sabato 31 dicembre 2011

L'infantilismo, malattia senile del Berlusconismo

Il titolo de “Il Giornale” ( e da pochi minuti anche sul sito) di oggi è la spia linguistica del livello culturale e intellettuale della Destra (?) italiana; denota un aspetto preoccupante, l'infantilismo, che inizialmente forse è stato un efficace grimaldello per scassinare il consenso di molti elettori ( v. l'elettore è un ragazzino di seconda media neanche tanto intelligente..), ma che ora sta diventando “anema e core” , come se il giochino fosse impazzito, di chi sarebbe dovuto essere il manipolatore occulto.
“E stata la culona” sdogana un'espressione inizialmente negata dal principale artefice di questa deriva. E' espressione accettabile ( lontana dalle orecchie della maestra) nei cortili di una scuola elementare o di una media inferiore o nella sala più nascosta dell'osteria dopo che gli avventori hanno assunto abbondanti libagioni, non certo nella prima pagina di un giornale che dovrebbe rappresentare l'opinione di una fetta non indifferente dei cittadini italiani. Senza contare che si parla di un Capo di Governo a cui qualcuno ha fatto cu-cù.
©arz
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venerdì 30 dicembre 2011

Uno slogan infelice: "Cresci, Italia!"


Spero si sia capito: gli appunti e i disappunti qui trascritti sono dettati più dal "fastidio" linguistico che politico. Personalmente a me spiace che Monti utilizzi uno slogan, "Cresci, Italia!", che , almeno al sottoscritto, suona malino.
E' questione di udito, d'accordo;-)
Lascio alle immagini spiegare il perché...
P.S. Ah,dimenticavo! Nella trascrizione, in molti giornali e in molti siti, manca la virgola tra "Cresci" e "Italia". E' la morte del vocativo!
©arz
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martedì 27 dicembre 2011

Teatro e teatrini. Metterci la faccia.


Felice sintesi di vent'anni di politica.
Non si dovrebbero eleggere in realtà facce ( quelle televisive, quelle col cerone), ma le teste ( quelle con le idee inglobate) ossia le persone (ciccia e idee).
Che poi la "persona" nella sua etimologia ( sia nella versione etrusca sia in quella latina v. http://it.wikipedia.org/wiki/Persona_%28filosofia%29 ) richiami la maschera è un altro discorso, ma la considerazione sopra esposta fa la differenza tra Teatro e Teatrino ( parolina che richiama lo spettacolo drammatico, al di là del diminutivo sminuente, che piace tanto a chi ne è stato protagonista e ”personaggio”, stigmatizzandolo ogni cinque minuti, dopo averlo allestito, organizzato e gestito anche con un certo profitto...)
©arz 
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venerdì 23 dicembre 2011

Saviano, l'apostrofo e il perfezionismo





Saviano scivola su una banalissima buccia di banana: in una comunicazione via Twitter il cinguettio diventa un “cra cra” corvino. Saviano scrive un “Qual'è” con l'apostrofo invece del corretto “Qual è”.
Chi scrive (e scrive tanto) sbaglia , prima o poi, per distrazione, per influsso e reflusso dialettale o semplicemente perché sbaglia e basta.
I filologi che hanno scartabellato nei manoscritti dei più grandi scrittori della Letteratura italiana hanno letto di tutto ( ma l'errore è spesso giustificato, perlomeno per gli scrittori dell'Ottocento, dalla constatazione che una lingua “stabilizzata” non era ancora nata...)
Saviano ha sbagliato: è inutile tirare in ballo Landolfi e Pirandello.
E il suo errore non è nell'apostrofo, ma nell'essersi adeguato al perfezionismo diffuso che impone esseri perfettissimi che non sbagliano mai.
Al punto che la parola “errore” diventa “refuso” perché l'errore, ad avviso di molti, non appartiene all'uomo.
Sarebbe bastato un piccolo rossore ( “...Dovete sapere, la fretta! La velocità della videoscrittura! Non ho dimestichezza con il T9!”) e lo avremmo facilmente perdonato.
E invece no...
©arz
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giovedì 22 dicembre 2011

Fiction


Mills dice che tutto ciò che ha riferito su Berlusconi è una fiction (“It's all fiction”).
La parolina inglese sappiamo tutti com'è entrata nella nostra lingua: la televisione berlusconiana ne ha permesso la penetrazione capillare nel linguaggio di tutti i giorni.
Il significato è noto a tutti: “racconto fantastico, narrazione di eventi immaginari “e così via...
La parola ha un'origine latina nobile: “fingo”, nel senso di “creare”, plasmare con le mani o con la mente 
( vedi il leopardiano “e nel pensier mi fingo" nell' “Infinito”).
La finzione è opera creativa, è il plasmare la realtà con le proprie mani per creare il bello, il sublime.
La parola, dunque, è nobilissima, ma nelle parole dell'avvocato viene usata come foglia di fico per nascondere paroline banali banali: bugia, balla, falsità et similia.
Insomma, siamo nell'ambito linguistico dell'eufemismo dove l'errore diventa refuso e la realtà diventa creta molle, qualcosa di plasmabile rispetto alle nostre opportunità e convenienze.
E il bello ce lo scordiamo, of course.
Gli inquinatori della nostra lingua, anche in questo caso, hanno avuto la meglio.
©arz
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mercoledì 21 dicembre 2011

Il doppio ( Considerazioni sulla proposta tremontiana di far valere doppio il voto dei giovani )


Corollario del post precedente: l'idea di far valere il doppio il voto deve serpeggiare minacciosamente nella società.
Tramonti vuol far valere il doppio il voto dei giovani e c'è chi ( anche un mio carissimo amico...)  intende raddoppiare il voto di chi ha figli ( e lui ne ha quattro e , forse, seguendo il ragionamento fino in fondo, il suo voto dovrebbe valere cinque , il suo e quello dei quattro, tra l'altro simpaticissimi, figlioli).
Altri propongono un voto doppio per chi ha un minimo di cultura politica, penalizzando così il voto delle casalinghe di Voghera.
E' evidente il senso di fastidio nel far pesare il ( proprio) voto consapevole e vòlto alle sorti progressive dell'umanità quanto quello dell'elettorato “berlusconizzato” ( perlopiù anziano e poco scolarizzato, tendenzialmente conservatore e poco attento alle esigenze dei giovani; non è questo ovviamente l'intendimento della proposta di Tremonti).
Tutti i commentatori percepiscono il valore elitario della proposta, ma sembra che ci sia una coazione che spinge molti (anche a sinistra) a questo tipo di ipotesi.
Purtroppo, il tutto ricorda la “seconda riforma di Richelieu” ( non il Cardinale, un suo lontano parente) che dava un peso maggiore al voto degli ottimati (1820); è inutile osservare quanto tale manovra fosse fortemente reazionaria e restauratrice.
E non c'è nobile del tempo fu che, costretto a dare il voto ai contadini analfabeti, non abbia in cuor suo desiderato di dimezzare, non potendolo nullificare, il voto della plebe.
Ecco: tali proposte che a prima vista sembrano dei barbatrucchi per degeriatrizzare la comatosa Italia suonano come i peggiori e incoffessati desideri dell'aristocrazia ( allora terriera e, adesso, intellettuale).
Non sono un politologo per cui aggiungo una nota più leggera per banalizzare il mio intervento, in modo che qualcuno non mi faccia a pezzi con armi argomentative più affilate delle mie.
In terra orobica c'è un paesetto di cui tacere il nome è bello che ha il gusto di raddoppiare tutto.
Viene chiamato il paese dei “dòpe” ( alcuni interpretano il nomignolo come “doppiogiochisti”).
Sia come sia , quando arrivate al paesello, modesto e caruccio, e vi dirigete verso la Chiesa ne trovate una  che, fatte le debite proporzioni tra dimensione del paese e quelle dell'edificio, gareggia con il Duomo di Milano.
Non per sentirsi “doppi”, sia chiaro, ma per fare sentire gli altri “la metà”;-)
©arz
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domenica 18 dicembre 2011

"Giovinezza!Giovinezza!" Tremonti e il nuovo culto giovanilistico

Sentire dalla bocca di Tremonti la proposta di dare un valore doppio dei giovani mi ha fatto una certa impressione. Un vecchio socialista ( ...d'accordo, Pertini si sta rivoltando nella tomba...) che utilizza ancora il tema della giovinezza per vellicare un elettorato ( evidentemente considerato "ingenuo") rammenta a me e presumo a molti altri, anche a chi non ha alle spalle una grande cultura storica, i richiami alla gioventù che costituirono la base del consenso di molti dittatori del Novecento. I giovani sono importanti e tutti sono d'accordo a ritenerli l' "ultima spes" del geriatrico paese denominato Italia, ma, quando sento una sirena avvizzita, dal canto sgraziato e screditato da un passato ormai cancellabile solo da un nuovo orwelliano Ministero della Verità,lodare il valore di una qualità che ormai non le appartiene, sento un estremo bisogno di tappi di cera per le orecchie... Qui trovate una vignettina ( un po' didascalica) relativa alla questione: http://improntedichina.blogspot.com/2011/12/vecchi-nostalgiciil-culto-dei.html ©arz
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giovedì 15 dicembre 2011

Idiozia e razzismo

L'omicida fiorentino ha fatto studi regolari e scriveva benino ( così dicono ); questo ci dovrebbe dire qualcosa sul fatto che la cultura ( ...una media cultura, d'accordo) non ci preserva dal razzismo, dalla follia e dall'idiozia.
Se compito della cultura è aprirci gli occhi, non è detto che quest'ultima non serva a giustificare e ammantare di fascino intellettuale l'emersione degli aspetti più aggressivi della nostra personalità.
Insomma la bestia può coprirci gli occhi quando vuole, specialmente quando l'autorizzazione ad emergere e ad essere padrona di noi è anche in parte un frutto della nostra volontà.
Per esemplificare rimando a questa stupenda vignetta di fabiomagnasciutti:
http://fabiomagnasciutti.blogspot.com/2011/12/chi-ha-spento-la-luce.html
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martedì 13 dicembre 2011

I pensieri sbagliati: a proposito dei fatti di Firenze.

Dopo un giorno vedo che il mio sospetto era fondato: i cattivi pensieri, trasmutati in parole che si concretizzano in azioni. Il ragioniere, simpatizzante di estrema destra, che dopo aver macinato pensieri e parole, prende una pistola a tamburo e si fa giustizia da sé...
Mi auguro solo che la sua pistola abbia il numero di matricola abraso...
©arz  

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lunedì 12 dicembre 2011

I pensieri sbagliati: a proposito dei fatti di Torino

Dopo i fatti di Torino leggo l'articolo penitenziale del giornalista de "La Stampa":
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/433907/
Bene benissimo, ma mi si lasci una piccola notazione; i lapsus linguae di questo genere
segnalano un pensiero che è sempre lì lì per emergere.
Sta lì il pericolo del razzismo di ogni tempo e di ogni popolo.
Il Cerbero che è dentro di noi  bisogna ingozzarlo di focacce perché se ne stia buono.
Perché è facile condannare i Cerberoni altrui ( quelli che non solo lo lasciano latrare, ma che "passano all'atto" come si è verificato a Torino), meno facile è rendersi conto che anche in noi albergano pensieri potenzialmente pericolosi ( ...albergano anche nelle minoranze sottoposte a discriminazione e non c'è da meravigliarsene) .
Insomma, alla base c'è il pensiero che spesso emerge nella parola e poi  si trasforma in atto.
Sarebbe bello sopprimere Cerbero (non è facile), ma facciamo sì che non latri liberamente.
Lasciarlo abbaiare ( e c'è un partito in Italia che da vent'anni se la prende sistematicamente e apertis verbis con ogni gruppo etnico minoritario), pensando che "Can che abbaia non morde" è stato ed è un grave errore intellettuale, poltico, strategico ed etico...

©arz 


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domenica 11 dicembre 2011

Klemperer, "La lingua del terzo Reich".

"20 aprile 1933 Attualmente la parola popolo [Volk] si usa tanto spesso, parlando e scrivendo, quanto il sale nelle pietanze, su tutto si aggiunge un pizzico di popolo: festa del popolo, compagno del popolo, comunità di popolo, vicino al popolo, estraneo al popolo, venuto dal popolo"" ( Ibidem, pag.50)

Per chi si fosse perso qualche puntata:  Klemperer parla dei Nazisti. Ed era un professore di filologia ebreo ( per gli amichetti di Borghezio, è necessario sempre specificarlo...)
©arz 
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venerdì 9 dicembre 2011

Asinus Buridamontis 2


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Lo scippo delle parole: "sacrificio" e "equità".

Leggo e non posso che sottoscrivere le osservazioni di Luca Sappino, sul furto di parole operate dal potere politico: dopo Berlusconi ci si mette anche Monti.
Ho già scritto qualcosa sul termine "sacrificio" ora tocca alla parola "equità": (http://www.lucasappino.com/2011/12/anche-monti-ci-scippa-le-parole.html )

"La prima parola che si sono portati via è, evidentemente, equità. Ce l'hanno scippata senza che ci accorgessimo di nulla. Se la sono presa e l'hanno svuotata, neutralizzata. Anzi, l'hanno resa pericolosa, ostile, vigliacca. Cosa vuol dire "equità" se la usi per descrivere una manovra così? Cosa vuol dire se descrive una manovra che chiede l'1,5% una tantum ai capitali rientrati con lo scudo fiscale mentre taglia 3 miliardi di trasferimenti ai comuni e quindi ai servizi, agli asili, all'assistenza domiciliare degli anziani?"

Il segnale più evidente dello scippo sono le richieste sindacali e politiche: ci vuole "più" equità, "maggiore" equità". Quando il tuo avversario ( non "inimicus", d'accordo) usa le tue stesse parole, sai di aver vinto la partita.
Che diavolo mai significa "maggior equità"? Un provvedimento o è "equo" o è "iniquo" o , aiutandoci col Dizionario etimologico del Cortelazzo (equità,s. f. ‘giustizia, imparzialità’ (av. 1292, B. Giamboni). Vc. dotte, lat. aequu(m) (d'orig. incerta), col der. aequitate(m). Equo non conserva il sign. orig. di aequu(m) ‘uguale, uniforme, piano’, “bensì quello fig. di ‘giusto, conveniente, secondo equità’, già presente nel lat. classico” (LEI I 1055)) , in senso figurato, o è "giusto" o è "ingiusto".
Che poi l'equità sive giustizia non sia manzonianamente di questo mondo, ci porta a ben altre considerazioni che esulano da un discorso, il mio, terra a terra ;-)
©arz
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giovedì 8 dicembre 2011

mercoledì 7 dicembre 2011

Uova e ovazioni...

Dal sito di "Repubblica":
"Contestazioni, un uovo sull'auto del neopremier Monti che poi nel palco con il presidente riceve l'ovazione del pubblico".
Non so perché, ma, falsa etimologia a parte, la frase mi ha fatto sorridere...
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Sacrificio

Come volevasi dimostrare: la parola "sacrificio" non era pronunciabile .
La ministra Fornero si è bloccata qual Fonzie in procinto di proferir la parola "Scusa".
Poi, ha pianto.
Il professor Mario Monti ha dovuto dare un senso al pianto e ha nominato la parola indicibile, ma come glossa al cedimento emotivo della collega.
Siamo ancora nei dintorni del sacro, dell'ineffabile o del non dicibile, se preferite.
Quando si fa un sacrificio, in qualsiasi caso, si sacrifica un altro, animale di albo o nigro pelo o vittima umana che sia.
Non sacrifichiamo noi stessi. Mai.
©arz
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domenica 4 dicembre 2011

Franti 2011: I professori facciano il loro compito. Li giudicheremo noi

"Il Giornale" ospita il commentino dell'elefantino che con la solita grazia si agita nella cristalleria.
Il titolo dell'articolo è:
"I professori facciano il loro compito. Li giudicheremo noi".
Ecco il Sessantottino che odia il Sessantotto, dopo aver incamerato da Sessantottino opportunista tutti gli onori del Franti di turno, che rispolvera uno slogan sessantottino.
I professori, duole far polizia delle parole, non svolgono i compiti: fanno il loro dovere.
I Franti giudichino solo se stessi: si autoassolveranno, è ovvio, ma non salgano su una cattedra che non  spetta loro.
©arz

sabato 3 dicembre 2011

Avere il cervello e non usarlo...

Quando sentiamo uno sproposito, in genere, ci scandalizziamo: se a proferir l'idiozia è un bambino, si sorride e gli si fa un buffetto, se è un adulto, magari con un po' di studi alle spalle, non gliela facciamo passare.
L'articolo che ha tanto scandalizzato è stato letto da molti: la tesi è quella di descolarizzare il mondo femminile perché la donna si dia all'attività procreativa.
Liber versus Puer.
Ecco la ricetta del fervente cattolico:

"Lo so ma l’ho tenuto per la fine dell’articolo perché non avevo fretta di farmi linciare. Ebbene, gli studi più recenti denunciano lo stretto legame tra scolarizzazione femminile e declino demografico. La Harvard Kennedy School of Government ha messo nero su bianco che «le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze».
E il ministro conservatore inglese David Willets, ha avuto il coraggio di far notare che «più istruzione superiore femminile» si traduce in «meno famiglie e meno figli». Il vero fattore fertilizzante è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà.
Così dicono i numeri: non prendetevela con me".

So che senza faticare posso reperire degli studi che provano che la popolazione che porta gli occhiali ha un titolo di studio più alto di chi non li porta e altri ancora che pongono in correlazione il livello degli studi a un reddito maggiore.
Ricetta! Eliminiamo fisicamente quelli con gli occhiali ( compreso il Puffo con gli occhiali ) e ridistribuiamo il reddito.
Polpottianamente.
Ho detto una cosa intelligente? No, ovviamente. Le idiozie spesso hanno la parvenza e un lume di intelligenza, ma sono solo idiozie perché comportano un danno ( a noi stessi, agli altri, al buon senso...)

Un buffettino sulla testa del fervente cattolico. Un sorriso.
©arz

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domenica 27 novembre 2011

Franco, forte al Meno


La foto è sempre tratta dal gruppo di Facebook: http://www.facebook.com/pages/Amori-grammaticalmente-scorretti/120503088057449?ref=ts&sk=wall#!/pages/Amori-grammaticalmente-scorretti/120503088057449

sabato 26 novembre 2011

Peggio la toppa del buco. Sugli errori nostri e altrui.

E' sempre sgradevole mettere alla berlina qualcuno e non c'è personaggio più triste della maestrina della penna rossa.Però,è innegabile che si rischia il ridicolo, quando si cerca di difendere l'indifendibile ed è questo atteggiamento mentale che sollecita il mio modestissimo intervento.
Insomma, sbagliare è lecito (anche se l'on. Biancofiore è recidiva), ma dar la colpa a chi rileva l'errore o, come sembra in questa controreplica di un giovane esponente del Ppe altoatesino, al mezzo tecnologico mi sembra davvero preoccupante.
Ecco la lettera apologetica a Stella di Alessandro Musolino, presidente Onorario Giovani Ppe:
http://www.pdlaltoadige.it/index.php?option=com_content&view=article&id=498:lettera-a-stella&catid=36:lettere&Itemid=88
" [...] Purtroppo le moderne tecnologie delle quali ci serviamo, sono delle altrettanto macchine imperfette. Utilizzando l'iPad o gli altri strumenti di comunicazione capita certamente a molti di noi di incorrere involontariamente in alcuni errori. I programmi di autocorrezione spesso trasformano "un po' " in "un pò" o così via, ma questa non è una buona ragione per poter attaccare, o peggio denigrare, un'esponente politico. Spero pertanto che in futuro tu ti possa concentrare sull'uso imperfetto delle pubbliche risorse e non sul corretto utilizzo degli accenti o degli apostrofi, come peraltro potrebbe accadere anche a me visto che per scriverti mi sto avvalendo dell'infernale strumento messoci a disposizione da Steve Jobs e che prende il nome di iPad (e senza alcun segretario pagato dalla collettività)."

Mi sembra inutile rilevare un uso della punteggiatura discutibile ( c'è la virgola tra tra soggetto e predicato, ma non per dividere proposizione da proposizione) , un "altrettanto" che vorrebbe logicamente una spiegazione ( "quanto l'uomo", presumo), un "o così via" che non si capisce proprio che cosa voglia dire, "un'esponente politico" da triplo segno rosso ed altro che tacer è bello per evitare di essere troppo pedante.

Non è l'errore in sé a irritarmi, ma il goffo tentativo di attribuire la colpa dei nostri (legittimi, ripeto) errori ad altri: all' iPad, diabolica macchina infernale, o direttamente al suo ideatore, pace all'anima sua, Steve Jobs.

Forse, in tali frangenti, è meglio dare la colpa alla fretta, se ci secca troppo ammettere la nostra ignoranza.
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venerdì 25 novembre 2011

Anagrammi

Giocando un po' con gli anagrammi, guarda un po' che cosa salta fuori!
SERGIO MARCHIONNE AMERICHE? SIGNOR, NO!
Dopo la chiusura di Termini Imerese, la bugia, ripetuta più e più volte nei mesi scorsi, amareggia ancor di più...
Per ulteriori amarissime considerazioni in ambito umoristico:
http://improntedichina.blogspot.com/2011/11/fiat-marchionni-voluntas.html
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giovedì 24 novembre 2011

Biancofiore e il terreno scivoloso dell'ortografia.

Per giustificarsi degli errori commessi ( e raccolti con una certa perfidia da Gian Antonio Stella), l'onorevole Biancofiore rischia di fare una figura ancor più barbina:
"Ho scritto un po’ con l’accento sulla o, è vero, non come lo vedete ora, perché chiunque usi un computer sa che si trovano le lettere già accentate e che per mettere l’accento di lato devi fare tre mosse con la mano molto poco pratiche quando si scrive in velocità".
Se ne deduce che quello che si trova "di lato" del "po" è un accento.
Il signor apostrofo la apostrofi per segnalare a tutti la caduta del suo buon senso: paghi qualcuno perché questi dia una controllata ai suoi interventi pubblici.
Qui sopra l'onorevole Biancofiore con un leader "apostrofato" di quattro dita;-)
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mercoledì 23 novembre 2011

Bestiario padano

Buonanno (Lega): "Esiste il Grana Padano, quindi esiste la Padania" ( http://www.agoravox.it/Buonanno-Lega-Esiste-il-Grana.html)

Purtroppo,  i novelli Isidoro di Siviglia, quando si cimentano nelle "etymologiae" , non ne azzeccano una.
Pur di dimostrare l'indimostrabile, sarebbero disposti a tutto: a stravolgere la Storia e , perché no?, anche la lingua.

Quando sono verdi di rabbia, sembrano sempre di più a degli extra-terrestri.

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martedì 22 novembre 2011

Fregarsene


Usare il termine "se ne fregano" , more solito, serve per collocare i "comunisti" tra i "fascisti rossi" ( è il fascistissimo "Me ne frego!"), favoletta leghista che permette al legaiolo medio di smarcarsi rispetto all'ideologia ( non avendone nessuna: l'ideologia della Lega, è ovvio, è la paura, e solo quella...) e allearsi un giorno con gli uni e un giorno con gli altri.
E' il tipico espediente politico del qualunquismo di ogni tempo: tutte le vacche (o i gatti) sono grigie all'imbrunire. In realtà, sono loro che ci vedono poco, ma tant'è... è così consolatorio!
Pur sapendo di correre il rischio di sembrare autoritario, vorrei che, per pura igiene linguistica, si eliminasse l'espressione "fregarsene": e non per pruderie!
"Le parole possono essere come minime dosi di arsenico: ingerite senza saperlo sembrano non avere nessun effetto, ma dopo qualche tempo ecco rivelarsi l'effetto tossico".
Sempre lui, Klemperer (Ibidem, pag.32). Ah, Kemplerer era ebreo: tanto per chiarire la questione agli amici di Borghezio...
©arz


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Lingua quarti imperii

Vi infliggo una mia ossessione. Perdonatemi. E' un libro che ho trovato illuminante e lo ha scritto un filologo in tempi bui: Victor Klemperer, "LTI La lingua del Terzo Reich", Giuntina.
Va bene anche per il quarto, per quello che, forse, abbiamo evitato.
"...la LTI non faceva alcuna distinzione tra lingua scritta e lingua parlata. Anzi, tutto in lei era discorso, doveva essere allocuzione, appello e incitamento. [...] Lo stile obbligatorio per tutti era dunque quello dell'imbonitore"    ( pag.41)
©arz
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Dolci persistenze vergate sui muri e sull'acqua

 
Tenero errore morfologico e usuale commistione di linguaggio verbale e iconico. 
Messaggio fresco come il "molto bellissimo" del "Novellino".

Per rinfrescare la memoria riporto il brano:

Qui conta come Narcis s'innamorò dell'ombra sua.

 Narcis fue molto bellissimo. Un giorno avenne ch'e' si riposava sopra una bella fontana. Guardò nell'acqua: vide l'ombra sua ch'iera molto bellissima. Incominciò a riguardarla e rallegrarsi sopra la fonte, e l'ombra sua facea il simigliante; e così credette che quella fosse persona che avesse vita, che istesse nell'acqua, e non si acorgea che fosse l'ombra sua. Cominciò ad amare, e inamoronne sì forte, che la volle pigliare; e l'acqua si turbò e l'ombra sparìo, ond'elli incominciò a piangere sopra la fonte; e, l'acqua schiarando, vide l'ombra che piangea in sembiante sì com'egli. Allora Narcis si lasciò cadere nella fonte, di guisa che vi morìo e annegò.

Il tempo era di primavera; donne si veniano a diportare alla fonte; videro il bello Narcis anegato. Con grandissimo pianto lo trassero della fonte, e così ritto l'appoggiaro alle sponde, onde dinanzi dallo dio d'Amore andò la novella: onde lo dio d'Amore ne fece un nobilissimo mandorlo, molto verde e molto bene stante: e fue il primaio albero, che prima fa fiorita e rinnovella amore.

©arz

La foto è sempre tratta dal gruppo di Facebook:
http://www.facebook.com/pages/Amori-grammaticalmente-scorretti/120503088057449?ref=ts&sk=wall#!/pages/Amori-grammaticalmente-scorretti/120503088057449
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lunedì 21 novembre 2011

Il linguaggio ammiccante...

La mia non vuole essere una trattazione dotta : non ne ho le competenze e lascio ad altri (... e molti si sono esercitati con successo) il compito gravoso di decriptare il linguaggio del "berlusconismo" e di studiarne gli effetti perversi che si riverbereranno per decenni nei discorsi e nelle teste di molti, purtroppo.
Probabilmente, quello che scrivo è già stato scritto, ma mi cimento lo stesso, non essendo in realtà mosso dalla curiosità dell'indagine linguistica, ma dall'irritazione o, se volete, dall' "indignatio" ( e per questo mi occupo di satira e non di linguistica).
Il titolo de "Il Giornale" è il seguente: "Occhio, ci entrano in casa".
Non ci vuole un genio per capire che quell' "Occhio" è il cenno d'intesa tra amici. "Transléscion" spannometrica:
" Amico lettore de "Il Giornale", io e te siamo della stessa pasta. Tu non sei un lettore critico, sei il mio amichetto del cuore".
Non ti dico "Attento!", ti dico "Occhio!" ; l'espressione si usa in contesti in cui il pericolo c'è, ma non è "in praesentia": potrebbe avvenire.Tra breve. Forse. Ma io sono buono e ti avverto: "Occhio!"
La frase non ha soggetto. L'espediente è furbetto: il soggetto dovrebbe essere Monti , ma in realtà non è solo ( il verbo è al plurale)...E' evidente a chi si allude, pur restando nel vago: i Poteri forti, i Mercati, i Comunisti, vedete voi. Sono in tanti e ti stanno accerchiando, amico.
Ecco lo scopo: instillare la sindrome del proprietario di villetta con recinto, cane lupo e scacciacani (...se va bene). Eccoli si avvicinano:"Sono ladri? Assassini? Tagliagole?"
Tutti sappiamo chi sono: sono solamente quei grigi figuri che chiederanno, facendo la cresta, a te che sei benestante ( talvolta relativamente, d'accordo... ) poche centinaia di euro. Trasformarli in criminali, in rapinatori delle villette, c'è voluto poco. Un titoletto, perfido e cattivo. Come loro: gli avvelenatori di pozzi.
©arz
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domenica 20 novembre 2011

Eccesso o difetto d'ammore!

Tratto dal gruppo:
http://www.facebook.com/pages/Amori-grammaticalmente-scorretti/120503088057449?ref=ts&sk=wall#!/pages/Amori-grammaticalmente-scorretti/120503088057449

venerdì 18 novembre 2011

Noie: Le stringhe

Le stringhe

...Sì, d'accordo, lacci. Dalle mie parti, però, si chiamano stringhe.
Ti vesti di tutto punto; dalle mutande al maglioncino va tutto bene e ora ti mancano le rifiniture...infili coscienziosamente la camicia nei pantaloni, controlli la zip con l'indice senza guardare, estrai con cura il colletto della camicia dal maglioncino.
La vestizione si svolge nel migliore dei modi.
Stai vivendo in un mondo perfetto ( se non ci fosse a guastarti il tutto il pensiero che ti stai recando a lavorare), dove l'ingranaggio delle azioni stereotipate funziona come un orologio al quarzo.
Ti guardi allo specchio di sfuggita, scompigliando un poco i capelli troppo ordinati; l'eccesso di perfezione va marezzato con un rapido movimento delle dita.
Sei ora pronto per uscire di casa : ti manca di calzare le scarpe e abbandonare il caldo ventre della tua casuccia.
Gli estremi delle stringhe sono lì penzoloni come mosce e inutili appendici. Dopo aver infilato il piede, ti stai apprestando all'ultimo atto: allacciare le stringhe.
Devi stringerle bene! Non c'è niente di più spiacevole di una stringa lassa, quando cammini a passi veloci sul selciato della tua città.
Stringi come hai sempre fatto né con troppa forza né con troppa prudenza.
E solo allora la stringa si rompe e la consapevolezza che l'entropia non è una cazzata emerge dalla tua coscienza quando osservi sconsolato le fibre slabbrate della stringa spezzata.
Sei in ritardo ora: non hai tempo di cambiare le stringhe, devi trovare una soluzione, la più rapida possibile. In genere la scelta è obbligata: il nodo, quel nodo che pigerà per tutta la giornata sullo stesso punto del piede, groppo malefico che ti informa che il tuo corpo esiste ( ti accorgi di possederlo solo quando stai male...accidenti!)

Ci sono di due tipi di stringhe: delle scarpe e alla liquirizia. Le prime si spezzano, le seconde si succhiano, d'accordo, ma entrambe, sembra, siano in grado di farti alzare la pressione arteriosa in un nano secondo...
©arz
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giovedì 17 novembre 2011

Pulmini

pulmino [pul-mì-no] n.m. [pl. -i] piccolo pullman, in genere utilizzato per servizio privato o su particolari percorsi
? Forma di dim. ricavata da pullm(an) e il suff. -ino.
© 2005, De Agostini Scuola S.p.a. - Garzanti Linguistica

Se non è un pullman (con due elle), sarà un pulmino. E con il battellino andremo verso Roma, laghetto per laghetto.
O Roma o Lago d'Orta! Boia chi molla!
©arz

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martedì 15 novembre 2011

Precisazione.

Facendo della satira, è ovvio che l'obiettivo sia chi è al potere. Ho criticato l'uso del sacro nel linguaggio politico ( http://graffidigesso.blogspot.com/2011/11/sacrificile-parole-sono-pietre.html); la parola "sacrificio", utilizzata da Monti, mi ha dato fastidio perché linguisticamente rimane nel solco degli "Unti" e degli "Uomini della Provvidenza".
Utilizzare il linguaggio del "nemico" è un evidente segnale di debolezza. Avrei preferito le churchilliane ( e prima ancora dantesche) lacrime e sangue, le mani nelle tasche degli italiani, le tasse di qui e di là, nel nome del risanamento. L'eufemismo ( ma era poi tale?) serviva ad attenuare l'effetto psicologicamente deprimente dei provvedimenti prossimi venturi.
Stop.
Un giudizio (severo e senza sconti) a quando il nuovo Presidente del Consiglio avrà combinato veramente qualcosa.
La precisazione a chi può pensare che mi accodi al tiro al piccione per partito preso che la Destra sta organizzando sul nulla e che rischia di trasformare il liberale Monti in un marxista ortodosso;-)
©arz

Maschere tragiche...

Il grande Mangosi dixit et pinxit:




Transléscion vulgari modo resa:

Una volpe , che culo!, aveva trovato una bella maschera che sorrideva a trentadue denti, ma che c'aveva un non so che di tragico...”'...zzo! E' fichissima, ma se guardo dietro non c'ha cervello!” Mo' questo l'ho scritto per quelli ( volevo vedere se fossero nati in Ruanda nei primi anni Novanta!), che c'hanno il culo nel burro e a cui il mondo intero ci fa gli inchini e gli dice : “Bravo!Bravo!” e, leccandogli il retro della fetta biscottata, si aspettano la marmellata. La lingua si ritira rattristata: non c'è né zucchero, né sale. La maschera non sa distinguere tra il bene e il male.
©arz 


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lunedì 14 novembre 2011

Sacrifici...Le parole sono pietre.

sacrificio,
s. m. ‘atto rituale con cui si dedica una cosa materiale a un dio al fine d'incrementare la potenza divina, di pacificarne la collera, di propiziarsela e sim.’ (av. 1292, B. Giamboni), ‘offerta non materiale fatta a Dio o agli dei in segno di devozione’ (av. 1321, Dante), ‘grave privazione subita volontariamente’
Non amo utilizzare il sacro per fare ironia. Credo da sempre che offendere il sentimento religioso degli altri sia sempre una forma inaccettabile di violenza e di mancanza di rispetto della libertà altrui. Perché utilizzare un quadro sacro di Caravaggio allora per ironizzare sulla prima uscita del prof. Monti? Perché è proprio lui a mettere in piazza il sacro. “Non ho mai parlato di lacrime e sangue, ma di sacrifici sì”.
Con queste parole sembra voler attenuare il peso di una manovra economica che colpirà (come prevedibile) sicuramente i soliti poverelli, ma credo che sia assai pericoloso ammantare di sacro ciò che sacro non è. Francamente non capisco: comprendo le lacrime e il sangue dell'uomo, la fatica di sopportare le avversità del mondo, ma che cosa c'è di sacro nel gioco perverso della politica neoliberista, della cinica decisione di impoverire la classe media, di allargare la forbice tra i ricchi e i poveri? “Si parva licet componere magnis”, associo questa mia piccola osservazione all'intimo fastidio degli ebrei nell' accettare il termine “olocausto”, che attiene alla sfera religiosa, al posto del più corretto Shoà...
Perché coinvolgere la sfera religiosa dove l'umano è così evidente? ©arz
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domenica 13 novembre 2011

Filologia e disegnini

In merito al bigliettino di Berlusconi ( ...e al mio maliziosissimo e criptico disegnino: http://graffidigesso.blogspot.com/2011/11/non-tutti-i-segni-hanno-un.html ) durante il discorso di Bersani, un'ottima analisi filologica di Claudio Giunta su come si possano prendere lucciole per lanterne;-)
http://www.claudiogiunta.it/2011/11/il-foglietto-di-berlusconi-filologia-e-attualita/
La filologia serve...eccome!
©arz
P.S. Con l'aiutino dei filmati, d'accordo, ma anche molti altri hanno avuto accesso alla stessa fonte e ne hanno tratto ben altre conclusioni ;-(

Anagramma

Un rappresentante autorevole di Futuro e Libertà, come tributo di buon augurio, scova un anagramma di Mario Monti: "Rimontiamo".
Ce n'è un altro: "Matrimonio"...non "Patrimonio", ahimé.
Che ci aspetti qualche bega matrimoniale e nessuna patrimoniale?
Non so, ma temo che questo secondo anagramma non sia invece di buon auspicio. Aspetto e spero. ©arz
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venerdì 11 novembre 2011

Dialoghi al "Bar Italia".

Il dialogo qua sotto si è svolto in Senato. L'insulto più grande è alla lingua italiana e al decoro dell'istituzione. Il resto ne è una conseguenza, a mio avviso. Se si parla in Senato come al bar, non è improbabile che qualche avventore alticcio ti pigli a male parole o peggio a cazzotti all'uscita. E , in genere, non c'è nemmeno un Carabiniere a difenderti...anche perché il tasso alcolico nel tuo sangue differisce di poco da quello del tuo aggressore.


Schifani: Prego, senatore Ciarrapico, su che cosa?  
Ciarrapico: Ieri sera si è ripetuto un fatto increscioso...
Schifani: Su che cosa parla, senatore?
Ciarrapico:All'uscita ieri sera siamo stati insultati e tentati di aggredire io e il collega Di Gregorio. Non è possibile che un parlamentare esca e trovi due carabinieri e cento figli di puttana che ci insultano ogni volta.

Per chi abbia voglia e fegato può godersi il filmato su YouTube. http://www.youtube.com/watch?v=CDwnXes2pYA&feature=player_embedded
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Pensare doppio guardando al proprio particulare. E non diventare strabici...


Non sono riuscito a reperire l'audio, ma Corriere e Repubblica riportano questa dichiarazione dell' ex Presidente del Consiglio: “Meglio il voto, ma i mercati” o“Vorrei il voto, ma i mercati”
E' delizioso l'uso della coordinata avversativa: ci sono due pensieri l'un contro l'altro armati...maaaa qual è quello vincente?
E' l'equivalente del “Vorrei e non vorrei” mozartiano, dell' “Odi et amo”...o del bispensiero orwelliano?

Quando vi recate col cappello in mano dal professore di vostro figlio, noto pelandrone, e il povero docente che si ritrova tra le mani la patata bollente di dover dire una verità scomoda , quasi rammaricato, vi dice: “E' intelligente, ma è svogliato”, che cosa pensate?
Quale aggettivo lascerà una scia mnestica nel ricordo del triste incontro?
Be', non c'è dubbio: il mercato vince 10 a 1 sul desiderio di voto. I titoli Mediaset in caduta libera sono la sua ossessione. I problemi di democrazia sono sciocchezzuole, quisquilie, pinzillacchere.
Bispensiero Orwelliano distillato: mentire sapendo di mentire, allestire un inganno cosciente, nello stesso tempo mantenendo una fermezza di proposito che s’allinea con una totale onestà.
©arz

giovedì 10 novembre 2011

Per la prossima volta...

La prossima volta che vedremo qualche nuovo personaggino che, con la promessa di paradisi inesistenti, si arricchirà , alle nostre spalle, anche solo del profumo del potere,  ricordiamoci di questo:

Fedro 2011: Italia parturiens Montes

Italia parturibat, gemitus immanes ciens, eratque in terris maxima expectatio. At illa Montes peperit. Hoc scriptum est tibi, qui, magna cum minaris, extricas nihil.

Spannometric transléscion:

L'Italia partoriente

Sto paese del piffero c'aveva le doglie, gridando come un pazzo,
manco dovesse fare una manovra lacrime e sangue!
Nell'orbe si aspettava un bimbo muscoloso, erculeo, con i controcazzi:
avrebbe governato con vigor il peggiore dei popolazzi
e l'avrebbe tolto dal letame in cui eternamente langue...
Ma la solita operazione di palazzo partorì un Monti, deboluzzo deboluzzo,
che avrebbe dovuto conciliare Scajola con D'Alema,
insomma, appena nato, faceva pena.
La favoletta l'ho scritta per voi, Italiani,
che credete ancora alle promesse, a quelle grandi,
all'uom della salvezza,
restando perennemente buoi,
purché ognun, sia chiaro,
si faccia i cazzi suoi.
©arz

Va be', ho un po' di acidità di stomaco...Pessimismo da cattiva digestione!

martedì 8 novembre 2011

Traditore

Etimologia Dizionario interattivo etimologico ( Cortellazzo-Zolli)
traditore, s. m. ‘chi tradisce’ (1300-13, Dante; anche in laudi assegnabili al secolo precedente: Monaci 511 e 518), agg. ‘che tradisce’ (1374, F. Petrarca; occhi traditori ‘seducenti’: av. 1321, Dante; vino traditore V. vìno). Lat. tradere, comp. di tra- ‘oltre’ e dare ‘dare, consegnare’, passato, come in altre lingue romanze, alla coniugazione in -ìre. Il lat. tradere “ha insieme i due valori di ‘trasmettere’, ‘consegnare qualcosa a qualcuno’ (un'eredità, una dottrina), e di ‘consegnare con inganno qualcosa al nemico’, ‘attentare alla vita di qualcuno’, assommando in sé i significati dei verbi greci diadídomi e paradídomi. Su di esso ha operato una lunga tradizione cristiana” (Enc. dant.), fondata sul tradimento di Giuda che “consegnò Gesù” (Iudas qui tradidit eum) e di “quei vescovi traditores che al tempo della persecuzione di Diocleziano consegnarono alle autorità i testi sacri” (Migl. St. lin. 42) [...]
Agisce il solito paragone blasfemo: lui, Gesù, e gli altri, i Giuda. L'unto vuole vedere in faccia i traditori dei benefattori... ma se qualcuno dei suoi alleati vuole fucilarli alla schiena (Storace dixit), dovrebbe stare ben attento: rischia di trovarsi sulla stessa linea di tiro...

domenica 6 novembre 2011

Lingua quarti imperii- Antonio Tabucchi dixit.

 " Credo che la sinistra si sia fatta rubare la politica anche perché si è fatta rubare le parole della sinistra. Berlusconi ha usurpato il paese, la televisione, il Parlamento anche perché ha usurpato (con la quiescenza della sinistra e con l'aiuto della stampa che gli ha fatto da megafono) le parole che appartengono alla sinistra e soprattutto al sistema democratico al quale egli per natura è estraneo. Ha cominciato l'esproprio linguistico nel battezzare la sua alleanza «Casa delle libertà», lo ha continuato autodefinendosi «il buon governo». Ciò lasciava implicitamente intendere che fuori dal suo schieramento non c'era libertà e fuori dal suo governo c'era solo il malgoverno".

 Antonio Tabucchi ,"il manifesto" del 7.12.2004

http://www.cdbchieri.it/rassegna_stampa_2005/tabucchi_berlusconi.htm

Graffi di gesso- Lingua quarti imperii: equilibrismo sacconiano tra tautologia ed eufemismo...

Graffi di gesso: Lingua quarti imperii - Ander che?


Citazione da Sergio Fortini http://pendolare.blogs.it/

Graffi di gesso. Lingua quarti imperii- L'emersione dell'inconscio

Qualcuno ha già notato la sintassi incerta dell'appello, ma quel che mi preoccupa di più sono i lapsus linguistici ( quasi dei tic) che sono le spie di un progetto un po' inquietante: gli industriali vogliono creare UN PARTITO!

Noie: la pellicina.


L'onicofago mira al sodo: non gli interessano le parti molli, la cheratina è il suo obiettivo, la sostanza insapore, ma parte sporgente del sé, da ottundere con un lavoro certosino con i denti svolto lentamente per croccanti spacchi e strappi. La pellicina ai lati dell'unghia all'onicofago poco importa. Sporge, inutile, ai fianchi dell'opera demolitoria; però, dà fastidio, fuoriesce anch'essa, sebbene molle e lontana dalla concretezza dell'unghia, è il segnale simbolico di un lavoro fatto a metà, di un'opera incompiuta.
Mentre l'unghia tagliata è qualcosa da espellere, da eliminare, la pellicina, che è ancora parte del nostro corpo, è carne viva e dolente. L'onicofago lo sa, ma non può sopportare che un lavoro di perfezionamento della mano così ben concepito ( la dispercezione della bellezza di questa parte del corpo è segno evidente della grave psicopatologia dell'onicofago...) non abbia il suo completamento naturale. E' la pennellata in più che dà al quadro un'altra intensità, è l'ultima levigatura della statua, il tocco finale della perfezione. Il dente si avvicina, guardingo ( lo so: non si dovrebbe dire di un dente...), e tira. La pellicina strappata si allunga e immancabilmente strappa un piccolo brano di carne. Inizialmente, qualche goccia di sangue segnala la profanazione del corpo, ma inesorabile l'infezione si allarga e, nel giro di pochi giorni, il dito è infetto, purulento e pulsante. E il corpo grida ancora le sue ragioni e ci richiama all'imperfezione del mondo.
©arz

Graffi di gesso: "orrografia "pura!

Graffi di gesso: Debito.

Rileggendo alcuni dei miei"Graffi di gesso" mi rendo conto di avere qualche debito di riconoscenza che non ho esplicitato, anche perché me ne sono accorto dopo;-). Sul versante psicologico ( senza averne alcuna competenza)i miei post sono molto vicini, si parva licet componere magnis, alle eleganti e veramente competenti e acute annotazioni sociologiche di Marco Belpoliti, di cui ho letto, credo, l'opera omnia.
Solo ora mi accorgo del debito.
Per chi volesse farsi un'idea della colta prosa di Belpoliti, legga i suoi interventi su "La Stampa".( Si diletta anche di disegno...gli schizzi che accompagnano gli articoli sono suoi).
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=130

Noie: Il coperchio dello yogurt

Mattina. Prestissimo. In casa preferiamo fare la colazione prima delle abluzioni di rito. Caffè. E poi yogurt. Fa bene, lo sanno tutti. Stimola la peristalsi, apporta calcio nell'organismo e taglia il pollice o , peggio, la lingua agli ardimentosi leccatori delle scorie yogurtiche presenti sul coperchietto d'alluminio. Un tempo succedeva più frequentemente. Ora non è così rischioso: l'alluminio è più dolce, meno tagliente. Gli emofiliaci possono stare tranquilli: non rischiano più di morire dissanguati. Ma la paura e l'abitudine permane per chi ha sperimentato le lame rotanti del coperchietto del tempo che fu, quando lo yogurt era ancora solo bianco e non multirazziale. Mia moglie , che è più giovane, non toglie del tutto il coperchio. Col cucchiaio e meno frequentemente con la lingua lo lambisce senza staccarlo dal contenitore e preleva i preziosissimi lacerti di materia lattea con scarsa voluttà. Io sono più vecchio. Ho paura, ma sono anche memore del piacere insito nel rubare materiale prezioso in un ambiente pericoloso, pieno di mistero e di rischi, Mi sento come un ladro che si introduce nel Topkapi e deve evitare sistemi d'allarme sofisticatissimi. L'esperienza mi insegna che il taglio da coperchietto è fatale e dolorosissimo e non posso rischiare. Il coperchietto viene tolto completamente per accedere al suo cuore, non potrei fare altrimenti. L'operazione è semplice: si stacca completamente il coperchio, si utilizza la lingua ( mai il cucchiaio) per togliere lo yogurt ancora attaccato al coperchio che viene abbandonato supino sul tavolo mentre poi si procede con il cucchiaio a raccogliere lo yogurt nel contenitore. Qualcuno non vedrà nulla di spiacevole in queste operazioni. Dov'è il fastidio? Dov'è la maledizione dell'operazione, la rivolta degli oggetti? Non abbiate fretta : il coperchietto viene reinserito nel contenitore, pigiato e incastrato nel contenitore. Il cucchiaio serve da fermo.
Seguono le abluzioni, ma, prima di andare al lavoro, la tavola deve essere sparecchiata. Il cucchiaio deve essere messo nella lavastoviglie e coperchio e contenitore devono essere smaltiti. Necesse est. Regolarmente prendo il cucchiaio, ma , nel disincastrarlo, il coperchietto vola qual foglia nei primi fotogrammi di Forrest Gump. Volteggia per la cucina in slow motion e cade, maledizione, o sul tavolo o per terra dalla parte in cui alcuni residui di yogurt sono rimasti attaccati. La statistica direbbe che ci sono il 50 per cento di possibilità che cada dall'altra parte. Non succede mai. E' troppo rischioso avvicinarsi con la lingua al limite dentellato e tagliente, ma il pavimento che si inzacchera voluttuosamente con quella sostanza grassa non è così schizzinoso. Sacramento, ma so che , il giorno dopo, invariabilmente tutto si ripeterà...
©arz

Noie: il calzino spaiato.

Ti svegli e sei assonnato. Il caffè e la doccia ti hanno permesso di muoverti senza sbattere contro gli angolini spigolosi che attirano qual potente calamita il ginocchio, il polpaccio, il piede e , in particolare, l'alluce. Devi vestirti, perché andare nudo al lavoro non è consigliabile. La luce filtra dalla finestra: la moglie bofonchia. Finge di dormire, ma è sveglia ; anche se tu fossi “piuma d'ala d'angelo che si deposita lieve sulla bambagia”, lei si sveglierebbe lo stesso... Bofonchia per dire: “Perché mi hai svegliato? Perché fai tutto quel rumore?”
Prima le mutande, poi la camicia, poi i pantaloni, poi....maledizione! I calzini! Ieri, hai dovuto metterli nel cestone della biancheria, rigidi come stoccafissi. Immettibili. Ora devi cercare i calzini. Nuovi. In realtà, solo nel tempo dell'età dell'oro, quando tu stesso, gridando all'affare del secolo, hai acquistato al supermercato a prezzo scontatissimo uno stock di trenta calzini filo di Scozia, potevi contare su calzini “nuovi”. Ora, di nuovi non ne hai più. Pensavi di essere astuto! Ne hai presi solo di due colori. Nero e blu. Ma nel cassetto della biancheria si sono mischiati. Come un rigurgito ti vengono confusamente in mente i quesiti del tuo professore di Matematica, amante della statistica: se in un urna abbiamo 50 palline rosse, 20 blu e 7 nere, quante palline devo prendere per essere sicuro di averne almeno 6 nere?
Ecco ora desideri due calzini neri, ma quasi al buio il loro colore è indefinito. Non sei daltonico, ma il blu e il nero si confondono. La moglie non li raccoglie a carciofetto. Li deposita a caso due a due, ma nel cassetto, come sotto il cielo, la confusione è grande,,, Te ne freghi. Chi vuoi che se ne accorga se hai un calzino blu o uno nero? L'operazione di mettersi un calzino per chi è un po' sovrappeso è difficoltosa: equilibrio instabile, pressione sul fegato. Poi il calzino ha un dentro e un fuori che al buio è indistinguibile....Portata a termine l'operazione, ti metti le scarpe e dopo aver baciato la moglie che mugula un “'ao” che sta per “Ciao” per risparmiare sulla C, esci di casa. Appena giunto sul posto di lavoro, la prima cosa che il collega ti dice non è buongiorno... “Fico! Adesso è di moda mettersi i calzini di due colori diversi?”
Rispondo “...ulo” per risparmiare sul “vaffanc”.
©arz

Noie: La lettiera della gatta.

La lettiera abitualmente si situa in una zona protetta della casa. La gatta per le sue faccende igieniche ama la calma. Quindi il buon padrone pone la lettiera in un angolo ben riparato, lontano da occhi indiscreti. Non in cucina possibilmente per questioni facili da capire, non in soggiorno, perché la lettiera per quanto bella non può competere con nessun mobile, anche il più economico e spartano.
Noi l'abbiamo collocata vicino ad un armadio vicino alla porta del bagno.
Vi sono diversi prodotti per la lettiera dai trucioli alla sabbia. Oggi va di moda il granulo di silicio.
Quando si pulisce la lettiera , si solleva un po' di polvere e chi si occupa dell'incombenza igienica pensa subito ad una morte triste , ma eroica come quella dei minatori che schiattavano per silicosi nelle miniere. Quando la lettiera è sporchina, la polvere di silicio penetra nei polmoni e chi , come me , è sensibile agli odori, rischia di avere un conato di vomito e pensa al grisù, agli uccellini portati in miniera per segnalare la presenza del gas.
Fin qui nulla di speciale. Spiacevole, ma accettabile. L'amore per la gatta comporta anche questo: occuparsi delle sue venefiche deiezioni e della pulizia della lettiera.
La spiacevolezza è più sottile. La mia gatta, che non si scosta dagli usi felini comuni, è molto schizzinosa e, quando lascia il proprio prodotto interno lordo nella lettiera, desidera da buon felino coprirlo per evitare che il suo odore possa essere percepito all'esterno. Non bisogna essere un etologo esperto per capire che un animale predatore non ha alcun desiderio di farsi scoprire dalla propria preda che, in tal caso, si darebbe subito alla fuga lasciandolo a bocca asciutta ( anche se il gatto domestico ormai si ciba di costosissime scatolette che non si muovono di un millimetro dalla dispensa).Nell'operazione la gatta con le zampe butta fuori regolarmente qualche granellino di silicio. Non tanti , perché , altrimenti, si provvederebbe subito alla pulizia, ma cinque o sei, minuscoli e appuntiti.
La mattina il malcapitato esce dal bagno e regolarmente col piede umido intercetta il granello che si incolla al piede. La mia sensibilità dei piedi dopo la doccia è relativa. Non ci faccio caso. Me ne accorgo quando sono vestito di tutto punto: il granellino acuminato tra piede e calza, per di più compressa dalla scarpa, ora opera la sua vendetta personale. E si fa sentire spiacevolmente come il miagolio che svela l'assassinio del protagonista de “Il gatto nero” di E.A.Poe.
©arz

Noie: Introduzione

Avete presente un libro che ha avuto un discreto successo in Italia dello scrittore Philippe Delerme “La prima sorsata di birra. E altri piaceri della vita” , edito da Frassinelli?
Si trattava di un libricino che elencava alcuni piccoli aspetti della nostra vita di tutti i giorni che ce la fanno amare.
Ecco, poiché il mio humor/umor è nero, da gran dilettante, intendo descrivere l'esatto contrario: i piccoli contrattempi , le piccole rivolte degli oggetti che rendono la nostra esistenza un percorso ad ostacoli.
Se volete farvene un'idea senza sforzo, pensate al graffio del gesso non spezzato sulla lavagna.
Lo spunto colto è quello di descrivere un enueg ( si parla di poesia provenzale, mica pispole!), più banalmente di dare forma scritta a un “Internet meme” che circola su Internet: FFFUUU, un personaggino stilizzato che si scontra con le piccole avversità della vita quotidiana.
A completare il lavoro sulle spiacevolezze, raccoglierò qua e là le testimonianze della perversione della nostra lingua e del nostro linguaggio, cartina di tornasole della perversione del nostro pensiero.
De hoc satis.
arz

Graffi di gesso

Nato da una costola di "Impronte di china", "Graffi di gesso" raccoglie materiale mio e altrui. Si comincia...

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