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sabato 22 ottobre 2022

Ministeri e parole.

 I Governi si giudicano dai fatti, d'accordo, ma anche le parole contano: tirar fuori dal cilindro un lessico ridicolo (e non solo, penso, per chi si colloca all'opposizione) per definire i Ministeri è già un errore, e non da poco.

Non parliamo del Ministero dell'Istruzione che ora si fregia di una parola, "Merito", bella come "Gratis" in Internet: trappola per gonzi, trufferia di parole come la definirebbe don Lisander, per dire "istruzione per le élite", intellettuali, nel migliore dei casi (ma chi ci crede?), di censo, come è più probabile, nella palciosa e lutulenta realtà italiana.

lunedì 21 ottobre 2019

Pissi pissi bao bao: considerazioni sulla scuola. (Vietato ai non addetti ai lavori).

Credo che Ernesto (qui, per misteriosi percorsi della mente, nominato "Eugenio", come  mio suocero ;-(; ma io propendo per il retropensiero che mi dice "E' un genio") non si offenderà se riproporrò qui il breve scambio di idee sulla scuola italiana.
Chi non vive il mondo della scuola si astenga dalla lettura: so per certo che interpreterà male quello che qui si propone.

"Domande che pongo a tutti, e principalmente ai miei colleghi e amici insegnanti.
Come mai, se siamo consapevoli che la scuola è da anni sotto attacco e che soprattutto è sotto attacco la categoria degli insegnanti (al pari di quella dei giornalisti), da vent'anni abbiamo smesso di reagire e, se protestiamo, lo facciamo sempre e solo a titolo personale, contenti più di dare testimonianza che di produrre una reale azione di cambiamento, politico?
Forse perché non riusciamo a fidarci più uno dell'altro? o perché per primi non abbiamo fiducia nella categoria, ma solo nel singolo docente? o perché aspettiamo che il sindacato faccia qualcosa, e nel frattempo ci accontentiamo che ci fornisca un po' di servizio di consulenza per le pratiche amministrative? o anche perché in fondo in fondo non crediamo nella democrazia, ma nell'uomo forte, dirigente o ministro che sia, fino a quando non ci rompe troppo le scatole?
Tutte queste domande mi ronzano in testa, mentre penso alla scuola che avevo e a quella verso cui volevo andare, così diversa da questa attuale che corre in direzione opposta alla mia idea di libertà, di ragione e di cultura.
Se vi va, colleghi, parliamone".

Risposta:
" Caro Eugenio, accolgo l'invito a parlarne, sapendo benissimo di mettermi nelle grane.
Parlerò, apertis verbis, con il rischio di offendere molti.
In primis, c'è un dato storicamente oggettivo: dopo un primo momento di investimento nella scuola pubbli
ca, culminato nella scuola media unificata del 1962 e agli investimenti tra gli anni '60 e '70 nell'edilizia scolastica, la spinta verso l'istruzione come strumento di mobilità sociale si è spenta, complice, se non sicario, il liberismo che ha identificato nell'istruzione pubblica un pericolo, esattamente come nell'Ottocento la Destra Storica ha visto nell'istruzione elementare obbligatoria il pertugio per la diffusione del Socialismo tra il proletariato .
Per quasi quarant'anni in Italia, dopo gli anni Settanta, l'investimento nella scuola è stato visto come improduttivo o, nella migliore delle ipotesi, come refugium peccatorum di chi, laureato, non si era inserito, per motivi di varia natura, nel mondo produttivo o di donne che hanno visto nell'insegnamento la possibilità di conciliare capre e cavoli ossia lavoro e famiglia. Non gliene faccio una colpa perché le donne da sempre svolgono un doppio lavoro, uno dei quali da sempre non retribuito.
Non sto parlando male neppure di coloro che, uomini e donne senza distinzione, per scelta hanno investito energie e professionalità nel pubblico (sacrificando tra l'altro spesso la famiglia), ma di chi nel pubblico ha visto, ed è inutile negarlo, l'anello flessibile per le proprie convenienze personali.
Insomma, nel pubblico, hanno convissuto da sempre martiri e opportunisti.
La situazione non è cambiata di molto, se non nel fatto che il carico di lavoro è aumentato e gli aspetti burocratici hanno riempito quegli spazi di libertà fino a un tempo preservati: per i martiri, per l'aggiornamento personale e professionale e per svolgere al meglio il loro lavoro, per gli opportunisti per farsi serenamente i cazzi loro.
Questi tempi si stanno a mano a mano chiudendo. I martiri ne soffrono, perché per predisposizione personale, sono portati a svolgere bene il loro lavoro anche quando si impegnano in lavori inutili (e questo è un motivo di notevolissima frustrazione che comporta depressione e “Burn out”), per gli opportunisti non c'è alcun problema: li svolgono male (e perché condannarli se sono spesso inutili?), contando sul fatto che il controllo è pressocché nullo.
Ecco il motivo per cui ormai si fugge dall'insegnamento, in particolare se c'è un investimento personale nel proprio lavoro. Ecco i germi per una decadenza programmata: premiare chi non ha vocazione e deprimere chi ancora nel proprio lavoro crede.
Pensare a un comune sentire in simili occorrenze è illusorio. Come insegniamo ai nostri bimbi, parlando ndella schiavitù nel mondo antico, gli schiavi privilegiati non desiderano avere molto a che fare con gli schiavi che lavorano nelle miniere.
Divide e impera. Funziona sempre, ma poi arriva il 476 d.C".

sabato 20 ottobre 2018

Gli insegnanti? Meglio pazzi che sani di mente...


"Un insegnante di scuola pubblica primaria o secondaria inferiore guadagnerà sempre un po’ meno di un coetaneo che lavora nel settore privato, o meglio, avrà sempre la sensazione di guadagnare poco, rispetto alla fatica che accumula e all’importanza di quello che fa (credere che quel che fa è importante gli è del resto necessario, sennò non sopravviverebbe). A chi davvero nella vita preme il successo, non verrà mai in mente di fare l’insegnante. Non possiamo offrire a tutti uno stipendio da favola: qualche istituto di élite lo può fare, ma noi non educhiamo le élite, non siamo il ristorante stellato. Siamo la mensa. Forse possiamo offrirti altre cose: più benessere, la stima di chi vive nel tuo quartiere, persino qualche soldo in più che probabilmente ti meriti. Ma non puoi aspettarti di guadagnare come in uno studio privato. Se scegli di lavorare per la scuola pubblica, è perché ci credi, perché hai deciso che quello è il tuo campo di battaglia, perché è qualcosa che ti realizza o per lo meno non ti fa sentire inutile. E poi certo, è un lavoro che ti lascia a disposizione qualche mezza giornata in più (molte meno di quanto creda la gente, ma è meglio non dirlo troppo in giro, se vogliamo che resti un mestiere appetibile).
Insomma l’identikit dell’insegnante di sesso maschile – meglio scriverlo di nascosto, in fondo al pezzo – è quello di un romantico cavaliere di ventura. La buona notizia è che ce ne sono ancora di uomini così: bisogna solo perfezionare il reclutamento. È gente un po’ matta, senz’altro, ma se gli dai la battaglia giusta possono funzionare. Non puoi comprarli con due spicci in più (anche se non guastano). Devi far loro balenare l’idea che ci sia una crociata da vincere, un drago da sconfiggere, anche solo qualche mulino a vento da rimettere al suo posto. E devi controllare che si vestano in modo decente: altrimenti i genitori continueranno a scambiarli per i bidelli".

L'articolo parla della penuria di maschi nella scuola. Chiariamo: io vivo benissimo la condizione di maschietto in mezzo alle femminucce, ma francamente odio gli ambienti solo maschili o solo femminili.
La parte più difficile da digerire è quella tra parentesi: stiamo facendo di tutto per convincere i docenti che quello che stanno facendo NON è importante. Sopravviveranno a lungo, maschi e femmine?
Ah, la società, che sembra aver completamente disinvestito nell'istruzione, dovrebbe chiedere ai docenti di essere un po' pazzi?
Paranoici e allucinati, direi, novelli Don Chisciotte, ubriacati dalle troppe letture, con la lancia in resta per una battaglia che non esiste ;-)

P.S. Venenum in cauda: la notazione sui bidelli finale non mi è piaciuta per niente. Non è offensiva nei confronti dei docenti, ma nei confronti dei bidelli.




mercoledì 12 settembre 2018

Vi faccio una confidenza: confido nella Confindustria ;-)

L'articolo da cui parto è questo: Sole24ore



Mi fa molto ridere che un articolo di questo genere compaia sul Sole 24 ore, organo di informazione nelle mani di Confindustria.
Confindustria per decenni ci ha fracassato gli zebedei (e scusate la foga polemica) sulla relativa importanza della grammatica rispetto alla pratica. Da questo assunto, scendendo per li rami, è nato il castelluccio di sabbia delle Competenze che non sono altro, nelle intenzioni degli industriali, che gli strumenti atti a formare il lavoratore flessibile. Si sa: l'industria corre, la tecnologia anche e le conoscenze cambiano. Il diktat era: dobbiamo formare lavoratori capaci di stare al passo delle novità e che non siano cristallizzati su una disciplina specifica.
La scuola ovviamente è andata a rimorchio. A mare le discipline che sanno di vecchio e stantio e il mondo pedagogico-didattico si è concentrato sul metodo con tutte le conseguenze che possiamo vedere oggi.
Abbiamo, tra le altre cose, sentito nel Ventennio berlusconiano un ministro affermare, senza arrossire neanche un po', che con la cultura non si mangia, dando la stura a coloro che hanno ormai l'opinione consolidata direi lapidea che con una certa esperienza il macellaio potrà competere con il chirurgo (anche se storicamente, in era prescientifica, è andata proprio così ;-)) , il pilota di go-kart potrà degnamente sostituire l'astronauta, l'idraulico l'ingegnere e così via.
Internet è la lizza in cui si vedono improvvisati esperti dell'Università della Vita porsi allo stesso livello di studiosi che hanno frequentato una disciplina per trent'anni e più. Senza alcuna vergogna e senza sacchetto di cartone sulla testa come Charlie Brown.
Burioni sarà anche supponente e antipatico nei modi, ma ha ragioni da vendere quando invita gli incompetenti a stare muti. Lo so i populisti che ora hanno il vento in poppa non stanno dalla parte degli intellettuali, ma la storia insegna dove poi vadano a incocciare. Si può anche ridere di loro, ma è la tristissima allegria di naufragi.
Ecco che ora sull'house organ di Confindustria, che è la prima responsabile del decadimento della scuola e dell'università negli ultimi quarant'anni, con la complicità volonterosa di una classe politica di Destra e di Sinistra collusa nella deriva neoliberista, appare un articolo sensato che riporta la questione della scuola al centro dell'attenzione.
Un problema rimane sullo sfondo: quanti italiani saranno disposti ad affrontare problemi complessi?
Quante famiglie saranno disposte a sopportare una scuola “esclusiva” che dice papale papale in faccia ai loro pupi che non sono all'altezza del compito?
Sia chiaro che la logica esclusiva sta funzionando alla grande, ma in altro modo rispetto al miraggio della meritocrazia di cui parla il sociologo.
Si sono spezzate le braccine alla scuola pubblica e la si è resa asfittica, garrotandola poco a poco, e ne è prova la pochezza culturale che presiede da anni il MIUR ; si sono lasciate aperte le porte per le scuole del privilegio, dove la retta fa sì che gli studenti non abbiano a subire la miscela tra alta e bassa gente. I ragazzi "esclusi" pascolano e ciondolano, fregiandosi dell'acronimo NEET, in un limbo che ricorda più l'Inferno che l'Antinferno. 
La Sinistra, da parte sua, ha abboccato all'amo, deligittimando e declassando il corpo insegnante del settore pubblico; pensava forse di favorire l'inclusione attraverso l'abbassamento del livello dell'istruzione, ma era chiaro, per chi non è cieco nelle questioni di scuola, che non sfidare i giovani alle imprese alte, anzi, direi, alle imprese perigliose avrebbe comportato in loro solo noia e disimpegno.
Ora Confindustria si sveglia? Si è accorta che senza eccellenze le aziende agonizzano nel mercato globale? Si è forse pentita di pagare gli ingegneri come manovali e di umiliare nei fatti e a parole chi ha realmente competenze teoriche e non solo tecnico-pratiche? Ne dubito, ma qualche gesto di smarcamento rispetto alla vulgata populista sta arrivando. 
Vuoi vedere che alla mia età devo tifare per Confindustria? Fido, confido o diffido? Ah, reggono il dativo della persona...Industriali di tutto il Mondo versate qualcosa a paypal.me! ;-)

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