giovedì 30 agosto 2018

Piccola proposta non particolarmente ignobile.


Sapete tutti che Google, Facebook, You Tube, Instagram et similia raccolgono migliaia di dollari in pubblicità. Talvolta, esentasse. Non entro in un argomento che non ho approfondito più di tanto, ma mi sembra chiaro che chi pubblica materiali suoi o si avvale delle piattaforme summenzionate molto spesso lo fa a titolo gratuto, arricchendo nel contempo, consapevolmente, chi lo ospita.
E' vero che chi fornisce materiale creativo lo fa spesso a scopo promozionale o perché è un dilettante o perché ha l'illusione che la moltiplicazione dei Like porti a qualcosa, prima o poi.
C'è qualcuno, d'altronde, che guadagna molto utilizzando questo meccanismo ( gli Youtuber e gli Influencer ne sono un esempio lampante), ma spesso chi non ha grande visibilità e magari non la vuole più di tanto, non ha un ritorno che corrisponde equamente allo sforzo profuso.
Un modo semplice per gratificare i piccoli è usufruire di quegli strumenti presenti in Internet e spesso ignorati dal grande pubblico: il donaware, il pizzaware etc. strumenti ormai alla portata di tutti come Paypal, con rischi sempri minori per chi teme pagamenti attraverso Internet.
Io ho richiesto per il mio lavoro personale (dilettantesco, d'accordo), per cinque anni un contributo in caffè. Sappiate che il ragazzo che davanti al bar che pietisce un piccolo contributo per andare avanti ha guadagnato oggi più di me in un giorno.
Non fraintendete: la mia non è invidia.
Il ragazzo sicuramente ha più bisogno di me, ma arricchire le piattaforme (che spesso hanno politiche non sempre limpide) e non avere nemmeno un ritorno di riconoscenza è un po' avvilente. Ritorno al punto: se avete un servizio, un sito, una persona che pubblica qualcosa che trovate interessante, incentivatelo in qualche modo, per evitare che la moneta cattiva cacci quella buona.
Io ho cominciato con qualche programma che mi sta salvando la vita e con qualche iniziativa benefica.Non mi sono svenato, ma con i pochi soldini che ho provvederò a breve a locupletare altri.
Coloro che pubblicano contenuti di qualità non si aspettino vagonate di euro, ma piccoli contributi per andare avanti. Se si è in tanti, non pensiate che rinuncino alla gratuità dei loro prodotti pensando anche chi, per varie ragioni e non sempre disonorevoli ( v. i giovani senza un quattrino), non è disposto a contribuire all'impresa. Ovviamente, se qualche anima buona vuol dare il buon esempio con me... ;-) Altrimenti, dovrete sopportare, e le avvisaglie ci sono già, di pagare tutto. E caro.
Insomma, il mio è un invito a distribuire meglio il denaro che, come Bacone disse, è come il letame: cumulato puzza, diffuso dà fertilità al terreno. Poi se uno ama sguazzar nella merda... ;-)

lunedì 27 agosto 2018

(Non iscrivetevi a Lettere! E' pericoloso!) Favoletta estiva: La rana vanitosa.


Un tempo viveva in uno stagno una rana. Si annoiava a morte, perché nessuno voleva avere a che fare con lei. Questa rana, infatti, era molto vanitosa, altezzosa (si sentiva superiore a tutte le altre regine dello stagno) e usava spesso il pronome “IO”. Sì, in maiuscolo, perché nella sua prosodica, quando lo usava, il pronome di prima persona singolare si alzava di tre tonalità rispetto alle altre parole.
E le sue compagnucce, com'è logico, si annoiavano a morte. “IO qui! IO là!”, tutto il giorno.
Per sovrammercato la rana vanitosa presentava ogni sua impresa banalissima come un'azione straordinaria: aveva mangiato una mosca? Diceva alle sue compagne: “Uh, che avventura! Un mostro con cento occhi si è avvicinato e IO l'ho sconfitto! Sol IO! IO ne ho fatto un sol boccone! No, in realtà, era talmente grande che IO ne ho fatti mille di bocconi!”.
Le povere rane che stavano ad ascoltarla si guardavano perplesse e poi se ne andavano gracidando: “ Che gra! Che gra! Che gra! Che gra...nde stronza!”
La rana si accorse che così non funzionava: la sua solitudine aumentava e si rodeva per trovare una soluzione.
Poiché era una rana vanitosa, ma anche abbastanza astuta, cambiò allora strategia: avvicinava le sue compagnucce di stagno e sussurrava: “Vedi quella libellula? Vedi come vola felice e contenta per lo stagno, mentre voi vi inzaccherate tra fango e acqua? Io me la mangerei in un boccone, ma vola troppo alta, quella maledetta! Lo sapete che mangia anche lei insetti, quella cannibale? Vi priva del vostro cibo! Non solo: quella malvagia succhiainsetti a tradimento può volare di stagno in stagno! Dovete sapere che passa l'estate in bellissime pozze d'acqua limpidissima e si sgranocchia piano piano mosche, moscerini e, inorridite!, girini!...”
Le rane dello stagno che mangiavano abitualmente in abbondanza non avrebbero dato ascolto a quelle parole, ma quell'anno c'era siccità e avrebbero dovuto stringere un po' la cintura.
Le parole della rana vanitosa fecero breccia.
Qualcuna gridò indignata: “Maledette libellule!”, altre: “Cannibali!”, altre ancora: “Libruttole, altro che Libellule!”
Finito il periodo di magra, le ranocchie, un po' ingrassate, non invidiavano più la leggera libellula che raramente volava alla portata della loro lingua. Mica era scema! Circolava voce, inoltre, che avesse non solo una vita difficile, ma anche breve.
La rana vanitosa l'anno successivo continuò imperterrita: “La libellula mangia molto e si nutre delle vostre mosche!” .
Vide che quelle parole ormai annoiavano il pubblico delle sue amiche ranocchie che, appena si accorgevano che attaccava con quel discorso, dicevano: “Ehm, scusa, abbiamo altro da fare! Abbiamo l'acqua sul fuoco e dobbiamo buttare i ravioli “Rana” nella pentola! Ci vediamo!”
La povera rana vanitosa, rimasta di nuovo sola, capì che doveva trovare altro, un nuovo argomento per suscitare l'invidia e la paura delle sue consorelle. Le richiamò dopo pranzo: “Uh, guardate la biscia d'acqua! Non solo mangia insetti, ma attenta alla vostra vita!”: l'argomento serpentino ebbe un breve successo in quell'estate, perché una biscia aveva veramente mangiato una ranocchia!
L'abitudine di ingigantire con la lente di ingrandimento della vanità ogni fatto fece sì che la rana vanitosa moltiplicasse per dieci il proprio racconto : “So per certo che nello stagno vicino, un'altra biscia d'acqua ha mangiato dieci povere raganelle! Speriamo che non venga nel nostro stagno, altrimenti....”
La paura incominiò a diffondersi nello stagno, ma poiché non poteva insistere con le bisce assassine a lungo dovette passare ad altri abitanti dello stagno di anno in anno: il rospo, la tartaruga, la salamandra.
Venne il giorno che i nemici delle rane erano diventati troppo numerosi e che il clima di incertezza fosse sempre presente, ma non portasse a nulla. A dir la verità qualcosa la rana vanitosa aveva ottenuto: come le pecore si addossano alle piante che hanno ampie fronde per proteggersi dal calore del solleone, così le rane vivevano sempre vicino le une alle altre, pronte all'attacco dei nemici che popolavano le loro menti e un poco di compagnia facevano alla rana vanitosa che, è vero, ampliava le loro paure, ma le conteneva nel contempo col suo IO imperioso che rassicurava le animule tremebonde delle gracili ranocchiette.
Un giorno, però, capitò un fatto strano: la rana vanitosa, vagando per lo stagno di vedetta alla ricerca di qualche libellula o rospo o biscia da cacciare dal territorio, si imbattè in un oggetto misterioso: si trattava di uno specchio lasciato cadere da qualche umano.
La rana vanitosa si avvicinò a quella superficie misteriosa e vide se stessa riflessa.
Dopo un primo momento di sconcerto, dapprima decise di gonfiare un poco la propria pelle per incutere timore all'intrusa. La rana vanitosa vide con stupore che la sua avversaria aveva fatto lo stesso. “Che sfrontata!” , pensò e , con maggior impegno, gonfiò ancora la sua pelle.
Gonfia, gonfia, effettivamente ora sembrava un enorme rospo e si compiacque del suo aspetto maestoso. Poiché non era per nulla stupida, pensò: “Se IO ingrandirò il mio corpo a dismisura tutte le rane dello stagno mi nomineranno loro Regina senza bisogno di elezioni! E di una sola cosa dovranno avere paura: di me! E non esiste Regina senza uno stuolo di Dame di compagnia! IO non sarò mai più sola perché tutti mi dovranno riverire e onorare; inoltre, non sarò più costretta ogni anno a inventarmi un nuovo nemico...”
Si diresse gonfia all'inverosimile dalle compagnucce dello stagno, convinta di sorprenderle e di lasciarle a bocca aperta.
Con gran sorpresa non la salutarono e non la riverirono.
La rana vanitosa non poteva parlare perché se avesse proferito verbo si sarebbe sgonfiata velocemente come un palloncino della fiera ripieno di elio destinato a perdersi tra le nuvole.
Un silenzio minaccioso e ostile calò nello stagno, finché un grido di battaglia si levò: “Dagli al rospo! Dagli al rospo!”. E con le canne aguzze le placide ranocchiette dello Stagno, addestrate dalla paura all'uso delle armi, accecate dalla loro stessa violenza e dal sangue, infilzarono la povera rana vanitosa che se ne rimase lì, trapassata in più punti da parte a parte come uno spiedino. Non volò via come si sarebbe potuto immaginare, ma si dice che dalle bolle schiumose delle ferite, spirante dai fori di entrata e di uscita, si sentisse il fiato dell'ultimo respiro moltiplicato per cento. 
“io?”. Minuscolo, ovviamente.                                                                                         arz62


Minacce (2)

La notizia è questa: Vigili bruciati vivi


Si sa. Molti giudicano i Social come le porte dei gabinetti dei maschi: si trova scritto di tutto e di più, trasgredendo il buon gusto, e frequentemente le leggi, contando sull'anonimato.
I giudici di Trento la pensano così, anche se sull'anonimato bisognerebbe andar cauti. 
La Polizia Postale è in grado di individuare chiunque si comporti così attraverso il suo indirizzo ID, alla faccia dei profili fake; un lavoraccio, sia chiaro, vista la diffusione del fenomeno, ma del tutto alla sua portata.
E', comunque, una ricostruzione giornalistica quella che ho letto e probabilmente dietro alla sentenza ci saranno tonnellate di questioni giuridiche che io ignoro.
Valuto solo attraverso le parole riferite dal giornale, dunque, consapevole di aver sentito, more solito, solo una mezza messa.
Definire ogni intervento sui Social “uno sfogo da bar” ci sta, ma anche al bar se minaccio qualcuno di bruciarlo vivo, incorro in un reato.
Poi ci saranno le attenuanti: ero alticcio, soffrivo di disturbi della personalità, non ero capace di intendere e di volere etc.
Ma chi ho minacciato non è in grado di saperlo a priori.
E trattare le persone che scrivono sui Social tutti come alticci, sofferenti di disturbi della personalità e incapaci di intendere e volere è uno splendido invito a comportarsi come tali. 
Credo che tutti vorrebbero vivere in piazze virtuali (e non solo) frequentate da persone perbene, non lasciandole nelle mani di delinquenti e squinternati.
Peggio ancora è la definizione dei giudici di “agorà virtuale dalla memoria breve”.
Qui, se l'espressione è quella reale, si può cogliere un errore marchiano: la memoria in Internet non è affatto breve. Anzi.
La tendenza al moltiplicarsi dell'informazione attraverso la condivisione non corrisponde affatto all'immagine della porta del bagno dei maschi.
Se si vuole forzare il paragone, scrivere sui Social è come scrivere su una porta di un bagno “Gina ***** è una t***. Eccovi il suo numero di telefono *****” e crearne una copia col teletrasporto in tutti i bar d' Italia e del Mondo con la stessa scritta che il tempo non cancellerà.
E Gina ****, vi assicuro, che è sicuramente una brava ragazza, non ne sarà affatto contenta. I maniaci di tutta la Terra, in lingue anche sconosciute, la tempesteranno di telefonate oscene.
Come, credo, non saranno contenti i vigili che, vituperati e minacciati dal bulletto coram populo, saranno costretti a ingoiare un bel rospo.
I bulli vanno isolati e responsabilizzati. Minimizzare la gravità dei loro comportamenti verbali (ma dalla parola all'atto, lo ripeto spesso, è un istante...) non solo è la condizione per le reiterazione degli stessi, ma stimolerà anche lo spirito emulativo di altre schiere di idioti.

domenica 26 agosto 2018

Prima l'Italiano!

Poiché tra breve dovrò ritornare a scuola, ho deciso di esercitarmi, sono in effetti un po' arrugginito, nell'arte di correggere i temi senza essere troppo cattivo.
Scrivere è difficile, correggere è facilissimo.
Sbaglio anch'io e, invecchiando, divento sempre più indulgente, anche perché ormai spesso mi sfuggono gli errori. Lo so: è un difetto dell'avanzare dell'età come la ricorsività dei discorsi e i vuoti di memoria, ma forse ve l'ho già scritto. Bah, chi se lo ricorda?
Ho trovato questo temino di un tal Luigi, che tutti chiamano Gigetto. Il temino denota un forte sentire. E' scorrettuccio nella forma, ma può migliorare.
Gigetto dovrebbe imparare da Matteuccio, il suo compagno di banco, che ha corrotto con delle merendine (pagate da tutti i suoi compagni di classe) una piccola squadra di secchioni che sanno scrivere temi; non bellissimi, in verità, ma sono elaborati che colpiscono l'immaginario dei professori: parlano di pensionamento anticipato, di eliminazione della Legge Fornero, di quota 100 e cosucce del genere.
Io che sono un vecchio professore mi faccio volentieri ingannare e do un bel voto a Matteuccio, anche se qualche volta il linguaggio non è sempre castigato. Mi illudo che possa imparare prima o poi la buona educazione.
In realtà, mi sono sempre ingannato anche quando gli scorsi anni vedevo gli occhi lucidi dei miei allievi alla lettura ad alta voce dell'art.3 della Costituzione.
Eh, sì, parlavo di uguaglianza davanti alla legge, di dignità e di rispetto!
Immaginavo l'amore universale e che i miei allievi si amassero alla follia, rispettandosi l'un l'altro come i bravi pulcinotti dovrebbero fare.
Alla fine della lezione trovavo spesso dei bigliettini per terra con messaggi strani che non riuscivo a capire: "Puzi!", "Fassilenzio te che seinero!", "pezodimeddaseca!".
Non capivo: mi sembrava di dover decifrare la Lineare A.
Be', ora correggo il compitino di Gigetto. Fa il duro, ma è buono come il pane. Gli darò 6+. Ce l'ha messa tutta!


sabato 25 agosto 2018

Minacce.


Il fenomeno è abbastanza nuovo. Non perché non esistesse prima, ma perché ora Internet ne amplifica la frequenza.
Se un tempo, per strada, qualche balengo mi avesse fermato per strada e mi avesse minacciato: “Vengo a prenderti a casa e ti spacco la faccia”, avrei potuto contare sulla comprensione del Carabiniere che, costretto a stendere il verbale di denuncia, avrebbe detto: “Non le posso dare una scorta, ma chiamerò il personaggino che l'ha minacciato e gli farò presente i rischi della sua condotta. Non servirà a molto, ma almeno gli metteremo un po' di paura”.
Ecco, mi sarei chiuso in casa lo stesso, ma avrei potuto contare sulla blanda difesa di uno Stato di Diritto.
Purtroppo, le cose sono cambiate: le minacce via Internet si sono propagate viralmente.
Il docente universitario che ha denunciato il linguaggio, a suo avviso, razzista di una Capotreno è stato inondato di minacce di ogni tipo. Ed il nostro (uso l'aggettivo possessivo nostro perché lo è di fatto) Ministro degli Interni ha pensato bene di fomentare i suoi adepti ad inisistere. Il docente è uno stronzo e va punito. Minacciate pure. E il fosso è stato saltato.
Nel mio piccolo, le minacce sono arrivate a persone che mi sono vicine.
E la minaccia non è stata solo telematica. E' stata diretta.
Ora Natalia Aspesi per essersi esposta sul caso di Asia Argento è stata oggetto di minacce.
Un deputato leghista minaccia i Magistrati di andarli a prendere nelle loro case.
Sembra che abbia fatto marcia indietro, ma dal suo partito di riferimento non ho visto nessuna censura.
Insomma, se ora qualcuno denunciasse alle Forze dell'Ordine una minaccia di qualsiasi tipo, otterrà, nella migliore delle ipotesi, una risposta di questo tipo: “Sa, le minacce sono così frequenti che non possiamo intervenire. E' un fenomeno talmente allargato che non è perseguibile. L'organico è quello che è. Ci sono reati che ormai sono fuori dal nostro controllo: il furto di biciclette, i furti nelle auto, nelle case, le spaccate nei negozi, le minacce ai cittadini...” Insomma, neanche una telefonatina, un rabbuffo, una convocazione in caserma. Ci si chiude in casa. Senza contare sulla blanda protezione di nessuno.
Lo so di prestare il fianco ad una delle abusatissime argomentazioni leghiste: se c'è un reato (per loro di un extracomunitario, of course, perché gli italiani non ci pensano proprio), questo non sarà punito. Ovviamente, perché l'antistatalismo è più forte che mai, Dextra imperante, nulla si farà per ampliare l'organico e per gratificare economicamente le Forze dell'Ordine che hanno un compito non sempre facile. Anzi: la benzina per le Gazzelle verrà ulteriormente razionata e correre per le strade senza combustibile quando i Leoni della Malavita sono pimpantissimi è un bel problema.
Evidentemente, oggi, in senso lato, abbiamo raggiunto una parità giuridica: neppure i reati di italianissimi italiani che minacciano fisicamente i loro compatrioti saranno puniti.
Una strana applicazione dell'articolo 3 della Costituzione.
Ed il bello che al Potere ora c'è la Destra, quella che si fregiava del motto: “Legge e Ordine”, più poteri alla Polizia e più armi nelle mani dei cittadini. ;-)

venerdì 24 agosto 2018

Libera traduzione attualizzata della favoletta "La rana e il bue".

Intelligenti pauca.
(Ah, non iscrivetevi a Lettere: è pericoloso!)

Originale

Inops, potentem dum vult imitari, perit.
In prato quondam rana conspexit bovem
Et tacta invidia tantae magnitudinis
Rugosam inflavit pellem: tum natos suos
Interrogavit, an bove esse latior.
Ille negaverunt. Rursus intendit cutem
Maiore nisu et simili quaesivit modo,
Quis maior esset. Illi dixerunt bovem.
Novissime indignata, dum vult validius
Inflare sese, rupto iacuit corpore.

O.G.M.
Lo scansafatiche e povero di idee, quando vuole imitare colui che agisce e nel contempo pensa, schiatta.
Un giorno un ranocchio vide in un bel prato un bue e, preso dall'invidia di tanto grande possanza, incominciò a gonfiare la sua pella rugosetta.
Gonfia, gonfia e gonfia, non sicuro della sua impresa, domandò ai suoi figlioli se fosse più grande del bue.
Imbarazzati, gli innocenti piccini fecero cenno di no.
Ci riprovò: gonfia, gonfia, gonfia con maggiore sforzo, il ranocchio domandò di nuovo il parere ai suoi piccoli:
"Chi è più grande? IO o quel brutto bue?"
Pieni di vergogna, i ranocchietti dissero: il bue!
Incazzato verde come non mai, il ranocchio volle gonfiarsi ancora di più.
Ci rimase secco e lasciò pezzetti del suo corpo in ogni dove. R.I.P.

"Libero" e i cagnolini sbavanti. Un Mondo da cani.



Le parole hanno ancora un senso. Se un giornale vicino a un uomo politico scomoda le categorie religiose per giustificare l'adesione a una posizione politica, è evidente che si è scavalcato il fosso.
“Fedele” non è attributo che attiene ai rapporti paritari tra gli uomini.
O si usa per Dio, e Salvini non lo è, non avendo ancora fondato una religione, anche se sta lavorando bene per diffondere un culto della personalità, o connota i rapporti tra il cane e l'uomo. 
Se i Cattolici sono fedeli a Salvini (e francamente non lo credo), allora sbavino tutti come Pavlov insegna sentendo la parola "immigrazione". 
I giornalisti di Libero scondizolano, d'altronde, già da un bel po'. Bau! Bau!

giovedì 23 agosto 2018

La rana e il bue


I fan di Salvini non sono tantissimi come sembrano. Alle elezioni il suo partito ha ottenuto il 17% dei voti e sappiamo che alle urne sono andati solo il 73% degli elettori. Fate il calcolo. Ora Salvini fa come la rana davanti al bue: gonfia la sua pelle e cerca di dimostrare di essere più grosso di quello che è nella realtà.
Sui Social poi si avvale di falsi profili per alimentare le reazioni degli oppositori che involontariamente, dandogli spago, ingigantiscono il fenomeno Lega.
Peccato che sparandone una al giorno, Salvini succhi solo l'elettorato alla sua destra: Forza Italia,  Fratelli di Italia e le frange del Movimento 5 Stelle più sbilanciate verso le maniere forti, in partibus dei cosiddetti Forconi. Arriverà, se va bene, al 25/30%, annichilendo, però, i suoi alleati.
Casa Pound e Forza Nuova gli servono come picchiatori mediatici e minacciatori seriali (e le Forze dell'Ordine mute: chi è il loro attuale Superiore?): più di una persona è stata minacciata per via telematica, e non solo, nel silenzio assordante delle Forze dell'Ordine e della Magistratura.
“Parole, parole”, rassicurano Carabinieri e Polizia, ma sanno che se si indulgerà a lungo non ci sarà Mina, la cantante, a solfeggiare, ma la mina con la miccia (e a Treviso, ne è apparsa una, pur come simulacro).
Ecco. Questa è la situazione.
Niente paura: i Leghisti stanno solo alienandosi lentamente l'elettorato moderato e cattolico (attacchi al Papa, alla Chiesa in generale, alla Caritas, alle ONG cattoliche e non etc.).
Insomma, tirano la corda che momentaneamente tiene, ma ora, necesse est, devono raccogliere quanto possono.
Ecco l'accelerazione nelle provocazioni di Salvini per rompere ogni alleanza.
A fine anno c'è la Finanziaria e il redde rationem sui risparmi di tutti si avvicina. Nessuno in Europa compra Btp. Il debito italiano non gode della fiducia dei mercati europei e la buona borghesia appoggia gli estremisti solo quando non mette a repentaglio i suoi risparmi.
Salvini sa di raccogliere qualcosa hic et nunc, dopo aver fatto molti proclami e non aver nei fatti combinato granché.
Se si sfilerà dal giudizio europeo per tempo, si salverà.
Gonfia la pelle a dismisura e mette paura agli oppositori che sembrano annichiliti.
Rimane, però, una rana, verde e con la pelle velenosa. E puzza forte di forza e di vecchie mutande.

La rana e il bue



Inops, potentem dum vult imitari, perit.
In prato qundam rana conspexit bovem
Et tacta invidia tantae magnitudinis
Rugosam inflavit pellem: tum natos suos
Interrogavit, an bove esse latior.
Ille negaverunt. Rursus intendit cutem
Maiore nisu et simili quaesivit modo,
Quis maior esset. Illi dixerunt bovem.
Novissime indignata, dum vult validius
Inflare sese, rupto iacuit corpore




arz62

lunedì 20 agosto 2018

Propaganda 6.1.0

Ipotetica copertina del libro sulle "Face news" che l'Umorista umorale intende propinare ai suoi lettori.

lunedì 13 agosto 2018

De modo operandi in FB

Il resoconto di un piccolo mio intervento su un personaggio pubblico di cui è bello tacere il nome:

"Il personaggio è quello che è e il consiglio più semplice è quello di ignorarlo. Se, però, preferite una politica più attiva per contenere le intemperanze di questi fenomeni, potreste, se vi garba, e io sto operando in tal senso, fare così: con ripugnanza (per un giorno infatti avrà un boom di contatti e ne godrà...) andate nella pagina ufficiale del personaggio e segnatevi tutti i vostri amici di FB che lo seguono.
Poi, cum grano salis, salvando amici stretti, zii colonnelli, giornalisti che si devono occupare di queste cose, cancellate dalle vostre amicizie tutti i follower del tipino.
Per correttezza e per evitare equivoci scrivete quello che state facendo sulla vostra bacheca. Qualcuno mi dirà perché dannarsi l'anima per un'operazione del genere.
Semplice: toglierete così un po' d'acqua alla piscina mediatica del personaggio che sfrutta proprio gli algoritmi di FB per allargare la propria popolarità e per magnificare comportamenti narcisistici di tal fatta (anche attraverso gli ingenuissimi follower che, badate bene, sfruttano anche la vostra amicizia per divulgare il verbo di quell'uomo; insomma, sono volonterosi carnefici pur se inconsapevoli di quello che stanno combinando).
Quando si dovranno fare le abluzioni in una piccola vasca da bagno con l'acqua sporca e in compagnia di pochi amichetti, simili personaggi dello spettacolo e della politica nuoceranno meno al resto del mondo e voi sfrutterete al meglio gli algoritmi di FB senza esserne travolti. ;-)
Urge, infatti, a mio avviso, un po' di ecologia nel mondo della comunicazione: diffondere le imprese più strampalate e le idee più balzane non contribuisce alla salute mentale della collettività".

sabato 11 agosto 2018

Lettera alla Destra. Chiariamo i fondamentali.


Cara Destra e gentili sostenitori della stessa,
il professore che vi ha tanto indignato ha solo evidenziato un difetto di comunicazione di una dipendente della “TreNord” che viola il dettato Costituzionale.
L'art. 3 della Costituzione recita: “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua , di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Sarà stato pignolino, e i docenti lo sono, ma la Capotreno, tranne che abbia visionato i documenti in anteprima, non poteva sapere se i “molestatori” fossero Rom, se fossero Italiani, se fossero Clandestini, se fossero Cattolici o Musulmani, fautori della Lega o del PD. Poteva desumere che fossero poveri. E i poveri, in genere, sono un po' rompicoglioni. Ecco forse avrebbe potuto con più sicurezza desumere il loro sesso: maschi o femmine, ma sapete come stanno le cose oggi?, non sempre è facile distinguere.
Insomma, il professore non avrà tenuto conto della legittima esasperazione della Capotreno a fronte di atti illeciti che nessuno nega, ma le parole che ha sentito non erano, a suo parere, opportune.
Se siano degne ora di un piccolo rabbuffo o di un licenziamento, non possiamo saperlo, perché, dovete sapere, che le decisioni su queste cose non competono al pubblico sbavante di FB che in genere conosce solo la mezza messa.
Poiché ai miei tempi, siamo però nel Giurassico, la Destra reclamava come fari della propria politica le parole “Legge e Ordine”, vorrei rammentare che senza la prima non c'è il secondo.
Per ora il nostro ordinamento prevede che non si utiizzino espressioni che abbiano connotazioni razziali discriminatorie e c'è una Legge, denominata Mancino, preposta a evitare ogni deriva.
Non vi piace la Legge? Siete in Parlamento e potete cambiarla. Fontana lo ha chiesto.
Se avrà/avrete la Maggioranza, e voi l'avete, potreste cambiarla facilmente, ma ci sarebbero alcune conseguenze spiacevoli che non vi sto a raccontare.
La Legge vigente è questa per ora.
E' sicuro , anzi certo, che molti di coloro che hanno minacciato il professore sono incappati in reati contemplati dalla Legge Mancino e non solo.
Non vedo molti rappresentanti della Destra sbracciarsi perché sia applicata.
Ecco, sono arrivato al punto: se pensate che sia giusto così, il vostro slogan sia “Illegalità e Ordine” (che equivale all'obbligo flessibile del M5S  ossia è un ossimoro) oppure “Legge, quando ci fa comodo, e Ordine per gli altri”.
Per chiarezza, eh?
Poi si va verso il disastro tutti insieme.

giovedì 9 agosto 2018

Lettera ad un'amica. Del motivo per cui è inopportuno seguire i politici di cui non approviamo le scelte politiche e che utilizzano i Social Media con scienza e incoscienza.



Cara *****,
mi spiace dissentire. Hai scritto che intendi seguire come “follower” Matteo Salvini.
So che la curiosità sociologica ci muove così come agli albori di Internet funzionò (e funziona) il porno per molti maschietti. ;-)
Matteo Salvini sa fare il suo mestiere e utilizza in modo scaltro i social media. Si tratta di una nuova forma di “totalitarismo” (ovviamente sto utilizzando un'iperbole ironica): vuole riempire la nostra vita privata col proprio faccione. E ci sta riuscendo alla grande.
Per cui ci dobbiamo sorbire Salvini davanti al fritto misto e con in mano il mojito o mentre percula un povero cristo che è in ambulanza per raccogliere due applausi dei suoi.
Fosse una nostra scelta, passi, ma se la scelta è dettata da un algoritmo, no.
Sia chiaro che nessuno sfugge al meccanismo: la curiosità fa sì che la comunicazione politica funzioni, ed è un'immagine che uso spesso, come gli specchi contrapposti dei vecchi barbieri che lavoravano in ambienti angusti: amplifica l'effetto creando illusorie grandezze.
Ecco il motivo per cui recentemente ho recentemente cancellato molti miei amici su FB. Sono ancora tali e ho già chiesto scusa per la decisione. Non interagivano, però, con me (e non è un obbligo), e seguivano, spesso, presumo, obtorto collo, i miei mal di pancia disegnati e scritti.
Non volevo veramente invadere il loro spazio.
Anche perché percepivo (ma non potevo saperlo di sicuro: erano muti) che non la pensavano come me.
Cerchiamo di capirci: il mio non è un invito a chiuderci nelle camerette chiuse con i nostri compagnucci per raccontarci quanto siamo intelligenti e buoni. Ho molti amici, parenti e conoscenti che dissentono da quello che dico (sono per esempio apertamente di Destra), ma interagiscono, si incazzano, mi mandano a quel paese e, probabilmente, pensano in cuor loro che io sia un coglione.
Va, be', ma mi conoscono o meglio mi riconoscono come interlocutore se sono conoscenti, spesso mi vogliono persino un po' bene e mi perdonano il fatto che vada a occupare la loro cameretta, magari mettendo i piedi sul tavolo e usando il loro bidet come portacenere (anche se ho smesso di fumare;-))
Purtroppo, altri, involontariamente, non interagendo con me, facevano interagire gli algoritmi di Facebook: per cui, seguendo determinati siti e determinati uomini politici, riempivano la mia bacheca di Fake News, comprese quelle più disgustosamente propagandistiche, e, nel caso specifico, del faccione di Salvini.  E non avevo sull'altro piatto della bilancia la loro voce.
Sicuramente, a mia volta, commentando criticamente ogni sua uscita, poiché davanti al piatto ricco mi ci ficco, ho contribuito anch'io (e paradossalmente lo sto facendo anche adesso) ad allargare lo tsunami comunicativo, favorendo chi, per varie ragioni, non raccoglie la mia simpatia politica (umanamente lo ritengo un guitto furbetto, ma estremamente pericoloso perché sta maneggiando materiale che prima o poi può esplodergli tra le mani: sto parlando dell'intolleranza, non di C4).
Ti invito gentilmente, dunque, a esercitare la tua curiosità sociologica per un tempo limitato nei suoi confronti perché è assai più bello parlare con te che parlare di Lui.
Bisogna, insomma, sfuggire, in qualche modo, a quel meccanismo perverso che ci porta a commentare compulsivamente ogni rutto quotidiano come recita al punto 3 del suo bel decalogo un cantautore e scrittore che ammiro molto, Gianfranco Manfredi: bisogna evitare “...L'argomento del giorno, qualunque argomento, qualunque sia il giorno”. Tuo Stefano

martedì 7 agosto 2018

Gli avvelenatori di pozzi (parte settima)


IL GRANDE COMPLOTTO

Il negazionismo nasce dalla paura della Storia. La Storia, che ha capacità interne per autoemendarsi, non dovrebbe dare giudizi, si dice, ma fornire materiale per formularli.
E la paura più grande dei negazionisti era quello di essere giudicati per quel che erano e sono: fanatici sostenitori del regime nazista quello morto (ma non sepolto) nel bunker berlinese.
Se la Storia non piace, va manipolata e negata.
Poiché l'elemento più fastidioso che rende asfittica e mefitica ogni riproposizione del nazismo erano i lager dotati di camere a gas, ecco che l'attenzione degli “storici” negazionisti si è focalizzata lì. Negare lo Zyklon B è stata la loro fissazione: eliminare il gas avrebbe reso più respirabile il nazismo.
In Italia, pur in mi minore, si è fatto di tutto per minimizzare l'adesione del Fascismo alla politica razziale hitleriana.
Eliminata la “macula” si è pensato di rendere l'occhio del Fascismo lungimirante.(E i nostalgici di Lui su FB, sbattendo continuamente contro gli spigoli di ciò che è avvenuto e inanellando, ad arte, falsi storici evidentissimi cinguettano: “Ah, allora i treni arrivavano in orario! Signora mia, vuol mettere che Lui ha inventato la Pensione!” and so on, sorvolando ovviamente sugli anni di guerra e sul sangue versato dagli Italiani in nome di una politica ottusa e pervicacemente portata al disastro storico e umano).
Ritroniamo al punto relativo al Grande Complotto. Ovviamente per permettere questo barbatrucco da quattro soldi che trasforma le vittime in carnefici e i carnefici in povere vittime, bisognava convincere il lettore che la Storia era stata manipolata, che dietro alla Storia ci fosse un Grande Complotto. Non è difficile: il lettore è sempre un po' ingenuo e, se ha comprato il libro, tende a “sospendere il giudizio” per seguire il filo logico dell'autore, anche se logico non è.
Nulla di nuovo sotto il sole: la falsificazione della storia è elemento intrinseco dei regimi totalitari, non si chiamerebbero così, d'altronde, e Hitler stesso aveva impostato parte della sua propaganda sulla teoria del grande complotto ebraico che si basava sui falsissimi “Protocolli dei savi di Sion” e Stalin cancellava, prima dell'invenzione di Photoshop, dalle fotografie  i suoi avversari politici eliminati durante le frequenti “purghe”!

Permettetemi una piccola digressione, anche se in realtà è una variazione sul tema: ho una forte allergia nei confronti di coloro che scrivono le cosiddette “controstorie”.
In genere, non sempre, d'accordo, ma frequentemente, dietro a queste rivisitazioni storiche c'è un intento fortemente reazionario.
Chi scrive controstorie, insomma, è spesso, involontariamente, un cuginetto meno feroce dei negazionisti perché parte anche lui dalla premessa del Grande complotto.
E' naturale che lo storico che disvela una realtà nascosta e “nuova” si senta il precursore di una nuova visione del mondo, ma la ricerca storica, quella seria, va per passi piccolissimi e in punta di piedi.
Gli autori di controstoria (che spesso non sono storici di professione tra l'altro) amano al contrario il palcoscenico e le urla scomposte per timore di non far arrivare la propria voce in fondo al teatro.
E le urla scomposte, in genere, sono generate dal Grande Complotto ordito contro di loro.
Visto che si tratta di “teatro”, teatralizzo.
Frignano dal palco: “Non mi ascoltano perché c'è una lobby che ha tutto l'interesse a tenere nascosto quello che ho scoperto! I membri di questa lobby hanno fatto di tutto per tagliarmi la strada! Non ho avuto incarichi di prestigio all'Università e ho imparato tutto all'Università della Vita perché quei cattivoni sapevano che non la pensavo come loro. Pubblico solo con i piccoli editori perché la lobby controlla tutto ciò che viene stampato e l'editoria è in mano loro! Solo io ho avuto il coraggio di affrontarli! Fidatevi! Diranno di me di tutto: che sono ignorante, che trascuro le fonti, che non sono uno storico serio. Tutte falsità! Sveglia!”
Be' con l' “Università della Vita” e lo “Sveglia!” finale mi sono scoperto.
Sto prendendo per i fondelli non solo i “controstorici”, ma anche i molti italiani, e sono ormai quasi la maggioranza, pronti ad appoggiare ogni teoria balenga sulla piazza: dalle cure Di Bella ai terrapiattisti e a coloro che non credono al fatto che l'uomo sia arrivato sulla Luna.
Dietro a ogni loro discorso, e direi che è la cartina da tornasole per riconoscerli, c'è sempre una forza che si oppone strenuamente al disvelamento della Verità di cui sono vittime gli ignari cittadini (v.VITTIMISMO) : Stati Uniti, Big Pharma, CIA, Unione Sovietica, KGB, Comunisti, Ebrei, Soros, il Grande Vecchio, completate, anzi “complottate” voi il lungo elenco.
Intendiamoci: la Storia ci insegna che dietro ad alcuni tragici fatti storici ci sono state azioni volontarie (nascoste ai più) da parte di singoli e di organizzazioni che spesso non hanno agito alla luce del sole. E di certi avvenimenti ne abbiamo avuto contezza molto più in là. Ci sono proprio gli storici, quelli seri che respirano la polvere degli archivi, dietro a questi disvelamenti e il loro lavoro è difficile: i puzzoni della Storia e i loro Servizi Segreti e/o Deviati lasciano pochi documenti e spesso eliminano i testimoni.
Qui si sta parlando d'altro: intendo stigmatizzare l'atteggiamento di chi vede dietro ad ogni fenomeno storico un'entità “malvagia” che opera alle sue spalle, quando spesso ci sono concause e non solo cause riconducibili ad un'unica volontà malefica.
Cito, in merito, Valentina Pisanty che si è occupata proprio del negazionismo dal punto di vista linguistico (e logico). Nel suo “L'irritante questione delle camere a gas” scrive:

“ La teoria della cospirazione è una versione aggiornata del teismo che si ritrova, ad esempio, in Omero. Questo approccio interpretativo rifiuta il concetto di casualità come fattore preponderante nell'esperienza umana, e tende a far risalire ogni evento a una volontà precisa da parte di un artefice nascosto”.

Come si vede, coloro che si affidano al Grande Complotto non si fidano del concetto di casualità (v. LA NEGAZIONE DELLA CASUALITA') per ingarbugliarsi la testa in una spiegazione che ha più che fare col pensiero magico che con la realtà.
Chi glielo fa notare, però, viene considerato un po' gnucco...Tant'è che si deve svegliare. “Svegliaaaa!”
Peccato che il pensiero dormiente sia il loro.

arz62

lunedì 6 agosto 2018

Gli avvelenatori di pozzi (parte sesta)


L'USO STRUMENTALE DELLE STATISTICHE

Ci sono tre generi di bugie: le bugie, le maledette bugie e le statistiche”.
Benjamin Disraeli

Come i numeri, le statistiche godono, in media, di una certa stima. Non ridete. E' una battuta di "moda"! ;-).
Si utilizzano sempre numeri, vero, ma anche il lettore più ingenuo che abbia memorizzato il significato profondo del sonetto di Trilussa dedicato a questa scienza 1 sa che la sua efficacia in termini persuasivi, rispetto al dato numerico, è minore.

E l'immagine dell'ingordo mangiatore di due polli che guarda con protervia l'affamato a cui ha sottratto il pollo che gli spetterebbe di media è un po' l'immagine dei nostri tempi: si assiste, infatti, al triste spettacolo di classi dominanti e ricche che si arricchiscono sempre di più, godendosi sadicamente lo spettacolo dei sottoposti che si sbertucciano per mangiarsi le briciole che sono cadute dalle loro mense, del tutto inconsapevoli di essere stati privati di un succulento pollo. 
Ma questa è un'altra storia.
I negazionisti, come i creatori di "Fake news", manipolano statistiche a piacere come qualsiasi persona che in malafede voglia utilizzare uno strumento che, come l'aforisma, o racconta una mezza verità o una verità e mezza.
Il libro di riferimento per capirci qualcosa è bellino e gradevole da leggersi anche per i non specialisti: è il saggio (umoristico) di Darrell Huff  “Mentire con le statistiche”, dove l'autore presta particolare attenzione alle manipolazioni dei campioni.
Quel che interessa in questa sede è l'uso doloso delle informazioni statisiche che mirano a creare un certo effetto sul destinatario (che talvolta , va detto, è complice dell'inganno, vult decipi, perché ha un suo tornaconto personale nel credere a ciò che legge).
Porto un esempio banale (il mio non è uno studio sistematico e l'intento è quello umoristico, tenetelo sempre a mente) e più vicino all'esperienza di tutti.
Compaiono su Facebook numerosissimi annunci che hanno solo lo scopo di attirare click.
Nessuno ha interesse ad arricchire chi vive di questi mezzucci, ma, come si può ben vedere, lo strumento funziona a dovere.
Come persuadere un lettore distratto di pagine Facebook a cliccare su una notizia evidentemente farlocca? L'amo col verme deve essere ben confezionato (e il verme è succulento): si lavorerà sulle debolezze del lettore, facendo leva sui suoi appetiti di pesce boccalone.
Ad esempio, il lettore sa di essere cicciottello? Ne soffre un po'....porello!
Si inserisca un mezzo annuncio in cui si scrive: “Chi è sovrappeso è nel 97% un mago a letto!” e il link di una pagina (zeppa di pubblicità). 
Ecco che il compulsator spesso distratto di pagine Facebook cliccherà sul link per saperne di più. Ha il difetto di essere cicciotto, ma l' aver conferma di aver prestazioni al di sopra della media nell'Ars amandi lo riscatterà a dovere. Virtualmente, of course.
Se vuole condire l'insalata, il produttore di Fake news per sovrammercato farà riferimento alle “auctoritas” (qualche personaggio noto, qualche laboratorio scientifico di cui sarà difficile trovare traccia su Internet e così via: quante volte, a sproposito, si fa riferimento alla scienza! Pensate alle analisi meticolose dei negazionisti alla ricerca di tracce di Zyclon B nelle camere a gas...). 
Purtroppo, questi strumenti, come ben si è capito, non sono utilizzati solo a fini pubblicitari, ma per orientare il pensiero politico delle persone. La ripetitività di messaggi (e qui è d'obbligo citare la “fake quote” di Goebbels: “Ripetete una bugia etc...”) condizionerà la percezione dei fenomeni, tanto più se il “bias di conferma” sarà sempre all'erta.
Altri esempi facili per capire il meccanismo? 
“Dormi poco la notte? Sei più intelligente di chi dorme sonni tranquilli!”, “Perdi i capelli? Avrai più successo con le donne nell'84% dei casi!” 
Ogni esempio sarà corredato da statistiche che cambieranno di anno in anno, per cui, nel 2017, i mangiatori di unghie vivranno di più, ma l'anno dopo , il 2018, raggiungerà i 110 anni chi avrà le unghie curate e laccate.
L'esempio classico, e sotto il naso di tutti per chi non abbia interesse ad essere preso per i fondelli 2, è la percezione della sicurezza.

I dati statistici forniti dal Ministero dell'Interno (d'accordo, manipolabili anch'essi, ma se dubitiamo di tutto cadremo nella trappola del “Grande Complotto”, come vedremo) ci dicono che i reati violenti in Italia sono in costante diminuzione.
Per una ventina di anni le TV e i giornali berlusconiani hanno allestito programmi che si autodefinivano di informazione (in realtà, erano programmi di propaganda allo stato puro e i giornalisti che ci hanno lavorato non meritano il titolo di cui si fregiano) per instillare nei cittadini italiani l'idea di un paese insicuro, dove i reati dovevano apparire più gravi e più numerosi rispetto alla reale consistenza statistica.
Il che non vuol dire, ovviamente , che i reati violenti non avvenissero, ma la percezione della gravità (e il dato è qualitativo) e della quantità venne (e viene) enormemente “esasperata” dai mass media, indirizzando il proprio occhio di bue sul fenomeno.
Purtroppo, la Storia ci insegna che i regimi totalitari hanno particolare cura non solo nell'esaltare i propri meriti farlocchi, ma anche nel nascondere fenomeni che possano turbare l'idea di un paese ordinato e “funzionante”.
Quando la realtà non si adegua alle aspettative di un regime (e rileggere Orwell, in questo caso, non fa male), è la percezione della realtà che va manipolata e la realtà nascosta. La realtà sarà sempre lì, sotto la brace, ma la dispercezione della stessa ad arte dovrà essere incentivata. 
Non per nulla si parla di psicosi di massa in merito ai regimi totalitari. 
Dopo, ovviamente, quando il Dittatore è bello morto. Prima, semplicemente, non se ne poteva parlare.
arz62


1E' notissimo, ma lo riporto perché so che siete pigri:

LA STATISTICAdi Trilussa
Sai ched'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì,la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.)

E' opportuno qui citare un altro componimento di Trilussa del 1944 che ben spiega la facilità con cui i manipolatori operano sulla coscienza molle delle masse, specialmente quando queste ultime siano predisposte ad essere asservite al primo uomo forte di turno (che a sua volta vale poco...):

NUMMERI


- Conterò poco, è vero:
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso.




mercoledì 1 agosto 2018

Proposta semiseria. Come fare la grana in modo facile. Alle spalle degli incitatori d'odio.


Come dice un mio giovane amico Facebookiano, “sono/siamo povero/i”.
Come arricchirci velocemente e in modo legale?
Come ben sapete, molte amministrazioni comunali hanno dato una stretta ai comportamenti scorretti dei cittadini.
Parcheggi in divieto di sosta? Ti multo. Superi di 1 Km/h il limite di velocità, ti multo. 
Nessuno si lamenta, tranne chi viene beccato. 
Gli altri si adeguano: fiat lex! 
E, quando vedono il giardinetto del loro Comune in ordine e il campo sportivo con tutte le attrezzature, plaudono.
E così I Comuni tirano su pilla e le casse asfittiche degli Enti locali respirano.
Orbene, ordunque.
Su FB e in generale in Rete si manifestano comportamenti evidentemente scorretti, se non criminali. Facebook non interviene, la Polizia Postale fa quel che può e la Magistratura dorme, se non c'è denuncia di parte.
Io sono un uomo. Usiamo la maiuscola: sono un Uomo, insomma, faccio parte della specie.
Ogni comportamento contrario all'Umanità è un affronto diretto alla mia persona.
Quando leggo: “Bruciamo X!”(N.B. Non :“Mi stanno sulle balle gli appartenenti alla categoria X”), “Sterminiamoli tutti!”, “Li ammazzerei dal primo all'ultimo!” et similia, io in quanto Uomo mi sento moralmente offeso.
Voglio chiedere i danni morali.
Che siano Rom, Neri, Pellirossa, Cinesi, Albanesi, Meridionali e così via.
Chiunque scriva pubblicamente di voler la morte del proprio prossimo si macchia indelebilmente di un reato. Apologia? Incitazione all'odio razziale?
Chiedo aiuto ai miei amici avvocati.
Ne ho più di uno.
Su, non fate i pavidi, c'è denaro anche per voi. Non vergognatevi di far soldi così: state prelevando denaro dalle tasche di persone a cui non stringereste la mano senza avere usato prima e dopo l'Amuchina. E poi si sta chiedendo un risarcimento danni per il comportamento di chi sta violando il Codice Penale. Vale per gli avvocati di Sinistra e di Destra.
Vi prego, però: non chiedete di devolvere il denaro che copioso arriverà nelle nostre tasche alle associazioni caritatevoli nei confronti dei più deboli per esaltare l'alto senso morale dell'impresa!
I tipini se la riderebbero: vi daranno dei “buonisti”.
E io “buonista” non sono: li vorrei in galera. Tutti. Non in Italia. In Burkina Faso. Mi accontento dei loro soldi.
Prima i soldi e poi vedremo.
Come ho scritto, non rivendico il copyright dell'idea.
C'è qualcun altro che vuole diventare ricco in modo semplice e rapido?
Ci vogliono solo avvocati disposti a rischiare.
Che cosa ci metterete voi semplici uomini che navigano in Internet e che siete desiderosi che il vostro spazio non sia invaso da personaggi che incitano all'odio e allo sterminio?
Be', segnalerete uno ad uno i reprobi.
Io sto raccogliendo i nomi. Solo oggi ne ho raccolti un centinaio.
Io ci metto 500 euro per coprire le spese. A fondo perduto.
Vedete voi.
Soldi facili, ragazzi. Altro che le organizzazioni “piramidali”!
E volete mettere la faccia del “leoncino da tastiera” mentre riceverà la lettera dal vostro amico avvocato?
Fateci un pensierino. 

Gli avvelentatori di pozzi (parte quinta)



IL CULTO E L'ANTICULTO DEL NUMERO

In primis, i negazionisti e gli ideatori di Fake news sono particolarmente attenti ai numeri.
Si sa che il ricorso al numero, al dato cosiddetto oggettivo, ha una forte componente persuasiva e vale più dell'auctoritas.
Anzi, direi che in termini generali, è l'elemento più efficace in termini persuasivi.
Purtroppo, anche i numeri (e come vedremo le statistiche) si prestano a facilissime manipolazioni.
Quando i numeri sono contro la nostra tesi, vanno smontati: o non corrispondono al vero (v. il Grande complotto dell'informazione) perché chi ha fornito i dati non è fidedegno o il dato numerico è approssimativo e QUINDI è falso.
Quando, al contrario, i numeri corroborano la nostra opinione, sono assolutamente veri e chi li vuole negare è in mala fede.
Insomma, se non si può eliminare il numero, si ricorre allora all'argumentum ad personam (http://www.argomentare.it/strumenti/fallacie/personam.htm) che è la via più semplice per sfuggire alle argomentazioni di tipo numerico.
Purtroppo, i numeri, come le statistiche sono un campo scivolossimo, in particolare quando hanno a che fare con le umane cose. Sono soggetti a generalizzazione (v. Generalizzazione) o vengono visti come dati scollegati tra di loro, privi di relazione o temporale o causale.
Gli storici si sbertucciano spesso sulla quantificazione dei fenomeni storici (e l'attenzione dei numeri dei morti è spesso un esercizio sadico su cui sbertucciarsi), ma il buon senso ci dice che il margine di errore c'è sempre. Così come per la Geografia è impossibile creare una mappa perfettamente aderente al territorio analizzato, così per la Storia la deperibilità dei documenti e i limiti insiti nella scienza storica (che opera selezioni mirate della documentazione) impediscono analisi millimetricamente perfette.
Si parla di sei milioni di ebrei sterminati? Basta dimostrare che siano stati un po' di meno, anche uno di meno, per poter poi negare l'esistenza dell'Olocausto.
Ovviamente ammettere che un numero è impreciso o è difficilmente calcolabile non vuol dire che quest'ultimo sia falso, non vuol dire che i numeri non esistano, vuol solo indicare che, a fronte di realtà complesse, la quantificazione precisa non è possibile, ma tale ragionamento va contro all'opinione comune che vuole i numeri come dati oggettivi e indiscutibili.
E la scienza, figuriamoci quella che opera coi numeri, non sbaglia mai.
arz62


Gli avvelenatori di pozzi (parte quarta)


Gli avvelenatori di pozzi dell'informazione di oggi e i negazionisti utilizzano tecniche tutto sommato semplici. Innanzi tutto, sfruttano a pieno l'armamentario della retorica classica, alcune idee ingenue rispetto alla scienza in generale e alcune distorsioni della psicologia e del pensiero filosofico.
Non pretendo di essere esaustivo, ma passerò in rassegna alcuni di questi barbatrucchi che spesso risultano efficaci non solo nei confronti di un pubblico ingenuo, ma anche di coloro che dovrebbero in teoria essere bardati rispetto agli inganni della parola e del pensiero.
D'altronde è esperienza comune, anche per chi ha buon olfatto, cadere nelle trappole delle “Fake news”, anche perché il meccanismo di base è quello di rafforzare opinioni già parte consolidate in noi e il “bias di conferma” è il vischio in cui rimaniamo spesso appiccicati, aia che ci riteniamo ingenui o scaltri.
Procederò in disordine (prendete il mio lavoro per quello che è: una serie di appunti e di riflessioni senza troppa sistematicità) perché il mare degli inganni è molto vasto.
arz62

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