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mercoledì 2 giugno 2021

Pecore bianche e pecore nere.

 


L’immagine del gregge è biblica e, come sa bene chiunque, Cristo è spesso rappresentato dal Buon Pastore.

La metafora (parabola, similitudine, se preferite) che mette in relazione l’uomo e la pecora non ha nulla di irritante, ma lo sta diventando.

In particolare, nella versione dove si contrappongono le pecore bianche (belanti, ingenue e idiote) e le pecore nere (controcorrente, visionarie e intelligenti).

Si diceva non tanto tempo fa che la "spocchia petulans" di sentirsi migliore del proprio interlocutore fosse un difetto di fabbricazione della Sinistra, ma vedo ora che la malattia si sta diffondendo tra no-vax, terrapiattisti, complottisti, movimenti di odi vari destrorsi e negazionisti.

Contrapporre le masse (sicuramente influenzabili e fragili, ma pur sempre "popolo", quando non diventa popolaccio) alle superpecore che, gonfiando il petto e urlando "Velli fortissimamente velli" ;-), dicono di godere di doti di preveggenza, remando controcorrente rispetto al placido e buonista fluire del comune sentire, mi provoca ormai pustole ed esantemi di ogni genere.

Il Novecento è stato un secolo di masse fuorviate, ma anche di pazzoidi del tutto fulminati e per nulla illuminati che hanno provocato qualche genocidio di troppo.

Lasciamo le pecore nei pascoli a fare bee.

E poi, quando arriva, la Livellatrice con la falce messoria non fa differenze: che siate pecore bianche o pecore nere non ha per lei nessuna importanza.

giovedì 16 aprile 2020

L'impunità di gregge. Facci! Facci pure!


Intendiamoci: chiudere in casa un'intera popolazione non è cosa semplice. Se in parte l'operazione è riuscita, diciamocela tutta, non è stato il semplice frutto della ragionevolezza di un Popolo e della preveggenza di un Governo illuminato, ma l'imperio della strizza sui nostri sfinteri.
Le immagini dei ricoverati in Terapia Intensiva attaccati al respiratore e la ventilata riffa tra coloro che avrebbero potuto accedere alle cure e gli esclusi per età o per intasamento degli Ospedali hanno fatto sì che anche i più riottosi se ne siano stati per un po' a casuccia.
Ovviamente , anche se l'emergenza c'è ancora, dopo un po', si sono levate le parole di protesta.
I giornalacci dell'Immarcescibile parlano di “sequestro”, di “Stato di Polizia” (proprio loro! Gli ammiratori dei “pieni poteri” di Capitan Findus e di Orban!) o, in termini meno drammatici, di una limitazione della libertà che sta mettendo nei guai economici un fottìo di gente.
Ed è inutile negarlo: è vero.
Ma su uno dei piatti della bilancia, giratela come volete, c'è la pellaccia.
E se doveste scegliere tra l'ossigeno e il pane (senza salame) , anche in condizione di estrema inedia e cacchessia, non ho dubbi che scegliereste l'ossigeno.
Orbene, ordunque: che un Facci faccia il solito fighetto e proclami coram populo che lui “evade” in montagna e infrange la legge in nome della Libertà ci può anche stare. Basta che ci sia un solo Facci e non importa che si comporti così per il Pensiero Liberale o per quello Anarchico o, come succede in Italia, per l'onfaloscopia religiosa dettata dall'individualismo amorale.
Se, però, una ventina di milioni di Italiani ragionassero come il Facci, le nostre montagne non sarebbero solo invivibili, ma il Coronavirus stapperebbe lo champagne.
Il fatto è che il Facci è un giornalista pur senza attico a New York e strepiterebbe come un'oca ingozzata per il patè se fosse sanzionato: parlerebbe di Ingiustizia o di Giustizia ad orologeria e ad personam. Perché non se la prendono con altri? Lui sa benissimo che il suo vicino se n'è andato a fare jogging con la moglie o che esce dieci volte al giorno per “pisciare il cane” con la stranguria! 
Perché le Forze dell'Ordine non rincorrono con i droni 'sti impuniti?
Perché se la pigliano con un eroico martire della Libertà che agisce nel sacro nome del farsi i cazzi suoi, eh?
Insomma, non la tiro lunga: come ogni italiano che si rispetti, le regole per il Facci valgono per gli altri. Per lui no.
E se tutti la pensassero come il Facci e ne seguissero l'esempio, tra l'altro, il Facci sarebbe tra l'altro il primo a lamentarsi.
Avete presente Don Abbondio, quando, dopo la conversione dell'Innominato, si va a rifugiare nel suo castello? Vi ricordate quanto è indispettito di non essere il solo ad avere avuto quell'idea?
Ecco il siparietto con Agnese:

“In molti? in molti?” replicava don Abbondio: “povera donna! Non
sapete che ogni lanzichenecco ne mangia cento di costoro? E poi, se volessero
far delle pazzie, sarebbe un bel gusto, eh? di trovarsi in una battaglia. Oh
povero me! Era meno male andar su per i monti. Che abbian tutti a voler
cacciarsi in un luogo!... Seccatori!” borbottava poi, a voce più bassa: “tutti
qui: e via, e via, e via; l’uno dietro l’altro, come pecore senza ragione.”

La stoccata di Agnese è magistrale:

“A questo modo,” disse Agnese, “anche loro potrebbero dir lo stesso di
noi.”
Ben sappiamo che il Facci, come ogni Don Abbondio che si rispetti, ha l'empatia bassa.
Mettersi nei panni degli altri? Non sia mai!

venerdì 2 marzo 2012

Alterati in agguato: pecorelle e cretinetti



Tanto per specificare meglio il concetto espresso nel post precedente: usare un vezzeggiativo non vuol dire sminuire il senso di ciò che si sta dicendo. Se do del "cretinetti" ( o della "pecorella") al mio prossimo non sto esercitando una forma di "criptoironia": sto solo aggiungendo sale alla ferita.
Chi pensa, esprimendosi così, di tirare il sasso e di ritirare la mano sta prendendo un grosso abbaglio; si comporta come il bambino che, con le mani nella marmellata e nella pania delle conseguenze di ciò che ha combinato, dice: "Non l'ho fatto apposta".  ( Questa considerazione sull'infantilismo del mondo adulto è una suggestione che mi viene dalla presentazione di Giorgio Vasta del suo libro "Spaesamento").
Insomma, è una forma di comunicazione che si addice o a una pecora con le zanne o a un lupo con il vello sulle spalle.
Usare gli alterati altera solo un po' la parola, ma , in particolare, noi, e molto!, e il nostro prossimo ( che generalmente si incazza...)
©arz 
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