lunedì 14 novembre 2011

Sacrifici...Le parole sono pietre.

sacrificio,
s. m. ‘atto rituale con cui si dedica una cosa materiale a un dio al fine d'incrementare la potenza divina, di pacificarne la collera, di propiziarsela e sim.’ (av. 1292, B. Giamboni), ‘offerta non materiale fatta a Dio o agli dei in segno di devozione’ (av. 1321, Dante), ‘grave privazione subita volontariamente’
Non amo utilizzare il sacro per fare ironia. Credo da sempre che offendere il sentimento religioso degli altri sia sempre una forma inaccettabile di violenza e di mancanza di rispetto della libertà altrui. Perché utilizzare un quadro sacro di Caravaggio allora per ironizzare sulla prima uscita del prof. Monti? Perché è proprio lui a mettere in piazza il sacro. “Non ho mai parlato di lacrime e sangue, ma di sacrifici sì”.
Con queste parole sembra voler attenuare il peso di una manovra economica che colpirà (come prevedibile) sicuramente i soliti poverelli, ma credo che sia assai pericoloso ammantare di sacro ciò che sacro non è. Francamente non capisco: comprendo le lacrime e il sangue dell'uomo, la fatica di sopportare le avversità del mondo, ma che cosa c'è di sacro nel gioco perverso della politica neoliberista, della cinica decisione di impoverire la classe media, di allargare la forbice tra i ricchi e i poveri? “Si parva licet componere magnis”, associo questa mia piccola osservazione all'intimo fastidio degli ebrei nell' accettare il termine “olocausto”, che attiene alla sfera religiosa, al posto del più corretto Shoà...
Perché coinvolgere la sfera religiosa dove l'umano è così evidente? ©arz
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