mercoledì 22 giugno 2022

Vignetta didattica: Insieme per il futuro. La maionese impazzita.

 Insegnare a fare umorismo e a fare satira è un po' un controsenso. Lo spirito umoristico o satirico o ce l'hai o non ce l'hai come il coraggio di Don Abbondio. 

Però, si può insegnare facilmente come non fare umorismo (siamo dalle parti di Montale che afferma che il Poeta può solo fornire al suo lettore ideale solo "storte sillabe e secche"), producendo esempi significativi. 

Un modo per NON fare umorismo è irritare il lettore, facendogli fare i salti mortali per cogliere il significato della vignetta. 

Quando il lettore è perverso (ma deve avere capacità di interpretazione da enigmista), la capisce tutta, ma non ride: il banchetto è luculliano, ma propone Nutella e spaghetti. Insieme. 

Quando è scafato, la capisce a tre quarti e gli rimane in bocca l'amaro...Tanto vale non capirla del tutto! Che cosa c'è di peggio di mangiare una ciliegia con un verme dentro? 

Mangiarne una addentando solo il verme a metà, no?

Oggi sono oziosissimo (pausa esami) e, invece di andare dal pedicure, mi do alle metavignette incomprensibili o comprensibili in parte. Anche a chi le realizza, eh!

 I giochi di parole sono banalissimi e anche questo serve allo scopo. Affestellarli l'uno dietro l'altro è operazione piacevole come  riempirsi con la paletta gli slip con la sabbia.

Insomma, oggi mandatemi a quel paese allegramente...




domenica 19 giugno 2022

Pissi pissi bao bao (post vietatissimo a chi non vive la tragicommedia della Scuola italiana oggi).

 

 

Parlerò da umorista che ne sa di scuola e non da docente, anche per far digerire a chi legge un post lungo più di dieci righe. Dove sta il verme nella proposta delle 36 ore onnicomprensive? A mio avviso a copertura dell’amo per boccaloni (qual siete e siamo) di vermi ce ne sono parecchi.

Primo verme: vedo già il docente ingolfato di compiti da correggere e di relazioni da riempire di burocrazia difensiva (non si sa mai che il Tar!) nel Fortino cartaceo della buona Istruzione. “Accidempolina! È un affarone! Lavoro sicuramente di più!” E me lo vedo col calcolatore in mano fare la somma delle ore di lezione, del tempo impiegato nella correzione dei compiti, nella preparazione delle lezioni etc…poi, sottraendo al totale le 36 ore, pensare: “Ho liberato un mucchio di ore per dedicarmi ai miei hobby: la lettura, il disegno, la calligrafia, l’ermeneutica, l’enigmistica o alla mia famiglia: starò di più con il mio piccino, con mio marito/moglie/gatto/pesce rosso and so on. Oppure, come i gatti dormirò di più: otto ore di lavoro, otto ore per me e otto ore per il sonno!”.

Il primo verme è nascosto e insidioso qual serpe edenica: qualcuno quantifica quante ore saranno dedicate all’insegnamento frontale e quante allo svolgimento dei compiti istituzionali del buon insegnante e non istituzionali della Burocrazia Scolastica Decerebrata, ma Centralizzata? Nessuno lo fa e c’è un motivo.

Chi ci governa ha in mano un foglio di Excel e un numero che è già stato stabilito: riduzione dal 4% al 3,5% del PIL della spesa dedicata all’istruzione. Il taglio in parte sarà garantito dalla denatalità (e notate il leggero e perverso ossimoro di un Ministero dell’Istruzione che gode del fatto che si scodellino pochi bambini). Meno bimbi, meno insegnanti.

Non basta, però: chi ci governa (devo fare i nomi? No, li sapete benissimo) e gran parte dell’opinione pubblica pensano che l’insegnante sia uno scansafatiche.

I docenti si rodono il fegato sui Social a controbattere (“Non è vero che abbiamo tre mesi di ferie!”, “Non è vero che il nostro lavoro non è usurante!”) comportandosi così come il bambino olandese che cercava di fermare il crollo della diga, mettendo il dito nel buco che segnalava il suo cedimento.

Inutilmente, of course, nel nostro caso.

Una caratteristica degli interventi dei governi di tutti i colori è stato quello di aumentare l’orario “formale” e frontale di lavoro dalle 18 alle 24 ore. Innanzi tutto, il “divide et impera” tra i docenti dell’ex scuola media: da una parte quelli inglobati nel primo ciclo, dove l’estensione del lavoro nella Primaria è già stata operata, e dall’altra quelli del secondo ciclo.

Non lo vedete il verme delle 36 ore? Godete ora offrendovi volontariamente al martirio?

Secondo verme è l’insegnante stesso: un altro obiettivo di chi ci governa (sia da Destra sia da Sinistra) è la riduzione dell’autonomia dell’insegnante: autonomia nella gestione del tempo e nella formazione. L’irrigidimento della struttura della Scuola con Dirigenti sempre meno interessati alla didattica, ma all’offerta formativa che porta denaro alla scuola certo, ma anche ai Dirigenti, fa sì che l’insegnante debba diventare, come si suol dire oggi con il sorriso sulle labbra, “flessibile”. Come un verme, appunto.

 La lezione frontale viene demonizzata e l’aspetto “commerciale” sive aziendalistico della scuola ossia l’offerta di servizi alla famiglie on demand deve essere incentivato: se le forze residue della scuola (già stremate) non bastano, si ricorrerà al Terzo Settore.

 E via di PON, di erosioni nelle pieghe del FIS per pagare i docenti disposti all’operazione, di iniziative extracurricolari e curricolari che consumano goccia a goccia, in un imperituro stillicidio, fatto solo di stalagmiti, il già poco tempo a disposizione del docente per costruire la parvenza di qualcosa di serio all’interno del programma (ohibò, non programma…quello non esiste più!): progettazione!

Per lenire le sofferenze del docente in colpa, la pappa odorosa e medicamentosa del superamento delle discipline e dell’assunzione del ruolo di “Super-facilitatori”.

Privati del loro ruolo e della loro autonomia, i docenti si piegano si flettono sull’amo della Buona scuola come ballerine di Pole dance. Più si muovono, più sembrano dediti a un lavoro, facendo “ammuina” (googlate pure).

Ma quel che più importa è rendere il docente dipendente nel suo aggiornamento, nella gestione del suo tempo e nella sua formazione dallo stesso Ministero. La formazione diventa a pagamento (e possibilmente sarà gestita dall’Università, dando vita a un mitologico uroboro) e costantemente fuori dall’orario del docente.

Rientrerà la formazione ancora nelle 36 ore?

 L’insegnante potrà decidere in piena autonomia quale corso frequentare e quale no? Dai chiari di luna, cari docenti, mi sembra di no.

Io, da umorista, vedo tanti altri vermi, ma è meglio non accanirsi a tagliar loro la testa tutto d’un botto. Qual Idre moltiplicano le loro teste dopo ogni decapitazione. E il verminaio per oggi è già colmo.


sabato 11 giugno 2022

Indietro, popolo!


 Proporre ai Sindacati aumenti salariali al di sotto dell’inflazione reale significa scaricare sulle spalle di chi paga le tasse (per forza, va bene) lo stato di crisi.

Di patrimoniale non si parla poiché il sacro dogma liberista vuole che lo Stato intervenga poco sulle questioncelle che riguardano i ricchi, mentre, sempre dai teorici della manina magica, lo Stato può far strame degli stipendi dei dipendenti pubblici e privati.

Insomma Stato forte con i deboli, Stato debole con i forti.

Con la Grecia erano stati più chiari, da noi si opera secondo il criterio della rana bollita a poco a poco.

martedì 17 maggio 2022

Poesiola antiguerraiola

 

Non è che per far la guerra ci voglia tanto.

L’impasto non è difficile da fare

 e gli ingredienti, signora mia,

sono quasi sempre sottomano.

Ci metta un po’ d’ olio d’odio per amalgamare,

il sale dell’invidia per dar sapore,

il nazionalismo per addensare.

Stenda su un ripiano la disinformazione,

che sia bianca,

 mi raccomando, di farina Zero,

 sì, Zero Zero Sette.

Il pomodoro non si veda affatto,

ché il sangue poi impressiona troppo.

E poi, signora, condisca a piacimento:

capperi di idiozia a mano piena,

sparsi qua e là nella pasta ormai distesa,

e la mozzarella delle buone intenzioni,

a fettarelle, a tocchi, perché non bruci al fuoco,

ma si sciolga piano piano

per non far impallidir il cuoco.

L’origano odoroso al posto dell’alloro

e un po’ di pepe di indignazione

per chi si oppone a tale perfezione.

E il forno, che sia ben preriscaldato!

Lo si porti a temperatura atta allo scopo.

Se brucia il tutto per atomica fusione,

non vi sia nessuna preoccupazione:

si dia la colpa al Fato,

alla Moira deficiente,

alla Parca imbranata

che non sa filare niente.

arz62

domenica 8 maggio 2022

Armiamoci e partite!

 Olindo Guerrini

Agli Eroissimi

«Ah, siete voi? Salute o ben pensanti,
In cui l’onor s’imbotta e si travasa;
Ma dite un po’, perché gridate "avanti!"
E poi restate a casa?

Perché, lungi dai colpi e dai conflitti,
Comodamente d’ingrassar soffrite,
Baritonando ai poveri coscritti
"Armiamoci e partite?"

Partite voi, se generoso il core
Sotto al pingue torace il ciel vi diede.
O Baiardi, è laggiù dove si muore
Che il coraggio si vede,

Non qui, tra le balorde zitellone,
Madri spartane di robuste prose,
Che chieggon morti per compor corone
D'alloro, ahi, non di rose!»

Visto che qualcuno ciurla un po’ nel manico, vi dico io come si fa a distinguere facilmente un uomo di governo che vuole la guerra da quello che non la vuole: basta osservare come, un po’ prima che i carri armati oltrepassino i confini, ha speso i soldi pubblici.

Se li ha spesi per gli armamenti, statene certi, vuole la guerra.

In pace, si sa, con i soldini risparmiati per le armi, un uomo politico può raccogliere un sacco di consenso, distribuendoli qua e là.

Se li spende in armamenti, preferisce acquisire consenso in altro modo: se c’è la guerra, chi gli si opporrà rientra automaticamente nel novero dei “traditori” ed è noto che non c’è miglior collante per il consenso, in re adversa, che gonfiare il Petto, gridare al vento: “Patria! Patria!” e mandare la ciccia giovane e coi boccoli a sfracellarsi nel tritacarne dei combattimenti, mentre le avide volpi argentate si sfregheranno le manine.

Ci sarà denaro facile non solo per le imprese funebri, ma, in particolare, per industriali, affaristi e pescecani.

Per questi ultimi ovviamente la festa non ci sarà solo durante la guerra, ma anche dopo.

Ah, in Italia, per chi si fosse perso la notizia, si è già staccato un assegno di 13 miliardi di euro per la guerra prossima e ventura. 

sabato 23 aprile 2022

Pareidolie belliciste.

C’è chi in una macchia di muffa su una parete vede la Madonna e chi in un pane tostato la figura di Cristo.

Si chiamano “pareidolie” ossia quelle interpretazioni arbitrarie, legate a un fenomeno ottico e psicologico nel contempo, che cercano di dare un senso alle cose anche se non ce n’è neppure una dramma.

Orbene, ordunque.

C’è un manifesto che accompagna la Marcia per la Pace da Perugia ad Assisi.

Il manifesto che è del 1999 (c’era la guerra in Kosovo, quando gli aerei della NATO hanno bombardato Belgrado) rappresenta efficacemente l’urlo disperato di una madre quando vede fischiare due proiettili in direzioni opposte vicino a sé e al proprio pargoletto.







Gli organizzatori della Marcia hanno riproposto nel 2022 il Manifesto e mal gliene incolse.

I favorevoli ad un intervento armato in Ucraina contro la Russia hanno alzato pavlovianamente il ditino: “Eh, no! I due proiettili non sono di diverso calibro! Volete forse insinuare che la Russia ha le stesse responsabilità dell’Ucraina?”

Ovviamente la pareidolia ha agito perfettamente: il disegno, infatti, NON rappresentava una guerra in particolare, ma le guerre in generale.

Insomma, il manifesto era tutt'al più, per chi non ne capisse il senso profondo, solo una terribile macchia di muffa e un pane tostato in malo modo.

Solo la paranoia bellicista ci ha visto qualcos’altro.

Ed è stato del tutto inutile far loro presente l’errore: correggi il saggio e sarà più saggio, correggi l’ignorante e diventerà tuo nemico a prescindere che tu sia un filorusso, un Putiniano di ferro, un pacifista, un dubbioso, un Cattolico, un panciafichista, un ignavo, un indifferente o, peggio, un qualsivoglia individuo che ha ribrezzo della guerra come mezzo di risoluzione delle diatribe internazionali.

Le paranoie, si sa, si alimentano da sole per statuto: il nemico è dappertutto e in nessun luogo.

E certa stampa e certi personaggi influenti ormai puzzano di zolfo peggio di Belzebù. 

Anche perché, nei consigli di amministrazione dei produttori d'armi, hanno spesso le loro mani destre e sinistre ed entrambi i piedi caprini. 

venerdì 8 aprile 2022

Draghi, il Ragioniere dei Ricchi.

 

Draghi, d’un botto, ci dice che siamo in guerra senza che una guerra sia dichiarata. Si disinteressa del tutto del fatto che il costo del gas e dell’elettricità falcidierà le economie già fragili degli stipendi più magri e del fatto che l’inflazione si mangerà gran parte degli stipendi. Mette una pezza provvisoria sulla benzina perché le merci non vanno da sole al mercato.

Tredici miliardi alla difesa li trova subito e la spesa per l’istruzione è falcidiata dello 0,5% e tutti sanno che era la più bassa d’Europa.

E poi dice con quella voce chioccia: “Rinunceremo ai condizionatori”. Ovviamente, intende: “Rinuncerete”. Va be’, possiamo rinunciarci (ma lui no, statene certi), per poi rinunciare anche al riscaldamento il prossimo inverno.

Se si parla di un 1% di tasse sui grandi patrimoni parte la canea dei giornali berlusconiani e la proposta finirà nello strame delle idee farlocche.

Qualcuno ha pensato che Draghi fosse uno statista. Nix: è un Ragioniere titolato e ben introdotto in Europa, anche pignolo, ma un Ragioniere dei Ricchi, non era chiaro?  

Tutto qui.

Translate