venerdì 22 settembre 2017

Dopo i TRAMsgender i BUSgender!


lunedì 18 settembre 2017

Lo "storytelling" col fez.

Si prende spunto da un episodio del passato, uno dei tanti. L'episodio è stato rispolverato da un politico del centrodestra.
Si nutrono seri dubbi che la vicenda sia andata come viene descritta. Vi sono anche delle incertezze sull'età della giovane. Innanzi tutto, ed è l'aspetto più grave, si appiccica alla vicenda una fotografia a forte impatto emotivo, quando esistono foto reperibili di lei, ma di certo meno suggestive.
Peccato, per i novelli adepti della controstoria contro tutti, che quella foto NON rappresenti la giovane fascista.
Ed ecco, attraverso questo mezzuccio persuasivo, montare l'indignazione della Rete con le proposte bislacche di annientare coloro che hanno ritenuto poco opportuna la celebrazione di un episodio così controverso.
La risposta di chi scopre che la foto non c'entra nulla con la giovane in questione è : “La foto è falsa, ma i fatti sono veri”.
Non è così, almeno in questo caso. Le zone d'ombra prevalgono. Sappiamo benissimo che la guerra tira fuori il peggio degli uomini e anche i Partigiani, e la vera Storia lo dice e senza reticenze, si sono macchiati di numerosi delitti. Sono le storie degli uomini, dei piccoli uomini che albergano equamente in ogni gruppo umano, non del movimento partigiano.
Sta di fatto che la nostra Repubblica è nata e si basa sull'antifascismo, alla faccia di chi ancora non si rassegna.

E chi si presenta con una foto fuori contesto e, com'è molto probabile, il busto di Mussolini in salotto, in questo caso, non ha voce in capitolo, perché lo “storytelling” piace molto a Renzi, ma anche a chi, pur di fomentare il malcontento e i mal di pancia, ricorre ai mezzi (spuntati, finché ci saranno gli anticorpi) della falsificazione e della manipolazione dei poveri polli.  

venerdì 15 settembre 2017

Riduzione alla condizione di capponcino.

Orbene, ordunque... Ritorno alla mia “Modesta proposta” (v. Modesta proposta) per dimostrare come le mie semplici indicazioni per limitare determinati problemi in Rete non siano così bislacche.
Un tale viene multato per aver parcheggiato in un'area riservata ai disabili; risponde all'affronto con un cartello in cui si compiace che il disabile che, a suo dire, lo ha denunciato, sia un handiccappato (con due c).
Sulla Rete è scoppiata una brevissima tempesta mediatica.
Ed ecco che miracolosamente compaiono le scuse (reali o farlocche?) del bel tomo: http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/offese-disabile-con-un-cartelloora-chiede-scusa-con-una-lettera_1254695_11/
Francamente non mi interessa la sincerità o meno del protagonista in negativo della vicenda.

Sta di fatto che la gogna mediatica e il timore per le conseguenze in solido della sua azione hanno portato il leoncino alla condizione del capponcino. C.V.D.


venerdì 8 settembre 2017

Una modesta proposta per neutralizzare gli idioti e renderli utili all'umanità

"È cosa ben triste, per quanti passano per questa grande città o viaggiano per il nostro Paese, vedere le strade, sia in città, sia fuori, e le porte delle capanne, affollate da frotte di idioti, convinti della loro superiorità nei confronti del resto dell'umanità; non si tratta di ingegneri nucleari, chirurghi specializzati, ricercatori meritevoli del Premio Nobel o qualsivoglia persona di valore che porta lustro a un Paese e alla Nazione. No: si tratta di gente semplice, spesso poco avvezza all'uso della scrittura, che vive quel che si suole dire una vita ordinaria, non per forza disonorevole, ma, comunque, simile a quella di gran parte dei suoi simili.
Eppure, il lettore ne sia certo, se li interrogherete sul loro valore, essi gonfieranno il petto e vi diranno, pieni di orgoglio e di passione patriottica, di essere “Italiani”. Orbene, se c'è qualcosa di buono nel Nazionalismo è far sì che ogni cittadino, per essere degno di partecipare alle Glorie del proprio Paese, si renda migliore o attraverso gli Studi o nel campo della propria attività lavorativa. Non mi si accusi di snobismo: non vi è obbligo di eccellere solo nel campo delle Arti intellettuali, ma si può mostrare la propria valentia anche nelle Arti maggiori e Minori, nell'industria e nell'artigianato, purché il vil meccanico e l'artigiano emerga dalla mediocrità, costituisca un esempio per i suoi colleghi o sottoposti e dimostri, insomma, di portare un contributo concreto alla Nazione e al Mondo attraverso l'esercizio delle proprie Opere e del proprio Lavoro.
Sta di fatto che gli idioti di tal fatta, pur essendo esempi viventi e preclari della mediocrità , dell'analfabetismo di andata, di ritorno e funzionale, come si suole dire oggi (i loro scritti sono infarciti di errori grossolani, il loro pensiero ridotto a poche parole ripetute ossessivamente, il loro ragionamento zoppo e non lineare) e, quel che più colpisce nei fanatici dell' ”italianità”, del tutto incapaci di usare in modo proficuo e convincente l'idioma di Dante, nella loro totalità, si dichiarano fieri emuli dei grandi che nel passato resero l'Italia famosa nell'Orbe terracqueo.
Purtroppo, costoro, avendo una cognizione limitata della Storia del loro paese, non conoscono neppure i padri fondatori della Patria, figure sbiadite e confuse di antichi ricordi scolastici, né hanno contezza, se non elementare, delle opere dei grandi Letterati della nostra tradizione né di quelle degli Artisti che si distinsero nella Pittura, nella Scultura e nella Musica e che resero il nostro Paese, pur nelle traversie politiche che lo caratterizzarono, Faro della Cultura nell'Europa e nel Mondo.
Parafrasando il pensiero del filosofo Schopenhauer (di cui è bello, però, tacere il parere sulle donne e sulle popolazioni nere), il Nazionalismo è la coperta dove si nascondono le persone piccine, poiché, se esse fossero realmente di valore, avrebbero a schifo il Mondo e i loro simili, consapevoli della propria superiorità intellettuale e morale.
Purtroppo, come si può ben evincere dagli ultimi episodi di cronaca, nell'idiota contemporaneo convivono la bassezza morale e allo stesso tempo un’illimitata stima di sé.
E qual esempio di più stupida protervia se non quello mostrato da coloro che affermano la loro superiorità morale e intellettuale, disprezzando chi o per il Caso o per la Natura ha avuto in sorte di non godere a pieno di un bene che molti hanno avuto senza alcun merito?
Se chi scrive è costretto a ricorrere alla cronaca spicciola, non se ne abbia a male il lettore di questo scritto, poiché per corroborare la tesi e per rendere chiara la proposta finale è necessario inoltrarsi nel terreno sdrucciolevole della realtà quotidiana con cui anche il Filosofo teoretico deve di tanto in tanto sporcarsi le mani.
In un paese del Milanese che non si nominerà e che si indicherà con gli asterischi ***, in un parcheggio, un tale è stato multato dalle Pubbliche Autorità per aver occupato lo spazio riservato a coloro che hanno delle difficoltà fisiche. Sono episodi che tutti conosciamo poiché l'Uomo spesso diventa uomo con la minuscola e più frequentemente simia o babbuino. A fronte di un episodio di inciviltà ci si vergogna, si torna a casa e si nasconde la macchia di un simile comportamento ai familiari. Nelle Terre del Nuovo Mondo ci si mette un sacchetto di cartone in testa, in modo che il nostro prossimo non possa leggere nel nostro volto il segno della colpa e della vergogna, e nel Cipango qualcuno arriva alla soluzione estrema del taglio della pancia chiamato colà seppuku perché la vista degli intestini del reo e il sangue versato copioso lavi l'onta di un comportamento sì disonorevole.
Purtroppo, nel caso specifico, il reo (confesso, da leggersi paretimologicamente “nello stesso tempo fesso”) ha pensato bene di vendicarsi con chi ha reso palese la sua colpa, denunciando coram populo la sua idiozia.
Ci si scusa di dover riportare le sue parole confuse e mal espresse, ma dovere del Filosofo e dello Storico del Costume che indossa talvolta le vesti di Notaio dei Tempi è riportare fedelmente ciò che accade, in modo che il Lettore possa farsene un giudizio proprio, dopo averlo confrontato con quello che vien proposto dall'Autore, ponderando sulla bilancia della Giustizia quanto pesi il torto e la ragione.
Ecco al Lettore il testo vergato da quell'uomo e affisso, a spregio di ogni regola di sicurezza, sull'armadietto di una lancia per estinguere gli incendi:
"A te handiccappato (sic) che ieri hai chiamato i vigili per non fare due metri in più vorrei dirti questo: a me 60 euro non cambiano nulla, ma tu rimani sempre un povero handiccappato (sic)... Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia!!!".
Da tale testo si deducono le seguenti caratteristiche dell'idiota contemporaneo (si sarà schematici, per amor di chiarezza):
1- L'idiota manca completamente di empatia nei confronti delle vittime della propria aggressività. Essendo rimasto a un livello di percezione della realtà infantile (v. punto 4), l'idiota non riesce a cogliere il dolore dell'altro. Aduso a tirare la coda al gatto da piccino senza immaginare il dolore dell'animale, da adulto si diverte a tormentare il prossimo, purché ovviamente quest'ultimo non possa reagire (v. punto 9).
2. L'idiota ha un solo centro del mondo: il suo ombelico. L'esperienza altrui non conta nulla: egli non la vive ergo non esiste.
3. L'idiota è, spesso, ma non sempre, un analfabeta. In senso stretto, sa leggere e sa scrivere, ma frequentemente non correttamente. Chi glielo fa notare è uno sporco intellettuale che lo guarda dall'alto verso il basso. Più che l'analfabetismo funzionale, in qualche modo emendabile, preoccupa l'analfabetismo dei comportamenti, la sgrammaticatura degli atti (v. punto 6) e qui più che la Grammatica varrebbe, se ne avesse possa, l'Educazione Civica, disciplina negletta nei programmi scolastici per la particolarità di sanzionare colla riprovazione morale quel che vien oggi inneggiato come comportamento naturale, espressivo e, aggettivo particolarmente insidioso nelle odierne temperie, “sincero” .
4. L'idiota è un bambino cresciuto. Si sente invulnerabile (“Credi di avermi fatto del male facendomi pagare la multa?”) ed è vendicativo (“Sono ben contento della tua disgrazia”).
5. L'idiota misura il mondo solo attraverso il denaro. Quando si rivolge al portatore di handicap con “povero handiccappato (sic)” lancia due offese in una. E, forse, la peggiore è “povero”.
6. L'idiota disprezza le regole: l'idiota è colui che non capisce che i suoi atteggiamenti sono inappropriati e si meraviglia che gli altri glielo facciano notare. Negando ogni principio di autorità, anche se il suo interlocutore si appiglia alle Leggi e ai Regolamenti vigenti, l'idiota non muterà il suo comportamento. È nel giusto perché è nel giusto come una rosa è una rosa...Solo quando gli si notifica una denuncia si preoccupa: non per la denuncia in sé o perché si sia pentito, ma per il denaro che dovrà spendere per l'avvocato (v. punto 5).
7. L'idiota odia un linguaggio rispettoso nei confronti degli altri: chiama “handicappato”, utilizzandolo come un'offesa, il diversamente abile, “frocio” l'omosessuale, e“mongolo” il bambino con la sindrome di Down. Se qualcuno gli farà notare l'indelicatezza, l'idiota dirà che è la stessa cosa e che cambiare nome non cambia la sostanza. Però, quando gli darete dell'idiota, si offenderà. E molto.
8. L'idiota pensa di essere virile. Lo sfoggio di aggressività, l'utilizzo di un linguaggio volgare e il ricorso frequente a minacce di aggressione fisica, il culto delle armi e dell'esercito come istituzione dove dar sfogo al proprio istinto aggressivo sono caratteristiche frequenti e, direi, distintive, dell'idiota contemporaneo. Spiegargli che l'uomo si distingue dall'animale perché pensa e limita le proprie pulsioni sessuali e aggressive è inutile: in primis, perché non è consapevole che la forza è l’ultima “spes” dell’umanità per raddrizzare il legno storto che è l’uomo e che, quando si pensa di utilizzarla, il miglior modo è quella di rivolgerla verso se stessi, in secondo luogo, perché non capisce quello che avete detto, in terzo luogo, perché avergli mosso qualche critica attraverso la vostra osservazione vi colloca , nel migliore dei casi, tra le mammolette buoniste, pur avendoli invitati esplicitamente al suicidio, altrimenti, nella categoria più temuta: quella dei pericolosi intellettuali sovversivi.
9.L'idiota ama l'anonimato ed è generalmente un vigliacco. Sembrerebbe in contraddizione con il punto 8. Non è così. Si è fintamente virili solo quando la vittima della loro aggressività non può rispondere o perché è più debole, priva di aiuto dalla Forza Pubblica che talvolta è timorosa a fronte della diffusione di tale sfoggio di idiozia, o perché è isolata o, semplicemente, perché l'aggressore si nasconde dietro alla protezione del gruppo o all'anonimato, frequentemente favorito dalle numerose diavolerie tecnologiche dei tempi nostri.
Gentile Lettore, si potrebbe continuare a lungo, ma non c'è intenzione di tediarti oltre. L'Autore sa che qualche parte del suo intervento ti avrà irritato perché quest'ultimo non parla solo degli idioti, ma anche di noi stessi. E l’autore ne è consapevole.
Noi uomini, tutti e senza eccezione, siamo soggetti a momenti di idiozia: quanto infantilismo nelle nostre parole, quanto egocentrismo, quanto disprezzo delle regole, quanta vigliaccheria nei nostri atti!
Per non parlare del fascino da Sirena del Denaro che ci ammalia con la sua voce incantevole e pestifera e che diventa metro di ogni nostro agire e giudicare! Quante volte siamo stati offensivi! Quanto spesso abbiamo sottovalutato la sofferenza altrui!
Il signore di ***, però, sembra riassumere quasi tutte le caratteristiche dell'idiota. Si può definire il Prototipo dell'idiota, la quintessenza dell'inciviltà e dell'abiezione umana.
Come emendare simili comportamenti? Come riportare a ragionevolezza simili individui che sembrano aver abiurato per sempre alle loro facoltà superiori? Qual è, insomma, la modesta proposta accennata nel titolo di questo scritto?
Partiamo da un assunto: l'idiota è un uomo. Si comporta da scimmia e da babbuino, come si è scritto, ma è sempre un uomo. Per cui la soluzione più semplice e che in genere viene prospettata in simili casi ossia l'eliminazione fisica, non vale. Tale soluzione indubbiamente avrebbe qualche vantaggio: si potrebbero fornire proteine di qualità agli animali carnivori, istituendo grandi parchi naturali dove lasciare inermi gli idioti per essere dati in pasto a ghepardi, leoni e altri grandi felini. Morirebbero, tra l'altro, virilmente, mostrando il loro coraggio e la loro forza. Andrebbero incontro, insomma, ad una “bella morte”, la più desiderabile delle morti. Senza contare l'aiuto offerto al controllo della popolazione: quel che non fa il profilattico o la guerra, lo farebbe la selezione naturale tra coloro che hanno piene facoltà e coloro che ne hanno di ridotte.
Vedete, però, ed il discorso è stato fatto apposta, che si ricadrebbe nella barbarie di vedere in qualcuno che fa parte della nostra specie un essere inferiore, indesiderabile e in quanto tale eliminabile.
Insomma, chi propone l'eliminazione degli idioti dovrebbe essere eliminato con gli stessi, facendo parte, honoris causa, della categoria. Né valgono le altre funeste soluzioni proposte dai portatori più fieri di ideologie morte e sepolte del Novecento (ma ammiratissime da pletore di idioti contemporanei che ne sarebbero state le prime vittime) che prevedevano la deportazione, indi lo sterminio degli esseri inferiori.
Insomma, con gli idioti dobbiamo convivere, nel senso etimologico del termine. Ci piaccia o non ci piaccia.
Possiamo emendarli? Possiamo renderli migliori? Possiamo, perlomeno, neutralizzarli per far sì che non nuocciano? Colui che scrive crede di sì, ma le soluzioni nelle umane cose non sono semplici.
C'è chi crede nel potere salvifico della Scuola. La Scuola dovrebbe potenziare l'Educazione Civica in modo che i Cittadini conoscano a menadito le Regole del Vivere civile. Purtroppo, è esperienza quotidiana di chi vive nel mondo della scuola che l'enunciazione dei principi di convivenza civile non corrisponde automaticamente a un miglioramento della stessa. E c’è chi propone la cosiddetta “cittadinanza attiva”, insomma non parole, ma fatti. Purtroppo, nelle aule scolastiche si assiste a patetiche pacificazioni imposte da solerti maestre tra bimbi fieramente razzisti per tradizione familiare e bimbi di colore (che spesso rivolgono a coloro che condividono cromie simili alla loro epiteti altrettanto odiosi dei loro compagnetti depigmentati).
Sappiate, per esperienza, che le offese continueranno non appena fuori dalla vista delle educatrici e che l’unico collante tra vittime e carnefici sarà il giudizio negativo rivolto alla dabbenaggine delle velleitarie raddrizzatrici di zampe canine e spremitrici di sangue da rape esangui.
Se dunque né la legge, né la vergogna, né l’istituzione scolastica nulla possono chi o che cosa potrà, dunque, contenere l’esuberanza degli idioti contemporanei? 
L’uomo è un essere sociale e si aspetta dal proprio simile accudimento e, nella migliore delle ipotesi, affetto; nel caso dell’idiota, come in quello del bulletto di scuola media, prevalentemente la sua approvazione.
Bruciare il terreno intorno all’idiota è fondamentale.
In primis, la modesta proposta prevede, dunque, di isolare l’idiota: concretamente volgere le spalle all’idiota e non rivolgergli la parola.
Non si chiede di comportarsi così duramente con i propri parenti o amici che talvolta cadono nella trappola dell’idiozia. Anche voi in quanto uomini ci cadrete, involontariamente. Uno scivolone nella banalità e nell’errore, capita a tutti e anche Omero qualche volta schiaccia un pisolino.
Incominciate a eliminare da Facebook le persone che conoscete poco e che pervicacemente insistono nel postarvi notizie tratti da siti fidedegni come potrebbero essere quelli ideati dal Gatto e dalla Volpe (un elenco, ahinoi, incompleto, è reperibile qui:http://www.bufale.net/…/the-black-list-la-lista-nera-del-w…/).
L’importante è non diffondere il loro messaggio degradato (in particolare, nell’ambito telematico dove il riverbero della voce e spesso dell’immagine dell’idiota gode dell’effetto dello specchio di barberia ossia la diffusione all’infinito che simula un aspetto di profondità illusorio del pensiero). 
Approfittano di tale Fata Morgana, pur non essendo annoverabili nella categoria, godendo i benefici di ricchezza che i veri idioti neanche si immaginano, personaggi mediatici come Sgarbi, Vacchi e simili.
Poiché non sempre è facile distinguere l’idiota da un essere senziente, data la premessa che anche l’idiota merita di essere annoverato tra gli esseri umani, non è lecito non rispondergli, ma, constatata la ferale condizione di idiozia del nostro interlocutore, è inutile continuare la discussione. Vale in questo caso il noto assunto: “Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’ esperienza “.
Un aspetto che distingue voi da loro è la gentilezza, è cosa nota, ma si ricordi che tale predisposizione che fa di voi degli esseri umani verrà scambiata per debolezza e scarsa virilità. Cercare empatia con un idiota è inutile, poiché l’idiozia ha il suo fascino e ne rimarrete ammaliati, poiché l’idiozia ha molti ammiratori e la gentilezza pochi estimatori.
La modestissima proposta arriva a soluzione un po’ più drastiche: poiché il denaro è un aspetto ineludibile nell’immaginario dell’idiota contemporaneo è necessario colpirlo economicamente. Forme di boicottaggio anche per via telematica sono efficacissime e, se ne avete possibilità, o se avete qualche parente avvocato, adottate la politica della denuncia facile che insista su risarcimenti stratosferici.
Multe, ritiri della patente, sequestri di beni, pignoramenti, e nei casi più gravi la detenzione, nel caso in cui siano coinvolte le Istituzioni, sono fortemente auspicabili.
Se tutti questi strumenti risulteranno ininfluenti agli occhi dell’idiota, bisogna ricorrere a forme di persuasione, poco simpatiche formalmente, ma estremamente efficaci. Tra queste è odiosa, ma efficace l'azione di colpire, ad esempio, le comunità, in particolare quelle piccole ( nelle grandi, l’intervento risulterebbe un po’ annacquato), che annoverino tra i loro membri un idiota.
Un commerciante di *** caccia dal proprio negozio un uomo di colore con epiteti razzisti?
La soluzione migliore sarà invitare i nostri amici, reali e virtuali, a boicottare (temporaneamente o continuativamente) l’intera comunità in cui vive l'idiota di cui sopra.
Si cade, lo so, nella “generalizzazione” tipica dei discorsi degli idioti: una comunità non dovrebbe rispondere dei comportamenti dei propri membri quando si macchiano di peccati di idiozia, ma la colpa principale di una comunità ingenua, e l’Italia non ne è esente, è anche quella di tollerare la presenza di un idiota di tal fatta al suo interno senza proferire verbo.
L’ultima mia proposta sono i 15 minuti di gogna mediatica (che, solo illusoriamente, richiamano i due minuti di odio di “1984”).
È abominevole, è vero, moralmente, ma molto efficace ed equivale, rovesciata, ai 15 minuti di celebrità ventilati da Andy Warhol.
Ogniqualvolta l’idiota si esprima con gli atti o con le parole in modo improprio, scovato dalla Pubblica Autorità o dalla comunità dei cittadini, sia esposto sulla pubblica piazza o su quella mediatica alla pubblica riprovazione: pioveranno parolacce, offese, minacce di morte et similia.
L’unico rischio è costituito da un altro idiota in Rete che, tra l’incudine e il martello tra l’atto locutorio e perlocutorio, combini qualche serio guaio passando dall’enunciato ai fatti, attentando all’incolumità del colpevole (ed è il motivo per cui la Polizia, ad esempio, nel caso specifico del posteggiatore abusivo ha deciso di non rivelarne il nome).
L'Autore della modesta proposta, però,  confida sulla scarsa memoria di chi accede ai nuovi media (meno, in realtà, sull’oblio delle grandi società che controllano tutto ciò che circola in Rete).
Nel giro di pochi giorni tutto sarà finito: l’idiota con nome e cognome, esposto al pubblico ludibrio, sbertucciato dagli amici, schifato dai cari, evitato qual peste bubbonica dai colleghi di lavoro, per una decina di giorni, nascosto il suo volto con una sciarpa in piena estate, se ne andrà piangente per le vie della piccola città in cui vive, privo dell’appoggio dei sodali dell’idiozia, timorosi che prima o poi la catastrofe possa ricadere su di loro, o più probabilmente, chiuso nel claustro della propria cameretta, proferirà la frase che tutti noi ci aspetteremmo a fronte di un’azione mal riuscita: “Che idiota sono stato!”.
Arz62

lunedì 28 agosto 2017

Ho la coscienza pulita! Certo perché non la usi!

Non dico nulla di nuovo (leggere qui, per un parere più approfondito: Terminologia). 

Il prefetto di Roma per giustificare lo sgombero di Piazza indipendenza usa l'espressione “operazione di cleaning”. L'anglicismo serve a coprire l'idea che ci sia uno sporco da spazzare, magari con gli idranti,  senza collegare il fatto che lo “sporco” è costituito da persone e , nel caso specifico, da rifugiati. 
La nazificazione del linguaggio utilizza, in questo caso, un termine straniero per neutralizzare la spiacevolezza dell'atto.
Ho citato più di una volta Kemplerer che ha studiato il graduale stravolgimento della lingua tedesca che ha portato ad anestetizzare le coscienze perché non reagissero all'orrore. 
L'utilizzo dell'espressione “cleaning” servirà al prefetto per lavare la propria coscienza, quella sì sporca. Irrimediabilmente.

lunedì 21 agosto 2017

Handicap

A Carugate è successo quello che è successo. Leggete il post precedente. Non vorrei scrivere oltre perché odio l'aggressività , persino la mia e a fronte di certi episodi : so di non mantenere la giusta calma e la giusta misura... Utilizzo questa volta il disegno per esprimere la mia rabbia quando sbatto col muso sui "legni storti" che mai si raddrizzeranno né coll'educazione né con la repressione.


domenica 20 agosto 2017

Il prototipo dell'idiota contemporaneo.

 Da Repubblica di oggi.

Volete in un breve testo il concentrato della stupidità umana? Sono riuscito a trovarlo!

Cartello comparso in un parcheggio di Carugate, Milano:

"A te handicappato che ieri hai chiamato i vigili per non fare due metri in più vorrei dirti questo: a me 60 euro non cambiano nulla, ma tu rimani sempre un povero handicappato. Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia".

Questo “cattivista”, orgoglioso della sua prodezza, ha inanellato in poche righe le caratteristiche dell’idiota moderno.
Vi invito a completare l’elenco…
1-      Mancanza di empatia. L’idiota non coglie la situazione di disagio degli altri: è il torturatore da piccino dei gatti che, diventato grande, si diverte a tormentare gli esseri umani.
2-      Individualismo. L’idiota è costantemente concentrato sul proprio ombelico. L’esperienza (difficile) altrui non esiste. Lui non la vive ergo non esiste.
3-      Analfabetismo. L’idiota non è in grado di scrivere un testo breve senza incorrere in qualche banale strafalcione.
4-      Infantilismo. Il portatore di handicap che ha chiamato i vigili pensava di avergli fatto un dispetto. Cicca! Cicca! Non mi hai fatto male ( lo pensavi, eh?) e sono contento che tu sia un handicappato!
5-      Il denaro è al di sopra di tutto. Io mi posso permettere di pagare 60 euro e tu, “povero handicappato”?
6-      Disprezzo delle regole. L’idiota pensa di poter contravvenire a qualsiasi regola di convivenza civile. Senza pagare dazio. Mai. Le regole valgono per gli altri, ma non si applicano nel suo caso specifico, ritenendosi un rappresentante del sale della Terra.

7-      Odiatore del “politically correct” perché utilizzare le parole acconce è cosa che vale per le femminucce. La doppia c di “handicappato” rafforza l’offesa. Usare l’espressione “diversamente abile” sarebbe stato poco virile.
8- L'anonimato e la vigliaccheria. L'idiota non firma perché sa di aver dato libero sfogo alla sua aggressività. Non si vergogna dell'aggressività (fa tanto macho), ma è consapevole per la sinapsi degli ultimi suoi due neuroni che non rendere anonimo il suo sfogo comporta qualche rischio. Conta ovviamente sull'approvazione di altri idioti: ha la percezione che siano numerosi e desiderosi di emulare le sue imprese per il vigore del suo "forte sentire", e non si sbaglia. 



Per non cadere in contraddizione sostituite il termine “idiota” che ho usato nel testo con l’espressione “diversamente intelligente”.
arz62





lunedì 14 agosto 2017

Il Presidente della Camera e l'odio sul Web.

So che le schermaglie dialettiche su Internet servono a poco, ma per chi ha cuore la democrazia ( ...e ha pochi anni per godersela) anche le piccole cose hanno un senso.
La presidente della Camera è un'autorità ed è una donna "potente": può muovere leve che noi non possiamo neanche immaginarci.
Sta di fatto che la comunicazione su Internet, è evidente, in questo specifico caso, è più forte di lei.
E io, quando la battaglia è impari, tifo per chi è più debole...

Eccovi il resoconto del mio impegno per un dialogo più democratico e corretto in Rete ( in parte si tratta di un soliloquio...è l'eta!).

Appare un articolo in cui si parla della Presidente della Camera che intende denunciare chi la minaccia di morte e la rende oggetto di offese sessiste. I commenti all'articolo sono sicuramente pià moderati del solito...

 L'effetto positivo della reazione della Boldrini alla campagna di odio nei suoi confronti si può vedere nelle risposte nei commenti di questo articolo. C'è chi dissente, c'è chi non approva l'operato della Boldrini, c'è chi manifesta antipatia a pelle. Perfetto! Questa è libertà di parola e di pensiero. Andatevi a leggere i commenti dell'altro ieri in altri post e vedrete parole di ben altro tenore dove il linguaggio sessista e la gara a chi la spara più grossa attingendo al linguaggio più becero e da osteria viola parecchi articoli di legge ( calunnia, vilipendio, apologia di reato etc...). La libertà di parola (così come per altre libertà) non è assoluta e abusarne presta il fianco ai veri interventi censori che noi tutti ( per età e per collocazione geopolitica) non abbiamo conosciuto. Per ora".

C'è un commento di una signora che è stato cancellato. Rispondo lo stesso:

" Scusate il commento al mio commento. Una signora che denominerò X ha commentato il mio intervento e lo ha poi cancellato. Ha scritto semplicemente che la "Boldrini l'ha sempre mandata a cagare". Non me ne voglia, ma le ho risposto lo stesso in questo modo. So che, posta così la questione, suona male, ma ci tenevo a rispondere alla signora perché penso che discutere anche con chi non la pensa come noi ( nei limiti della ragionevolezza...) faccia bene: 

"... X, come ho scritto, sei ( diamoci del tu) autorizzata a non approvare (da sempre) l'operato della Boldrini. Quello che mi preoccupa è il linguaggio. Il tuo è, scusa la semplificazione, sul versante del “pane al pane vino al vino”. Non mi piace, ma, in qualsiasi caso, non auguri alla Boldrini una morte prematura o una violenza carnale. Altri, invece, senza alcun filtro le augurano le cose peggiori e spesso l'hanno minacciata direttamente di morte. 
Certo, fa impressione, visitando alcuni profili di chi odia la Boldrini, vedere utilizzatori del WEB che sono affettuosi nei confronti dei loro cari, comunicano dolori profondi, mandano “pucciosissimi” messaggi ai loro cari e ai loro animali, e che, insomma, risultano essere persone normalissime, mandare messaggi di odio e di morte ; per di più, utilizzano un linguaggio degli affetti che mal si adegua ai loro interventi nei commenti su personaggi pubblici o su notizie provenienti da Internet. 
Non sto parlando, sia chiaro, come avrai capito, di chi programmaticamente manifesta odio e livore nei confronti dell'umanità o di parte di essa. Quelli, a mio avviso, sono già persi e non c'è nulla da fare...
Cara X, sono ( abbastanza ;-)) sicuro che incontrandoti per strada, nonostante sia certo che tu non condivida per nulla il mio modo di vedere ( puoi leggere quello che scrivo: il mio profilo è pubblico), non mi manderesti “a cagare”, eppure nel modo di porti su Facebook non ti fai alcun problema a rivolgerti in modo offensivo alla Presidente della Camera. Riguarda la tua pagina Facebook e rileggi quello che hai scritto serenamente di te e della tua vita. Perché solo il sentire nominare il nome della Boldrini fa scattare in te questo meccanismo?"


Tal Fabio C**** commenta il mio primo intervento:
"Tutte meritate"

Risposta: "Meritate le critiche o le minacce di morte?"

Per ora non ho avuto risposta....Traete voi le conclusioni.



In ritardo, ma mi ha dato retta.

Ovviamente la Presidente della Camera non ha letto nulla di quello che ho scritto un po' di tempo fa. Mi fa solo piacere che abbia imboccato la strada giusta.

Da "Graffi di gesso" del 27 novembre 2016:

Boldrini e il sessismo

Come sapete, Laura Boldrini non piace a molti. E' stata oggetto di critica per il suo impegno per i Rifugiati , non è un mostro di simpatia ( durante un suo intervento alla TV, tempo fa mi è sembrato che un collaboratore le avesse consigliato a bassa voce di sorridere...evidentemente non le viene naturale!) ed è un bersaglio esplicito del fascioleghismo nostrano (il cui punto più basso è stata la tristissima sceneggiata della bambola gonfiabile di Salvini).
Su Facebook la Presidente della camera dei Deputati è inondata da messaggi non solo sessisti, ma da insulti a ruota libera e da minacce esplicite.
Intendiamoci: la Boldrini può essere criticata da chiunque e a nessuno si può negare la possibilità di non condividere le sue posizioni politiche e/o istituzionali.
Qui, però, si parla d'altro. I Webeti scrivono con nome e cognome, si macchiano di una serie di reati non da poco ( calunnia, oltraggio , apologia di reato et similia) che non hanno nulla a che fare con la libertà di opinione ( credo che in cuor loro pensino che sia una libertà illimitata e “absoluta”).
Il responsabile morale di questa deriva , sia chiaro, è un europarlamentare ( gonfiandosi il petto e protendendo la mascella, credo persino che se ne vanti), ma la responsabilità penale è individuale.
Bene ha fatto la Boldrini a pubblicare un sunto delle offese al suo indirizzo e, se volete farvi un'idea della tipologia delle persone che si dedicano a questi esercizi di rutto libero, non avete che da recarvi nei loro profili Facebook.
Molti sono stati cancellati, altri sono ancora attivi, purgati dai post incriminati.
Male farebbe la Boldrini a non denunciarli e a non chiedere risarcimenti milionari.
Temo che non lo farà, pur godendo della condizione di privilegio di non doversi preoccupare più di tanto delle spese legali.
La via legale, quella che punisce i signoli abusi, è, a mio modesto avviso, l'unico modo corretto per far rispettare le regole di convivenza su Internet (anche se ho la sgradevolissima sensazione che prima o poi si sceglierà una via normativa che restringerà la libertà di espressione su Internet, così come sta avvenendo nelle grandi autocrazie mondiali,v. Putin e Erdogan su tutti).
Le leggi ci sono, basterebbe solo applicarle ( anche se non “sufficit”, viste le caratteristiche dell'Italiano medio; ci vorrebbe più scuola e più cultura, ma, in merito, abbiamo calato le braghe da un bel trentennio).
Insomma, tanto per metterla sul piano generale e magari buttarla in caciara in vista del Referendum: è inutile ritoccare Costituzioni e Leggi, quando quest'ultime non vengono applicate o per l'estensione del fenomeno o per le difficoltà di controllo.
Le riforme di legge o costituzionali che nascono dalla mancata applicazione di leggi e della Costituzione vigenti costituiranno solo il classico tappetino che tenta di nascondere pietosamente la polvere: quella di uno Stato deboluccio e del peggiore dei popolacci che purtroppo non riesce, anche a fronte di una legislazione punitiva , a modificare e a vergognarsi dei propri pessimi costumi ( cito solo Leopardi...non sparate sul pianista! Rileggetevi in calce gli stralci de “Il discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani”, e mi capirete meglio).
arz62


 Il vincolo e il freno delle leggi e della forza pubblica, che sembra ora essere l’unico che rimanga alla società, è cosa da gran tempo riconosciuta per insufficientissima a ritenere dal male e molto più a stimolare al bene. Tutti sanno con Orazio, che le leggi senza i costumi non bastano, e da altra parte che i costumi dipendono e sono determinati e fondati principalmente e garantiti dalle opinioni” […] “Primieramente dell’opinione pubblica gl’italiani in generale, e parlando massimamente a proporzione degli altri popoli, non ne fanno alcun conto. Corrono e si ripetono tutto giorno cento proverbi in Italia che affermano che non s’ha da por mente a quello che il mondo dice o dirà di te, che s’ha da procedere a modo suo non curandosi del giudizio degli altri, e cose tali”. […] “Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci. Quelli che credono superiore a tutte per cinismo la nazione francese, s’ingannano. Niuna vince né uguaglia in ciò l’italiana. Essa unisce la vivacità naturale (maggiore assai di quella de’ francesi) all’indifferenza acquisita verso ogni cosa e al poco riguardo verso gli altri cagionato dalla mancanza di società, che non li fa curar gran fatto della stima e de’ riguardi altrui ...”

mercoledì 9 agosto 2017

I ricchi e i poveri. Pooh!

Prima si legga qui:
Filippo Pizzolato

Poi si legga qui:
Vacchi

Se non sapete chi sia Vacchi, saltate a piè pari il mio commento.

Scusate la condivisione poco umoristica, ma la sinapsi mi è partita leggendo le disavventure di Vacchi.
Quando un popolo ammira e aspira ad essere come coloro che lo rendono povero economicamente e culturalmente, c'è ben poco da fare. Vacchi ovviamente è solo un simulacro cafonal (come lo sono Balottelli, Corona e simili) della ricchezza reale. Quest'ultima se la spassa e ride dei milioni di deficienti che vorrebbero entrare nel circolo del golf. Se sapessero di essere la favola dei loro sfruttatori, i poverini, consci di essere stati ingannati, oltrepassata la portineria di un luogo a loro precluso, potrebbero pensare a un utilizzo più creativo di ferri e legni. Passo e chiudo. 


domenica 6 agosto 2017

Cattivissimi noi.

Fa caldo e rischio di scrivere scempiaggini. Perdonatemi, dunque, se sto prendendo lucciole per lanterne. Come al solito, non entro nel merito: ONG sì e ONG no per la questione relativa all'immigrazione dalla Libia non è quel di cui sto discutendo.
Sapete che sono umorale, in particolare per quanto concerne l'uso manipolatorio della lingua. Ecco in questi giorni  mi è scattato un moto di rabbia quando ho letto che verrà introdotto il “reato umanitario”. Spero di avere capito male.
Perché associare un termine negativo con uno positivo? Amore retorico per l'ossimoro?
Perché giustapporre il termine “reato” che puzza di delinquenza e illegalità con un termine che fino a non tempo fa aveva a che fare con la filantropia, al disinteressato amore per il prossimo?
Temo che l'onomaturgo (ignoto, ma non ingenuo) abbia coniato l'espressione per far sì che il termine positivo diventi negativo ( men per più men, più o men ;-)).
L'”umano” deve diventare qualcosa di alieno da noi (alla faccia di Terenzio).
Insomma la denominazione della nuova ipotesi di reato sembra essere il risultato della stessa pasta madre che ha dato origine al termine “buonista” ( termine che fa parte dell'armamentario linguistico del fascioleghismo nostrano).
Un po' di anni fa, ma era il Pleistocene, essere “buoni” era una virtù, mentre ora, come ben sapete, è un pessimo difetto; state certi che a fronte di qualsiasi azione caritatevole che voi facciate e che abbia l'obiettivo di aiutare qualcuno, si leverà immancabilmente, Pavlov insegna, la voce di qualcuno che vi darà del “buonista”.
Il cattivismo, come ben sapete, sta vincendo alla grande prima con le parole (si è, ad esempio, ormai di fatto sdoganata l’apologia di reato del “bruciamoli tutti” , basta leggere le bacheche di Facebook piene di incitamenti agli omicidi, alle stragi e ai genocidi);  sono sempre più numerosi i segnali che  il IV Reich si sta avvicinando in punta di piedi e sulla punta delle lingue...
arz62

lunedì 31 luglio 2017

Il Medioevo prossimo venturo. Preveggenza.

Tutti hanno notato nella nostra provincialissima politica un'improvvisa virata a destra: da parte del PD , ultimamente, poco prima da parte di Grillo.
Il tema più caldo e simbolico di questa scelta è ovviamente quello più caro alla destra, l'immigrazione. Da lì si pescano i voti. Si pescheranno i voti di chi andrà a votare, perché ormai è chiaro all'universo mondo che molti, moltissimi, non andranno proprio a votare alle prossime elezioni: i delusi, gli schifati e i ribelli. E si lavora su quello che c'è e non su quello che non ci sarà.
Si vincerà anche così, d'accordo, ma esultare per una vittoria che si baserà, com'è oramai evidente, sul rifiuto del voto non mi sembra proprio un canto propiziatorio alla bellezza della democrazia.
C'è ora un problema in più: alla caccia forsennata al voto, il populismo nostrano scava in ogni anfratto del comune sentire e, in questa particolare operazione, si distingue Grillo e compagnia.
Mentre la Lega ha sempre seguito ( anche se non sempre in modo esplicito) lo slogan nazista del “Blut und boden” e quindi la lotta del “diverso” non integrato vissuto come corpo estraneo ( terrone, albanese, extracomunitario, Rom che sia), il PD il cammellaggio di un elettorato di Centro, cattolico e moderato, da rassicurare rispetto a un'ideologia data per morta, per mantenerlo in bilico tra neoliberismo e cattolicesimo, il Movimento Cinque Stelle inizialmente ha inseguito non solo il rifiuto della politica tradizionale (... e ben venga) , ma  ora ha preso anche la deriva ben più perniciosa del rifiuto del pensiero scientifico, partendo dalle innocue scie chimiche, per arrivare ai rimedi alternativi alla medicina tradizionale , alle teorie complottistiche tirate all'eccesso e ora, ahinoi, cavalcando l'onda dei Novax.
Questo amore per il Medioevo che si respira nell'aria è difficilmente contrastabile, perché chi è mosso dalla fede (con la minuscola, sia chiaro), ed è anche refrattario a ogni considerazione logica e a ogni argomentazione, ci porterà ( e non si tratta di tempi lunghi) a un degrado delle relazioni umane e dei legami di solidarietà che è il pappone graditissimo di una società liquida in cui ognuno sarà manipolabile qual creta molle e dove la ribellione collettiva ad un sistema ingiusto e vessatorio, spezzati i legami di solidarietà orizzontale, che un tempo erano cementati dalle ideologie e dalla fiducia ( talvolta cieca, d'accordo) verso le “auctoritates” ( Partito , Chiesa e Scienza) , sarà narcotizzata dalla diffidenza e dall'invidia piccina di chi vive condizioni simili, ma leggermente diverse dalle nostre ( lunga perifrasi per descrivere quella che la vulgata indica come “Lotta tra i poveri”).

Il mio è un sito di Satira per cui per riassumere il lungo “pippone” semiserio e leggermente depressivo vi allego il manifesto che ha dato origine e fiato a tutti i miei debolissimi pensieri e , in sovrammercato, fa anche ridere, mentre il mio discorso, e me ne scuso, può solo irritare.
arz62



sabato 29 luglio 2017

Un altro caso di preveggenza: "c'ho i poteri" o Alfano è prevedibile?

   Alfano ritorna dal padre puttativo ( con due t ;-)) . Io lo avevo previsto tre anni fa. Il link rimanda all'articolo de "La Stampa" e sotto copoincollo quello che avevo scritto a suo tempo in questo post: 



Notizia fresca di giornata:

 

domenica 16 febbraio 2014


Post di tre anni fa dal mio sito:

Utili idioti e inutili idioti. Riflessioni su un quasi chiasmo.

Alfano, sancendo, a parole, la rottura con Berlusconi con parole forti, afferma che l'Innominabile è circondato da utili idioti ( riprendendo così l'accusa di quest'ultimo che ha accusato il leader della Nuova destra di fare il gioco dei Comunisti).
Poi, per rafforzare il concetto Alfano specifica e ribalta : l'Innominabile è circondato non solo  da "utili idioti”, ma da “idioti inutili”.
Non voglio porre la questione sul piano grammaticale e fare una dissertazione tra valore descrittivo e distintivo dell'aggettivo. 
Ad Alfano manca il “quid”, il pronome, non certo l'aggettivo.
Quel che mi interessa, nella farsa che sta intessendo, è sottolineare quanto il parricidio di Alfano sia ancora incompiuto e preluda, nonostante l'offesa, al ritorno del figliol prodigo nella casa paterna, quando la legge elettorale lo obbligherà.

Gli idioti sono i compagnucci dell'Innominabile, non l'Innominabile stesso. 
L'Innominabile stesso, come si può ben notare, in posizione “up”, può dare senza remora dell'idiota al suo sottoposto. 
Mi sembra sia chiaro chi comandi, no? 
 arz

venerdì 28 luglio 2017

Sulla polemica vaccini sì, vaccini no.

So di tirarmi una tegola sulla testa, ma conto sul fatto che chi leggerà quanto sto scrivendo appartenga, ed è un'iperbole per eccesso, al numero dei venticinque lettori di manzoniana memoria (tra cui almeno una decina non condividono generalmente nulla di quello che dico, ma mi vogliono bene e non mi strapazzano più di tanto).
Mi accingo a parlare male degli antivaccinisti.
Non entro nel merito: non sono competente e non mi azzardo a mettermi a discutere di argomenti che non mi appartengono.
Parlo solo della foga che caratterizza chi difende la causa antivaccinista. E sulla comunicazione e sull'uso della lingua qualcosina so.
Perché diffido? Perché il meccanismo psicologico e sociale che sta alla base della contesa è abbastanza evidente.
Il neoliberismo ha instillato nella testa di molti l'idea che l'individuo conti di più non solo dello Stato, ma di tutta la comunità a cui appartiene.
Sappiamo che le istituzioni “forti” sono state oggetto di feroce critica da ormai un cinquantennio (Mioddio! Un cinquantennio...): Stato, Chiesa, Esercito, Istituti psichiatrici, Medicina tradizionale, Scuola e Università se la passano maluccio.
L'unica divinità che non si può contestare è l'Economia, perché prendersela con l'Economia, come disse un tempo un guitto delle nostre parti, è come prendersela con la pioggia.
Zitti e mosca, alla Moira economica obbediscono anche gli dei dell'Olimpo!
Negli Stati Uniti la rivolta trumpiana per l' abbattimento dell'Obamacare è significativa: lo Stato non può imporre nemmeno il diritto alla salute pubblica poiché puzza di socialismo e di stato Sociale.
Noi che recepiamo le novità d'oltreoceano con il debito ritardo e le distorciamo a nostro uso e consumo, abbiamo incominciato da poco: si va dalla scuola parentale ( “Perché lo Stato si arroga il diritto di educare i nostri figli?”) alla difesa del diritto di non vaccinare i figli ( “Che diritto ha lo Stato di imporre una vaccinazione che è potenzialmente pericolosa?”) e, ovviamente, alla base di tutto, ci sta la rivolta fiscale ( “Perché lo Stato si pippa metà del mio guadagno?”).
Insomma, la Storia ci insegna che dal Tea Party bostoniano a oggi i “Figli della Libertà” hanno tutto il diritto di utilizzare acqua salata per la loro bevanda preferita.
E' inutile pensare di opporsi più di tanto all'andazzo, inutile ricordare ai nostri cari concittadini che la loro salute, in Italia, è ancora difesa dallo Stato sociale e che , con gli stipendi che corrono, in uno stato ultraliberista non potrebbero pagarsi nemmeno l'ingessatura per una frattura composta al braccio; inutile dire che l'istruzione pubblica, con tutti i difetti di questo mondo, ha garantito ( ma ancora per poco , ragazzi!) ai loro figlioli, se non di lavorare in Italia, di avere qualche possibilità di impiego all'estero (se così non fosse, se la scuola italiana non resistesse con le unghie e coi denti al degrado imposto, perché mai si parlerebbe di “fuga di cervelli”?)
A complicare le cose c'è poi la “distorsione” a cui ho accennato.
Perché in Italia non c'è in realtà un conflitto solamente tra individuo e Stato, ma, com'è evidente, tra famiglia e Stato, il che in un paese cattolico non è cosa di poco conto.
E' la famiglia a sentirsi minacciata, a vedere nelle istituzioni un nemico da cui difendersi.
Ed ecco spiegata la foga degli antivaccinisti: non difendono loro stessi, ma la loro prole... e toccare i figli in Italia è come toccare i fili dell'alta tensione! E l'istinto darwiniano prevale e la parola chiave è sempre quella: famiglia.
Peccato poi , per chi non se ne fosse accorto, che la “famiglia tradizionale” non esista più da un bel pezzo e che il benessere ( sì, va bene, lo dico: il capitalismo) abbia distrutto in modo irreversibile un'istituzione che non ha ormai nulla a che fare con una fin troppo idealizzata famiglia perfetta del passato ( ...il “familismo amorale” esisteva già dal tempo in cui Berta filava...lo dico solo per chi ne fa e ne ha fatto un feticcio, Pasolini compreso).
Ecco ora che si fa chiaro il motivo per cui la storia del piccolo Charlie è un emblema perfetto del conflitto in atto: lo Stato malvagio, attraverso la Magistratura, che condanna a morte il piccolo bambino è la rappresentazione perfetta dello Stato tirannico.
Rassegnarsi a un destino terribile e crudele che prospetta anche ai piccoli cuccioli dell'homo sapiens una fine ingiusta o prendersela (inutilmente, ahinoi!) con le malattie che hanno accompagnato la storia dell'umanità e che ora potrebbero diffondersi anche attraverso la nostra ignavia, è troppo difficile.

Più facile è prendersela con lo Stato, l'altro feticcio negativo eretto dagli Italiani perché questi ultimi non si guardino mai allo specchio, perché di quando in quando si sentano grandi e adulti, e spesso eroici ( in questo caso giocandosi ai dadi babilonesi la pelle degli altri e, in particolare, quella della loro prole).

Il lento declino della scuola pubblica.


Quando parlo a qualcuno di una volontaria e pervicace manovra del neoliberismo atta a distruggere la scuola pubblica (sia chiaro: non è un'idea solo mia...), vedo, talvolta, gli occhiettini del mio interlocutore farsi piccini piccini in un misto di sorpresa e di diffidenza. Chi mi conosce sa che non amo il complottismo, ma mettere insieme qualche pezzetto del puzzle mi piace, anche se il quadro generale forse mi sfugge ancora del tutto. Mi cimento con pochi pezzi per essere più persuasivo e tento un'operazione simile a quella di "Blob" ossia accostare in un continuum elementi eterogenei.
Il primo pezzo ( è lunghetto, ma ne vale la pena; parla dei trenta-quarantenni) è di un intellettuale, Christian Raimo, che si distingue per passione civile e chiarezza di esposizione ( e aggiungiamoci la modestia, predisposizione d'animo perlopiù osteggiata dal forte sentire e urlare di chi pensa di saperla lunga). Il secondo pezzo del puzzle è tratto da Facebook e vede protagonisti i ventenni di oggi ( non TUTTI i ventenni sia chiaro...): si tratta di una delle interviste de "Il Milanese imbruttito". Mi scuso anticipatamente per le volgarità contenute nel filmato, ma è parte non trascurabile del discorso. 
Il terzo pezzo è un cartone animato di rara raffinatezza.
Mescolate e fate reagire le sinapsi: ne risulterà un composto instabile e un po' destabilizzante... 

mercoledì 28 giugno 2017

Referendum sull'autonomia della Lombardia: cacca o sushi?

Non sono un costituzionalista e chi ne sa più di me è pregato di chiarirmi le idee.
La Costituzione promuove l'autonomia e il decentramento ( tant'è che l'articolo 5 si trova tra i Principi fondamentali). Sappiamo che si è intervenuti pesantemente sul titolo V della Costituzione perché autonomia e decentramento avessero carne ed ossa e non solo lo scheletro.
Ora c'è un Referendum che rivendica maggiore autonomia della Lombardia rispetto ad altre regioni, per uniformarla agli standard delle Regioni a Statuto speciale.
È una vecchia battaglia della Lega, il partito del localismo amorale.
È inutile ripetere quali siano gli slogan dei fautori del decentramento.
Sappiamo anche la “ratio” (insularità e presenza di minoranze linguistiche) che concesse a tempo debito a cinque regioni italiane di vivere bene ( ...e con molte storture, vedi il caso Sicilia) con uno Statuto speciale.
Orbene, perché ora un Referendum richiede maggiore autonomia alla Lombardia e non al Molise o all'Emilia Romagna? 
Sappiamo anche in questo caso quale sia la risposta di default: la Lombardia è più forte economicamente e versa più tasse rispetto ad altre regioni ; è dunque giusto che la Lombardia riceva di più rispetto a regioni meno dinamiche dal punto di vista economico.
Insomma, è la morte del principio federalistico ( e solidaristico!) che prevede che le regioni più forti drenino parte della loro ricchezza per aiutare le regioni più deboli.
Portando il discorso a livello europeo è come se i Leghisti ritenessero cosa buona e giusta che la Germania abbia goduto e goda di privilegi speciali per essere il motore economico della UE. 
Non la pensano così, mi sembra: anzi, assistiamo costantemente agli alti lai delle camicie verdi (accompagnati dal Movimento Cinque Stelle) che vedono nella Germania ricca e potente di oggi una riedizione del Terzo Reich, crudele e suprematista ariano. 
Va be', i Leghisti non vogliono neanche l'Europa e il cerchio si chiude: è inutile discutere di loro e con loro...
Ma perché un partito anche vagamente di Sinistra ( di chi sto parlando?) dovrebbe votare a favore di un simile Referendum? Voci giornalistiche riferiscono che votare sì sia un astuto tentativo del PD per sottrarre la gioia della vittoria alla Lega.
Insomma, per edulcorare un' inevitabile sconfitta ci si insinua nella lotta altrui per depotenziarne l'effetto. 
Chi vota NO è evidente che vota contro il principio del piacere e si sottrae agli istinti primitivi infantili e direi animali: quale essere vivente sottrarrebbe risorse a se stesso per distribuirle ad altri che non sente appartenere alla propria specie? E molti Lombardi, questa tendenza a vedere negli altri (meridionali, albanesi, neri, cinesi, musulmani and so on) specie diverse da loro ce l'hanno: leggete i titoli di “Libero” per farvene un'idea precisa.
Insomma, è come chiedere a un bambino se preferisce tenersi tutta la torta o dividerla coi compagnucci: se lascerete scegliere a lui, la torta, statene certi, se la terrà tutta per sé a costo di farsi venire un terribile mal di pancia.
Al di là della tattica, però, tale scelta del PD denota la ben nota incapacità della Sinistra di avere un linguaggio proprio e di usare parassitariamente il linguaggio del “nemico”.
Come ho già scritto in altre occasioni, una simile posizione è un chiaro segno di debolezza, il primo e evidente segnale della coazione alla sconfitta.
Ricordo a tutti che il Referendum di ottobre non prevede il quorum, il che mette in forte imbarazzo chi tra mangiare la merda del Sì e la cacca annunciata della sconfitta del NO preferirà starsene a casa a mangiarsi il sushi ( scusatemi la metafora ittico-scatologica).

A me però, il sushi non piace...purtroppo!

giovedì 22 giugno 2017

Repetita non iuvant...


Sbagliando si impara. Forse.

La notizia è qui: Oggiscuola

Non è l'errore in sé. Tutti sbagliano. Chi ha lavorato nell'editoria lo sa bene: anche i migliori scrittori, anche gli esimi professori, in ispecie quando erano  costretti a scrivere tanto e di fretta, incorrevano in qualche sfondone, in qualche concordanza malriuscita e finanche in qualche errore ortografico.
Poco male: c'era sempre qualcuno nella casa editrice che riprendeva il manoscritto o il dattiloscritto e correggeva, pazientemente e senza smadonnare, il lapsus calami del dotto, scivolato qua e là su qualche accento e su qualche (c)acca ortografica.
Poi l'editor, ma allora non si chiamava così, mandava in stampa, dove, giocoforza, i tipografi incorrevano in altri errori ( diversi dall'originale) e, solo alla fine del farraginoso processo, il più scalcagnato e il più sottopagato dei correttori di bozze rimediava nel 99% dei casi all'idiozia vera e propria, all'errore marchiano e a quello che tutti ora chiamano “refuso” , ma che in realtà appartiene spesso alle categorie precedenti.
Qualche volta, va detto, il povero correttore di bozze provvedeva a correggere la “lectio difficilior” con la “facilior” ( e in questo caso raccoglieva supino, a stampa avvenuta, gli improperi dell'autore che si precipitava come un falco presso la casa editrice, lanciando alte grida per l'attentato al suo onore intellettuale)...
Comunque, alla disperata, insieme al libro già stampato compariva l'”errata corrige”, il fogliettino che ricordava al lettore l'imperfezione insita nella trasmissione dei testi, soggetta ai dispettosi diavoletti che inducono all'errore chiunque si sporchi le mani con l'inchiostro.
Come vedete, la sagra dell'errore, dunque, non è nuova, ma, come ho descritto, attraverso il filtro del controllo di più persone, l'errore spesso non compariva a stampa.
Che cosa sta succedendo ora?
Com'è possibile che le “tracce” diventino “traccie” e che il singolare di “batterio” diventi “battere”?
I casi sono tre: o si è tagliato sul personale a tal punto da saltare ogni forma di controllo o , ed è l'ipotesi peggiore, chi è preposto ai compiti di controllo non è più all'altezza dell'incarico che gli è stato affidato o questi ha lavorato troppo di fretta  ( ma una prova di maturità si stabilisce un bel po' di tempo prima, o no?).
La soluzione, a mio avviso, è semplice: o gli occhi di Argo di cento persone provvederanno d'ora in poi alla “scansione” del testo delle tracce di maturità sin nei minimi dettagli o i pochi , per questione di segretezza della prova, dovranno rileggersi il tutto con cura, dimostrando di non essere faciloni e distratti ( e magari chiedere alla moglie nel segreto del talamo quale sia il singolare di “batteri”; è tra l'altro un ottimo metodo anticoncezionale! ;-)).

Auspico che il MIUR adotti , dopo la figuraccia rimediata quest'anno, gli standard delle riviste di enigmistica: gli errori in queste redazioni sono visti come fumo negli occhi e confessare di aver sbagliato può portare al seppuku del colpevole, seduta stante, davanti a tutti i collaboratori!  arz62

sabato 10 giugno 2017

Il destino degli italiani: diventare più bassi!

Prima hanno incominciato gli industriali: “Non riusciamo a trovare personale qualificato!”, ora ci si mette anche la scuola ( che nella scala del valore sociale tra le istituzioni in Italia, e solo in Italia, si trova all'ultimo gradino): a Bologna non si sono trovati docenti sufficientemente preparati per vincere il concorso nella scuola primaria.
Oh, accidenti, si grida allarmati: i giovani non solo non sono preparati, ma anche quando sono all'altezza, non si sbattono più di tanto.

La nostra classe dirigente è fatta di idioti distillati: è trent'anni che hanno disincentivato lo studio (“Con la cultura non si mangia”, ipse dixit Tremonti), hanno leso la dignità professionale dei laureati e del personale tecnico qualificato con stipendi da fame e ci hanno fatto bere la dottrina neoliberista che la scuola e l'università costa e che più si taglia in questo settore ( per i più beoti improduttivo) meglio si fa, così le tasse si riducono: meglio pochi ( e ricchi, ché pagarsi le tasse universitarie ora non è alla portata né del lumpenproletariat, né ora del piccolo borghese) laureati, ma buoni (e possibilmente bocconiani così che possano diffondere il Verbo Urbi et Orbi).

Ecco ora i risultati dell'autolesionismo del nostro Paese, votato, come ho già scritto in altre occasioni, a un lento declino, se non a un suicidio programmato.
Ora mancano i maestri nelle scuole Primarie, nelle scuole medie trovare un docente di Matematica e come cercare l'ago in un pagliaio, le Università si lamentano della preparazione di base traballante delle matricole, domani mancheranno i medici e i chirurghi e gli industriali ( primi responsabili della deriva di cui sopra) solo ora si accorgono che per far funzionare le loro industrie non troveranno gente sufficientemente attrezzata ( anche perché la politica della domanda e dell'offerta vale solo in linea teorica e non ci pensano proprio di aumentare gli stipendi dei loro dipendenti...anzi: via alla precarizzazione del lavoro salariato!).
Be', ragazzuoli, se tutto andrà bene, diminuirà  la vita media degli Italiani e, magari, tra breve, registreremo una diminuzione dell'altezza degli italiani, vogliamo scommettere?

E' già successo in USA , ma noi, sapete, ridicoli e pigri imitatori delle ricette altrui, ci arriveremo un po' in ritardo. Non sono, dunque, un profeta, basta solo guardare ai modelli a cui, stentatamente, come tutti gli imitatori di scarso talento, cerchiamo di adeguarci. Siamo solo nani sotto le scarpe dei giganti ( anche se quest'ultimi più bassi che prìa!) arz62

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