giovedì 20 maggio 2021

Figli di babbo noto. Draghi e le tasse di successione.

Io, che apprezzo l’umorismo, sto ridendo moltissimo. 

I cultori del merito, dell’impresa che dalle pezze al culo arriva alla Lamborghini, del muscolare valore dell’individuo che per natura predomina sulla mediocrità dei poveri col sudore della fronte, macinando notti insonni su notti insonni, stanno difendendo, a spada tratta, il più retrogrado degli ascensori sociali: l’essere figlio di papà.

Muore il babbo e tu sei ricco. Esentasse.


domenica 2 maggio 2021

Pissi pissi bao bao: i 7 minuti della scuola. Post severamente vietato ai non addetti all'istruzione.

 Fumo negli occhi. Sulla scuola, seguendo una tradizione trentennale, non conta il pollo arrosto, ma il fumo. Perché mentre il primo si mangia e magari fa bene, ma costa, anche se di batteria e non liberamente razzolante nelle aie, il secondo è visibile alla pubblica opinione, ma è gratuito, poiché il combustibile ossia il pollo non è necessario e il comburente, che poi, in fin della fiera, è sempre ossigeno, non costa alcunché.

Ridurranno le classi pollaio? Nix. Ci saranno potenti impianti di condizionamento per areare le aule e per renderle vivibili in luglio e d’agosto? Nix. Si eviterà il precariato a scuola? Nisba. Ci sarà un medico scolastico in ogni istituto (come “negli anni ‘70”, dixit Figliuolo)? Doppio nisba. Ci saranno tutti gli insegnanti (e insegnanti di sostegno specializzati) a settembre? Triplo nix.

I milioni che sono stati messi sul piatto in questi giorni non serviranno a dar una risposta strutturale ai bisogni della scuola (personale ridotto, aule fatiscenti etc…), ma solamente a dare una boccata d’ossigeno (e di fumo) al terzo settore che nella scuola pubblica ha messo il piedino secondo la logica del mix pubblico-privato che ha già dato prova di non funzionare nella Sanità e, innanzi tutto, a confermare il popolino (o meglio il popolaccio) nel bias che se gli insegnanti non si prestano all’operazioncina "scuola d’estate", ciò  si deve, ed è il solito retropensiero che piace tanto a chi della scuola pubblica vuol farne strame, ad un solo e semplice motivo: i docenti sono fino alle midolla fantubisti e sanguisughe dell’Italia produttiva.

Evidentemente il mitridatico smantellamento della sanità pubblica che ha messo in evidenza la sua utilità strategica per tutti nel momento del bisogno non ha funzionato come monito.

Il malfunzionamento della scuola non produce morti, solo ignoranza, ma gli effetti a lungo termine (povertà, crisi, disagio sociale, conflitti, perché no?, violenza) non preoccupano una classe politica che non vuole (forse proprio non riesce) a non seguire il tracciato esiziale di un trentennio di disinvestimento bipartisan nell’istruzione, i cui danni, per chi abbia occhi e orecchie, sono evidentissimi già oggi: una classe politica del tutto inadeguata, tenuta in piedi da qualche tecnocrate di chiara fama, e un’Italia che si avvia a diventare, al galoppo, se non lo è già diventata, come sospetto, un Paese del Terzo Mondo.

E basta sentire blaterare qualsiasi pensatore, non per forza leghista, ma aiuta, che si occupi di scuola (dall’esterno, perché per lavorarci in corpore vivo ci vuole almeno uno straccio di titolo di studio specifico) sia ai vertici del pensatoio politico sia nella lizza dei Social per sincerarsene senza alcun dubbio.

P.S. Per cogliere meglio il senso di quel che ho scritto (come al solito in modo contorto e sibillino), invito tutti a vedere il bellissimo film di Michele Placido “7 minuti” dove si spiega come la flessibilità (anche piccola: che cosa sono 7 minuti?) nasconda sempre e comunque progetti molto inquietanti. 

sabato 1 maggio 2021

Il neocafonismo dei nemici del "politically correct".

 I nemici del "politically correct" (ossia quelli che definirei i neo-cafoni, per non cadere nell'ideologico; e non si offendano, eh!, perché andrebbero contro i loro principi) dicono che le parole non contano e conta solo la cattiveria.

Peccato che, quando li si apostrofa come meritano (non per il colore della loro pelle, ma per la cupezza delle loro idee), si offendano a morte.
Ovviamente quando dicono ne*ro, fro*io, ze*ca, loro, che abitualmente non conoscono nessuna forma di aggressività. sono sempre animati dalle buone intenzioni. E guai a dubitarne!
Un exemplum del meccanismo mentale che presiede il pensiero dei suddetti e che ho espresso, come mio solito, in modo un po' contorto, si trova qui sotto.
Ribadisco un concetto che ripeto da anni: le parole pesano, sono sassi. Mentre sul pensiero non si può intervenire, sulla parola sì. E non è censura: si tratta di quella che qualcuno un po' retrò definirebbe buona creanza o, semplicemente, educazione, rispetto dell'altro e della sua sensibilità.


50 sfumature di Covid

 


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