giovedì 1 giugno 2017

Nemo propheta in patria...

Post di un bel po' di tempo fa...Non chiamatemi profeta...Chiamatemi "Nemo"! ;-)


Il Berlusconismo, malattia infantile (e mortale) del Renzismo.

Leggo spesso tra gli scritti di coloro che plaudono all'era Renzi, e parlano sul serio, che Renzi costituisce nei fatti una discontinuità rispetto al berlusconismo.
Mi intristisco un poco perché da un po' di anni sto raccogliendo gli indizi, direi le prove, che il berlusconismo non è morto affatto e sopravvive, come Alien nei corpi dei poco avveduti astronauti, nella lingua, nelle movenze e, ahimè, nei pensieri di chi dovrebbe rappresentare il “nuovo” e l'inedito, rispetto al tristissimo ventennio berlusconiano.
Parto, more solito, dall'ambito linguistico.
Alla Leopolda Renzi dice ( la sintesi è giornalistica, ma il filmato lo potete reperire facilmente in Rete): "Con il referendum costituzionale, siamo ad un bivio : è il derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra rabbia e proposta, tra nostalgia e domani" .
Non ci vuole un linguista di professione per capire che il campo semantico in cui si muove Renzi è lo stesso di Berlusconi, quello calcistico marezzato qua e là da qualche pennellata gramsciana e vagamente di sinistra. Si parte dallo "scendere il campo” e si arriva al “derby” dicotomico tra “odio”dell'universo mondo verso l'”amore” renziano ( qui siamo nel berlusconismo distillato), tra il cinismo della ragione e la speranza della volontà , tra la rabbia e la speranza del sol dell'avvenir ( solo qui effettivamente, nell'accenno al sol, non alla rabbia, sia chiaro, si respira aria un po' gramsciana e vagamente di sinistra), sino alla chiusura tra la nostalgia del passato e la promessa del domani che non diverge di molto dalle nostalgie mussoliniane di “Giovinezza giovinezza, primavera di bellezza”.
Ma il berlusconismo prevale nella chiusa del discorso:
"In un mondo nel quale si vive la dimensione della contestazione che diventa odio ( ripetuto tre volte e la triplice replicatio è , ahinoi, uno stilema mussoliniano, mentre la contrapposizione tra due termini opposti, di cui uno già connotato negativamente, è più vicino all'armamentario retorico berlusconiano) abbiamo un'unica opportunità: recuperare la politica andando casa per casa, andando incontro alla gente. L'italia è a un bivio: deve scegliere se essere la patria del gattopardo o dell'innovazione. Dell'ennesima occasione perduta o laboratorio del futuro".
Il nuovo contro il vecchio, Guelfi versus Ghibellini, è un vero peccato che sia un “nuovo” che puzza tremendamente di vecchio.
Faccio il mio solito vaticinio ( ne ho azzeccati alcuni, purtroppo!)
“Sento puzza di forza e di vecchie mutande” ( Ricky Gianco), sento puzza di “grande coalizione” con Berlusconi dopo gli esiti del Referendum. 
Scommettiamo? ;-)

mercoledì 31 maggio 2017

Bicarbonato e limone: ecco cosa succede mischiandoli insieme. Ma nessuno vuole che lo sappiamo! Leggi.

Ecco uno dei tipici messaggi “acchiappa click”. Nulla di male. Stimolare l’interesse del pubblico, che a sua volta voluttuosamente stimola la rotellina del mouse per accedere alle banalità dei rimedi della nonna, non è un peccato mortale…è solo onanismo informativo, suvvia!
Che cosa mi irrita? Ovviamente quello che viene dopo: “Ma nessuno vuole che lo sappiamo!”
Ecco: c’è una criptostruttura che trama contro il cittadino comune! Quest'ultimo deve essere tenuto all’oscuro dei poteri formidabili dell’acido citrico combinato al bicarbonato di sodio.

Se conoscesse la potenza recondita del limone e del bicarbonato, il cittadino comune scoprirebbe gli arcani legami tra la vita e la morte, probabilmente avrebbe accesso a conoscenze che lo renderebbero immortale.

Anche il più ingenuo dei cliccatori compulsivi sa che il link gli disvelerà realtà più prosaiche: un modo per pulire il forno o per eliminare lo sporco sulle piastrelle.

Chi ha ideato il messaggio, però, avrà instillato nella testa di chi legge l’idea paranoica, persecutoria che qualcuno stia tramando alle sue spalle.
Ecco, sarò paranoico anch’io, temo che la criptostruttura esista veramente:  non ci nasconde il segreto chimico del limone e del bicarbonato, ma ci vuole inquietare, facendo leva sulla nostra ignoranza, perché noi,  a fronte di questi arcani segreti del Mondo, ci sentiamo costretti ad affidarci a qualcuno (un Guru? un Partito? Un essere superiore?) che conosce la profondità delle cose, mentre noi, poveri pesci palla, galleggiamo ottusamente sulla superficie dell'acqua senza vedere nulla.


Oh, com’è profondo il mare in una pozzanghera! 😉

domenica 28 maggio 2017

Il principio d'autorità. Giuseppe Antonelli, Volgare eloquenza.

Lettura di questi giorni: Giuseppe Antonelli, Volgare eloquenza. Nel libro si parla di uso della lingua e di politica. Ne ho parlato spesso nel mio sito da un pulpito bassissimo, mentre Giuseppe Antonelli, non c'è nulla da fare, vola alto, più alto di me. Non faccio i complimenti a caso perché il tema è quello è del principio di autorità che il sottoscritto, nonostante le pecche delle umani genti, riconosce. Già la parola autorità ci fa tremare le vene e, ne sono sicuro, c'è già qualcuno che alzerà il ditino: l'autorevolezza è bella, l'autorità sa di forza e di vecchie mutande.
Seguitemi, però, anzi seguite il discorso di Antonelli: “La parresìa è una sorta di libertà di parola a cui è strettamente legata la nozione di verità. O almeno di sincerità: l'etica della parresìa prevede che ciascuno dica ciò che effettivamente pensa, ciò che effettivamente crede vero. Si tratta di un valore etico e politico per il buon funzionamento della democrazia [...] Come spiegava bene Lorella Cedroni, la pratica della parresìa nell'antica Grecia a un certo momento si altera, rivelandosi così pericolosa per la democrazia: se ciascun cittadino può dir la sua e tutte le opinioni si equivalgono avendo pari dignità, l'accesso alla verità diventa problematico e , a volte, definitivamente precluso”.

Eccovi spiegata, in poche parole, la Bebele attuale: nella foga di abbattere il principio di autorità (frutto dell'albero della Conoscenza infestato da qualche baco o serpente diabolico, talora, sia chiaro) si mina con una certa allegria di naufragi il principio della verità, che sarà pur sfuggente, ma a cui tendono tutti: ignoranti, dotti, medici e sapienti ;-)
arz62
P.S. Le citazioni di canzoni degli anni Settanta sono un omaggio a Giuseppe Antonelli. 

domenica 14 maggio 2017

Ramazza day a Roma oggi e a Milano ieri...

Non se ne abbiano a male i militanti del PD: non è mia intenzione paragonare il PD ad altro movimento politico di cui si è sempre detto nemico. Non sono, tra l'altro, pregiudizialmente ostile alle azioni di cittadinanza attiva. Tutt'altro: le trovo lodevoli e belle.
Purtroppo, però, le mie sinapsi lavorano per conto loro e quando sono venuto a conoscenza del "Ramazza day" organizzato dal PD ( alcuni volontari puliscono piazze e parchi per rendere più bella Roma) mi è venuto in mente questo spezzone di un film che è un classico della commedia ( e tragedia ;-)) italiana. L'azione avviene a Milano, ma il concetto è lo stesso.


Il cortocircuito che si crea tra la realtà di oggi e la finzione cinematografica ( che si basa su un periodo storico ben preciso) è abbastanza sconcertante...
Ognuno poi tragga le proprie conclusioni. Sine ira et studio.
Lo scopo di chi si occupa di satira è anche quello di far pensare.

arz62

venerdì 12 maggio 2017

La ricetta del Cuoco maledetto.

( Composizione similpoetica scritta in un attimo fugace di ottimismo durante la discussione relativa al proporzionale e al maggioritario ;-))

La ricetta del Cuoco maledetto.


Mettete in un Paese
di cui conoscete il nome
un pizzico di sale
sulle ferite purulente
del suddetto
ossia
corruzion-familism-fancazzism;
necesse est l'anestesia
parziale o totale
con ignoranza crassa, ferale.

Lasciate macerare
con un etto di paura,
in modo che l'alto borghese
se la pigli col piccolo,
l'operaio con l'impiegato,
e la partita IVA
con la zia giuliva
dello Stato sperperone;
buona cosa è che l'immigrato
ammazzi il poverazzo
o viceversa,
perché si eterni
l'eterna lotta dei capponi
destinati al ricco piatto dei signori.


Aggiungete l'odio,
a buon mercato,
di scemi vari,
e, a difendere
l'identità nazionale,
lasciate l'analfabeta
e che a procomber per la Religione
ci pensi il buon fedele
del dio Po o del dio Denaro.


Cuocete a fuoco lento
la melma molle,
finché la mediocrazia
si riduca a quarticrazia
per esaltarne un po' il fetore.

L'opposizion esalti poi
un po' l'aroma,
inseguendo scie,
complotti e idee pie:
che si prepari ben
a diventar classe digerente,
poiché a diriger il traffico,
se Dio vuole, sarà
l'atavica fame del potere,
collante ed emulsionante ideale
del nostro piatto nazionale.

Se il preparato
avrà cattivo odore,
non se ne faccia colpa al cuoco,
Vostro Onore!
È la materia prima
che ci manca
e ci tocca rimescolar
sta sbobba
ore e ore
e non c'è maggioritario
o proporzional che tenga!
Perché miscelar
la morchia con lo smegma
a variate dosi,
mi creda,
non rende il piatto
 succulento,
lo fa sol più denso
o un po' più lento!

arz62

sabato 15 aprile 2017

Un correttore di bozze, no? Analfabetismo frontale.


Riporto, con qualche riluttanza, il manifesto che è apparso a Roma.
"Azione frontale", da quel che mi risulta, dovrebbe essere una costola di "Forza nuova": questo movimento vorrebbe, con questo appello, favorire le attività commerciali italiane a discapito dei negozi e negozietti gestiti dagli stranieri.
La posizione in merito non è nuova e il protezionismo non è ancora apologia del fascismo ( ma il simbolo scelto sì).
Scrivere, però, "sostienii" è sicuramente apologia di analfabetismo ( frontale o di ritorno, poco importa).
Insomma, perché  questi sostenitori dell' "italianità" coltivano così poco la loro lingua?
Come pensano di vincere una battaglia sulla supremazia dell' "italianità" quando hanno in dotazione un repertorio linguistico da extracomunitari di prima generazione? Bah!

venerdì 17 marzo 2017

I piatti della bilancia tra Giustizia e Giustizialismo.


Mentre si fa sempre più strada ed è di moda nel comune sentire ( e il populismo vi soffia forte) l'idea che la giustizia istantanea , prêt-à-porter, sia una soluzione possibile e accettabile ( ammantata dal nome di “legittima difesa”) , il Senato italiano ha pensato bene di non far decadere Minzolini, condannato in via definitiva per peculato per la questione dell'uso disinvolto delle carte di credito della RAI.
Intendiamoci: Minzolini non è un assassino e qualcuno potrebbe ritenere che l'uso dei soldi pubblici per fini personali sia un peccato veniale. Sta di fatto che ritenerlo degno dell'aula del Senato la dice lunga non solo sul concetto di giustizia che nutrono i nostri Senatori, ma anche e soprattutto sull'opinione che i Senatori hanno di loro stessi e del loro ruolo.
Non c'è da sperare molto in un Paese che non sa trovare il giusto equilibrio tra i due piatti della bilancia della Giustizia ossia tra l'eccesso di severità e l'eccesso di indulgenza.

Ho il sospetto, antichissimo, che la giustizia se la piglierà come sempre coi piccoli, coi poveri e con i deboli ( ...e con il tacito consenso dei piccoli, dei poveri e dei deboli, aizzati gli uni contro gli altri come i capponi di Renzo) e lascerà, come nell'Ancien Regime, i ricchi e i forti a cantarsela e a suonarsela da soli, nei loro Tribunali, brindando con grandi sorrisoni per la dabbenaggine del popolino che si diletta di sognar sfracelli non appena percepisce l'odore del sangue dei propri simili.
arz62

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