mercoledì 30 gennaio 2013

Balotelli vs Umberto Eco. Vince Balotelli.




A volte, temo che Umberto Eco abbia qualche colpa: se non avesse scritto quello che ha scritto, qualcuno non avrebbe suggerito all'Innominabile di agire in un certo modo ( ...e la “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, opera che ha ispirato il Ventennio berlusconiano,  è il suo peccato capitale)..
Ipse dixit in altra opera: “...la chiacchiera sportiva è la magnificazione dello Spreco, e dunque il punto massimo del Consumo. Su essa e in essa l'uomo della civiltà dei consumi consuma addirittura se stesso”. (U. Eco, “Il costume di casa”, Milano, Bompiani, 2012, pag.348 )
E la chiacchiera sportiva, ovvero il Luogo dell'ignoranza totale, brasa il cervello al cittadino. Nel 1969 e nel 2013...
 arz© 
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martedì 29 gennaio 2013

Gli effetti dello strabismo di Gasparri


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domenica 27 gennaio 2013

Silvio e la Storia alla carta.



Con un notevole senso dell'opportunità , nel giorno della Memoria, l'Innominabile si improvvisa storico.

Ecco ora un Benito tremebondo: il timore di una Germania con le palle e le contropalle lo costringe, obtortissimo collo, a far firmare a quella mezzacalzetta del Re le Leggi Razziali.
Il Mascelluto mai lo avrebbe fatto: non sia mai! Il suo regime faceva arrivare i treni in orario ( la migliore osservazione qui: http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2013/01/27/giornata-della-memoria/), provvedeva ad abbronzare i bambini nelle colonie elioterapiche per debellare il rachitismo e il cretinismo da gozzo e arricchiva gli operai ( non è vero, of course:  il loro potere d'acquisto è crollato nel corso del Ventennio di un bel po' e molti di loro abbiano lasciato piedi e mani, se gli è andata bene, un po' per tutta Europa, carne da macello particolarmente tenera dopo un ventennio di propaganda martellante).
Insomma, viene esaltato lo stereotipo dell'italiano che non ha mai grandi responsabilità, perché è troppo pusillanime ( si sa che il Tedesco cattivo di turno, Hitler o Merkel che sia, lo costringe ad azioni terribili, persino a pagare le tasse!)
Annuncio ai suoi fedeli plaudenti che sta parlando di loro ossia a quelli che al tempo che fu , nella peggiore delle ipotesi e nell'ottica dell'Innominabile, denunciarono gli ebrei che si nascondevano o si appropriavano delle loro cattedre universitarie lasciate libere, nella migliore, appartenevano a quella "zona grigia" che tanto rappresenta l'essere italiano di oggi e di allora: lasciava fare ai facinorosi, lamentandosi, sia chiaro, ma badando bene di non sporcarsi le mani, visti i tempi che correvano. 
Come al solito, non si accorgono che il loro idolo, però, così, li offende di brutto, ma loro incassano, imperterriti, avendo, come vuole il codice del buon atleta fascista, sguardo fiero rivolto al Sole, pancia in dentro e petto in fuori, il che impedisce loro di vedere bene, però, che cosa accade al lato Sud del loro corpo.
                                                                                                                                         arz©

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Silvio: "Monti è un professorino". La coazione a ripetere della Destra italiana. (repost attualissimo)



Che la Destra italiana sia in fondo sempre la stessa di sempre era intuibile. Non parlo della Destra Liberale, quella dell'etica del Lavoro e della difesa dei Diritti individuali; la Destra liberale , è inutile dirlo, è morta e sepolta. Mi riferisco alla Destra degli “homines novi” che ha trovato la sua perfetta sintesi, in passato, nel Fascismo ( in senso lato, quello che Eco chiama Ur-fascismo) e che, ahinoi, ora non perde i vizi di allora: uno di questi, ed è fastidiosissimo, è il disprezzo degli intellettuali, anche quelli piccini picciò.
Che Goebbels, fin dagli esordi, avesse in uggia la parola cultura passi, ma il Fascismo italiano, che ai suoi albori, ha spesso fatto l'occhiolino agli uomini di cultura . pur con alterna fortuna (basti citare D'Annunzio, Marinetti, Pirandello e Gentile, tutti firmatari, e l'ultimo promotore, del “Manifesto degli intellettuali fascisti”), non può che vergognarsi dei suoi eredi naturali: l'odierna Destra italiana ( ma non ci si inganni, anche una parte della Sinistra condivide lo stesso sentimento, pur per motivazioni diverse) ha un particolare livore nei confronti di chi insegna, siano essi umili maestri del Sud o pedemontani illustri professori o professoroni bocconiani.
“Professore” e “maestro” o nelle sue varianti diminutivo-spregiative “maestrino” , "professorino"sono offese indelebili, rivolte a chi non ha condiviso la sguaiata sfilata di ignoranti con laurea comprata, di mezze tacche, anche se danarose, che hanno costellato il plumbeo cielo dell'ultimo ventennio, di cortigiane a mezzo o a intero servizio del Sultano e di coloro che, colpevolmente e consapevolmente, hanno spesso strizzato l'occhio all'illegalità e alle organizzazioni criminali.
Nelle pagine dei giornali della novella Destra, i magistrati, la todeschissima Merkel e ora Saviano e Fazio ( dei quali si può forse criticare l'eccesso di ingenuità, ma non certo la malafede) sono ora i nuovi e vituperati “maestrini”.
La Destra ( chi mai sa che cosa voglia?) forse pensa di essere efficacemente persuasiva agli occhi del suo elettorato, mentre, inconsapevolmente, procede alla mortifera, recessiva, idiota umiliazione di chi si occupa , nonostante i tempi, anzi contro i tempi, di quelli che, sempre più retoricamente, la nostra società gerontocratica chiama il “futuro della nostra società”: i bambini.
Eppure il “maestrino” che fu e, per molti, ancora è in pectore il loro idolo princeps, Benito, prima di trovare la sua vocazione giornalistica e poi politica, pur doveva avere qualche vocazione all'insegnamento, lui , figlio del fabbro Alessandro Mussolini e della “maestrina” Rosa Maltoni!
                                                                                                                                                    arz©
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sabato 26 gennaio 2013

Monti, il Riformista statico o lo Statista riformista?

A proposito di parole scippate dalla Destra. Monti insiste nel dirsi “riformista”; così ha fatto in più di un'occasione B..
Non sono un politologo ( anzi la mia visione è, more solito, solo umoristica), per cui mi si scusi qualche sbavatura storica e concettuale, ma temo che la parola non appartenga proprio al patrimonio culturale né di Monti né dell'Innominabile.
Sfruttano la vischiosità della parola, ma la privano del suo contenuto storico.
Riformare è ridare forma, insomma cambiare, plasmare una realtà per trasformarla e trasfigurarla.
E Destra e Sinistra vogliono entrambe cambiare: la prima erodendo i diritti delle classi meno agiate a favore delle classi agiate e la seconda (quando non si dica Rivoluzionaria) lottando per estenderli.
Tutto qui. La parola nasce in seno del Partito Socialista proprio in opposizione all'area rivoluzionaria e massimalista (che del riformismo in Sé se ne faceva un baffo perché, assaltando il Palazzo d'Inverno, fa saltare tutti i tappi, strappando le budella a baionettate a chi cerca di contrastarla, fa la cacca nei vasi Ming e stappa le bottiglie della riserva dello czar, dandosi ad orge degne di Sardanapalo, facendo così impallidire qualsiasi “Bunga Bunga” nostrano) .
C'è da domandarsi il motivo per cui uomini di Destra ( presentabile o impresentabile che sia) amino fregiarsi di una “stelletta” che non spetta loro. A mio avviso, è abbastanza semplice capirne il motivo.
La parola “conservatore” non va di moda, sa di muffa, di naftalina se non di formaldeide o , alla meglio, richiama la figura di qualche impiegato mezzemaniche addetto a qualche polveroso scaffale.
Ecco: “riformista” è dinamico e “conservatore” è statico. E la nostra società (borghesissima) ama il dinamismo, ma alla Don Fabrizio, principe di Salina : “Tutto cambia affinché nulla cambi”. 
Insomma un dinamismo statico. Mi ricorda tantissimo il “Festina lente” di Aldo Manuzio rappresentato iconograficamente con il dinamico delfino che si attorciglia sulla ponderosa ancora destinata al fondo del mare.
E pur essendo affascinanti simili metafore sulla disgraziata situazione italiana, vi invito a non andate oltre;-)


arz©
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mercoledì 23 gennaio 2013

martedì 15 gennaio 2013

Silvio, il pifferaio ossessivo compulsivo



Monti si accorge (tardivamente) della qualità dell'uomo: è un pifferaio, un pifferaio magico, dice ora.
S. ovviamente, rispolverando il linguaggio della destra mascelluta, risponde a modo suo : “Mi tasserà anche il piffero”.
In cinque parole c'è tutto il pensiero ossessivo di B.: le tasse, il vittimismo, il sopruso dello Stato sull'individuo e, innanzi tutto, l'ossessione sessuale dell'erotomane: il piffero, il piffero, il piffero.
                                                                                                                                                          arz©
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lunedì 14 gennaio 2013

La Repubblica non capisce un'acca!

L'ho avvistato alle 17,47. Bisogna ammettere che lo svarione è scomparso alle 17,50.

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domenica 13 gennaio 2013

Detto e fatto: il valore della coerenza.


Qualche volta, ed è fonte di profonda soddisfazione, riesco a precedere gli avvenimenti.
Non sono un veggente, lo so, ma cogliere in anticipo i bradisismi sociali mi dà l'impressione di aver colto
(casualmente) il centro del bersaglio prima di aver scoccato la freccia.
La notizia è qui:
http://www.corriere.it/cronache/13_gennaio_13/minetti-tuttosposi-napoli-assessore_35224526-5db5-11e2-8540-81ed61eeac0a.shtml.
Le osservazioni sono nel post precedente: http://graffidigesso.blogspot.it/2013/01/la-maleducazione-del-cavaliere-quella.html
Ci si alza e si dice che un confronto non è possibile. Stop.
                                                                                                                                                                                      arz©
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La maleducazione del Cavaliere ( quella che piace tanto agli italiani).






Molti lo hanno notato e qualcuno, scambiandolo per un numero da avanspettacolo, ha riso, ma pochi, nei commenti del poi, si sono soffermati sul significato simbolico ( neppure tanto sottile) della pulizia della sedia da parte di S..
Prima di accomodarsi sul sedile su cui si era seduto il giornalista suo acerrimo oppositore, S. ha rispolverato il vecchio fazzoletto da naso ( ormai si usano i Kleenex) che lo fa tanto uomo degli anni Cinquanta e ha incominciato con movimenti concentrici a renderlo utilizzabile; tale gesto si fa abitualmente quando il sedile è sporco per preservare il fondo dei pantaloni da eventuali sozzure.
Ecco: a me, ma sono patologicamente irritabile, ha ricordato tanto la disinfestazione dei vagoni del treno utilizzato da alcune donne nigeriane tentata da un neonazista vestito di verde non tanto tempo fa.
Come al solito siamo troppo buoni ( come dice di essere S.): noi non lo faremmo.
Ma se, affossato l'abituale politically correct che ci viene continuamente rinfacciato come una tabe, utilizzassimo lo stesso trattamento con i fan dell'appestatore della nostra democrazia ( uno che ha giurato sulla Costituzione e poi continuamente ci sputa sopra) ?
Perché , quando incontriamo questi amanti delle gag di questo gran campione dell'umorismo, stringere loro ancora la mano?
Se proprio fossimo costretti, potremmo calzare velocemente un bel guanto di lattice o, per rendere più efficace il concetto, quei bei sacchettini neri che servono per contenere le cacche dei nostri cani...
Sai che risate si farebbero! Che spiritosoni diventeremmo ai loro occhi, quando avremo dimenticato che anche il peggiore degli uomini rimane sotto sotto ancora un uomo (e non una deiezione)!
arz©
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venerdì 11 gennaio 2013

Berlusconi e Santoro, un concorso di interessi.


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Tutta colpa di Santoro!


Non mi meraviglio della vittoria di Berlusconi in televisione. La televisione è il suo regno: ne conosce i meccanismi, vizi e virtù, come sanno tutti.
Purtroppo, l'errore di Santoro è alla fonte: non bisognava invitarlo.
A casa vostra, scusate, avreste invitato un ospite di tal fatta? Un tale che se lo si interrompe, di tanto in tanto, si adonta e, se lo si invita a un po' di silenzio dopo un lungo sproloquio zeppo di bugie, dopo aver abbondantemente fracassato gli zebedei agli altri commensali, incomincia a blaterare di lesa maestà? 
Uno che ha il pronome “io”, il più odioso dei pronomi come direbbe Gadda, sempre in bocca?
Ecco: un ospite molesto è meglio che se ne stia fuori dalla porta.
Se lo si invita in nome dello “share” o semplicemente dello “spettacolo”, lo si sopporta e lo si lascia parlare. Alla fine della serata, sarebbe vera maleducazione non farlo, è d'obbligo stringergli la mano e col sorriso congedarlo con un sincero : “E' stato un piacere!”

arz©
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