venerdì 18 settembre 2020

I giornali e i fragili meccanismi della scuola.

 Prima i giornaloni che dovrebbero rappresentare il faro della buona borghesia: perepepè, 400 mila insegnanti marcheranno visita, fingendo malattie e dichiarandosi “lavoratori fragili”!

A rimorchio i giornali spazzatura della Destra becera quella che ha garrotato la scuola a suo tempo e che si interessa alle questioni educative solo per dare addosso all'Azzolina.
Poi le cifre calano: i lavoratori fragili saranno 250 mila.
Ora un centinaio.
Se gli insegnanti mancano, zucconi, non è dovuto ai docenti codardoni, ma al fatto che nessuno oggi, se non per ripiego o per vera vocazione (Dio li abbia in gloria!), vuole fare l'insegnante.
Le quintalate di letame costantemente buttate col ventilatore e a spruzzo in vent'anni e più in modo bipartisan su quella che a parole dovrebbe costituire la categoria che dovrebbe curare la formazione della gioventù per la creazione di una società ricca e efficiente stanno dando i loro frutti: non i diamanti auspicati da De Andrè, ma i 150 mila supplenti che tapperanno a fatica il buco nel personale (e bisognerà pensare anche ai non laureati, sorry) e i pochissimi insegnanti di sostegno specializzati (l'equivalente dello sparare alla Croce Rossa).
L'attenzione nei confronti della scuola è simile a quella che molti adulti riservano ai bambini: a parole si commuovono alle lacrime pensando che essi saranno il futuro della società, ma, se rompono troppo, se ne dovranno tornare in silenzio in cameretta a giocare con l'I-Pad, ché i grandi devono scolarsi il contenuto del piano bar.

martedì 15 settembre 2020

Una ragione per il “No”. Facite ammuina.

 

Girano in rete migliaia di messaggi di questo tipo: si prende un politico particolarmente controverso e spaccamaroni, si calcolano le sue assenze in Parlamento e si appone il seguente slogan: “Cacciamo dal Parlamento i parassiti”.

Lasciamo perdere la metafora entomologica che non mi piace (parassiti, zecche, pidocchi et similia: riportano tutti al linguaggio del Terzo Reich), ma siamo sicuri che la riforma eliminerebbe questi personaggi dall'agone politico?

Prendiamo un esempio a caso: Vittorio Sgarbi.

Vittorio Sgarbi ha collezionato il 75% delle assenze nella sua attività parlamentare.

Ovviamente ha le sue buone ragioni: oltre allo stipendio e il vitalizio garantito, può accedere a più lauti guadagni in comparsate televisive che in nuce consistono nel grido “Capra! Capra! Capra!” rivolto ai suoi interlocutori e in attività in qualità di critico dell'Arte alla page in giro per l'Italia, invitato da amministrazioni comunali compiacenti, sorelline che lavorano nel campo dell'Arte e da un pubblico che pende dalle sue labbra, perché si sa, a Destra, chi parla bene ha un certo credito, basta che non sia di Sinistra.

Orbene, ordunque. Qualcuno pensa sul serio che uno come Sgarbi sarà estromesso dal nuovo parlamento liofilizzato? Ingenuotto, pollo, vincenzo chi ci crede!

Sgarbi è un personaggio pubblico di successo: calamita l'attenzione di una vasta platea e porta voti al partito che lo candida.

E' ovvio che i politici estromessi dalla nuovo riforma saranno quelli con minor copertura mediatica e, in particolare, televisiva.

Prepariamoci, ordunque, fautori del “Sì”, non solo ad avere un parlamento anoressico, controllato da un'oligarchia partitica che deciderà nel retrobottega, ma anche ad un'assemblea rappresentativa sempre più simile alle trasmissioni trash dei canali Mediaset., piena di personaggini che si agiteranno come pazzi, spinti dal loro narcisismo, e che occuperanno le prime pagine dei giornali... Non combineranno nulla di buono e faranno “ammuina”* per far sì che le Alte Autorià del Regno (ora Repubblica) ossia gli elettori pensino che sulla nave che affonda ci si agiti molto per la salvezza di tutti, mentre, come tutti sanno, sì, ci si agita molto, ma per la salvezza e il sostentamento dei soliti noti.


*Per chi non conosce l'espressione rimando alla descrizioni di Wikipedia e trascrivo qui la versione vulgata del (falso) regolamento:

«All'ordineFacite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann' a poppa
e chilli che stann' a poppa vann' a prora:
chilli che stann' a dritta vann' a sinistra
e chilli che stanno a sinistra vann' a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann' ncoppa
e chilli che stanno ncoppa vann' bascio
passann' tutti p'o stesso pertuso:
chi nun tene nient' a ffà, s' aremeni a 'cca e a 'll à".
N.B.: da usare in occasione di visite a bordo delle Alte Autorità del Regno.»





venerdì 4 settembre 2020

Negazionismo, altruismo e egoismo.

 

Domani i negazionisti della pandemia si ritroveranno in piazza a Roma. Ci andranno senza mascherina e si contageranno l'uno con l'altro.

Prima che si accorgano della cazzata, passeranno giorni. Contageranno parenti e amici. E i loro parenti e amici contageranno noi tutti.

Ecco il motivo per cui auguro ogni bene a loro e auspico che il virus si prenda una vacanza.

Dovrei augurar loro di schiattare con un tubo in bocca, ma non lo faccio, perché i buonisti un po' cinici come me sanno benissimo che l'altruismo è la faccia presentabile e lungimirante dell'egoismo.

La Zangrilleide, poema eroicomico

 Da "virus clinicamente morto" alla constatazione che l'espressione è un po' stonata.

Zangrillo preferisce, come i generali del tempo che fu, chiamare ritirate strategiche le Caporetto in cui qualche volta fatalmente si incorre.
Eppure si può sbagliare, senza perdere lustro, da professionisti. Così, al contrario, resuscitando il virus e mettendo in pericolo il paziente, ci fa la figura del popone con una granata tra le mani dopo aver tolto la spoletta di sicurezza. Bùm!

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