martedì 21 giugno 2016

Qui non si fa la Storia: si fa lo "Storytelling"!

Be', sappiate che non ho ancora approfondito il significato dello “storytelling” ( renziano) che va tanto di moda. Dovrei, ma il tema non mi appassiona. 
Certo è che l'espressione“raccontare delle storie” si presta a interpretazioni maliziose: la storia può andare con la esse maiuscola ( ”E' ora di fare la Storia!”) o con la esse minuscola ( “La storia non mi convince!”) sino ad assumere il significato di “balle, fandonie, fòle” ( “Poche storie! Fa' i compiti, perdinci!”).
Insomma, con la parola “storia” ( che , porca l'oca!, io scrivo regolarmente “stroia” alla tastiera! E Savinio mi assista!) bisogna andarci piano.
Metto insieme dei pezzi dello storytelling del nostro Matteuccio.

Fase 1 ( sive “fase titanica”, prima delle elezioni locali: l'eroe si rende conto del compito affidatogli e affronta la ricerca del Sacro Graal).

 "Il voto vero non è quello locale, che poco mi cale, ma quello sulle modifiche costituzionali! Se cadrà la modifica alla Costituzione, me ne vò! Procomberò sol io!"

Fase 2( sive “fase empirista”, in prossimità delle votazioni locali : l'eroe si accorge che per raggiungere il Sacro Graal bisogna oltrepassare una palude).

"Vedo che c'è un voto di protesta. Sono quelli che non si rendono conto delle cose grandissime che ho fatto, ma il voto è locale e se ci sarà una sconfitta, non cambio idea. Sarà colpa dei sindaci cattivi come Marino e comunque se non passa la modifica alla Costituzione, forse me ne andrò".

Fase 3 ( sive “fase capponesca”: l'eroe cade nella palude e si inzacchera di cacca come Andreuccio da Perugia. Maledice la Cattiva Sorte, ma il suo animo è puro, immacolato e pronto alla Redenzione).

 "Non è un voto di protesta, ma noi amiamo il nuovo e non il nuovismo. Vogliamo il cambiamento, compreso quella della Costituzione. Ma , attenti!, non si tratta di un referendum contro di me. Se perderò la sfida sul Referendum, mica me ne vado, eh!"

Sono stato troppo didascalico, d'accordo, ma non vi sembra che lo “storytelling” non sia il solito e vecchissimo opportunismo politico, il lutulento e stucchevole scivolare delle idee a seconda del cambiamento del meteo? ;-)

arz


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