mercoledì 24 giugno 2015

Quando l'intelligente rischia di fare la figura dell'imbecille



La breve (...e poco colta) mia riflessione nasce dalla discussione sull'imbecillità in rete e da questo caustico post di Malvino:

Leggo e ovviamente parteggio per Malvino: Ceronetti è un grande intellettuale ( ...e non prendete alla lettera il giudizio apparentemente severo di Malvino), ma non sempre, anzi qualche volta rischia di far la figura dell'imbecille.

L'articolo di Ceronetti pubblicato su Repubblica ( lo trovate qui senza interpolazioni: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/06/21/samantha-lo-spazio-e-il-signor-freud50.html), spunto per la narrazione contenuta nel post, è un reale concentrato di pessima comunicazione.
Ceronetti è uno scrittore, d'accordo, e lo spazio suo naturale è quello della candida pagina di un libro qua è la fregiata dai geroglifici della sua fervida immaginazione. Essere incomprensibile ai più in un libro è lecito e il lettore di un libro “difficile” può legittimamente pensare di non avere gli strumenti culturali per comprendere i voli pindarici dello scrittore. Che farà? O, meschino, come il sottoscritto, abbandonerà il libro, afflitto dal doloroso senso di colpa di non essere abbastanza intelligente per capire quello che c'è scritto, o cercherà di capire, per lampi confusi, il percorso tortuoso della mente dell'autore. Nulla di male. Il tempo poi stabilirà se il pensiero dell'autore sia diamante inscalfibile o mina friabile e facilmente cancellabile sulle pagine della letteratura nazionale.
Uno scrittore, però, dovrebbe pur cedere a qualche compromesso, se decide di scrivere su un giornale!
Insomma, per farla breve: se Ceronetti avesse espresso il proprio pensiero al Circolo dei Nobili ( fuor di metafora: su una rivista di Letteratura, nelle aule di un'Universita et similia), sicuramente avrebbe meritato più di un applauso ( sia da parte di chi qualcosa è stato in grado di comprendere sia, per timidezza, da parte di chi non ha capito una cippa, ma si vergogna di ammetterlo), ma Ceronetti al bar (ossia sulle pagine di un giornale), commentando il viaggio tra le stelle della Cristoforetti, rischia di fare la figura di chi, innamorato delle proprie parole, segue un filo logico incomprensibile agli altri e, forse, a se stesso.
E il povero avventore, spettatore del profluvio di parole, non potrà che pensare che l'autore degli alati pensieri o sia un imbecille patentato, pur dotato di una supercazzola retorica di tutto rispetto, o, più pietosamente, uno stanco istrione ubriaco a cui offrire generosamente un altro calice perché Morfeo, prendendo il sopravvento , gli permetta un accesso più rapido ai sogni tanto invocati.

arz

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