martedì 17 maggio 2022

Poesiola antiguerraiola

 

Non è che per far la guerra ci voglia tanto.

L’impasto non è difficile da fare

 e gli ingredienti, signora mia,

sono quasi sempre sottomano.

Ci metta un po’ d’ olio d’odio per amalgamare,

il sale dell’invidia per dar sapore,

il nazionalismo per addensare.

Stenda su un ripiano la disinformazione,

che sia bianca,

 mi raccomando, di farina Zero,

 sì, Zero Zero Sette.

Il pomodoro non si veda affatto,

ché il sangue poi impressiona troppo.

E poi, signora, condisca a piacimento:

capperi di idiozia a mano piena,

sparsi qua e là nella pasta ormai distesa,

e la mozzarella delle buone intenzioni,

a fettarelle, a tocchi, perché non bruci al fuoco,

ma si sciolga piano piano

per non far impallidir il cuoco.

L’origano odoroso al posto dell’alloro

e un po’ di pepe di indignazione

per chi si oppone a tale perfezione.

E il forno, che sia ben preriscaldato!

Lo si porti a temperatura atta allo scopo.

Se brucia il tutto per atomica fusione,

non vi sia nessuna preoccupazione:

si dia la colpa al Fato,

alla Moira deficiente,

alla Parca imbranata

che non sa filare niente.

arz62

domenica 8 maggio 2022

Armiamoci e partite!

 Olindo Guerrini

Agli Eroissimi

«Ah, siete voi? Salute o ben pensanti,
In cui l’onor s’imbotta e si travasa;
Ma dite un po’, perché gridate "avanti!"
E poi restate a casa?

Perché, lungi dai colpi e dai conflitti,
Comodamente d’ingrassar soffrite,
Baritonando ai poveri coscritti
"Armiamoci e partite?"

Partite voi, se generoso il core
Sotto al pingue torace il ciel vi diede.
O Baiardi, è laggiù dove si muore
Che il coraggio si vede,

Non qui, tra le balorde zitellone,
Madri spartane di robuste prose,
Che chieggon morti per compor corone
D'alloro, ahi, non di rose!»

Visto che qualcuno ciurla un po’ nel manico, vi dico io come si fa a distinguere facilmente un uomo di governo che vuole la guerra da quello che non la vuole: basta osservare come, un po’ prima che i carri armati oltrepassino i confini, ha speso i soldi pubblici.

Se li ha spesi per gli armamenti, statene certi, vuole la guerra.

In pace, si sa, con i soldini risparmiati per le armi, un uomo politico può raccogliere un sacco di consenso, distribuendoli qua e là.

Se li spende in armamenti, preferisce acquisire consenso in altro modo: se c’è la guerra, chi gli si opporrà rientra automaticamente nel novero dei “traditori” ed è noto che non c’è miglior collante per il consenso, in re adversa, che gonfiare il Petto, gridare al vento: “Patria! Patria!” e mandare la ciccia giovane e coi boccoli a sfracellarsi nel tritacarne dei combattimenti, mentre le avide volpi argentate si sfregheranno le manine.

Ci sarà denaro facile non solo per le imprese funebri, ma, in particolare, per industriali, affaristi e pescecani.

Per questi ultimi ovviamente la festa non ci sarà solo durante la guerra, ma anche dopo.

Ah, in Italia, per chi si fosse perso la notizia, si è già staccato un assegno di 13 miliardi di euro per la guerra prossima e ventura. 

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