martedì 14 novembre 2017

Decalogo di Internet

Sapete che mi diletto di scrittura umoristica. Perdonatemi questo decalogo un po' idiota. Un lungo lapsus tastierae ,-)


"1-Internet serve per postare foto di gattini. Ogni altro utilizzo è tendenzialmente inutile, talvolta ininfluente, spesso dannoso.

2-Internet è il luogo dove puoi svagarti, contattare i tuoi amici e le tue amichette. Se non hai di meglio da fare, per litigare con qualcuno. Senza che l' obiettivo della tua rabbia ti molli un pugno sul naso. Lo farà, stai sicuro, attraverso i suoi avvocati.

3-Internet è un'ottima occasione per il tuo datore di lavoro. Se il mondo del lavoro ti raggiunge attraverso Internet ( in particolare nei fine settimana o quando sei in ferie), sappi che ha un solo scopo: rubare il tuo poco tempo libero. E farti sentire in colpa perché godi del tuo tempo libero.

4-Internet sottrae tempo alla lettura, alla visione di buoni film e, innanzi tutto, alle relazioni dirette con il resto del mondo. È l'equivalente della vita monastica. Se non ci fossero tutti quei siti porno, ovviamente.

5-Internet simula il Mondo. Se lo confondi con la realtà, chiedi pure a Dio di darti altre vite per continuare il tuo videogioco personale.

6-Internet ti promette che avrai tutto più vicino. Solo, però, quando devi comprare qualcosa.
Se dovrai contattare qualcuno perché hai un'urgenza, o non riceverai risposta o il tuo messaggio si perderà nel vuoto pneumatico del cyberspazio.


7-Internet permette di esprimerti, ma non risponde della qualità dei tuoi sentimenti. Se sei una persona amabile, ti esprimerai in modo amabile, se sei uno stronzo di prima forza, ti esprimerai come uno stronzo. L'unico problema sta nel fatto che le persone amabili sono in netta minoranza e la quantità degli stronzi presenti in Internet è, come quella degli idioti nel mondo ( v. Cipolla) , sottostimata.

8-Internet ha bisogno SEMPRE delle faccine (Emoticons) perché la cura dello scritto, il livello di autoironia e la buona educazione di coloro che scrivono in Internet sono sempre notevolmente bassi. Come è evidente tra voi cazzoni! ;-)

9-Internet è nato in ambito militare. Questo spiega l'alto livello di aggressività ivi presente.

10-Internet è un ambiente informale. Infatti, molti si presentano in mutande. Qualcuno senza".


arz62

lunedì 30 ottobre 2017

La colpevolizzazione del lavoratore (2)

A corollario e completamento del post precedente vi invito a leggere l'articolo qui sotto indicato (che in realtà ho trovato solo questa mattina) che esemplifica perfettamente il tentativo di colpevolizzare il lavoratore che non accetti condizioni di lavoro poco dignitose. E' l'effetto di uno "storytelling" di lunga data che fa leva sul "mito" americano (tutto da verificare per i nati dopo il boom economico) del "self made man" che, con le pezze al culo, grazie alla sua tenacia e sopportazione della fatica e del disagio, è riuscito a diventare miliardario.
Come se la nostra fosse una società caratterizzata dalla mobilità sociale...


giovedì 26 ottobre 2017

La colpevolizzazione del lavoratore.

Scusatemi, ma se c'è un atteggiamento che mi fa uscire dai gangheri è l'incoerenza. E' un trentennio (ad occhio e croce, da quando è caduto il Muro di Berlino) che il neoliberismo , senza alcun obiezione, ci parla della virtuosità del libero mercato, della provvidenza che ci è offerta dallo stesso e della bontà sovrannaturale della legge della domanda e dell'offerta con le sue manine prodigiose (aduse ovviamente ad accarezzare i ricchi e a menare i poveri....ma non lo si dica in giro).
Sia chiaro io non la penso affatto così, ma quando leggo articoli di questo genere mi viene l'orticaria: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/10/24/a-questo-annuncio-non-risponde-nessuno-dove-sono-finiti-tutti-i-disocc/35946/.
Orbene, ordunque.
Si offre un posto di lavoro. A detta di chi lo offre, di tutto rispetto. Nessuno risponde. Se si seguisse la logica degli idolatri del libero mercato, pur in tempi di obnubilamento totale della stessa, ci sarebbe solo una risposta: l'offerta di lavoro non è abbastanza appetibile o perché lo stipendio è troppo basso o perché le condizioni di lavoro non sono sufficientemente favorevoli. Non ci sarebbe nulla da scandalizzarsi.
Se si seguisse sempre la logica, ma sappiamo che non è più di moda, la soluzione a questo problema è semplice: si dovrà aumentare lo stipendio o si dovrà operare a un miglioramento delle condizioni di lavoro per attirare la manodopera riottosa.
Evidentemente oggi non funziona più così.
Il neoliberismo, diciamocelo tra di noi, ha una notevole predisposizione per la schiavitù.
Il lavoratore, nell'ottica degli amanti della nuova religione, ha una tabe che dovrebbe essere combattuta: l'aspirazione a uno stipendio dignitoso e a condizioni di lavoro rispettose per la propria esistenza.
Il lavoratore non accetta condizioni di lavoro percepite (?) come sfavorevoli?
La risposta è semplice: trasformiamo il potenziale lavoratore in un indolente, un posapiano, un tipino che rifiuta un lavoro che, guarda caso, gli extracomunitari accettano leccandosi i baffi, un pezzo di cacca che non sa quel che perde.
Osservate il cipiglio di quelli che, dall'alto dello scranno della loro posizione di privilegio, si permettono di cazziare la classe lavoratrice e preparatevi allo sputo.
Nessun rispetto, mi raccomando: non si meritano altro. Oggi, per un miracolo di cui è difficile capire la ragione, sappiatelo, si aspettano degli applausi. Da parte dei carnefici, ma anche dalle vittime.


mercoledì 18 ottobre 2017

Adriano Carnevali mi dona questa poesia sulla scuola. Sono commosso!

La pirite è una sindrome
che porta all’ospedale?
La pedagogia un crimine
che porta in tribunale?
Romolo uccise Remolo
perché tifava Lazio?
Spontex era un satellite
lanciato nello spazio?
Nei testi di grammatica
sta la congiuntivite?
Ed è forse un malessere
canino la “bauxite”?
Se immense moltitudini
di ragazzi smarriti
non sanno più rispondere
a simili quesiti
e se, ahinoi, confondono
“cateto” con “Catone”,
la martora e La Marmora,
Platone con Plutone,
con la platessa, il platino,
e col Rio de la Plata,
l’artrite con l’Antartide,
Moravia con Morata,
il castoro con Castore,
“pòllice” con Pollùce,
ed Omero con l’òmero,
i Daci con il Duce,
e “Gary Baldy” scrivono
credendo sia un cantante,
se il popolo dei giovani
è sempre più ignorante,
voi, genitori italici,
invece ben sapete
chi è il vero responsabile
e infatti ripetete
come un mantra implacabile:
“La risposta è una sola,
netta, incontrovertibile:
la colpa è della scuola!”.
Ma fosse responsabile
solo dell’ignoranza!
Ben altre problematiche
avete in abbondanza:
se i giovani non parlano
altro che al cellulare,
si sbronzano e impasticcano,
solo selfie san fare,
spericolati guidano,
si bucano i calzoni,
se i capelli si tagliano
come Mohicani o Huroni,
se il corpo si farciscono
di piercing e tatuaggi
e in branco si comportano
da bruti e da selvaggi,
se per loro la musica
è soltanto rumore,
se nei fast food s’intrippano
di roba che fa orrore,
se si rincoglioniscono
di videogiochi scemi,
chi mai sarà il colpevole
di questi mali estremi?
Il mantra è inesorabile:
“La risposta è una sola,
chiara e indiscutibile:
la colpa è della scuola!”.
E’ un mantra che vi infliggono
fino all’estenuazione
carta stampata, internet,
radio e televisione.
Lo dicono politici,
esperti, pensatori,
giornalisti, psicologi
e teleconduttori,
industriali e tuttologi,
cantautori, stilisti,
magistrati, filosofi,
rapper, economisti.
E a voi tocca ripeterlo
dentro ai supermercati,
in fila all’ASL, sugli autobus,
e sempre più incazzati,
per le code ed il traffico,
per le troppe amarezze
che ogni giorno distruggono
tante vostre certezze:
“No, non è discutibile:
la risposta è una sola,
netta ed inoppugnabile:
la colpa è della scuola!”.
E voi, “corpus” abulico
voi, che lavoricchiate
nel sistema scolastico,
allora cosa fate?
Sì, voi, insegnanti, presidi,
maestri, professori,
voi, segretari e tecnici
dentro i laboratori,
sia precari che stabili,
supplenti, incaricati,
voi, vecchi cattedratici
o appena nominati,
così indolenti e torpidi,
sempre pronti al lamento
se sol vi trasferiscono
a Cuneo da Agrigento,
voi che, com’è “vox populi”,
non lavorate mai,
che aspettate a correggere
gli universali guai?
Che cos’è indispensabile
nelle scuole insegnare
lo san tutti benissimo:
tanto per cominciare,
ogni idioma possibile,
vivo, morto, acciaccato,
inglese, russo, arabo,
ungherese, croato,
francese, armeno, ebraico,
tedesco, serbo, greco,
urdu, spagnolo, lettone,
latino, turco, uzbeco…
E poi storia, informatica,
tecniche, geografia,
scienze spaziali, musica,
scacchi, filosofia,
arte, teatro, fisica,
cinema, nuoto, danze,
mimo, tennis, ginnastica,
dialetti, antiche usanze,
bricolage, statistica,
finanza, economia,
sessualità, grammatica,
poker, calligrafia,
l’educazione civica
con la Costituzione,
etica e norme igieniche,
la buona educazione…
Così, cari politici,
esperti, pensatori,
giornalisti, psicologi
e teleconduttori,
industriali e tuttologi,
cantautori, stilisti,
magistrati, filosofi,
rapper, economisti,
ecco ben chiaro l’alibi
che potete ostentare
e senza porvi limiti
bla-bla-bla-blaterare.
Non siete responsabili
eh, no, perché una sola
è la vera colpevole:
questa dannata scuola!
E anche voi, consanguinei
dei giovani insipienti,
bando a ogni dubbio o remora:
siete tutti innocenti!
E nessuna inquietudine
possa turbarvi i sonni:
tutti quanti all’unisono,
voi padri, madri, nonni,
fieramente gridatelo
con una voce sola
alta ed inesorabile:
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
Avanti, in coro unitevi,
gente dello Stivale,
e il mantra ripetetelo
fino a sentirvi male!
Le tasse non si pagano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
I truffatori truffano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
I politici imbrogliano:
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
I malviventi rubano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
Gli assassini assassinano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
I mostri umani stuprano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
Le alluvioni devastano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
I ghiacciai si disciolgono?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
I pianeti si scontrano?
“LA COLPA E’ DELLA SCUOLA!”.
L’Universo si sbriciola?
“LA COLPA E’ DELLA SCUO...
(Adriano Carnevali)

mercoledì 11 ottobre 2017

Il Paese dei pompieri senz'acqua e delle case di carta ( La classe disagiata 2)

Per quanto concerne l'uscita in autonomia dei ragazzi delle scuole medie.
La questione non è nuova e già l'anno scorso c'è stato un putiferio.
Una sentenza della Cassazione rende evidente il vuoto legislativo che espone le scuole, se non seguissero la norma, a un rischio irragionevole e i genitori, nel caso la norma fosse rispettata, a un disagio altrettanto irragionevole.
Ecco in un paese normale se c'è un buco ci si mette una pezza, possibilmente ben cucita. 
E in questo specifico caso spetta al Parlamento legiferare, non ad altri.
Temo che succederà quello che si è verificato l'anno scorso: senza alcun intervento dei pompieri, ci sarà la fiamma, poi i piccoli fuochi e poi il fumo, ma, passata la nottata, sarà tutto come prima, solo con in più gli animi esacerbati dei genitori che se la prenderanno (ingiustamente) con i docenti e i dirigenti e con l'animo in pena di questi ultimi poiché saranno obbligati dalle circostanze a mettere a rischio in una scommessa folle i pochi soldi messi da parte che riescono a raggranellare coloro che guadagnano mille euro o poco più.
Ah, sia chiaro: nessuno glielo riconoscerà e non riceveranno né la gratitudine dei genitori (anche se, de facto, toglieranno loro di mano una patata bollente) né del proprio datore di lavoro che non appena succederà il patatrac inevitabile nelle umane cose li lascerà da soli a combattere con avvocati che, qual avvoltoi, già da ora stanno pregustando, battendo il becco, il pasto (magrissimo) dei loro cadaverici risparmi.


martedì 3 ottobre 2017

La classe disagiata

Un aspetto terribile (qualcuno direbbe formidabile) dei nostri tempi è che persone comuni, con una vita comune, di intelligenza normale siano costrette a presentarsi in questo modo al mondo. Non traspare un cenno di ironia in quel che stanno facendo (e sarebbe la loro salvezza!): il caterpillar della "vetrinizzazione" (ossia del presentarsi agli altri come se si fosse all'interno di una vetrina di un esercizio commerciale) asfalta ogni speranza di riscatto della borghesia impoverita. Se Pasolini piangeva la perdita dell'innocenza della società contadina e operaia, in questo video si può assistere alla morte del senso della dignità di una classe borghese che faceva del decoro un vessillo. Simbolicamente rappresentata, in questo tristissimo video, è l'immagine della cosiddetta "classe disagiata", di cui bene o male molti, volenti o nolenti, fanno ormai parte.
https://www.facebook.com/claudiostefanini/videos/10214666826171023/

sabato 30 settembre 2017

Kit numero 4


Kit numero 3


Kit numero 2


Progetto di neutralizzazione degli idioti o degli inquinatori dei pozzi su Internet (Primo kit)

In Rete troverete migliaia di opinionisti che hanno un profilo Facebook evidentemente farlocco.
Chiamateli “troll”, chiamateli “hater”, ma, al di là della denominazione, chi non ci mette la faccia  non è, a mio modesto avviso, degno di una risposta (basta un click per scoprirlo): o è un vigliacco o un provocatore.
L'anonimato nasconde un'evidente mancanza di personalità.
Rispolvero per loro l'unica espressione, tra l'altro rivolta a uno dei meno impresentabili dei suoi adepti, di un personaggio politico che non ha mai raccolto la mia simpatia, ma che mi sembra particolarmente efficace per descrivere questi personaggi: scoregge nello spazio.

Se risponderete alle loro provocazioni,  amplificherete l'effetto eco (con la minuscola o con la maiuscola ;-)), dando consistenza a ciò che nello spazio senza atmosfera risulterebbe impercettibile...
Pertanto, sto approntando una serie di risposte standard da utilizzare nel caso non improbabile che incontraste tomi di tal fatta. Non c'è copyright: copiate e incollate. Evitate di controbattere, seguendo il saggio consiglio : "Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza".
L'intervento rientra nel più ampio progetto di "Educazione civica dal basso".



Kit numero 1


lunedì 18 settembre 2017

Lo "storytelling" col fez.

Si prende spunto da un episodio del passato, uno dei tanti. L'episodio è stato rispolverato da un politico del centrodestra.
Si nutrono seri dubbi che la vicenda sia andata come viene descritta. Vi sono anche delle incertezze sull'età della giovane. Innanzi tutto, ed è l'aspetto più grave, si appiccica alla vicenda una fotografia a forte impatto emotivo, quando esistono foto reperibili di lei, ma di certo meno suggestive.
Peccato, per i novelli adepti della controstoria contro tutti, che quella foto NON rappresenti la giovane fascista.
Ed ecco, attraverso questo mezzuccio persuasivo, montare l'indignazione della Rete con le proposte bislacche di annientare coloro che hanno ritenuto poco opportuna la celebrazione di un episodio così controverso.
La risposta di chi scopre che la foto non c'entra nulla con la giovane in questione è : “La foto è falsa, ma i fatti sono veri”.
Non è così, almeno in questo caso. Le zone d'ombra prevalgono. Sappiamo benissimo che la guerra tira fuori il peggio degli uomini e anche i Partigiani, e la vera Storia lo dice e senza reticenze, si sono macchiati di numerosi delitti. Sono le storie degli uomini, dei piccoli uomini che albergano equamente in ogni gruppo umano, non del movimento partigiano.
Sta di fatto che la nostra Repubblica è nata e si basa sull'antifascismo, alla faccia di chi ancora non si rassegna.

E chi si presenta con una foto fuori contesto e, com'è molto probabile, il busto di Mussolini in salotto, in questo caso, non ha voce in capitolo, perché lo “storytelling” piace molto a Renzi, ma anche a chi, pur di fomentare il malcontento e i mal di pancia, ricorre ai mezzi (spuntati, finché ci saranno gli anticorpi) della falsificazione e della manipolazione dei poveri polli.  

venerdì 15 settembre 2017

Riduzione alla condizione di capponcino.

Orbene, ordunque... Ritorno alla mia “Modesta proposta” (v. Modesta proposta) per dimostrare come le mie semplici indicazioni per limitare determinati problemi in Rete non siano così bislacche.
Un tale viene multato per aver parcheggiato in un'area riservata ai disabili; risponde all'affronto con un cartello in cui si compiace che il disabile che, a suo dire, lo ha denunciato, sia un handiccappato (con due c).
Sulla Rete è scoppiata una brevissima tempesta mediatica.
Ed ecco che miracolosamente compaiono le scuse (reali o farlocche?) del bel tomo: http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/offese-disabile-con-un-cartelloora-chiede-scusa-con-una-lettera_1254695_11/
Francamente non mi interessa la sincerità o meno del protagonista in negativo della vicenda.

Sta di fatto che la gogna mediatica e il timore per le conseguenze in solido della sua azione hanno portato il leoncino alla condizione del capponcino. C.V.D.


venerdì 8 settembre 2017

Una modesta proposta per neutralizzare gli idioti e renderli utili all'umanità

"È cosa ben triste, per quanti passano per questa grande città o viaggiano per il nostro Paese, vedere le strade, sia in città, sia fuori, e le porte delle capanne, affollate da frotte di idioti, convinti della loro superiorità nei confronti del resto dell'umanità; non si tratta di ingegneri nucleari, chirurghi specializzati, ricercatori meritevoli del Premio Nobel o qualsivoglia persona di valore che porta lustro a un Paese e alla Nazione. No: si tratta di gente semplice, spesso poco avvezza all'uso della scrittura, che vive quel che si suole dire una vita ordinaria, non per forza disonorevole, ma, comunque, simile a quella di gran parte dei suoi simili.
Eppure, il lettore ne sia certo, se li interrogherete sul loro valore, essi gonfieranno il petto e vi diranno, pieni di orgoglio e di passione patriottica, di essere “Italiani”. Orbene, se c'è qualcosa di buono nel Nazionalismo è far sì che ogni cittadino, per essere degno di partecipare alle Glorie del proprio Paese, si renda migliore o attraverso gli Studi o nel campo della propria attività lavorativa. Non mi si accusi di snobismo: non vi è obbligo di eccellere solo nel campo delle Arti intellettuali, ma si può mostrare la propria valentia anche nelle Arti maggiori e Minori, nell'industria e nell'artigianato, purché il vil meccanico e l'artigiano emerga dalla mediocrità, costituisca un esempio per i suoi colleghi o sottoposti e dimostri, insomma, di portare un contributo concreto alla Nazione e al Mondo attraverso l'esercizio delle proprie Opere e del proprio Lavoro.
Sta di fatto che gli idioti di tal fatta, pur essendo esempi viventi e preclari della mediocrità , dell'analfabetismo di andata, di ritorno e funzionale, come si suole dire oggi (i loro scritti sono infarciti di errori grossolani, il loro pensiero ridotto a poche parole ripetute ossessivamente, il loro ragionamento zoppo e non lineare) e, quel che più colpisce nei fanatici dell' ”italianità”, del tutto incapaci di usare in modo proficuo e convincente l'idioma di Dante, nella loro totalità, si dichiarano fieri emuli dei grandi che nel passato resero l'Italia famosa nell'Orbe terracqueo.
Purtroppo, costoro, avendo una cognizione limitata della Storia del loro paese, non conoscono neppure i padri fondatori della Patria, figure sbiadite e confuse di antichi ricordi scolastici, né hanno contezza, se non elementare, delle opere dei grandi Letterati della nostra tradizione né di quelle degli Artisti che si distinsero nella Pittura, nella Scultura e nella Musica e che resero il nostro Paese, pur nelle traversie politiche che lo caratterizzarono, Faro della Cultura nell'Europa e nel Mondo.
Parafrasando il pensiero del filosofo Schopenhauer (di cui è bello, però, tacere il parere sulle donne e sulle popolazioni nere), il Nazionalismo è la coperta dove si nascondono le persone piccine, poiché, se esse fossero realmente di valore, avrebbero a schifo il Mondo e i loro simili, consapevoli della propria superiorità intellettuale e morale.
Purtroppo, come si può ben evincere dagli ultimi episodi di cronaca, nell'idiota contemporaneo convivono la bassezza morale e allo stesso tempo un’illimitata stima di sé.
E qual esempio di più stupida protervia se non quello mostrato da coloro che affermano la loro superiorità morale e intellettuale, disprezzando chi o per il Caso o per la Natura ha avuto in sorte di non godere a pieno di un bene che molti hanno avuto senza alcun merito?
Se chi scrive è costretto a ricorrere alla cronaca spicciola, non se ne abbia a male il lettore di questo scritto, poiché per corroborare la tesi e per rendere chiara la proposta finale è necessario inoltrarsi nel terreno sdrucciolevole della realtà quotidiana con cui anche il Filosofo teoretico deve di tanto in tanto sporcarsi le mani.
In un paese del Milanese che non si nominerà e che si indicherà con gli asterischi ***, in un parcheggio, un tale è stato multato dalle Pubbliche Autorità per aver occupato lo spazio riservato a coloro che hanno delle difficoltà fisiche. Sono episodi che tutti conosciamo poiché l'Uomo spesso diventa uomo con la minuscola e più frequentemente simia o babbuino. A fronte di un episodio di inciviltà ci si vergogna, si torna a casa e si nasconde la macchia di un simile comportamento ai familiari. Nelle Terre del Nuovo Mondo ci si mette un sacchetto di cartone in testa, in modo che il nostro prossimo non possa leggere nel nostro volto il segno della colpa e della vergogna, e nel Cipango qualcuno arriva alla soluzione estrema del taglio della pancia chiamato colà seppuku perché la vista degli intestini del reo e il sangue versato copioso lavi l'onta di un comportamento sì disonorevole.
Purtroppo, nel caso specifico, il reo (confesso, da leggersi paretimologicamente “nello stesso tempo fesso”) ha pensato bene di vendicarsi con chi ha reso palese la sua colpa, denunciando coram populo la sua idiozia.
Ci si scusa di dover riportare le sue parole confuse e mal espresse, ma dovere del Filosofo e dello Storico del Costume che indossa talvolta le vesti di Notaio dei Tempi è riportare fedelmente ciò che accade, in modo che il Lettore possa farsene un giudizio proprio, dopo averlo confrontato con quello che vien proposto dall'Autore, ponderando sulla bilancia della Giustizia quanto pesi il torto e la ragione.
Ecco al Lettore il testo vergato da quell'uomo e affisso, a spregio di ogni regola di sicurezza, sull'armadietto di una lancia per estinguere gli incendi:
"A te handiccappato (sic) che ieri hai chiamato i vigili per non fare due metri in più vorrei dirti questo: a me 60 euro non cambiano nulla, ma tu rimani sempre un povero handiccappato (sic)... Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia!!!".
Da tale testo si deducono le seguenti caratteristiche dell'idiota contemporaneo (si sarà schematici, per amor di chiarezza):
1- L'idiota manca completamente di empatia nei confronti delle vittime della propria aggressività. Essendo rimasto a un livello di percezione della realtà infantile (v. punto 4), l'idiota non riesce a cogliere il dolore dell'altro. Aduso a tirare la coda al gatto da piccino senza immaginare il dolore dell'animale, da adulto si diverte a tormentare il prossimo, purché ovviamente quest'ultimo non possa reagire (v. punto 9).
2. L'idiota ha un solo centro del mondo: il suo ombelico. L'esperienza altrui non conta nulla: egli non la vive ergo non esiste.
3. L'idiota è, spesso, ma non sempre, un analfabeta. In senso stretto, sa leggere e sa scrivere, ma frequentemente non correttamente. Chi glielo fa notare è uno sporco intellettuale che lo guarda dall'alto verso il basso. Più che l'analfabetismo funzionale, in qualche modo emendabile, preoccupa l'analfabetismo dei comportamenti, la sgrammaticatura degli atti (v. punto 6) e qui più che la Grammatica varrebbe, se ne avesse possa, l'Educazione Civica, disciplina negletta nei programmi scolastici per la particolarità di sanzionare colla riprovazione morale quel che vien oggi inneggiato come comportamento naturale, espressivo e, aggettivo particolarmente insidioso nelle odierne temperie, “sincero” .
4. L'idiota è un bambino cresciuto. Si sente invulnerabile (“Credi di avermi fatto del male facendomi pagare la multa?”) ed è vendicativo (“Sono ben contento della tua disgrazia”).
5. L'idiota misura il mondo solo attraverso il denaro. Quando si rivolge al portatore di handicap con “povero handiccappato (sic)” lancia due offese in una. E, forse, la peggiore è “povero”.
6. L'idiota disprezza le regole: l'idiota è colui che non capisce che i suoi atteggiamenti sono inappropriati e si meraviglia che gli altri glielo facciano notare. Negando ogni principio di autorità, anche se il suo interlocutore si appiglia alle Leggi e ai Regolamenti vigenti, l'idiota non muterà il suo comportamento. È nel giusto perché è nel giusto come una rosa è una rosa...Solo quando gli si notifica una denuncia si preoccupa: non per la denuncia in sé o perché si sia pentito, ma per il denaro che dovrà spendere per l'avvocato (v. punto 5).
7. L'idiota odia un linguaggio rispettoso nei confronti degli altri: chiama “handicappato”, utilizzandolo come un'offesa, il diversamente abile, “frocio” l'omosessuale, e“mongolo” il bambino con la sindrome di Down. Se qualcuno gli farà notare l'indelicatezza, l'idiota dirà che è la stessa cosa e che cambiare nome non cambia la sostanza. Però, quando gli darete dell'idiota, si offenderà. E molto.
8. L'idiota pensa di essere virile. Lo sfoggio di aggressività, l'utilizzo di un linguaggio volgare e il ricorso frequente a minacce di aggressione fisica, il culto delle armi e dell'esercito come istituzione dove dar sfogo al proprio istinto aggressivo sono caratteristiche frequenti e, direi, distintive, dell'idiota contemporaneo. Spiegargli che l'uomo si distingue dall'animale perché pensa e limita le proprie pulsioni sessuali e aggressive è inutile: in primis, perché non è consapevole che la forza è l’ultima “spes” dell’umanità per raddrizzare il legno storto che è l’uomo e che, quando si pensa di utilizzarla, il miglior modo è quella di rivolgerla verso se stessi, in secondo luogo, perché non capisce quello che avete detto, in terzo luogo, perché avergli mosso qualche critica attraverso la vostra osservazione vi colloca , nel migliore dei casi, tra le mammolette buoniste, pur avendoli invitati esplicitamente al suicidio, altrimenti, nella categoria più temuta: quella dei pericolosi intellettuali sovversivi.
9.L'idiota ama l'anonimato ed è generalmente un vigliacco. Sembrerebbe in contraddizione con il punto 8. Non è così. Si è fintamente virili solo quando la vittima della loro aggressività non può rispondere o perché è più debole, priva di aiuto dalla Forza Pubblica che talvolta è timorosa a fronte della diffusione di tale sfoggio di idiozia, o perché è isolata o, semplicemente, perché l'aggressore si nasconde dietro alla protezione del gruppo o all'anonimato, frequentemente favorito dalle numerose diavolerie tecnologiche dei tempi nostri.
Gentile Lettore, si potrebbe continuare a lungo, ma non c'è intenzione di tediarti oltre. L'Autore sa che qualche parte del suo intervento ti avrà irritato perché quest'ultimo non parla solo degli idioti, ma anche di noi stessi. E l’autore ne è consapevole.
Noi uomini, tutti e senza eccezione, siamo soggetti a momenti di idiozia: quanto infantilismo nelle nostre parole, quanto egocentrismo, quanto disprezzo delle regole, quanta vigliaccheria nei nostri atti!
Per non parlare del fascino da Sirena del Denaro che ci ammalia con la sua voce incantevole e pestifera e che diventa metro di ogni nostro agire e giudicare! Quante volte siamo stati offensivi! Quanto spesso abbiamo sottovalutato la sofferenza altrui!
Il signore di ***, però, sembra riassumere quasi tutte le caratteristiche dell'idiota. Si può definire il Prototipo dell'idiota, la quintessenza dell'inciviltà e dell'abiezione umana.
Come emendare simili comportamenti? Come riportare a ragionevolezza simili individui che sembrano aver abiurato per sempre alle loro facoltà superiori? Qual è, insomma, la modesta proposta accennata nel titolo di questo scritto?
Partiamo da un assunto: l'idiota è un uomo. Si comporta da scimmia e da babbuino, come si è scritto, ma è sempre un uomo. Per cui la soluzione più semplice e che in genere viene prospettata in simili casi ossia l'eliminazione fisica, non vale. Tale soluzione indubbiamente avrebbe qualche vantaggio: si potrebbero fornire proteine di qualità agli animali carnivori, istituendo grandi parchi naturali dove lasciare inermi gli idioti per essere dati in pasto a ghepardi, leoni e altri grandi felini. Morirebbero, tra l'altro, virilmente, mostrando il loro coraggio e la loro forza. Andrebbero incontro, insomma, ad una “bella morte”, la più desiderabile delle morti. Senza contare l'aiuto offerto al controllo della popolazione: quel che non fa il profilattico o la guerra, lo farebbe la selezione naturale tra coloro che hanno piene facoltà e coloro che ne hanno di ridotte.
Vedete, però, ed il discorso è stato fatto apposta, che si ricadrebbe nella barbarie di vedere in qualcuno che fa parte della nostra specie un essere inferiore, indesiderabile e in quanto tale eliminabile.
Insomma, chi propone l'eliminazione degli idioti dovrebbe essere eliminato con gli stessi, facendo parte, honoris causa, della categoria. Né valgono le altre funeste soluzioni proposte dai portatori più fieri di ideologie morte e sepolte del Novecento (ma ammiratissime da pletore di idioti contemporanei che ne sarebbero state le prime vittime) che prevedevano la deportazione, indi lo sterminio degli esseri inferiori.
Insomma, con gli idioti dobbiamo convivere, nel senso etimologico del termine. Ci piaccia o non ci piaccia.
Possiamo emendarli? Possiamo renderli migliori? Possiamo, perlomeno, neutralizzarli per far sì che non nuocciano? Colui che scrive crede di sì, ma le soluzioni nelle umane cose non sono semplici.
C'è chi crede nel potere salvifico della Scuola. La Scuola dovrebbe potenziare l'Educazione Civica in modo che i Cittadini conoscano a menadito le Regole del Vivere civile. Purtroppo, è esperienza quotidiana di chi vive nel mondo della scuola che l'enunciazione dei principi di convivenza civile non corrisponde automaticamente a un miglioramento della stessa. E c’è chi propone la cosiddetta “cittadinanza attiva”, insomma non parole, ma fatti. Purtroppo, nelle aule scolastiche si assiste a patetiche pacificazioni imposte da solerti maestre tra bimbi fieramente razzisti per tradizione familiare e bimbi di colore (che spesso rivolgono a coloro che condividono cromie simili alla loro epiteti altrettanto odiosi dei loro compagnetti depigmentati).
Sappiate, per esperienza, che le offese continueranno non appena fuori dalla vista delle educatrici e che l’unico collante tra vittime e carnefici sarà il giudizio negativo rivolto alla dabbenaggine delle velleitarie raddrizzatrici di zampe canine e spremitrici di sangue da rape esangui.
Se dunque né la legge, né la vergogna, né l’istituzione scolastica nulla possono chi o che cosa potrà, dunque, contenere l’esuberanza degli idioti contemporanei? 
L’uomo è un essere sociale e si aspetta dal proprio simile accudimento e, nella migliore delle ipotesi, affetto; nel caso dell’idiota, come in quello del bulletto di scuola media, prevalentemente la sua approvazione.
Bruciare il terreno intorno all’idiota è fondamentale.
In primis, la modesta proposta prevede, dunque, di isolare l’idiota: concretamente volgere le spalle all’idiota e non rivolgergli la parola.
Non si chiede di comportarsi così duramente con i propri parenti o amici che talvolta cadono nella trappola dell’idiozia. Anche voi in quanto uomini ci cadrete, involontariamente. Uno scivolone nella banalità e nell’errore, capita a tutti e anche Omero qualche volta schiaccia un pisolino.
Incominciate a eliminare da Facebook le persone che conoscete poco e che pervicacemente insistono nel postarvi notizie tratti da siti fidedegni come potrebbero essere quelli ideati dal Gatto e dalla Volpe (un elenco, ahinoi, incompleto, è reperibile qui:http://www.bufale.net/…/the-black-list-la-lista-nera-del-w…/).
L’importante è non diffondere il loro messaggio degradato (in particolare, nell’ambito telematico dove il riverbero della voce e spesso dell’immagine dell’idiota gode dell’effetto dello specchio di barberia ossia la diffusione all’infinito che simula un aspetto di profondità illusorio del pensiero). 
Approfittano di tale Fata Morgana, pur non essendo annoverabili nella categoria, godendo i benefici di ricchezza che i veri idioti neanche si immaginano, personaggi mediatici come Sgarbi, Vacchi e simili.
Poiché non sempre è facile distinguere l’idiota da un essere senziente, data la premessa che anche l’idiota merita di essere annoverato tra gli esseri umani, non è lecito non rispondergli, ma, constatata la ferale condizione di idiozia del nostro interlocutore, è inutile continuare la discussione. Vale in questo caso il noto assunto: “Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’ esperienza “.
Un aspetto che distingue voi da loro è la gentilezza, è cosa nota, ma si ricordi che tale predisposizione che fa di voi degli esseri umani verrà scambiata per debolezza e scarsa virilità. Cercare empatia con un idiota è inutile, poiché l’idiozia ha il suo fascino e ne rimarrete ammaliati, poiché l’idiozia ha molti ammiratori e la gentilezza pochi estimatori.
La modestissima proposta arriva a soluzione un po’ più drastiche: poiché il denaro è un aspetto ineludibile nell’immaginario dell’idiota contemporaneo è necessario colpirlo economicamente. Forme di boicottaggio anche per via telematica sono efficacissime e, se ne avete possibilità, o se avete qualche parente avvocato, adottate la politica della denuncia facile che insista su risarcimenti stratosferici.
Multe, ritiri della patente, sequestri di beni, pignoramenti, e nei casi più gravi la detenzione, nel caso in cui siano coinvolte le Istituzioni, sono fortemente auspicabili.
Se tutti questi strumenti risulteranno ininfluenti agli occhi dell’idiota, bisogna ricorrere a forme di persuasione, poco simpatiche formalmente, ma estremamente efficaci. Tra queste è odiosa, ma efficace l'azione di colpire, ad esempio, le comunità, in particolare quelle piccole ( nelle grandi, l’intervento risulterebbe un po’ annacquato), che annoverino tra i loro membri un idiota.
Un commerciante di *** caccia dal proprio negozio un uomo di colore con epiteti razzisti?
La soluzione migliore sarà invitare i nostri amici, reali e virtuali, a boicottare (temporaneamente o continuativamente) l’intera comunità in cui vive l'idiota di cui sopra.
Si cade, lo so, nella “generalizzazione” tipica dei discorsi degli idioti: una comunità non dovrebbe rispondere dei comportamenti dei propri membri quando si macchiano di peccati di idiozia, ma la colpa principale di una comunità ingenua, e l’Italia non ne è esente, è anche quella di tollerare la presenza di un idiota di tal fatta al suo interno senza proferire verbo.
L’ultima mia proposta sono i 15 minuti di gogna mediatica (che, solo illusoriamente, richiamano i due minuti di odio di “1984”).
È abominevole, è vero, moralmente, ma molto efficace ed equivale, rovesciata, ai 15 minuti di celebrità ventilati da Andy Warhol.
Ogniqualvolta l’idiota si esprima con gli atti o con le parole in modo improprio, scovato dalla Pubblica Autorità o dalla comunità dei cittadini, sia esposto sulla pubblica piazza o su quella mediatica alla pubblica riprovazione: pioveranno parolacce, offese, minacce di morte et similia.
L’unico rischio è costituito da un altro idiota in Rete che, tra l’incudine e il martello tra l’atto locutorio e perlocutorio, combini qualche serio guaio passando dall’enunciato ai fatti, attentando all’incolumità del colpevole (ed è il motivo per cui la Polizia, ad esempio, nel caso specifico del posteggiatore abusivo ha deciso di non rivelarne il nome).
L'Autore della modesta proposta, però,  confida sulla scarsa memoria di chi accede ai nuovi media (meno, in realtà, sull’oblio delle grandi società che controllano tutto ciò che circola in Rete).
Nel giro di pochi giorni tutto sarà finito: l’idiota con nome e cognome, esposto al pubblico ludibrio, sbertucciato dagli amici, schifato dai cari, evitato qual peste bubbonica dai colleghi di lavoro, per una decina di giorni, nascosto il suo volto con una sciarpa in piena estate, se ne andrà piangente per le vie della piccola città in cui vive, privo dell’appoggio dei sodali dell’idiozia, timorosi che prima o poi la catastrofe possa ricadere su di loro, o più probabilmente, chiuso nel claustro della propria cameretta, proferirà la frase che tutti noi ci aspetteremmo a fronte di un’azione mal riuscita: “Che idiota sono stato!”.
Arz62

lunedì 28 agosto 2017

Ho la coscienza pulita! Certo perché non la usi!

Non dico nulla di nuovo (leggere qui, per un parere più approfondito: Terminologia). 

Il prefetto di Roma per giustificare lo sgombero di Piazza indipendenza usa l'espressione “operazione di cleaning”. L'anglicismo serve a coprire l'idea che ci sia uno sporco da spazzare, magari con gli idranti,  senza collegare il fatto che lo “sporco” è costituito da persone e , nel caso specifico, da rifugiati. 
La nazificazione del linguaggio utilizza, in questo caso, un termine straniero per neutralizzare la spiacevolezza dell'atto.
Ho citato più di una volta Kemplerer che ha studiato il graduale stravolgimento della lingua tedesca che ha portato ad anestetizzare le coscienze perché non reagissero all'orrore. 
L'utilizzo dell'espressione “cleaning” servirà al prefetto per lavare la propria coscienza, quella sì sporca. Irrimediabilmente.

lunedì 21 agosto 2017

Handicap

A Carugate è successo quello che è successo. Leggete il post precedente. Non vorrei scrivere oltre perché odio l'aggressività , persino la mia e a fronte di certi episodi : so di non mantenere la giusta calma e la giusta misura... Utilizzo questa volta il disegno per esprimere la mia rabbia quando sbatto col muso sui "legni storti" che mai si raddrizzeranno né coll'educazione né con la repressione.


domenica 20 agosto 2017

Il prototipo dell'idiota contemporaneo.

 Da Repubblica di oggi.

Volete in un breve testo il concentrato della stupidità umana? Sono riuscito a trovarlo!

Cartello comparso in un parcheggio di Carugate, Milano:

"A te handicappato che ieri hai chiamato i vigili per non fare due metri in più vorrei dirti questo: a me 60 euro non cambiano nulla, ma tu rimani sempre un povero handicappato. Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia".

Questo “cattivista”, orgoglioso della sua prodezza, ha inanellato in poche righe le caratteristiche dell’idiota moderno.
Vi invito a completare l’elenco…
1-      Mancanza di empatia. L’idiota non coglie la situazione di disagio degli altri: è il torturatore da piccino dei gatti che, diventato grande, si diverte a tormentare gli esseri umani.
2-      Individualismo. L’idiota è costantemente concentrato sul proprio ombelico. L’esperienza (difficile) altrui non esiste. Lui non la vive ergo non esiste.
3-      Analfabetismo. L’idiota non è in grado di scrivere un testo breve senza incorrere in qualche banale strafalcione.
4-      Infantilismo. Il portatore di handicap che ha chiamato i vigili pensava di avergli fatto un dispetto. Cicca! Cicca! Non mi hai fatto male ( lo pensavi, eh?) e sono contento che tu sia un handicappato!
5-      Il denaro è al di sopra di tutto. Io mi posso permettere di pagare 60 euro e tu, “povero handicappato”?
6-      Disprezzo delle regole. L’idiota pensa di poter contravvenire a qualsiasi regola di convivenza civile. Senza pagare dazio. Mai. Le regole valgono per gli altri, ma non si applicano nel suo caso specifico, ritenendosi un rappresentante del sale della Terra.

7-      Odiatore del “politically correct” perché utilizzare le parole acconce è cosa che vale per le femminucce. La doppia c di “handicappato” rafforza l’offesa. Usare l’espressione “diversamente abile” sarebbe stato poco virile.
8- L'anonimato e la vigliaccheria. L'idiota non firma perché sa di aver dato libero sfogo alla sua aggressività. Non si vergogna dell'aggressività (fa tanto macho), ma è consapevole per la sinapsi degli ultimi suoi due neuroni che non rendere anonimo il suo sfogo comporta qualche rischio. Conta ovviamente sull'approvazione di altri idioti: ha la percezione che siano numerosi e desiderosi di emulare le sue imprese per il vigore del suo "forte sentire", e non si sbaglia. 



Per non cadere in contraddizione sostituite il termine “idiota” che ho usato nel testo con l’espressione “diversamente intelligente”.
arz62





lunedì 14 agosto 2017

Il Presidente della Camera e l'odio sul Web.

So che le schermaglie dialettiche su Internet servono a poco, ma per chi ha cuore la democrazia ( ...e ha pochi anni per godersela) anche le piccole cose hanno un senso.
La presidente della Camera è un'autorità ed è una donna "potente": può muovere leve che noi non possiamo neanche immaginarci.
Sta di fatto che la comunicazione su Internet, è evidente, in questo specifico caso, è più forte di lei.
E io, quando la battaglia è impari, tifo per chi è più debole...

Eccovi il resoconto del mio impegno per un dialogo più democratico e corretto in Rete ( in parte si tratta di un soliloquio...è l'eta!).

Appare un articolo in cui si parla della Presidente della Camera che intende denunciare chi la minaccia di morte e la rende oggetto di offese sessiste. I commenti all'articolo sono sicuramente pià moderati del solito...

 L'effetto positivo della reazione della Boldrini alla campagna di odio nei suoi confronti si può vedere nelle risposte nei commenti di questo articolo. C'è chi dissente, c'è chi non approva l'operato della Boldrini, c'è chi manifesta antipatia a pelle. Perfetto! Questa è libertà di parola e di pensiero. Andatevi a leggere i commenti dell'altro ieri in altri post e vedrete parole di ben altro tenore dove il linguaggio sessista e la gara a chi la spara più grossa attingendo al linguaggio più becero e da osteria viola parecchi articoli di legge ( calunnia, vilipendio, apologia di reato etc...). La libertà di parola (così come per altre libertà) non è assoluta e abusarne presta il fianco ai veri interventi censori che noi tutti ( per età e per collocazione geopolitica) non abbiamo conosciuto. Per ora".

C'è un commento di una signora che è stato cancellato. Rispondo lo stesso:

" Scusate il commento al mio commento. Una signora che denominerò X ha commentato il mio intervento e lo ha poi cancellato. Ha scritto semplicemente che la "Boldrini l'ha sempre mandata a cagare". Non me ne voglia, ma le ho risposto lo stesso in questo modo. So che, posta così la questione, suona male, ma ci tenevo a rispondere alla signora perché penso che discutere anche con chi non la pensa come noi ( nei limiti della ragionevolezza...) faccia bene: 

"... X, come ho scritto, sei ( diamoci del tu) autorizzata a non approvare (da sempre) l'operato della Boldrini. Quello che mi preoccupa è il linguaggio. Il tuo è, scusa la semplificazione, sul versante del “pane al pane vino al vino”. Non mi piace, ma, in qualsiasi caso, non auguri alla Boldrini una morte prematura o una violenza carnale. Altri, invece, senza alcun filtro le augurano le cose peggiori e spesso l'hanno minacciata direttamente di morte. 
Certo, fa impressione, visitando alcuni profili di chi odia la Boldrini, vedere utilizzatori del WEB che sono affettuosi nei confronti dei loro cari, comunicano dolori profondi, mandano “pucciosissimi” messaggi ai loro cari e ai loro animali, e che, insomma, risultano essere persone normalissime, mandare messaggi di odio e di morte ; per di più, utilizzano un linguaggio degli affetti che mal si adegua ai loro interventi nei commenti su personaggi pubblici o su notizie provenienti da Internet. 
Non sto parlando, sia chiaro, come avrai capito, di chi programmaticamente manifesta odio e livore nei confronti dell'umanità o di parte di essa. Quelli, a mio avviso, sono già persi e non c'è nulla da fare...
Cara X, sono ( abbastanza ;-)) sicuro che incontrandoti per strada, nonostante sia certo che tu non condivida per nulla il mio modo di vedere ( puoi leggere quello che scrivo: il mio profilo è pubblico), non mi manderesti “a cagare”, eppure nel modo di porti su Facebook non ti fai alcun problema a rivolgerti in modo offensivo alla Presidente della Camera. Riguarda la tua pagina Facebook e rileggi quello che hai scritto serenamente di te e della tua vita. Perché solo il sentire nominare il nome della Boldrini fa scattare in te questo meccanismo?"


Tal Fabio C**** commenta il mio primo intervento:
"Tutte meritate"

Risposta: "Meritate le critiche o le minacce di morte?"

Per ora non ho avuto risposta....Traete voi le conclusioni.



In ritardo, ma mi ha dato retta.

Ovviamente la Presidente della Camera non ha letto nulla di quello che ho scritto un po' di tempo fa. Mi fa solo piacere che abbia imboccato la strada giusta.

Da "Graffi di gesso" del 27 novembre 2016:

Boldrini e il sessismo

Come sapete, Laura Boldrini non piace a molti. E' stata oggetto di critica per il suo impegno per i Rifugiati , non è un mostro di simpatia ( durante un suo intervento alla TV, tempo fa mi è sembrato che un collaboratore le avesse consigliato a bassa voce di sorridere...evidentemente non le viene naturale!) ed è un bersaglio esplicito del fascioleghismo nostrano (il cui punto più basso è stata la tristissima sceneggiata della bambola gonfiabile di Salvini).
Su Facebook la Presidente della camera dei Deputati è inondata da messaggi non solo sessisti, ma da insulti a ruota libera e da minacce esplicite.
Intendiamoci: la Boldrini può essere criticata da chiunque e a nessuno si può negare la possibilità di non condividere le sue posizioni politiche e/o istituzionali.
Qui, però, si parla d'altro. I Webeti scrivono con nome e cognome, si macchiano di una serie di reati non da poco ( calunnia, oltraggio , apologia di reato et similia) che non hanno nulla a che fare con la libertà di opinione ( credo che in cuor loro pensino che sia una libertà illimitata e “absoluta”).
Il responsabile morale di questa deriva , sia chiaro, è un europarlamentare ( gonfiandosi il petto e protendendo la mascella, credo persino che se ne vanti), ma la responsabilità penale è individuale.
Bene ha fatto la Boldrini a pubblicare un sunto delle offese al suo indirizzo e, se volete farvi un'idea della tipologia delle persone che si dedicano a questi esercizi di rutto libero, non avete che da recarvi nei loro profili Facebook.
Molti sono stati cancellati, altri sono ancora attivi, purgati dai post incriminati.
Male farebbe la Boldrini a non denunciarli e a non chiedere risarcimenti milionari.
Temo che non lo farà, pur godendo della condizione di privilegio di non doversi preoccupare più di tanto delle spese legali.
La via legale, quella che punisce i signoli abusi, è, a mio modesto avviso, l'unico modo corretto per far rispettare le regole di convivenza su Internet (anche se ho la sgradevolissima sensazione che prima o poi si sceglierà una via normativa che restringerà la libertà di espressione su Internet, così come sta avvenendo nelle grandi autocrazie mondiali,v. Putin e Erdogan su tutti).
Le leggi ci sono, basterebbe solo applicarle ( anche se non “sufficit”, viste le caratteristiche dell'Italiano medio; ci vorrebbe più scuola e più cultura, ma, in merito, abbiamo calato le braghe da un bel trentennio).
Insomma, tanto per metterla sul piano generale e magari buttarla in caciara in vista del Referendum: è inutile ritoccare Costituzioni e Leggi, quando quest'ultime non vengono applicate o per l'estensione del fenomeno o per le difficoltà di controllo.
Le riforme di legge o costituzionali che nascono dalla mancata applicazione di leggi e della Costituzione vigenti costituiranno solo il classico tappetino che tenta di nascondere pietosamente la polvere: quella di uno Stato deboluccio e del peggiore dei popolacci che purtroppo non riesce, anche a fronte di una legislazione punitiva , a modificare e a vergognarsi dei propri pessimi costumi ( cito solo Leopardi...non sparate sul pianista! Rileggetevi in calce gli stralci de “Il discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani”, e mi capirete meglio).
arz62


 Il vincolo e il freno delle leggi e della forza pubblica, che sembra ora essere l’unico che rimanga alla società, è cosa da gran tempo riconosciuta per insufficientissima a ritenere dal male e molto più a stimolare al bene. Tutti sanno con Orazio, che le leggi senza i costumi non bastano, e da altra parte che i costumi dipendono e sono determinati e fondati principalmente e garantiti dalle opinioni” […] “Primieramente dell’opinione pubblica gl’italiani in generale, e parlando massimamente a proporzione degli altri popoli, non ne fanno alcun conto. Corrono e si ripetono tutto giorno cento proverbi in Italia che affermano che non s’ha da por mente a quello che il mondo dice o dirà di te, che s’ha da procedere a modo suo non curandosi del giudizio degli altri, e cose tali”. […] “Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci. Quelli che credono superiore a tutte per cinismo la nazione francese, s’ingannano. Niuna vince né uguaglia in ciò l’italiana. Essa unisce la vivacità naturale (maggiore assai di quella de’ francesi) all’indifferenza acquisita verso ogni cosa e al poco riguardo verso gli altri cagionato dalla mancanza di società, che non li fa curar gran fatto della stima e de’ riguardi altrui ...”

mercoledì 9 agosto 2017

I ricchi e i poveri. Pooh!

Prima si legga qui:
Filippo Pizzolato

Poi si legga qui:
Vacchi

Se non sapete chi sia Vacchi, saltate a piè pari il mio commento.

Scusate la condivisione poco umoristica, ma la sinapsi mi è partita leggendo le disavventure di Vacchi.
Quando un popolo ammira e aspira ad essere come coloro che lo rendono povero economicamente e culturalmente, c'è ben poco da fare. Vacchi ovviamente è solo un simulacro cafonal (come lo sono Balottelli, Corona e simili) della ricchezza reale. Quest'ultima se la spassa e ride dei milioni di deficienti che vorrebbero entrare nel circolo del golf. Se sapessero di essere la favola dei loro sfruttatori, i poverini, consci di essere stati ingannati, oltrepassata la portineria di un luogo a loro precluso, potrebbero pensare a un utilizzo più creativo di ferri e legni. Passo e chiudo. 


domenica 6 agosto 2017

Cattivissimi noi.

Fa caldo e rischio di scrivere scempiaggini. Perdonatemi, dunque, se sto prendendo lucciole per lanterne. Come al solito, non entro nel merito: ONG sì e ONG no per la questione relativa all'immigrazione dalla Libia non è quel di cui sto discutendo.
Sapete che sono umorale, in particolare per quanto concerne l'uso manipolatorio della lingua. Ecco in questi giorni  mi è scattato un moto di rabbia quando ho letto che verrà introdotto il “reato umanitario”. Spero di avere capito male.
Perché associare un termine negativo con uno positivo? Amore retorico per l'ossimoro?
Perché giustapporre il termine “reato” che puzza di delinquenza e illegalità con un termine che fino a non tempo fa aveva a che fare con la filantropia, al disinteressato amore per il prossimo?
Temo che l'onomaturgo (ignoto, ma non ingenuo) abbia coniato l'espressione per far sì che il termine positivo diventi negativo ( men per più men, più o men ;-)).
L'”umano” deve diventare qualcosa di alieno da noi (alla faccia di Terenzio).
Insomma la denominazione della nuova ipotesi di reato sembra essere il risultato della stessa pasta madre che ha dato origine al termine “buonista” ( termine che fa parte dell'armamentario linguistico del fascioleghismo nostrano).
Un po' di anni fa, ma era il Pleistocene, essere “buoni” era una virtù, mentre ora, come ben sapete, è un pessimo difetto; state certi che a fronte di qualsiasi azione caritatevole che voi facciate e che abbia l'obiettivo di aiutare qualcuno, si leverà immancabilmente, Pavlov insegna, la voce di qualcuno che vi darà del “buonista”.
Il cattivismo, come ben sapete, sta vincendo alla grande prima con le parole (si è, ad esempio, ormai di fatto sdoganata l’apologia di reato del “bruciamoli tutti” , basta leggere le bacheche di Facebook piene di incitamenti agli omicidi, alle stragi e ai genocidi);  sono sempre più numerosi i segnali che  il IV Reich si sta avvicinando in punta di piedi e sulla punta delle lingue...
arz62

lunedì 31 luglio 2017

Il Medioevo prossimo venturo. Preveggenza.

Tutti hanno notato nella nostra provincialissima politica un'improvvisa virata a destra: da parte del PD , ultimamente, poco prima da parte di Grillo.
Il tema più caldo e simbolico di questa scelta è ovviamente quello più caro alla destra, l'immigrazione. Da lì si pescano i voti. Si pescheranno i voti di chi andrà a votare, perché ormai è chiaro all'universo mondo che molti, moltissimi, non andranno proprio a votare alle prossime elezioni: i delusi, gli schifati e i ribelli. E si lavora su quello che c'è e non su quello che non ci sarà.
Si vincerà anche così, d'accordo, ma esultare per una vittoria che si baserà, com'è oramai evidente, sul rifiuto del voto non mi sembra proprio un canto propiziatorio alla bellezza della democrazia.
C'è ora un problema in più: alla caccia forsennata al voto, il populismo nostrano scava in ogni anfratto del comune sentire e, in questa particolare operazione, si distingue Grillo e compagnia.
Mentre la Lega ha sempre seguito ( anche se non sempre in modo esplicito) lo slogan nazista del “Blut und boden” e quindi la lotta del “diverso” non integrato vissuto come corpo estraneo ( terrone, albanese, extracomunitario, Rom che sia), il PD il cammellaggio di un elettorato di Centro, cattolico e moderato, da rassicurare rispetto a un'ideologia data per morta, per mantenerlo in bilico tra neoliberismo e cattolicesimo, il Movimento Cinque Stelle inizialmente ha inseguito non solo il rifiuto della politica tradizionale (... e ben venga) , ma  ora ha preso anche la deriva ben più perniciosa del rifiuto del pensiero scientifico, partendo dalle innocue scie chimiche, per arrivare ai rimedi alternativi alla medicina tradizionale , alle teorie complottistiche tirate all'eccesso e ora, ahinoi, cavalcando l'onda dei Novax.
Questo amore per il Medioevo che si respira nell'aria è difficilmente contrastabile, perché chi è mosso dalla fede (con la minuscola, sia chiaro), ed è anche refrattario a ogni considerazione logica e a ogni argomentazione, ci porterà ( e non si tratta di tempi lunghi) a un degrado delle relazioni umane e dei legami di solidarietà che è il pappone graditissimo di una società liquida in cui ognuno sarà manipolabile qual creta molle e dove la ribellione collettiva ad un sistema ingiusto e vessatorio, spezzati i legami di solidarietà orizzontale, che un tempo erano cementati dalle ideologie e dalla fiducia ( talvolta cieca, d'accordo) verso le “auctoritates” ( Partito , Chiesa e Scienza) , sarà narcotizzata dalla diffidenza e dall'invidia piccina di chi vive condizioni simili, ma leggermente diverse dalle nostre ( lunga perifrasi per descrivere quella che la vulgata indica come “Lotta tra i poveri”).

Il mio è un sito di Satira per cui per riassumere il lungo “pippone” semiserio e leggermente depressivo vi allego il manifesto che ha dato origine e fiato a tutti i miei debolissimi pensieri e , in sovrammercato, fa anche ridere, mentre il mio discorso, e me ne scuso, può solo irritare.
arz62



sabato 29 luglio 2017

Un altro caso di preveggenza: "c'ho i poteri" o Alfano è prevedibile?

   Alfano ritorna dal padre puttativo ( con due t ;-)) . Io lo avevo previsto tre anni fa. Il link rimanda all'articolo de "La Stampa" e sotto copoincollo quello che avevo scritto a suo tempo in questo post: 



Notizia fresca di giornata:

 

domenica 16 febbraio 2014


Post di tre anni fa dal mio sito:

Utili idioti e inutili idioti. Riflessioni su un quasi chiasmo.

Alfano, sancendo, a parole, la rottura con Berlusconi con parole forti, afferma che l'Innominabile è circondato da utili idioti ( riprendendo così l'accusa di quest'ultimo che ha accusato il leader della Nuova destra di fare il gioco dei Comunisti).
Poi, per rafforzare il concetto Alfano specifica e ribalta : l'Innominabile è circondato non solo  da "utili idioti”, ma da “idioti inutili”.
Non voglio porre la questione sul piano grammaticale e fare una dissertazione tra valore descrittivo e distintivo dell'aggettivo. 
Ad Alfano manca il “quid”, il pronome, non certo l'aggettivo.
Quel che mi interessa, nella farsa che sta intessendo, è sottolineare quanto il parricidio di Alfano sia ancora incompiuto e preluda, nonostante l'offesa, al ritorno del figliol prodigo nella casa paterna, quando la legge elettorale lo obbligherà.

Gli idioti sono i compagnucci dell'Innominabile, non l'Innominabile stesso. 
L'Innominabile stesso, come si può ben notare, in posizione “up”, può dare senza remora dell'idiota al suo sottoposto. 
Mi sembra sia chiaro chi comandi, no? 
 arz

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