martedì 25 febbraio 2020

Il Bel Paese ai tempi del Coronavirus attraverso l'occhio di Don Lisander. (Seconda puntata)


Scoppiato il bubbone che rivela che di peste si tratta (ops!), ecco che succede:

"et ci parevano, – dice il Tadino, – tante creature seluatiche, portando in mano chi l'herba menta, chi la ruta, chi il rosmarino et chi una ampolla d'aceto". S'informarono del numero de' morti: era spaventevole; visitarono infermi e cadaveri, e per tutto trovarono le brutte e terribili marche della pestilenza. Diedero subito, per lettere, quelle sinistre nuove al tribunale della sanità, il quale, al riceverle, che fu il 30 d'ottobre, "si dispose", dice il medesimo Tadino, a prescriver le bullette, per chiuder fuori dalla Città le persone provenienti da' paesi dove il contagio s'era manifestato; "et mentre si compilaua la grida", ne diede anticipatamente qualche ordine sommario a' gabellieri. Intanto i delegati presero in fretta e in furia quelle misure che parver loro migliori; e se ne tornarono, con la trista persuasione che non sarebbero bastate a rimediare e a fermare un male già tanto avanzato e diffuso”.

Il quadretto che Manzoni ci offre dei primi uomini che sono venuti a contatto della peste è chiarissimo. Si affidano al prontuario della nonna, essendo uomini incivili e selvatici: qual miglior rimedio contro una malattia infettiva della menta e della ruta? Be', anche se muori perlomeno non ti puzza l'alito. La menta e la ruta stanno bene con la grappa (ottimo rimedio di tutti i mali), il rosmarino e l''aceto con il coniglio e l'insalata. Insomma, la farmacopea popolare non funziona, ma consola. Chiedere il parere ai medici (che erano scarsini allora, ma oggi no) è costoso , superfluo e poi bisogna far la fila: meglio affidarsi alla portinaia o alla Pepetua di turno, sempre disponibili a fornire consigli inutili e mortali, ma semplici e alla portata di tutti.
Il Tadino e l'auditore del tribunale fanno, però, il loro mestiere: abbiam visto, c'è un macello, su, si intervenga! Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo la solita burocrazia. Si sente il rumore dei timbri e la lentezza della macchina dello Stato quando non vuole funzionare. Insomma, mentre con calma “si dispone”, si dà qualche indicazione poco chiara in modo che ogni grado inferiore del meccanismo scelga a sua discrezione, in una forma di feudalesimo delle mezzemaniche dove vassalli, valvassini e valvassori decidono a capocchia. Con la triste consapevolezza che le stalle sono state chiuse quando i buoi se ne stanno allegramente scorrazzando per le campagne, liberi come virus.
Piccola notazione: mentre oggi si isolano le comunità dove si è manifestato il male, allora si pensava più efficace chiudere le porte della Città in modo da isolare la Città perché non ci entrassero i villici infetti: che muoiano pure, ma lontano dalla Città.
Insomma, l'idea di confini che escludano o includano è correlato alle grandi paure da infezione. E c'è chi con le paure ci sguazza.

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