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martedì 18 giugno 2019

Sui "cattivisti".


C'è una logica, perversa, ma consequenziale, nel “cattivismo”. 
Se vedi nel tuo prossimo un “competitor”, se vedi che la rete di chi potrebbe aiutarti risulta incapace di contenere le tue debolezze, se pensi che la tua forza, oltre a quella costituita dalle tue energie interiori, possa essere sostenuta non tanto dalla solidarietà del tuo prossimo e dei tuoi pari, ma solamente dall'aiuto dei tuoi vicini per sangue o per affinità elettiva (famiglia e cerchia di amici), è evidente che ti hanno già frullato per bene il cervello.
Il neoliberismo voleva e ha ottenuto proprio questo: sciogliere i nodi di solidarietà tra gli umani e far sì che il darwinismo sociale dei singoli o delle famiglie amorali avesse la meglio.
Peccato che tu, abitualmente, ti ritrovi nella parte inferiore della scala sociale: non sei un vincente, anche se pensi di esserlo,  ma sei un fottutissimo “loser”, uno che non nessuno inviterebbe al Circolo degli Eletti.
E allora, quando te ne accorgi, urli e te la prendi con chi è più debole di te come Rosso Malpelo, l'orfano della solfatara di Verga, con Ranocchio, lo storpio che saltella male di qui e di là. 
Sei, insomma, la parodia di una novella dell'Ottocento. Patetica e tristissima. 
Rileggi il racconto di Verga, tu che sei vittima dell'inganno, e nell'atteggiamento dell'ingegnere, il padrone della solfatara, scocciatissimo perché obbligato ad abbandonare il teatro per la morte di un meschino, vedrai la reazione delle classi dominanti, a cui consegni da incosciente il tuo destino, per le tue sofferenze. Fastidio, solo fastidio.

domenica 20 agosto 2017

Il prototipo dell'idiota contemporaneo.

 Da Repubblica di oggi.

Volete in un breve testo il concentrato della stupidità umana? Sono riuscito a trovarlo!

Cartello comparso in un parcheggio di Carugate, Milano:

"A te handicappato che ieri hai chiamato i vigili per non fare due metri in più vorrei dirti questo: a me 60 euro non cambiano nulla, ma tu rimani sempre un povero handicappato. Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia".

Questo “cattivista”, orgoglioso della sua prodezza, ha inanellato in poche righe le caratteristiche dell’idiota moderno.
Vi invito a completare l’elenco…
1-      Mancanza di empatia. L’idiota non coglie la situazione di disagio degli altri: è il torturatore da piccino dei gatti che, diventato grande, si diverte a tormentare gli esseri umani.
2-      Individualismo. L’idiota è costantemente concentrato sul proprio ombelico. L’esperienza (difficile) altrui non esiste. Lui non la vive ergo non esiste.
3-      Analfabetismo. L’idiota non è in grado di scrivere un testo breve senza incorrere in qualche banale strafalcione.
4-      Infantilismo. Il portatore di handicap che ha chiamato i vigili pensava di avergli fatto un dispetto. Cicca! Cicca! Non mi hai fatto male ( lo pensavi, eh?) e sono contento che tu sia un handicappato!
5-      Il denaro è al di sopra di tutto. Io mi posso permettere di pagare 60 euro e tu, “povero handicappato”?
6-      Disprezzo delle regole. L’idiota pensa di poter contravvenire a qualsiasi regola di convivenza civile. Senza pagare dazio. Mai. Le regole valgono per gli altri, ma non si applicano nel suo caso specifico, ritenendosi un rappresentante del sale della Terra.

7-      Odiatore del “politically correct” perché utilizzare le parole acconce è cosa che vale per le femminucce. La doppia c di “handicappato” rafforza l’offesa. Usare l’espressione “diversamente abile” sarebbe stato poco virile.
8- L'anonimato e la vigliaccheria. L'idiota non firma perché sa di aver dato libero sfogo alla sua aggressività. Non si vergogna dell'aggressività (fa tanto macho), ma è consapevole per la sinapsi degli ultimi suoi due neuroni che non rendere anonimo il suo sfogo comporta qualche rischio. Conta ovviamente sull'approvazione di altri idioti: ha la percezione che siano numerosi e desiderosi di emulare le sue imprese per il vigore del suo "forte sentire", e non si sbaglia. 



Per non cadere in contraddizione sostituite il termine “idiota” che ho usato nel testo con l’espressione “diversamente intelligente”.
arz62





domenica 6 agosto 2017

Cattivissimi noi.

Fa caldo e rischio di scrivere scempiaggini. Perdonatemi, dunque, se sto prendendo lucciole per lanterne. Come al solito, non entro nel merito: ONG sì e ONG no per la questione relativa all'immigrazione dalla Libia non è quel di cui sto discutendo.
Sapete che sono umorale, in particolare per quanto concerne l'uso manipolatorio della lingua. Ecco in questi giorni  mi è scattato un moto di rabbia quando ho letto che verrà introdotto il “reato umanitario”. Spero di avere capito male.
Perché associare un termine negativo con uno positivo? Amore retorico per l'ossimoro?
Perché giustapporre il termine “reato” che puzza di delinquenza e illegalità con un termine che fino a non tanto tempo fa aveva a che fare con la filantropia, al disinteressato amore per il prossimo?
Temo che l'onomaturgo (ignoto, ma non ingenuo) abbia coniato l'espressione per far sì che il termine positivo diventi negativo ( men per più men, più o men ;-)).
L'”umano” deve diventare qualcosa di alieno da noi (alla faccia di Terenzio).
Insomma la denominazione della nuova ipotesi di reato sembra essere il risultato della stessa pasta madre che ha dato origine al termine “buonista” ( termine che fa parte dell'armamentario linguistico del fascioleghismo nostrano).
Un po' di anni fa, ma era il Pleistocene, essere “buoni” era una virtù, mentre ora, come ben sapete, è un pessimo difetto; state certi che a fronte di qualsiasi azione caritatevole che voi facciate e che abbia l'obiettivo di aiutare qualcuno, si leverà immancabilmente, Pavlov insegna, la voce di qualcuno che vi darà del “buonista”.
Il cattivismo, come ben sapete, sta vincendo alla grande prima con le parole (si è, ad esempio, ormai di fatto sdoganata l’apologia di reato del “bruciamoli tutti” , basta leggere le bacheche di Facebook piene di incitamenti agli omicidi, alle stragi e ai genocidi);  sono sempre più numerosi i segnali che  il IV Reich si sta avvicinando in punta di piedi e sulla punta delle lingue...
arz62

mercoledì 18 giugno 2014

Buonismo vs Cattivismo

In queste ore si susseguono notizie dolorosissime di cronaca nera: dal muratore, incastrato dal DNA, presumibilmente assassino di una ragazzina nel bergamasco, al maritino tutto casa e lavoro che uccide moglie e figlioletti perché si è infatuato di un'altra donna, al ragazzo appassionato di arti marziali che uccide e ferisce a caso nell'hinterland milanese e poi urla che finalmente si sente “libero” ( …. ma qualcuno non si pone mai la domandina di come sia stata utilizzato l' aggettivo “libero” in questi ultimi anni, a partire da un giornaletto che si fregia del nobilissimo attributo sulla propria testata?)
Ovviamente i protagonisti sono tutti italianissimi, anzi, più precisamente, ma non ho indagato a sufficienza, lombardissimi.
La Lega tace, ma molti suoi adepti pubblicano appelli per la giustizia di piazza.
“Lasciateli a noi che li impaliamo a dovere!”
Non c'è alcun bisogno di scandalizzarsi: i forcaioli ad oltranza sono più coerenti della parte politica che li ha sostenuti fino all'altro ieri! Erano quelli che durante le  esecuzioni di Luigi XVI e di Maria Antonietta si portavano il cestino da pic nic per godersi lo spettacolo.
Il “popolaccio” ci sarà sempre e non scomparirà mai: ama il sangue e le polpette e , suvvia, quando bisogna tagliar la testa a qualcuno non è il caso di porsi troppi problemi. Lo spettacolo è assicurato.
Il vero problema sono i loro “giustificatori politici”, quelli che dovrebbero essere i mediatori tra la faida privata e la giustizia dello Stato.
In questa occasione sono stati evanescenti, silenziosi: gli accusati non sono stranieri, sono parte del loro sangue, del loro DNA.
Ovviamente, si ricorre in questi casi al paradigma della follia: sì, sono dei nostri, ma sono folli, delirano, fanno parte della nostra etnia, ma hanno deviato dalla norma.
Noi rimaniamo “puri”, sono loro che si sono contaminati con il germe della follia ( magari indotto dalla presenza di stranieri fuorvianti, la variante moderna delle cattive compagnie).
Ritorno al tema del post. Nella logica leghista, che, come è ovvio per chi non è idiota, è una logica perversa, il male non fa parte dell'etnia: il male è una malattia e un contagio. La stirpe italiana ( per i fascisti), la stirpe lombarda ( per i Leghisti) è pura: il male ( che conduce all'omicidio, alla pedofilia, alla crudeltà) è un portato dell'altro, del diverso, dall'altro da noi.
Nel caso si manifesti nel gruppo sociale di appartenenza o è un mistero ( che sbigottisce) o è un effetto di logiche esterne, come dire?, incontrollabili.
L'accusa nei confronti di chi afferma che il male è connaturato nell'Uomo con la U maiuscola è automatica: ti sbagli , caro “buonista”, il male è solo quello degli altri e, quando tu difendi l' altro da noi, eccedi in compassione.
In realtà, a ben vedere, i “buonisti” sono loro, pronti a giustificare nel nome del mistero della natura umana o del “contagio”ogni delitto, anche il più efferato, quando colpisce la loro comunità, per poi scagliarsi, senza ritegno e senza vergogna, su un nemico esterno che è l'altro da loro.

I “cattivisti” , in realtà, sono coloro che , senza alcuno studio specifico della teodicea, sanno che il male colpisce tutti indiscriminatamente.
Un' ecologia delle parole e della mente sarebbe quanto mai necessaria, ma, si sa, su questioni di tal fatta, conta ancora più la pancia che la testa.... arz

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