giovedì 30 giugno 2016

Sgarbi, il critico d'arte galleggiante.


sabato 25 giugno 2016

L'esame di cittadinanza per votare? Tra i politici del nostro Parlamento chi lo passerebbe?


L'idea che chi non è informato ( un secolo fa si sarebbe detto analfabeta, più recentemente analfabeta di ritorno e ora , nell'epoca dell'istruzione di massa “debole”, analfabeta funzionale) non debba votare non è nuova.
Bisognerebbe riflettere, però, sulla “ics” che è prevista nelle schede elettorali e refendarie:sono il frutto di una lotta lunga, dolorosa e, diciamolo chiaramente, perfettamente democratica.
Per rimanere nell'ambito locale che mi riguarda, il giorno prima delle elezioni apparivano sui giornali della Curia e sui santini elettorali delle belle schede precompilate in modo che l'elettore analfabeta non si trovasse in eccessivo imbarazzo. Sì, qualche malumore c'era, ma a nessuno sarebbe venuto in mente di accusare l'ingenuo: l'indice, al massimo, indicava il furbetto che approfittava della dabbenaggine di quest'ultimo.
Mi spiace che anche da sinistra venga la proposta indecente di tagliar fuori l'elettorato più facilmente manipolabile dal populista di turno, ora incarnato dal Salvini rupante e dal Grillo vaffunchilizzante.
La Sinistra con la esse maiuscola si batterebbe per una migliore informazione, per una scuola che riuscisse davvero a insegnare l'ABC della Democrazia, per un'incisività maggiore dei partiti e dei sindacati per indirizzare con la forza delle idee e non delle suggestioni gli elettori che non sanno che pesci prendere.
E' un segno dei tempi e del pensiero debole che vi sia la tendenza a punire l'elettore “ignorante” che spesso, tra l'altro, non è tale, ma è solo divergente rispetto ad una posizione che si pensa soggettivamente più ragionevole.
C'è un ma, però: il ruolo dei mass media nella formazione dell'opinione pubblica e della loro oggettiva debolezza per mancanza di indipendenza nel panorama italiano.
Ma anche in merito a questo, si dovrebbe puntare a maggiore pluralismo, a maggiore democrazia. Insomma, in termini generali, la democrazia dovrebbe rendere all'allargamento e non alla restrizione dei diritti e delle opinioni ( anche quelle che non piacciono) , mentre oggi alcuni diritti ( e molte opinioni) risultano troppo frequentemente fastidiosi, in particolare in nome di chi invoca mani libere nel nome della governabilità e dell'indirizzo verticistico della realtà politica italiana. Ma gli Inferi precedono i Superi e per riveder le stelle si deve partire necessariamente ( e umilmente)  dal basso.
arz

martedì 21 giugno 2016

Qui non si fa la Storia: si fa lo "Storytelling"!

Be', sappiate che non ho ancora approfondito il significato dello “storytelling” ( renziano) che va tanto di moda. Dovrei, ma il tema non mi appassiona. 
Certo è che l'espressione“raccontare delle storie” si presta a interpretazioni maliziose: la storia può andare con la esse maiuscola ( ”E' ora di fare la Storia!”) o con la esse minuscola ( “La storia non mi convince!”) sino ad assumere il significato di “balle, fandonie, fòle” ( “Poche storie! Fa' i compiti, perdinci!”).
Insomma, con la parola “storia” ( che , porca l'oca!, io scrivo regolarmente “stroia” alla tastiera! E Savinio mi assista!) bisogna andarci piano.
Metto insieme dei pezzi dello storytelling del nostro Matteuccio.

Fase 1 ( sive “fase titanica”, prima delle elezioni locali: l'eroe si rende conto del compito affidatogli e affronta la ricerca del Sacro Graal).

 "Il voto vero non è quello locale, che poco mi cale, ma quello sulle modifiche costituzionali! Se cadrà la modifica alla Costituzione, me ne vò! Procomberò sol io!"

Fase 2( sive “fase empirista”, in prossimità delle votazioni locali : l'eroe si accorge che per raggiungere il Sacro Graal bisogna oltrepassare una palude).

"Vedo che c'è un voto di protesta. Sono quelli che non si rendono conto delle cose grandissime che ho fatto, ma il voto è locale e se ci sarà una sconfitta, non cambio idea. Sarà colpa dei sindaci cattivi come Marino e comunque se non passa la modifica alla Costituzione, forse me ne andrò".

Fase 3 ( sive “fase capponesca”: l'eroe cade nella palude e si inzacchera di cacca come Andreuccio da Perugia. Maledice la Cattiva Sorte, ma il suo animo è puro, immacolato e pronto alla Redenzione).

 "Non è un voto di protesta, ma noi amiamo il nuovo e non il nuovismo. Vogliamo il cambiamento, compreso quella della Costituzione. Ma , attenti!, non si tratta di un referendum contro di me. Se perderò la sfida sul Referendum, mica me ne vado, eh!"

Sono stato troppo didascalico, d'accordo, ma non vi sembra che lo “storytelling” non sia il solito e vecchissimo opportunismo politico, il lutulento e stucchevole scivolare delle idee a seconda del cambiamento del meteo? ;-)

arz


martedì 7 giugno 2016

Il dilemma del Buonista

Il dilemma del Buonista

Com'è che,
se non salto
gioioso
sulla tomba del Leghista
ed, en passant,
tesso le lodi e il culto
del “Parce sepulto”,
non appare d'improvviso
qualcuno
a brutto muso
ad apostrofarmi
come vil “Buonista”?

Se lo faccio
per il disperato
e il disgraziato
forse l'appellativo è meritato,
mentre, se risparmio
dai miei lazzi
post mortem
l'uomo che in vita
esaltava la pistola,
dei Rom il rogo,
l'”Uno di meno!”
e Dio Po per tutti,
son uomo di rispetto,
un esser pio,
che ne so? ...un semidio?



arz

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