mercoledì 18 giugno 2014

Buonismo vs Cattivismo

In queste ore si susseguono notizie dolorosissime di cronaca nera: dal muratore, incastrato dal DNA, presumibilmente assassino di una ragazzina nel bergamasco, al maritino tutto casa e lavoro che uccide moglie e figlioletti perché si è infatuato di un'altra donna, al ragazzo appassionato di arti marziali che uccide e ferisce a caso nell'hinterland milanese e poi urla che finalmente si sente “libero” ( …. ma qualcuno non si pone mai la domandina di come sia stata utilizzato l' aggettivo “libero” in questi ultimi anni, a partire da un giornaletto che si fregia del nobilissimo attributo sulla propria testata?)
Ovviamente i protagonisti sono tutti italianissimi, anzi, più precisamente, ma non ho indagato a sufficienza, lombardissimi.
La Lega tace, ma molti suoi adepti pubblicano appelli per la giustizia di piazza.
“Lasciateli a noi che li impaliamo a dovere!”
Non c'è alcun bisogno di scandalizzarsi: i forcaioli ad oltranza sono più coerenti della parte politica che li ha sostenuti fino all'altro ieri! Erano quelli che durante le  esecuzioni di Luigi XVI e di Maria Antonietta si portavano il cestino da pic nic per godersi lo spettacolo.
Il “popolaccio” ci sarà sempre e non scomparirà mai: ama il sangue e le polpette e , suvvia, quando bisogna tagliar la testa a qualcuno non è il caso di porsi troppi problemi. Lo spettacolo è assicurato.
Il vero problema sono i loro “giustificatori politici”, quelli che dovrebbero essere i mediatori tra la faida privata e la giustizia dello Stato.
In questa occasione sono stati evanescenti, silenziosi: gli accusati non sono stranieri, sono parte del loro sangue, del loro DNA.
Ovviamente, si ricorre in questi casi al paradigma della follia: sì, sono dei nostri, ma sono folli, delirano, fanno parte della nostra etnia, ma hanno deviato dalla norma.
Noi rimaniamo “puri”, sono loro che si sono contaminati con il germe della follia ( magari indotto dalla presenza di stranieri fuorvianti, la variante moderna delle cattive compagnie).
Ritorno al tema del post. Nella logica leghista, che, come è ovvio per chi non è idiota, è una logica perversa, il male non fa parte dell'etnia: il male è una malattia e un contagio. La stirpe italiana ( per i fascisti), la stirpe lombarda ( per i Leghisti) è pura: il male ( che conduce all'omicidio, alla pedofilia, alla crudeltà) è un portato dell'altro, del diverso, dall'altro da noi.
Nel caso si manifesti nel gruppo sociale di appartenenza o è un mistero ( che sbigottisce) o è un effetto di logiche esterne, come dire?, incontrollabili.
L'accusa nei confronti di chi afferma che il male è connaturato nell'Uomo con la U maiuscola è automatica: ti sbagli , caro “buonista”, il male è solo quello degli altri e, quando tu difendi l' altro da noi, eccedi in compassione.
In realtà, a ben vedere, i “buonisti” sono loro, pronti a giustificare nel nome del mistero della natura umana o del “contagio”ogni delitto, anche il più efferato, quando colpisce la loro comunità, per poi scagliarsi, senza ritegno e senza vergogna, su un nemico esterno che è l'altro da loro.

I “cattivisti” , in realtà, sono coloro che , senza alcuno studio specifico della teodicea, sanno che il male colpisce tutti indiscriminatamente.
Un' ecologia delle parole e della mente sarebbe quanto mai necessaria, ma, si sa, su questioni di tal fatta, conta ancora più la pancia che la testa.... arz

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