretelle visibili, la cravatta asimmetrica e la mano un po' troppo vicina alla patta dei pantaloni...) a quella di Bersani, troppo stravaccato sulla sedia, ma nella posizione del “pensatore” di Rodin ( e le carte appoggiate sulla sua gamba rafforzano questa sensazione di intellettuale metidabondo ).

La posizione più più tradizionale è quella di Alfano; gli altri sono sbracati perché glielo permette l'età, mentre al giovane leader conviene una posizione più tradizionale e convenzionale.

Colpisce Monti: l'unico in piedi e un po' rigido. Immaginatevi il suo braccio destro alzato con una guantiera di pasticcini. Qualcuno ha voluto vederci un avvoltoio. Io, ahimé, vedo in lui , almeno in questa fotografia, il cameriere...

Forse è proprio quello che si vuole esprimere: Monti il servitore di tre padroni;-)

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arz©

mercoledì 7 dicembre 2011

Sacrificio

Come volevasi dimostrare: la parola "sacrificio" non era pronunciabile .
La ministra Fornero si è bloccata qual Fonzie in procinto di proferir la parola "Scusa".
Poi, ha pianto.
Il professor Mario Monti ha dovuto dare un senso al pianto e ha nominato la parola indicibile, ma come glossa al cedimento emotivo della collega.
Siamo ancora nei dintorni del sacro, dell'ineffabile o del non dicibile, se preferite.
Quando si fa un sacrificio, in qualsiasi caso, si sacrifica un altro, animale di albo o nigro pelo o vittima umana che sia.
Non sacrifichiamo noi stessi. Mai.
©arz
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martedì 15 novembre 2011

Precisazione.

Facendo della satira, è ovvio che l'obiettivo sia chi è al potere. Ho criticato l'uso del sacro nel linguaggio politico ( http://graffidigesso.blogspot.com/2011/11/sacrificile-parole-sono-pietre.html); la parola "sacrificio", utilizzata da Monti, mi ha dato fastidio perché linguisticamente rimane nel solco degli "Unti" e degli "Uomini della Provvidenza".
Utilizzare il linguaggio del "nemico" è un evidente segnale di debolezza. Avrei preferito le churchilliane ( e prima ancora dantesche) lacrime e sangue, le mani nelle tasche degli italiani, le tasse di qui e di là, nel nome del risanamento. L'eufemismo ( ma era poi tale?) serviva ad attenuare l'effetto psicologicamente deprimente dei provvedimenti prossimi venturi.
Stop.
Un giudizio (severo e senza sconti) a quando il nuovo Presidente del Consiglio avrà combinato veramente qualcosa.
La precisazione a chi può pensare che mi accodi al tiro al piccione per partito preso che la Destra sta organizzando sul nulla e che rischia di trasformare il liberale Monti in un marxista ortodosso;-)
©arz

giovedì 10 novembre 2011

Fedro 2011: Italia parturiens Montes

Italia parturibat, gemitus immanes ciens, eratque in terris maxima expectatio. At illa Montes peperit. Hoc scriptum est tibi, qui, magna cum minaris, extricas nihil.

Spannometric transléscion:

L'Italia partoriente

Sto paese del piffero c'aveva le doglie, gridando come un pazzo,
manco dovesse fare una manovra lacrime e sangue!
Nell'orbe si aspettava un bimbo muscoloso, erculeo, con i controcazzi:
avrebbe governato con vigor il peggiore dei popolazzi
e l'avrebbe tolto dal letame in cui eternamente langue...
Ma la solita operazione di palazzo partorì un Monti, deboluzzo deboluzzo,
che avrebbe dovuto conciliare Scajola con D'Alema,
insomma, appena nato, faceva pena.
La favoletta l'ho scritta per voi, Italiani,
che credete ancora alle promesse, a quelle grandi,
all'uom della salvezza,
restando perennemente buoi,
purché ognun, sia chiaro,
si faccia i cazzi suoi.
©arz

Va be', ho un po' di acidità di stomaco...Pessimismo da cattiva digestione!

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