martedì 9 agosto 2016

Le "cicciottelle" e la deriva del giornalismo italiano.



Premessa: non mi piace per nulla che, per un errore di stile e di espressione, qualsiasi persona ( e tanto più un lavoratore dell'informazione) sia impiccato al primo albero maestro a disposizione.
La scivolata del direttore dell'inserto sportivo de “Il Resto del Carlino” ( e di altre testate) è stata grave: gli atleti si misurano rispetto le loro prestazioni, non per il loro aspetto fisico ( che direbbe Tassi dei lottatori di Sumo? ) e l'uscita sulle tiratrici di tiro con l'arco è stata improvvida.
E' stato punito dal suo editore che l'ha rimosso dall'incarico di direttore e , a mio avviso, sta bene così: non vorrei , comunque, che perdesse né il lavoro né la pensione ( sembra che Tassi, tra l'altro, sia pensionando).
Gli errori fanno parte della nostra vita ed è giusto che si paghi uno scotto, ma , sia chiaro, proporzionato rispetto alla colpa, come Cesare Beccaria insegna.
Quello che non mi garba è la sottovalutazione nel mondo dell'informazione della funzione che un giornalista ha nella nostra società. La libertà di parola, di opinione e di stampa è una gran conquista ed è importante che chi di professione si occupa di diffondere le informazioni ne sia consapevole. Un giornalista è un giornalista, come una rosa è una rosa.
Di fatto, se guardiamo nel panorama del giornalismo italiano c'è da spaventarsi: ci sono giornali che hanno utilizzato dossier dei servizi segreti per sputtanare avversari del finanziatore in solido del loro giornale, “giornalisti” che programmaticamente diffondono paure e incertezza, basandosi su notizie farlocche e poco attendibili, utilizzando tecniche comprensibili nel mondo di Internet, non in quello della carta stampata.
Un giornalista, insomma, non può ( non dovrebbe) scherzare, fare lo spiritoso, alludere senza utilizzare abbondantemente gli emoticon ( tecnica ancora non entrata nell'uso dei titolisti dei giornali).
Lascino questo compito alla satira che, nella sua arbitrarietà, non può creare grandi danni: al massimo non farà ridere.
Lo stesso discorso vale per chi si occupa di politica: augurarsi che il proprio avversario politico sia eliminato fisicamente, come recentemente è successo, non è un esercizio della libertà di parola, anzi, è, stricto sensu, apologia di reato.
Il lassismo di giornalisti e uomini politici in merito e lo sconfinamento del concetto di libertà di parola in libertà di dire tutto quello che si vuole porteranno, e c'è qualche avvisaglia che ciò stia avvenendo senza bisogno della sfera di cristallo, a restrizioni della libertà di espressione.

La Turchia, ahimè, è vicina.
arz

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