lunedì 30 settembre 2019

Greta, i Vecchioni ed il Grande Vecchio.


Orbene, ordunque, questo è il fatto: un allenatore di una squadra giovanile scrive su Facebook le seguenti parole rivolte a Greta Thunberg: “Questa tr***!16 anni può andare a battere, l'età l'ha”. Presumo che il sacro furore contro Greta, al momento, lo abbia fatto sentire più virile. Purtroppo, come è uso tra gli odiatori in Rete, tali turgidità diventano mollicce e imbarazzanti in un batter d'occhio. La Società sportiva lo ha licenziato in tronco.
Sia chiaro: non godo del licenziamento di chicchessia (sono per multe a tre o quattro zeri e per la gogna temporanea sui social) , anzi trovo controproducente che qualcuno perda il lavoro per la sua dabbenaggine e per la sua incontinenza verbale (è una forma di giustizia sommaria che mi piace poco, ma che attrae molti per la sua rapidità).
Mi piacerebbe molto di più che pagassero, e carissimo, i mandanti morali dello sdoganamento delle pulsioni o dell'ostensione della coratella, eppure sono sempre lì. L'epiteto “Gretini” di Libero non è stato sanzionato, Renato Farina, quello che si è inventato le Fake News, prezzolato per sua stessa ammissione dai Servizi Segreti, e che ce l'ha a morte con Greta, scrive ancora e le augura un ricovero coatto e Feltri può dire quello che vuole senza alcun freno inibitorio.
Mi domando sempre chi abbia pagato e paghi le spese processuali per le numerose denunce per diffamazione che stanno collezionando  come figurine della Panini i giornalisti di punta della Destra italiana. 
Le copie di Libero non superano le 27000 in tutto il territorio nazionale. C'è poco da diventare ricchi.
Da quale pozzo di San Patrizio attingono a piene mani i suddetti per spalar merda sul resto del Mondo? 
Banalmente: chi ha così tanti soldi da finanziare i grandi ventilatori di informazione farlocca? Putin?L'amico di Putin? L'amico dell'amico di Putin?

sabato 28 settembre 2019

Berlusconi, grazie!

Sono anni che lo scrivo: lo sdoganatore del troiaio politico è lui!
Per sua spontanea ammissione, l'Innominabile, qui nominato perché reo confesso, ha portato in Parlamento e finanziato la Lega e i fascisti (non ha distinto, parafascisti, postfascisti, neofascisti: fascisti e punto).
Un piccolo appunto: non li ha "costituzionalizzati": li ha fatti ammettere a dispetto della Costituzione.
Manca solo Renzi all'appello, la Quinta colonna, e poi ci sono tutti.
Intanto, Matteuccio Due ha già dichiarato che Berlusconi con la Mafia non c'entra nulla (e che ci fa Dell'Utri in galera, allora?)
Al di là di tutto, finalmente un po' di chiarezza: per la Storia, per tutti noi.


giovedì 26 settembre 2019

Greta, Carola e i Vecchioni.


Greta e Carola non piacciono perché non ridono. Noi vecchiacci (maschi) siamo talmente abituati a ridere persino quando stiamo impegnandoci a proporre idee in cui crediamo (chiamiamo tale atteggiamento sprezzatura, per autodifesa, o autoironia o leggerezza, ma è più probabilmente semplice cinismo) che non possiamo sopportare chi lo fa con passione, digrignando i denti e infervorandosi, non indulgendo facilmente al sorrisino distaccato.
In realtà, ci spaventiamo della loro sicurezza: loro, giovani e volontariamente non seduttive, credono in quello che dicono, e non sono fanatiche, molti dei vecchiacci, e sono perlopiù maschi, al contrario sono fanatici, non sono seduttivi solo perché non glielo permette l'età e le loro idee puzzano di forza, spesso biecamente maschilista, e di vecchie mutande.


La vecchia betulla e il venticello dell'ambientalismo.


Il principale detrattore in Italia sulla carta stampata di Greta Thunberg è tal Renato Farina. Il giornalista ha candidamente ammesso a suo tempo di aver preso soldi dal SISMI per diffondere false notizie; per questo è stato sospeso dall'Ordine e ha rischiato la radiazione. Non solo: è stato condannato a sei mesi per aver diffamato Romano Prodi.
Renato Farina scrive per Libero, il giornalino per pochi infimi (270 copie per provincia), poco più che un bollettino parrocchiale vicino alle posizioni della Lega e di Berlusconi.
Renato Farina è stato parlamentare per il Popolo delle Libertà.
Ha 65 anni e questo è, in breve, il suo Curriculum Vitae.
Renato Farina invoca l'intervento dei medici per curare Greta poiché, a suo avviso, sta raccontando falsità sul clima. Questo è quanto. 
Non chiedetemi per chi io parteggi.

lunedì 16 settembre 2019

Non c'è niente da ridere se il fantasma di Bibbiano si aggira ancora per l'Italia. Non è un fantasma, comunque: è un vampiro.


Lo sapete: so disegnare e mi diletto di satira politica. Qualcuno potrebbe pensare che la bambina di Bibbiano che non è di Bibbiano salita sul palco di Pontida potrebbe idealmente stimolare la mia creatività e il mio umorismo. 
Per nulla.
So che cos'è il cinismo, quello che ride delle disgrazie altrui, quello, tanto per fare un esempio, di Charlie Hebdò. Anche il cinismo, però, ha un'etica: chi è cinico pensa che non vada bene così come va il mondo e che quest'ultimo debba cambiare. E se non può cambiare, il cinico di tal fatta ritiene che si possa rappresentare nella sua miseria per rendere edotti coloro che non sanno. 
Il globo terracqueo è mota, fango e merda, non ve ne rendete conto?
L'uomo politico che mette in piazza una bambina che dovrebbe rappresentare un caso politico e che sa, perché sa, che non c'entra nulla con quello che vuole dimostrare, non è cinico: confida, e in questo è cinico, sull'infinita dabbenaggine dei suoi adepti, ma dimostra che il mondo gli va benissimo com'è, che non c'è nulla da cambiare, che l'orrore è bellissimo, permettendogli di andare avanti nell'opera di demolizione di ogni empatia per chi soffre.
Perché la sofferenza per persone di tal fatta non è un mezzo di sensibilizzazione per debellare il dolore del mondo, ma uno strumento per mantenerlo ad libitum e al diapason.
Ecco: Capitan Findus non è un rivoluzionario, come ogni tanto si presenta agli occhi degli ingenui, è un perfetto conservatore a cui va benissimo che la realtà sia orribile e che gode dell'orrore dei comportamenti umani, della loro grettezza e della loro lontananza da ogni forma di umanità.
Mi meraviglia, e molto, che una Destra legalista e moderata possa andare serenamente a spasso con lui. Il fantasma di Bibbiano non terrà lontano dall'Italia il Comunismo, ma ogni forma di cambiamento.
Temo che il nuovo partito di Bibbiano senza Bibbiano vampirizzerà a breve quel poco di Destra seria e liberale, senza ucciderla, perché il vampiro, non avendo alcun vantaggio a debilitare troppo il vampirizzato, inoculerà nel suo sangue i germi della sua malattia pur mantenendolo in vita. 
Così come sta facendo in vasti strati della popolazione, trasformando un popolo già incline ad essere immorale e poco vicino ad un prossimo che non coincida con la sua famiglia in un popolaccio urlante della peggior specie, difensore fiero dei forti e implacabile carnefice con i deboli ossia la perfetta incarnazione di un novello Don Abbondio italico con dei canini molto pronunciati, pavido e, nel contempo, feroce e assetato di sangue.

domenica 15 settembre 2019

Sul pratone di Pontida fritto misto sotto costo con odio di scemi vari condito con maionese impazzita





Allora: un pischello, con un curriculum vitae risibile, su un pratone afferma che un Professorone, con titoli e pubblicazioni di tutto rispetto, gli fa schifo.
E i Lucignoli, compagnucci suoi, applaudono sorridenti: "Oh, che coraggio! Abbasso il principio di Autorità! Viva il Paese dei Balocchi!"
Poco male che si infervorino i piccini, ma che gli uomini con la barba e con la saggezza dei vecchi appoggino simili intemperanze da brufolosi studentelli dovrebbe preoccupare assai.
Ecco, qualcuno avverta il pischello che il Professorone è il Presidente della Repubblica e che dicendo quello che ha detto è incorso in un reatone.
Si aggiunga nella spiegazione che il Presidente della Repubblica è il simbolo della Nazione di cui ogni tanto strologano i compagnucci suoi. E sputare su un simbolo è come forbirsi il deretano con la bandiera dei tre colori.
Questo è lo spirito dei tempi: Nazionalisti senza Nazione, Cultori della Bandiera con quest'ultima tra le chiappe, Cattolici senza Papa e giovincelli senza arte né parte, se non la condizione di privilegio data dal fatto di essere stati miracolati dal successo del loro Partito, che sbraitano senza freni cose di cui dovranno presto pentirsi.
E già mi immagino la scena in Tribunale: "Ma mica lo sapevo! E poi tutti intorno a me applaudivano e ridevano!"




[...]
A fine giornata sul pratone ne sono successe altre e di tutte le salse : un energumeno che, dotato di un vocabolario di cinque parole di cui tre sono parolacce, aggredisce un cameraman, un signore attempato che urla a un giornalista di fama :“Tu non sei italiano, tu sei ebreo” e dulcis in fundo, dessert per palati fini, dei genitori di una bambina di Bibbiano che autorizzano la loro prole a salire sul palco per dimostrare in modo paradossale che i bambini non dovrebbero mai essere strumentalizzati. 
Ovviamente quando l'energumeno, il vecchietto antisemita e il genitore della povera bambina verranno portati ad esempio di comportamenti che fanno parte della maionese impazzita che è diventata la Lega, Capitan Findus in testa dirà, com'è successo alla signora che ha rifiutato di dare in affitto la casa a una meridionale e che ha rivendicato il suo essere razzista in nome del salvinismo più spinto, che sono dei “cretini”.
Però, prima che siano indicati come figli illegittimi di un partito che ha oltrepassato ogni limite di buon gusto e di Legge ( ma lo penso solo io, evidentemente, vista la passività delle Forze dell'Ordine e della Magistratura), io gradirei l'indicazione dei nomi delle personcine che pubblicamente e coram populo si sono comportate così.
Hanno diritto anche loro ai quindici minuti di notorietà.
Con nome e cognome.

Non tutti potranno portare a scusante dei loro comportamenti la menopausa, l'eccesso d'alcol e altre scuse da vigliacchetti come è successo fino ad oggi. Abbiano il coraggio di mostrare a favore delle telecamere l'orgoglio delle loro azioni e non fingano di essere stati invasi da un Alien che gli ha sfrucugliato, mandandoli in pappa, panza e cervello.


venerdì 13 settembre 2019

Zerocalcare nel Vicolo dell'Aquila Nera

Michele Rech ossia Zerocalcare risponde in questo modo all'attacco del Sindaco che non lo vuole al Festival dell'Aquila. Ecco, se volete, alla spiccia, capire la distinzione tra i plebei sive popolaccio e i popolari ossia il popolo, potete coglierla tra le righe qui sotto riportate. I plebei sono coloro che animati da spirito meschino si vogliono elevare affidandosi a principi alti (che tra l'altro non condividono del tutto): nel caso specifico: "Se invito una zeccaccia rossa, devo invitare una disegnatore di Destra così per ristabilire la par condicio", Zerocalcare, che è realmente popolare (anche se assurto, forse suo malgrado e con qualche prurito, alla notorietà) ha spirito elevato (e infatti non difende se stesso, ma altri che sono stati messi di mezzo) e, senza esplicitarlo, incarna principi alti: ho già da mangiare, sarei andato all'Aquila gratis (e forse in perdita) e non ho nulla da temere perché, pur se son salace, non diffondo né odio né apologie della violenza e dell'intolleranza.
Come ho sempre scritto, è meglio che, come forma dolce di opposizione, chi è come lui stia lontano dai luoghi tristanzuoli e chi la pensa allo stesso modo faccia lo stesso: che i paladini dei nobili principi che prima baciano le rune e poi, quando sono nei guai, si appellano ai principi costituzionali (tranne all'assunto di base: l'antifascismo), parlino tra loro fino a rincoglionirsi del tutto con i loro logorissimi mantra!







mercoledì 11 settembre 2019

"Facciabucco" è il nostro Barbapapà, anche se sarebbe auspicabile essere orfani.

Un aspetto interessante di Facciabucco è quello di porre l'utente di fronte alla propria ininfluenza. Scoprire che l'ideuzza che ti è venuta (e ti è sembrata brillantissima!) è venuta anche ad altri utenti, magari migliaia, e constatare che, cristallizzata nello scritto, fa il triste effetto della statua di cera davanti all'originale di chi ha saputo esprimerla meglio è da un certo punto di vista salutare.
Dovrebbe invitare al silenzio, a proferire le nostre osservazioni solo quando necessario e a tagliar le unghie al nostro amor proprio che tende a gonfiarsi con troppa facilità.
Insomma, lo shadowban dovrebbe essere una pratica autoimposta.
Purtroppo, questi effetti positivi dello strumento si scontrano con quelli negativi che purtroppo hanno la meglio perché le pulsioni hanno in genere la tendenza a sopraffare l' aspetto razionale dell' Homo sapiens sapiens: ecco dunque l'urlo belluino, la ripetizione a macchinetta dello stesso concetto, in genere banale, stereotipato e plasmato dai furbi manipolatori delle opinioni e , in ultimo, il montare della superbia che dovrebbe essere peccato aristocratico e che ora, invece, è atteggiamento, verbale e non verbale, plebeissimo (e non popolare, ché il popolo ha il culto dell'umiltà).
Ed ecco la necessità che qualcuno dall'alto punisca i riottosi esponenti della libertà di parola senza confini e non è un bel vedere: perché l'uomo razionale dovrebbe sapere qual è il limite di ogni libertà ossia quello che, oltrepassato, impedisce agli altri di godere i dolci frutti delle loro altrettanto legittime libertà.
E, quando la norma sociale non basta a contenere gli eccessi, devono intervenire o la Legge con gli strumenti antipaticissimi che è costretta ad utilizzare: le punizioni o, nel privato, i surrogati punitivi dei babbi latitanti ossia gli oscuramenti e i ban.
Insomma, siamo bambini mal cresciuti perché non riusciamo a diventare, come un tempo, dei vecchi malvissuti perbene.
I bambini, è noto, sono, però, molto più crudeli ed egoisti al punto da spingere il raggiungimento del proprio piacere solo nella sofferenza degli altri. E i Barbapapà devono intervenire.

domenica 8 settembre 2019

Una modesta proposta per neutralizzare gli idioti e renderli utili all'umanità (ripostato)

Il brano satirico è di due anni fa, ma mantiene ancora tutta la sua attualità. 
E' , come si suol dire con una formula che piace molto in Internet, un'invettiva "severa, ma giusta". Ora che sembra essersi attenuata l'onda dell'idiozia calata dall'alto, è bene difendersi con più attenzione dagli schizzi dei portatori insani del morbo non ripetendo gli errori del passato. Buona lettura.


"È cosa ben triste, per quanti passano per questa grande città o viaggiano per il nostro Paese, vedere le strade, sia in città, sia fuori, e le porte delle capanne, affollate da frotte di idioti, convinti della loro superiorità nei confronti del resto dell'umanità; non si tratta di ingegneri nucleari, chirurghi specializzati, ricercatori meritevoli del Premio Nobel o qualsivoglia persona di valore che porta lustro a un Paese e alla Nazione. No: si tratta di gente semplice, spesso poco avvezza all'uso della scrittura, che vive quel che si suole dire una vita ordinaria, non per forza disonorevole, ma, comunque, simile a quella di gran parte dei suoi simili.
Eppure, il lettore ne sia certo, se li interrogherete sul loro valore, essi gonfieranno il petto e vi diranno, pieni di orgoglio e di passione patriottica, di essere “Italiani”. Orbene, se c'è qualcosa di buono nel Nazionalismo è far sì che ogni cittadino, per essere degno di partecipare alle Glorie del proprio Paese, si renda migliore o attraverso gli Studi o nel campo della propria attività lavorativa. Non mi si accusi di snobismo: non vi è obbligo di eccellere solo nel campo delle Arti intellettuali, ma si può mostrare la propria valentia anche nelle Arti maggiori e Minori, nell'industria e nell'artigianato, purché il vil meccanico e l'artigiano emerga dalla mediocrità, costituisca un esempio per i suoi colleghi o sottoposti e dimostri, insomma, di portare un contributo concreto alla Nazione e al Mondo attraverso l'esercizio delle proprie Opere e del proprio Lavoro.
Sta di fatto che gli idioti di tal fatta, pur essendo esempi viventi e preclari della mediocrità , dell'analfabetismo di andata, di ritorno e funzionale, come si suole dire oggi (i loro scritti sono infarciti di errori grossolani, il loro pensiero ridotto a poche parole ripetute ossessivamente, il loro ragionamento zoppo e non lineare) e, quel che più colpisce nei fanatici dell' ”italianità”, del tutto incapaci di usare in modo proficuo e convincente l'idioma di Dante, nella loro totalità, si dichiarano fieri emuli dei grandi che nel passato resero l'Italia famosa nell'Orbe terracqueo.
Purtroppo, costoro, avendo una cognizione limitata della Storia del loro paese, non conoscono neppure i padri fondatori della Patria, figure sbiadite e confuse di antichi ricordi scolastici, né hanno contezza, se non elementare, delle opere dei grandi Letterati della nostra tradizione né di quelle degli Artisti che si distinsero nella Pittura, nella Scultura e nella Musica e che resero il nostro Paese, pur nelle traversie politiche che lo caratterizzarono, Faro della Cultura nell'Europa e nel Mondo.
Parafrasando il pensiero del filosofo Schopenhauer (di cui è bello, però, tacere il parere sulle donne e sulle popolazioni nere), il Nazionalismo è la coperta dove si nascondono le persone piccine, poiché, se esse fossero realmente di valore, avrebbero a schifo il Mondo e i loro simili, consapevoli della propria superiorità intellettuale e morale.
Purtroppo, come si può ben evincere dagli ultimi episodi di cronaca, nell'idiota contemporaneo convivono la bassezza morale e allo stesso tempo un’illimitata stima di sé.
E qual esempio di più stupida protervia se non quello mostrato da coloro che affermano la loro superiorità morale e intellettuale, disprezzando chi o per il Caso o per la Natura ha avuto in sorte di non godere a pieno di un bene che molti hanno avuto senza alcun merito?
Se chi scrive è costretto a ricorrere alla cronaca spicciola, non se ne abbia a male il lettore di questo scritto, poiché per corroborare la tesi e per rendere chiara la proposta finale è necessario inoltrarsi nel terreno sdrucciolevole della realtà quotidiana con cui anche il Filosofo teoretico deve di tanto in tanto sporcarsi le mani.
In un paese del Milanese che non si nominerà e che si indicherà con gli asterischi ***, in un parcheggio, un tale è stato multato dalle Pubbliche Autorità per aver occupato lo spazio riservato a coloro che hanno delle difficoltà fisiche. Sono episodi che tutti conosciamo poiché l'Uomo spesso diventa uomo con la minuscola e più frequentemente simia o babbuino. A fronte di un episodio di inciviltà ci si vergogna, si torna a casa e si nasconde la macchia di un simile comportamento ai familiari. Nelle Terre del Nuovo Mondo ci si mette un sacchetto di cartone in testa, in modo che il nostro prossimo non possa leggere nel nostro volto il segno della colpa e della vergogna, e nel Cipango qualcuno arriva alla soluzione estrema del taglio della pancia chiamato colà seppuku perché la vista degli intestini del reo e il sangue versato copioso lavi l'onta di un comportamento sì disonorevole.
Purtroppo, nel caso specifico, il reo (confesso, da leggersi paretimologicamente “nello stesso tempo fesso”) ha pensato bene di vendicarsi con chi ha reso palese la sua colpa, denunciando coram populo la sua idiozia.
Ci si scusa di dover riportare le sue parole confuse e mal espresse, ma dovere del Filosofo e dello Storico del Costume che indossa talvolta le vesti di Notaio dei Tempi è riportare fedelmente ciò che accade, in modo che il Lettore possa farsene un giudizio proprio, dopo averlo confrontato con quello che vien proposto dall'Autore, ponderando sulla bilancia della Giustizia quanto pesi il torto e la ragione.
Ecco al Lettore il testo vergato da quell'uomo e affisso, a spregio di ogni regola di sicurezza, sull'armadietto di una lancia per estinguere gli incendi:
"A te handiccappato (sic) che ieri hai chiamato i vigili per non fare due metri in più vorrei dirti questo: a me 60 euro non cambiano nulla, ma tu rimani sempre un povero handiccappato (sic)... Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia!!!".
Da tale testo si deducono le seguenti caratteristiche dell'idiota contemporaneo (si sarà schematici, per amor di chiarezza):
1- L'idiota manca completamente di empatia nei confronti delle vittime della propria aggressività. Essendo rimasto a un livello di percezione della realtà infantile (v. punto 4), l'idiota non riesce a cogliere il dolore dell'altro. Aduso a tirare la coda al gatto da piccino senza immaginare il dolore dell'animale, da adulto si diverte a tormentare il prossimo, purché ovviamente quest'ultimo non possa reagire (v. punto 9).
2. L'idiota ha un solo centro del mondo: il suo ombelico. L'esperienza altrui non conta nulla: egli non la vive ergo non esiste.
3. L'idiota è, spesso, ma non sempre, un analfabeta. In senso stretto, sa leggere e sa scrivere, ma frequentemente non correttamente. Chi glielo fa notare è uno sporco intellettuale che lo guarda dall'alto verso il basso. Più che l'analfabetismo funzionale, in qualche modo emendabile, preoccupa l'analfabetismo dei comportamenti, la sgrammaticatura degli atti (v. punto 6) e qui più che la Grammatica varrebbe, se ne avesse possa, l'Educazione Civica, disciplina negletta nei programmi scolastici per la particolarità di sanzionare colla riprovazione morale quel che vien oggi inneggiato come comportamento naturale, espressivo e, aggettivo particolarmente insidioso nelle odierne temperie, “sincero” .
4. L'idiota è un bambino cresciuto. Si sente invulnerabile (“Credi di avermi fatto del male facendomi pagare la multa?”) ed è vendicativo (“Sono ben contento della tua disgrazia”).
5. L'idiota misura il mondo solo attraverso il denaro. Quando si rivolge al portatore di handicap con “povero handiccappato (sic)” lancia due offese in una. E, forse, la peggiore è “povero”.
6. L'idiota disprezza le regole: l'idiota è colui che non capisce che i suoi atteggiamenti sono inappropriati e si meraviglia che gli altri glielo facciano notare. Negando ogni principio di autorità, anche se il suo interlocutore si appiglia alle Leggi e ai Regolamenti vigenti, l'idiota non muterà il suo comportamento. È nel giusto perché è nel giusto come una rosa è una rosa...Solo quando gli si notifica una denuncia si preoccupa: non per la denuncia in sé o perché si sia pentito, ma per il denaro che dovrà spendere per l'avvocato (v. punto 5).
7. L'idiota odia un linguaggio rispettoso nei confronti degli altri: chiama “handicappato”, utilizzandolo come un'offesa, il diversamente abile, “frocio” l'omosessuale, e“mongolo” il bambino con la sindrome di Down. Se qualcuno gli farà notare l'indelicatezza, l'idiota dirà che è la stessa cosa e che cambiare nome non cambia la sostanza. Però, quando gli darete dell'idiota, si offenderà. E molto.
8. L'idiota pensa di essere virile. Lo sfoggio di aggressività, l'utilizzo di un linguaggio volgare e il ricorso frequente a minacce di aggressione fisica, il culto delle armi e dell'esercito come istituzione dove dar sfogo al proprio istinto aggressivo sono caratteristiche frequenti e, direi, distintive, dell'idiota contemporaneo. Spiegargli che l'uomo si distingue dall'animale perché pensa e limita le proprie pulsioni sessuali e aggressive è inutile: in primis, perché non è consapevole che la forza è l’ultima “spes” dell’umanità per raddrizzare il legno storto che è l’uomo e che, quando si pensa di utilizzarla, il miglior modo è quella di rivolgerla verso se stessi, in secondo luogo, perché non capisce quello che avete detto, in terzo luogo, perché avergli mosso qualche critica attraverso la vostra osservazione vi colloca , nel migliore dei casi, tra le mammolette buoniste, pur avendoli invitati esplicitamente al suicidio, altrimenti, nella categoria più temuta: quella dei pericolosi intellettuali sovversivi.
9.L'idiota ama l'anonimato ed è generalmente un vigliacco. Sembrerebbe in contraddizione con il punto 8. Non è così. Si è fintamente virili solo quando la vittima della loro aggressività non può rispondere o perché è più debole, priva di aiuto dalla Forza Pubblica che talvolta è timorosa a fronte della diffusione di tale sfoggio di idiozia, o perché è isolata o, semplicemente, perché l'aggressore si nasconde dietro alla protezione del gruppo o all'anonimato, frequentemente favorito dalle numerose diavolerie tecnologiche dei tempi nostri.
Gentile Lettore, si potrebbe continuare a lungo, ma non c'è intenzione di tediarti oltre. L'Autore sa che qualche parte del suo intervento ti avrà irritato perché quest'ultimo non parla solo degli idioti, ma anche di noi stessi. E l’autore ne è consapevole.
Noi uomini, tutti e senza eccezione, siamo soggetti a momenti di idiozia: quanto infantilismo nelle nostre parole, quanto egocentrismo, quanto disprezzo delle regole, quanta vigliaccheria nei nostri atti!
Per non parlare del fascino da Sirena del Denaro che ci ammalia con la sua voce incantevole e pestifera e che diventa metro di ogni nostro agire e giudicare! Quante volte siamo stati offensivi! Quanto spesso abbiamo sottovalutato la sofferenza altrui!
Il signore di ***, però, sembra riassumere quasi tutte le caratteristiche dell'idiota. Si può definire il Prototipo dell'idiota, la quintessenza dell'inciviltà e dell'abiezione umana.
Come emendare simili comportamenti? Come riportare a ragionevolezza simili individui che sembrano aver abiurato per sempre alle loro facoltà superiori? Qual è, insomma, la modesta proposta accennata nel titolo di questo scritto?
Partiamo da un assunto: l'idiota è un uomo. Si comporta da scimmia e da babbuino, come si è scritto, ma è sempre un uomo. Per cui la soluzione più semplice e che in genere viene prospettata in simili casi ossia l'eliminazione fisica, non vale. Tale soluzione indubbiamente avrebbe qualche vantaggio: si potrebbero fornire proteine di qualità agli animali carnivori, istituendo grandi parchi naturali dove lasciare inermi gli idioti per essere dati in pasto a ghepardi, leoni e altri grandi felini. Morirebbero, tra l'altro, virilmente, mostrando il loro coraggio e la loro forza. Andrebbero incontro, insomma, ad una “bella morte”, la più desiderabile delle morti. Senza contare l'aiuto offerto al controllo della popolazione: quel che non fa il profilattico o la guerra, lo farebbe la selezione naturale tra coloro che hanno piene facoltà e coloro che ne hanno di ridotte.
Vedete, però, ed il discorso è stato fatto apposta, che si ricadrebbe nella barbarie di vedere in qualcuno che fa parte della nostra specie un essere inferiore, indesiderabile e in quanto tale eliminabile.
Insomma, chi propone l'eliminazione degli idioti dovrebbe essere eliminato con gli stessi, facendo parte, honoris causa, della categoria. Né valgono le altre funeste soluzioni proposte dai portatori più fieri di ideologie morte e sepolte del Novecento (ma ammiratissime da pletore di idioti contemporanei che ne sarebbero state le prime vittime) che prevedevano la deportazione, indi lo sterminio degli esseri inferiori.
Insomma, con gli idioti dobbiamo convivere, nel senso etimologico del termine. Ci piaccia o non ci piaccia.
Possiamo emendarli? Possiamo renderli migliori? Possiamo, perlomeno, neutralizzarli per far sì che non nuocciano? Colui che scrive crede di sì, ma le soluzioni nelle umane cose non sono semplici.
C'è chi crede nel potere salvifico della Scuola. La Scuola dovrebbe potenziare l'Educazione Civica in modo che i Cittadini conoscano a menadito le Regole del Vivere civile. Purtroppo, è esperienza quotidiana di chi vive nel mondo della scuola che l'enunciazione dei principi di convivenza civile non corrisponde automaticamente a un miglioramento della stessa. E c’è chi propone la cosiddetta “cittadinanza attiva”, insomma non parole, ma fatti. Purtroppo, nelle aule scolastiche si assiste a patetiche pacificazioni imposte da solerti maestre tra bimbi fieramente razzisti per tradizione familiare e bimbi di colore (che spesso rivolgono a coloro che condividono cromie simili alla loro epiteti altrettanto odiosi dei loro compagnetti depigmentati).
Sappiate, per esperienza, che le offese continueranno non appena fuori dalla vista delle educatrici e che l’unico collante tra vittime e carnefici sarà il giudizio negativo rivolto alla dabbenaggine delle velleitarie raddrizzatrici di zampe canine e spremitrici di sangue da rape esangui.
Se dunque né la legge, né la vergogna, né l’istituzione scolastica nulla possono chi o che cosa potrà, dunque, contenere l’esuberanza degli idioti contemporanei? 
L’uomo è un essere sociale e si aspetta dal proprio simile accudimento e, nella migliore delle ipotesi, affetto; nel caso dell’idiota, come in quello del bulletto di scuola media, prevalentemente la sua approvazione.
Bruciare il terreno intorno all’idiota è fondamentale.
In primis, la modesta proposta prevede, dunque, di isolare l’idiota: concretamente volgere le spalle all’idiota e non rivolgergli la parola.
Non si chiede di comportarsi così duramente con i propri parenti o amici che talvolta cadono nella trappola dell’idiozia. Anche voi in quanto uomini ci cadrete, involontariamente. Uno scivolone nella banalità e nell’errore, capita a tutti e anche Omero qualche volta schiaccia un pisolino.
Incominciate a eliminare da Facebook le persone che conoscete poco e che pervicacemente insistono nel postarvi notizie tratti da siti fidedegni come potrebbero essere quelli ideati dal Gatto e dalla Volpe (un elenco, ahinoi, incompleto, è reperibile qui:http://www.bufale.net/…/the-black-list-la-lista-nera-del-w…/).
L’importante è non diffondere il loro messaggio degradato (in particolare, nell’ambito telematico dove il riverbero della voce e spesso dell’immagine dell’idiota gode dell’effetto dello specchio di barberia ossia la diffusione all’infinito che simula un aspetto di profondità illusorio del pensiero). 
Approfittano di tale Fata Morgana, pur non essendo annoverabili nella categoria, godendo i benefici di ricchezza che i veri idioti neanche si immaginano, personaggi mediatici come Sgarbi, Vacchi e simili.
Poiché non sempre è facile distinguere l’idiota da un essere senziente, data la premessa che anche l’idiota merita di essere annoverato tra gli esseri umani, non è lecito non rispondergli, ma, constatata la ferale condizione di idiozia del nostro interlocutore, è inutile continuare la discussione. Vale in questo caso il noto assunto: “Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’ esperienza “.
Un aspetto che distingue voi da loro è la gentilezza, è cosa nota, ma si ricordi che tale predisposizione che fa di voi degli esseri umani verrà scambiata per debolezza e scarsa virilità. Cercare empatia con un idiota è inutile, poiché l’idiozia ha il suo fascino e ne rimarrete ammaliati, poiché l’idiozia ha molti ammiratori e la gentilezza pochi estimatori.
La modestissima proposta arriva a soluzione un po’ più drastiche: poiché il denaro è un aspetto ineludibile nell’immaginario dell’idiota contemporaneo è necessario colpirlo economicamente. Forme di boicottaggio anche per via telematica sono efficacissime e, se ne avete possibilità, o se avete qualche parente avvocato, adottate la politica della denuncia facile che insista su risarcimenti stratosferici.
Multe, ritiri della patente, sequestri di beni, pignoramenti, e nei casi più gravi la detenzione, nel caso in cui siano coinvolte le Istituzioni, sono fortemente auspicabili.
Se tutti questi strumenti risulteranno ininfluenti agli occhi dell’idiota, bisogna ricorrere a forme di persuasione, poco simpatiche formalmente, ma estremamente efficaci. Tra queste è odiosa, ma efficace l'azione di colpire, ad esempio, le comunità, in particolare quelle piccole ( nelle grandi, l’intervento risulterebbe un po’ annacquato), che annoverino tra i loro membri un idiota.
Un commerciante di *** caccia dal proprio negozio un uomo di colore con epiteti razzisti?
La soluzione migliore sarà invitare i nostri amici, reali e virtuali, a boicottare (temporaneamente o continuativamente) l’intera comunità in cui vive l'idiota di cui sopra.
Si cade, lo so, nella “generalizzazione” tipica dei discorsi degli idioti: una comunità non dovrebbe rispondere dei comportamenti dei propri membri quando si macchiano di peccati di idiozia, ma la colpa principale di una comunità ingenua, e l’Italia non ne è esente, è anche quella di tollerare la presenza di un idiota di tal fatta al suo interno senza proferire verbo.
L’ultima mia proposta sono i 15 minuti di gogna mediatica (che, solo illusoriamente, richiamano i due minuti di odio di “1984”).
È abominevole, è vero, moralmente, ma molto efficace ed equivale, rovesciata, ai 15 minuti di celebrità ventilati da Andy Warhol.
Ogniqualvolta l’idiota si esprima con gli atti o con le parole in modo improprio, scovato dalla Pubblica Autorità o dalla comunità dei cittadini, sia esposto sulla pubblica piazza o su quella mediatica alla pubblica riprovazione: pioveranno parolacce, offese, minacce di morte et similia.
L’unico rischio è costituito da un altro idiota in Rete che, tra l’incudine e il martello tra l’atto locutorio e perlocutorio, combini qualche serio guaio passando dall’enunciato ai fatti, attentando all’incolumità del colpevole (ed è il motivo per cui la Polizia, ad esempio, nel caso specifico del posteggiatore abusivo ha deciso di non rivelarne il nome).
L'Autore della modesta proposta, però,  confida sulla scarsa memoria di chi accede ai nuovi media (meno, in realtà, sull’oblio delle grandi società che controllano tutto ciò che circola in Rete).
Nel giro di pochi giorni tutto sarà finito: l’idiota con nome e cognome, esposto al pubblico ludibrio, sbertucciato dagli amici, schifato dai cari, evitato qual peste bubbonica dai colleghi di lavoro, per una decina di giorni, nascosto il suo volto con una sciarpa in piena estate, se ne andrà piangente per le vie della piccola città in cui vive, privo dell’appoggio dei sodali dell’idiozia, timorosi che prima o poi la catastrofe possa ricadere su di loro, o più probabilmente, chiuso nel claustro della propria cameretta, proferirà la frase che tutti noi ci aspetteremmo a fronte di un’azione mal riuscita: “Che idiota sono stato!”.
Arz62

venerdì 6 settembre 2019

Per un nuovo ingaggio delle prassi comunicative.


Dato il titolo del post, il contenuto dello stesso sarà letto solo dal sottoscritto e non da altri tra un mesetto per correggere le imperfezioni che ogni tanto mi sfuggono. 
Non è per nulla suggestivo, vero? Eppure, a costo di ricorrere al solipsismo comunicativo, insisto: c'è un estremo bisogno di nuove prassi comunicative al fine di ristabilire un criterio democratico e funzionale della comunicazione politica.
Purtroppo, siamo stati sommersi, in questi tempi grami, di messaggi di tal fatta: prima un insulto (zecca rossa, comunista, fascista, fascista tra gli antifascisti, coglione, ignorante, pezzo di merda e così via. Come vedete sono biparitisan, in particolare per il pezzo di merda che ha un colore, ma non  politico), poi segue un breve messaggio (che dovrebbe essere il cuore della comunicazione) e alla fine, per attenuare l'impatto dell'incipit più che del contenuto, come sarebbe più logico, si ricorre ai Bacioni (con la maiuscola e i cuoricini, nella versione destrorsa) o all'ironia sminuente (si scherza, suvvia, nella versione sinistrorsa; e nell'inghippo, ahimè, sappiate, ci casco spesso anch'io).

Ristabiliamo delle regoline semplici semplici: quando si incomincia una comunicazione verso qualcuno (e non per qualche uomo o donna dello schermo in forma deviata e ambigua), si dovrebbe incominciare con un semplice vocativo senza fronzoli (si dovrebbero evitare il “Caro” e l'”Egregio” et similia che sanno già di presa per i fondelli), poi è d'uopo continuare con il messaggio (anche duro e diretto e senza concessioni al bon ton) ed è opportuno poi finire con i saluti, senza ironia e senza affettività fittizia. 
Su, non è difficile, stronzetti! Bacionissimi! ;-)

giovedì 5 settembre 2019

Vittime e vittimisti: stessa radice, desinenza diversa.


Una figlia ha tutte le ragioni per difendere il padre accusato ingiustamente di aver avvelenato una giovane ragazza e per condannare la cultura del sospetto.
Ma da qui a rivendicare un'innocenza per i 25 anni di politica torbida, costellata da inchieste, da condanne in giudicato e da prescrizioni favorite dall'essere sceso in campo in politica per tempo onde evitare il peggio ce ne passa.
Agli occhi di sua figlia, cui deve tutto, il papà sarà un eroe e una vittima, ma, dispiace smentirla, per la Storia, e si parla di Storia e non di cronaca, nonostante sia ancora in vita, suo padre è stato, è e sarà un personaggio controverso e ambiguo che ha fieramente e con astuzia difeso i propri interessi personali e che solo tangenzialmente si è occupato del bene comune.
Del male prodotto a livello morale in un Paese non particolarmente virtuoso si tace perché non è materia da Tribunali terreni. E nessuno, tanto meno il sottoscritto, ha l'ultima parola.

Le truppe armate dell'immarcescibile stanno scaldando i loro trattori.

Per capire quel che voglio comunicare, leggete il post precedente.


mercoledì 4 settembre 2019

La Ruota dell'Odio gira. Sugli atti di autolesionismo dell'elettorato attivo e passivo.


La ruota dell'odio non si ferma e spesso ripassa dallo stesso punto.
Ecco che i giornali trombettieri in quota dell'Immarcescibile stanno preparando il tappeto rosso su cui riprenderà il cammino, temporaneamente interrotto per pura dabbenaggine, di Capitan Findus.
E si ritorna alle origini: questo è un governo del Sud, molti Ministri vengono dalla Terronia e i Terroni sono terroni come una rosa è una rosa: perfidi, opportunisti, poltronisti nati e fannulloni.
Insomma, sta per riprendere la solita noiosa tiritera per ammaliare l'elettorato delle regioni di riferimento della ex Lega Nord, Lombardia e Veneto, quelle regioni che volevano l'autonomia perché volevano il bene del Sud, sì un bene dell'anima, a tal punto da venderla al Diavolo.
Non si preoccupino, comunque, gli elettori del Sud che hanno votato colui che tanto li ama e che condivide con alcuni di loro pratiche magiche ormai un po' in disuso quali il bacio alla francese del crocefisso, l'adorazione dei santini e la genuflessione davanti a Santu Rocco: la ruota dell'odio girerà e li lascerà perdere tra un po'.
Premeranno all'uscio del polentone spaventato del Nord di nuovo gli albanesi, i cinesi, i rumeni, i Rom, i marocchini, gli algerini, i senegalesi, i nigeriani...e, per ritornare ai nemici interni, le salvifiche dal punto di vista del consenso e immancabili zecche rosse, quegli insettacci che sono stati alla base del successo dell'immarcescibile e or volge l'anno del Capitan di pedalò, oggi famoso in tutto il Mondo per essersi dato un remo in testa e per aver messo, qual novello Attis, gli zebedei nello scalmo. Ahi! E il Maalox non serve per alleviare un siffatto dolore.


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