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lunedì 14 marzo 2022

Le "Fake news" in tempo di guerra.

 La “Fake News” servono a diffondere notizie false. Sì, ma il vero obiettivo delle ”Fake news” in tempo di guerra, in realtà, sta nello sconcertare l’opinione pubblica a tal punto che un lettore medio non possa più credere nemmeno alle notizie vere. E nel caos dell’informazione, un’opinione favorevole alla pace abortisce prima del concepimento, mentre le opinioni estreme, quelle che portano ad uno scontro totale, attingono linfa e vigore dallo sconcerto generale. 

sabato 2 novembre 2019

Pissi pissi Bao Bao: ci troviamo tra la pipì e la popò. Cose di scuola (Vietato l'ingresso ai non addetti ai lavori).

La spiego facile facile, a prova di analfabeta funzionale.
Un bambino, senza sorveglianza, mentre si reca in bagno in una scuola di Milano,
muore tragicamente.
L'opinione pubblica urla a squarciagola: “A chi diavolo affidiamo i nostri figli?”
Le scuole pubbliche da anni sono sotto organico (=sono pochi) e non possono
permettersi un collaboratore scolastico (=bidello) ad ogni piano.
Il docente (=maestra/o o professoressa/professore) ora viene invitato a controllare
che ci sia al piano un collaboratore scolastico prima di mandare il bimbo in bagno. 
Non può accompagnarlo lui perché altrimenti non vigilerebbe sugli altri 99 in classe 
(sono di meno, ma l'autore vuole richiamare la parabola biblica = della Bibbia).
Il docente non trovando il collaboratore dovrebbe impedire al bimbo a cui scappa
la pipì o la popò di andare in bagno.
Se si attenesse alla legge, dovrebbe tenerlo in classe, mentre se la fa addosso.
E' già successo e giustamente l'opinione pubblica, sobillata
(=consigliata di nascosto) da chi vuole distruggere la scuola pubblica da un bel po',
urla: “A chi diavolo affidiamo i nostri figli?”
Il docente che cosa farà? Davanti al bambino che roteerà gli occhi come
Linda Blair nell'Esorcista, si prenderà il rischio di mandarlo in bagno.
Nel 99,9% dei casi non succederà nulla, ma lo 0,1% è quello che conta.
E allora l'opinione pubblica urlerà:”A chi diavolo affidiamo i nostri figli?”
Ovviamente l'idea di finanziare meglio le scuole perché mettano una pezza
alla mancanza di organico (= mancano i bidelli) non verrà in mente a nessuno
poiché non è il caso di finanziare un'istituzione inaffidabile.
I Presidi, per evitare ogni loro responsabilità, scriveranno una bella circolare
in cui diranno che i docenti dovranno sincerarsi che al piano ci sia il collaboratore
scolastico che non c'è.
E la responsabilità del tutto ricadrà sul docente che risponderà in solido
(= con i suoi soldini) con il suo principesco stipendio di Statale per il risarcimento
che giustamente i genitori del bimbo che sarà incorso in qualche incidente 
richiederanno alla Scuola.
Il povero docente, a casa, pensando di essere nel bel mezzo di un paradosso
(=situazione senza via di uscita), imparerà il Latino declinando “Culpa in vigilando”
 e , tra le lacrime, rileggerà le parole di Piero Calamandrei (=un tizio che ha scritto
un sacco di cose sulla Costituzione e sulla Scuola):”Comincia a trascurare
le scuole pubbliche, a creditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino 
(=che le si succhi il sangue) e comincia a favorire le scuole private”. 
Poi andrà in banca a chiedere un mutuo
 e da un'agenzia immobiliare per vendere casa (sempre che ne abbia una).


sabato 28 luglio 2018

Gli avvelenatori di pozzi (Parte seconda).




Un professore, bocconiano, si sbilancia con un post a favore dell'Unione europea.
E viene investito prontamente dai commenti di persone contrarie che lo offendono e lo provocano. Come spesso faccio, cito dal saggio di C.M. Cipolla il mantra: il numero dei cretini è sempre sottostimato.
Alt. Non è questo il caso, però: le risposte sono state date in automatico da un computer.
Basta un solo cretino che fa partire i “bot” (risposte in automatico fornite da un computer) e il cretino si moltiplica per cento, per mille, per milioni con l'effetto moltiplicatore degli specchi contrapposti nei saloni dei barbieri dei tempi che furono.
Il cretino, insomma, è uno solo, ma i 999 “bot” sembrano 999 (e oltre) cretini reali in azione.
Cerchiamo di capirci e non si fraintenda: ci sono molti che sono perplessi sul funzionamento dell'Unione europea e sull'efficacia della sua politica. E tra questi ci sono anche quelli che sanno argomentare la loro perplessità con dati, statistiche, informazioni e considerazioni etico-politiche.
I "bot", però, non sono esseri viventi.
Poiché i “bot” utilizzano formule standard, stiate sicuri che la loro caratteristica evidente sarà la ripetitività dei concetti: sempre quelli e, lasciatemi dire, di una noia mortale. 
Purtroppo, a complicare la situazione, esistono persone che rispondono esattamente come un “bot”. 
Un tempo si invitava a diffidare dalle persone che basavano le loro argomentazioni su un solo libro, ora bisogna diffidare delle persone con 5, quando va di lusso con 10, argomentazioni, per altro non particolarmente originali.
Un consiglio: quando in un post ci sono queste parole e/o espressioni: “buonista”, “35 euro”, “Portati X a casa tua!” et similia, non rispondete: o state litigando con un "bot" (e discutere con un “bot” è come discutere con una caffettiera) o state discutendo con un individuo che vi trascinerà al suo livello (...insomma, passerete agli improperi), dopo che avrà esaurito le sue poche cartucce. 
Vedete voi.
Qualcuno dirà: che male c'è?
Be', nell'epoca in cui la formazione dell'opinione pubblica non è più data dai giornali e dalle gazzette, dalla radio e dalla televisione, ma da Internet, ed in particolare da Facebook e da Twitter, il fenomeno è piuttosto inquietante: creare messaggi seriali e ripetuti crea un particolare effetto, in particolare in coloro che si abbeverano solo dalle fonti non sempre limpide reperibili in Rete.
Vi ricordate quando prendevamo per i fondelli babbi e nonni, quando questi ultimi affermavano che una notizia era vera, incontrovertibilmente vera, perché l'avevano sentita alla radio e in TV?
Ora capita lo stesso pur essendo cambiato il mass media.
Ovviamente, in queste occasioni, tutti citano Goebbels: "Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.
E Goebbels si intendeva di propaganda. Eccome.
Piccola sorpresa: sappiate che anche questa citazione è un falso ed è la dimostrazione che, pur essendo falsa la citazione, il concetto funziona perfettamente.
Goebbels non ha mai pronunciato la frase che gli viene attribuita, ma poiché l'avete trovato scritto mille volte, sareste stati pronti a mettere la mano sul fuoco che la citazione fosse corretta, vero? (https://attivissimo.blogspot.com/2018/06/fake-news-e-false-citazioni.html )
Anch'io, ovviamente, novello Muzio Scevola, fino a poco tempo fa, l'avrei fatto, ma sappiate che le cosiddette “fake quote” sono numerosissime (da Galileo Galilei a Voltaire e a Maria Antonietta); evidentemente il falso ha pagato profumatamente da tempi immemorabili in era pre-Google.
Ora sappiamo che dietro ai “bot” ci sono dei manipolatori di professione (tra l'altro ammirati dal neoeletto presidente della RAI...andiamo bene!), prezzolati da movimenti politici o da Stati che hanno interesse a influenzare gli indirizzi politici di altre nazioni.
Purtroppo, tra i nuovi governanti, c'è chi pensa che la Rete sia il futuro della Democrazia e che i Parlamenti siano luogo frequentato solo da parassiti e sfaccendati.
Il mito della Democrazia diretta, che, sia chiaro, è bellissimo in sé, presuppone, però, l'esistenza di buoni selvaggi in comunità piccine e su terra ferma.
Trasferirlo nelle realtà complesse e liquide è un'ingenuità; ci sono branchi di squali manipolatori dell'opinione pubblica che sarebbero in grado di ridurre in brandelli qualsiasi presa di posizione, anche la meglio argomentata e pacata. 
E l'ingenuo professore bocconiano se n'è accorto. Tardi.
arz62

domenica 27 novembre 2016

La Boldrini, il Webetismo e il Fascioleghismo.

Come sapete, Laura Boldrini non piace a molti. E' stata oggetto di critica per il suo impegno per i Rifugiati , non è un mostro di simpatia ( durante un suo intervento alla TV, tempo fa mi è sembrato che un collaboratore le avesse consigliato a bassa voce di sorridere...evidentemente non le viene naturale!) ed è un bersaglio esplicito del fascioleghismo nostrano (il cui punto più basso è stata la tristissima sceneggiata della bambola gonfiabile di Salvini).
Su Facebook la Presidente della camera dei Deputati è inondata da messaggi non solo sessisti, ma da insulti a ruota libera e da minacce esplicite.
Intendiamoci: la Boldrini può essere criticata da chiunque e a nessuno si può negare la possibilità di non condividere le sue posizioni politiche e/o istituzionali.
Qui, però, si parla d'altro. I Webeti scrivono con nome e cognome, si macchiano di una serie di reati non da poco ( calunnia, oltraggio , apologia di reato et similia) che non hanno nulla a che fare con la libertà di opinione ( credo che in cuor loro pensino che sia una libertà illimitata e “absoluta”).
Il responsabile morale di questa deriva , sia chiaro, è un europarlamentare ( gonfiandosi il petto e protendendo la mascella, credo persino che se ne vanti), ma la responsabilità penale è individuale.
Bene ha fatto la Boldrini a pubblicare un sunto delle offese al suo indirizzo e, se volete farvi un'idea della tipologia delle persone che si dedicano a questi esercizi di rutto libero, non avete che da recarvi nei loro profili Facebook.
Molti sono stati cancellati, altri sono ancora attivi, purgati dai post incriminati.
Male farebbe la Boldrini a non denunciarli e a non chiedere risarcimenti milionari.
Temo che non lo farà, pur godendo della condizione di privilegio di non doversi preoccupare più di tanto delle spese legali.
La via legale, quella che punisce i signoli abusi, è, a mio modesto avviso, l'unico modo corretto per far rispettare le regole di convivenza su Internet (anche se ho la sgradevolissima sensazione che prima o poi si sceglierà una via normativa che restringerà la libertà di espressione su Internet, così come sta avvenendo nelle grandi autocrazie mondiali,v. Putin e Erdogan su tutti).
Le leggi ci sono, basterebbe solo applicarle ( anche se non “sufficit”, viste le caratteristiche dell'Italiano medio; ci vorrebbe più scuola e più cultura, ma, in merito, abbiamo calato le braghe da un bel trentennio).
Insomma, tanto per metterla sul piano generale e magari buttarla in caciara in vista del Referendum: è inutile ritoccare Costituzioni e Leggi, quando quest'ultime non vengono applicate o per l'estensione del fenomeno o per le difficoltà di controllo.
Le riforme di legge o costituzionali che nascono dalla mancata applicazione di leggi e della Costituzione vigenti costituiranno solo il classico tappetino che tenta di nascondere pietosamente la polvere: quella di uno Stato deboluccio e del peggiore dei popolacci che purtroppo non riesce, anche a fronte di una legislazione punitiva , a modificare e a vergognarsi dei propri pessimi costumi ( cito solo Leopardi...non sparate sul pianista! Rileggetevi in calce gli stralci de “Il discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani”, e mi capirete meglio).
arz62


“ Il vincolo e il freno delle leggi e della forza pubblica, che sembra ora essere l’unico che rimanga alla società, è cosa da gran tempo riconosciuta per insufficientissima a ritenere dal male e molto più a stimolare al bene. Tutti sanno con Orazio, che le leggi senza i costumi non bastano, e da altra parte che i costumi dipendono e sono determinati e fondati principalmente e garantiti dalle opinioni” […] “Primieramente dell’opinione pubblica gl’italiani in generale, e parlando massimamente a proporzione degli altri popoli, non ne fanno alcun conto. Corrono e si ripetono tutto giorno cento proverbi in Italia che affermano che non s’ha da por mente a quello che il mondo dice o dirà di te, che s’ha da procedere a modo suo non curandosi del giudizio degli altri, e cose tali”. […] “Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci. Quelli che credono superiore a tutte per cinismo la nazione francese, s’ingannano. Niuna vince né uguaglia in ciò l’italiana. Essa unisce la vivacità naturale (maggiore assai di quella de’ francesi) all’indifferenza acquisita verso ogni cosa e al poco riguardo verso gli altri cagionato dalla mancanza di società, che non li fa curar gran fatto della stima e de’ riguardi altrui ...”

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