Francamente sono un po’ scocciato. Capisco l’urgenza di
sostenere una tesi, una linea che si è scelta e che si intende seguire, ma
francamente non comprendo alcune argomentazioni che ormai non hanno nulla a che
fare col buon senso. Dire, come si sta dicendo, che la scuola è un luogo sicuro
per evitare la diffusione del virus è una sciocchezza.
Un luogo sicuro è la propria cameretta. Un luogo sicuro è un
alpeggio alpino dove la distanziazione è di almeno un paio di chilometri.
La
scuola è un luogo di potenziale contagio. Punto.
Non ci vengano a prendere per i fondelli. Sia che le
auctoritates siano Figliuolo, Speranza o Remuzzi.
Che possa essere un luogo meno pericoloso di una discoteca o
di un pub non c’è bisogno di dirlo; è certamente più sicuro di un autobus o di
un treno affollato, ma è evidentemente meno sicuro di un cinema o di uno stadio.
Al cinema, però, dove si sta inchiodati al proprio posto, ora
si impone la FFp2 e allo stadio, all'aria aperta, si riduce la capienza e si evita che le squadre
ospiti siano sostenute dai loro tifosi.
Insomma, in luoghi frequentati da adulti (e in linea teorica
più rispettosi delle regole) si prevedono stringenti misure obbligatorie di prevenzione,
nella scuola no: le mascherine FFp2 non ci saranno di default (se non in
situazioni di emergenza) e il distanziamento non sarà garantito per il
sovraffollamento delle aule e per la naturalissima tendenza dei preadolescenti
e adolescenti ad avvicinarsi, a sottovalutare le misure di prevenzione per appiccicarsi al compagnuccio per svariati motivi (affettivi, ormonali, glicemici etc…).
Si dice: se i ragazzi non andranno a scuola, si ritroveranno
in contesti informali e saremmo punto e a capo, se non peggio. Sembrerebbe, dal
ragionamento, che le regole che la scuola impone al suo interno (con
fatica, ma è così) siano nettamente più efficaci di quelle stabilite dalla
famiglia.
Probabilmente è vero, ma, mi si scusi se proseguo per li rami, se
fosse così, sarebbe la certificazione coram populo del fallimento della
famiglia come fondamento della nostra società.
Insomma, procedendo oltre, l’educazione
spartana (fa ridere pensando alla scuola italiana, vero?) a brodetto nero e
corsa sulle rive dell’Eurota sarebbe il non plus ultra per la risoluzione di un
problema spinoso come il Covid.
Orbene, ordunque, c’è qualcosa che non torna.
La scuola pubblica non è stata (ed è ancora) sotto lo schiaffo
dei detrattori della sua utilità da un trentennio a questa parte e di coloro
che ne hanno prosciugato autorità, fondi e sostegno sociale?
Solo ora, quando ci si trova alla canna del gas, diventa l’ultima
Thule lontana dal dramma del Covid-19?
Non ho qualche ragione per sentirmi preso per i fondelli?