Gli aspetti del reale che stridono, la rivolta degli oggetti , delle cose e della lingua... Tutto ciò che dà quell'irritante sensazione di fastidio provocata dal gesso non spezzato sulla superficie nera della lavagna della nostra esistenza. Questo blog è una costola di http://improntedichina.blogspot.com/ Il sito è presente anche su Facebook: http://www.facebook.com/ImpronteDiChinaEGraffiDiGesso.Per il microfinanziamento dell'opera: https://paypal.me/arz62
domenica 3 aprile 2022
domenica 20 marzo 2022
La Guerra igiene del Mondo. Per gli altri. Noi ce ne laviamo le mani con l'Amuchina.
Va, be’, lo sappiamo già: chi predica oggi la pace si deve apprestare a raccogliere ogni illazione e offesa.
Divanisti (verissimo!), putinisti, quinte colonne, amici del
giaguaro and so on.
Dall’altra parte, però, la Storia ci insegna, ci saranno
quelli che predicano la Guerra, ma che, razzolando malissimo, non ci andranno di
persona, né manderebbero i loro figlioli a lasciar la coratella sul campo di battaglia:
la Guerra la devono combattere sempre gli altri, non solo gli Ucraini aggrediti che pur ne hanno motivo, ma anche quelli che vorrebbero starsene in
pace, e, in particolare, si mira alla loro figliolanza (la guerra coinvolge i pischelli non le volpi argentate), anche se non ne hanno voglia. Che
mollaccioni!
I panciafichisti (neologismo mussoliniano) in guerra e loro sì sul divano.
E i loro figli in Svizzera.
Per gli altri: leva obbligatoria.
Petto in fuori, perdinci!
sabato 19 marzo 2022
La Guerra Russia- Ucrania e l'atavico desiderio che in Italia prevalga il tradizionale manicheismo tra i Guelfi e i Ghibellini
Come molti altri, ben prima della guerra Russia-Ucraina, noi ingenuotti ci si è espressi, e in modo chiaro e univoco, contro Putin.
Allora, a difendere il guitto, però, con la mandibola protrusa, col petto villoso in fuori e con la patta aperta, c’erano Meloni, Salvini e Berlusconi. Plaudenti.
Ora, chi osa fare un distinguo, proferire un interlocutorio e
timido “ma”, è un “putinista” al soldo del KGB ed è un venduto ai russi. E, naturaliter, un comunista.
E da chi viene l’accusa? Dai fanatici di allora e ancor più dagli
attuali fautori della Realpolitik (apertis verbis: il PD).
Ovviamente si ripropone un cliché della Storia d’Italia
ossia l'atavico desiderio che si instauri il tradizionale manicheismo tra Guelfi e Ghibellini (che, per chi mastica un po’
di Storia, tra l'altro è un falso storico: i due partiti l'un contro l'altro armati parteggiavano a capocchia e a seconda delle
convenienze per il Papa o per l’Imperatore).
Intanto, nella bagarre, senza alcun lamento per lo spreco del denaro pubblico, #13.000.000.000# di euro (tredicimiliardieuro#) saranno destinati con decisione unanime del nostro Parlamento alla Difesa per la Guerra possibile e inimmaginabile (che guerra ci potrà essere con le testate atomiche?), denaro ovviamente sottratto, senza una lacrima, a Ospedali, Scuole e Pensioni.
Poiché so che la mozione degli affetti non funziona, preferisco, però, una riformulazione del concetto per renderlo di più semplice comprensione a destra e a manca: i 13 miliardi saranno sottratti alle finanze dello Stato che dovrà inventarsi prima o poi nuove Tasse, magari anche sul Patrimonio e, perché no?, sulla Benzina.
Spendere in Carri armati e non in Ospedali è evidentemente una nuova tendenza dell'Involuzione umana.
E, oltre alla mandibola protrusa, al petto in fuori e alla patta aperta, si intravede il ghigno della Scimmia soddisfatta della sua idiozia che si batte il petto in procinto di poter combattere, virilmente, con i bastoni e le pietre, la sua Quarta Guerra Mondiale.
lunedì 14 marzo 2022
Le "Fake news" in tempo di guerra.
La “Fake News” servono a diffondere notizie false. Sì, ma il vero obiettivo delle ”Fake news” in tempo di guerra, in realtà, sta nello sconcertare l’opinione pubblica a tal punto che un lettore medio non possa più credere nemmeno alle notizie vere. E nel caos dell’informazione, un’opinione favorevole alla pace abortisce prima del concepimento, mentre le opinioni estreme, quelle che portano ad uno scontro totale, attingono linfa e vigore dallo sconcerto generale.
giovedì 10 marzo 2022
Volpi e colombe.
Vendere armi nel nome della pace è un concetto al di fuori delle mie capacità logiche: non vedo come possano essere soddisfatte allo stesso tempo le volpi argentate della Lobby delle Armi e le candide colombe con il ramoscello d’Ulivo in bocca che predicano diplomazia e pace.
O le prime hanno più pelo sullo stomaco di quanto possiamo
immaginare (vulgo: vogliono una guerra totale) o le seconde hanno scambiato l’Ulivo
con l’alloro e sono pronte ad essere rosolate in forno nel nome della Realpolitik.
domenica 6 marzo 2022
Pissi pissi bao bao: Apocalypse now ! (Post severamente vietato a coloro che non vivono nel mondo della scuola)
(Chiedo scusa preventivamente: si parla di cose di scarso
rilevo in un momento particolarmente tragico)
Sono un insegnante ormai sulla via del pensionamento.
Dipenderà dalle scelte ministeriali, ma tra 4, 7, 10 anni sarò in quiescenza.
Non voglio parlare di
me, però, anche se lo farò per chiarire un’altra questione: voglio parlare dei
nuovi insegnanti.
Il sottoscritto ad inizio carriera (ed ero tra i fortunati)
per raggiungere il suo posto di lavoro doveva percorrere una quarantina di
chilometri al giorno.
Non erano sedi comode e servite dai mezzi pubblici e doveva
utilizzare giocoforza la macchina.
Fino ai cinquant’anni non mi sono potuto permettere un’automobile
nuova: ho utilizzato automobili scassatissime che spesso mi hanno lasciato in
mezzo alla strada.
La benzina costava anche allora, ma non come oggi.
Ora ho rinunciato ad una macchina perché posso raggiungere la
mia sede di lavoro in autobus o a piedi. Una macchina nuova ce l’ho, lo ammetto:
è quella di mia moglie.
Fino a tre anni fa non avevo una casa di proprietà.
Grazie ai miei pochi risparmi, indebitandomi fino al collo e
con la speranza che il TFR non fosse decurtato in qualche modo, mi sono
arrischiato a comprare casa.
Mia moglie lavora e per mia fortuna non è una dipendente
statale.
Paga un fottìo di tasse, ma ha un reddito superiore e non di
poco al mio.
Altrimenti ciccia.
Non ho figli.
Direi, scusate la sincerità, per fortuna.
Ora si parla di rinnovo dei contratti e si parla di un aumento a tre cifre.
Uno pensa a 999 euro. In realtà, sarà, se andrà bene a 105
euro (lorde). Settanta euro ad andar bene.
I giovani insegnanti che non hanno uno stipendio iniziale
esaltante dovranno sobbarcarsi le spese della benzina e, se fuori sede, di
affitti che dalle mie parti, ad andar bene, sono di circa 400/500 euro.
Comprare casa sarà oggettivamente al di fuori delle loro possibilità.
Non parliamo dei costi del gas e dell’elettricità.
Ovviamente (ho esperienza) qualcuno dirà che altri lavoratori hanno stipendi inferiori e carichi lavorativi superiori.
Lo so, ma mica sono contenti, eh!
Ed alimentare la lotta tra poveracci è il grandissimo
risultato ottenuto dal neoliberismo imperante.
Qui stiamo parlando di laureati che potrebbero ambire a
ben altre gratifiche nel privato e, in specie all’estero, come sta succedendo.
La fuga dei cervelli è nota a tutti.
Arrivo al punto: la proletarizzazione degli insegnanti, la
loro colpevolizzazione che li condanna all’ irrilevanza sociale, alimentata da
una stampa ormai del tutto succube dai preconcetti confindustriali e leghisti
(in nuce: chi si occupa di formazione, educazione e cultura è un mangiapane ad
ufo) porterà a breve a una totale incapacità del sistema di provvedere alla
formazione delle nuove generazioni.
Di insegnanti non ne troverete più, neanche col lanternino.
Come sta succedendo, nella sanità, per medici e infermieri.
Va be’, ora c’è una guerra in corso.
Magari nucleare.
Sono effettivamente pinzillacchere.
Se non ci estingueremo in un modo, siamo pronti per estinguerci in un altro.
mercoledì 2 marzo 2022
Le derive del nazionalismo: lo specchio riflesso.
Qualsiasi cosa si pensi della guerra in Ucraina e qualsiasi giudizio si dia all’iniziativa di Putin, non c’è nulla di più pericoloso che chiedere ad artisti, intellettuali, sportivi russi una presa di posizione e niente di più stupido di chiedere l’interruzione di corsi universitari su Dostoevskij o proporre l’abbattimento della sua statua.
Il nazionalismo è portatore, oltra che di tanti aspetti
deleteri, di una brutta malattia, quella che identifica lo Stato con la Nazione
e il Popolo.
Non c’è nazionalista che non abbia in bocca il secondo più
odioso pronome personale, il “noi” (il primo, come insegna Gadda, è l’“io”).
Quando un nazionalista dice “noi” vuole trasmettere il
messaggio che il popolo sia compatto, un monolite, mentre i popoli sono
notoriamente la composizione di frattaglie per niente compatte e unitarie,
perché un popolo che sia popolo (maturo e consapevole) sa che i plebisciti
funzionano nelle dittature, mentre nelle democrazie bisogna sempre tenere in
conto che qualcuno dissenta, si opponga e non si riconosca nella maggioranza. Eppur,
nella diversità, un popolo rimane popolo.
Pretendere di calpestare le individualità e richiedere l’autodafé
da parte dei russi all’estero è un’idiozia bella e buona. Già lo sappiamo che
molti in Russia non la pensano come Putin e chi la pensa come lui si sta
facendo facilmente guidare dal nazionalismo più becero: quello che vede in chi
dissente il “traditore della patria”, il rinnegato.
Se non vogliamo cadere nella trappola degli opposti
nazionalismi, lasciamo in pace ballerini, sportivi e artisti, lasciando che il
loro libero arbitrio li guidi nelle loro esternazioni o nei loro silenzi.
Gli atti di abiura sono stati richiesti solo dal Tribunale
dell’Inquisizione che non è stato un esempio brillante di rispetto delle altrui
opinioni.
Non cadiamo nel tranello dei nazionalismi l'un conro l'altro armati che si autoalimentano
quali specchi di barberia contrapposti, riflettendo un’immagine all’infinito,
fino all’inconsistenza.
(Ah, l’aspetto veramente divertente è che la destra becera
che si è scagliata veementemente conto il “politically correct” e la “cancel
culture”, nel nome della libertà di pensiero e di parola, se ne stia ora zitta
zitta o, al più, timidamente preoccupata).
